mercoledì 29 settembre 2004

Ritalin:
la pillola dell'obbedienza

laleva.org
Allarme: la «pillola dell’obbedienza» torna in farmacia
di Marina Piccone (da l'Unità)

Tra pochi giorni, il Ritalin, un farmaco a base di metilfenidato, un’anfetamina, sarà di nuovo in commercio su decreto del Ministero della Salute. Servirà a curare il cosiddetto «Disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività» (Adhd: Attention Deficit Hyperactivity Disorder), una sindrome che colpisce bambini in età scolare e prescolare, caratterizzata da irrequietezza, difficoltà di concentrazione, sbadataggine, impulsività, svogliatezza, poca disponibilità all’ascolto. Il metilfenidato, il principio attivo del Ritalin, è stato scoperto da un ricercatore italiano nel 1955. Brevettato dalla Novartis Pharma, una multinazionale svizzera, il Ritalin veniva utilizzato per pazienti psichiatrici depressi e nei casi di epilessia. Nel 1989 è stato messo fuori commercio, perché utilizzato come dimagrante e come psicostimolante da studenti. Fino al marzo dello scorso anno, compariva nella sottotabella I della Tabella n. 7 della Farmacopea, insieme alla cocaina, agli oppiacei, all’eroina e all’Lsd. Da quella data, è passato, per decreto ministeriale, nella sottotabella IV, dove sono presenti le benzodiozepine, gli psicofarmaci per intenderci.
All’interrogazione parlamentare con la quale Tiziana Valpiana di Rifondazione Comunista chiedeva lumi al ministro Sirchia su questa promozione, il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi ha risposto che mantenere il Ritalin nel posto originario «avrebbe significato porre un ostacolo all’accesso del farmaco da parte dei giovani pazienti affetti da Adhd». E per qunto riguarda i pericolosi effetti che uno stupefacente può avere su un organismo in età evolutiva, Guidi ha assicurato che il farmaco si potrà ottenere solo con una ricetta speciale.
In America e in Inghilterra si fa largo uso di questo medicinale da vari anni. In particolare, negli Stati Uniti dai quattro ai sei milioni di bambini «iperattivi», dai tre anni di età, vengono trattati con il Ritalin, che è stato soprannominato la cocaina dei bimbi o anche «la pillola dell’obbedienza». Tuttavia, solo qualche giorno fa la Food and Drug Administration, l’ente americano che si occupa dei farmaci, ha rilasciato un parere allarmante secondo cui i bambini depressi trattati con farmaci antidepressivi presentano comportamenti autolesionisti. Anche nella scheda tecnica del Ritalin si legge che «un uso abusivo può indurre una marcata assuefazione e dipendenza psichica con vari gradi di comportamento anormale». È così? «Si tratta di uno psicofarmaco e, come tale, può dare simili effetti» risponde un medico della Novartis, che preferisce rimanere anonimo. Nella scheda c’è scritto anche: «Si richiede un’attenta sorveglianza anche dopo la sospensione del prodotto poiché si possono rilevare grave depressione e iperattività cronica».
In pratica il farmaco provocherebbe gli stessi effetti che dovrebbe curare. «È una cosa che avviene per molti farmaci», continua il medico. Quello che conta, aggiunge, è che il Ritalin «ha un’incredibile efficacia nella patologia dell’Adhd, come dimostra un’impressionante mole di dati scientifici».
