giovedì 6 marzo 2014









l’Unità 6.3.14
Boschi: no a dimissioni per un’indagine
Si accende la polemica sui sottosegretari al centro di inchieste giudiziarie
Bindi attacca: «Quelle nomine al governo sono state un atto superficiale. Chi non è presentabile alle elezioni non può stare nel retrobottega del governo»
di Andrea Carugati

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Repubblica 6.3.14
Troppi sofismi rischiano di azzoppare il cambiamento
di Liana Milella

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il Fatto 6.3.14
Renzi cambia verso Gli indagati non si toccano
Indagati a casa? “Non è intenzione del governo”
Il ministro Boschi alla Camera: i sottosegretari non si toccano
di Fabrizio d’Esposito

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il Fatto 6.3.14
Corradino Mineo Il giornalista-senatore
“No a dimissioni automatiche, però Bubbico...”
di Marco Palombi

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il Fatto 6.3.14
Giovani Gattopardi
di Peter Gomez

A dimostrazione di come il potere non sia solo “il più grande afrodisiaco” (parola di Henry Kissinger), ma di come dia pure alla testa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ci mette meno di quattro minuti per demolire, agli occhi dell’Europa e dei cittadini, un altro pezzo di credibilità del governo Renzi. Quando il M5S le chiede come mai sia stata nominata sottosegretario Maria Teresa Barracciu, fatta ritirare proprio da Renzi dalla corsa per la presidenza della Sardegna perché sotto inchiesta per peculato, lei non spiega. Ma dice che Barracciu è un’amministratrice esperta, che è stata pure europarlamentare, e che in ogni caso l’esecutivo “non chiede le dimissioni di ministri e parlamentari sulla base di un avviso di garanzia”. Per tutti loro “vale il principio di innocenza” e le loro eventuali dimissioni saranno valutate solo al termine dell’inchiesta penale. Diventa insomma chiaro che per l’esecutivo promuovere sottosegretari, ministri e viceministri degli indagati o degli imputati – ce ne sono altri 4 – non è stato uno sbaglio, ma una scelta. Nonostante i tanto pubblicizzati buoni propositi di Renzi (“dobbiamo ridare credibilità alla politica”, “dobbiamo essere degni di onore”) non passa nemmeno tra i sedicenti rottamatori l’idea che chi ricopre cariche pubbliche abbia degli oneri diversi rispetto a quelli dei normali cittadini. E che il principio di non colpevolezza debba sempre valere in tribunale, ma che nelle istituzioni del secondo paese più corrotto d’Europa sia invece necessario ricorrere a criteri di elementare buon senso. Cose del tipo: non fa carriera chi non ha ancora chiarito la propria posizione. Intendiamoci, questo non è grave tanto per gli elettori. Loro, intanto, ai gattopardi e ai bugiardi ci hanno fatto il callo. È pericoloso invece per il Paese. Renzi, nel giorno in cui la Ue retrocede l’Italia tra le nazioni il cui debito rischia di finire fuori controllo, invia un segnale devastante: non siamo cambiati. Anzi siamo peggiorati. E questo per chi vive in Capitali dove ci si dimette per aver pagato in nero la colf, è peggio di un downgrade. Perché nessuno darà mai credito e fiducia agli impegni di un governo che, a torto o ragione, sospetta essere come sempre popolato da ladri e da corrotti. Povera Italia. E poveri italiani.










La Stampa 6.3.14
Battiam le mani
di Massimo Gramellini

Signore maestre e signori maestri che ogni mercoledì accogliete l’adorato premier in visita pastorale nelle vostre scuole, è troppo chiedervi di non esagerare con le manifestazioni di giubilo da parte degli allievi? Ve lo dice uno che nella sua tormentata esperienza professionale ha visto bimbi inermi sbaciucchiati da D’Alema, giovani degenti ospedalieri miracolati da Berlusconi e una creatura in lacrime costretta a leggere a Di Pietro una domanda sul rito abbreviato nel processo penale. Ieri però si è passato il segno. In una scuola elementare di Siracusa lo schivo Renzi è stato accolto dai bambini con un coro ritmato («Mat-teo, Mat-teo») e una canzoncina scritta per l’occasione: «Facciamo un salto… battiam le mani… ti salutiamo tutti insieme, Presidente Renzi… alle tue idee e al tuo lavoro affidiamo il futuro». Parole e musica, ne converrete, perfettamente credibili sulle labbra dei dirigenti di qualche ente pubblico in cerca di riposizionamento. Ma alquanto stonate in bocca a dei piccoli fan di Peppa Pig. 
L’adulazione e il servilismo spacciati per entusiasmo genuino sono valori profondamente sentiti nel nostro Paese. Perciò meriterebbero di essere sviluppati in proprio e non per interposto bambino. Ne va dell’equilibrio psicologico degli alunni e anche un po’ di quello del presidente del Consiglio, le cui riserve di autoironia vengono messe continuamente a dura prova. Fatelo voi, un salto. Battetele voi, le mani. Affidatelo voi, il vostro futuro, alle idee del Presidente Renzi, che a furia di volteggiare tra scolaresche non sa neanche lui dove troverà il tempo per farsele venire, le idee.  
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il Fatto 6.3.14
Sicilia, altro giro altra scuola e Renzi evita ancora gli operai
Qualche contestazione al premier che incontra imprenditori e forconi
di Giuseppe Giustolisi

