giovedì 4 settembre 2003

una telefonata, molto emozionata, ricevuta alle 23, all'uscita della proiezione ufficiale nella Sala Grande del Palazzo del cinema di Venezia:

«Alla fine della proiezione c'è stata una standing ovation, VENTI minuti di applausi! La sala che è capace di ospitare 1360 persone ha tributato un successo davvero clamoroso al film e al regista, anch'esso emozionatissimo. Dovunque si vedono volti commossi e felici. L'aria è davvero molto positiva, molto buona. Qua e là nella sala sono stati esposti degli striscioni di carta, con sopra scritto a mano: "È l'ora del Leone", "Il Leone è vicino", "Il Leone è in tasca". Adesso ha inizio una grande festa all'Hotel Des Bains dove sono scesi fin da ieri Marco Bellocchio e tutto il cast»

il testo del servizio del TG 1 delle 20

(ricevuto da Francesca Iannaco)

«Venezia: applausi e commozione per l'anteprima di Buongiorno, notte il film di Marco Bellocchio su Aldo Moro coprodotto da Rai cinema
Vincenzo Mollica:
...il film di Marco Bellocchio, Buongiorno notte, un film bello, rigoroso, che farà riflettere, un film che racconta i giorni del sequestro Moro in quel cupo appartamento dove lo statista venne tenuto prigioniero dalle Brigate rosse. Questa è la prospettiva con cui Bellocchio ha fatto il film:
Marco Bellocchio:
Chiaramente non un film a tesi. Non un film che dice i colpevoli sono questi, dietro questi ci sono questi altri, né però c'è un' idea di assolvere...; il ragazzo fuori dice ad un certo punto "mi fanno paura perchè sono stupidi e folli"
Vincenzo Mollica:
Veramente toccante nel film la figura di Aldo Moro interpretato magistralmente da Roberto Herlitzka.
Per Bellocchio Moro è stato:
Marco Bellocchio
Un conservatore, un moderato, però con una umanità e con una discrezione che sono delle qualità che io
ammiro molto
Vincenzo Mollica:
Giancarlo Leone amministratore delegato di RAI cinema produttore del film ha reso noto una lettera in cui Giovanni Moro, figlio dello statista esprime apprezzamento per il film e dice "è stato capace di accrescere la conoscenza della realtà", e il presidente della RAI Lucia Annunziata aggiunge:
Lucia Annunziata:
E' un film che ha il coraggio di rimettere, dopo 30 anni, sullo sfondo la politica e in primo piano la vicenda individuale del terrorismo che poi a ben vedere, come dire, questo è stato il terrorismo, insomma, un gruppo di individui che poi abbiamo scoperto che non erano nè i più intelligenti nè i migliori della mia generazione»
Corriere della Sera on line, ore 19.40 4.9.03
La critica applaude «Buongiorno, notte», personale racconto dell'omicidio Moro
Maya Sansa: «Io, brigatista divisa in due»
di Paolo Ottolina


VENEZIA – Dopo la strage di Portella della Ginestra («Segreti di Stato») e il Sessantotto («The Dreamers»), tocca a Marco Bellocchio chiudere una sorta di ideale trilogia festivaliera sulla Storia del dopoguerra. Lo fa con «Buongiorno, notte», personalissimo racconto del sequestro Moro, diviso tra precisa ricostruzione storica e ossessioni autoriali che deformano il racconto con sogni, visioni kafkiane, spezzoni in bianco e nero sui partigiani di «Paisà» o su sfilate comuniste nella Piazza Rossa. Un personalissimo racconto di Aldo Moro, destinato a far discutere perché qualcuno vi leggerà un’eccessiva indulgenza nella descrizione di una terrorista (Maya Sansa), decisamente umanizzata e problematica. Per ora, vera standing ovation per Bellocchio e il suo cast da parte della stampa: nell’applausometro della mostra, nettamente battuti Bertolucci e Kitano.

