mercoledì 30 giugno 2004

storia delle donne:
la tragedia di Olympe de Gouges ai tempi del Terrore

Giornale di Brescia 30.6.04
Maria Rosa Cutrufelli, finalista al Premio Strega, racconta la storia di Olympe de Gouges, narrata nel suo romanzo
La donna che visse per un sogno al tempo del Terrore
di Andrea Grillini


«Olympe de Gouges, nata con un’immaginazione esaltata, ha scambiato il suo delirio per un’aspirazione della natura: ha voluto essere Uomo di Stato. Ieri la legge ha punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso». Così recita il rapporto sulla morte di questa anticipatrice del femminismo, datato 14 brumaio, anno II della Repubblica. Parigi 1793. La Rivoluzione imperversa, seminando il terrore e sconfinando nell’illecito quotidiano. Mentre la ghigliottina lavora senza sosta, si muove Olympe de Gouges: autrice della "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina", si è infiammata delle idee di eguaglianza e libertà proclamate dalla Rivoluzione, applicandole alla parte femminile della popolazione. Ma i capi del Terrore non perdonano chi non è in totale sintonia con loro. Così anche su Olympe si abbassa, implacabile, la lama della ghigliottina. A questa affascinante figura femminile ha dedicato un libro Maria Rosa Cutrufelli - "La donna che visse per un sogno" (Frassinelli, 340 pagine, 14.50 euro), - col quale ha vinto il Premio Alghero Donna ed è finalista al Premio Strega. All’autrice chiedo di illustrarmi meglio la sua eroina.
«Olympe de Gouges - risponde - delle idee fece la ragione della sua vita, come si evince dai suoi numerosi scritti. Molti suoi testi politici e un romanzo autobiografico furono ripubblicati nel bicentenario della Rivoluzione Francese, e dalla loro lettura si capisce che la sua era una passione autentica, quasi un’ossessione. Voleva che la femminilità fungesse da leva per cambiare in profondità la società».
Che effetti ebbe la sua "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina"?
«Investì una delle idee cardini della sua epoca e dei rivoluzionari, ossia che l’essere umano, di qualsiasi colore e sesso, fosse un individuo "neutro", e in quanto tale avesse dei diritti. Olympe invece, nella sua Dichiarazione, asserì che non esisteva un individuo neutro, ma esistevano degli individui con le loro differenze e che proprio in virtù di queste differenze dovessero avere dei diritti. Smantellò l’asse portante del pensiero rivoluzionario, mostrandone l’astrattezza. Era troppo all’avanguardia. E la reazione non si fece attendere».
Ma era davvero così pericolosa da meritare la ghigliottina?
«Come scrivo nell’epilogo del libro, fu la più "scomoda" delle donne della Rivoluzione francese, e la più innovatrice. Ancora all’inizio del Novecento un medico militare, in un opuscolo scientifico su di lei, sostenne che la Rivoluzione aveva fatto credere alle donne di potersi impossessare di alcune qualità tipiche dell’uomo, conducendole così a gravi patologie...».
La vicenda è raccontata, nel libro, da Olympe stessa e da altre donne: perché questa scelta?
«Per due motivi. Volevo evitare di cadere nel romanzo storico tradizionale, e quindi dovevo escogitare una struttura nuova, pur rimanendo agganciata alla tradizione. In secondo luogo desideravo dimostrare che Olympe, la quale spesso si rimproverava di essere isolata, di essere troppo all’avanguardia, in realtà non era affatto sola, anzi era calata in una rete di relazioni femminili. C’era un mondo femminile che si muoveva con lei».
Olympe era solita ripetere che lei era «solo una donna»: si trattava di modestia o di un orgoglio malcelato?
«Con questa sua frase intendeva contestare il pregiudizio del suo tempo, per cui in una donna si vedeva una sorta di diminutivo dell’essere umano. Lei rovesciava simile idea e faceva diventare questo diminutivo un punto di forza».
Nel romanzo la vicenda di Olympe si snoda in cinque frenetici mesi. Combattendo per le donne, Olympe si oppose anche alla tirannia?
«Rileggere la storia di Olympe significa anche guardare da un punto di vista diverso la vicenda della Rivoluzione. Olympe non combatte solo per le donne, ma per tutti, perché la Rivoluzione con la sua involuzione, il terrore e il sangue, ha tradito le sue premesse e ciò che aveva promesso a tutti. La domanda che sempre ricorre nella storia umana, ossia se la violenza e il sangue siano necessari per il trionfo di un’idea, penso che sia molto attuale. E Olympe, con la sua morte, risponde che le idee possono tramutarsi in fatti solo se non precipitano nella violenza e nel terrore. Sarebbe bene che gli esseri umani non si dimenticassero di questa profezia. Olympe afferma che il cambiamento e la vera rivoluzione sono possibili se a prevalere sono le parole. Previde la guerra civile che s’avvicinava, e propose di andare al voto anziché usare le armi. Ma il voto allora sembrava un’utopia, esisteva solo la realtà delle armi».
È stato difficile il lavoro d’immedesimazione con questo personaggio?
«Sì, difficilissimo, ma non solo per Olympe. I miei personaggi parlano tutti in prima persona, e dire "io" non è stato facile con nessuno, ma con Olympe lo è stato in particolare perché il suo carattere è forte, lo è ancora dopo più di duecento anni dalla sua morte. C’è una forza in questa figura che prende totalmente e mantenere il controllo su di essa è stato arduo».