Ma che dire degli effetti collaterali? La «Guida all’uso dei farmaci per i bambini», distribuita dal Ministero della Salute, Direzione generale dei farmaci, parla di: «cambiamenti di pressione sanguigna, angina pectoris, perdita di peso, psicosi tossica, possibilità di suicidio durante la fase di astinenza». Non è un po’ preoccupante? «I farmaci fanno male, è una cosa risaputa» chiarisce Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità. «Anche l’aspirina ha provocato decessi. E, però, quando le medicine servono, vanno somministrate. Il cervello si ammala come tutti gli altri organi, e, come negli altri casi, va curato. Il Ritalin funziona, se somministrato correttamente e al bambino giusto. L’importante è non abusarne». E, per evitare abusi, il Ministero della Salute ha istituito il Registro Italiano dell’Adhd, che servirà a controllare la correttezza delle prescrizioni, che saranno fatte esclusivamente da Centri d’eccellenza istituiti nelle diverse Regioni, e a valutare gli effetti.
L’Adhd, dunque. Ma di cosa si tratta esattamente? Per ammissione degli psichiatri stessi, fino ad oggi non c’è unanimità sulla diagnosi. «Ci sono molti dubbi che la cosiddetta sindrome dell’Adhd esista - afferma Enrico Nonnis, neuropsichiatra infantile della Asl Rm E - Ammesso e non concesso, coinvolge, comunque, un numero di soggetti molto inferiore a quanto si vuol far credere. È una patologia non chiara anche perché chi soffre di iperattività presenta altre categorie diagnostiche sintomatologiche come la depressione, i disturbi ossessivo-compulsivi, i disturbi dell’apprendimento e del linguaggio, ansia e disordini dell’umore. Tutti sintomi per i quali il Ritalin non sarebbe indicato».
Vella bolla di oscurantismo chi mette in dubbio l’esistenza di questa malattia. «L’Adhd esiste, eccome. Ci sono famiglie distrutte da questo problema. Certo gli americani usano una griglia un po’ troppo larga per la valutazione, ma da qui a dire che la patologia non esiste ce ne corre». E quanti sono i bambini malati in Italia? «Non lo sappiamo» risponde Vella. «Il Registro è nato anche per verificare questo».
Una ricerca di tipo epidemiologico volta ad individuare l’incidenza di disturbi mentali nei ragazzi dagli 11 ai 14 anni, partita nel novembre del 2002 e appena conclusa, ha evidenziato che meno del 2 per cento della popolazione preadolescente soffre di Adhd. «Il problema è molto meno frequente di quanto si ipotizzasse» ammettono i ricercatori dell’Istituto di Neuropsichiatria infantile Eugenio Medea di Lecco, uno dei futuri Centri d’eccellenza, che ha promosso la ricerca autorizzata dall’Istituto superiore della Sanità e finanziata dal Ministero della Salute.
E allora? «Attenzione - avverte Nonnis -. Il Ritalin si sta rivelando un cavallo di Troia. Il neonato Registro Italiano dell’Adhd ha avallato l’esistenza di questa patologia che deve essere curata necessariamente con farmaci. Si tratta di un’operazione un po’ commerciale e un po’ politica. Si perpetua una cultura e si mantiene un’abitudine che è quella di ricorrere al farmaco come unica possibilità di cura, una specie di deus ex-machina. Dal Ministero mi aspetto lo stesso zelo e la stessa attenzione nel predisporre servizi per l’infanzia e nel creare una cultura della salute. La risposta ad un bambino iperattivo o comunque ad un bambino che manifesta un disagio psicologico, non può essere prevalentemente farmacologica; deve essere soprattutto di tipo sociale, psicoterapeutico, di collaborazione con la famiglia e con altre istituzioni come la scuola».

