lunedì 29 dicembre 2003

storie dell'uomo
Giovanna d'Arco: tutta un'altra ipotesi

Corriere della Sera 29.12.03
«La vera Giovanna d’Arco non fu bruciata sul rogo»

Analizzando scheletri del ’400 un medico riscrive la storia di Francia «Dietro al mito della Pulzella c’è Margherita, guerriera morta a 50 anni»
di Renzo Cianfanelli


LONDRA - Si riaprono, con la singolare presenza centrale di un ortopedico di Kiev che è anche uno dei massimi specialisti nella difficile arte di analizzare gli scheletri e di ricostruire, attraverso le ossa, le fattezze di persone morte da secoli, i mai completamente dimenticati rancori fra inglesi e francesi legati alla Guerra dei Cento anni. La storia di Giovanna d'Arco, l'eroina nazionale della Francia condannata nel 1431 da un tribunale ecclesiastico a morire sul rogo, e poi santificata da papa Benedetto XV all'inizio del ’900, secondo un'ipotesi avanzata su un quotidiano britannico dal dottor Serhiy Horbenko sarebbe in gran parte pura leggenda.
È possibile, afferma lo scienziato ucraino, in un'intervista comparsa su The Independent, che Giovanna d'Arco detta anche la Pulzella di Orléans non sia mai finita sul rogo. Un'altra ipotesi è, secondo Horbenko, che la giovane contadina passata alla storia come la guida militare e spirituale della lotta di liberazione della Francia in parte occupata dai britannici venuti al seguito di Enrico V, sia stata fatta scendere in campo solo come «controfigura» di un'altra persona: una donna molto più anziana e potente, legata da vincoli di sangue alla casa reale francese dei Valois.
L'adolescente eroina della storia ufficiale di Francia invece, secondo le fonti dell'epoca, per quanto senza nessuna istruzione e digiuna di cose politiche e militari, nel corso di un colloquio avrebbe convinto il Delfino e futuro re Carlo VII ad affidarle un esercito rivelandogli di essere stata investita della missione divina di liberare la Francia dagli inglesi, da lei poi sconfitti in battaglia vicino a Orléans. Due anni dopo, sempre secondo le fonti dell'epoca, tradita dai Borgognoni e consegnata agli inglesi, che subdolamente la consegnarono a un tribunale francese ecclesiastico facendola processare come eretica e strega, Giovanna d'Arco moriva arsa viva sul rogo a Rouen.
«Il mito di Giovanna d'Arco - sostiene Horbenko - si diffuse assumendo le caratteristiche di incontrovertibile verità perché allora, con l'occupazione e il trono di Francia che vacillava, i monarchici avevano urgente bisogno di una figura «eroica» che, oltre a mobilitare la lotta contro gli invasori, sostenesse le aspirazioni dinastiche del Delfino. Ma questa figura non poteva essere certo una ragazzina di campagna come la Pulzella della leggenda».
Partendo da queste considerazioni lo studioso, invitato in Francia a esaminare gli scheletri dei re francesi sepolti nella cripta della chiesa di Notre Dame de Cléry, vicino a Orléans, ha fatto quella che considera una scoperta importante. «Aprendo una tomba della Basilica, accanto a quelle dove riposano i resti di Luigi XI della casa dei Valois e della regina, ho notato con stupore lo scheletro di una donna le cui ossa denotavano lo sviluppo di una possente muscolatura, simile a quella che nel Medioevo potevano avere solo gli uomini d'arme e i cavalieri che indossavano una pesante armatura d'acciaio».
Chi poteva essere la misteriosa guerriera del '400 sepolta vicino alle tombe dei Valois? Horbenko, esaminando le reali genealogie e le ossa sepolte nella cripta, si è convinto che l'atletica cavallerizza poteva essere solo Margherita di Valois, figlia naturale di Carlo VI detto il Pazzo, predecessore del Delfino di Francia che poi da Giovanna d'Arco (oppure, ipotizza Horbenko, da Margherita di Valois) fu incoronato re con il nome di Carlo VII.
Per il professore ucraino, la contiguità sepolcrale di Margherita con le tombe dei re Valois è stata come un lampo nel buio. Dietro l'ingenua Pulzella, chi ne tirava davvero le fila doveva essere l'influente e politicamente astuta figlia naturale di Carlo VI che, oltre a conoscere da cima a fondo gli intrighi di Corte, era stata addestrata nelle arti guerresche dal padre, preoccupato per la sua incolumità in quanto concorrente pericolosa per gli altri pretendenti reali.
Con il crescere della sua influenza, Margherita si sarebbe resa conto che, se il segreto della sua discendenza dal re Valois fosse stato scoperto, lei avrebbe rischiato la vita. Fu a questo punto, afferma lo specialista ucraino di scheletri, che venne inventato e diffuso il mito di Giovanna d'Arco, con una sostituzione facilitata dalla scarsità di contatti e di mezzi di comunicazione.
Così Margherita, che manovrava a distanza l'ingenua Pulzella, sopravvisse fino a 50 anni, dimenticata dai suoi molti nemici nell'oscurità confortevole di chissà quale castello della provincia francese. Giovanna, invece, finì la sua esistenza a 19, in mezzo alle fiamme. O forse, congettura il professore di Kiev, anche lei fu «sostituita». Il professor Horbenko sostiene infatti di avere scoperto anche cinque scheletri veri, di donne che, nel caotico momento dell'esecuzione di Giovanna d'Arco (ma quale?) a Rouen, sarebbero state trascinate a forza sul rogo.

