martedì 19 aprile 2005

DALLA LIBRERIA AMORE E PSICHE

potrete trovare qui da noi

il dvd del film di Massimo Fagioli

‘La psichiatria esiste?’

il dvd è disponibile anche a Firenze
come sempre da STRATAGEMMA

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è uscito anche, ed è disponibile qui da noi


"Argomenti di psicopatologia dell’adolescenza"

a cura di Anna Maria Zulli

Libreria dell’Università Editrice, Pescara 2004

Il volume raccoglie una serie di seminari svoltisi presso la facoltà di psicologia dell’università "G.D’Annunzio" di Chieti nel 2004 sulla psicopatologia dell’adolescenza e contiene i contributi di Anna Maria Zulli, Annelore Homberg, Ester Stocco, Maria Pia Albrizio, Giovanni Del Missier
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Libreria Amore e Psiche
via s. caterina da siena, 61 roma
info:06/6783908 amorepsiche2003@libero.it
i nostri orari: lunedi 15-20
dal martedi alla domenica 10-20
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È disponibile su MAWIVIDEO

la registrazione della

della 5° lezione del Prof. Massimo Fagioli

e della 4° lezione del Prof. Andrea Masini
e della Prof.ssa Francesca Fagioli

(con interventi di Serena Pandolfi e del Prof. MASSIMO FAGIOLI)

le lezioni si sono tenute venerdì 15 e sabato 16 aprile
all'Università di Chieti

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DALLE NUOVE EDIZIONI ROMANE

Le Nuove Edizioni Romane
informano che il n. 2/2005 della rivista

"Il sogno della farfalla"

è disponibile presso la Casa Editrice
la libreria Amore e Psiche

e negli altri abituali punti vendita

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Eugenio Montale: si può ascoltare
"Forse un mattino andando in un'aria di vetro..."

una segnalazione di Paola Cinti

cliccando sull'indirizzo qui di seguito si verrà collegati ad un sito che comprende (scegliendo "audio", in alto a destra) anche la voce del poeta che recita alcune sue poesie tra le quali anche

"Forse un mattino andando in un'aria di vetro"


http://freeweb.supereva.com/eugeniomontale/index.html?p

Quella poesia
Dimitri Nicolau l'avevo musicata nel 1987 ed è stata eseguita in un concerto organizzato dalla libreria Amore e Psiche nel 1994 a Roma

il mezzo soprano Monica Carletti
era accompagnata al pianoforte da
Claudio Bonechi


Di questo brano
esiste anche una registrazione
disponibile sulla rete
e la si può ascoltare al seguente indirizzo:

http://www.dimitrinicolau.it/Forse.wma


e una segnalazione di Francesca
Il sito in questione contiene anche
un commento alla poesia di Italo Calvino.
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psichiatra o papa boy?
Luigi Cancrini su Il “grande mistero della religione”

una segnalazione di Livia Profeti

L’Unità – 18 aprile 2005

Il grande mistero della religione
LUIGI CANCRINI

«Tutta questa retorica sul ruolo e sulla qualità del Papa morto mi hanno spinto a reagire ed a riflettere sulla religione. Se uno non crede ma vuol capire gli eminentissimi principi della Chiesa devono chiarire i tanti troppi misteri. Chi non “gode” della fede non può accettarla a scatola chiusa. Professore, religione è ragione o accettazione acritica? Religione è superstizione?
Religione è astratta convinzione? O meglio e di più che cosa è questa religione che muove miliardi di persone, che li consola, gli dà speranza, li aiuta a sopportare fame, tristezza, dolore, li rende gioiosi oppure li fa piangere in adorazione davanti a icone o altri simboli?
La riproduzione di immagini di Santi e di Madonne sono dei talismani? Cos'è che attrae l'uomo verso la credenza di un essere sovrumano, e in nome del quale, si batte fino ad uccidere chi ha credenze diverse? Perché, in nome di un Dio dispensatore di pace e di concordia, il credente usa violenza e uccide come uno privo di fede?
Non credo di sviluppare retorica, né provocare astruse polemiche, chiedo a persone di studio la necessaria e utile conoscenza per rafforzare in me il convincimento della supremazia del pensiero laico, contro dogmatismo e verità rivelate.
Rispettosi e cordiali saluti.
Guerrino Bellinzani»

