giovedì 5 maggio 2005

il 3º incontro di ricerca psichiatrica del 2005

la registrazione audio - video
dell'INCONTRO DI RICERCA PSICHIATRICA
di
ieri, sabato 30 Aprile 2005
è disponibile su
MAWIVIDEO

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Le Nuove Edizioni Romane
comunicano che sono disponibili

il volume
Aula Magna 30 aprile 2005

l'undicesima edizione di
Istinto di morte e conoscenza

e l'ottava edizione di
Teoria della nascita e castrazione umana
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anche a Firenze
come sempre da STRATAGEMMA

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Rita Levi Montalcini

da Tonino Scrimenti

citato al lunedi:

Repubblica 30 aprile 2005
Rita Levi Montalcini
La senatrice a vita: "L'embrione è un ammasso di cellule senza linea cerebrale"
(g.c.)

ROMA — «Eravamo nel vuoto legislativo, quindi bene che sulla fecondazione assistita si sia approvata una legge. Ma queste norme vanno revisionate». Rita Levi MoItalcini alla fine di una giornata intesa (un convegno, il lavoro alla Fondazione, le richieste di intervista) si spende per il comitato referendario. Sostiene i quattro Sì: non solo bisogna andare a votare ma vanno appoggiati i quesiti contro la legge 40. Parte la campagna referendaria con testimonial) d'eccezione: il Nobel e senatrice a vita accanto agli scienziati Dulbecco, Veronesi, Boncinelli,Cossu, Redi, Forabosco, ma anche con personaggi della cultura e dello spettacolo. Sabrina Ferilli ad esempio ha deciso di sottoscrivere i quattro Sì. Anche lei spiegherà le ragioni di una scelta, come hanno fatto Veronesi e Dulbecco. E come spiega la Montalcini.
«Sono d'accordo con il mio amico Renato Dulbecco», esordisce lei. «Dulbecco da genetista illuminato si è pronunciato per i quattro Sì, io da studiosa del sistema nervoso centrale non posso che confermare la giustezza del volo ai quesiti referendari». Entra nel merito della questione cruciale, la sacralità dell'embrione che la Chiesa invoca, per spiegare: «L'embrione è un ammasso di poche cellule privo della linea cerebrale che dà la possibilità di vita umana». Quindi, «non vedo perché non si debbano usare gli embrioni sovrannumerari, congelati e destinati a morte certa, per fare ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali che, è arcinoto a tutti coloro i quali sono appassionati di scienza, sono le migliori perle loro qualità intrinseche». Questo non significa creare embrioni a carattere di sperimentazione, bensì occorre restare nell'ambito della terapia e della cura. Non solo. Sulla fecondazione eterologa: «E assurdo vietarla; non ne capisco le ragioni».
Gli scienziati hanno dato vita nei giorni scorsi al documento "Ricerca e salute" . Cinque i motivi con cui sono scesi in campo: la tutela della salute, innanzitutto, poiché la legge, limitando a tre il numero di ovociti che si possono fecondare e vietando il congelamento degli embrioni, aumenta i rischi perla salute della donna e diminuisce le probabilità di successo. Punto secondo: vietando la donazione dei gameti si impedisce a molte coppie sterili di avere figli, anche quando uno dei due partner potrebbe essere donatore biologico. Terzo: la legge proibisce la diagnosi preimpianto nei casi di coppie a rischio per malattie genetiche, anche quando le probabilità di far nascere un bimbo affetto da una grave malattia sono altissime. Paradossalmente le stesse coppie potranno poi ricorrere all'aborto terapeutico. Inoltre, attribuendo al concepito gli stessi diritti delle persone già nate, la legge preclude qualsiasi ricerca scientifica anche sugli embrioni che andranno persi. «La legge sulla fecondazione assistita vanifica la grande speranza di ridurre drasticamente il tragico peso umano e sociale di 30 mila bambini che ogni anno nascono in Italia con gravi malformazioni», ha ribadito nei giorni scorsi Veronesi.
E Giovanni Berlinguer, Ds, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica: «Sotto-scrivo al 100 per cento quanto detto dalla Montalcini».

"Palazzetto bianco"
con nuovi materiali!

tutto quanto segue è integralmente pubblicato
sul sito ufficiale dell'Ordine degli Architetti di ROMA

per vedere l'originale clicca qui:

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Una nave metropolitana
progetto di Massimo Fagioli e Paola Rossi
idee, disegni, immagini di Massimo Fagioli

Finalmente la nave è approdata!

Un progetto che dal 1990, anno del progetto fondato sulla ideazione e sui disegni originali di Massimo Fagioli, in ben 15 anni trascorsi tra problemi giuridici e burocratici, è riuscito a nascere al centro della città costruita.

Un'architettura di qualità, quasi una scultura, che è riuscita a "passare attraverso" la cultura ancora dormiente dell'edilizia romana.



NUOVO:

Storia di una ricerca

La realizzazione dell'opera di architettura "Il palazzetto bianco", che si sta completando in questi giorni sulla collina Piccolomini in via S. Fabiano in Roma, è il risultato di un inusuale connubio, tra un non architetto, Massimo Fagioli, cui si devono l'idea, l'immagine, il disegno, il progetto, e un architetto, qui più che altro nelle vesti di esecutore. Quest'opera originale è in verità il tipo di stimolo che noi architetti vorremmo quotidianamente subire tanto più in un contesto così avaro di proposizioni nuove e poetiche. L'opera d'arte, quando è tale, rappresenta la forma più alta di scuola ma di una scuola che parla molto in profondità e non insegna tecniche e non rilascia diplomi: ci dice semplicemente (e, per ciò, parla a tutti) che si può essere liberi e proporre l'impossibile ma, subito dopo, che questo percorso deve fare i conti con la sostanza di ciascuno e la ricchezza del proprio personale bagaglio.