il professor Sergio Givone:
«Che i bambini abbiano un loro segreto?»

Repubblica 30.6.04
Una mostra a Mantova sull'infanzia e l'arte
I GRANDI ARTISTI E I DISEGNI SPONTANEI DEI BAMBINI
Un mondo che sta nel segno del meraviglioso ma anche in quello del terribile
di SERGIO GIVONE


Occhi che ci guardano da chissà dove, volti e gesti di chi abita in questo mondo e nello stesso tempo in un altro, corpicini infantili attraversati da languori e turbamenti misteriosi, in grado di sopportare violenze indicibili, e che un niente strazia... Sono i bambini, così come la pittura e le altre arti figurative li hanno rappresentati nei secoli e come possiamo vedere in una bellissima mostra ideata da Sergio Risaliti e promossa da «Codice», che raccoglie opere a tema dall´antichità a oggi («Bambini nel tempo. L´infanzia e l´arte», Mantova, Palazzo Te, fino al 4 luglio). Che i bambini abbiano un loro segreto? E che questo segreto tenti in modo speciale gli artisti, i soli in grado di dirne qualcosa?
L´universo dei bambini, scrive Risaliti nell´introduzione al catalogo (Skira, euro 28), è percepito dagli adulti secondo una doppia prospettiva. Da una parte l´infanzia appartiene a una dimensione in cui tutto è stupore, grazia e dono. A far risplendere la tenera e miracolosa bellezza dell´infanzia è la sua gratuità. L´infanzia è com´è. Non può essere piegata a nient´altro, non può esser fatta servire a nient´altro. Tant´è vero che quando questo avviene, e non importa se per ragioni più o meno nobili o abiette, sempre e comunque avvertiamo che qualcosa di sacro è stato profanato.
Ma se da un lato il mondo dei bambini sta nel segno del meraviglioso, dall´altro invece sta in quello del terribile. Non solo la cronaca è infaticabile nel macinare orrori che hanno nei bambini un soggetto privilegiato. C´è anche una più sottile e più amara consapevolezza: che il carnefice sia stato vittima, almeno potenzialmente, che nella vittima si nasconda o addirittura si prepari un eventuale carnefice.
Come non vedere qui una connessione che è pura tenebra? Sembra quasi che a trar fuori la bestia dal nascondimento sia proprio la creaturalità indifesa, tanto più esposta alla violenza quanto più ignara e anzi confidente. L´affidarsi fiducioso eccita la voglia di ferire, la delicatezza chiama lo sfregio, l´innocenza vuole la colpa. Ed è il male per il male. Il male per il piacere di farlo. Ci sono artisti che hanno saputo dipingere l´una cosa e l´altra. L´innocenza e il furore. Il sogno e l´incubo. La dolcezza più commovente e il sangue che grida vendetta. Ma ci sono anche artisti che hanno visto il legame atroce che tiene insieme le due cose. Alcuni nomi: Guido Reni, Mattia Preti, Daniele Crespi.
Nella regione dell´infanzia, verso cui ci volgiamo increduli all´idea che un giorno sia davvero stata la nostra, tutte le cose hanno origine. Tanto che di nessuna di esse possiamo riscoprire il senso, il fascino, il mistero, se non abbandonandoci allo stupore e alla meraviglia dei nostri anni infantili. Nessun bamboleggiamento, qui (anche se non mancano esempi di artisti, pur grandi, che ne sono stati sfiorati, come per esempio Goya). Piuttosto, una strada obbligata.
