martedì 15 marzo 2005

Salman Rushdie contro tutte le religioni
«abbiamo bisogno di più insegnanti e meno sacerdoti»

Repubblica.it 15.3.05
IL MONDO DIVISO TRA CREDENTI E NON
SALMAN RUSHDIE
«Non vi è eresia né filosofia tanto aborrita dalla Chiesa quanto l'essere umano»
James Joyce

Non ho mai pensato di essere uno che scrive di religione fino a quando una religione non ha iniziato a starmi alle costole. La religione era uno degli argomenti che trattavo, ovviamente, e come avrebbe potuto essere altrimenti per uno scrittore del subcontinente indiano? Ma dal mio punto di vista disponevo altresì di molti altri pesci, più grandi e più gustosi, da mettere in padella. Ciò non di meno, quando ebbe luogo l´offensiva dovetti affrontare ciò che mi si parava davanti, e decidere a favore di che cosa volessi schierarmi a fronte di ciò che si ergeva contro di me con cotanta veemenza, violenza e prevaricazione.
Ora, a distanza di sedici anni, la religione incalza tutti noi e, anche se con ogni probabilità la maggior parte di noi - come me un tempo - avverte di avere ben altre e più importanti preoccupazioni, dovremo tutti quanti far fronte alla sfida. Se fallissimo, questo particolare pesce potrebbe finire col farci friggere tutti.
Per quanti di noi crebbero in India all´indomani delle sommosse del 1946-47 per la Separazione, scoppiate in seguito alla creazione degli Stati indipendenti di India e Pakistan, lo spettro di quei massacri è rimasto impresso quale tremendo monito di ciò che gli uomini sono disposti a fare nel nome di Dio. Troppe volte si sono già ripetute in India violenze simili, a Meerut, in Assam e più recentemente nel Gujarat. Anche la storia dell´Europa è costellata di prove dei pericoli insiti nella politicizzazione della religione: le guerre francesi di religione, gli aspri combattimenti in Irlanda, il "nazionalismo cattolico" del dittatore spagnolo Franco e gli eserciti nemici che nella guerra civile inglese partivano in battaglia cantando ambedue gli stessi inni.
L´umanità si è sempre rivolta alla religione per cercare le risposte a due delle grandi domande legate all´esistenza: da dove veniamo? Come dobbiamo vivere? Per quanto riguarda la questione delle origini, tutte le religioni hanno torto, molto semplicemente. L´universo non fu creato in sei giorni da una forza superiore che al settimo giorno si riposò. Né fu creato dal nulla da un dio celeste con uno sconvolgimento immane. Per quanto riguarda l´interrogativo sulla vita sociale, poi, la semplice verità è che quale che sia la religione ai posti di comando di una società ne sboccia sempre e soltanto una tirannia. Ne nasce l´Inquisizione, ne spuntano fuori i Talebani.
Ciò nonostante, le religioni persistono a sostenere di poter assicurare un accesso del tutto privilegiato alle verità morali e di conseguenza di meritare un trattamento speciale e protezione. Le religioni continuano a emergere dall´ambito della sfera privata - alla quale del resto appartengono, tanto quanto molte altre cose che sono pienamente accettabili quando fatte in privato tra adulti consenzienti e che diventano del tutto inaccettabili sulla pubblica piazza - per candidarsi al potere. Non è il caso di ripercorrere qui in che modo è andato affermandosi l´islam radicale, tuttavia la rinascita della fede è sicuramente un argomento più vasto di cui occorre parlare.
Negli Stati Uniti oggi pressoché chiunque - donne, gay, afro-americani, ebrei - può candidarsi ed essere eletto a qualche alta carica politica. Tuttavia, chiunque invece si dovesse professare ateo, non avrebbe neppure una chance di vittoria candidandosi a vendere popcorn all´inferno. Da qui la natura quanto mai ipocrita di gran parte del dibattito politico americano: secondo Bob Woodward l´attuale presidente si considera un "messaggero" che adempie alla "volontà del Signore" e i "valori morali" sono diventati una sorta di frase in codice per i bigotti anti-gay e anti-aborto. Anche gli sconfitti Democratici paiono affrettarsi verso questo stesso tipo di basso livello, disperando forse di poter mai tornare a vincere un´elezione in altro modo.
Stando a quanto afferma Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, "negli anni a venire lo scontro tra coloro che credono e coloro che non credono diverrà un aspetto primario e dominante delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa". Gli attentati a una stazione ferroviaria di Madrid e l´omicidio del regista olandese Theo van Gogh in Europa sono considerati alla stregua di altrettanti segnali d´allarme, che invitano a difendere e rafforzare i principi laici alla base di qualunque democrazia umanista. Ancor prima che questi terribili eventi avessero luogo, la decisione francese di mettere al bando capi di vestiario aventi una connotazione religiosa, come il velo islamico, aveva ottenuto il pieno avallo di tutto lo spettro politico. Le richieste degli islamisti di istituire nelle scuole classi riservate e distinte nonché intervalli per la preghiera erano state respinte. Pochi europei oggi si dicono osservanti: soltanto il 21 per cento, secondo un recente studio intitolato "I valori europei", a fronte di una percentuale del 59 per cento rilevata tra gli americani dal
Pew Forum. In Europa l´Illuminismo rappresentò una via di salvezza dal potere che aveva la religione di apporre al pensiero dei confini precisi, mentre in America rappresentò la via di fuga nella libertà religiosa del Nuovo Mondo, un avvicinamento alla fede, più che un allontanamento da essa. Molti europei oggi reputano allarmante la fusione americana di religione e nazionalismo.
L´eccezione al laicismo europeo la si rinviene in Gran Bretagna, o quanto meno nel governo di Tony Blair - devotamente cristiano e sempre più autoritario - che sta cercando di far approvare a tutti i costi al Parlamento una legge contro "l´istigazione all´intolleranza religiosa", nel cinico tentativo di accalappiare dei voti per placare i sostenitori dei musulmani britannici, alle cui orecchie suona offensiva qualsiasi critica dell´islam. Giornalisti, avvocati e un lungo elenco di personaggi pubblici hanno messo in guardia contro le conseguenze di questa legge, che potrebbe ostacolare in modo radicale la libertà di parola venendo inoltre meno al proprio scopo, e che potrebbe amplificare il putiferio religioso, invece di mitigarlo. Il governo di Blair pare contemplare l´intera questione delle libertà civili con arroganza: quanto potranno mai contare le libertà - per quanto a caro prezzo conquistate e a lungo salvaguardate - a fronte delle esigenze di un governo che punta alla rielezione?
Ciò nondimeno, la politica blairiana dell'
appeasement deve essere messa fuori gioco. La Camera dei Lord forse farà quello che i Common hanno evitato di fare, e getterà questa pessima legge nel mucchio di quelle abortite. E forse - cosa tuttavia più difficile - i Democratici americani perverranno a comprendere che oggi, in un´America spaccata esattamente a metà, avranno maggiormente da guadagnare opponendosi alla Christian Coalition e ai suoi adepti, e impedendo che la visione del mondo di Mel Gibson plasmi la politica sociale e la politica americana. Se tutto ciò non dovesse accadere, se America e Gran Bretagna consentissero alla fede religiosa di controllare e dominare addirittura il dibattito pubblico, allora l´Alleanza Occidentale si troverebbe assoggettata a ulteriori e quanto mai crescenti tensioni, mentre gli altri baciapile, quelli contro i quali si suppone che noi ci si debba battere, avranno davvero di che esultare.
Victor Hugo scrisse: «In ogni villaggio c´è una fiamma, il maestro di scuola, e c´è un estintore, il curato». Nelle nostre vite abbiamo bisogno di più insegnanti e di meno sacerdoti, perché come disse una volta James Joyce: «Non vi è eresia né filosofia tanto aborrita dalla Chiesa quanto l´essere umano». Forse, chi propugna il laicismo meglio di tutti è il grande avvocato americano Clarence Darrow che ha detto: «Non credo in Dio perché non credo in Mamma Oca».