ERRORE, NON FATALITA' - Per smorzare eventuali polemiche, il produttore Giancarlo Leone ha letto una missiva in cui Giovanni Moro, figlio dello statista ucciso, tesse le lodi del film: «Non c'era bisogno di alcun visto o imprimatur da parte della famiglia, ma ho molto apprezzato il film. Bellocchio, scegliendo deliberatamente di riflettere sull’esperienza dell’uomo Aldo Moro in carcere, senza vincoli di ricostruzione storica o fedeltà, ha illuminato aspetti importanti di quella vicenda. La creazione artistica è stata capace, restando tale, di accrescere la conoscenza della realtà». Marco Bellocchio ribadisce invece quella che è la tesi storica di un film anti-storico: «Lasciare uccidere un uomo come Aldo Moro è stato un errore politico. Lo Stato sarebbe stato più forte se avesse trattato, anche se avrebbe dovuto affrontare critiche e attacchi. Guardate quello che succede su Sofri. Ma questi, sono discorsi che si fanno col senno di poi».

IL REGISTA - A chi gli chiede perché quest'ondata di film italiani storico-politici, Marco Bellocchio risponde così: «In verità è un film commissionato, un invito a raccontare il caso Moro arrivato da Rai Cinema. La sfida mi ha progressivamente coinvolto, ma io ben presto ho capito che rispetto a quella tragedia dovevo affermare un’infedeltà, diversamente da altre ricerche storiche o filmiche. Non mi ha mai interessato in questo film capire chi c’era dietro al sequestro, se solo i terroristi, la Cia, il Kgb. Questione che pure resta importante. Ma io ho voluto capire se in questa tragedia ci fosse una traccia che andasse in senso contrario al dramma. E questa traccia è affidata al personaggio di Maya Sansa, alla reazione che in lei nasce a un certo punto».

IL SORRISO DI MAYA - Un racconto del sequestro in cui, pian piano, si insinuano i sogni, anche ad occhi aperti, di Chiara, la brigatista liberamente ispirata ad Anna Laura Braghetti: «Il lavoro sul personaggio è stato graduale – spiega Maya Sansa con lo stesso sorriso che la illuminava in "La meglio gioventù" - perché quando ho incontrato Bellocchio la prima volta non c’era ancora un copione e come unico riferimento mi ha dato il libro della Braghetti («Il prigioniero», ndr). In quella fase iniziale mi sono avvicinato moltissimo a lei, ma poi, con la sceneggiatura in mano, ho scoperto che c’erano molte differenze e ho abbandonato tutto ciò che era conoscenza storico-politica, libri, giornali, e mi sono tuffata nel copione. Che è un viaggio introspettivo e in parte schizofrenico tra fiducia nell’ideologia e scoperta della realtà, quando Chiara capisce cosa vuol dire tenere segregato per settimane un uomo in una cella di un metro e mezzo».

HERLITZKA - «Siamo partiti da molto lontano – aggiunge Bellocchio - dal di fuori dell’appartamento. Poi, una volta costruito l’alloggio, ci siamo arrischiati a guardare dentro la cella. Anzi, in una prima sceneggiatura, Aldo Moro non si doveva vedere, doveva essere solo una voce. Il libro della Braghetti ci è stato utile perché vi abbiamo preso episodi che poi abbiamo cambiato e trasformato». Un Aldo Moro reso da un intenso e applauditissimo Roberto Herlitzka, mattatore a teatro che ogni tanto si presta al cinema: «E’ stata un’esperienza interiore, ho sposato fin dall’inizio la sceneggiatura, che dà un’impronta del film senza nulla di indagatorio, di politico. Ma che piuttosto vuol rendere un’atmosfera, un sentimento, una partecipazione emotiva a una tragedia personale».

