mercoledì 10 marzo 2004

Sandro Botticelli e Filippino Lippi
i nuovi Uffizi e la crisi del 1498

Repubblica - Firenze 10.3.04
La mostra e la storia

Firenze: aprono in contemporanea la mostra evento e il centro commerciale all´uscita del grande museo
I due volti della capitale dell´arte
Dalla Serenità all´inquietudine la mutazione di un´epoca

Tra la grazia inquieta di Botticelli e il duty-free degli Uffizi
di ANTONIO PAOLUCCI
L´autore è il soprintendente del polo museale fiorentino ed ex ministro dei Beni culturali


A Palazzo Strozzi nell´ultima sala della mostra dedicata a Botticelli e Filippino Lippi due quadri si fronteggiano ed è un confronto che turba e commuove. In questa sala la storia della nostra città stringe in emblema il suo acme drammatico. Perché qui stanno, l´uno di fronte all´altro, il "Martirio del Savonarola" e la "Natività mistica" di Botticelli.
23 maggio 1498, in un dipinto celebre conservato al Bargello, c´è la testimonianza minuziosamente documentaria di quel giorno terribile. Ecco Piazza della Signoria, pavimentata di cotto in quegli anni, la mole scura di Palazzo Vecchio e, al centro, il rogo destinato a fra Girolamo e ai suoi due compagni. Quel rogo bruciò a lungo e ancora oggi brucia nella coscienza cristiana di Firenze. La risposta di Botticelli al 23 maggio 1498 è, due anni dopo, la "Natività mistica"di Londra. Guardiamola bene e da vicino questa tragica Natività popolata di angeli e di diavoli. La lettura interpretativa dell´insolito Presepio la troviamo scritta nell´epigrafe in greco che sovrasta la capanna della Natività. Tradotta suona così: "Questa immagine io, Alessandro, l´ho dipinta alla fine dell´anno 1500, nelle agitazioni d´Italia, durante il compimento dell´undecimo di Giovanni, nella seconda afflizione dell´Apocalisse, nella liberazione del diavolo per tre anni e mezzo, dopo di che esso sarà incatenato secondo il dodicesimo e lo vedremo come in questo dipinto". Il riferimento scritturale è all´Apocalisse di San Giovanni e a quel formidabile passo che parla della Vergine e del Diavolo che tenta di divorare il Bambino appena nato.
Dopo atroce battaglia la bestia immonda verrà sconfitta e precipitata sulla terra mentre il nato della Vergine sarà rapito verso la gloria di Dio e verso il suo trono. Così Giovanni nella visione che ebbe in Patmos.
Sandro Botticelli (negli anni calamitosi che vedono l´invasione d´Italia da parte delle armate straniere, la morte per rogo del venerato profeta e la corruzione dilagante dentro la Chiesa) immagina la Natività come ultima epifania di Cristo. Gli angeli cantano le lodi del Salvatore e abbracciano i giusti coronati di ulivo. I diavoli, trapassati dai loro stessi forconi, a pancia all´aria come rospi, appaiono definitivamente sconfitti. Una tensione febbrile come da allucinazione o da incubo, attraverso la scena.
Il pittore della "Nascita di Venere" e della "Primavera" usa le risorse del suo stile per darci l´immagine del Natale più drammatico nella storia dell´arte italiana. E´ un Natale aperto sugli orrori della profezia. Nella Firenze tragica dell´anno 1500 Sandro Botticelli contempla gli abissi vertiginosi della fine del mondo.
Ma come è potuto accadere la grande mutazione?
Come si è passati dall´eros felice delle spalliere per il matrimonio Pucci, dalla "Venere" e dalla "Primavera" degli Uffizi, alle inquietudini apocalittiche della "Natività mistica", al dramma religioso del "Compianto" del Poldi Pezzoli?
Come si arriva, partendo dalla "Pallade e il Centauro" alle Madonne bellissime e tuttavia inquiete e malinconiche, gli occhi bassi presaghi del dramma del mondo?
Come si spiega il sublime isterismo femminile che abita le architetture smaglianti della "Calunnia"?
C´è stato un tempo che ha visto il primato dell´eleganza intellettuale, dell´estetismo vissuto e praticato come codice di comportamento ed elitario segno di appartenenza.
Poi quel tempo è trascolorato nel disagio spirituale, nell´eclisse degli ideali umanistici, nel tramonto del sogno intellettuale che aveva reso splendida e mai più uguagliata nella storia l´età di Lorenzo de´ Medici.
Tutto questo avvenne in questa città nel giro di appena vent´anni. Si è trattato della metamorfosi artistica e culturale più affascinante e più sconcertante nella storia dell´arte italiana. I sessanta quadri di Botticelli e di Filippino radunati in Palazzo Strozzi dai musei d´Europa e d´America e assicurati per mille miliardi di lire, quella metamorfosi intendono testimoniare.