Copyright 2005 . Distribuito da The New York Times Syndicate. (Traduzione di Anna Bissanti)

delitti in famiglia
tutto in un giorno...

ilmessaggero.it 15 marzo 2005
SORA
L’assassino: mamma non voleva alzarsi, io l’ho pugnalata
Nardelli ha raccontato la dinamica e i perchè dell’omicidio: «L’ho uccisa, poi ho acceso una sigaretta»

I medicinali che gli venivano prescritti sono antidepressivi e ansiolitici, ma dall’ottobre scorso la cura gli era stata cambiata, nonostante ciò lui avrebbe continuato ad assumere anche i ”vecchi” farmaci, sovrapponendo le due cure. Proprio questo mix di sostanze avrebbe provocato in lui uno stato di catalessi. E poi, nel momento in cui tornava in sè, veniva sopraffatto da impeti d’ira. Questa miscela chimica, quindi, avrebbe innescato lo scatto violento terminato con l’omicidio. Per avvalorare questa tesi sono state prodotte le ricette e le prescrizioni mediche.
Al termine dell’interrogatorio il legale dell’uomo, Nicola Ottaviani, ha chiesto al gip che il suo assistito possa scontare la custodia cautelare in una struttura sanitaria sorvegliata, anziché in carcere. Segno che si vuole avvalorare la tesi dell’infermità mentale. Il giudice, il dottor Mancini, ha preso tempo per decidere.
Nardelli nella lunga deposizione ha descritto le fasi dell’omicidio. Ha raccontato di aver svegliato la mamma verso le 9 di venerdì. Di averla accompagnata in cucina e di aver preparato la colazione. Poi ha preso le tazze dove aveva versato il cappuccino e le ha messe nel lavandino. A quel punto ha detto all’anziana madre di prepararsi ed è salito in casa sua, che si trova al piano superiore. Dopo qualche minuto è sceso di nuovo, ma ha trovato Domenica adagiata sul letto, con indosso ancora la vestaglia. Alla vista della madre avrebbe perso la ragione: alle 9,30 è andato in cucina, ha afferrato il grosso coltello e ha affondato la lama nel petto della donna, squarciandole il cuore. Un solo colpo. Fatale. Le macchie di sangue trovate in altre zone della casa sarebbero state lasciate dal lenzuolo imbevuto.
Nardelli aveva avuto un ictus dieci anni fa. Da allora accusava una depressione, ormai divenuta cronica. Per tenere a bada il disturbo assumeva farmaci. Ma la cura, da ottobre, gli era stata sostituita con una nuova prescrizione. Per qualche tempo Nardelli avrebbe seguito le indicazioni del medico. Da un paio di mesi, invece, avrebbe ripreso a prendere anche i vecchi farmaci.

giornaledibrescia.it 15 marzo 2005
Verona, uccide il figlio e si spara
L’UOMO ESASPERATO DALLA MALATTIA DEL RAGAZZO

LEGNAGO (Verona)- Lo scenario è quello di una famiglia benestante e stimata, dove però da alcuni anni era entrato il dramma della malattia, la grave forma di depressione che aveva colpito uno dei tre figli. E in questo scenario un padre, esasperato dalla condizione del figlio, sceglie di sparare alla testa prima a lui e poi a se stesso, dandosi la morte sullo stesso letto. È accaduto ieri sera a Legnago, un’importante cittadina della Bassa veronese. Riserbo degli investigatori sull’identità della famiglia colpita dalla tragedia, a tutela del devastante dolore che improvvisamente ha colpito la moglie e gli altri due figli. Il padre, 61 anni, era tormentato ormai da troppi anni dalla depressione in cui era caduto uno dei figli. Un male che lo tormentava, sembra, anche con visioni di morte, e che lo rendeva incapace di un normale rapporto con il mondo esterno. Solo ogni tanto riusciva infatti ad affrancarsi almeno in parte dal suo male, dedicandosi a qualche lavoro saltuario. L’esasperazione, ieri deve essere diventata per il padre insostenibile. L’uomo ha atteso che la moglie uscisse per alcune spese, ha preso la sua pistola, ha sparato al figlio quindi si è suicidato sullo stesso letto.