E difficilissima. Come recita il detto evangelico, solo chi si fa come uno di questi fanciulli entrerà nel regno dei cieli. E allora? Devo forse ritornare nell´utero di mia madre (sta scritto)? In un certo senso sì, è la riposta di alcuni dei maggiori pittori del Novecento. Bisogna ripercorrere a ritroso la genesi, affermava Klee, è necessario risalire tutte le vie della creazione, fino all´origine. E Picasso pare sostenesse d´aver impiegato una vita per imparare a disegnare come un bambino, lui che da bambino disegnava come un Raffaello.
Nel suo saggio pubblicato nel catalogo Marco Belpoliti si sofferma su questa apparente stranezza. Perché disegnare come un bambino? L´arte contemporanea sembra aver cancellato la linea che un tempo separava nel modo più netto produzioni alte e produzioni basse, ingenui, inconsapevoli (gli "scarabocchi" dei bambini, ma anche di coloro che non sanno bene quel che fanno, sia che si tratti di pazzi sia di chi traccia ghirigori soprapensiero). Appunto: perché? Ma perché il gesto affrancato da qualsiasi finalità non riproduce questa o quella cosa, bensì l´originario ritmo del mondo, da cui tutte le cose sono generate. Come ben sapevano gli antichi, imitare è anzitutto mettersi in accordo con la realtà, ascoltarne la musica profonda, lasciarla risuonare come per la prima volta. Questo fanno i bambini quando imitano le azioni degli adulti. E questo capita agli adulti quando tornano bambini: infatti, se non rimbambiscono, diventano artisti. Nel qual caso a trovare un varco e a farsi visibile è ciò che altrimenti resterebbe per sempre senza voce.
Evidentemente non è solo questione di riconoscere che l´arte mal sopporta la servitù dei canoni e delle forme ideali ed eterne, attingendo invece alle inesauribili potenze della vita e magari da quelle potenze lasciandosi distruggere. In gioco (alla lettera) è la possibilità che quel ritmo, quella musica, quell´impulso formativo trovino modo di manifestarsi. I bambini ne sono i ricettori più sensibili.
Sono anche altro, i bambini. Lo stupore e la meraviglia di cui sono capaci, la tenerezza che suscitano, l´incanto che diffondono, fanno da calamita all´inquietante e all´impensato. Lì, dove la grazia incontra inevitabilmente il proprio opposto, si apre una vasta zona d´ombra che tiene insieme tutte le ambiguità. Regione largamente inesplorata, non è stata però la pittura quanto la letteratura a inoltrarsi nei suoi labirintici andirivieni. In particolare la letteratura contemporanea, come in conclusione del catalogo suggerisce Dalia Oggero. Che con molta intelligenza ha individuato un percorso possibile all´interno del più sconosciuto dei paesi scegliendo e accostando passi da romanzi di autori italiani contemporanei. Ma questo percorso non poteva che condurci oltre i confini della pittura e di quanto la pittura ha saputo rivelare dell´infanzia e del suo enigma.

l'esercito americano in Iraq:
sindromi psicopatologiche da stato di guerra

Rai.News 30.6.04
Solo nel mese di maggio 12 mila soldati americani sono stati rimpatriati
Iraq, l'esercito dei depressi
DI questi appena 1300 sono ritornati a casa per ferite di arma da fuoco. Gli altri per depressione e affaticamento. La maledizione della 'Sindrome del Golfo' si ripete e ai piani alti dello Stato Maggiore e' da tempo scattato l'allarme
di p.p.