La prima cosa che mi è venuta da dire di fronte a questa tua lettera, caro Guerrino, è che il Papa che se n'è andato in questi giorni è stato, nei fatti, il più laico di tutti quelli che si sono succeduti sul trono di Pietro: il Papa capace di chiudere, dopo millenni, la tendenza degli uomini a giustificare le guerre con la necessità di difendere o di imporre delle idee religiose e la ferita dolorosa (e spaventosamente sanguinosa) aperta nel cuore del cristianesimo dal concilio di Trento e dalla controriforma. In un contesto, quello proposto da un'Europa che è ormai un'Europa unita, che ha preparato e favorito questo suo discorso. Ma con una capacità tutta sua di proporlo e di portarlo avanti. Vediamo perché.
L'eredità più importante di PapaWojtyla, la più difficile da gestire per i suoi successori e la più indigesta per chi crede, ancora oggi, d'avere in mano delle missioni da compiere nei confronti di chi la pensa in modo diverso da lui, mi sembra quella legata al metodo del suo Pontificato. Al messaggio complessivo, di cui qualcuno ha segnalato la contraddittorietà, e di cui io vorrei invece rivendicare e sottolineare la coerenza. Ragionando a grandi linee, come si farà un giorno, forse, nei libri di storia. Aperto al confronto con i rappresentanti di Stati, sistemi sociali e religioni diverse, Giovanni Paolo II è stato correttamente percepito e rappresentato come il Papa, appunto, del dialogo. Capace di aperture storiche nei confronti dell'Islam e dell'ebraismo oltre che di incontri costruttivi con la Cuba di Fidel Castro e con gli Stati Uniti di Clinton e di Bush. Capace di confrontarsi senza paura con il totalitarismo sovietico e di salvare la nobiltà delle aspirazioni alla base del bisogno di chi crede ancora nel comunismo inteso come sogno (o profezia) filosofica di liberazione dell'uomo dai limiti politici dell'alienazione. Capace di immergersi nella società dell'informazione e dei consumi mantenendo aperto un discorso duramente critico nei confronti del capitalismo che non ha rispetto per i diritti di chi lavora e di chi vive nei paesi poveri del mondo. Siglando, con il sigillo di chi rappresenta Gesù in terra, encicliche che rappresentano una espressione fra le più alte della dottrina sociale della Chiesa. Manifestando una fiducia profonda nelle possibilità, proprie dell'uomo, di affrontare il conflitto, qualsiasi conflitto, con le armi dell'intelligenza e dell'ascolto. Sapendo e insegnando, implicitamente, che nessuno ha mai del tutto ragione su questa terra e che tutti hanno, invece, le loro ragioni: le ragioni che possono essere ascoltate e comprese tutte prima di assumere una posizione di cui si voglia poter dire che è “giusta”.
È all'interno di questo contesto, credo, che debbono essere collocate le posizioni assunte dal Papa che non c'è più sui temi che tu riferisci al “mistero” religioso. Si dice, ed è vero, che Giovanni Paolo II sia stato un Papa conservatore in tema di aborto e di procreazione assistita, di limitazione delle nascite e di libertà sessuali. Quello che va detto con chiarezza, però, è che questo tipo di discorso assume un significato molto diverso, per chi lo ascolta da laico, se lo si inquadra in una cornice di tolleranza per il pensiero dell'altro che non ha precedenti nella storia del pensiero