giovedì 10 febbraio 2005

IL SECONDO LIBRO DAL TITOLO
AULA MAGNA
INCONTRI DI RICERCA PSICHIATRICA
ANALISI COLLETTIVA
CON GLI ATTI DEL SECONDO INCONTRO, DEL
5 febbraio 2005 - Università di Roma

EDITO DALLE NUOVE EDIZIONI ROMANE

È DISPONIBILE - INSIEME AL PRIMO, RELATIVO ALL'INCONTRO DEL 29 GENNAIO -
PRESSO

LA CASA EDITRICE

E PRESSO
LA LIBRERIA AMORE E PSICHE

oltre che, a Firenze, da
STRATAGEMMA

LA REGISTRAZIONE AUDIO-VIDEO
DI QUESTO SECONDO INCONTRO DEL 2005

ED ANCHE QUELLA DEL PRIMO, DEL 29 GENNAIO
PUÒ ESSERE SEGUITA IN RETE SU

MAWIVIDEO
________________________

chi volesse ricevere uno o più di uno dei tre articoli citati nelle relazioni
può farne richiesta con una e.mail
Essi sono stati pubblicati
sul Messaggero, il 9.11.1977
sul Corriere della Sera, il 12.3.1978
su Repubblica, il 4.8.2004

la libertà d'informazione

il manifesto 10.2.05
STAMPA

Commissione vota leggi marziali

Il ddl di riforma dei codici penali militari, risalenti al 1941, è stato approvato ieri dalle commissioni Difesa e Giustizia di Montecitorio. Già approvato dal Senato, sta suscitando numerose polemiche tra maggioranza e opposizione. I Ds denunciano: «I giornalisti che diffondono informazioni riservate anche su missioni di pace all'estero rischiano di essere puniti con le leggi marziali e di scontare da 5 a 20 anni di detenzione nelle carceri militari». Secondo il ministro della Difesa Antonio Martino, le norme si applicherebbero solo ai componenti del corpo di spedizione e non anche «ai cronisti inviati in zone di guerra, agli operatori umanitari delle ong o a qualsiasi altro civile». Ma per il diessino Bonito «la norma così come è stata scritta non lascia spazio a dubbi né a interpretazioni ed è palesemente incostituzionale» perché violerebbe l'articolo 103 della Costituzione, secondo il quale i tribunali militari in tempo di pace «hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate. E non possono occuparsi quindi di civili come i giornalisti o i volontari». Secondo l'articolo 4 del testo, infatti, è sottoposto alla giurisdizione militare «anche chiunque commetta un reato contro le leggi e gli usi della guerra». Tra i reati puniti con la legge marziale il «procacciamento di notizie riservate» e la loro diffusione. Con pene fino a 20 anni di reclusione. Quali sarebbero queste notizie riservate? Per l'articolo 72 quelle che riguardano «la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina o le operazioni militari e ogni altra notizia che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato, per esserne stata violata la divulgazione dall'autorità competente». L'opposizione ha annunciato che presenterà «numerosi emendamenti» soprattutto per modificare la parte che rischia di vedere coinvolti giornalisti e volontari delle ong.

storia dell'uomo
da Neanderthal a Sapiens

Repubblica Salute 10.2.05
Il Neanderthal era di poche parole. E si estinse
Il "sapiens sapiens" aveva più capacità di comunicazione e quindi una organizzazione sociale migliore
di Francesco Bottaccioli