tra arte simbolismo e magia
una mostra a Chieti

La Repubblica.it Arte
Specchi divini, magici e manipolatori, dalla Cina del IV secolo a.C. ai romani agli zar
Al complesso La Civitella di Chieti, una singolare mostra ripercorre storia, aneddoti e arte di questo oggetto dei desideri
di Laura Larcan


Chieti - Specchio, specchio delle mie brame… chi è la più bella del reame? La strega di Biancaneve aveva da fare un bel po' con quell'interlocutore caustico e irriverente che non le dava mai soddisfazione. D'altronde lo specchio ha il suo bel carattere, gioca con la realtà che riflette a suo ingordo piacimento. La spiattella così com'è o la deforma, la ingigantisce o la distorce, la snellisce o la ingrassa. Illude o deride, specula sulle illusioni e gongola sulle rivelazioni. E' l'essere più sfrontato e malizioso che esista sulla faccia della terra, si prende libertà come pochi osano fare. Eppure, piace e intriga. Da sempre. Simbolo o attributo della divinità in religioni lontanissime tra loro come il cristianesimo, lo scintoismo giapponese, i culti dell'America antica e del sud est asiatico, lo specchio per Leonardo e Vermeer è strumento indispensabile per la pittura. Shakespeare, invece, se ne serve per l'autoindagine. E' l'inganno dello stregone e la verità dell'astronomo. Archimede lo utilizza per incendiare la flotta nemica. Per Dante è il mezzo per arrivare a conoscere Dio, il "verace speglio".
Così, questo oggetto di uso quotidiano carico di significati simbolici, storici, magici e anche scientifici finisce al centro di una insolita mostra, "Attraverso lo specchio. Storia, inganno e verità di uno strumento di conoscenza", ospitato nell'altrettanto singolare complesso archeologico La Civitella, nel cuore del vecchio quartiere sorto sull'impianto romano, in cui convivono edificio antico e quello contemporaneo, che accoglie l'esposizione dei materiali archeologici si sviluppa su due livelli, con una superficie espositiva di 4000 metri quadrati e un'area totale, compreso il parco archeologico, di 18.000. Un prestigioso spazio che non si limita alla funzione di "contenitore", ma che diventa protagonista del percorso espositivo, grazie ad un gioco di…specchi. In un allestimento di grande suggestione, curato dall'architetto Lucio Rosato, sfila una selezione di specchi, e non solo, provenienti dalle più importanti istituzioni museali.
Il repertorio, coordinato da Adele Campanelli e curato da Maria Paola Pennetta, presenta una congerie di esemplari diversi per tipologia, struttura, materiali e disegni. "Raro, piccolo, prezioso, desiderato ardentemente, simbolo per secoli del lusso aristocratico - afferma la curatrice - lo specchio è non solo strumento dell'apparire per eccellenza, ma anche mezzo di conoscenza del sé e del mondo esterno, punto d'incontro tra natura e cultura. Simbolo solare, simulacro della divinità, talismano, ma anche strumento scientifico, lo specchio dalle tante anime ha attraversato secoli e culture arricchendosi sempre di nuove valenze." Certo, esaurire completamente l'argomento specchio sarebbe stato impossibile, se non inutile, così l'obiettivo degli organizzatori è quello di stimolare riflessioni e reazioni, fornire dati e suggestioni, insomma costruire un piccolo apparecchio per pensare all'interno di quel meccanismo più grande che è il Museo La Civitella.