Come architetti abbiamo vissuto una straordinaria esperienza di ricerca assieme allo psichiatra Massimo Fagioli, conosciuto come terapeuta nell'Analisi Collettiva e per l'unicità della produzione teorica, su quello che può essere il linguaggio, il coraggio, l'arte delle immagini. E così lo abbiamo veduto all'opera, disegnare, plasmare, scolpire, raccontare, comporre, definire, infine far vivere opere e progetti di architettura.

La storia di questa ricerca è storia del suo singolare protagonista e della sua capacità di accettare le sfide. Noi abbiamo fatto le domande ed abbiamo avuto risposte.

Come noto gran parte di questa esperienza è confluita nel catalogo "Il Coraggio delle Immagini. Progetti realizzati da un gruppo di architetti italiani su idee e disegni di Massimo Fagioli 1986-1995" (Nuove Edizioni Romane, 1995) e ha dato vita ad una mostra patrocinata dal Ministero degli Esteri che ha toccato le maggiori capitali del mondo dal ‘93 al '98. Ricerca che è continuata ininterrotta fino ai giorni attuali, con la creazione di oggetti che sono visibili a tutti.

Alcuni dei progetti raccolti in catalogo ed altri successivi sono stati realizzati in contesti pubblici o urbani - ricordiamo la libreria "Amore e Psiche" e due piazze di Roma, la piazza ad Avetrana., una villa a Latina - ma la ricerca è a disposizione di tutti, essa può interessare molto gli architetti (ma non solo), parla di immagini, di rapporto con gli uomini e la storia, di favole, di ostacoli da superare, di rifiuti da fare, di occhi da aprire, parla del fondamento di quella singolarissima e originale lingua che parlano gli artisti sempre e gli uomini comuni talvolta, senza saperlo.

Claudia Alessandrini, Beatrice Amodeo, Camilla Ariani, Elettra Belli, Alessandro Belloni, Francoise Bliek, Luca Bocchini, Andrea Calabresi, Caterina Calzini, Vittorio Caporioni, Alessandro Carlevaro, Roberto Chimenti, Isa Giovanna Ciampelletti, Valentina Coletta, Carlo Concetti, Mario Contaldi, Mauro Corvino, Raffaella Corvino, Gabriella Cristofalo, Isabella De Berardinis, Piero De Simoni, Emanuele De Vinci, Beniamino De Vita, Renato Del Duce, Paola Del Gallo, Niccolò Del Meglio, Remo Di Carlo, Giovanni Di Franco, Daniele Durante, Simona Facchini, Lorenzo Fagioli, Daniela Gualdi, Anna Guerzoni, Paola Iorio, Corrado Landi, Aldo Lazzeri, Giancarlo Leonelli, Giovanna Marianetti, Daniela Martellotti, Maurizio Maturi, Francesco Mirone, Luisa Mosca, Livia Musmeci, Fiammetta Nante, Alberto Ottavi, Gaspare Palumbo, Serena Pandolfi, Fausto Pasquesi, Maria Cristina Pedri, Alfonso Posati, Luciano Proia, Giuseppe Petrelli, Donatella Pitzalis, Federico Pitzalis, Antonino Reggio d'Aci, Roberto Renzaglia, Lavinia Ripepi, Emilio Rivetti, Doriana Rosati, Giordano Rossi, Paola Rossi, Fabio Sani, Lorenzo Sartori, Adele Savino, Giulia Sebregondi, Matteo Sintini, Jale Tassirnafas, Ugo Tonietti, Emanuela Traverso, Adriana Tripoli, Giovanni F. Velli, Ciro Vendrame, Cesare Veneziani, Daniela Verginelli, Flavio Vitale.

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Da: l'Arca n° 84 - luglio/agosto 1994

Una nave metropolitana

Quando il destino di un progetto è modellato dal vento e dall'acqua.

La forma triangolare del lotto su cui edificare un edificio residenziale suggeriva forme taglienti, fendenti, idrodinamiche. Al progettista (coadiuvato da Fracoise Bliek e Luca Bocchini) piacque moltissimo l'idea di disegnare un "transatlantico terrestre" per viaggi immaginari nell'ondulato paesaggio romano. La metafora marinara ha sempre suggestionato gli architetti. E anche il grande Corbu si è dedicato a progetti di architetture galleggianti.

Il progetto prevede due prospetti sostanzialmente differenti: quello sul fronte strada, destinato alla zona notte, rivestito di pannelli in alluminio preverniciato, segnato dai tagli delle finestre; l'altro, destinato alla zona giorno, prospettante su un terreno in pendio, solcato da terrazze continue lungo l'intero sviluppo longitudinale aggettanti dal basso verso l'alto. La distribuzione planimetrica prevede due alloggi per piano divisi da un corpo scale, con ascensore, illuminato dalla luce naturale.

Nella parte interrata dell'edificio, è previsto un parcheggio di circa 268 metri quadrati; inoltre, è stata ricavata un'area destinata a box auto e a locali cantina. Al piano terrazza, a cui si accede esclusivamente attraverso scale condominiali, si trovano i servizi lavatoio e stenditoio localizzati sotto una particolare copertura a vela.