dopo l'articolo sul Venerdì con l'immagine di Massimo Fagioli
puntualmente Luciana Sica!

Repubblica 6.3.04
SE LEI AMA UN GAY
psicanalisi e sesso

Che rapporto si instaura fra una donna e un omosessuale? Sullo sfondo c'è la crisi del modello maschile. Ne parla Vittorio Lingiardi
I rapporti fra Dora Carrington e Lytton Strachey, fra la Callas Visconti e Pasolini
Un tema trattato dalla sociologia, ma non dalla letteratura psicanalitica
di LUCIANA SICA


«Diversi come due gocce d´acqua», il verso di una poesia di Wislawa Szymborska ("Taccuino d´amore", Scheiwiller) è stato scelto come titolo per un saggio molto curioso sui rapporti tra donne eterosessuali e uomini gay. Appare nel volume su "Il sesso" ed è firmato da Vittorio Lingiardi, quarantatré anni, psichiatra e psicoanalista di formazione junghiana, professore di Psicopatologia generale alla "Sapienza" di Roma, autore di diversi libri tra cui "Compagni d´amore" (sottotitolo "da Ganimede a Batman", Cortina).
Nelle prime tre righe si trovano due osservazioni di Freud: «la psicoanalisi non è chiamata a risolvere il problema dell'omosessualità» e «la psicoanalisi non è in grado di sciogliere l´enigma della femminilità». Due citazioni celebri, ma in questo caso un punto di partenza obbligato. Se infatti i gay costituiscono un problema e le donne rappresentano un enigma in comune avranno "qualcosa" che non solo rimanda a una dimensione misteriosa, ma che può senz´altro indurli a una qualche complicità.
Il tema, a prima vista solo bizzarro, fors´anche superfluo, è invece molto interessante per le sue molte implicazioni - non solo "di costume" ma anche di natura squisitamente teorica. Tanto più che si tratta di un tema frequentato a tratti dalla sociologia, ma quasi totalmente disertato dalla letteratura psicoanalitica, e che quindi si presta a una riflessione originale e non alla solita riproposizione di tesi più o meno brillantemente rimasticate.
Lo sguardo di Lingiardi sul rapporto donne-gay ha il merito di essere appassionato, pieno di curiosità ma anche molto libero, del tutto privo di eccessi celebrativi, seppure lontanissimo da un´inclinazione patologizzante. Nel suo saggio intanto ricorrono alcune coppie eccentriche di un passato più o meno recente (Dora Carrington e Lytton Strachey, Marguerite Duras e Yann Andréa, Robert Mapplethorpe e Patty Smith, i legami della Callas con Pasolini e Visconti) e anche le storie inventate da quella fabbrica di sogni che è il cinema, da "Riflessi in un occhio d´oro" (Huston, 1967) a "Una giornata particolare" (Scola, 1977), da "Il matrimonio del mio migliore amico" (Hogan, 1997) a "Le fate ignoranti" (Ozpetek, 2001).
Dice Lingiardi: «Oggi la donna e l´omosessuale si incontrano sul terreno della crisi del modello maschile. Quello che una volta era un sodalizio privato, impalpabile, quasi una sfida isolata, di natura "intellettuale", alla Bloomsbury, oggi è un fenomeno dotato di una larga visibilità sociale. La dinamica è relativamente semplice quando in gioco c´è solo l´amicizia, ma si fa più complicata quando la coppia si trova a maneggiare le "forze altamente esplosive" di un´imprevista attrazione sessuale o anche dell´innamoramento. Allora sì che i partner diventano dei veri outsider, esploratori di un terreno relazionale che non è stato ancora mappato».
Professor Lingiardi, lei scrive che, al di là delle sue facili parodie, il legame tra donne eterosessuali e uomini gay rappresenta una condizione queer, cioè strana, sghemba, in cui l´identità dell´oggetto del desiderio è calata nel contesto della differenza di genere. Può dirlo in modo più chiaro?
«Intanto direi che oggi i modi di amare e di declinare il genere, i modi di costruire relazioni non sono più tipizzabili in strutture rigide evolutivamente e psicosessualmente, ma sono il risultato di un interazionismo che è intrapsichico, interpersonale, sociale, culturale, ambientale e anche casuale. È comunque sullo sfondo della crisi del patriarcato e dei ruoli di genere tradizionali che le donne e i gay esplorano nuove possibilità di relazione, percorsi non convenzionali dell´affettività e dell´erotismo. Con più o meno consapevolezza sfidano gli ideali consolidati di mascolinità e femminilità anche se, paradossalmente, possono anche confermarli e riprodurli, bloccando l´espressione di altri desideri o favorendo l´inclinazione a misoginie e omofobie internalizzate».
