martedì 10 febbraio 2004

ancora "Le Monde" su Marco Bellocchio

quello che segue è uno stralcio di un altro lungo articolo di "Le Monde" in occasione dell'uscita di "Buongiorno, notte" in Francia. L'articolo integrale può essere letto cliccando qui.
Questo stesso articolo appare oggi anche su "L'observateur", giornale del Marocco


L'italie face aux années de plomb
LE MONDE | 07.02.04
par Marie-Claude Decamps


Le film de Marco Bellocchio n'en est qu'un signe : l'ombre d'Aldo Moro et des Brigades rouges   hante toujours les consciences. Mais le temps est peut-être venu de regarder la vérité en face.
A lumière du film devient plus éthérée, c'est la lumière des petits matins, celle des rêves aussi. Il fait froid. Il relève le col de son pardessus et, mains dans les poches, part d'un bon pas dans Rome endormie, le pas de quelqu'un qui vient de retrouver sa liberté. Les spectateurs, fascinés, regardent s'éloigner sur l'écran cet acteur si ressemblant qui a réussi à reproduire jusqu'au sourire triste et un peu ironique que toute l'Italie connaît : le sourire de la dernière photo d'Aldo Moro. La photo saisissante, sous la grande étoile jaune, symbole des Brigades rouges (BR), du président de la Démocratie chrétienne, l'un des plus importants personnages de l'Etat italien, otage durant cinquante-cinq jours des BR, avant d'être finalement "exécuté" le 9 mai 1978.

Cette scène onirique dans laquelle Aldo Moro se sauve, du moins dans le rêve de l'un de ses geôliers, est l'un des moments les plus poignants du dernier film intimiste de Marco Bellocchio, Buongiorno, notte , qui, se basant en partie sur Le Prisonnier , le livre de Laura Braghetti, une ancienne "brigadiste" impliquée dans l'enlèvement, a choisi d'évoquer à sa façon le drame humain de Moro et sa lente agonie dans la "prison du peuple" .

Il a pourtant suffi de cette petite entorse artistique du cinéaste avec l'Histoire pour que surgissent mille polémiques. [...]

"On m'a beaucoup critiqué pour cette scène où Moro est libéré, explique, un peu embarrassé, Marco Bellocchio, mais elle exprime mon sentiment, ce que j'aimerais qui soit vrai aujourd'hui. Je m'oppose à l'Histoire. Mon film ne cherche pas à expliquer, c'est une libre interprétation qui montre la perverse normalité de gens capables de tuer quelqu'un à froid au nom d'une idée, ce qui aboutit à leur déshumanisation totale. Cette affaire Moro, qui est la tragédie suprême de tant de vicissitudes italiennes, a laissé une blessure dans nos esprits. Le remords est là et ne part pas."
[...]

il Guercino, una mostra a Roma

Le opere dell’artista di Cento esposte nell’ala Mazzoniana della stazione Termini
Corriere della Sera 10.2.04
Guercino, pittore dei sensi
Poesia e sentimento nei dipinti del Seicento
di Rachele Ferrario


Guercino pittore dei sensi. Così venivano chiamati i sentimenti, gli affetti nel Seicento, quando non si erano esaurite le conseguenze della Controriforma e il barocco era nella sua fase vivace e sensuale, non ancora carica di eccessivi decorativismi. Da Milano, a Palazzo Reale dove ha avuto oltre 100 mila visitatori, la mostra «Guercino: poesia e sentimento nella pittura del '600» apre oggi a Roma, nella restaurata ala Mazzoniana all'altezza del binario 24 della stazione Termini. Una cornice architettonica suggestiva e insolita per dipinti antichi, progettata da Angiolo Mazzoni nel primo dopoguerra. A cura di Sir Denis Mahon, storico dell'arte cui pare si debbano anche un cospicuo nucleo di opere esposte, Massimo Pulini e Vittorio Sgarbi, la mostra (prodotta da RomArtificio, catalogo De Agostini) vanta un comitato scientifico internazionale, tra cui Nicolas Turner, esperto di Guercino. Nelle sei sezioni - nella versione romana si aggiungono alcune opere tra cui il «Sant'Agostino in meditazione» dal Museo del Prado e la «Madonna con Bambino Benedicente» dalla Galleria Sabaudia di Torino - è ripercorsa la linea ideale della poetica degli affetti inaugurata dall'artista di Cento. Nel piccolo paese ai confini tra i contadi di Ferrara e Bologna, Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, era nato nel 1591, quando gli artisti cercavano di interpretare le regole stilistiche entro le quali il cardinale Gabriele Paleotti e San Carlo Borromeo avevano racchiuso i soggetti religiosi.
Impossibile prescindere dal Concilio di Trento per ripercorrere le invenzioni compositive e le traduzioni pittoriche di Guercino e di tutta la schiera di pittori che tra la via Emilia, Roma e Napoli ridipinsero nuovi monasteri, refettori e pale d'altare, esaltando la sensualità e la poetica dei sentimenti.
La prima parte dell'esposizione è dedicata ai precedenti: l'ambiente bolognese dei Carracci con Ludovico e Annibale; il colorismo veneziano e l'influenza di Bassano, Domenichino e Scarsellino; particolare attenzione è data agli affetti domestici (seconda sezione) di cui Guercino fu straordinario interprete fin dalle prime opere giovanili, dal tratto già sensuale e venato di tenerezza: piccoli capolavori da cavalletto, in particolare le Madonne con bambino, dove accanto all'intenso colloquio amoroso si riconosce la vibrazione atmosferica della sua «pittura di macchia».
Vedute oniriche e passeggiate al chiaro di luna nella terza sezione, sul sentimento del luogo, tra cui figura «Fiera sul Reno», cronaca sentimentale di un capitolo di vita collettiva dell'epoca, recentemente attribuita al catalogo delle opere dell'autore insieme a «Uomo su un asino», della Pinacoteca di Cento. Accanto ai dipinti provenienti da musei italiani e stranieri (dal Louvre alla National Gallery di Londra, alla Dahlem Gemäldegalerie di Berlino) la mostra di cui una sezione ridotta sarà trasferita a Londra, alla Royal Academy of Arts, prosegue con l'intima platea di Guercino («San Francesco in meditazione» e «San Pietro Piangente»), i recitativi e la scena aperta con scene e favole tratte dalla letteratura erotica o dall'epica antica e moderna.

GUERCINO. Poesia e sentimento nella pittura del '600, Stazione Termini-Ala Mazzoniana, binario 24, fino al 30 giugno. Tutti i giorni 10-20