Non sono chiari i rapporti di parentela tra i nostri progenitori e l'uomo di Neanderthal, vissuto in Europa tra 150.000 e 30.000 anni fa e che ha convissuto per almeno diecimila anni con i nuovi arrivati dall'Africa, i nostri progenitori. Gente dalla testa tonda, più mingherlini dei neanderthaliani, ma più capaci di agire in gruppo anche in virtù di una maggiore facilità di comunicazione. Il cervello del Neanderthal non aveva niente da invidiare a quello dei nostri progenitori. La differenza fondamentale starebbe proprio nella comunicazione. Sapiens Sapiens era capace di un linguaggio molto più articolato di quello elementare di Neanderthal. Perché?
Un'interpretazione classica ipotizza che siano comparse delle mutazioni genetiche favorevoli che abbiano consentito la formazione di aree specializzate, di veri e propri organi del linguaggio, che tradizionalmente vengono localizzate nell'emisfero sinistro, anteriormente (area di Broca) e posteriormente (area di Wernicke). Studi recenti hanno di molto ridimensionato il ruolo di queste aree, nel senso che, pur essendo certamente necessarie, non sono esaustive: il linguaggio, per potersi produrre, ha bisogno che si attivi un circuito che collega aree relativamente specializzate sia dell'emisfero sinistro sia di quello destro. Non esistono quindi "geni per il linguaggio", come scrive il neuroscienziato americano Gary Marcus in "La nascita della mente", Codice edizioni, Torino 2004.
La ricostruzione più plausibile della nascita del linguaggio pare invece quella che lo incardina nei cambiamenti anatomici intervenuti nella organizzazione della testa. I nostri progenitori avevano un cranio più rotondo dei loro predecessori e anche di alcuni loro contemporanei. Questa caratteristica ha abbassato la laringe e formato un tratto sopralaringeo adatto alla emissione articolata di suoni. La modificazione somatica avrebbe quindi fornito l'occasione al grande cervello, di cui erano dotati i nostri progenitori, di esprimersi meglio. L'assenza di quella modificazione sopralaringea nel Neanderthal, spiegherebbe anche la scarsa competenza linguistica dei nostri cugini, che avevano anche loro un grande cervello, ma senza la combinazione giusta cervello-corpo.
Non deve stupire il legame tra modificazioni somatiche e modificazioni cerebrali. L'ipotesi più plausibile del rapido sviluppo del cervello umano - in 3 milioni di anni è passato dai 400 grammi degli scimpanzé ai 1400 del genere Homo - poggia sull'alimentazione delle australopitecine, passate da una dieta vegetariana a una dieta con grassi e proteine animali.

brevi dal web

notizie.virgilio.it 09/02/2005 - 09:29
Usa: il male è misurabile, ha 22 gradi

Orrore classificato in base a somma dei particolari macabri


(ANSA) - NEW YORK, 9 FEB -Un gruppo di psichiatri e medici legali ha cominciato a interrogarsi sulla natura del male e ha redatto una scala della depravazione. Dopo 11/9, le sevizie di Abu Ghraib,i decapitati in Iraq,i serial killer e i baby-killer che aspettano la sentenza della Corte Suprema, gli psichiatri hanno sviluppato una scala della depravazione che classifica l'orrore di un atto in base alla somma dei suoi particolari piu' macabri. La scala ha 22 gradi di malvagita'.

giornaledibrescia.it 9 febbraio 2005
Il piercing nell’anima, il dolore nascosto dei giovani
Curzia Ferrari