È possibile riassumere la tipologia "donna e gay"?
«Un po´ schematicamente, faccio ricorso ad alcuni principi ordinatori. Ci sono le coppie tradizionali, spesso sposate, che cercano d´ignorare, nascondere o modificare l´orientamento omosessuale dell´uomo; le coppie di amici, non legate da una relazione sessuale ma neppure prive di una qualche forma di amorevolezza; le coppie queer dove la relazione ha un carattere apertamente romantico e può o meno includere la sessualità, il matrimonio, l´essere genitori? Più complessa sarebbe la ricostruzione di un punto di vista femminile».
Ma la domanda è d´obbligo: per quali ragioni una donna è attratta da un gay?
«Segnalerei alcune dinamiche basilari: l´adozione intesa come accudimento, maternage; la fragilità, cioè la paura di una relazione troppo coinvolgente sul piano fisico e mentale e dunque una difficoltà a riconoscere la propria identità e i propri desideri; l´intellettualità, la ricerca di una relazione centrata appunto sulla relazione intellettuale, sul gioco, sull´ironia; il privilegio, nel senso dell´esclusività, dell´essere "l´unica donna"; il rifugio, come bisogno di protezione e riparo da angosce di violazione e penetrazione; la salvazione, il desiderio di "convertire" l´omosessuale; infine lo sconfinamento, e cioè la sovversione dell´ordine binario maschio-femmina, il piacere di sperimentare relazioni che mettono in discussione i tradizionali ruoli sessuali, tenendo conto che i soggetti di questa "coppia improbabile" vivono il loro essere "etero e "gay" al di fuori del loro contesto di appartenenza senz´altro più rassicurante. Sono questi gli aspetti che a me interessano di più».
Perché?
«Perché è interessante studiare, attraverso le diverse gradazioni affettive ed erotiche del dialogo tra donne e gay - amicizia, companionship, innamoramento, amore, coppia - il contributo creativo di questa "figura letteraria" alla contaminazione dei ruoli di genere e dei percorsi obbligati delle relazioni. Stiamo parlando di due soggetti di "minorità" con un elemento che però li tiene in comune: il non essere identificati con quello che sempre ha espresso il potere patriarcale. Si tratta di persone che sono "rifiuti" ma nello stesso tempo, soprattutto quando stabiliscono una relazione consapevole, rappresentano un "rifiuto"».
L´ultimo numero dell´International Journal of Psychoanalysis, contiene un lavoro firmato da lei e da Paola Capozzi, una psichiatra di orientamento freudiano, ordinaria della Società psicoanalitica italiana. E´ una collaborazione interessante, tanto più che il titolo dell´articolo è "L´atteggiamento degli psicoanalisti nei confronti dell´omosessualità in Italia: una ricerca empirica"? Senza entrare nei dettagli, ci sono ancora analisti che patologizzano i "diversi"?
«Rappresentano una minoranza, ma non così inconsistente. In linea generale, l´omosessualità non è più considerata una fissazione nello sviluppo, un´immaturità evolutiva, ma una delle possibili identità sessuali. E difficilmente, in stanza d´analisi, scatta ancora quel meccanismo per cui "ah, sei omosessuale, allora vuol dire che?", come invece accade per molte patologie. La domanda più importante non è più "perché questo è omosessuale?", così come del resto non ci si chiede "perché questo è eterosessuale?"» Cristopher Bollas ha detto una cosa importante: la categorizzazione dell´omosessualità assomiglia a un genocidio culturale. E così la pensava anche Foucault quando accusava la psicoanalisi di aver inventato la tipologia psicologica dell´omosessuale: con quella storia, quelle relazioni, quelle problematiche. Una visione che oggi tende ad essere superata, seppure tra molte contraddizioni».