La particolare forma aggettante della fronte su strada, ha suggerito l'utilizzo di una struttura portante costituita di telai in acciaio controventati dai setti in cemento armato.

La parete curva rivestita in alluminio sarà realizzata con pannelli non portanti in calcestruzzo alleggerito (il progetto strutturale è di Antonino Reggio d'Aci).

redazionale
da L'Arca n. 84 di luglio/agosto 1994

14/04/2005 9.23.25: Mio dio !!!!!!! architettura. Incredibbbbilee....
Finalmente , posso fare un commento positivo !! Certo quei 15 anni indicati di pastoie burocratiche ed addirittura giudiziarie non fanno altro che confermare che il privato non possa fare altro che brutta edilizia pena incubi del genere. Veramente mi colpisce che un opera simile si sia potuta realizzare in Roma città dove il massimo concesso in genere è un miliardo di mattoncini faccia vista ( e dato che c'erano, all'auditorium li hanno messi dappertutto proprio per ricordare , semmai ce ne fosse bisogno, il massimo dell'hi-tech e della "intellighentia" burocrate e di chi ha sponsorizzato il progetto ). Questo progetto di Paola Rossi, in ogni caso, rappresenta per me un rarissimo esempio di architettura che oltre nella bellezza dell'intervento stesso, diventa opera importantissima a Roma per essere stata realizzata con grande coraggio e perseveranza in una Roma morta dove è impossibile per il privato fare alcunché mentre le opere pubbliche, che traggono massimo beneficio dalle autostrade progettuali deburocratizzate e grandi nomi, si esprimono sempre col "braccino" e piene di "mattoncini" per non dare fastidio a nessuno (per finire spesso in opere mediocri o bloccate per anni .... ara pacis docet). Paola Rossi : le mie più sincere congratulazioni.
claudio flabiano

18/04/2005 20.37.35: senza parole!
nel quartiere fitto di palazzi appare una leggerissima vela bianca e tu pensi che non è possibile, proprio lì in un pendio quel bianco lenzuolo che si agita al vento e vorresti affacciarti dalle terrazze perchè c'è un mare grande là sotto.........ed è una perfetta mattina d'estate. Grazie per la bellezza ancora possibile.
Roberta Rocchi

19/04/2005 11.40.14: Un progetto magnifico
Un progetto magnifico, degno dell'epressione onirica del sogno metropolitano, nel quale immeggersi, viverlo ed utilizzarlo ogniuno a proprio modo. La forma ed i contenuti sono degni della migliore scuola di Architettura che, un architetto italiano puo' immaginare e realizzare. Un complimento vivissimo per la concretezza delle soluzioni; progetto da portare ad esempio per la "nuova architettura", in Italia ed un auspicio affinche' i migliori architetti italiani, me compreso, possano intendere come l'autrice del progetto ha fatto, la possibilita' di veder realizzati concretamente i loro sogni. Auguro all'Architetto Paola Rossi ogni bene ed ogni continuita' di progetti e prosperita' di intendimenti. Architetto Giorgio Tamburrelli
Architetto Giorgio Tamburrelli

20/04/2005 20.21.57: ma dai!!!!!!!
Non esageriamo!!!! Il coraggio non è averlo pensato o disegnato è averlo fatto costruire e costuito. Bravi!!! Anche che se, piuttosto che una nave metropolitana, lo assimilo di più ad uno tsunami dal quale fuoriesce un incredibile Joker, bello ma cattivo, che divora le orrende palazzine che tentano di proteggere il cupolone la buoa città tutta. Bello, bello davvero. Ah, dimenticavo se passate in quella stradina oltre ad ammirare lui soffermatevi sul colore verde latte e menta della palazzina di fronte, scelto (il colore) tra i più brutti della'intera gamma dell'iride. Benedetto XVII Abitante del quartiere Benedetto XVII

23/04/2005 23.07.21: urcaloca!!
Nell'era dell'apparire questa opera è. l'espressione nel titolo mi è uscita, a voce alta, una volta percorsa mezza curva di Via S. Fabiano. Sono i fumi dell'alccol che mi danno certe visioni........! tranquilli sono astemio; tutto quello che vedo e vero. F I N A L M E N T E qualcuno, in questo caso qualcuna, prima di progettare e costruire ha collegato il cervello riuscendo nella difficile operazione di coniugare il bello, all'architettura contemporanea al commerciale. GiacomoMaria.
GiacomoMaria


anno di progetto : 1990/1991
anno di realizzazione: 2004/2005

Credits:
Committente privato
Progetto: Massimo Fagioli e Paola Rossi
Collaborazione al progetto Francoise Bliek
Località via di S.Fabiano, Piccolomini. Roma
Fotografie Silvia Massotti, Andrea Calabresi, Donato Venneri

Scheda tecnica
Superficie del lotto - mq 895,14
Area di sedime - mq 166,00
Superficie coperta f.t. - mq 825,99
Parcheggio interrato - mq 538,23
Area libera: mq 729,14
di cui a verde mq 675,14
Volume: mc 2682,59

BREVE NOTA A MARGINE DEL PROGETTO
Il progetto prevede due prospetti sostanzialmente differenti: l'uno, sul fronte strada, segnato eclusivamente dall'apertura delle finestre e dall'entrata, corrisponde alla zona notte; l'altro, che affaccia sul pendio trattato a verde, costituito da una superficie completamente finestrata, solcata da terrazze continue lungo tutto il suo sviluppo longitudinale e progressivamente aggettanti dal basso verso l'alto, corrisponde alla zona giorno.