Niente di più complesso dell’esplorazione del dolore degli adolescenti. La superstite impostazione patriarcale di certe famiglie - specie nel Sud - o l’eccessivo, dilagante lassismo delle stesse, chiudono ogni possibile lampo di dialogo, e i giovani restano nel «dolore» della crescita da soli; spesso vivono episodi che cambiano loro la vita, senza che in casa nessuno se ne accorga. Qual è la chiave per sollecitarli ad aprirsi? Perché ci irritiamo di fronte ad alcuni loro comportamenti sgradevoli? Non nascondono questi comportamenti, per caso, un grido silenzioso di aiuto? E sono sempre giustificate le nostre cosiddette «riserve» di fronte alla fermentante stagione dell’adolescenza? C’è una letteratura immensa sul problema e i manuali proliferano, riportano e commentano pagine di cronaca osservandole da vari lati, traggono risultati da indagini psicologiche non immuni dall’inquinamento dell’ideologia, e squadernano consigli. Difficile trovare, fra essi, il libro che coniughi il dovere dell’investigazione con il rispetto, senza contare che il genitore o l’educatore devono, come prima cosa, mettere in gioco se medesimi, riconoscere i propri guasti. È quello che fa, con la leggibilità della buona narrativa, il libro di Gilberto Gillini e Mariateresa Zattoni «Il piercing dell’anima» (Ancora editrice), in cui il dolore occulto degli adolescenti e coperto dalla bellezza degli stessi: sì, crescere è bello, è rigoglioso, è seducente, mutevole, straordinario, grandioso nella sua naturalità, merita la nostra compartecipazione e la nostra condivisione al non-dato-per-scontato. Ma richiede anche, un orecchio speciale, intento a raccogliere il cuore profondo del vulcano adolescenziale. E qui l’interrogatorio si fa fitto. Esiste in casa una situazione di gerarchia tale da soffocare ogni confidente abbandono? Oppure manca il tempo per l’ascolto, o ancora non sono forse errate le norme, i valori, le tradizioni sociali con cui misuriamo l’altro - universo indefinito che, come dice Jung, «esprime l’estrema agitazione dell’inconscio»? Il volume guarda a un’umanità varia, di madri in ansia per il cellulare del figlio che a certe ore non risponde, per l’orribile, possibile contagio dell’Hiv, per le compagnie, (cattive? chissà!) di cui sono all’oscuro; narra di padri che gettano sonde frettolose quanto inutili nella vita dei loro ragazzi - santo cielo, lievitano a vista d’occhio -; e di coppie, ormai usurate, che sperano di conferire un ordine al cammino dei figli ricorrendo alla separazione. Comunque sia, prevale in ogni caso la maschera. Il giovane è mascherato, sia che faccia la melina per ottenere il motorino, la macchina, il computer ultimo modello, il permesso di rientrare tardi dalla discoteca; sia che minacci di darti il randello in testa per i disagi di cui soffre e di cui ti ritiene colpevole, la forfora e i brufoli, l’esame andato male, la scelta di una disciplina universitaria che non gli piace, la depressione e lo spinello. Ma è mascherato anche il genitore o l’educatore. In molti casi egli si è inventato un modello, una persona - la proiezione del sé o di ciò che avrebbe voluto essere - così gli sfugge il problema dell’alterità, non sente il richiamo del dolore giovanile che, proprio come una gemma prorompente, sforza la corteccia della vita. Grillino e Zattoni, autori di numerose pubblicazioni su tematiche psicopedagogiche, si addentrano con lievità e grande competenza negli anelli di quella che potremmo chiamare la catena del silenzio. Sanno benissimo, e lo scrivono, che «non ci sono motivi per consolarsi a buon mercato», non sarà un libro a sciogliere annosi strati di ghiaccio, a districare nodi. Ma potrà aiutare ad acuire il desiderio d’ascolto, ad affinare l’orecchio sino ad oggi impotente.

clicmedicina.it 9 feb 2005
Depressione: somatizzazione aumenta i costi sanitari durante il trattamento


Nei pazienti con depressione che riportano solo sintomi psicologici, un regime di trattamento supportato della durata di due anni migliora gli esiti clinici e diminuisce i costi a carico del paziente ambulatoriale, ma nei pazienti che riportando sintomi fisici insieme a quelli depressivi, lo stesso intervento porta all'aumento dei costi. Pagare i controlli e un intervento dalla durata prolungata potrebbe migliorare gli esiti per un gruppo selezionato di pazienti depressi, riducendo i costi della pianificazione sanitaria. I pazienti con problemi fisici, però, potrebbero soffrire di somatizzazione, che secondo precedenti ricerche aumenta i costi dello sfruttamento delle risorse mediche a livello ambulatoriale a seguito del trattamento psichiatrico. Sono necessarie ulteriori ricerche allo scopo di sviluppare e testare le strategie di intervento per i pazienti depressi che presentano sintomi fisici. (Ann Fam Med 2005; 3: 15-22)

ilmessaggero.it Mercoledì 9 Febbraio 2005
DISTURBI PSICHICI
Depressione e angoscia, un “quaderno” spiega tutto