Il numero dei soldati americani caduti in battaglia sale di giorno in giorno. Le statistiche ufficiali dell'esercito parlano di 850 militari M.I.A. (Missing in Action) che hanno perso la vita sul suolo iracheno.
Ma la cifra resa dalla fonte ufficiale non rende la difficolta' nella quale versano i soldati statunitensi. Ci sono altri dati allarmanti che rendono il senso della 'fatica' di una missione che inizia a pesare non solo sulle coscienze ma anche sul morale delle truppe.
Solo nel mese di maggio sono ritornati a casa 12.000 soldati e di questi solo una piccola parte a causa di ferite da arma da fuoco. Lo stillicidio dei rientri e' costante. Quotidiani sono i voli che da Baghdad con scalo in Germania portano i 'disabili' negli Stati Uniti, i malati della guerra il 90 per cento con certificati medici nei quali si richiede riposo e recupero per evidenti scompensi psicologici.
La sabbia del deserto corrode fino a consumarli i fisici e la psiche dei soldati non piu' giovanissimi. Ad alzare 'bandiera bianca' il folto gruppo degli over 40, per lo piu' graduati, chiamati per le continue emregenze a operazioni che richiedono la tempra di un ventenne.
Angina pectoris, cali ponderali eccessivi, perdita di tono, rallentamento dei riflessi, stanchezza diffusa, l'esercito a telle e strisce nelle retrovie ha l'infermeria sempre affollata e in questo tutti gli eserciti si assomigliano al di la delle parate mediatiche con militari sempre pronti e in perfetto assetto da combattimento.
Si suda e si soffre anche sotto la bandiera americana e non appena si volge lo sguardo dietro la prima fila di ipervitaminizzati e muscolosi marines si scopre il volto umano e contradditorio di migliaia di uomini in divisa che chiedono un 'time out'.
Ansieta' e depressione i malesseri piu' diffusi dovuti a turni massacranti che arrivano anche a 48 ore di corvee' continuata quando ogni minuto che passa e' un minuto strappato alla morte. Al CentCom (il comando centrale delle operazioni) lo sanno bene che il ritmo tenuto non potra' essere sostenuto in attesa che il congresso e i governi alleati decidano di inviare forze fresche al fronte.
C'e' poi un altro aspetto preoccupante. Tra chi rimane in prima linea si diffonde a macchia d'olio l'uso di psicofarmaci per sostenere la fatica e superare la depressione. Anche se non ufficialmente riconosciute, gli psicofarmaci somministrati dai medici militari sono solo un gruppo ristrettissimo di prodotti, circolano pasticche piu' vicine alle droghe che non a prodotti teraputici.
Dalla guerra in Vietnam l’esercito americano ha cominciato a far uso di pillole – anch’esse dall’effetto disastroso – chiamate “go-pills” o “speed” (le anfetamine). Un anno fa comparve la notizia, pubblicata sul “Village voice” di New York, che centri di ricerca di alcune delle più prestigiose università americane, tra cui Harvard e la Columbia, si sono adoperati a creare una pillola in grado di cancellare dalla memoria le esperienze più traumatiche della nostra vita.

neurologia canadese:
le ricadute nei casi di «anoressia nervosa»

Le Scienze ed. italiana dello Scientific American 29.06.2004
L'anoressia nervosa è spesso cronica
Le ricadute si verificano in media dopo 18 mesi