PUBBLICATO IN
Il coraggio delle immagini, Catalogo della mostra, Nuove Edizioni Romane (1994, reed 1995);
L’Arca n° 84, Redazionale, Una nave metropolitana, Arca Edizioni (1994);
Controspazio n°6, Il palazzetto bianco, Cangemi Editore (1995);
Controspazio n°2, Il palazzetto bianco, Cangemi Editore (1996);
C.Piccioni in, L’architettura e la morte dell’arte, N.E.R. (1996);
S.Facchini in, Immagine della linea, N.E.R. (1998).

ESPOSTO IN
Mostra collettiva di Architettura - ”IL CORAGGIO DELLE IMMAGINI”
Con il patrocinio del Ministero degli affari esteri:
Barcellona 08-29 apr 1994
Madrid 28 giu-14 lug 1994
Tunisi 14 ott-14 nov 1994
Malta 13 gen-08 feb 1995
Atene 15 mar-08 apr 1995
Praga 15 apr-02 lug 1995
Roma 28 dic-29 gen 1996
Napoli 10 mag-08 giu 1996
Firenze 26 ott-22 nov 1996
Mumbai 17 mar-03 apr 1997
New Delhi 22 apr-04 mag 1997
Singapore 28 mag-06 giu 1997
Tokio 09-27 sett 1997
Osaka 05-18 ott 1997
Kioto 03-14 nov 1997

Testo pubblicato sul catalogo “Il coraggio delle immagini”
e Controspazio n°2/1996:


"Una nave bianca sfida il mare, sfida la terra,
conosce le tempeste.
Pelle liscia, bianca, apre verso la luce.
Alzare la testa per vedere oltre l’orizzonte.
Aprire il mare con le onde piccole e grandi
che sfiorano le sue curvature.
La città, la nave, una libertà di movimento,
fermi soltanto i quattro punti cardinali;
mille norme e leggi che controllano il vivere degli uomini gli uni contro gli altri.

Passare attraverso."

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PALAZZETTO BIANCO®
® Opera tutelata.

L'opera denominata "Palazzetto Bianco" è iscritta nel Registro Pubblico Generale delle opere protette del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Servizio XI - Diritto d'Autore e Vigilanza sulla SIAE, ai sensi dell'art. 105 della L.633/1941, nonchè dell'art.99 della stessa legge.
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Vincenzo Cerami: sognare

Il Messaggero Giovedì 5 Maggio 2005
L’INTERVENTO
Fermati, e sogna un po’
di VINCENZO CERAMI

PARE di sentirla la voce diroccata di Ungaretti:
“Cerco
un paese
innocente”
. Quel paese è chiuso da bastioni. Il sogno è varcare la porta d’avorio. Ogni tanto giunge notizia che una persona ha tentato di entrare, e c’è riuscita: quel tanto di buono che si vede nel mondo è stato sognato da qualcuno.
Molti psichiatri dicono che i sogni servono a buttare nel cestino ciò che non serve alla nostra memoria, e a conservare quanto è utile ai progetti dei giorni a venire, giorni che sono pieni di cose da scartare. Ci teniamo solo quello che non esiste ancora, e che probabilmente non esisterà mai. Pensare ai sogni come all’impossibile, a qualcosa che non si realizzerà mai, è triste. È come dire che la vita è triste. E basta. Per molti sarà pur vero, ma è sentimento poco originale. Ogni discorso finisce lì. È più allegro vedere il sogno come una verità travestita, che si vergogna di andare in giro nuda, perché fa scandalo. Sotto quegli abiti stravaganti c’è un corpo vivo. Non è il caso di scomodare Calderón o Nerval. I sogni abitano con noi, ci fanno compagnia. Se sei giù di corda, fermati, chiudi gli occhi e sogna un po’, va’ lontano con la fantasia: spesso è guardando le stelle che siamo più vicini a noi stessi.
La strabiliante attualità, dopo cinquecento anni, dell’ingegnoso hidalgo, ci racconta che le più impervie esplorazioni si compiono nello spazio domestico, tra cose che tutti possono vedere e toccare. Non c’è forse la reale battaglia di Lepanto nel romanzo di Cervantes? Non fu lì che egli venne gravemente ferito, tanto da perdere l’uso della mano sinistra? Il sogno di Don Chisciotte è una finestra spalancata per fare entrare la luce del giorno nei piccoli spazi della quotidianità, e scoprirne la vasta ricchezza. I sogni sono le opere che l’uomo vuol compiere, e, per dirla con Borges, appartengono alla memoria di tutti.
Non è poi così infantile pensare che la storia di tutta l’arte sia la raccolta cronologica dei sogni, legati, generazione dopo generazione, dal comune soffrire per un’assenza, per qualche cosa che aspettiamo e non arriva mai. Spesso sono racconti illusori o di delusioni. Un ignoto passante scrisse su un muro: “Il pessimismo conserviamolo per giorni migliori di questi!” Forse era uno di quegli incalliti ottimisti che fanno le parole crociate usando la penna. Ma è certo, questo sì, che nessuno può sognare se non crede in qualcosa di buono, nell’esistenza di un paese innocente. In giro c’è tanto orrore. Ma a creare felicità non basta una vita, non ne bastano mille. L’ottimismo e l’ottimo sono distanti, come il giorno dalla notte. Eppure sogno e ottimismo possono prendere l’aspetto di una ghiotta merce per chi campa di oratoria. Sono l’abito elegante della menzogna. I sette cieli promettono un mondo perfetto, e insieme una speranza. Ma in nome della felicità eterna si compiono più crimini che buone azioni. Ed è altrettanto delittuoso rincorrere la felicità di tutti ignorando quella di ognuno. È cieco chi vede solo tanti uomini insieme, e neanche uno che se ne sta solitario, per conto suo, a fantasticare. E com’è sgrammaticato versare più lacrime per mille morti che per uno soltanto.
Tutti i progetti nascono da un sognare, pur sapendo in partenza che basta una mosca a distruggere un chilo di crema pasticcera lavorata con fatica. Però si continua ad andare avanti lo stesso, e a ricominciare da capo.