DEDICATO AL PADRE - Un Aldo Moro a cui si sovrappone la figura del padre di Marco Bellocchio, a cui il film è dedicato: «Una dedica aggiunta da poco – dice il regista -, perché pian piano ho capito che la figura di Herlitzka andava ad assomigliare a quella di mio padre. Che ho perso adolescente e che avevo rimosso, dimenticato, perché si trattava di un dolore troppo grande». Aggiungge ancora Bellocchio: «Nel film ci sono due sogni, in cui Moro passeggia libero per l’appartamento e la brigatista Chiara vorrebbe liberarlo. Ma poi si blocca quando vede che il pianerottolo è pieno di poliziotti. Scene che danno il senso dello stile spezzato, per nulla realistico del film. Ma che nello stesso tempo sono autobiografiche, perché mi ricordano le passeggiate di mio padre quando ero bambino. Lui ci guardava mentre dormivamo, noi aprivamo gli occhi e vedevamo questa figura quasi irreale».

Il testo del servizio del TG 3 delle 19 sul film di Marco Bellocchio

«Roberto Herlitzka:
Mi sono basato proprio sull'impressione di statura umana che si riceve proprio leggendo le lettere di Moro.
Teresa Marchesi:
Roberto Herlitzka è Aldo Moro per Marco Bellocchio in questo Buongiorno, notte che rilegge una piaga aperta della storia italiana, quei tragici 55 giorni del '78, con un coraggio degno del Leone d'oro.
Applausi grandi alla Mostra per il film e per la lettera di Giovanni Moro che ringrazia Bellocchio e Rai Cinema che lo ha prodotto perché, dice "accresce la conoscenza della realtà".
Coraggioso Buongiorno notte perché sceglie la quotidianeità del sequestro e il conflitto di una brigatista, Maya Sansa nel film, che alla tragedia vorrebbe ma non sa ribellarsi.»
Maya Sansa:
Io ho letto tantissimi libri per cercare di documentarmi e di capire meglio il momento storico. Non ce n'è uno che non abbia avuto dei dubbi...
Luigi Lo Cascio:
Si parte da un dato storico, ma non è un film che vuole certificare una certa verità piuttosto che altre.
Teresa Marchesi:
Nel montaggio Bellocchio avvicina Moro ai partigiani uccisi di Paisà e raggela l'impotenza dei politici nelle vere sequenze dei funerali di Stato, più chiare di ogni finzione.
Sta ai giovani che non ricordano, come gli attori del film, confrontare l'utopia imbarbarita del terrorismo con una forza umana e morale, quella del Moro privato, più vicina e più universale della figura politica.»

cervello e clonazione umana

Repubblica 4.4.03
L´INTERVISTA
Ranieri Cancedda, (Società europea sull´ingegneria dei tessuti umani)
"Il cervello è una scatola nera oggi è la nostra grande sfida"
costi elevati Le operazioni sono coperte dal servizio sanitario
uomo bionico Non riesco a immaginare la ricostruzione del corpo