lagazzettadelmezzogiorno.it 15 marzo 2005
Uccide il padre e si toglie la vita

SIENA Solo la madre, quando si riprenderà dallo choc, potrà forse spiegare quale è stata la molla che ha fatto scattare la furia omicida del figlio. La donna è ancora ricoverata in ospedale, tenuta sotto sedativi: l'altra notte, è stato ricostruito, Francesco, il suo unico figlio, 27 anni, ha infierito sul padre Roberto, uccidendolo nella loro casa a Siena. Poi il giovane si è tolto la vita, buttandosi dal tetto dell'abitazione, in via Lucherini, a poche decine di metri dalla basilica di Provenzano, nel centro di Siena. Una tragedia che appare incomprensibile, è il commento di quanti conoscevano la famiglia Bruchi, molto nota a Siena. Roberto Bruchi, 60 anni, era stato un alto funzionario della banca Monte dei Paschi, arrivando a ricoprire l'incarico di capo della segreteria generale. Nel 2003 era andato in pensione e ora lavorava come consulente a Roma della Banca popolare vicentina. La moglie, Angela Rachini, è una professoressa di lettere: insegna in un liceo scientifico. Il loro figlio, Francesco, laurea in giurisprudenza, stava facendo il tirocinio presso uno studio di avvocato a Siena e giocava a calcio, nel Pianella, squadra che milita nel campionato di seconda categoria. Era considerato un giovane tranquillo. Si parla di depressione: forse potrebbe essere questa l'unica spiegazione. Francesco dapprima ha colpito il padre con un candelabro in legno, poi ha usato una cassetta in ferro, quindi ha ferito il genitore con un pugnale. La madre avrebbe cercato di fermarlo, restando lievemente ferita a una mano. Poi Francesco è andato nella sua camera da letto, passando da una finestra è salito sul tetto e poi si è lanciato nel vuoto.

OMICIDIO-SUICIDIO A LEGNANO
Esasperato dalla grave forma di depressione del figlio, che durava ormai da vari anni, il padre ha usato la propria pistola, legalmente detenuta, per colpire il giovane alla testa e poi togliersi la vita allo stesso modo. Èaccaduto a Legnago, nell'abitazione dove i due - di cui non sono stati resi noti i nomi - vivevano con il resto della famiglia.

novità
l'anello contraccettivo

clicMedicina.it Adnkronos
L'anello contraccettivo stimola interesse e fantasia nella coppia

L'anello contraccettivo, uno degli ultimi ritrovati della contraccezione ormonale, influisce positivamente sulla vita sessuale della coppia aumentando in modo significativo la complicità, la fantasia e l'interesse sia nella donna sia nel partner. E' quanto emerge da uno studio clinico condotto dall'università di Napoli che verrà presentato al 12° congresso sulla riproduzione umana al via oggi a Venezia.
Realizzato per valutare l'influenza dei contraccettivi ormonali sull'attività sessuale della coppia, lo studio, pubblicato dalla rivista scientifica Human Reproduction, ha evidenziato già dopo tre mesi di terapia un aumento statisticamente significativo della complicità e della fantasia 'sotto le lenzuola' nelle coppie che utilizzavano l'anello contraccettivo, un anello flessibile che si inserisce una volta al mese e rilascia quotidianamente per via vaginale il più basso dosaggio mensile di estrogeni (15 mcg di EtinilEstradiolo e 120 mcg di Etonogestrel).
Lo studio ha monitorato, in un periodo di sei mesi, un campione di 76 donne tra i 22 e i 34 anni in buona salute, con una vita sessualmente attiva e un partner stabile, suddiviso casualmente in tre gruppi. Le 26 donne appartenenti al primo gruppo hanno utilizzato l'anello contraccettivo, mentre le 25 del secondo gruppo hanno assunto un contraccettivo orale contenente 20 mcg di EtinilEstradiolo e 150 mcg di Desogestrel. Altre 25 donne hanno partecipato alla ricerca come gruppo di controllo senza utilizzare alcun contraccettivo. Durante tutta la durata dello studio sia le donne che i loro partner sono stati periodicamente sottoposti ad un questionario per valutare il desiderio e altri aspetti fisici e psicologici dell'interazione sessuale.
''La vera novità - sottolinea Carmine Nappi, direttore cattedra di ostetricia e ginecologia dell'università Federico II di Napoli - è che l'anello stimola la fantasia della donna e anche dell'uomo, creando una complicità che aumenta l'interesse sessuale e rende il rapporto più eccitante. Una possibile spiegazione di questo effetto - prosegue l'esperto - soprattutto psicologico, puo' essere ricercata in una complice consapevolezza della presenza dell'anello come stimolo alla fantasia sessuale, piuttosto che in un reale contatto con il contraccettivo''. ''Il dibattito sulla contraccezione ormonale - aggiunge Andrea R. Genazzani, presidente del congresso sulla riproduzione umana in programma fino a domenica prossima - si e' oggi allargato agli effetti positivi che possono avere sulla vita delle donne e sul benessere della coppia. In questo contesto l'anello è l'unico contraccettivo ormonale che, come ha dimostrato lo studio dell'università' di Napoli, influisce positivamente sulla fantasia e la complicità della coppia''. (Red-Ile/Adnkronos Salute)

Gabriel Levi, psichiatra
la depressione nei bambini

La Stampa 15 Marzo 2005
Il problema dei bambini depressi
Gabriel Levi
Ordinario di Neuropsichiatria Infantile
Università La Sapienza di Roma