una importante sentenza della Cassazione

La Stampa 5 Maggio 2005
UNA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
È reato umiliare i figli

ROMA La dignità dei figli dev’essere rispettata dai genitori, che devono bandire qualsiasi forma di violenza non solo fisica ma anche psichica che possa comportare disturbi per la loro salute mentale. Vietato, dunque, ritenere che il metodo per educarli sia quello di umiliarli, svalutarli e denigrarli.
Con una sentenza innovativa la Cassazione interpreta l’abuso dei mezzi di correzione: non può più intendersi solo come un comportamento dannoso «sul piano fisico» per il bambino, ma deve includere anche l’abuso psicologico, da cui possono nascere molti disturbi. Scrivono gli alti magistrati: «Costituisce abuso», punibile secondo quanto previsto dall’articolo 571 del codice penale, «anche il comportamento doloso, attivo o omissivo, mantenuto per un tempo apprezzabile che umilia, svaluta, denigra e sottopone a sevizie psicologiche un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se è compiuto con soggettiva intenzione correttiva e disciplinare».
A «lamentarsi» della condanna, di fronte ai giudici che hanno dichiarato inammissibile il ricorso, è stato un padre, che ha sostenuto come «il carattere episodico della chiusura in cantina e l’aver sfregato i pantaloni sul viso del figlio non può integrare il reato addebitato, in quanto non derivano pericoli di malattia».

sinistra
Bertinotti dice no a D'Alema

L'Unità 5.5.03
Bertinotti a D’Alema:
non ci sono carri armati amici della democrazia


ROMA D'Alema ritiene «giusta» l'idea di esportare la democrazia anche con l'uso della forza? Il segretario di Rifondazione pensa «esattamente il contrario». Per Bertinotti è «incomprensibile il ritorno di questa cultura politica. Pensavo che certo un insegnamento lo avessimo comunemente tratto: non ci sono carri armati amici della rivoluzione come non ci sono carri armati amici della democrazia. La democrazia è incompatibile con l’idea di costruirla dall'esterno dei soggetti interessati, e peggio ancora con la forza». Ma forse D'Alema ha fatto riferimento ad «un nuovo multilateralismo» non basato sull'uso della forza ma sulla difesa del diritto internazionale: «In fondo è lo stesso - replica Bertinotti - il guaio di questo mondo non è l'unilateralismo, ma l'unipolarismo. Il mio vero avversario è l'interventismo democratico, la guerra va bandita come un moderno tabù. Bisogna ritrovare la politica, potenziare l'Onu, espellere l'idea della guerra: si può pensare a organizzare l'uso della forza in maniera diversa, ma bandendo la guerra».
Troppe docce fredde sull’Unione: su questioni cruciali «come pace e guerra bisognerebbe avere posizioni condivise, frutto di un aperto confronto tra opzioni che restano allo stato diverse» dice il senatore Piero Di Siena, sinistra Ds. Quel che sostiene D’Alema è in contraddizione «con la lettera e lo spirito della nostra Costituzione. E dimostra l'assenza di un serio ripensamento sulla vicenda del Kosovo». E Folena: «Come si fa a dire che la democrazia si può esportare anche con la forza? Non è abbastanza chiaro quanto accaduto in questi anni? L'Unione chiarisca ogni equivoco sull'uso della forza e, se non si trovasse una posizione convincente comune, gli elettori si esprimano con un referendum programmatico».

psicologia australiana
curano la depressione giovanile con il cellulare...

Corriere della Sera 5.5.05
Psicologia hi-tech: un telefonino per aiutare gli adolescenti
La depressione si cura anche via cellulare
Si sperimenta in Australia un’applicazione mobile per il monitoraggio della sindrome depressiva nei più giovani