stessa pagina, ancora Luciana Sica, con una foto di Sigmund Freud:
IL LIBRO
QUANTO È DIFFUSA LA BISESSUALITÀ


PSICOANALISTI junghiani ma anche freudiani, e poi filosofi, biologi, pedagogisti, letterati indagano su un tema di sicuro appeal, ma con un rigore che esclude i lettori a caccia di improbabili emozioni: "Il sesso" (Cortina, pagg. 306, euro 21). È il titolo di un volume, ricco di punti di vista anche molto diversi, firmato da un gruppo eterogeneo di autori, tutti di valore, come Luigi Aversa e Bruno Callieri, Alberto Clivio e Umberto Galimberti, la Kaplan e Roy Schafer, Carlo Sini e Giuseppe Squitieri. Il libro si compone di due parti: nella prima il sesso è collegato alla cultura, in particolare alla filosofia, nella seconda alla clinica psicologica. Il volume è introdotto da Paolo Francesco Pieri, didatta del Centro di psicologia analitica, curatore del "Dizionario junghiano" (Bollati Boringhieri), professore di Psicologia dinamica a Firenze. È lui a dire, con qualche spregiudicatezza: «Se il sesso è affrancato dall´idea della procreazione, non si capisce perché si debba fare solo tra un uomo e una donna. Non a caso la bisessualità è molto più estesa di quanto si possa immaginare, anche se ovviamente i gusti sessuali non possono essere scelti dall´Io come un abito alla moda ma sono decisamente condizionati dal Sé, dall´intera complessiva personalità degli individui».
Lu. Si.

dal 13 Marzo Joan Mirò a Como, imperdibile...

"JOAN MIRÓ alchimista del segno" a Villa Olmo, Como, dal 13 marzo al 6 giugno

Un grande evento d’arte è in calendario a Como. Dal 13 marzo al 6 giugno 2004, infatti, a Villa Olmo si terrà la mostra "JOAN MIRÓ. Alchimista del segno", organizzata dal Comune di Como in collaborazione con Successió Miró, Palma de Mallorca; Fondazione Joan Miró", Barcellona; Fondazione Tallers J. Llorens Artigas, Gallifa; Museu de Ceramica, Barcellona; Archivio Català-Roca, Barcellona; “La Caixa”, Barcellona e il contributo della Fondazione Cariplo.