SI è fatto un gran parlare, negli ultimi anni, sul problema dei bambini depressi. Il centro della discussione è stato messo sulla realtà e sulla consistenza del fenomeno. Ma veramente esistono bambini depressi? E quanti sono? E perché prima non se ne parlava? Abbiamo nuove conoscenze che ci permettono di fare nuove diagnosi? Oppure viviamo in una società che produce bambini depressi?
Dietro queste prime domande, che coinvolgono sia il grande pubblico sia gli specialisti, si intravedono altre questioni, ancora più dure e compromettenti. Ma allora depressi si nasce? E quale rapporto esiste tra la depressione dei bambini e quella degli adulti? Un bambino depresso sarà un adulto depresso? Oppure un adulto depresso sarà particolarmente debole nel difendere i propri figli (o alunni) dalla depressione?
Sono tutte domande giuste e pertinenti. E ancora più pressante e necessaria è la domanda di saper riconoscere i sintomi che costituiscono, o preannunciano, la depressione dei bambini. Eppure il quesito più basilare, il filo che ci aiuterebbe a sbrogliare la matassa, sta nel cercare di comprendere l'esperienza e i sentimenti dei bambini depressi. Quali sono le emozioni contro cui combatte un bambino depresso? Come ne prende coscienza oppure come le oscura? Come fa il bambino depresso a localizzare, dentro di sé, queste emozioni? Come riesce a dar loro un nome e a trovare le parole per comunicarle, o per nasconderle, agli altri?
Curiosamente, la nostra esplorazione sullo sviluppo dei sentimenti depressivi è più reticente. Ci sembra troppo difficile, o forse troppo dolorosa. Tuttavia questa esplorazione è inevitabile ed è anche la più utile. Perché ci aiuta a comprendere il mondo dei bambini depressi. Perché individua un'ampia area di transizione tra la realtà di tutti i bambini (e degli adulti) e la realtà dei bambini clinicamente depressi.
La depressione è un fenomeno complesso che risulta difficile da comprendere. Primo: perché tocca in profondità una patologia dei sentimenti. Secondo: perché molto precocemente diventa una guerra tra sentimenti, o meglio una mascherata attraverso cui un sentimento combatte o maschera un altro sentimento. Sentirsi depressi, per un bambino, significa sentirsi tristi, molto tristi, e specialmente non saperne e non trovarne il motivo. Avere una tristezza senza motivo porta a sentirsi soli. Senza aiuto perché non si sa cosa e a chi chiedere. Senza speranza (e per i bambini la speranza è la certezza che i desideri si realizzeranno sempre), perché si hanno meno desideri e meno forza e piacere di desiderare.
La prima esperienza di un bambino che diventerà depresso è esattamente questa: sentirsi spento, perché non ha l'energia, il gusto, la rabbia allegra di esternare quello che gli piace e quello che non gli piace. Se io fossi fuoco! E se non ce la faccio a essere fuoco? Come faccio a sentirmi riscaldato e a vedere i tanti colori della luminosità? I sensi di colpa, contro il pregiudizio più comune degli adulti, vengono molto più tardi. La primissima reazione che un bambino può sviluppare quando sente che, in un modo o nell'altro, non può farcela (e che non è all'altezza del suo desiderio di piacere) è di provare una rabbia cattiva e soffocata. Tanto più cattiva quanto più soffocata. Con una prima sintesi: il bambino triste si accorge di avere poca forza nell'esprimere i suoi desideri e si confonde quando cerca di distinguere tra la propria rabbia e la sensazione di cattiveria. In qualche modo queste percezioni, anche se confuse, creano in questi bambini una convinzione crescente di essere poco amati e poco degni di amore. È difficile capire dove inizia, in questo percorso, anche la percezione di non essere capaci di voler bene, forse perché si è cattivi.
La sensazione di essere inadeguato tende a generalizzarsi sino a diventare un aspetto visibile della persona. La rabbia che cresce e ti esplode dentro, con sempre maggior silenzio, è percepita, ma in maniera molto indiretta, e con un forte equivoco. Chi ti fa capire di essere un secchio d'immondizia e ti brucia con la sua rabbia, sotterranea e compressa, ti sembra falso, cattivo, prepotente, orgoglioso... ma più di tutto passivo, pigro. Non a caso la risposta dell'adulto, a questo punto, è molto spesso: «Metticela tutta. Se ti sembra di affogare, nuota. Se credi di essere solo e se la lingua ti si incolla in bocca, per la vergogna, impara a buttarti nella mischia. Sii socievole. È così difficile essere spontaneo? Sforzati di essere spontaneo».
La vergogna è una brutta balia. Mentre ti allatta, ti riempie di rancore e ti dissangua. Dalla sensazione di non essere amato si passa alla sensazione di non voler bene e di non esserne capace. Dal vedersi allo specchio come un incapace si può passare, in un tentativo automatico di recuperare il controllo, al sentirsi colpevole e, forse, al desiderio di fare qualcosa di colpevole.
Molti bambini non coltivano la loro vergogna, in parte perché gli adulti intorno a loro non sono disponibili e/o vulnerabili a favorire questo strumento di crescita. In questi casi, spesso, la tristezza e il senso di solitudine tendono a manifestarsi con altre modalità. Qualche bambino diventa un po' buffone e recita anche la parte dello stupido. Pulcinella, Pierrot, Calandrino e Gian Burrasca sono i gemelli che nascono da questo percorso. Se ricomponiamo queste quattro figure possiamo meglio capire il gioco delle parti in cui il bambino depresso può cadere e diventare prigioniero.
Qualche bambino triste si dimentica della sua tristezza diventando, magari favorito da qualche episodio occasionale, un piccolo grande malato. I disturbi di cui soffre, e che vengono regolarmente esclusi come non-medici, sono tanti. Dietro questi disturbi ci sono però quasi sempre due canovacci: 1) una grande ricchezza nel modo di descrivere o di paventare i dolori del proprio corpo; questa ricchezza corrisponde al bisogno che questi dolori vengano capiti per quello che sono, e cioè dolori psicologici; 2) un grande senso di stanchezza, con cui il bambino triste rivela la sua lotta e cerca di comunicare con il silenzio, sfinito dal silenzio.
Se esaminiamo la storia della tristezza, in tutti i bambini, riusciamo a porci delle domande corrette sulla sostanza dell'educazione sentimentale. Ci spaventerà non poco un certo nostro analfabetismo. È più rapido parlare di depressione piuttosto che di tristezza. Eppure se comprendiamo che la tristezza esiste, come fenomeno normale e persino positivo, nei bambini, con qualche fatica e senza dannosi sensi di colpa, possiamo ricostruire i percorsi della tristezza. Da giusto sentimento a pericoloso organizzatore di una personalità in crescita.
I bambini depressi vanno curati. I bambini tristi vanno ascoltati. Il punto è che loro proprio non sanno parlare della loro tristezza e che noi adulti non sappiamo farli parlare di qualcosa che non sappiamo e che spesso, comunque, temiamo. Bisogna riaprire un discorso sul vocabolario dei sentimenti.