MELBOURNE – Gi psicologi australiani sfrutteranno l’amore dei ragazzi per i propri telefoni cellulari al fine di studiare la depressione, cercando così di identificare tempestivamente quei segnali che potrebbero portare gli adolescenti a comportamenti potenzialmente pericolosi.
La psicologa Sophie Reid del Melbourne's Murdoch Children's Research Institute, dopo essersi scontrata con la ritrosia dei suoi giovani pazienti alla compilazione di questionari e diari di autoanalisi, ha rivolto la propria attenzione a quello che senza dubbio è uno dei gadget più amati dalla fascia di popolazione in questione. Secondo la Reid, infatti, per coinvolgere e far partecipare i ragazzini ai processi di analisi è necessario utilizzare uno strumento da loro considerato «amico», e in tal senso niente è meglio del telefonino.
Il progetto messo a punto dalla dottoressa australiana – in collaborazione con la società Object Consulting – sarà testato inizialmente da un gruppo di 40 adolescenti, a ognuno dei quali sarà assegnato uno smart phone Nokia 6260 su cui è stata installata una particolare applicazione Java. Proprio attraverso tale software sarà possibile raccogliere informazioni utili all’analisi psicologica: il programma prevede infatti che i teenager utilizzino le funzioni testuali dell’apparecchio per rispondere a semplici domande che quotidianamente il sistema porrà loro, come per esempio «sei da solo?», «è successo qualcosa che ti ha stressato?» e, ancora, «se sì, come hai reagito?». Quindi, ogni fine settimana, le informazioni raccolte in ciascun telefonino saranno scaricate via Bluetooth sui computer degli psicologi, che provvederanno all’analisi dei dati raccolti.
Il prossimo anno lo studio sarà esteso ad altri 400 ragazzi - è riportato su ZDNet - nel tentativo di combattere ansia e depressione giovanile, problemi che - come spiega la dottoressa Reid - attualmente interessano il 30% degli adolescenti ma che entro il 2020 potrebbero diventare i disturbi più diffusi sul territorio australiano.

il cervello e la pelle

Repubblica Salute 5.5.05
Il gene che forma cervello e pelle
Prestigiosa scoperta italiana finanziata da Telethon e Airc

SI CHIAMA "ECTO" e nell'embrione appena formatosi svolge le funzioni di interruttore per la formazione di sistema nervoso e pelle. Uno dei misteri della biologia dello sviluppo, che da anni arrovella ricercatori di tutto il mondo, sembra finalmente svelato. Il mistero, fino a oggi irrisolto, era: come fanno alcune cellule di un embrione nei primissimi stadi della sua formazione - le famose cellule staminali embrionali - a diventare cellule del sistema nervoso e della pelle? Grazie a Telethon ed AIRC, ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie mediche dell'Università di Padova guidati da Stefano Piccolo hanno trovato chi indirizza tale percorso.
Il gene scoperto si chiama Ectodermina e deve il suo nome alla capacità di indirizzare la maturazione di alcune cellule nell'embrione appena formatosi verso il cosiddetto ectoderma, il tessuto embrionale che darà origine proprio al sistema nervoso e alla pelle. Il risultato è stato pubblicato su "Cell", la più prestigiosa delle riviste scientifiche di biologia. Si tratta infatti di una scoperta molto importante che arriva dalla ricerca di base, le cui ricadute sulla biologia dello sviluppo, sulla biologia delle cellule staminali e del cancro si faranno sentire molto presto. Il gene infatti è acceso anche nelle cellule dell'individuo adulto, dove controlla la crescita e la proliferazione delle cellule.
Il prodotto del gene Ectodermina, battezzato appunto ECTO, è stato scoperto nell'embrione di un rospo, chiamato Xenopus laevis, un modello molto utilizzato in biologia dello sviluppo per la facilità di osservare in diretta quello che succede durante la sua formazione. ECTO è un enzima che funziona come delle forbici molecolari che tagliano a pezzi il loro bersaglio impedendone il funzionamento. I bersagli colpiti da ECTO sono due molecole-segnale ben note ai biologi, chiamate TGF-beta e BMP, che controllano la crescita e la maturazione della cellula embrionale e di quella adulta.
Il risultato ottenuto da Piccolo s'inquadra in un progetto Telethon di studio dei meccanismi alla base dell'atrofia muscolare, fenomeno che caratterizza molti difetti neuromuscolari, tra cui le distrofie.

la ricerca sulle staminali

Tempo Medico on line 3 maggio 2005
Fondi alla ricerca, ma non per le staminali embrionali
In un promemoria l'approccio etico alla ricerca nell'Unione Europea
di Donatella Poretti

Il settimo programma quadro sta muovendo i suoi primi passi. Un bilancio di 73 miliardi di euro da distribuire in sette anni, dal 2007 al 2013, e una struttura basata su quattro programmi specifici: cooperazione, idee, persone e capacità.
La Commissione europea per voce del commissario alla ricerca, lo sloveno Janez Potocnik, ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 7 aprile, come tutte le attività di ricerca intraprese nel programma "devono essere condotte in conformità ai principi etici fondamentali". Subito dopo è stato diffuso un promemoria per specificare meglio di che cosa di stesse parlando e soprattutto chiarire la spinosa questione dei finanziamenti alla ricerca con le staminali embrionali. Legale e sostenuta in molti paesi dell'Unione, ma vietata e osteggiata in altri.
Nel caso del sesto programma quadro (2002-2006), dopo il primo anno di moratoria in attesa di raggiungere l'accordo tra i paesi sostenitori (tra cui Gran Bretagna e Belgio) e quelli contrari (tra cui Germania e Italia), alla fine del 2003 l'allora commissario europeo alla ricerca, il belga Philippe Busquin, optò per una decisione caso per caso.
Attualmente ciò ha permesso di finanziare due progetti multinazionali che utilizzano cellule di origine embrionale (uno è quello dell'European Centre for the Validation of Alternative Methods che ha sede a Ispra sul lago Maggiore e che valuterà gli effetti delle sostanze tossiche sugli embrioni) e altri 23 che utilizzano sempre staminali, ma derivate da tessuti adulti.
Potocnik, nel ricordare le virtù di questo tipo di studi, aveva detto che "la ricerca con le cellule staminali è scientificamente molto promettente per molte persone che oggi soffrono di malattie che potrebbero essere curate in maniera diversa", e aveva assicurato che non sarebbe stato riaperto il dibattito, mantenendo gli stessi criteri fissati dal suo predecessore.
Il promemoria aiuta a capire meglio: "la Commissione si è soffermata sul trattamento da essa riservato alla ricerca sulle cellule staminali embrionali nel quadro del programma attuale. L'Unione europea vieta tassativamente e in ogni caso il finanziamento di ricerche finalizzate alla clonazione umana a scopo riproduttivo, la clonazione degli embrioni ai fini di ricerca (clonazione terapeutica), o la ricerca volta ad alterare il patrimonio genetico umano. L'Unione europea non concede inoltre finanziamenti a progetti in uno Stato membro in cui siano vietate le attività di ricerca oggetto del finanziamento stesso. La Commissione non accorda inoltre il finanziamento a progetti che comportano il prelievo diretto di cellule staminali da embrioni, un intervento che implicherebbe la distruzione di un embrione soprannumerario ai fini della ricerca comunitaria".
Nel momento in cui pervengono proposte di ricercatori che desiderano utilizzare le cellule staminali, la priorità va sempre ai progetti che comportano l'impiego di cellule staminali ottenute da organismi adulti, caso in cui - come sottolinea l'Esecutivo - non sussiste alcun problema di carattere etico.
Eppure, nonostante le rassicurazioni del commissario Potocnik, sembra esserci un passo indietro: si specifica che non verranno finanziati i progetti in cui si derivano le staminali dagli embrioni perché, pur se soprannumerari e perciò senza alcun futuro, questi verrebbero comunque distrutti. Si opta così per una decisione pilatesca: embrionali sì, purché il lavoro sporco di toccare direttamente quegli embrioni non lo si paghi con fondi comunitari.