La rassegna – direttore artistico Luigi Fiorletta, curatore scientifico Massimo Bignardi – raccoglierà oltre centoventicinque opere (dipinti, arazzi, sculture, ceramiche e grafiche) che testimoniano gli ultimi decenni del percorso creativo di Miró, individuando quella cifra lirica che, servendosi del segno, l’artista catalano usa per ricostruire un universo vivo dell’immaginario.
La mostra sarà suddivisa in cinque sezioni che saranno in grado di documentare le aree di sperimentazione creativa indagate dall'artista con un linguaggio che guarda al segno, e alla sua capacità di evocare immagini liriche. Il percorso sarà articolato in trenta dipinti, scelti nell'arco di tempo che dai primi anni Sessanta giunge fino al 1978. Saranno esposte opere significative quali Femme III, del 1965, Femme et oiseaux, del 1973, Tête, del 1974, e il ben noto Personnage, oiseaux, étoile, del 1978. Circa quaranta sculture in bronzo, realizzate fra il 1966 e il 1981, dimostreranno la sua esperienza plastica, attraverso lavori come Femme, del 1966, Maternità, del 1969, Constellation silencieuse, del 1970, Personnage, del 1980-81. All’interno di questa sezione si incontreranno anche dieci ceramiche, provenienti dal Museo della Ceramica di Barcellona e dalla Fondazione Artigas. Undici saranno gli arazzi e i sobreteixim – letteralmente, ‘sovratessuti’, ovvero dei pannelli tessili - che troveranno spazio nelle sale di Villa Olmo; alcuni di questi, concessi dalla famiglia dell'artista, saranno esposti in Italia per la prima volta, mentre gli altri proverranno dalla Fondazione Joan Miró di Barcellona.
Le opere su carta saranno rappresentate da un gruppo di tredici incisioni, realizzate tra il 1967 e il 1975, come L'astre du labyrinthe del 1967, Escalade vers la Lune, del 1969. In questa parte della rassegna, verrà esposto anche il Càntic del Sol, un libro composto da 33 acqueforti e acquetinte realizzato nel 1975, dedicato ai celebri versi di San Francesco d'Assisi.
In apertura del percorso, posta all'ingresso della mostra, sarà installata una grande scultura data in prestito alla città di Como da La Caixa de Barcelona, dal titolo Personnage, del 1974. Alta circa quattro metri, si tratta di un’opera appartenente al ciclo di sculture dipinte, realizzate nel corso degli anni Settanta


Orari: martedì mercoledì e giovedì 9.00 – 20.00; venerdì, sabato e domenica 9.00 – 22.00 Lunedì chiuso (La biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: € 8 intero; € 5 ridotto
Catalogo: Edizioni Bianchini
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Corriere della Sera 10.3.04
EVENTI / Festa con fuochi d’artificio, menù a tema, poster e gadget ovunque
Como, cresce la febbre per Miró
Già ventimila prenotazioni alla mostra che si apre venerdì a Villa Olmo
di Severino Colombo


COMO - Può una mostra cambiare il volto di un'intera città? La risposta è sì. Se poi si tratta, come è il caso di Como, di una città con una vocazione turistica ma poco abituata ad iniziative culturali di ampio respiro, il cambiamento può diventare addirittura una rivoluzione. E tale è stato l'effetto della mostra-evento «Joan Miró, l'alchimista del segno» che viene finalmente inaugurata venerdì (ingresso a inviti). Per l'occasione si è pensato ad una festa con tanto di fuochi d'artificio con i colori amati dall'artista (giallo, rosso, verde e blu). Da sabato, poi, la rassegna sarà aperta al pubblico.
Da almeno un paio di mesi in città non si parla d'altro. Poster, locandine e cartelloni - tutti con lo stesso quadro, «Personaggi, uccelli, stella» (1978) - annunciano l'evento; un box office nei pressi di piazza Duomo dà le informazioni necessarie per raggiungere la sede. E non è tutto. Per l'intera durata della mostra si viaggerà gratis sui bus e con uno sconto del 15% sui mezzi della Navigazione Lago; previsti anche battelli-navetta che collegano direttamente piazza Cavour al molo di Villa Olmo. Mentre sta prendendo piede l'idea di un «menu Miró» che coniughi, con fantasia, pittura e gastronomia, anche i commercianti fanno la loro parte per favorire l'afflusso di visitatori tenendo i negozi aperti il sabato e tutte le prime domeniche del mese.
L'ultimo atto prima dell'apertura ufficiale è stato, qualche giorno fa, l'arrivo sul Lario dei due tir con i 125 capolavori dell'artista catalano, provenienti dalla Fondazione Miró di Barcellona; l'«evento» è stato seguito con interesse e trepidazione e non solo per il valore commerciale delle opere (50 milioni di euro). Ora il patrimonio è al sicuro, controllato 24 ore su 24 da 32 telecamere.
La «Miró-mania» dilagante ha già portato ad un record, quello delle prenotazioni che hanno sfondato quota ventimila e che fanno ben sperare per il successo di un'esposizione che costa un milione e mezzo di euro. Intanto dopo un piccolo restyling Villa Olmo, sede unica della mostra, è pronta per il «trucco»: un laser trasformerà la facciata neoclassica in un maxi schermo su cui danzano figure e segni di Miró. Nel giardino è allestito un tendone riscaldato di 400 metri quadrati che ospita bar, ristorante e uno spazio con giochi, animazioni e laboratori per bambini che propone ogni giorno uno spettacolo diverso.
All'ingresso, nell'atrio della villa è collocata una enorme scultura di Miró alta quasi 5 metri e pesante oltre 4 quintali, si tratta di «Personaggio» del 1974 proveniente dalla Caixa di Barcellona.