il 68% degli italiani favorevole alla ricerca sulle staminali

L'Unità 15 Marzo 2005
Il 68% degli italiani: giusto curare con cellule di embrioni umani

ROMA Per il 68% degli italiani utilizzare cellule di embrioni umani per curare malattia come Alzheimer o Parkinson è moralmente accettabile e sale addirittura al 76% la percentuale di coloro che considerano utile che la ricerca intraprenda questa strada. È quanto emerge dall'indagine su biotecnologie e opinione pubblica in Italia, i cui risultati sono stati resi noti ieri a Roma, a Palazzo Chigi, nella presentazione della rassegna di biotecnologie Bionova, in programma a Padova dal 2 al 22 aprile. L'indagine, condotta dalla società Observa in collaborazione con il Comitato nazionale per le biotecnologie presso la Presidenza del Consiglio, si basa su un campione di oltre 950 persone di oltre 18 anni. Secondo il presidente del Comitato, Leonardo Santi, quello che emerge dallo studio è un dato molto interessante, tuttavia non emerge se il parere favorevole all'uso di cellule staminali embrionali espresso dalla netta maggioranza degli intervistati si riferisca alle cellule già disponibili, ossia a quelle che derivano dagli embrioni in sovrannumero ottenuti in passato negli interventi di fecondazione artificiale, ora congelati e «abbandonati» dalle coppie che li hanno generati, oppure se il giudizio si riferisca ad embrioni umani prodotti in laboratorio a scopo di ricerca. Conferme del grande interesse che suscitano questi argomenti arrivano da un’altra indagine. Clonazione e cellule staminali, secondo una ricerca del Ceris, sono gli argomenti che sembrano più interessare i giovani delle scuole superiori, soprattutto le ragazze, mentre i coetanei di sesso maschile sono più incuriositi da energie e consumi.

sessualmente fluidi
grandi opere negli USA

Il Gazzettino Martedì, 15 Marzo 2005
STATI UNITI Dopo le proteste, college ed università iniziano ad allestire le prime toilette separate da quelle per gli uomini e per le donne
Ecco i bagni neutri per i sessualmente "incerti"
Nicoletta Nencioli

Washington. La protesta dal titolo ribelle ed enigmatico "Alla ricerca di una bagno sicuro" parte dai mitici campus universitari americani: gli stessi atenei che negli Sessanta scatenarono l'ondata di dimostrazioni contro la guerra del Vietnam hanno ora un nuovo motto e soprattutto un'inedita missione al passo con i tempi. Far approvare in ogni college tanto per cominciare, e poi in ogni città dell'Unione, l'allestimento di gabinetti pubblici asessuali e asessuati. O meglio: transessuali, travestiti, androgini, sessualmente fluidi, senza chiare distinzioni tra maschi e femmine. Proprio come i potenziali fruitori dei rivoluzionari bagni: ossia la crescente fetta di popolazione giovanile americana che non si riconosce «nelle tradizionali divisioni fra i sessi». Ed in barba a distinzioni marcatamente biologiche, giudicate obsolete e politicamente "incorrect", ora reclama gabinetti in cui sentirsi sicura, senza rischiare assalti da individui dal sesso non opposto (vista l'impossibilità di certezze) ma semplicemente nettamente definito.
Il movimento di alcune centinaia di attivisti "People in search of a safe restroom" (letteralmente "Gente alla ricerca di un bagno sicuro") nato silenziosamente un paio di anni fa sta guadgnando terreno grazie al nuovo fenomeno appunto della cosiddetta sessualità "fluida".
Spiegano gli psicologi: «Negli anni Ottanta e Novanta androgini e transessuali cercavano in massa di ricorrere ad interventi chirurgici o forti trattamenti ormonali per trasformare la proprio appartenenza sessuale, ora molti giovani con le stesse caratteristiche accettano la loro ambiguità e vogliono viverla appieno».
Conclusione: i sessualmente fluidi non sanno più a che gabinetto votarsi. Rischiando di suscitare irate e confuse reazioni dagli occasionali compagni di bagno non certi dell'identità del vicino di orinale.
Ecco allora che il movimento ha già ottenuto notevoli successi: a Chicago l'università della città ha appena installato 10 bagni di "sesso neutrale". E la stessa battaglia è stata appena vinta al Beloite College del Wisconsin, al Lawrence College di New York, e allla famosa università di California a Santa Barbara, dove una serie di gabinetti espongono ora la rassicurante scritta "bagni neutri". All'avanguardia è il City College di San Francisco - la città dei gay, dell'arte, della trasgressione - dove si calcola che addirittura il 12\% del corpo studentesco sia "transessuale".
Nella California del governatore-culturista Arnold Schwarzenegger che insulta i politici maschi che parlano come "girlie-man" ("uomini-femminucce"), la lotta all'ultimo gabinetto è infuocata. Il comune di San Francisco ha appena passato una raccomandazione in favore dei bagni-neutri e la campagna sta dilagando a macchia d'olio in tutta la Baia.
Osserva Mary Anne Case, docente di Legge all'università di Chicago: «Non c'è da stupirsi i bagni sono sempre stati al centro di grandi rivoluzioni culturali e di costume, si pensi alle lotte incetrate sul loro uso ai tempi della segregazione razziale o alle moderne battaglie per ottenere bagni per disabili. E oggi le toilettes sono uno dei pochi spazi rimasti in cui si consacra la divisione dei sessi».

