venerdì 21 gennaio 2005

Marco Bellocchio
esce in GB il dvd di Buongiorno, notte

http://www.brain-damage.co.uk/news/0501212.html
ITALIAN FILM WITH FLOYD SOUNDTRACK GETS UK DVD RELEASE

GOOD MORNING, NIGHT
(Buongiorno, Notte)


Marco Bellocchio’s powerful film GOOD MORNING, NIGHT (Buongiorno, Notte), which features a soundtrack almost exclusively made up of Pink Floyd's Wish You Were Here album, is finally getting a UK DVD release, hitting the stores on 25th April 2005.

The film, which enjoyed a successful, limited cinema run in the UK last year, is based on the true story of the kidnapping of Italy’s former Prime Minister Aldo Moro in 1978. Bellocchio’s screenplay won the Prize for Outstanding Individual Contribution at the Venice Film Festival and the film won the European Film Academy Fipresci Prize in 2003.

The film was released in Italy that same year (2003), and appeared on DVD in that country in February 2004. Some fourteen months later comes the UK version of the DVD.

A mix of colour and black & white, the film is in Italian with English subtitles, and has been critically acclaimed for its powerful portrayal of the subject matter.

Synopsis:

Rome, 1978. A young woman, Chiara (Maya Sansa) moves into a large apartment in a quiet suburb with her husband, Ernesto (played the director’s son, Pier Giorgio Bellocchio). She works as a librarian for the government and has a colleague, Enzo. He asks her about her private life but she gives him no straight answers... in secret she is a member of the extreme terrorist underground, the Red Brigade. Her quiet life masks one of the biggest kidnaps in Italian history, the kidnap of Aldo Moro, who is imprisoned in the apartment.

storia dell'uomo
le incisioni rupestri in Inghilterra

Le Scienze 20.01.2005
Nuove incisioni rupestri in Inghilterra
Un sito web ne ha archiviato migliaia di immagini


Un gruppo di archeologi dell'Università di Newcastle upon Tyne, intento a compilare un database unico nel suo genere, ha scoperto più di 250 nuovi esempi di incisioni rupestri preistoriche in Inghilterra, in una località vicina al confine con la Scozia. Il ritrovamento è stato effettuato mentre i ricercatori erano impegnati nell'esplorazione, durata due anni e mezzo, di una delle più remote regioni della Gran Bretagna, le brughiere del Northumberland.
Gli esperti, tuttavia, dibattono ancora sull'origine e il significato di queste incisioni astratte, ritenute opera degli abitanti del Neolitico e della prima Età del Bronzo, fra 6000 e il 3500 anni or sono. Fra le nuove scoperte, c'è una serie di 14 immagini trovate a Goatstones, vicino a Wark, mai individuate in precedenza.
Il progetto del database, considerato uno dei più grandi nel suo genere e disponibile al pubblico attraverso un sito web che ora ospita migliaia di immagini di arte rupestre (fra le quali oltre mille incisioni del tipo "coppa e anello"), è stato ispirato dallo specialista Stan Beckensall, che ha donato all'Università il proprio archivio di libri, fotografie, disegni e riproduzioni. I ricercatori si sono poi dedicati ad aggiornare e ad espandere il materiale, rendendolo disponibile a tutti i membri della comunità internazionale, dagli studiosi accademici ai bambini delle scuole. Il sito è consultabile all'indirizzo internet http://rockart.ncl.ac.uk .






è morto l'ex combattente partigiano prof. Nicola Badaloni

Corriere della Sera 21.1.05
ADDII
Badaloni, filosofo marxista


Nicola Badaloni, docente universitario e intellettuale marxista, è morto ieri a Livorno. Aveva 80 anni. Dal 1971 al 1993, Badaloni (che era stato anche sindaco di Livorno durante la ricostruzione) era stato presidente dell’Istituto Gramsci. Laureato in filosofia alla Normale di Pisa, aveva tra l’altro curato libri su Vico, Bruno e Gramsci.