GENOVA - Professor Ranieri Cancedda, se siamo in grado di ricostruire la pelle, le cornee, i tessuti del cuore, le cellule del cervello, allora siamo già arrivati a fabbricare il clone umano?
«Assolutamente no. Se vediamo con serenità quello che si sta facendo, direi che è molto poco. Parliamo dell´ingegneria dei tessuti, non di clonaggio dei gameti. Qui si prendono cellule staminali del paziente e si coltivano ed espandono, sia in vitro, sia in loco. Tutto questo non è nulla di trascendentale».
Se spingiamo l´immaginazione, però, riusciamo a pensare un essere umano integralmente ricostruito?
«No. Ripeto, siamo in grado di rigenerare un numero limitato di tessuti umani, anche se in un prossimo futuro dalle cellule staminali sarà possibile ottenere ghiandole endocrine, come il pancreas. Ma non riesco ad immaginare la ricostruzione del corpo umano».
Trent´anni fa tutto questo era impensabile?
«Oggi siamo in grado di lavorare, anche in modo sofisticato, con la rigenerazione dei tessuti. Agli organi completi si arriverà in futuro: esistono fegato e reni artificiali, ma sono sistemi meccanici dove si possono inserire cellule animali che purificano il sangue».
L´innesto di un osso, di un´intera cornea o di parte di cellule cardiache potrebbe scatenare paure inconsce, rigetti psicologici?
«Macché. È come applicare una protesi: il problema sarebbe se ricostruissimo il cervello, parti che trasmettono stimoli nervosi e sensazioni, ma attualmente questo non è pensabile. Chi si sottopone a un trapianto di cuore non cambia la sua personalità, tantomeno chi rigenera la sua pelle».
Attualmente, ci sono dei settori del corpo umano completamente al buio?
«Il cervello è ancora una scatola nera: sia per il suo funzionamento, sia come base biologica del pensiero; ci sono delle intuizioni, ma nulla di concreto e di dimostrato; anche se si sono fatti passi da gigante nella coltura delle cellule nervose. D´altra parte, solo negli anni Settanta si è iniziata la coltivazione delle cellule e solo a metà degli anni Cinquanta si è saputo che il Dna è il materiale genetico».
Torniamo alle cose che si possono fare, alla rigenerazione dei tessuti. Quanto costa al paziente?
«Nella maggior parte dei casi nulla, è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma le tecnologie hanno costi elevatissimi, perciò occorre fare delle valutazioni sui costi-benefici: sulla qualità di risultato e di vita del paziente. Sebbene la ricostruzione dei tessuti, in genere, accorci i tempi di degenza in ospedale».
In Italia cosa succede rispetto alle altre nazioni?
«Si investe poco sulla ricerca biomedica e non si hanno i meccanismi che consentono di individuare le eccellenze e puntare su quelle. In questo senso siamo una società che scientificamente si autoreferenzia».
Lei, prima di tornare a Genova, dieci anni fa, è stato a lungo in Nigeria e negli Stati Uniti. Perché?
«Mi dispiace vedere come in Italia si stia lasciando disperdere un patrimonio: la ricerca si fa con i ricercatori».
(g.fil.)

Alberto Crespi sull'Unità on line

(trascrizione di un audio disponibile sulla rete)

«Alberto Crespi dal Lido di Venezia per la Mostra del cinema, per dirvi che Marco Bellocchio ha fatto di nuovo centro. Dopo L'ora di religione, imperniato sul Giubileo, sul cristianesimo, sulla fede problematica, con Buongiorno, notte Marco Bellocchio ci ri-racconta, a suo modo, la storia del sequestro Moro, e la racconta in un modo intimo, straordinario, descrivendo la quotidianeità banale, con dei rituali quasi piccolo-borghesi, dei quattro brigatisti che tennero prigioniero Moro nel covo di via Gradoli. È molto un film visto dalla parte dei brigatisti, nel senso... con gli occhi dei brigatisti, soprattutto dalla parte di una donna, dell'unica donna del gruppo, che si ispira liberamente al personaggio di ANNA Laura Braghetti, ed è un film che descrive appunto la normalissima quotidianeità di queste persone alle prese con un destino enormemente più grande di loro.
Aldo Moro è interpretato stavolta da Roberto Herlitzka, dopo le due straordinarie prove di Gian Maria Volontè nel Caso Moro di Ferrara e in Todo modo di Petri, e Roberto Herlitzka si conferma, in questa prova, come uno dei più grandi attori italiani.
Un film psicologico e spirituale, più che politico, esattamente come L'ora di religione. Un film assolutamente da vedere.
Da domani nei cinema, tra l'altro.

Marco Bellocchio scrive sulla Stampa

La Stampa 4.9.03
IL REGISTA MARCO BELLOCCHIO RACCONTA IL SUO «BUONGIORNO, NOTTE»
«Mi riconosco la libertà di riscrivere la storia»
di Marco Bellocchio