farmacogenomica

La Stampa TuttoScienze 29.9.04
FARMACI
Sta nascendo il medicinale personalizzato
Pia Bassi

UNA nuova scienza, la farmacogenomica, biochimica e genetica, sta dando i primi frutti: i farmaci personalizzati che sono stati messi a punto nei centri di ricerca della Roche di Basilea, una delle più importanti case farmaceutiche collegata in partnership a una rete di 54 aziende (in Italia è la Bioxell) che investe in ricerca ogni anno 5 mila milioni di franchi svizzeri, su un fatturato di 31.220 milioni. Se un farmaco è adatto per guarire una data malattia, lo dirà la genetica. Il test diagnostico realizzato con marchio CE sarà di grande aiuto ai medici in quanto sapranno in breve tempo se il farmaco funzionerà in un dato paziente e in quale misura. Il test si basa sull'analisi delle variazioni di due geni che vengono coinvolti nel metabolismo di molti farmaci prescritti in grande misura per malattie molto comuni: ipertensione, depressione, convulsioni, ulcere. Questa grande conquista è stata resa possibile da due tecnologie d'avanguardia: la reazione a catena della polimerasi (OCRL) ed i microarray ad alta densità, che sono chips con decine di migliaia di frammenti di DNA. La strategia terapeutica che ne deriva permette di ottimizzare le terapie, che vanno sul giusto bersaglio con dosi appropriate, diminuendo così gli effetti collaterali e la tossicità. Uno studio fatto sulla reale efficacia dei farmaci ha evidenziato infatti che molti di essi sono utilizzati dal corpo in modo molto parziale: per esempio le statine sono utilizzate solo nella misura del 10-60%, i betabloccanti solo per il 15-35%, gli antidepressivi per il10-25% per la classe dei SSRIs e per il 20-50% per i triciclici, e così via. I farmaci antitumorali, com'è noto, sono molto tossici per gli effetti collaterali sugli organi sani. E proprio per limitare queste sgradite e gravi conseguenze, la Roche ha recentemente messo a punto per il settore oncologico il primo farmaco mirato, che blocca l'angiogenesi del tumore agendo sul fattore di crescita endoteliale: il bevacizumab. "Tecnologia ed innovazione - ha detto a Basilea Jonathan Knowles, capo del Global Research Roche - apporteranno miglioramenti significativi nelle terapie per la cura dell'ictus, delle artropatie periferiche, dell'artrite reumatoide, del diabete tipo 2, della schizofrenia, dell'Alzheimer, dell'obesità, dell'osteoporosi, e di altre ancora, migliorando la qualità di vita del paziente". Aumenterà anche la disponibilità delle tecnologie sanitarie delle quali si potranno avvalere anche i paesi emergenti entro il 2040, un piccolo passo verso il benessere e l'uguaglianza. A monte dell'inizio di una cura ci deve essere una diagnosi esatta. E questo lo permetterà la biologia molecolare, mentre la giusta cura antitumorale verrà indicata con esattezza dalla genetica. Non sappiamo come sarà il futuro, ma certo stiamo vivendo una grande rivoluzione in medicina, da paragonare alle recenti conquiste dello spazio. Dieci anni fa le aziende biotech erano 90, ora sono 200. Nel gruppo Roche primeggiano per le biotecnologie le consociate Genentech, California, e la Chugai, Giappone.

citato ai Seminari del 20/23-9
il centro anoressia dell'Umberto I

ricevuto da Elio

la Repubblica – domenica 19 settembre 2004 – Cronaca di Roma

La struttura per la cura dei disturbi alimentari era stata inaugurata un anno fa
Centro anoressia Umberto I – contro la chiusura è rivolta
La protesta dei medici e dei pazienti
Un mese fa la delibera del Policlinico che cancella il presidio costato 500 mila euro
Wanda Cuseo

È stato inaugurato meno di un anno fa il «Centro per la cura dei disturbi della condotta alimentare» del Policlinico Umberto I: un investimento di circa 500 mila euro, che ha trasformato il vecchio reparto dell’ospedale in una struttura moderna e unica nel suo genere in Italia. Ma il Centro, dove tutti i giorni cercano aiuto circa 25 pazienti provenienti da tutta la Penisola e molti in pericolo di vita, rischia di scomparire il prossimo novembre, a un anno esatto dalla sua nascita. «Il mese scorso è stata firmata una delibera che mette il servizio in esaurimento – spiega il primario Emilia Costa – Al suo posto verrà istituito un nuovo servizio di psicoterapia: cosa del tutto inutile, visto che la psicoterapia viene svolta in tutti i servizi del dipartimento».