Sguardi, riflessi, luci e metafore oltre lo specchio, allora, come quello proveniente dalla Cina (il più antico in mostra, risalente al sec. IV-III a.C.), specchio tondo con dodici smerli e tre draghi o quello romano in argento con scene erotiche. Esposto anche lo specchio in ambra e legno dell'Ermitage che Federico di Prussia donò a Pietro il Grande; e ancora, un bellissimo specchio in legno e avorio della bottega degli Embriachi. Lo specchio e le sue vite parallele sfilano in nove sezioni tematiche che indagano origini storiche infarcite di mito, come quel flessuoso Narciso che guadava il suo riflesso nell'acqua prima ancora che esistesse lo specchio, e si passa per l'evoluzione tecnologica alla conquista di un riflesso fedele alla realtà, nonché l'incondizionato uso femminile di questo strumento, luogo comune superato dal cresciuto narcisismo maschile degli ultimi tempi. E, poi, tutti gli specchi divini, magici e manipolatori, fino al concetto di specchio moderno che si spoglia dei significati simbolici e magici per incarnare i valori della società borghese: "è un oggetto ricco - dice Jean Baudrillard - di fronte al quale la rispettosa persona borghese scopre il privilegio di moltiplicare la propria apparenza e di giocare con i propri beni".
Non solo un'antologica di specchi, ma una mostra sui significati dello specchio, dove il percorso stesso si compie attraversando uno specchio. E qui entra in scena il progetto di Rosato che ha infatti ideato una struttura monolitica, un lungo parallelepipedo a sezione quadrata (di m.2,40 per lato). Il rivestimento esterno del monolite è costituito da uno specchio in materiale sintetico che riflette la luce della sala mostre illuminata a giorno. E per l'evento, qualche strategia di merchandising che non guasta: saranno in vendita presso la mostra creazioni di Rude Bravo che riprendono in maniera del tutto originale e rilaborata, il motivo dello specchio: oggetti da tavola, piccoli complementi d'arredo, accessori personalizzati.

Notizie utili
"Attraverso lo specchio. Storia, inganno e verità di uno strumento di conoscenza". Dal 6 dicembre al 2 maggio 2004. Museo archeologico La Civitella.
La mostra è promossa dalla Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo nell'ambito dell'Anno della Moda e organizzata dalla Promopolis srl, con il contributo della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti e della Camera di Commercio, ed è coordinata da Adele Campanelli e curata da Maria Paola Pennetta.
Allestimento: architetto Lucio Rosato.
Orari: 9 - 19,30 tutti giorni. Chiuso il lunedì. Apertura serale nei week end.
Ingresso: €5; Informazioni: tel. 0871-63137.
Catalogo: Carsa Editore.