«BUONGIORNO, notte» è un verso di Emily Dickinson che ho letto tempo fa, o forse ho solo sentito. Il titolo esatto della poesia, in realtà è «Buongiorno - Mezzanotte», ma ripensando a quel verso mi è sembrato che centrasse bene il clima del film, che ne cogliesse la profondità.
Inizialmente, nell’elaborazione del soggetto, il punto di partenza era tutto esterno, come se l’attentato, non fosse mai visto di fronte, ma vissuto attraverso una serie di altri personaggi coinvolti indirettamente nel fatto. Per esempio c’era l’episodio del nipote di Moro che giocava all’asilo, poi arrivava la polizia e lo prelevava. Però mi sembrava che questa strada non fosse sufficiente e che mi interessava di più osservare dall’interno la vita quotidiana dei carcerieri. Questa vita quasi di famiglia, con le sue ripetizioni, le ritualità, la «normalità», passati i primi momenti, poteva offrirmi delle occasioni di immagini. Ma questa piattezza, lo scandire tragico e sempre ripetitivo della storia, per me non era ancora sufficiente. A questo punto si è innestata la figura della donna, della brigatista, con tutte le sue contraddizioni. Proprio attraverso di lei, il film racconta anche la possibilità di un rapporto umano tra Moro e i suoi carcerieri ma questa contraddizione non va scambiata con uno sguardo indulgente nei confronti dei terroristi.
La figura della terrorista donna era assolutamente necessaria perché la contrapposizione tra il prigioniero e i suoi carcerieri non era sufficiente, non mi bastava. A me non interessa, non essendo uno storico, cercare di scoprire la verità, io ho voluto cercare all’interno di questa tragedia un movimento che non fosse solo apparente.
Mi sono detto: non posso subire così la storia, la verità storica – ammesso che ci sia una verità definitiva nella tragedia di Moro. Devo inventarmi qualcosa di nuovo di «falso» di «infedele». Mi riconosco questa libertà e contemporaneamente riconosco anche come sono andate a finire le cose. Queste due immagini convivono nel film. E poi oggi c’è anche un’esigenza civile e morale, non solo artistica, di «tradire» la storia, nel senso di non subirla fatalmente. Non è vero che la storia è così e sarà sempre così.
Per mia formazione e per ricerca, non simpatizzavo per le Br, e ho avuto orrore per la conclusione della vicenda, mi sembrava un’azione prima di tutto folle: ammazzare una persona così, a freddo, significa proprio non avere un rapporto con la realtà. Ci si può azzuffare, scontrare, ma non si può prendere una pistola e ammazzare una persona. Nell’immaginare il personaggio di Moro, spesso mi è venuta in mente la figura di mio padre, che è morto quando ero piccolo. Mi è stato detto: ma insomma, la figura del padre non c’è mai nei tuoi film. Già nell’«Ora di religione» c’è il padre, Castellitto è un padre, anche se pur sempre quasi un ragazzo. In questo film rappresento per la prima volta «un padre» rispetto a dei giovani, a dei «figli degeneri».
Naturalmente per fare il film mi sono anche documentato, su materiali vari. Il libro di Flamigni, le lettere di Moro, e per quella che è stata la «cronaca» interna della prigionia mi è stato utile «Il prigioniero» della Braghetti. Lì sono descritti alcuni fatti che poi nel film ho liberamente sviluppato e ampiamente tradito. Lo spirito del film è tutt’altro. Non ho quasi mai parlato con i brigatisti: ho avuto un unico incontro breve con Lanfranco Pace quando morì Maccari e venne fuori la versione che Maccari avrebbe ucciso materialmente Moro, perché Gallinari si era messo a piangere e a Moretti si era inceppato il mitra. Pace mi confermò – la notizia era già apparsa sui giornali – che Maccari non voleva uccidere Moro, lo fece per ubbidienza per disciplina militare e subito dopo sparì dalle Br.
Allora c’era una passione forte per la politica. I ragionamenti – anche i più folli – arrivavano a delle conclusioni «coerenti». C’era una sorta di «assurda coerenza» tra il pensare di cambiare il mondo e prendere una pistola e ammazzare la gente, secondo una logica non giustificabile in alcun modo. Adesso questi, le Br di oggi, mi paiono ancor più fuori dal mondo e dalla realtà e non credo che abbiano molta acqua in cui nuotare. Al tempo stesso, la storia oggi propone un terrorismo mondiale, in cui tutto si moltiplica, la vittima diventa migliaia di vittime.
Quando ci fu l’11 settembre ero già alle prese con il progetto di questo film e il dramma mi suggerì di cercare delle strade di racconto diverse. Ho anche seguito un’idea che provava a mettere in relazione tutti questi orfani, i figli dei poliziotti, quelli delle Torri, il nipote di Moro. Ma poi ho lasciato perdere, vedevo il rischio di un parallelismo schematico, mentale...
Repubblica on line 4.9.03, ore 15.00