George Sand e Gustave Flaubert

L'Unità 15 Marzo 2005
Esce in italiano l’epistolario tra i due grandi scrittori francesi. Un’amicizia cresciuta negli anni e l’influsso della scrittrice sulle posizioni politiche dell’autore ne «L’educazione sentimentale»
George Sand che «spiegò» la rivoluzione a Gustave Flaubert
Anna Tito

Per via di una «distanza geografica» di alcune centinaia di chilometri fra la Normandia e il centro della Francia nacque una delle più belle amicizie epistolari, quella fra la trasgressiva, esuberante George Sand, che risiedeva nel castello di Nohant, e l’austero Gustave Flaubert rintanatosi a Croisset in Normandia, per l’appunto.
Si tratta di quattrocentoventidue lettere, estremamente significative della letteratura francese dell’Ottocento, che vengono a rappresentarci ben quattordici anni di vicinanza (dal 1863 al 1876), di discussioni tenere e serie, geniali e fantasiose, di comunione d’interessi fra letterati: le presenta adesso in traduzione italiana il volume Gustave Flaubert - George Sand, Fossili di un mondo a venire. Carteggio, a cura di Vito Corbello (ed. Nino Aragno, 664 pp., euro 35).
Notevole l’impegno del curatore nell’assemblare la corrispondenza tutta e nel tradurla con meticolosità. Ma va rilevato che le note appaiono insufficienti e che l’introduzione si limita a riportare, con pochi commenti, alcuni brani della corrispondenza. Degli autori, la loro storia, l’epoca in cui vissero, non si evince nulla. Insomma, per avvicinarsi al volume appare indispensabile conoscere la storia e la letteratura francesi degli anni a cavallo fra il 1860 e il 1870, in quanto gli autori e il titolo non appaiono, a prima vista, scontati per tutti.
I due s’intravvidero per la prima volta e per un puro caso a Parigi, al Teatro dell’Odéon, il 30 aprile del 1857. Lei aveva 53 anni, lui 36 e al suo attivo, fra gli altri, il fresco di stampa Madame Bovary, incriminato per oltraggio alla morale e alla religione. A George Sand, di cui era ormai fervente ammiratore, ne aveva fatto pervenire una copia con la semplice dedica: «A Madame Sand, l’omaggio di uno sconosciuto». Nel 1843 invece, redigendo L’Education sentimentale, suo capolavoro, egli annunciava sprezzante a proposito della già illustre collega: «Non intendo rivolgermi agli allievi delle scuole medie e alle sartine che leggono George Sand…». Gli apparivano rivoltanti i «buoni sentimenti femminili» e la prolissità dell’autrice di romanzi «passionali» e di grande successo quali Indiana (1832) e Consuelo (1840).
La «conversione» del giovane scrittore fu graduale: né l’età, né le opinioni politiche né tantomeno le concezioni artistiche destinavano Flaubert e George Sand a diventare amici, tanto che occorsero ben nove anni dall’incontro di Parigi affinché ciò avvenisse. Si incontrarono realmente, per la prima volta, nel 1859, a Parigi, in casa di lei; nient’altro in seguito, né missiva alcuna, per ben tre anni. Allorché di Flaubert apparve nel 1862 Salammbô, affresco rievocativo dell’antica Cartagine passato inosservato ai più, George Sand in La Presse lo elogiò a grandi lettere; lui la ringraziò sulla medesima testata, poi ciascuno tornò al proprio lavoro per tre anni ancora.
All’incontro del 12 febbraio del 1866 può farsi risalire l’inizio dell’amicizia vera e propria: senza ragione apparente avvenne il «miracolo» destinato a trasformare la visione del mondo da parte di entrambi, specie per lui: rientrando a casa dopo una cena George annotò nel proprio diario: «Flaubert, appassionato, e più simpatico a me che agli altri». Subito dopo lei gli dedicò il suo Le dernier amour: «Al mio amico Gustave Flaubert» e raggiunse «l’orso nella sua tana» di Croisset. Le giornate trascorsero discutendo di letteratura, di politica, di teatro, fumando fino all’alba, interrompendosi soltanto per assaggiare un pollo freddo in cucina, verso le tre del mattino. Nacque una passione dolce, intelligente, filiale, grazie anche al fascino giovanile di George e a una complicità materna che soddisfacevano il bisogno d’amore del buon gigante Flaubert.
Dell’adorata nipotina Aurore scriveva lei: «Mi fa l’effetto di un sogno. Anche tu, senza saperlo, sei un sogno». Da questo sogno L’éducation sentimentale - libro d’amore e di dolorosa passione, storia morale degli uomini che vissero sotto la Monarchia di Luglio e la storia sentimentale di un animo alla ricerca dell’inaccessibile - uscì del tutto trasformata nel 1869: grazie alle informazioni di prima mano fornite da George sull’insurrezione del 1848. Lui ripartiva da zero, sfumando e precisando la propria analisi politica sugli avvenimenti e avvicinandosi, inconsapevolmente, alle tesi di Marx.
Con pazienza, lei lo convinse della necessità di assecondarsi, facendo sì che i diseredati avvertissero la sofferenza. E lui, affrontando il racconto delle giornate del giugno 1848, narrò dei massacri dal punto di vista del popolo, parteggiando per le vittime. Flaubert trascorse poi il Natale a Nohant, dove la passione di George e del figlio Maurice per la botanica, la mineralogia, le scienze naturali, influenzarono non poco il progetto enciclopedico di quel capolavoro dell’umorismo «nero», vero e proprio «monumento all’imbecillità della società contemporanea» che fu Bouvard et Pécuchet, iniziato nel 1874 e poi apparso nel 1881.
Ma è per via epistolare che i due vissero, sul filo degli anni, la loro passione, al ritmo di due lettere al mese, ripromettendosi in ciascuna di incontrarsi al più presto. L’ultima missiva di Flaubert, datata del 29 maggio 1876, giunse a Nohant nel giorno in cui George, affetta di occlusione intestinale, veniva a conoscenza dell’ineluttabilità della propria, malattia. Spentasi lei l’8 giugno, Gustave volle scrivere una storia per lei, che rispecchiasse le sue idee. Nacque così nel 1877 Un cuore semplice, racconto sulle sofferenze di una donna del popolo. E confidò poi a un’amica: «Si doveva conoscerla come l’ho conosciuta io per sapere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l’immensa tenerezza di questo genio».