angeli e demoni

L'Eco di Bergamo 5.5.05
«Angeli e demoni», una mostra racconta l'eterna lotta fra il Bene e il Male
Barbara Mazzoleni

Angeli e diavoli nell'immaginario artistico contemporaneo, dal territorio incandescente del mito alle più segrete stanze dell'inconscio: si inaugura questa sera alle ore 18.30 al Teatro Sociale in Città Alta la mostra «Angeli e Diavoli» dove le sculture di Vannetta Cavallotti e una grande «Danza macabra» di Enrico Colombotto Rosso accompagneranno il visitatore in un viaggio coinvolgente e suggestivo nel mondo dell'ignoto, dell'imprevedibile e del fantastico.
Curata da Janus e organizzata con il patrocinio e la collaborazione dell'assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, la mostra si propone di esplorare le dimensioni dell'angelico e del demoniaco, viste come duplice volto di una sola realtà metafisica e come forme che, pur popolando l'immaginario e l'universo simbolico collettivo fin dalla notte dei tempi, sono ancora oggi capaci di farsi interpreti delle inquietudini, le angosce e le aspirazioni della civiltà contemporanea.
Mondi antitetici e complementari, quelli degli angeli e dei diavoli, proprio come le personalità dei due artisti che tuttavia hanno in comune l'aver dato vita a mondi visionari, onirici e sensuali, affidando ad angeli e diavoli il compito di narrare l'eterno incontro-scontro tra luce e tenebre, Paradiso e Inferno, cielo e terra, vita e morte, memoria e oblio.
Complici il fascino del Teatro Sociale e un allestimento scenografico curato dall'architetto Attilio Gobbi, lo spazio espositivo diventa «limbo» sospeso tra cielo e terra, luogo di apparizione delle misteriose creature evocate dai due artisti non dai testi sacri né dal folclore popolare ma piuttosto dal territorio ancestrale del mito.
Da una parte, dunque, la schiera di angeli plasmati da Vannetta Cavallotti (nata a Palermo ma che vive e opera a Bergamo dal 1985) con il ricorso a materiali eterogenei, come resine, stucchi, gessi, ferro, colori ad olio, acquerello ed encausto: fatti di frammenti di emozioni e di ricordi, sono esseri che germogliano come fiori cosmici, corpi velati e poeticamente acefali in bilico tra memoria e oblio, angeli-bimbi smarriti nell'Eden della psiche e della coscienza.
Dall'altra parte, la «cavalcata» dei demoni ghignanti e sfacciati che brulicano nei grandi disegni, scelti tra i 250 del ciclo «Danza macabra», eseguiti a inchiostro di china su carta da pacchi argentata da Enrico Colombotto Rosso, torinese, formatosi a Parigi a contatto con artisti internazionali come Max Ernst, Leonor Fini e Stanislao Lepri e che da anni vive tra le colline del Monferrato in una particolarissima casa-museo. Presente anche alla Palazzina di Caccia di Stupinigi di Torino, nella mostra «Il Male. Esercizi di pittura crudele» curata da Vittorio Sgarbi, Colombotto Rosso anima al Teatro Sociale la danza dionisiaca e grottesca dei suoi spettri luciferini che si rincorrono e si agitano in un groviglio di corpi nudi e deformi, moderni interpreti del caos e incubi notturni dell'angoscia e dei drammi dell'uomo.
Che cos'hanno dunque in comune gli eleganti fantasmi angelici della Cavallotti e i demoni ibridi e incandescenti di Colombotto Rosso? Sono sempre e comunque creature umane e molto terrene: «Fortunatamente i due artisti - scrive nel catalogo edito da Lubrina il curatore Janus - ci ricordano, in maniera diversa, che angeli e diavoli esistono, che hanno sempre uno spazio importante nella nostra esperienza, ma anche nella nostra vita quotidiana. Gli angeli ieratici della Cavallotti e i diavoli inquieti, danzanti e un po' ebbri di Colombotto Rosso in fondo ci rassicurano, ci invitano a dialogare con le loro categorie filosofiche, ci assicurano che l'antichità della loro esistenza non è stata mai spezzata dalla nostra civiltà materialistica o semplicemente tecnologica».