E a Palazzo Volpi l’arte primitiva dei popoli Sepik
Dalla Nuova Guinea il piccolo tesoro che un’esploratrice ha raccolto nei suoi viaggi


COMO - Il Sepik è un fiume che si snoda tra le pianure della Nuova Guinea per oltre mille chilometri. Lungo il suo corso si sono sviluppate nei secoli alcune tra le culture più interessanti e raffinate del pianeta. Ora un po' di quel mondo lontano è arrivato sulle placide rive del lago di Como grazie al tesoro che una esploratrice, una vera Indiana Jones in gonnella, ha raccolto durante i suoi viaggi in Oceania a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. La collezione dell'antropologa lariana d'adozione Margarete Anne Schäfer (1916-2000) è la più significativa a livello nazionale; dopo essere stata acquistata un paio d'anni fa dalla Regione Lombardia è ora esposta ai Musei Civici di Como. La mostra «La valle degli spiriti - L'arte dei popoli del Sepik-Nuova Guinea», riunisce le 74 opere dall'esploratrice e collezionista con in più materiali provenienti da collezioni pubbliche e private. Ornamenti, monili, maschere, sculture, armi e scudi raccontano leggende, rituali, tradizioni e abitudini di vita quotidiana di società «primitive» che si fondavano sulla dialettica uomo-donna, su una profonda spiritualità e su uno stretto rapporto con la natura e con le sue forze. La «sovrapposizione» della mostra etnografica con quella di Miró non è casuale ma voluta. Nel cosiddetto Primitivismo delle opere dell'artista catalano non solo è rintracciabile in generale quel fascino per le culture lontane che ha caratterizzato e influenzato non poco l'arte del Novecento (da Picasso a Modigliani a Man Ray), ma anche un'influenza diretta dell'arte e della cultura dei Sepik. (s.col.)

Como, Palazzo Volpi, via Diaz 84 tel. 031 26 98 69, fino al 23 maggio.
Ingresso 3 euro
Biglietto cumulativo con la mostra di Miró a 10 euro

neuroscienze: le donne sono migliori degli uomini?

