mercoledì 23 marzo 2005

LA REGISTRAZIONE AUDIO VIDEO DELLE LEZIONI

DEL PROF. MASSIMO FAGIOLI


TENUTESI SABATO 5, SABATO 12 E SABATO 19 MARZO 2005


ALL'UNIVERSITÀ DI CHIETI


come anche la 1ª, la 2ª e la 3ªLezione della Prof.ssa Francesca Fagioli
del 4, 11 e 18
marzo 2005

la 1ª la 2ª la 3ª e la 4
ª Lezione del Prof. Andrea Masini
del 4, 5, 11 e 18 marzo 2005

e la 1ª e la 2ª Lezione del Prof. Paolo Fiori Nastro e Floriana Coletta
dell'11 e del 18 marzo 2005


SONO DISPONIBILI SU
MAWIVIDEO
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la genialità e il «disturbo bipolare»

Yahoo! Salute
Psichiatria, Psicologia e Neurologia Tutte le notizie
Genialità e disturbo bipolare
mercoledì 23 marzo 2005, Il Pensiero Scientifico Editore
Emanuela Grasso


Gioacchino Rossini, Ludwig Van Beethoven, Emily Dickinson, Robert Schumann. Pietre miliari della formazione culturale di alcuni e accomunati da una malattia: il disturbo bipolare. Non sono gli unici. Molte delle persone più brillanti che si incontrano a scuola, all’università, al lavoro, ne sono affette anche se non lo sanno. Il New York Time, in un articolo pubblicato on-line, per richiamare l’attenzione su questo disturbo che è ancora poco conoscituo e di difficile diagnosi, punta su una caratteristica fondamentale delle persone affette da questa malattia: acume e doti non comuni che ne fanno spesso persone di successo.
L’occasione è la pubblicazione del libro “Exuberance” di Redfield Jamison, professore di Psichiatria della Johns Hopkins University, in cui si discute proprio di come stati maniacali o depressivi abbiano coinciso con la migliore produzione culturale delle menti più brillanti.
Il successo, certo, nel caso di queste persone non fa la felicità proprio perché spesso associato a stati di profonda depressione che si alternano a momenti di enorme euforia.
Il disturbo bipolare, infatti, è una malattia mentale che causa pesanti alterazioni dell’umore. L’umore di chi è affetto da questo disturbo subisce notevoli sbalzi, che si susseguono in maniera spesso imprevedibile e con un’intensità che raggiunge livelli tali da condizionare le relazioni sociali e la stessa salute. L’età di esordio del disturbo bipolare è piuttosto precoce, tra i 15 e i 40 anni, con un andamento che prevede ricadute nel corso della vita.
Questa malattia è tanto più insidiosa perché non è ancora ben conosciuta e, in alcuni casi, è persino difficile diagnosticarla. Mentre, infatti, la comunità medica ha raggiunto un accordo sulla differenziazione del disturbo bipolare in due classi, denominate disturbo bipolare di tipo uno e due, è difficile individuare con esattezza i variegati casi che si pongono a metà strada tra un gruppo di classificazione e l’altro. In particolare è difficile diagnosticare i disturbi che rientrano in quello che è stato definito “spettro bipolare”, di cui fanno parte le depressioni post-partum, le depressioni stagionali, la depressione psicotica, la depressione ad elevata ricorrenza, la depressione in soggetti con familiarità per il disturbo bipolare e le depressioni sovrapposte a temperamenti affettivi.

brevi dal web

Yahoo!Salute
Genialità e disturbo bipolare
mercoledì 23 marzo 2005, Il Pensiero Scientifico Editore