La mostra resterà aperta fino al 12 giugno nei seguenti orari: martedì - sabato ore 10-13 e16-19; domenica e festivi 10-19.

non sempre, negli Usa...,

Ansa.it 5.5.05
Usa: Massachusetts, verso ok a staminali da embrioni
Lo Stato sta per varare norme che azzerano gli attuali veti

(ANSA) - WASHINGTON, 5 MAG - Il Parlamento del Massachusetts ha approvato una legge per la ricerca sulle cellule staminali ricavate dagli embrioni. La ricerca in questo settore è fortemente limitata a livello federale negli Usa e la nuova norma potrebbe fare dello Stato un polo avanzato per gli studi in materia. Le nuove norme consentiranno agli scienziati di creare embrioni clonati e di estrarre cellule staminali. Attualmente ci vuole l'autorizzazione preventiva della magistratura, per farlo.

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Antigone, la disobbedienza

Repubblica Bologna 5.5.05
LETTURE D´AUTORE
In Santa Lucia stasera apre il ciclo di letture sui classici con lezione del costituzionalista
Tra la legge e la disubbidienza risuona la domanda di Antigone
Guerritore e Zagrebelsky dan voce a Sofocle
ILARIA VENTURI

ANTIGONE è un mito, è l´icona della disobbediente civile, della resistenza al potere, «la più nobile figura mai apparsa sulla terra», scriveva Hegel. O, per dirla con le parole di Romain Rolland, Antigone è la donna di fronte alla quale tutti gli uomini sono bambini. La sua tragedia è nota: il re Creonte le impedisce di seppellire il fratello Polinice, lei si ribella in nome di quelle leggi «non scritte», ma sempre vive, incrollabili «al cui paragone nulla può la legge transitoria degli uomini». L´occasione per rivivere questa lacerazione, questo conflitto quanto mai attuale, sarà data oggi con la prima serata di apertura del ciclo di letture sui classici promosso dal Centro studi «La permanenza del classico» dell´Alma Mater.
Alle ore 21, all´aula magna di Santa Lucia (gli inviti sono esauriti), Monica Guerritore, ormai madrina ad honorem di questa rassegna che l´ha vista presente sin dalla prima edizione, quattro anni fa, darà voce ad Antigone, con gli attori Luca Lazzareschi, Lino Guanciale e Viola Pornaro nei ruoli di Creonte, Emone, figlio del re e innamorato di Antigone, e della sorella Ismene.
L´interpretazione sarà affidata al commento del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. I testi tratti dalla tragedia di Sofocle rappresentata ad Atene nel 442 avanti Cristo - una selezione dei passaggi più noti e degli snodi narrativi per ricostruire la storia - sono stati tradotti da Federico Condello, giovane ricercatore del Centro studi. «Abbiamo scelto Antigone in apertura come figura chiave ma anche contraddittoria, capace di porre domande universali», commenta Ivano Dionigi, il latinista che ha ideato questa rassegna, direttore del Centro studi sui classici.
«Antigone è colei che si appella alla legge interiore, appare la figura più nobile, ma rappresenta anche il privilegio e il grande rifiuto dell´altro, inteso come stato, società, politica. E´ la solitudine estrema, la negazione dell´etica della responsabilità. Antigone sta a ricordarci che accanto le leggi scritte della città, nel cui nome Socrate muore, vi sono quelle non scritte dell´interiorità individuale. In netta antitesi con la coscienza democratica di Euripide per il quale quando le leggi sono poste per iscritto il povero e il ricco hanno pari giustizia».
Legge e coscienza, dunque. Interrogativi non facili, rappresentati dall´icona Antigone, che è anche il simbolo di questo nuovo ciclo di letture curato dal regista Claudio Longhi. E´ Serena Nono, figlia del compositore Luigi Nono e nipote del musicista Arnold Schoenberg, ad aver dipinto Antigone che regge le ceneri del fratello nell´anfora per dare una immagine a questa rassegna, «Nomos Basileus», dedicata al tema della legge. La prima serata, dal titolo «Il diritto di Antigone e la legge di Creonte», propone testi più che mai suggestivi. Basteranno, a commuovere, le parole del coro, dopo che Creonte ha enunciato la sua legge e scopre che qualcuno ha tentato di seppellire Polinice. Un testo che ha ispirato nei secoli poeti e filosofi. Comincia così: «Molte le meraviglie, ma nessuna tremenda come l´uomo».

Bisio

Il Messaggero 5.5.05

I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per via dei pugnetti stretti in segno di precoce protesta. I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni. Sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano,cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dai!

I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme però.

I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra, piangono.

I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra, piangono lo stesso, ma un po' meno.

(...)

I bambini sono di sinistra perché si fanno un'idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.

I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale somiglia a Carlo Marx. Perché Cenerentola è di sinistra, perché Pocahontas è di sinistra, perché Robin Hood è di Avanguardia operaia... fa gli espropri proletari.

I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell'orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono. I bambini sono di sinistra perché il casino è un bel casino e perché l'ordine non si sa cos'è.

I bambini sono di sinistra perché crescono a cambiano.I bambini di sinistra, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quando diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.