CIVITANOVA Si chiama ”La mente che soffre”. E’ un bellisssimo volumetto, che sembra nella veste grafica quasi un settimanale, edito in 5000 copie. E spiega con parole semplici e comprensibili i maggiori disturbi psichici, ansia, depressione, psicosi e schizofrenia, presenti tra la popolazione. L’opera è a cura del ”dipartimento di salute mentale” di Civitanova. E, ieri mattina, è stata presentata alla stampa e agli operatori sociali nella sala conferenze della zona territoriale 8, quella di Civitanova per l’appunto, allo scopo di dare la massima pubblicizzazione possibile all’iniziativa. Che nel panorama sanitario nazionale è unica.
In buona sostanza, il volumetto, pensato e scritto dai dottori Marco Scali e Ubaldo Sagripanti, adesso, grazie anche ad un sostanzioso finanziamento della Regione, verrà distribuito tra i medici di base, i farmacisti e nelle scuole. L’obiettivo è quello di dare maggiore consapevolezza alle donne, agli uomini, ai giovani, del proprio stato ed eventualmente dei disturbi che ognuno potrebbe avere. «Questo tipe di malattie - ha detto il dottor Marco Scali direttore del dipartimento- adesso è possibile combatterle con dei farmaci meravigliosi di ultimissima generazione. Un tempo chi prendeva psicofarmaci sembava uno zombie, ora è impossibile riconoscerlo. Ma il dato di fondo è combattere l’ignoranza. E in questo senso la prevenzione potrebbe rappresentare la quadratura del cerchio». In realtà la gente che ha un qualche disturbo psichico, anche lieve, è tanta. E dunque ”La mente che soffre” può aiutare nell’autoidentificazione del proprio status mentale.ù
Il dottor Ubaldo Sagripanti, poi, entrando nel merito, ha spiegato «gli argomenti focus» trattati dalla pubblicazione, come lo stress, il lutto, la fobia, l’ansia, molte altre cose. Il direttore generale dell’Asur, il dottor Antonio Aprile, si è voluto complimentare per l’iniziativa ed ha sottolineato, inoltre, «l’esportabilità di questa iniziativa che rappresenta un valore assoluto».
Alla conferenza erano inoltre presenti la dottoressa Rita Materazzi, direttore della zona 8 dell’Asur, e il presidente provinciale dell’ordine dei medici, il dottor Americo Sbriccoli.