Le donne che sono state sottoposte a un trattamento per anoressia nervosa rimangono a rischio di una ricaduta per almeno due anni dopo aver riconquistato il proprio peso ed essere state dimesse dall'ospedale. Lo sostiene uno studio dell'Università di Toronto e del Toronto General Hospital, pubblicato sul numero di maggio della rivista "Psychological Medicine".
La psichiatra e psicologa Jacqueline Carter ha effettuato uno studio di follow-up su 51 pazienti dell'ospedale canadese. Ha scoperto che, nei due anni successivi alle dimissioni, il 35 per cento delle pazienti era ricaduto vittima dell'anoressia, con un calo nell'indice di massa corporea (la misura del grasso del corpo in relazione all'altezza e al peso) al di sotto di 17,5 per tre mesi consecutivi. Il tempo medio prima di una ricaduta è risultato di 18 mesi, in contrasto con ricerche precedenti che suggerivano che le ricadute si verificassero solamente entro un anno dalla fine del trattamento.
"La nostra scoperta più importante - spiega Carter - è che in un numero significativo di casi la malattia è cronica e debilitante. In ospedale siamo in grado di aiutare le pazienti a recuperare il proprio peso, ma la vera sfida è quella di scoprire come migliorare la prevenzione delle ricadute e la salute a lungo termine delle pazienti di anoressia nervosa".

© 1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.

storia dell'uomo:
la mobilità dei Maja

Le Scienze, ed. italiana dello Scientific American 28.06.2004
La mobilità nella civiltà Maya
L'analisi di ossa e denti può indicare dove nacquero e vissero gli individui


I geologi David Hodell e Mark Brenner dell'Università della Florida hanno sperimentato sul campo, nella regione dell'America Centrale che ha ospitato l'antica civiltà Maya, una nuova tecnica che combina elementi di geologia, archeologia e medicina legale. Gli scienziati sono giunti alla conclusione che il metodo può aiutare a determinare dove sono nati e cresciuti i capi e gli altri abitanti dei grandi insediamenti quali Tikal, fornendo informazioni - o contraddicendo quelle date per scontate - a proposito di eventi storici che fino a oggi venivano dedotti soltanto dai geroglifici e da altre tracce archeologiche.
"Siamo riusciti a dimostrare - ha dichiarato Hodell in un articolo pubblicato sul numero di maggio della rivista "Journal of Archaeological Science" - che è possibile distinguere fra differenti parti dell'area di influenza dei Maya. Ora siamo in grado di determinare se un singolo individuo è cresciuto a Tikal o se proveniva da qualche altra regione".
Al culmine della loro espansione, fra il 650 e l'800 d.C. circa, i Maya occupavano grandi città-stato diffuse in gran parte degli odierni Messico, Guatemala, Honduras e Belize. Per gli archeologi comprendere la mobilità nella società Maya è essenziale per studiare l'ascesa e la caduta del loro impero.

© 1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.

Pirella:
non vuole il museo per Lombroso

Repubblica ed. di Torino 30.6.04
IL CASO
Repubblica, ed di Torino 30.6.04
Lo psichiatra Pirella contesta l'iniziativa
"Niente museo per Lombroso"
di Alberto Custodero


«Lombroso non si merita un museo: i reperti che ha lasciato sono i cervelli in formalina dei suoi pazienti e i lavori dei malati di mente che nulla hanno a che fare con la scienza». Parola di Agostino Pirella, professore di psichiatria a Psicologia, ex coordinatore del processo di superamento dell´ospedale psichiatrico di Collegno. La clamorosa contestazione di Pirella è avvenuta, ieri, al San Giovanni antica sede, durante la presentazione del libro di Delia Frigessi (Einaudi), dedicato allo psichiatra ottocentesco. «Non ha innovato la psichiatria - ha spiegato Pirella - e non ha capito che la "pellagra", malattia che aveva ricadute psichiatriche, era causata dalla fame. Lui, invece, teorizzò che fosse provocata da una malattia del mais». A 5 anni dal centenario della morte del maggior rappresentante italiano del positivismo evoluzionistico di derivazione darwinista, a Torino (città nella quale diresse l´ospedale psichiatrico), è in dirittura d´arrivo la realizzazione del «Museo dell´uomo» a lui dedicato. Sorgerà in via Pietro Giuria 11, proprio dove si trovava lo studio nel quale Lombroso aveva iniziato le sue ossessive misurazioni fisiognomiche per la classificazione del «tipo» umano, in particolare, quello criminale. Il museo che Pirella non vuole avrebbe dovuto aprire entro la fine dell´anno, in occasione dei 600 anni dell´Ateneo torinese. Ma i lavori sono in ritardo e l´appuntamento slitterà nel 2005.