Gioacchino Rossini, Ludwig Van Beethoven, Emily Dickinson, Robert Schumann. Pietre miliari della formazione culturale di alcuni e accomunati da una malattia: il disturbo bipolare. Non sono gli unici. Molte delle persone più brillanti che si incontrano a scuola, all’università, al lavoro, ne sono affette anche se non lo sanno. Il New York Time, in un articolo pubblicato on-line, per richiamare l’attenzione su questo disturbo che è ancora poco conoscituo e di difficile diagnosi, punta su una caratteristica fondamentale delle persone affette da questa malattia: acume e doti non comuni che ne fanno spesso persone di successo.
L’occasione è la pubblicazione del libro “Exuberance” di Redfield Jamison, professore di Psichiatria della Johns Hopkins University, in cui si discute proprio di come stati maniacali o depressivi abbiano coinciso con la migliore produzione culturale delle menti più brillanti.
Il successo, certo, nel caso di queste persone non fa la felicità proprio perché spesso associato a stati di profonda depressione che si alternano a momenti di enorme euforia.
Il disturbo bipolare, infatti, è una malattia mentale che causa pesanti alterazioni dell’umore. L’umore di chi è affetto da questo disturbo subisce notevoli sbalzi, che si susseguono in maniera spesso imprevedibile e con un’intensità che raggiunge livelli tali da condizionare le relazioni sociali e la stessa salute. L’età di esordio del disturbo bipolare è piuttosto precoce, tra i 15 e i 40 anni, con un andamento che prevede ricadute nel corso della vita.
Questa malattia è tanto più insidiosa perché non è ancora ben conosciuta e, in alcuni casi, è persino difficile diagnosticarla. Mentre, infatti, la comunità medica ha raggiunto un accordo sulla differenziazione del disturbo bipolare in due classi, denominate disturbo bipolare di tipo uno e due, è difficile individuare con esattezza i variegati casi che si pongono a metà strada tra un gruppo di classificazione e l’altro. In particolare è difficile diagnosticare i disturbi che rientrano in quello che è stato definito “spettro bipolare”, di cui fanno parte le depressioni post-partum, le depressioni stagionali, la depressione psicotica, la depressione ad elevata ricorrenza, la depressione in soggetti con familiarità per il disturbo bipolare e le depressioni sovrapposte a temperamenti affettivi.

ilmessaggero.it
Mercoledì 23 Marzo 2005
LE PAROLE DI PETROCCHI
Messaggio pasquale del vescovo: «La nostra società genera depressione»

Il vescovo Giuseppe Petrocchi invia il messaggio ai fedeli in occasione della Pasqua e decide di prendere spunto da una ricerca dell’Eurispes su uno dei mali che afflige la società moderna, la depressione. «Mi ha provocato nell’anima una fitta di dolore leggere che in Italia la depressione tocca il 5,3% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni e circa il 2% dei bambini. Un dato anomalo e allarmante, soprattutto se si considera che l’arco anagrafico investito da questo grave disagio è la fascia di età tradizionalmente considerata l’epoca della spensieratezza e dell’allegria».
Il vescovo propone un’analisi sull’origine del sempre più diffuso disagio. «Purtroppo - spiega - numerose analisi convergono nel segnalare che la nostra società, caratterizzata da una larga opulenza consumistica e da un diffuso relativismo culturale, genera nel proprio seno, e specialmente nelle generazioni più giovani, un malessere occulto e insidioso: infatti, sotto la crosta di una euforia ostentata e di un pronunciato individualismo a sfondo narcisistico, scorrono disorientamento etico, insicurezza esistenziale e fragilità emotiva. C’è da aggiungere che l’“insoddisfazione oscura” - che viene dal profondo e avvelena la sana “voglia di vivere” - non risulta un fenomeno circoscritto all’area giovanile, ma si estende in forma massiva anche al mondo adulto: infatti, è noto agli studiosi che l’ansietà costituisce uno dei “mali dell’anima” più frequenti e corrosivi del nostro tempo».
Petrocchi prosegue analizzando le conseguenze di tanta insofferenza: «Ne è prova l’uso intensivo degli psicofarmaci, che risultano, tra i medicinali, quelli più prodotti e venduti. Sono fenomeni, questi, simili ai brividi provocati dal freddo che accompagna la notte. Infatti, la causa sorgiva di questa “crisi epocale”, dai mille volti, è da individuare in un pervasivo “vuoto spirituale”, poiché un immenso “buco nero” si è prodotto nel cielo della coscienza collettiva: si chiama indifferenza a Dio. La causa nodale del problema non va cercata solo “all’esterno”, cioè nello stile frenetico della vita sociale e nei rapporti interpersonali conflittuali o alienanti, ma deve essere individuata prima di tutto “all’interno”, cioè negli atteggiamenti cognitivi ed affettivi con cui il soggetto si rapporta a se stesso, agli altri, al mondo».

vita.it
non profit online
23 marzo 2005
Salute: piano interministeriale contro la depressione