sinistra
falce e martello

il manifesto 10.2.05
FALCE E MARTELLO
È un'altra storia
ROSSANA ROSSANDA


Sull'interdizione delle svastiche e della falce e martello richiesta al ministro Frattini da una trentina di parlamentari del Partito Popolare europeo, si misurano molte cose. La sfacciataggine di Vytautas Landsberghis, che minimizza come il suo paese abbia accolto l'arrivo della Wehrmacht con una delle più paurose stragi di ebrei della guerra. Si misura lo spessore storico del ministro Frattini, che sembra accogliere la richiesta poiché, scrive, comunismo e nazismo, pur diversi, erano retti da identica spinta distruttiva, l'uno voleva lo sterminio degli ebrei e l'altro lo sterminio (sic) della borghesia come classe. E aggiunge, dopo l'inevitabile uso improprio del concetto arendtiano di totalitarismo, che mentre dall'immediato dopoguerra di Hitler si sapeva tutto, di Stalin si seppe pochissimo fino al 1989. Avrà saputo pochissimo lui. Ma sarebbe inutile chiedere conto delle sue letture al ministro d'un governo il cui premier parla come neanche il defunto senatore Mc Carthy, sostenendo che tutta l'opposizione è comunista e porterebbe all'Italia «miseria terrore e morte».
Che vale discutere con chi ignora o oscura che l'idea del comunismo nasceva per rendere effettiva l'eguaglianza fra gli uomini, quella del fascismo e del nazismo per affermare il superuomo e la razza, e ogni ricerca sulle colpe e degenerazioni dell'uno e dell'altro ha un senso soltanto se parte di qui? Piuttosto è da chiedersi come mai sia così debole la reazione, giacché soltanto due articoli restituiscono la serietà del metodo storico, quello di Piero Sansonetti per Liberazione e quello di Davide Bidussa, ospitato (forse con fatica) sul Riformista. E perché l'anticomunismo non è mai stato così rozzo come oggi, quando l'Urss è implosa e di partiti comunisti non ce n'è che due, forse uno e mezzo in Italia e pochissimi in Europa, e molto meno estesi di quanto sia la destra razzista? Sembra che per il comunismo valga quello che vale per l'antisemitismo in Polonia: di ebrei non ce n'è più, l'antisemitismo prospera.
I motivi, credo, sono due. Il comunismo è stato la denuncia dell'ineguaglianza fra gli uomini costitutiva del meccanismo del capitale, ha animato più d'un secolo di conflitti sociali e ne restano da distruggerne le tracce nell'idea di società che ha dominato l'Europa keynesiana del dopoguerra. È questo che muove le uscite della destra; per Berlusconi il Bene è la proprietà privata e il Male qualsiasi, non dico sua contestazione, ma limitazione. Per gli Stati Uniti, dove neanche Keynes fece breccia salvo per breve tempo nel modello rooseveltiano, la libertà è inseparabile dalla assoluta libertà dell'impresa e dalla fungibilità del lavoro come merce. Obiettivo ancora da raggiungere del tutto nella vecchia Europa.
Una seconda causa è il rifiuto del marxismo da parte della vecchia e delle nuove sinistre. È un fenomeno non solo generazionale - quello per cui le vangate di merda gettate sulle vite e il senso dei più vecchi fra noi neppure toccano i più giovani. Esso indica una cesura culturale avvenuta anche con il 1968, che aveva ragione di avvertire ostili i partiti comunisti, ma per qualche tempo fece propri i paradigmi marxisti estendendoli all'insieme di quel che chiamava «sistema». Questa origine se l'è scrollata di dosso, come l'ha rigettata, con motivi più consistenti, il movimento delle donne. Perché, se non una poderosa rimozione, mette nello stesso sacco l'esperienza sovietica, per di più ridotta ai gulag, Stalin, Lenin e Marx? Quest'ultimo citato ormai di regola non senza le nefandezze che avrebbe provocato? Il conflitto sociale sparisce o trasmuta in forme diverse dallo scontro capitale-lavoro (l'altro giorno uno stimato amico definiva comica sul nostro giornale la questione della classe operaia). Fa parte dell'attuale «ideologia italiana» questa mutazione, che isola quelli di noi che criticarono l'Urss oltre trent'anni fa, mentre molti leader che allora su questo tacevano tumultuavano alla nostra sinistra. E oggi sono insediati nell'establishment in veste di storici e moralizzatori.

Marco Bellocchio a Napoli

Repubblica cronaca di Napoli 10.2.05
INCONTRO
Il cinema e il terrorismo ciak sugli anni di piombo


Il terrorismo delle Brigate Rosse e della Rote Armee Fraktion graffiò a sangue gli anni Settanta in Italia e in Germania, lasciando sul terreno centinaia di morti. Il fenomeno viene rievocato domani al Grenoble dalla "mise en espace", più di una lettura e meno di una messa in scena, del testo di Roberto Silvi e Cecilia Calvi "Le ragioni dell'altro". Il sottotitolo, "Anni di piombo", cita l'omonimo film in cui la regista Margarethe von Trotta evocava nel 1981 la vicenda della Rote Armee Fraktion. Delle Brigate Rosse parleranno invece Gianni Amelio in "Colpire cuore" e Marco Bellocchio in "Buongiorno notte". A parte questi casi, l'argomento non ha conosciuto memorabili ricostruzioni per la scena o il grande schermo: l'appuntamento di domani sera proverà forse a colmare la lacuna. Ore 19, ingresso 5 euro.

andrologia
pover'uomo
...e povera la sua partner

Repubblica Salute 10.2.05

Il maschio italico "perde colpi"


FRA LE lenzuola i maschi italiani "perdono colpi": un'indagine su 20 mila uomini (11-70 anni) della Società Italiana di Andrologia segnala che il 21,4% sotto i 40 anni soffre di eiaculazione precoce (il 26,4% lamenta impotenza sessuale). Il 52,7% ha 1-2 rapporti al mese. Il 23% si è dichiarato insoddisfatto delle dimensioni del pene. Un problema psicologico: la lunghezza media è risultata di 13,5 cm (20-49 anni ) e la circonferenza 9,3 cm tra i 20 e i 29 anni: misure normali.