Grandi applausi e consensi per il film del regista in concorso
"Mi interessava raccontare la storia delle persone"

Bellocchio: "Non è un film storico
ho raccontato Moro e i terroristi"

Standing ovation di 5 minuti durante la conferenza stampa
Apprezzamenti sono arrivati anche dai parenti delle statista

dal nostro inviato Alessandra Retico

VENEZIA - Un applauso lungo e commosso, come quello che ieri sera è scrosciato alla fine della proiezione riservata ai giornalisti, ha accompagnato l'ingresso in conferenza stampa di Marco Bellocchio e del cast di "Buongiorno notte", in concorso alla Mostra di Venezia. Una standing ovation durata oltre cinque minuti e che sembrava riportare l'eco di uguali applausi che ieri sera hanno salutato sui titoli di coda il film, mentre scorrevano sullo schermo le immagini di repertorio del funerale di Aldo Moro con il Papa Paolo VI e la classe politica schierata, da Craxi a Berlinguer, da Andreotti a Lama, da Zaccagnini ad Almirante.

"Ma non volevo fare un film politico o storico, non cercavo le motivazioni e le ragioni e del sequestro dello statista democristiano" spiega Bellocchio ai cronisti. "Mi interessava piuttosto la vicenda un umana, di Moro ma anche dei suoi carcerieri, in particolare la lotta interiore vissuta dal personaggio di Chiara (interpretata dalla brava Maya Sansa e il cui personaggio deriva dal libro di Anna Laura Braghetti, Il prigioniero, da cui il film è liberamente tratto) che pur credendo nelle ragioni della lotta armata si scopre a "sognare" la liberazione di un leader che sente anche persona e uomo e che tiene segregato in casa. Per raccontare questo ho dovuto tradire, essere infedele alla cronaca, smentire la tragica fatalità del sequestro e dell'uccisione barbara di Moro".

Legati alla loro missione ideologica, i carcerieri di Moro (interpretato da Roberto Herlitzka) raccontati da Bellocchio sono prigionieri loro stessi: di se stessi e di un sistema che vogliono rivoluzionare ma che li "usa". Un sequestro che è affare di Stato, ma che dalla prospettiva del tetro appartamento di via Gradoli dove i brigatisti detengono lo statista, tutto è insieme più piccolo e umano, la quotidianità della doppia vita dei carcerieri, attraversata dal sonno, il cibo, Raffaella Carrà alla tv, è persino "dolce" e insieme tragica. Chiara spia Moro, e lo sogna che libero passeggia per casa. "E' un ricordo legato alla mia infanzia - rivela Bellocchio - quando da piccolo vedevo mio padre (al quale il film è dedicato, ndr) che passeggiava in casa e vegliava sul nostro sonno". Moro che scrive lettere d'addio "alla dolcissima Noretta", che pensa al nipote Luca di due anni che non capirà il perché, che scrive a tutti, compreso al Papa Paolo VI, per "colpire" al cuore e invitare il governo a trattare ma che risponde con un ineluttabile "liberate Moro incondizionatamente".

Lo statista, uomo sereno e rassegnato, che riconosce nel gruppo dei brigatisti una donna ("l'ho capito da come sono piegati i calzini"), fa breccia nel tormento di Chiara che sul comodino tiene, accanto a Marx ed Engels, le "Lettere dei condannati a morte della Resistenza". "Quelle lettere sono una delle chiavi di interpretazione possibili del film - dice Bellocchio - per dire dell'uguale tragicità degli assassini dei partigiani e di Moro".

