domenica 8 giugno 2003

matti da (s)legare

Claudio Corvino segnala il seguente articolo apparso sul web, tra le news di Libero:
Matti da (s)legare?
Sono bastati alcuni episodi di cronaca e l'anniversario della chiusura dei manicomi per capire che sul tema "pazzia" abbiamo ancora i nervi scoperti...

Nel 2001 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lanciò la Giornata Mondiale della Salute mentale e in quell'occasione l'Italia, come raramente accade, si meritò una menzione speciale per il contributo concreto della legge 180 alla chiusura dei manicomi. L'unico Paese al mondo che ha operato contro lo stigma e l'esclusione dei malati mentali ha avuto quindi, da un'autorità super partes quale l'Oms, un riconoscimento importante per due motivi. Il primo è perché implicitamente l'Oms ha valutato nel complesso positivamente l'applicazione della legge 180; il secondo perché siamo considerati ovunque degli innovatori nel trattamento delle malattie mentali.
Eppure la legge 180, molto più spesso citata come "legge Basaglia" dal nome dello psichiatra che la ispirò, si trova dopo 25 anni (fu votata in Parlamento il 13 maggio 1978) al centro di un fuoco incrociato. Difficile distinguere la matrice ideologica degli attacchi da quella più oggettiva e "scientifica". Sicuramente il tema del trattamento dei malati psichiatrici è ancora un "nervo scoperto": lo dimostrano i toni accesi con i quali i detrattori della legge si esprimono. Ha scritto l'editorialista Massimo Fini sul Gazzettino del 5 ottobre 2002: "Ci voleva una maggioranza di centrodestra perché si trovasse il coraggio e il buon senso di smantellare la legge 180, la famigerata "legge Basaglia", che nel 1978 abolì di un colpo solo, con un tratto di penna gli ospedali psichiatrici, il trattamento sanitario obbligatorio per i pazzi e la stessa malattia mentale (considerata "una malattia come tutte le altre") e che fu voluta, nel clima consociativo di quegli anni, dalla peggiore demagogia sessantottina". Anche lo psichiatra Vittorino Andreoli ha detto la sua in un editoriale a commento delle tragedie che si sono consumate di recente a Milano e Aci Castello dal titolo: "La psichiatria è morta". E alla Camera si lavora a un progetto di legge contrastato e rimaneggiato più volte, il cui contenuto suona a molti come il tentativo di riaprire, sotto mentite spoglie, i manicomi.
Ma chi vuole suonare il de profundis alla 180 e perché? Lo abbiamo chiesto a chi rappresenta la massima autorità istituzionale in materia di salute mentale, il sottosegretario del ministero della Salute Antonio Guidi e alla relatrice del progetto di legge, l'on. Maria Burani Procaccini. Abbiamo infine dato la parola agli "operatori": psichiatri come Carmine Munizza (presidente della Società Italiana di Psichiatria); Tonino Cantelmi (presidente degli Psichiatri Cattolici e consulente del progetto di legge) e allo psicoterapeuta Giampietro Savuto, che conduce da molti anni a Milano un esperimento unico e singolare.
6 giugno 2003
Andrea Muti

C'è un articolo da leggere su clorofilla.it. Lo si troverà all'indirizzo inserito qui di seguito
"La salute mentale era e resta un problema sanitario"
http://www.clorofilla.it/articolo.asp?articolo=3156