Ora il personale medico e paramedico chiedono spiegazioni. «Il nostro Centro è una struttura altamente specializzata – continua Emilia Costa – in grado di curare i disturbi alimentari in modo completo. Abbiamo ambulatori, day hospital, degenza: così possiamo seguire i pazienti in tutte le diverse fasi della malattia». Da quando il Centro è stato aperto, l’affluenza è aumentata sempre più: «Abbiamo pazienti che arrivano da tutta Italia, dopo aver girato diverse strutture senza trovare soluzioni a problemi delicati e lunghi da risolvere come la bulimia o l’anoressia. Disturbi che, tra l’altro sono in aumento».

Lo smantellamento progressivo della struttura è iniziato lo scorso maggio, «appena sei mesi dopo l’inaugurazione del Centro – racconta Luana De Vita, psicologa che collabora nella struttura – alla quale hanno partecipato entusiasti tutti i rappresentanti dell’azienda ospedaliera e della Regione». Il 29 maggio, infatti, al momento di firmare la delibera sui servizi in convenzione per il nuovo anno, quello per i disturbi della condotta alimentare è stato «messo in esaurimento». A quel punto il personale e le famiglie dei malati assistiti dal Centro, hanno iniziato a protestare. Il primo giugno, l’azienda ha assicurato che sarebbe stato firmato un nuovo accordo con la Regione perché il Centro continuasse la sua attività. Dopo la delibera del mese scorso, però, la sorte della struttura per i disturbi alimentari è di nuovo in pericolo. E così il dramma per i malati e le loro famiglie continua. «A mia figlia restava solo un mese di vita quando è arrivata qui – racconta Maria Grazia Breghi – Alta un metro e settanta, pesava solo 32 chili. Ora, dopo otto mesi di ricovero, è ancora viva. Ma ha bisogno di terapie quotidiane per combattere contro una malattia difficile da sconfiggere».

Sassari
morte nel reparto di Psichiatria

Unione Sarda 29 settembre 2004
Malasanità.
Tragedia in corsia
«Mio fratello ucciso dalla disidratazione» Psichiatria nella bufera

L’inchiesta è riaperta e tutto ritorna nelle mani del pm, grazie ai dubbi, fortissimi, sollevati dai consulenti della difesa. Conclusioni che dirottano nuovamente nelle mani del pm Gianni Caria il caso di Antonio Muroni, 44 anni, sassarese, morto nel reparto di Psichiatria, secondo i parenti a causa di una grave disidratazione. Il caso era stato archiviato, ma i familiari avevano impugnato l’archiviazione: «Per salvare Antonio - dicono - sarebbero bastati gli esami di routine».
L’inchiesta comincia dopo la denuncia di Luigi, fratello della vittima, di professione medico di base. È lui che racconta ai carabinieri l’odissea di quel fratello precipitato d’improvviso nel baratro della malattia mentale, dopo una laurea in giurisprudenza messa a frutto brillantemente in campo lavorativo. Antonio soffriva ormai da nove anni di schizofrenia, per due volte era stato ricoverato in Psichiatria. Tirava avanti grazie alle cure del suo medico e a un farmaco che sembrava funzionare. Fino a quando, denuncia il fratello, non cambia l’uno e l’altro. La situazione peggiora visibilmente. È il 7 luglio del ’99, Antonio non mangia e non beve da giorni. Il fratello e la sorella chiamano al telefono Luigi: «Antonio sta male, è pallido, freddo, risponde a fatica». Lui chiama la collega, anche lei medico di base, e per di più specialista in Neuropsichiatria. È la prima della lista degli indagati.
Si accorge che è disidratato. Non ne dispone il ricovero, decide di aspettare: il giorno dopo é prevista la visita dell’Équipe del Centro di igiene mentale. «Sto morendo», dirà Antonio alla sorella. L’indomani la dottoressa del Cim ne dispone il ricovero immediato, ma in Psichiatria. Mentre é ancora a casa, il paziente ha un collasso, viene rianimato. Sul foglio di ricovero quel collasso, dice il fratello, non figura. Qui, sempre secondo la denuncia, succede di tutto: non viene eseguito alcun esame, non viene misurata la pressione. Antonio Muroni muore il giorno dopo in Rianimazione.
Il resto è tutta storia giudiziaria. Una prima perizia sembra discolpare tutti coloro che sono ruotati attorno al paziente: il medico di base, il medico del centro di igiene mentale, il medico del pronto soccorso, tre medici di Psichiatria. Ma il caso viene riaperto. Altri periti sono chiamati a stabilire se la morte di Antonio sia dovuta a un’imprevedibile insufficienza renale o da una disidratazione clamorosamente sottovalutata.
Le percentuali dei sali minerali accertate negli esami di laboratorio erano elevatissime: «spaventose» secondo i professori Pierluigi Tosi e Giancarlo Berni, rispettivamente direttore del dipartimento di Emergenza e primario del reparto Nefrologia e Dialisi a Firenze, periti della parte civile.