religioso e che propone un segno forte di discontinuità con l'insegnamento precedente della Chiesa. Intrinsecamente legata a quella dell'ascolto c'è infatti la dimensione nuova del rispetto per il pensiero dell'altro: una dimensione il cui corrispettivo etico sta nella necessità di basare le proprie scelte sulla convinzione personale. Considerando consiglio e frutto di un pensiero autorevole quello che in precedenza veniva considerato e proposto come un ordine da eseguire per non commettere dei peccati. Perché il peccato vero, alla fine, è proprio quello di chi rinuncia a pensare con la sua testa.
Questo giornale ha riportato con grande evidenza, nel giorno della sua morte, l'appello del Papa alla pace. Aggiungendo le sue parole a quella festa di bandiere arcobaleno portata avanti in tante città del mondo con il contributo decisivo dei bambini: l'innocenza di chi ha fiducia nel fatto che alla fine chi è buono vince usando le armi della lealtà o del coraggio ha trovato, nel suo discorso di metodo sulla pace, una manifestazione particolarmente alta perché quello del Papa non era il pacifismo incerto della persona che ha paura o quello opportunistico di chi parla quando non gli conviene fare la guerra ma l'affermazione di un principio che la stessa Chiesa aveva calpestato per secoli e di cui solo Gandhi, dopo Gesù, aveva avuto il coraggio di affermare il valore assoluto. Rispetto delle ragioni degli altri, consapevolezza profonda del fatto che nessuno sulla terra ha la possibilità di credere, senza diventare ridicolo, di possedere la verità significa, in effetti, trovarsi nella impossibilità di accettare l'idea che una guerra possa essere considerata giusta o inevitabile. Lo scontro viene deciso sempre sulla base di una fede fanatica e malata, nella superiorità delle proprie ragioni o di una convinzione, altrettanto fanatica e malata, sulla cattiveria irraggiungibile e irrimediabile dell'altro. Fare la guerra convinti di essere nel giusto è possibile, dal punto di vista psicopatologico, solo per una mente che funziona ad un livello border line. Che vede tutto bianco o tutto nero. Che non conosce le sfumature della complessità. Che non funziona ad un livello integrato e maturo.
Serviranno molti anni, forse, perché questo discorso diventi pratica operante e dottrina costante della Chiesa. Risale a più di mille anni fa l'incontro della Chiesa con il potere politico e l'inizio del prevalere di una temporalità destinata ad oscurare il valore rivoluzionario della parola di Cristo. Sta nel declino della sua autorità politica la ragione più importante della crescita immensa della autorità spirituale del Papa che oggi non c'è più. Un Papa che non ha basato la sua fama sulla capacità di fare miracoli ma su quella di aiutare la Chiesa a riprendere un contatto serio con le sue origini. È per questo, forse, che le foto più belle e il dolore più sincero erano, il giorno dopo la sua morte, quelli proposti da questo giornale: un giornale di cui altri Papi, quando io ero bambino, proibivano la lettura minacciando di scomunica chi trasgrediva al loro ordine. Costringendo chi scrive (avevo allora sette anni) a confessioni ripetute e penitenze varie il giorno in cui casualmente gli accadde di leggerne i titoli esposti nell'edicola vicino alla scuola.