Una "strategia operativa" contro la depressione, un problema sanitario diffuso nella popolazione. L'hanno concertata nel corso di un vertice il 17 marzo scorso il Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, il Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, il Ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, e rappresentanti delle Regioni, del mondo della scuola, dell'università, delle società scientifiche di psichiatria, pediatria, neuropsichiatria dell'infanzia e gerontologia, dei medici di medicina generale e del volontariato.
La depressione è una patologia in preoccupante crescita che rischia di trasformarsi in una vera e propria epidemia.
E' stato per questo discusso il Piano strategico di contrasto della depressione in bambini e adolescenti, adulti, anziani e donne in gravidanza. Si tratta di uno schema operativo piramidale che identifica le azioni degli operatori responsabili dell'assistenza e si articola su cinque livelli di intensità di cura (prevenzione, riconoscimento precoce, trattamento casi lievi, trattamento casi moderati, trattamento casi gravi).
Dal punto di vista organizzativo, l'azione si svilupperà in ambito centrale, regionale e locale. I Ministeri (Salute, Istruzione, Welfare e Comunicazioni) dovranno definire il Piano nei suoi particolari, realizzare una campagna informativa, elaborare le Linee guida e mettere a punto un sistema di monitoraggio. Alle Regioni sarà invece affidato il compito di definire, attraverso piani regionali, le reti dei Centri di riferimento.
Medici di medicina generale, pediatri, geriatri, dipartimenti di salute mentale (DSM), consultori pre-parto e Utap si occuperanno invece dei programmi di prevenzione, di assistenza primaria, degli screening sui gruppi a rischio e del trattamento dei casi lievi. Un ruolo centrale, in particolare nella prevenzione fra bambini e adolescenti, sarà svolto dalle scuole, che saranno impegnate nel coinvolgimento di insegnanti e famiglie.
In Italia sono almeno 1,5 milioni gli adulti che soffrono di depressione, mentre quasi 5 milioni, oltre il 10% della popolazione, ne hanno sofferto almeno una volta nel corso della vita. Sono depressi 6 bambini su mille, mentre le donne sono colpite tre volte più degli uomini. L'aumento dei ricoveri ospedalieri e l'incremento nell'uso dei farmaci specifici dimostrano che il fenomeno è in crescita progressiva e necessita di un'attività di prevenzione e cura a tutela dei quattro gruppi più a rischio: anziani, bambini ed adolescenti, donne in gravidanza e individui esposti ad eventi traumatici.

Yahoo!Notizie
23 marzo 2005
Salute: Esperti Gb, 30% Persone Dopo Trauma Rischia Sindrome Psichiatrica

Roma, 23 mar. (Adnkronos Salute) - Il 30% delle persone esposte a un trauma o a un evento catastrofico - come lo tsunami che ha devastato le coste del Sud Est asiatico lo scorso 26 dicembre - rischia di ammalarsi di disordini da stress post traumatico. In Gran Bretagna ben 5 uomini e 10 donne su 100 ne soffrono dopo aver vissuto esperienze traumatiche nella loro vita e accusano sintomi come ansia, depressione e rabbia. Ma la patologia - secondo il National Institute for Clinical Excellence (Nice) - è sottostimata e sarebbe per questo necessario uno screening della popolazione britannica che tenga conto delle indicazioni fornite dalle nuove linee guida in materia. Inoltre, il Nice denuncia che solo una piccola parte delle persone affetta da questa sindrome viene curata, mentre molti continuano a sottovalutare i disturbi o a non riconoscere il problema, soprattutto quando a soffrirne sono i bambini. Ecco perchè, secondo l'istituto anglosassone, gli operatori sanitari dovrebbero, per esempio, allertare i parenti delle persone che hanno subito un incidente del rischio oggettivo che essi sviluppino dei disturbi legati al trauma vissuto. Le cure per i disordini da stress post traumatico - spiegano gli esperti - variano a seconda dell'età del paziente, naturalmente per i più piccoli è previsto un percorso di cura 'ad hoc'. Sono disponibili anche cure farmacologiche, ma a queste si dovrebbe ricorrere soltanto dopo aver tentato altri percorsi terapeutici che si sono rivelati fallimentari. (Ile/Adnkronos Salute)

i servizi psichiatrici nel Lazio

Redattore Sociale 22.3.05
PSICHIATRIA
Nel 2002 i letti disponibili nei Servizi psichiatrici del Lazio erano 280 (550 previsti dalla Legge Obiettivo) e il personale medico è inferiore del 20%. Le proposte dell'on. Costa (Ulivo) sull'emergenza del disagio mentale