Maschi, la "libido" mancante
In media 6 adulti su 100 soffrono di ipogonadismo, carenza di testosterone. Ma si può misurare
di Antonio Caperna

Infertilità, alterazioni nella distribuzione di grasso, del tono dell'umore e cognitivi, diminuzione della forza muscolare, disturbi nella mineralizzazione dell'osso fino ad arrivare all'osteoporosi, anemia. Numerose alterazione ma un vero campanello d'allarme: i disturbi sessuali. Nel 30% dei casi, infatti, chi si rivolge al medico per problemi di disfunzione sessuale risulta affetto da ipogonadismo (ridotta funzione del testicolo), cioè da carenza di testosterone.
Poiché alcuni sintomi sono lievi, a cominciare dalla stanchezza e dalla depressione, spesso è difficile la diagnosi di una patologia che in Italia colpisce in media il 6% degli uomini adulti.
I dati sono evidenti: la frequenza di ipogonadismo tra i pazienti con disturbi sessuali risulta 5 volte maggiore rispetto alla popolazione adulta. Ad affermarlo uno studio dell'Unità di Andrologia di Firenze, condotto su 1300 adulti, Un'ulteriore conferma arriva dai risultati relativi a circa 20 mila uomini visitati dal 2001 al 2003 durante la Settimana della prevenzione andrologica patrocinata dalla Sia (Società italiana di andrologia): "Mediamente", afferma Vincenzo Gentile, presidente Sia, "oltre il 20% dei pazienti osservati lamenta un calo della libido ed è probabile che in questi casi vi sia una diminuzione del testosterone".
Per questo, ha proposto l'esperto, un dosaggio dei livelli di testosterone circolante "dovrebbe essere un test di routine". L'ormone viene prodotto nelle isole di Leydig da cellule che contengono specifici enzimi; si ha ipogonadismo quando il testosterone, misurato almeno 2 volte nel sangue, è minore di 7 nanomoli litro oppure inferiore a 10-12 nanomoli ma ci sono anche i sintomi. "Il rischio della patologia aumenta di quasi 2 volte se si è over 60, di 3 volte se si è in sovrappeso (BMI oltre 25) e di 4 volte se c'è poco ormone LH nell'organismo", aggiunge Mario Maggi, ordinario di Endocrinologia dell'Università di Firenze, "Inoltre l'ipogonadismo lega l'erezione alla sessualità, perché l'assenza di testosterone può causare la mancata risposta ai farmaci per la disfunzione erettile".
Il testosterone inizia a diminuire fisiologicamente dopo i 40 anni dell'1-2% l'anno. Il calo dell'attività delle gonadi con conseguenze sulla fertilità, dopo i 50 anni prende il nome di PADAM, Partial Androgen Deficiency af Aging Male.

Disfunzione erettile, senso di "inferiorità"
Indagine Censis Interviste a 18 uomini: ci si confida all'amico