La Stampa TuttoScienze 10.3.04
Pornografia E’ questione di cervello


E immagini "hard" stuzzicano di più le fantasie maschili che quelle femminili: un luogo comune? No, c'è un fondo di verità ed il motivo sta nel cervello. Lo ha dimostrato una ricerca appena pubblicata su «Nature Neuroscience». L'azione più intensa esercitata sull'eccitamento sessuale maschile dagli stimoli visivi di foto o video pornografici dipenderebbe dal diverso funzionamento di certi centri nervosi, amigdala e ipotalamo, preposti, tra le altre cose, all'elaborazione di immagini con forte valenza emotiva. Di fronte a foto piccanti queste aree si attivano di più negli uomini. Ciò li motiverà all'ulteriore ricerca di immagini spinte, spiega Stephan Hamann della Emory University di Atlanta che ha spiato con una speciale telecamera le reazioni cerebrali di uomini e donne di fronte a foto erotiche. Per scoprire le più intime cause della forte curiosità maschile per certe produzioni licenziose, l'équipe statunitense ha reclutato un gruppo di giovani adulti di entrambi i sessi proponendo loro una serie di immagini, sia pornografiche sia dai contenuti neutri. Mentre i partecipanti si godevano la visione gli scienziati tenevano sotto controllo l'attività del cervello di ciascuno con la risonanza magnetica funzionale, macchina che mostra quali aree cerebrali sono attive durante una certa azione. Di fronte a quel repertorio il loro cervello mostrava differenze funzionali tra uomini e donne. Amigdala e ipotalamo si attivano di più nel sesso forte, a prescindere dal grado di eccitamento raggiunto. Neppure le donne che dichiaravano di essersi molto "riscaldate" di fronte a certe immagini non reggevano il confronto: amigdala e ipotalamo erano comunque meno attive che nei maschi. «Non abbiamo misurato il grado di eccitazione individuale dei volontari - precisa Hamann - ma chiesto loro di dire quale fosse; è emerso che, a parità di eccitazione, amigdala e ipotalamo maschili si elettrizzano di più". L'amigdala è legata all'impulso di procurarsi appagamento, in questo caso inteso come anticipazione del piacere sessuale. Quindi, di fronte ai loro risultati, gli scienziati suggeriscono che gli stimoli visivi siano più allettanti per gli uomini. In un certo senso, i maschi, in balia del loro stesso cervello, sono indotti alla ricerca di immagini eccitanti. E le donne? Anche loro hanno bisogno di stimoli provocanti ma è probabile che siano più ricettive ad altre sollecitazioni, per esempio a fattori psicologici, alla voce o al tatto, propone Hamann, aggiungendo che c’è ancora molto da fare per completare il quadro delle differenze uomo-donna nell'eccitamento. Rimane da capire se queste differenze dipendano dal diverso retaggio culturale o all'esperienza acquisita. Oppure se dietro il maggior successo della pornografia diretta agli uomini ci siano differenze biologiche, cioè nelle strutture neurologiche: come dire che ci sarebbero cervelli maschili e cervelli femminili, che potrebbero venir fuori da linee distinte di sviluppo del sistema nervoso, indotte per esempio dagli ormoni sessuali: «Il prossimo obiettivo sarà trovare il peso degli ormoni sessuali sul funzionamento del cervello nei due sessi e anche pesare il ruolo di cultura ed esperienza, monitorando l'attività cerebrale di uomini diversamente esposti a stimoli sessuali only-for-men». Per ora una cosa è certa: la pornografia per i maschi gode di una garanzia di successo ben radicata nel cervello.

è morto ieri il comandante Gracco

BellaCiao.org 10.3.04
Gracco
Il compagno Angiolo Gracci, nome di battaglia comandante Gracco, è morto ieri a Firenze


Era nato a Livorno nel 1920. Durante la seconda guerra mondiale fu ufficiale della Guardia di Finanza; dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla guerra di liberazione antifascista e alla morte in azione del comandante Potente divenne Comandante della Brigata 'Vittorio Sinigaglia' (all'indomani della battaglia di Pian d'Albero) con cui partecipò alla liberazione di Firenze. Decorato di medaglia d'argento al valor militare. Nell'immediato dopoguerra ricoprì incarichi nel PCI e nell'ANPI. Nel 1949 si laureò in giurisprudenza. Punito e trasferito più volte per le sue posizioni politiche, fu costretto a lasciare l'uniforme nel 1956. Lavorò a Roma alla Lega nazionale delle Cooperative. Riorganizzò, poi, il servizio di assistenza legale alla Camera del Lavoro di Firenze. (...) Negli anni successivi svolse un'intensa attività, in veste di avvocato difensore, nei processi ai militanti della sinistra di classe e antagonista colpiti dalla repressione. (...) Meridionalista convinto (in senso gramsciano), nel 1978 fu attivo protagonista delle aspre lotte nella Piana del Sele (Battipaglia). Riammesso nell'ANPI, militava in Rifondazione Comunista, dedicandosi con particolare energia alla causa del rimpatrio di Silvia Baraldini dalle carceri USA e di comitati per la difesa della Costituzione.