La Stampa 21 Gennaio 2005
MORTO IL FILOSOFO
Badaloni un marxista nel Seicento
Gianni Vattimo


SE ne va con Nicola Badaloni un altro grande esponente del marxismo italiano che, come il suo più anziano collega Eugenio Garin, anche lui recentemente scomparso, si era mosso sulla scia di Gramsci e proprio per questo anche a difesa della tradizione del pensiero italiano, e della sua capacità di funzionare come base per il rinnovamento culturale e politico della nostra società. A questo indirizzo di fondo rispondevano le sue minuziose e documentatissime ricerche sulla filosofia italiana del Seicento, su Tommaso Campanella, e soprattutto su Giovan Battista Vico. Contrariamente, o anche solo in modo complementare, alle posizioni di Croce, Vico veniva collocato da Badaloni sullo sfondo della tradizione barocca, letta non nel modo esclusivamente polemico al quale ci aveva abituati la critica crociana. Vico era da lui applicato, per dir così, a Vico stesso, letto cioè in dialogo con la storia di quella cultura retorica, giuridica, letteraria che a molti appariva come ingombrante fardello pre- o anti-moderno, e che invece dava sostanza alle straordinarie intuizioni della Scienza nuova.
Quasi contemporanee sono le due sue opere più significative, l'Introduzione a Giovan Battista Vico, del 1961, e quel Marxismo come storicismo (1962) che ebbe una notevole eco nel dibattito marxista di quegli anni, quando cominciavano a delinearsi i contrasti tra le letture strutturaliste di Marx (Della Volpe, Colletti) e i sostenitori delle interpretazioni classiche, che non potevano prescindere dai rapporti con lo hegelismo e, attraverso questo, con il pensiero italiano. Un po' paradossalmente, non è il marxismo alla Badaloni che oggi appare obsoleto, ma proprio quello dei suoi avversari, discepoli italiani di Althusser (e, senza voler maramaldeggiare sugli ultimi esiti politici di Lucio Colletti, da ultimo discepoli di Popper).
Pur avendo sempre difeso l'anima storicistica del marxismo, Badaloni fu tutt'altro che sordo alle novità filosofiche di origine francese o anglosassone: impressiona rileggere oggi l'intervento che scrisse per il volume collettaneo curato da Aldo G.Gargani su La crisi della ragione (uscito nel 1979), dove la sua voce di marxista «classico» si collocava con autentica autorevolezza (e piena conoscenza della mutata situazione filosofica) tra quelle di molti filosofi più giovani divenuti poi maestri delle generazioni successive.

sinistra
Bertinotti: le primarie, poi il programma

La Stampa 20.1.05
«È LA PRIORITÀ»
Bertinotti: primarie e poi il programma


«Prima le primarie e poi il programma. Questo è obbligatorio: le primarie per definizione vengono prima». Così il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, commenta le dichiarazioni di Massimo D'Alema. Al presidente Ds che aveva sottolineato come Rifondazione si carica di responsabilità di governo, Bertinotti conferma: «E’ vero, è esattamente così». Il segretario del Prc ribadisce che «le primarie si fanno su un'idea generale condivisa». «Si può chiamare un progetto le ragioni per cui l'alleanza democratica è alternativa al governo delle destre di Berlusconi. Sotto questo ombrello comune - dice Bertinotti - si costruisce un programma che, naturalmente, viene coordinato da chi vince le primarie, il quale con tutta evidenza guida la coalizione e quindi ha una parola in più». Bertinotti sottolinea che le primarie sono «una vittoria della partecipazione e della democrazia. Ci guadagnano quelli che partecipano».

nostalgie
"DUX" in provincia

Corriere della Sera 21.1.05
Il Comune a guida An commissiona una pavimentazione che rievoca la bonifica pontina. Lo scrittore Pennacchi: sarà solo paccottiglia
Mosaici con il Duce a Latina. «E’ la nostra storia, porteranno turisti»