Dopo 4 anni, il Censis, su incarico della Pfizer, ha realizzato un nuovo studisulle difficoltà sessuali, in particolare sulle disfunzioni erettili (DE). Il sondaggio ha coinvolto 18 uomini, 11 cosiddetti "sani" (32-70 anni) e 7 "malati" (31-70 anni). Con l'età e l'istruzione aumenta la indicazione del problema. I "sani" esprimono una posizione, in apparenza, più aperta e "ragionevole". Gli altri, più informati, ne propongono la carica dirompente (senso di "inferiorità"). Resta il valore della prestazione sessuale. Ambivalente la rappresentazione della donna: materna e accogliente da una parte, e dall'altra capace di inibire il maschio, accentuandone ansie di prestazione e timori.
Tra gli incubi patologici dei maschi figurano tumore (anche prostata), infarto, Aids, ma mai i disturbi sessuali. Qui il campo delle patologie è rappresentato quasi esclusivamente da eiaculazione precoce ( ritenuta meno grave) e disturbi dell'erezione. Si rintraccia una maggiore "facilità" a riconoscere e ad accettare le manifestazioni della disfunzione erettile di natura organica, fisiopatologiche. Emerge una maggiore problematicità nell'accoglienza della "natura psicologica" del disturbo.
Ma a chi parlarne? Prima l'amico (alla partner non si può nascondere!), poi il medico (urologo in primis, ma anche psicologo).
Differenze sul fronte di diagnosi e prognosi: più nitide e definite quelle legate alla sfera fisica e farmacologica; più sfumate quelle psicologiche.
Le cure: la DE è percepita come un disturbo di cui manca una terapia/cura specifica. Rimane, allora, il farmaco, su cui anche i "sani" non hanno prevenzioni, a cominciare da quello più conosciuto, il Viagra (dal 1998 in Italia).

Come va a letto?
Un sistema semplice ma che può dare risultati interessanti. Abbiamo rivisitato due questionari affinché lei, lui e la coppia possano fare una importante autodiagnosi Indice e quoziente di soddisfazione per valutare la propria sessualità
di Aldo De Rose * e Roberta Giommi **

Ci sono vari modi per avvicinarsi ad una valutazione della propria sessualità: tenere un diario della vita sessuale, fare una consultazione da un esperto, usare questionari strutturati che ci permettano di realizzare, una prima, parziale, oggettivazione del fenomeno. A livello informativo è importante offrire la conoscenza degli strumenti sempre con una consapevolezza di fondo che occorre relativizzare i risultati di un test "fai da te" perché crea una prima scala di valutazione, lasciando da costruire cosa si può fare di utile. Potremmo dire che il test somiglia ad una autodiagnosi rassicurante ma può essere anche un oggetto di preoccupazione. In entrambi i casi può trasformarsi in un utile strumento di riflessione, di dialogo e di cambiamento.
Di recente è stato presentato un questionario di valutazione del Quoziente sessuale, rivolto ai maschi. Noi - in occasione di San Valentino - l'abbiamo rivisitato con un test di valutazione più "antico", in uso all'Istituto Internazionale di Sessuologia. In questo modo alle domande (differenziate) possono rispondere anche le donne e le coppie. Ma vediamo come sono nati i due diversi metodi.
L'indice di soddisfazione
Walter Hudson ha elaborato un test (The Index of Sexual Satisfaction), rivisitato in Italia da Cryteria, che è rivolto alle coppie. Si risponde in modo rapido a 25 affermazioni collocando la propria valutazione in una scala di sette possibilità rappresentate da: 1) mai, 2) di rado, 3) poche volte, 4) qualche volta, 5) abbastanza spesso, 6) frequentemente, 7) sempre. Elaborando al computer i dati ottenuti si giunge ad una valutazione che permette di ipotizzare l'assenza di problemi, la presenza di un disagio al limite della norma, la presenza diproblemi sessuali di rilievo clinico, l'esistenza di gravi problemi nella sfera sessuale. Attraverso questo strumento, usato con la collaborazione di un consulente sessuale come avviene all'Istituto, si riesce a restituire alle persone che consultano una dimensione realistica del problema.
Lo scopo è di anticipare una consapevolezza, di integrare la raccolta dell'anamnesi sessuale e di far misurare ai pazienti la dimensione del problema portato in consultazione per poi affrontarlo insieme.
Il Quoziente di soddisfazione
Al settimo Congresso di sessuologia clinica, a Londra, una sessuologa brasiliana, Carmita Abdo, ha invece presentato un questionario per la valutazione del Quoziente Sessuale (Q.S.). Entriamo così, anche per la sessualità, nella tradizione del metodo valutativo, il capostipite è il Quoziente Intellettivo (Q.I.) oggetto di aspre battaglie per la preoccupazione che oggettivasse un unico modello di intelligenza. A questo si è aggiunto il Q.E., Quoziente Emotivo, che indica la misurazione e la quantità di competenze introspettive, intuitive e relazionali. Oggi possiamo ricorrere al Quoziente Sessuale (Q.S.) per avere idee più chiare sulla propria performance.
Il questionario - che noi abbiamo integrato - originariamente si rivolge al maschio e cerca di indagare la sintonia di coppia nella sessualità. Il test è composto da 10 domande. Dalle risposte si ottiene un punteggio matematico per valutare la qualità del sesso e verificare cosa il maschio pensa della partner e della sessualità di coppia. Al centro le domande riferite alla capacità di ottenere e mantenere una erezione, ma gli altri quesiti tendono a rendere comprensibili le cause di una cattiva o buona sessualità con domande riferite per esempio al sex appeal della partner, alla validità dei preliminari, alla performance sessuale femminile. Sotto la lente della dottoressa Abdo sono state osservate sia le cause organiche che psicologiche e relazionali del fallimento e della mancanza di piacere nel rapporto. Un congresso medico che oggi si occupa di sessuologia clinica, non può trascurare gli aspetti psicologici del deficit sessuale maschile.
Il primo quesito della dottoressa brasiliana è riferito alla dimensione del desiderio e del piacere di una ricerca sessuale. Il maschio viene poi guidato a porsi degli interrogativi che inducono 4 tipi di riflessione:
1) la conoscenza della modalità attraverso la quale il sesso accade;
2) la presenza di libido e la competenza a stimolare il desiderio della partner;
3) la consapevolezza o ignoranza del significato dei preliminari scambiati all'inizio dell'atto sessuale;
4) l'esistenza di circostanze facilitanti come essere stimolati fisicamente e essere gratificati dal piacere della partner.
Compare questa attenzione significativa al piacere della partner: l'orgasmo durante la penetrazione e l'anorgasmia femminile stanno diventando in modo sempre più significativo indice dell'eccitazione e del piacere maschile. Il maschio è il protagonista di questa indagine che noi abbiamo bilanciato con domande con trasformate al femminile. Il risultato che possiamo ipotizzare è che il maschio diventi consapevole dello stato di salute della sua sessualità, che la donna trovi risposte costruttive e che la coppia attraverso il dialogo migliori la propria sessualità.
* Urologo e Andrologo,
osp. San Martino, Genova,
** Istituto Intern. Sessulogia