Cina

asianews.it 14 Marzo 2005
CINA Pechino vara la legge anti-secessione contro Taiwan
Con 2896 voti favorevoli e 0 contrari, il parlamento cinese autorizza l'uso di
"mezzi non pacifici" per contrastare l'indipendenza di Taiwan. L'assemblea
ha inoltre eletto il presidente Hu capo di tutte le forze militari.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - L'Assemblea nazionale del popolo (Anp) ha approvato oggi la legge anti-secessione che ammette l'uso della forza contro l'isola di Taiwan. Il provvedimento è passato con 2896 voti favorevoli, 2 astenuti e 0 contrari. Il testo delle legge dice che Pechino può usare "mezzi non pacifici ed ogni altra misura necessaria per proteggere la sovranità e l'integrità nazionale della Cina". La legge dice inoltre che queste azioni potranno essere usate "nel caso in cui le forze secessioniste per l'indipendenza di Taiwan agiscano, sotto qualsiasi nome o con qualsiasi mezzo, per cercare l'indipendenza". La legge non specifica quali siano i "mezzi non pacifici", ma gli analisti ritengono che la dicitura comprenda tutto, dall'embargo all'attacco missilistico fino all'invasione totale dell'isola. La legge ha effetto immediato. Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, ha detto che la legge aiuterà a raggiungere un accordo con Taipei, e non sarà la causa di una guerra. La Cina spera che la legge possa fermare il presidente Chen Shuibian dal portare avanti il progetto pro-indipendenza nel suo secondo ed ultimo mandato, che scade nel 2008. L'Anp ha inoltre approvato ieri la nomina del presidente Hu Jintao a presidente della Commissione militare centrale. La nomina è avvenuta con 2886 voti a favore, 6 voti contrari e 5 astenuti. Il voto rappresenta la fine del processo del cambio generazionale fra Jiang Zemin e l'attuale presidente. Hu, 62 anni, ha preso il posto di Jiang, 78 anni, come capo del Partito Comunista cinese nel novembre del 2002, ed è stato eletto presidente della Cina nel marzo 2003. Con la nomina, che lo mette a capo di tutte le forze militari cinesi, Hu - che appartiene alla cosiddetta Quarta Generazione - detiene tutte le massime cariche del Paese.

asianews.it 14 Marzo 2005
TAIWAN - CINA Ambasciatore taiwanese: "La legge antisecessione
non riguarda Taiwan"


Roma (AsiaNews) - Una legge di Pechino non può regolare i rapporti internazionali. Risponde così l'ambasciatore della Repubblica di Cina (Taiwan) presso la Santa Sede, Chou-seng Tou, alla notizia che questa mattina l'Assemblea nazionale del popolo ha approvato a Pechino la legge anti-secessione, che ammette l'uso della forza militare contro l'isola di Taiwan qualora si dichiarasse indipendente. Intervistato da AsiaNews, l'ambasciatore di Taipei presso la Santa Sede, Chou-seng Tou, ha risposto ad alcune domande sulle prospettive future dei rapporti internazionali fra Pechino e Taipei. L'ambasciatore ha detto: "Questa è una legge interna, che non può regolare i rapporti fra Pechino e Taipei. L'isola di Taiwan è staccata dalla Cina, e vuole mantenere lo status quo della situazione". "Bisogna capire - ha continuato Tou - che alla maggioranza della popolazione, direi il 70 %, la situazione va bene così . C'è una parte che chiede l'indipendenza ed una che chiede l'annessione, ma sono poche persone". Per il rappresentante diplomatico, Pechino "ha sbagliato a varare questa legge in un momento in cui i rapporti si stavano alleggerendo. Con l'Anno lunare abbiamo scambiato voli civili diretti, ed era in programma uno scambio di voli cargo charter. Adesso gli industriali, gli investitori, la gente comune vuole fermarsi e stare a guardare". La legge ha ferito i sentimenti degli abitanti di Taiwan, che hanno bisogno solo di un'atmosfera rilassata per gestire la situazione con la Repubblica popolare di Cina. "Abbiamo bisogno di incoraggiamento, mentre questa legge crea sconforto e paura. La gente vuole cooperazione, da entrambi i lati dello Stretto, e forzare la situazione non aiuta". L'affermazione della legge, che autorizza l'uso di "mezzi non pacifici", non spiega se la situazione sia a rischio. Per Tou "non si può eliminare nessuna alternativa. Il termine 'mezzi non pacifici' fa pensare a qualsiasi cosa". Sull'interesse internazionale suscitato dalla vicenda, l'ambasciatore spiega che "solo gli Stati Uniti ed il Giappone hanno il polso reale della situazione, perché sanno cosa succede nel Pacifico. La definizione americana delle legge ('non di aiuto' nda) è perfetta per comprendere come Taiwan vede la situazione". Sulla nomina di Hu Jintao a capo della Commissione militare centrale, l'ambasciatore non nutre particolari speranze. "La successione a Jiang Zemin è solamente un fatto interno al Partito, le politiche militari non cambiano. La nomina è solo un altro segno della cessione di poteri graduali dalla terza alla quarta generazione". Sul fatto se poi la legge sia un attacco anche alle minoranze etniche interne al suolo cinese, Tou non si esprime. "Non ho letto gli articoli che compongono la legge, e non posso esprimermi sull'argomento. Sicuramente la legge, che è una legge interna, riguarda più le minoranze della Repubblica popolare cinese che Taiwan".

unabomber
cosa dice Ferdinando Camon, intervistato da Avvenire

Avvenire 15.3.05
Camon: odia la serenità della nostra gente
Secondo lo scrittore esperto di Nordest, «colpisce negli altri ciò che lui non ha» Qualcuno sa e lo copre
Da Milano Lucia Bellaspiga