Kurt Goedel (1908-1978)

La Stampa TuttoScienze 29.9.04
IL LEGGENDARIO SCOPRITORE DEL «TEOREMA DI INCOMPLETEZZA»
Il silenzio di Goedel
DI POCHE PAROLE, SI CHIUSE IN SE STESSO FINO A LASCIARSI MORIRE DI FAME MA RIVOLUZIONO’ LA LOGICA DIVENENDO L’ARISTOTELE DELL’ETA’ MODERNA
di Tullio Regge

LO vedevo passare ogni giorno all'ora di pranzo davanti alla finestra del mio ufficio diretto verso la cafeteria dell'Institute for Advanced Study di Princeton. Era puntuale a livello maniacale, arrivava sempre in anticipo di un quarto d'ora e consumava il pasto in fretta in assoluta solitudine. Era il leggendario Kurt Goedel, nato il 28 aprile 1908 a Brunn (oggi Brno) in Cecoslovacchia, al tempo parte dell'Impero Austro Ungarico, un personaggio leggendario che ha rivoluzionato la logica. Nel triennio 1910-1913 i filosofi-matematici Bertrand Russell e Alfred North Whitehead avevano tentato una grande sintesi delle matematica, i «Principia Mathematica», in quattro volumi. Di questi ne apparvero solo tre, qualcuno chiese a Russell per quale ragione si fosse interrotta la collaborazione. Russel rispose che "Whitehead mi considerava arrogante e io pensavo che avesse idee confuse". Come ben mi disse Freeman Dyson che li aveva conosciuti bene ambedue avevano ragione. Goedel diventò famoso per il suo teorema di incompletezza della logica matematica apparso nel 1931: "über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme". Il lavoro è lungo solo qualche decina di pagine ma distrusse alle fondamenta i «Principia», da molti ribattezzati come il "Diplococo" un dinosauro del giurassico ormai estinto. Grosso modo i linguaggi matematici formali sono basati su una lista di simboli e da assiomi con cui si possono definire e manipolare simboli, creare un linguaggio formale e chiedersi se una formula espressa in questo linguaggio è vera oppure no. Per secoli i matematici sono andati avanti con l'idea fissa che fosse sempre possibile stabilire la validità di una formula in un qualsiasi linguaggio formale. Goedel distrusse alle fondamenta la speranza su cui si basava il diplococo. Un linguaggio formale che non sia banale contiene sempre proposizioni indecidibili di cui non è possibile dimostrare se sono vere o false. Se queste proposizioni vengono decise con un atto di forza si ottiene un nuovo formalismo ampliato che contiene nuove proposizioni indecidibili. Il processo non ha fine. Sempre nel 1931 Godel incontrò a Bad Elster Zermelo, grande logico matematico dell'epoca. Olga Taussky-Todd, che fu testimone dell'incontro scrisse: "Il guaio con Zermelo fu che pensava di avere ottenuto lui stesso i risultati di Goedel ... l'incontro pacifico tra Zermelo e Goedel... non fu l'inizio di una collaborazione scientifica tra i due logici..." . Hitler salì al potere nel 1933, Godel non era interessato alla politica ma temette essere chiamato sotto le armi dopo l'Anschluss in cui l'Austria diventò parte del Terzo Reich, riuscì infine a lasciare l'Austria e ad arrivare negli USA dopo un avventuroso viaggio attraverso Russia e Giappone. Non mi consta che sia mai ritornato in Europa. Quando era ancora in Austria circolava la voce che fosse ebreo, non lo era ma a Vienna fu anche aggredito da una gang di nazisti. Goedel non aveva praticamente vita sociale, poco dopo il mio arrivo a Princeton fui invitato a cena a casa di Oppenheimer e trovai Godel seduto alla mia sinistra, alla destra giunse George Kennan, ambasciatore degli Stati Uniti nell’Unione Sovietica al tempo della morte di Stalin. Fu quasi impossibile conversare con Goedel. Quando citai Bertrand Russel mi rispose gelido "non penso granché di lui". Mi consolai con Kennan e Oppenheimer, favolosi chiacchieroni; mi consta fra l'altro che Kennan sia ancora vivo e ultracentenario. Sin dai tempi di Vienna Goedel era afflitto da crisi di depressione e alla fine il suo stato di salute era peggiorato anche dalla scarsa fiducia che riponeva nel personale medico e dalla convinzione che qualcuno volesse avvelenarlo. Alla fine rifiutava il cibo e morì letteralmente di fame il 14 gennaio 1978. Mi rimane la consolazione di avere visto da vicino l'Aristotele del XX secolo.