Giovanni Sartori sui referendum

ricevuto da Lucrezia Fusco

Corriere della Sera sabato, 16 aprile, 2005
MA L'ANIMA NON HA CERTEZZE
Etica e referendum
Giovanni Sartori

Passate le elezioni regionali il prossimo tormentone (tra due mesi, il 12 13 giugno) sarà il referendum sulla legge 40. Ufficialmente questa legge è sulla procreazione assistita. In realtà la legge 40 e il referendum che ha provocato sono molto più importanti di qualsiasi elezione: investono un conflitto tra ragione e fede, tra scienza e religione, e ci viene chiesto di stabilire cosa sia la vita umana. Scusate se è poco. A mio sommesso parere era un conflitto da evitare, o comunque da gestire senza squilli di guerra e toni da crociata. «Quieta non movere», non stuzzicare le cose tranquille. È un adagio di antica saggezza. Le società occidentali sono religiosamente pacificate. Credenti e non credenti si rispettano reciprocamente, cattolici e protestanti convivono senza problemi, e la formula della libera Chiesa in libero Stato ha sinora retto alla prova. Ma questa formula invoca un delicato equilibrio che deve essere gestito con prudenza e misura. Dunque, «quieta non movere» . E invece la Chiesa di Roma in Italia è scesa in guerra. Il cardinal Ruini dichiara che nelle questioni etiche la Chiesa è sempre intervenuta e che ha il diritto di intervenire. Sì, ma «est modus in rebus», c' è modo e modo di farlo. Una Chiesa che ingiunge ai farmacisti cattolici di non vendere contraccettivi chiaramente invade il «libero Stato» e la sfera di libertà dei cittadini. E poi c' è il tono, l' eccesso di motivazione. Davvero il contraccettivo riflette una «cultura della morte»? Nel suo ultimo libro Papa Wojtyla si è scagliato contro «lo sterminio degli esseri umani concepiti e non ancora nati» . Sterminio? Come si fa a sterminare l'inesistente, e cioè esseri che ancora non esistono, visto che non sono mai nati? Secondo Giovanni Sartori, il referendum sulla legge 40 ha creato un conflitto tra ragione e fede. Il politologo, partendo dalla definizione religiosa dell'uomo, non condivide l'affermazione della Chiesa secondo cui l'embrione ha un'anima. Il motivo? San Tommaso e una dottrina millenaria in cui si stabilisce il confine dell'eresia Forse eccitato da tanta autorevole fonte, il professor Francesco D'Agostino, membro dell'Accademia pontificia Pro vita e presidente dei giuristi cattolici, si è spericolato nell'asserire che la diagnosi preimpianto non si poteva fare perché violava la privacy dell'embrione. Così prendendo in contropiede lo stesso Rodotà, il garante della materia, che ha dovuto precisare che «nessuno mai in Europa ha parlato di privacy dell' embrione». In consimile slancio il primate della Chiesa cattolica inglese, cardinale Cormac Murphy O' Connor, ha accostato l'interruzione della gravidanza agli «esperimenti di genetica dei nazisti». E se queste non sono esagerazioni, sono peggio. Riprendiamo il discorso dall' inizio: quale è la differenza tra vita in generale (anche di una rosa, anche di un moscerino) e vita umana. Io ho già risposto su queste colonne che l' uomo è caratterizzato da autocoscienza, dal sapere di sé. Questa risposta laica (o filosofica) ha molte varianti, sulle quali non mi voglio dilungare. Debbo però ribattere alla obiezione che in tal caso un ritardato mentale o anche un neonato non sarebbero mai, o ancora, un essere umano. Obiezione pretestuosa, perché le definizioni precisano categorie e sono contenitori concettuali. Non sono strumenti contabili e non occorre che acchiappino tutto e tutti; basta che identifichino e, appunto, caratterizzino. In ogni caso, la definizione religiosa è e deve essere diversa: è che l'uomo è tale perché caratterizzato dalla presenza dell'anima. Questa è una definizione che io rispetto. E mi fa specie che sia io a doverla ricordare e difendere mentre la Chiesa di papa Wojtyla scrivevo dà mostra di essersene dimenticata. Questa asserzione ha suscitato l'ira di molti lettori che ribattono: lei è proprio un ignorantone (o peggio), è ovvio che l' anima arriva con l' embrione. Ovvio? Ovvio proprio no. Questa non è mai stata la dottrina della Chiesa (né preciserò, di nessuna Chiesa). Sul punto ho già citato San Tommaso. Ma l'ha fatto ancor meglio e più estesamente di me Umberto Eco (su «L'Espresso» del 17 marzo) che è un profondo conoscitore dell'Aquinate, che ne cita ben sei passi, e che riassume così: Dio introduce l'anima razionale solo quando il feto è un corpo già formato; dal che consegue che dopo il Giudizio Universale, quando i corpi dei morti risorgeranno, «a quella resurrezione gli embrioni non partecipano: in loro non era stata ancora infusa l' anima razionale e pertanto non sono essere umani». Ignorantoni a parte, un filosofo cattolico che invece sa di queste cose mi risponde che San Tommaso «è vecchio» e che «non è necessario tornare indietro di sette secoli» . Se così, povera Chiesa. Se San Tommaso è vecchio, lo sono ancora più Sant' Agostino e la Patristica. E altrettanto vecchi sono gli straordinari dibattiti