Un fallito. Non un genio del crimine: Unabomber è un fallito nella vita, che mal sopporta la serenità altrui, vera o presunta che sia. Giudizio tranciante, quello di Ferdinando Camon, scrittore e profondo conoscitore dei fenomeni sociali del Nordest. Che sottolinea: «Può benissimo essere uno di noi, un cittadino del felice Nordest, che non si riconosce proprio in questa felicità».
Pochi giorni fa sembrava che il maniaco avesse ormai le ore contate, eppure si è rifatto vivo. Unabomber ci sfida?
Da molto tempo. Quando è un po' che non si parla più di lui rilancia la sfida. È come un geyser: ogni serial killer - e lui lo è anche se finora è andata bene e non ha ucciso - ha bisogno di un tempo per ricaricarsi, poi esplode.
Perché lo fa?
Odia la gente riunita e gioiosa: odia la sagra, odia la vacanza spensierata sulla spiaggia, odia la Messa perché un gran numero di persone si riuniscono e pregano insieme: la pace che vede in questa gente è qualcosa che lui non ha e per ciò vuole punirla. Ancora: odia in particolare i bambini - altra cosa che quasi certamente non ha - e li colpisce preferibilmente, perché in loro vede una fonte di felicità per la società di cui non si sente parte.
Unica eccezione quando colpisce in cimitero.
Anche lì potrebbe esserci l'odio per un rito civile di superamento del dolore, che lui non è riuscito ad elaborare: può aver perso il padre, o una forte figura di riferimento, e non aver superato la crisi.
Dunque è un uomo che soffre, un infelice.
Sicuramente. Ricordo un racconto che lessi quando ero alle elementari. Parlava di un povero preso a sassate da un ricco cui aveva chiesto l'elemosina: il povero si mise il sasso in tasca per restituirgli in futuro il trattamento. Ma dopo anni, quando vide il ricco in catene trascinato in galera, buttò via il sasso: si accorse che ormai non lo odiava più perché da ricco era diventato un povero diavolo. Ecco, quando lo avremo preso, allora non lo odieremo più: vedremo solo un fallito.
Certo che, se lui domani leggesse queste parole, penso che la rabbia sarebbe enorme, la sfida aumenterebbe.
Ogni volta che Unabomber colpisce, qualche giornale mi chiede di scrivere perché lui, che certamente segue la stampa, legga e si fermi. Ma il risultato è sempre lo stesso: Unabomber legge e poi ripete i suoi gesti. Succede sempre così con maniaci e criminali. Questo perché il messaggio che scriviamo, passando da noi a loro cambia di senso, viene capovolto dalla loro psiche deviata: noi scriviamo "Unabomber è uno squilibrato", lui legge "Unabomber è un grande". Qualsiasi condanna pronunciamo non lo indurrà a meditare, lo esalterà.
Le è già successo in passato qualcosa di simile?
In un mio libro scrissi 11 pagine contro i brigatisti, definendoli dei folli criminali. Beh, nel loro covo la polizia trovò quelle 11 pagine lette e sottolineate: anziché come una critica le avevano vissute come un'esaltazione.
Qualcuno intorno a lui avrà dei sospetti?
C'è sempre qualcuno che sa. C'era per il mostro di Firenze, c'era per il mostro di Foligno, c'era pure per l'omicidio Biagi... Anche nel caso di Unabomber, un uomo che secondo l'identikit dovrebbe essere sulla cinquantina e vivere solo o con un'anziana madre, qualcuno sa ma lo copre. Specie se davvero è una vecchia madre.
Quando sarà inchiodato, risulterà come al solito un insospettabile, il classico "brav'uomo, chi l'avrebbe mai detto"...
Ogni volta i vicini dicono che era una bravissima persona. Stupidaggini: ognuno di noi è un mistero anche per chi vive nella stessa casa. Chi sa davvero cosa si nasconde nella mente del suo caro? Specie i figli, hanno un mondo tutto loro, sconosciuto ai genitori.

una e.mail ricevuta

una segnalazione di Franca Nardi

From: "cgil" Sent: Monday, March 14, 2005 12:31 PM Subject:
Appello per la liberazione di Aziz (Organizzazione KUFIA)


Cari amici,
credo che nei due anni appena trascorsi molti di voi avranno avuto l'occasione di conoscere Aziz, è una delle persone che ha permesso a Kufia di avviare materialmente molti dei suoi progetti nel campo profughi di Tulkarem ed in Palestina e che ha dato vita a un centro di aggregazione inizialmente pensato per i bambini e i giovani del campo e in breve tempo diventato un punto di riferimento per l'intera comunità. In questo centro i bambini imparano a incanalare nel disegno e nei colori almeno un po' del loro disagio, i più grandi frequentano seminari dove si parla di dialogo e di non violenza, le donne imparano altre lingue, gli uomini ritrovano il senso della collaborazione e provano a riemergere dall'inerzia umiliante imposta dall'occupazione. Mohammed Fawzi Tanji, per tutti Aziz, è il motore di questo centro e di tante altre cose. Mercoledì scorso Aziz stava viaggiando in autobus da Tulkarem a Ramallah, come fa ogni settimana quando i checkpoint glielo permettono, per andare all'università. Tutto ciò che sappiamo è che uomini della sicurezza israeliana lo hanno fatto scendere dall'autobus e lo hanno portato via per interrogarlo, perché Aziz lavora anche nel villaggio da cui forse meno di due settimane fa è partito il kamikaze di Tel Aviv, perché Aziz conosce tutti e tutti lo conoscono. Questo è il pretesto, il motivo vero è che Aziz abita nel conflitto e nel disaggio per potere aiutare la sua gente a resistere all'occupazione israeliana in modo creativo e non violento, rispondendo con la cultura, l'educazione e il lavoro, insieme a persone come lui, insieme ad altri palestinesi, a israeliani, americani ed europei che credono che l'unica risposta possibile allo sfascio epocale che stiamo attraversando sia recuperare quello che ci rende esseri umani. Aziz ha portato in Italia gruppi di ragazzi israeliani e palestinesi, che molti di voi hanno incontrato, ha partecipato ai nostri cortei contro la guerra, ha organizzato a Tulkarem una manifestazione per chiedere la liberazione di Giuliana, ha insistito perché le donne del campo formassero delle cooperative per gestire in modo finalmente autonomo i loro progetti, ha scattato tante delle fotografie arrivate tra mille difficoltà agli amici italiani che hanno adottato a distanza i bambini dei campi di Jenin e di Tulkarem. Non sappiamo dove sia Aziz, non sappiamo se e quando il fermo diventerà un arresto vero e proprio, conosciamo però la violenza con cui vengono condotti gli interrogatori, la paura e il dolore dei suoi genitori che temono di non vederlo tornare. Vi chiediamo di aiutarci a riportare Aziz a casa, di mobilitarvi appena possibile con le modalità che riterrete più opportune, di inviare e-mail e fax al governo israeliano attraverso l'ambasciata in Italia (tel. 0636198500, fax 0636198555, e-mail info-coor@roma.mfa.gov.il).

Grazie a tutti,

Paola Ghiglione Kufia onlus
a nome del consiglio direttivo: Ali Rashid, Patrizio Esposito, Vauro Senesi, Sirio Conte, Luigi Di Chiara