vescovi e laici, in Italia e in Spagna

Repubblica 29.9.04
LA POLEMICA
Interviene la Cei. Oggi conteggio delle firme per il referendum
"C'è un clima antireligioso sulla procreazione assistita"
(m. fv.)

ROMA - L´ultimo giorno è anche quello della polemica della Chiesa. La chiusura ufficiale della campagna referendaria contro la legge sulla fecondazione assistita coincide con la presa di posizione della Conferenza episcopale. «C´è una forte preoccupazione per il clima antireligioso creato attorno alla legge sulla fecondazione»: così ieri monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, ha espresso la posizione dei vescovi non sul referendum («che ancora non c´è - ha detto - e sul quale un giudizio sarebbe prematuro») ma «sul clima che si è creato nel proporlo».
Un giudizio seccamente respinto dai referendari: «La Chiesa non può intervenire», dice Franco Giordano di Rifondazione. Identica la posizione di Radicali e Pdci. Per lo Sdi, «la Cei contesta lo strumento referendario» che, invece, «è, in questo momento, l´unica strada che porta alle proposte migliorative di una legge inaccettabile», aggiunge Barbara Pollastrini, dei Ds. Ma nemmeno la revisione parlamentare della legge risponderebbe alle esigenze della Chiesa: «Dal punto di vista dell´etica cattolica - sostiene monsignor Betori - la legge è già di per sé insufficiente. Il Parlamento l´ha approvata, sta al Parlamento vedere cosa vorrà fare successivamente».
Sui possibili miglioramenti della legge in Parlamento botta e risposta nella maggioranza tra Luca Volontè, Udc, e il repubblicano Antonio Del Pennino: «Credo che la legge 40 possa essere corretta e migliorata - dice Volontè - altrimenti si lascia il far west». «Ora che è certo il raggiungimento del quorum per il referendum - gli risponde Del Pennino - anche Volontè si aggiunge ai volenterosi per migliorare la legge. Ma non è credibile che il Parlamento faccia questo passo».
La posizione dei vescovi non ha impedito ai comitati referendari di portare avanti, ieri, la raccolta negli ultimi banchetti allestiti in tutta Italia. Oggi conteggio definitivo delle firme valide. Questo pomeriggio poi, a Roma, manifestazione dei radicali da Porta Pia a piazza Cavour, sede della Cassazione, dove domattina verranno consegnate le firme raccolte sui cinque referendum. «Si profila un successo storico per quantità e qualità su tutti i quesiti», sottolinea Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani. E sempre oggi, genetisti ed embriologi illustreranno al Comitato di bioetica, un documento che si pone come possibile mediazione sui punti più dibattuti della legge 40.