ROMA – Nel 2002 i letti disponibili nei Servizi psichiatrici del Lazio erano 280, a fronte dei 550 previsti dalla Legge Obiettivo; e il personale medico è ancora inferiore del 20%. Le proposte dell’onorevole Silvia Costa (Ulivo) sull’emergenza del disagio mentale: “I Centri di salute mentale devono praticare una politica attiva nei riguardi del paziente grave: non può ‘arrivare’ in ambulatorio, bisogna andarselo a prendere. E occorre far crescere la rete dell’assistenza domiciliare”. La capolista alle Regionali di “Uniti nell’Ulivo” chiede “più fondi per le case famiglia e la residenzialità assistita, garantendo contestualmente una burocrazia semplificata”. Si è discusso del tema ieri pomeriggio a Palazzo Ruggeri, durante l’incontro sul tema “Salute mentale e disabilità. Un impegno per migliorare la qualità della vita”: un confronto tra i maggiori specialisti del settore, le associazioni dei familiari e le organizzazioni del privato sociale che si occupano dei servizi per la salute mentale e per la disabilità.
“La scuola deve tornare ad essere l’osservatorio privilegiato per la prevenzione del disagio mentale – ha proseguito Costa -. L’autismo può essere affrontato con successo se diagnosticato entro i primissimi anni di età. Non si capisce perché le visite pediatriche nella scuola materna infantile siano previste e l’osservazione psico-pedagogica no”. E la presa in carico per la disabilità psichica significa “realizzare un coordinamento effettivo, con tanto di protocolli di intervento, tra mondo della scuola, che è il primo e più importante punto di osservazione e prevenzione del disagio mentale, i medici di base, che devono avere una corretta formazione al riguardo oltre a una vera integrazione con le strutture specialistiche e l’ambiente familiare, che deve essere sostenuto da un servizio soddisfacente di assistenza domiciliare e da una rete affidabile di centri diurni specializzati nonché di case famiglia”, ha precisato Costa, ricordando che il “dopo di noi” è “un problema serio e molto presente per quel milione - un milione e mezzo - di nuclei familiari (si tratta di una stima) che hanno al loro interno un familiare con una disabilità grave”.
Negli ultimi 5 anni il “Progetto obiettivo nazionale salute mentale” è stato “ampiamente disatteso dalla Regione Lazio – ha concluso Costa -. È mancata una strategia strutturata di coordinamento tra i servizi sociali, la medicina di base e le strutture specializzate affinché si riuscissero ad individuare i casi più gravi, prevedendo la cronicizzazione. Sono stati tagliati i fondi per il sostegno scolastico e sono stati depauperati i reparti di neuropsichiatria infantile”.
Andrea Balbi, presidente della Società italiana di psichiatria – sezione Lazio, ha menzionato i casi di alcuni ragazzi “che stanno per mesi chiusi in casa, affetti da psicosi che poi esplodono; invece potrebbero essere avviati programmi semplici di prevenzione anche delle ricadute; spesso le diagnosi arrivano quando ormai è troppo tardi”. Balbi ha espresso preoccupazione soprattutto per gli adolescenti, “a causa di modelli inconsulti che vengono loro proposti, oppure non vengono aiutati da nessuno”. Andrebbe potenziata la “residenzialità sociale, collocando i pazienti psichiatrici non in strutture sanitarie – più costose – ma in case famiglia”. “La regione Lazio è quella in Italia con il tasso più basso di cooperative sociali che lavorano nel settore sanitario”, ha rilevato Domenico Uliano di Federsolidarietà, vicepresidente della Confcooperative, osservando: “Manca l’integrazione tra sociale e sanitari ai fini della razionalizzazione della spesa, oltre a una rete di servizi interconnessi”. All’incontro hanno portato la loro testimonianza diversi parenti di persone disabili, tra cui Carlo Volpi, dirigentie delle Associazioni familiari disagiati psichici, e Elena Improta, dell’Associazione familiari di persone diversamente abili. (lab)

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