Tre passi dopo il portone del municipio, sotto i portici: l’amministrazione comunale di Latina ha deciso di «riqualificare il centro storico» e per questo proprio lì, nello spazio di quei tre passi, le mattonelle verranno presto sostituite da un mosaico con il volto di Benito Mussolini. Il bozzetto è pronto da settimane e «posso dirlo io che l’ho visto: riprodurremo il Duce come merita. Con lo sguardo bello e fiero che aveva in certe foto d’epoca...», annuncia l’assessore alla Qualità urbana Maurizio Guercio, appena venuto via dalla festa per il decennale di Alleanza nazionale, che il sindaco Vincenzo Zaccheo, finiano doc, ha organizzato nel teatro Gabriele D’annunzio. C’è poco di casuale in questa cittadina che fu fondata con il nome di Littoria il 30 giugno del 1932 e dove, pochi mesi dopo, il 18 dicembre dello stesso anno, Benito Mussolini fece ingresso trionfalmente: era pronto ad annunciare la nascita di altre città (Sabaudia, Pontinia, Aprilia) e raggiante per la bonifica della pianura appena attraversata. Alle immagini di quei giorni, a certe fotografie in bianco e nero, si sono ispirati gli amministratori di Latina: Mussolini in canottiera davanti alle trebbiatrici, i trattori, i campi di grano con gli operai, con le donne che portano da bere.
«Per questo, io dico e premetto che non c’è niente di male, qui a Latina, se si usa l’immagine del Duce: il suo sguardo non evoca la guerra, la dittatura, le leggi razziali. Il Duce qui rappresenta la fondazione, l’età dell’oro. Proprio per questo, però, la giunta sbaglia»: Antonio Pennacchi è uno scrittore che conosce i luoghi, «e anche la gente».
L’assessore Guercio spera che quei mosaici possano diventare un’attrazione turistica... «Ma no... La verità è che a loro, all’amministrazione non interessa utilizzare l’immagine del Duce per costruire, per rilanciare la città del futuro: loro vogliono solo strumentalizzare la città per ritirare fuori la faccia di Mussolini». Lei pensa male... «No, io mi chiedo: ma chi avrà voglia di vedere un mosaico in stile finto primi del Novecento? È paccottiglia. Volessero davvero utilizzare l’immagine del Duce per rilanciare queste zone, commissionerebbero una statua di plastica con lui che va a cavallo... Sarebbe pop-art, piena fascino...».
Pop-art: lo scrittore suggerisce e provoca, ma poi la strada della nostalgia, a volte, è un’altra e così basta imboccare la strada provinciale e andare ad Artena, al ristorante «Il Federale»: camerati che entrano con il braccio alzato nel saluto romano e squisiti piatti fumanti di «fusilli alla nonna Rachele» che escono dalla cucina. Il busto del Duce che sorveglia, s’aspetta l’alba cantando «Faccetta nera».
Insomma non bisogna arrivare fino a Predappio (Forlì), fino alla tomba di Mussolini, presidiata dalla guardia d’onore e visitata, dicono, in media, da 3 mila persone a settimana. Per sopire qualche dose di rimpianto, basta alzare lo sguardo un po’ di chilometri prima. Per esempio, dove la via Flaminia, superati gli ultimi boschi dell’appennino umbro, si infila nella Gola del Furlo. È qui che il Duce si fermava la notte (sostò 56 volte), prima di riprendere la via di casa, della Romagna: ed è qui che alla milizia forestale, che ne sorvegliava il sonno, venne l’idea di modificare il profilo del monte Pietralata, che sovrasta la valle. Un lavoro perfetto. Che i partigiani, poi, in parte distrussero a cannonate.
Ma anche lì: un comitato di An e un sindaco Ds che, «per ragioni turistiche», vorrebbero ripristinare il profilo. Perché «il Duce può essere ancora un affare». Sarà. Ad Antrodoco, sulle pendici del monte Terminillo, ridisegnarono il bosco facendo riaffiorare la scritta «Dux». Dopo le prime foto, dopo i primi curiosi, però, solo cinghiali.