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il Fatto 6.3.14
Oltre la realtà
Come costruire il consenso tra gli applausi dei Balilla 2.0
di Daniele Ranieri

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Repubblica 6.5.14
Se i bimbi cantano il culto di Matteo
di Francesco Merlo

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il Sole 6.3.14
Il monito Ue riporta alla realtà ma Renzi raddoppia la fiducia in se stesso
Le visite nelle scuole come reazione alle sfide del Palazzo. Quanto può durare il contrasto?
di Stefano Folli

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l’Unità 6.3.14
Italicum al via in Aula ma non c’è la parità
Stralciati gli emendamenti su rappresentanza delle donne in lista e sul Salva Lega, ira di tutte le deputate
Regge l’accordo Pd-Fi alla prova del voto segreto, con quasi trenta franchi tiratori
di Claudia Fusani

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La Stampa 6.3.14
Una riforma che per ora resta a metà
di Elisabetta Gualmini

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La Stampa 6.3.14
Ma la prima mina è la rivolta delle donne
“Così ci fanno fuori”
Tre emendamenti trasversali e una lettera aperta al premier
di Francesca Schianchi

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il Fatto 6.3.14
Parità di genere o morte: l’Italicum parte male
Arriva in aula la legge elettorale, ma i problemi non finiscono. Con il voto segreto alla maggioranza mancano 31 voti. E l’approvazione slitta ancora
di Wanda Marra

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l’Unità 6.3.14
Riforme, la minoranza Pd fa male al partito e al Paese
di Sandra Zampa

deputata Pd
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il Fatto 6.3.14
Parola di costituzionalisti
Uno scandalo al sole

L’Italicum ai costituzionalisti proprio non piace: alle critiche che si sono accumulate al suo impianto generale, ora si vanno ad aggiungere quelle riguardo a un sistema valido solo in una Camera
MICHELE AINIS: “Non si può decidere per un maggiorzionale, non si possono trattare le due Camere come se appartenessero a due Stati”
GIANFRANCO PASQUINO: “È un Porcellinum: va buttato. Le liste bloccate non vanno bene, le candidature multiple sono uno scandalo, la presenza di più di una soglia di sbarramento è inaccettabile”
ROBERTO D’ALIMONTE: “Votando con l’Italicum ci sarebbe un vincitore certo alla Camera e certamente nessun vincitore al Senato Cioè si riprodurrebbe la stessa elezione del febbraio 2013”
MASSIMO LUCIANI: “Avremmo una maggioranza alla Camera, ma non al Senato Con un problema di incoerenza politica tra le due maggioranze”
GIANLUIGI PELLEGRINO: “Decidono per legge che è vietato votare La Consulta dice che ci possono essere due sistemi diversi per Camera e Senato, ma non opposti”
La Stampa 6.3.14
Lo spettro del premier: una manovra ad aprile
di Marcello Sorgi

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Corriere 6.3.14
Se giovanilismo e velocità sono le nuove parole d’ordine
di Corrado Stajano

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Corriere 6.3.14
Modena e Reggio, primarie Pd nel caos

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l’Unità 6.3.14
Con Tsipras Da Spinelli a Ovadia (ma solo in lista)
di Rachele Gonnelli

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il Fatto 6.3.14
Movimenti a sinistra
Lista Tsipras, Spinelli guida l’altra Europa
di Salvatore Cannavò

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Repubblica 6.3.14
Tutti i rischi della lista Tsipras
di Stefano Rodotà

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Repubblica 6.3.14
Le elezioni europee
Scrittori, attori e No Tav nella lista Tsipras
Candidati attivisti di movimenti locali. “ Fermiamo l’austerity che soffoca l’Europa”
di Silvio Buzzanca


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Corriere 6.3.14
I nostalgici del novecento
di Pierluigi Battista