antico pensiero magico in Sicilia:
la percezione dei pericoli che possono colpire i bambini

Repubblica, ed. di Palermo 30.6.04
LA STREGONERIA
I "patruneddi" nemici dei bambini


"Donne di fuori": così si autodefinivano le donne siciliane processate per stregoneria dal tribunale spagnolo dell'Inquisizione. Rimandano a un'area che lo studioso Le Roy Ladurie definisce «l'aldilà che sta quaggiù», popolato da esseri "impalpabili" chiamati con diversi nomi: beddi signuri, patruneddi di casa o donni di casa (belle signore, padroncine di casa o donne di casa). Più che malvagie sono capricciose, prediligono i piccoli appena nati, anche se giocano con tutti i bambini. Ma c'è il rischio che possano anche accanirsi contro di loro fino a farli morire. Spesso porgono doni o indicano nel sonno tesori nascosti (truvatura), si muovono in gruppo di sette, escono in volo il giovedì o comunque nei giorni pari. I patruneddi vivono stabilmente nelle case e pertanto è indispensabile ingraziarseli: fare la presentazione dei neonati, tenere in ordine la casa e offrire loro del cibo.

basagliani
a novembre il loro «Forum sulla salute mentale»

Yahoo Notizie Martedì 29 Giugno 2004, 18:34
PSICHIATRIA: SECONDO FORUM SULLA SALUTE MENTALE, IN TOSCANA


(ANSA) - TRIESTE, 29 GIU - Il Forum per la Salute Mentale - sorto lo scorso anno a Roma e che ha coinvolto quasi tutte le regioni - fara' il suo secondo congresso a novembre, in Toscana, probabilmente a Livorno.
Giuseppe Dell' Acqua, direttore del Dipartimento dei salute mentale di Trieste, erede di Franco Basaglia e uno dei fondatori del Forum, ha spiegato che in quell' occasione sara' rilanciato il documento fondativo che denunciava ''la dissociazione ormai non piu' tollerabile tra le teorie, le proposte legislative, le leggi, che sono sicuramente innovative e rivoluzionarie, e la miseria e la stupidita' delle pratiche che sono presenti in Italia un po' dappertutto ma soprattutto in regioni 'democratiche' come la Toscana e l'Emilia Romagna''.
Dell' Acqua ha che nei giorni scorsi, a Lucca si e' svolta una riunione con i rappresentanti delle regioni che hanno aderito al Forum. ''In questo incontro - spiega Dell'Acqua - abbiamo dibattuto alcuni temi fondamentali che saranno al centro del secondo forum di novembre in Toscana, proprio perche' questa regione - rileva - mostra con maggior evidenza questo iato tra le buone leggi, le affermazioni di principio e le pratiche 'cattive', specchio del malfunzionamento''.
E' proprio nelle regioni 'democratiche' che persiste il ricorso alla contenzione, non vengono attuate le strategie di intervento territoriale che il Forum ha individuato nei Centri di salute mentale aperti sette giorni su sette, 24 ore al giorno, mentre si insiste su strategie di intervento ambulatoriale e tecnicistico. ''Dove - precisa Dell'Acqua - si danno largo spazio alle Accademie, che portano avanti un discorso psicobiologico del disturbo mentale, della sofferenza, a scapito dei diritti e dell'umanita' stessa del malato''.
La contenzione sara' il primo punto all' ordine del giorno del secondo Forum di novembre. ''La contenzione e la violazione del corpo - afferma l'erede di Basaglia - sono le conseguenze del malfunzionamento delle pratiche per cui si dice 'si lega il malato perche' non c'e' altro da fare'''.
Dell'Acqua rileva poi che da un'indagine che sta portando avanti con l'Istituto superiore di sanita' sulle emergenze sanitarie, risulta che la contenzione e' utilizzata nell'85% dei Servizi di diagnosi e cura e delle cliniche private che operano per rispondere al ricovero in emergenza.
Un altro punto e' quello che riguarda il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari. ''In questo periodo -dice - contro le indicazioni del Ministero di Grazia e Giustizia, che vanno verso il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, si stanno costituendo, con il nome di Centri clinici specializzati, manicomi giudiziari tout court''.
Il Forum pone come priorita' che l'Ospedale psichiatrico giudiziario sia superato dopo che sentenze della Corte Costituzionale, norme, progetti-obiettivo hanno prodotto una quantita' di strumenti che permettono il rientro delle persone dagli Ospedali psichiatrici giudiziari per essere curate nei luoghi dove risiedono. ''Il terzo punto all'ordine del giorno - precisa - sara'il dire che non tutte le forme organizzative vanno bene, che ognuno possa crearsi a livello locale l'organizzazione che vuole: chi l'ambulatorio, chi la psicoterapia, chi le cliniche private. Oggi - rileva Dell'Acqua - sappiamo che i migliori risultati vengono dai Centri di salute mentale, aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette. L'ultimo punto sara' l'uso degli psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti. ''Non solo il 'ritalin' e' tornato di moda, ma c'e' il tentativo di lavorare, in termini sedicenti preventivi, con questionari nelle scuole e nelle famiglie per individuare - spiega Dell'Acqua - il disturbo mentale del bambino e dell'adolescente che poi viene sottoposto a terapia farmacologica''.
''La 'seconda 'rivoluzione' psichiatrica - dice Dell'Acqua - e' cominciata un anno fa, con il documento fondativo del Forum attorno al quale si sono raccolti si' gli operatori, ma soprattutto le associazioni dei familiari e quelle degli utenti, che si sono ritrovate in quel documento che denuncia 'pratiche' e carenze che speravamo superate. Qui sta il paradosso - conclude Dell'Acqua - perche' la grande rivoluzione psichiatrica nasce con Franco Basaglia e la sua volonta' di aprire gli armadi e di mostrare gli scheletri chiamando giornalisti di grido e grandi fotografi. Oggi e' talmente addormentata la coscienza della gente che chi denuncia questo stato di cose non produce discussioni, valori attorno a cui riflettere, ma viene minacciato e costretto al silenzio''. (ANSA).