Repubblica 29.9.04
Il clero protesta per le iniziative del premier spagnolo, dall'aborto al divorzio, dall'eutanasia al matrimonio tra omosessuali
Zapatero-Chiesa, è scontro aperto
La legge sull'ora di religione fa infuriare i vescovi: "Virus laicista"
Ma secondo il governo socialista i cattolici godrebbero di "troppi privilegi ingiustificati"
ALESSANDRO OPPES

MADRID - Sarà facoltativa e non verrà tenuta in considerazione nella valutazione finale dell´alunno. Il progetto del governo Zapatero sull´ora di religione a scuola irrita profondamente la Chiesa cattolica, e capovolge il senso della legge varata appena un anno fa da Aznar, che non ha fatto neppure in tempo a entrare in vigore. E´ solo l´ultima tappa di uno scontro a tutto campo che oppone la gerarchia ecclesiastica all´esecutivo socialista: dal divorzio all´aborto, dall´eutanasia al finanziamento del clero. Ad ogni nuova iniziativa legislativa annunciata dalla Moncloa, la Conferenza episcopale risponde con una levata di scudi, con un richiamo alle «radici cristiane della Spagna». Ma il confronto diventerà ancora più aspro a partire da venerdì prossimo, quando in Consiglio dei ministri verrà presentato il progetto di legge per il riconoscimento dei matrimoni omosessuali: una modifica del codice civile consentirà di equiparare dal punto di vista legale le unioni gay a quelle tra uomo e donna, con tanto di diritto all´adozione. Per il portavoce dei vescovi, in questo modo «si introduce un virus nella società». E dal Vaticano, un cardinale di Curia spagnolo, Julián Herranz, denuncia il «fondamentalismo laicista» che starebbe caratterizzando l´azione del governo del Psoe.
Ma Zapatero difende le sue scelte semplicemente con l´esigenza di dare un´impronta più «laica», aconfessionale, e non «laicista» allo Stato, mettendo fine a una serie di vantaggi e privilegi dei quali goderebbe, secondo l´esecutivo socialista, la Chiesa cattolica. Per questo il governo ha varato una sorta di "roadmap" in vari punti - come l´ha definita un quotidiano - ma il timore di uno scontro a tutto campo ha consigliato un ricorso almeno parziale alla prudenza. Ad esempio sul tema dell´aborto: il Psoe aveva annunciato subito dopo le elezioni una riforma della legge che doveva permettere di depenalizzare l´aborto già nelle prime settimane di gravidanza. Quando il progetto è arrivato nei giorni scorsi in Parlamento, portato da Izquierda Unida, i socialisti hanno deciso un rinvio al 2005. E così pure sul finanziamento del clero. A parte lo 0,5 per cento dell´Irpef che i contribuenti possono destinare alla Chiesa, l´episcopato gode anche di un sostegno economico di 600 milioni di euro l´anno previsto dal bilancio dello Stato. Un «privilegio» al quale Zapatero sostiene di voler mettere fine. Ma per il momento non lo farà. Se ne riparlerà più avanti, nel corso della legislatura. Rinvio, infine, anche per l´eutanasia: l´idea di depenalizzarla verrà ripresa in considerazione solo il prossimo anno.
Un duro colpo per la Chiesa è venuto invece dalla riforma della legge sul divorzio, presentata la settimana scorsa in Consiglio dei ministri: prevede la soppressione della separazione e la possibilità di chiedere lo scioglimento dell´unione matrimoniale già tre mesi dopo la celebrazione delle nozze. Divorzio rapido: saranno sufficienti poche settimane, o comunque un massimo di sei mesi.