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il Fatto 6.3.14
Derive a sinistra
Cani e vino, il podere di D’Alema e la ritirata velenosa di un Lìder
di Pino Corrias

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l’Unità 6.3.14
Reato di tortura: scusate il ritardo
di Luigi Manconi e Federica Resta

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l’Unità 6.3.14
Rapporto Ue, la violenza colpisce una donna su tre
di Sonia Renzini

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l’Unità 6.3.14
Perché serve il reato di autoriciclaggio
L’inchiesta sulla «banca delle ‘ndrine» conferma l’urgenza di un adeguamento legislativo e di un chiarimento su ruolo e funzione delle Poste
di Angelo De Mattia

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l’Unità 6.3.14
La capacità di stare accanto a chi muore
risponde Luigi Cancrini

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il Fatto 6.3.14
Rabbia contro la ‘cricca’ cinese
Per la prima volta proteste a Pechino davanti alla riunione del Parlamento
di Cecilia Attanasio Ghezzi

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Repubblica 6.3.14
Pechino, sfida a Usa e Giappone 132 miliardi di dollari per il riarmo
La Merkel dice no al “ pellegrinaggio anti- nazista” di Xi Jinping
di Giampaolo Visetti

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Corriere 6.3.14
La miliardaria più giovane del mondo
Una ventiquattrenne cinese senza volto
Aperto a Pechino il Congresso del popolo: obiettivo crescita al 7,5%
di Guido Santevecchi

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Il Sole 6.3.14
Al via l’Assemblea del Popolo
La svolta cinese: meno crescita ma più «verde»
di Rita Fatiguso

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il Sole 6.3.14
Cina. Nell'intervento al 12° Congresso del Parlamento il premier Li Keqiang promette un modello di sviluppo più sostenibile
La svolta «verde» di Pechino
Il governo indica al 7,5% la crescita del Pil nel 2014 - Spese militari in aumento del 12%
di Rita Fatiguso

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Il Sole 6.3.14
Se il Partito comunista non è più infallibile
Tra inefficienze e malcontento. Mea culpa del primo ministro: «Non abbiamo fatto bene il nostro lavoro»
di Rita Fatiguso

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Il Sole 6.3.14
L'India chiama al voto 814 milioni di persone
di G.D.D.

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Repubblica 6.3.14
Ceuta
I disperati dell’altra Lampedusa
Migliaia di migranti, di notte, all’assalto della barriera di ferro e filo spinato.
di Daniele Mastrogiacomo

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Repubblica 6.3.14
Le tensioni fra Russia e Ucraina
Crimea
Quella penisola di nessuno eterna terra di conquista
di Andrea Graziosi

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Repubblica 6.3.14
Alla ricerca dell’Eurasia
L’ideologia dell’aggregazione politica e teologica
di Pietrangelo Buttafuoco

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Repubblica 6.3.14
Il ritorno del Capitale
Piketty: “L’economia è soffocata dal denaro. Come ai tempi di Marx”
Lo studioso francese analizza tre secoli di evoluzione dei paesi occidentali: “La rendita cresce più del Pil, per questo aumenta la disuguaglianza”
di Fabio Gambaro

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Il Sole 6.3.14
Marx, Malthus e gli sviluppi moderni
Le economie capitaliste funzionano, la politica a volte non tanto
di Kenneth Rogoff

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Repubblica 6.3.14
Dalla matematica ai grandi artisti il rettangolo “magico” che definisce le forme perfette La divina proporzione
Il fascino eterno della sezione aurea che colpisce anche i graphic designer
di Piergiorgio Odifreddi

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La Stampa 6.3.14
Quello che le parole non dicono ce lo dice il loro odore
Non si può ridurre la lingua a un sistema “per capirsi”
Quali competenze servono per utilizzarla pienamente?
di Alessandro Perissinotto

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La Stampa 6.3.14
Quei refusi di 2500 anni fa sui palazzi imperiali di Persepoli

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Corriere 6.3.14
La politica è decisione sui conflitti

I tecnici non possono sostituirla
Proprio la frammentazione dei saperi esige forti scelte di sintesi
di Natalino Irti

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Corriere 6.3.14
Ben Jelloun Il viaggio e la nostalgia
«Il mio dialogo continuo tra Oriente e Occidente E nell’inverno del desiderio ho trovato un inno alla vita»
di Cristina Taglietti

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Corriere 6.3.14
Il clero al servizio dello Stato nella Francia rivoluzionaria
risponde Sergio Romano

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Corriere 6.3.14
Sacerdozio delle donne augurio per l’8 marzo
di Beppe Severgnini

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 con la collaborazione di Susanne Portmann