che hanno stabilito quale sia la vera fede e quale l'eresia. La Chiesa cattolica dura da duemila anni poggiando su questo imponente bagaglio teologico. Se lo si dichiara vecchio e lo si ritiene sorpassato, allora cosa le resta? Passo a precisare, come promesso, che la tesi dell'«embrione eguale persona» non è sottoscritta, che io sappia, da nessuna altra religione. Non è condivisa dalla Chiesa Anglicana e dalla maggior parte delle Chiese protestanti. Ancor più significativo, non è condivisa dalle altre religioni monoteistiche. In riferimento al Talmud, il libro sacro dell' ebraismo, la dottrina è che l'embrione diventa gradualmente persona nel secondo mese di gravidanza, e cioè quando il feto dà inizio alla formazione degli organi. Analogamente nella religione islamica l'anima entra nel corpo quaranta giorni dopo la procreazione, dal che discende che oggi viene ammessa senza problemi la sperimentazione sull'embrione. La crociata del cardinal Ruini è dunque una crociata solitaria. Può benissimo darsi che in Italia la vinca. Ma sarebbe una vittoria di Pirro votata, altrove e alla lunga, a una pesante sconfitta. Tanto più che se la vince dovrà poi ripartire in crociata contro l' aborto. Altrimenti avremmo un embrione (che fino a 18 giorni dall'ovulazione ha ancora una dimensione inferiore al millimetro e non contiene organi o tessuti differenziati) tutelato, e un feto non tutelato, comunque meno tutelato. Un evidente assurdo. A prescindere da questo assurdo, il fatto è che oramai la società cristiana dell'Occidente tiene alla vita, non accetta di morire soffrendo inutilmente, e quindi si affida alla medicina per le malattie che ci fanno soffrire e morire. La legge 40, scrive Veronesi, «è inumana e ingiusta». In Italia 30 mila bambini nascono ogni anno con gravi malformazioni. È giusto, è umano, farli nascere così? La gente teme di morire afflitta dal morbo di Parkinson o dall'Alzheimer, e la sperimentazione sull' embrione promette (forse a torto, ma questo non lo sa neanche la Chiesa) di curare malattie che ci terrorizzano. Il cardinal Ruini crede davvero che su queste questioni, su queste angosce, la gente voterà contro la medicina? Fermo restando anch' io ho fermissime convinzioni bioetiche che l'eugenetica deve essere soltanto curativa e che non deve mai imboccare la pericolosissima china di una umanità geneticamente manipolata. Allora, quando è che la vita diventa propriamente umana? La risposta che non crea problemi è la risposta ovvia, e cioè che la persona umana, l'individuo persona, è tale quando esce dall'utero della madre, quando comincia a esistere in indipendenza, da solo. Questa era l'ottica del diritto (fino alla legge 40) che stabiliva al momento della nascita l'acquisto della capacità giuridica. E questa potrebbe essere l' unica discontinuità riconosciuta dalla biologia, che deve altrimenti essere «continuista». Ma, attenzione, non è che la biologia possa sostenere la tesi dell'embrione persona. Anzi, la biologia ci mette di fronte al fatto (evoluzionista?) che la specie umana condivide con i primati, con gli animali superiori, più del 95 per cento del patrimonio genico; che il cuore (il primo organo che diventa funzionalmente attivo nella organogenesi) comincia a battere solo nella quarta settimana dopo la fecondazione; e che un altissimo numero di embrioni si perdono, e cioè che il più delle volte l'embrione non diventa un bambino. Oggi la Chiesa chiede ai giuristi cattolici e ai biologi cattolici di sottoscrivere la tesi che l'embrione è già un essere umano. Ma chi la sottoscrive lo fa come credente, non certo come giurista o uomo di scienza. Questa tesi è razionalmente insostenibile. E comunque non ci siamo lo stesso. La religione non esiste per far nascere quante più persone possibili (soffriamo già, globalmente, di sovrappopolazione), e ancor meno per prolungare artificialmente la vita (per decenni) di una vita puramente vegetale. La religione esiste per sconfiggere la morte, per promettere all' uomo la immortalità. E a questo fine occorre l'anima. Senza l'anima non c' è resurrezione dei corpi né vita eterna. E dunque la Chiesa ci deve saper dire quando arriva. Sennò rischia di non arrivare mai. La Chiesa di papa Wojtyla non ha osato smentire tutta la sua teologia (che ha sempre escluso che l'«anima razionale» arrivi all' istante del concepimento) e quindi tace, o comunque sorvola, su quando l'anima cominci ad «animare l' uomo». Ne sta risultando una religione che si appiattisce su una concezione biologica della vita, che accusa di omicidio chi lascia morire una «vita vegetativa» che mentalmente è già morta, e che fa prevalere la potenzialità di vita di un embrione sulla «vita spirituale» ( autocosciente) di chi è attualmente in vita e chiede ai progressi della medicina di essere curato. Il lascito di San Tommaso è di una ratio confortata fide. Ma oggi mi imbatto sempre più in una fede fanatizzata che emargina la ragione e la ragionevolezza. Sbaglierò, ma in tutto questo c' è qualcosa di profondamente sbagliato.