Repubblica 29.9.04
"Un'altra promessa mantenuta ora sarà battaglia nel paese"
l'appello La Chiesa ha fatto un appello ai cattolici e ai deputati: votate contro la legge sul divorzio
l'impegno Il premier ha detto: "E´ il momento che i politici mantengano la parola data"
Parla il direttore di "El País": "Gli spagnoli approvano le riforme del premier"

DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO GARIMBERTI

MADRID - Jesus Ceberio, come direttore di El País in che modo spiega le decisioni che ha preso Zapatero per cambiare la società spagnola? Lei pensa che stia facendo un vero e proprio strappo con il passato?
«Zapatero è il primo politico spagnolo che arriva al governo senza aver vissuto l´esperienza della transizione post-franchista e dunque senza la paura dei politici che lo hanno preceduto e che hanno appunto vissuto questa transizione: la paura cioè dei militari da un lato e della Chiesa dall´altro, che sono sempre stati elementi particolarmente condizionanti nella società spagnola. Zapatero era un adolescente all´epoca della transizione, è un prodotto della democrazia spagnola, un puro prodotto di questa democrazia, e credo che sia un uomo molto sensibile a tutte le questioni che riguardano l´eguaglianza dei sessi, i diritti delle donne, le libertà civili, le libertà degli omosessuali. Il pacchetto di decisioni e di misure legislative che ha preparato vanno in questa direzione. E´ anche un politico che mantiene quello che ha promesso. Perciò è importante, dopo l´esperienza di Aznar, quello che sta facendo adesso Zapatero. Nell´ultima intervista che gli ho fatto prima delle elezioni mi ha detto: ora è il momento di mantenere la parola data, è il momento che i politici mantengano le promesse fatte ai cittadini. Una convinzione che lui ha profondamente interiorizzato».
Ma la società spagnola come reagisce a queste decisioni di Zapatero? E´ scossa o le approva?
«El País ha fatto recentemente un sondaggio su tutte le decisioni del governo: il 55-60 per cento degli intervistati le ha approvate. Anche le decisioni che il governo sta applicando sull´insegnamento della religione incontrano l´approvazione della maggioranza degli spagnoli. Con il Partito popolare, la Chiesa aveva preteso che la religione fosse considerata una materia non solo di insegnamento ma anche di valutazione scolastica. Zapatero ha sospeso l´applicazione di questa norma e da questo può derivarne uno scontro molto duro con la Chiesa».
Ecco, appunto la reazione della Chiesa è stata molto critica e molto negativa. Lei pensa che questo sarà un problema in una società considerata molto cattolica come quella spagnola?
«Penso che la risposta sarà molto dura. La Chiesa ha fatto appello ai cattolici e anche ai deputati affinché votino contro la legge sul divorzio, contro la legge sul matrimonio dei gay e contro tutte le proposte del governo che sono contrarie alla dottrina della Chiesa. Io prevedo che lo scontro sarà durissimo».
Essendo la Spagna un paese considerato molto cattolico e molto attento alle indicazioni della Chiesa questo potrà creare un problema politico?
«In Spagna il 90 per cento della popolazione si dichiara cattolica ma in realtà soltanto un terzo della popolazione destina lo 0,5 per cento delle imposte alla Chiesa cattolica. Questo creerà un problema di finanziamento per la Chiesa, perché era il governo che pensava a dare alle istituzioni ecclesiastiche i fondi che esse non riuscivano a ricevere attraverso la devoluzione delle imposte. Penso che questa sia una delle grandi paure che prova la Chiesa oggi nel confronto con il governo Zapatero».
In conclusione, lei considera che Zapatero rappresenti veramente una svolta nella democrazia spagnola, che egli rappresenti la nuova Spagna?
«Be´, certamente è stata avviata un´era in cui il governo ha forse il coraggio di realizzare con naturalezza tutto quello che i governi precedenti non avevano osato fare. Questa è la vera novità rappresentata da Zapatero».

Repubblica 29.9.04
Avvenire attacca: "Psoe anticlericale"

Dura la critica del quotidiano Avvenire al governo Zapatero, che in sei mesi «ha rimesso in discussione praticamente tutti i punti della legislazione spagnola che hanno a che fare con la visione antropologica della persona e della società» L´editoriale di Giuseppe Savagnone ieri ha parlato di «ossessione nichilista» e di «anticlericalismo»