neuroscienziati:
talento musicale e DNA

Yahoo! Notizie Martedì 29 Giugno 2004, 19:17
GENETICA: IL TALENTO MUSICALE E' ANCHE UNA QUESTIONE DI DNA


(ANSA) - ROMA, 29 GIU - Il talento musicale? E' anche dovuto al Dna e, dunque, all'imprinting genetico. Lo ha affermato il primario del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda ospedaliera di Terni, Alberto Freddi, durante i lavori del Congresso Internazionale 'Genetics and Regeneration in Neuroscience' in corso fino a domani nella citta' umbra.
''Non vi e' dubbio ha sottolineato Freddi - che particolari connotazioni genetiche predispongono alla migliore capacita' di comprensione e di espressione in ambito musicale. Tant'e' che vi sono soggetti musicalmente 'dotati' ed altri che abitualmente definiamo 'stonati', ovvero incapaci di riprodurre una melodia o di riconoscerla dopo qualche nota''. In termini piu' corretti, ha spiegato l'esperto, i soggetti stonati vengono definiti affetti da sordita' tonale o sordita' ritmica.
Ma come agisce la musica sul nostro cervello? E' in grado di evocare emozioni soltanto nei soggetti che hanno una vasta cultura musicale oppure puo' influenzare positivamente anche le persone prive di specifica cultura nel settore? La risposta giusta sembrerebbe essere la seconda, almeno stando a quanto hanno concluso alcuni ricercatori inglesi che, a proposito del cosiddetto 'effetto Mozart', hanno evidenziato il miglioramento delle prestazioni mentali in un campione di studenti cui era stata fatta ascoltare la sonata in Si Maggiore del celebre musicista di Salisburgo.
Gli esperti a congresso hanno anche sottolineato l'importanza della musicoterapica e della ''capacita' delle musica di influenzare positivamente il decorso di alcune malattie in ambito psichiatrico e di alcuni disturbi della psicomotricita'''. D'altro canto, ha ricordato Freddi, ''alcune malattie genetiche hanno inciso nella storia della musica e, paradossalmente, anche in senso positivo: basti pensare alla Sindrome di Marfan, un'affezione caratterizzata da diversi sintomi e anche da una particolare lunghezza delle dita, che sono iperestensibili e capaci di movimenti che non riescono nel soggetto normale''. Molti musicisti famosi, ha spiegato, come Paganini, Rachmaninoff, Clementi, ''proprio in virtu' di questa malattia erano in grado di effettuare notevoli performance, assumendo agevolmente posizioni che per altri musicisti apparivano impossibili, o al massimo ottenibili con estrema difficolta'''. Insomma, la relazione tra musica e cervello, hanno concluso i neurologi, ''sta portando oggi a importanti e preziosi risultati per meglio comprendere nei dettagli le malattie che principalmente colpiscono il sistema comunicativo delle persone: patologie che collegano linguaggio e arte quali l'amusia, ovvero l'impossibilita' di esprimersi attraverso la musicalita' e di riconoscere melodie note''. (ANSA).