E adesso arriva anche il gel con l'ormone

Il calo dell'attività delle gonadi dopo i 50 anni (la Padam) non è la "menopausa maschile": il calo degli ormoni è graduale ed è variabile tra gli uomini, ma ci sono ugualmente profondi cambiamenti fisici e psicologici. Dopo le terapie con iniezioni intramuscolo, orali e con cerotto, ora è disponibile in gel che "risulta più adatto; l'ormone viene assorbito dalla cute e rilasciato lentamente", specifica l'urologo Vincenzo Mirone, (Federico II di Napoli).
Filosofia e scienza all'Eliseo

Inizia lunedì 14 febbraio "La parola contesa fra filosofia e scienza", un ciclo di nove incontri, promosso da Enel, con grandi interpreti del sapere, in programma fino al 18 aprile al Teatro Eliseo, i lunedì alle 18,30 a ingresso libero. Sul "palcoscenico" Giulio Giorello, Franco Farinelli, Mario Perniola, Umberto Galimberti, Edoardo Boncinelli, Cinzia Caporale, Margherita Hack, Francesca Brezzi, Carlo Sini che daranno una inrpretazione particolare di alcune "parole contese" tra filosofia e scienza ridando energie al pensiero e alle passioni, il cui intreccio rappresenta il vero propulsore dello sviluppo delle comunità degli uomini. Ogni incontro ruoterà infatti attorno a una parola chiave dell'uno e dell'altro ambito: Mito, Terra, Azione, Corpo, Mente, Vita, Spazio, Identità, Tecnica.