TMAP: i piani di George W. Bush
per monitorizzare le malattie mentali nella popolazione americana

quello che segue è uno stralcio da un articolo, un po' strano per la verità,
che si trova sul web in forma molto più ampia sula leva.org al seguente indirizzo
www.laleva.org/it/2004/06
e fa riferimento ad un articolo del British Medical Journal reperibile a questo indirizzo.
Non so dare valutazioni, ma chi si fosse incuriosito può farsi un'idea della faccenda collegandosi agli indirizzi indicati.



Secondo un recente articolo del British Medical Journal, il presidente degli Stati Uniti George Bush annuncera', nel prossimo mese di luglio, una grande iniziativa per la salute mentale. La proposta estendera' medicazioni e test psichiatrici dai bambini agli anziani in tutti gli States seguendo uno schema pilota di pratiche per le raccomandazioni terapeutiche sviluppato in Texas e gia' esportato in diversi altri Stati.
Il "Texas Medication Algorithm Project" (TMAP - Progetto di algoritmo farmaceutico del Texas) servira' da modello sul quale si basera' questa iniziativa, secondo la New Freedom Commission on Mental Health del Presidente. Le linee guida del TMAP sono state stabilite nel 1995 basandosi sulle opinioni di chi prescriveva i farmaci invece che sull'analisi di studi scientifici. Le compagnie farmaceutiche che hanno finanziato lo schema sono la Janssen Pharmaceutica, Johnson & Johnson, Eli Lilly, Astrazeneca, Pfizer, Novartis, Janssen-Ortho-McNeil, GlaxoSmithKline, Abbott, Bristol Myers Squibb, Wyeth-Ayerst and Forrest Laboratories. I farmaci raccomandati come "trattamento primario", molti dei quali con potenziali effetti mortali, sono dei costosissimi farmaci brevettati e prodotti dagli sponsorizzatori delle linee guida: Risperdal, Zyprexa, Seroqual, Geodone, Depakote, Paxil, Zoloft, Celexa, Wellbutron, Zyban, Remeron, Serzone, Effexor, Buspar, Adderall e Prozac.
Il TMAP e' stato esteso per raggiungere anche i bambini, sempre sotto il "consenso degli esperti", e non c'e' nessun dubbio che il programma di Bush per diffondere i test nelle scuole di tutta l'America trovera' centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi "clienti" per tutti quei farmaci che il sistema promuove.
Una simile "strategia reclutativa" per la psichiatria e' la ri-definizione delle malattie ambientali - una condizione debilitante con sintomi variabili dovuta a cause ambientali come l'avvelenamento chimico e l'inquinamento elettromagnetico - come un fenomeno puramente psicologico. "E' tutto nella tua testa, stupido!" sembra essere il nuovo consenso. Diana Buckland, rapprensentante della Australian Chemical Trauma Alliance, chiede il sostegno di tutti alla Global Recognition Campaign per i malati di Sensibilita' Chimica Multipla o malattia provocata da cause ambientali. (...)