L'aria tormentata di quegli anni "l'ho evocata anche grazie alle musiche - spiega il regista - in particolare a quelle dei Pink Floyd: non appartenevano alla mia cultura, ma mi hanno spiegato che proprio in loro era racchiusa tutta la tragicità e la disperazione di quegli anni". Mariano (Luigi Lo Cascio), Ernesto (Pier Giorgio Bellocchio), Primo (Giovanni Calcagno) - ossia i brigatisti Maccari, Gallinari, Moretti - si fanno il segno della croce nell'ultima cena prima dell'esecuzione. Chiara intanto ha un altro sogno, Moro esce di casa, passeggia per le strade, si riprende la vita.

"Sono persuaso che la compresenza nel film di due opposte conclusioni - la libertà e la morte - corrisponda a quanto fu vissuto dal prigioniero e insieme metta in luce in modo pacato ma netto il nodo, ancora non sciolto, di quella vicenda anche dal punto di vista storico, politico e giudiziario" recita una lettera del figlio dello statista, Giovanni Moro, indirizzata a Giancarlo Leone, amministratore delegato di Rai Cinema, per ringraziarlo dell'invito all'anteprima del film "che ho apprezzato". "Non sono un critico cinematografico - continua la missiva - ma mi viene da dire che questo è un caso in cui una creazione artistica è stata capace, proprio restando tale, di accrescere la conoscenza della realtà".

Che la "storia" e la cronaca sia tutto sommato marginale, spiega ancora il regista, al film, lo dice il fatto "che siamo partiti da molto lontano, da fuori il covo di via Gradoli. Ciò non significa che non ci sia una documentazone alla base di Buongiorno notte: "Il libro della Braghetti, ma anche Flamini e Sciascia". Conferma il "tradimento" cronachistico Maya Sansa: "Non conoscevo chi sarebbe stata Chiara, la sceneggiatura è stata tenuta segreta fino all'ultimo. E io conoscevo poco di quel periodo, mi sono documentata ma alla fine ho capito che Chiara e la storia di Bellocchio sarebbe stata molto diversa da un'indagine storica. E' un viaggio introspettivo, un percorso , in parte schizofrenico quello del mio personaggio, che deve fare i conti con una grande passione rivoluzionaria e la quotidianità dolorosa del suo essere carceriera di un uomo che sogna libero".

"Un'esperienza interiore" per Roberto Herlitzka , "ho sposato subito l'impronta del film. Nulla di indagatorio e politico, ma d'atmosfera, sentimento, partecipazione emotiva a una tragedia personale. Mi sono emozionato sul momento e ho dato la mia partecipazione piccola e personale a una tragedia molto più grande di me".

Il testo del servizio del TG 3 delle 13.20 dopo l'anteprima di Buongiorno, notte di ieri sera

«Grandi applausi e tanta folla per il film di Marco Bellocchio dal titolo Buongiorno, notte dedicato al caso Moro, un film che si candida al Leon d'oro.
Teresa Marchesi:
Applausi interminabili, ma quello più atteso, il più importante, per Buongiorno, notte, l'opera emozionante di Marco Bellocchio sul caso Moro, arriva con una lettera di Giovanni, figlio dello statista assassinato, un grazie a Bellocchio e a Rai Cinema che lo ha prodotto. "Un film che illumina aspetti importanti della vicenda", dice la lettera, letta oggi in conferenza stampa, "è un caso in cui la creazione artistica è stata capace di accrescere la conoscenza della realtà".
Marco Bellocchio:
Un riconoscimento veramente straordinario da parte del figlio. Il riconoscere all'artista la libertà di essere infedele, anche, rispetto alla storia, e di andare per conto proprio, però ad accrescere una verità profonda, questo è straordinario, cioé dimostra una sensibilità, un'apertura in un uomo che è stato così colpito tragicamente da questa vicenda, veramente, che mi ha... emozionato.
Teresa Marchesi:
Venticinque anni dopo Bellocchio racconta in modo personalissimo quei tremendi cinquantacinque giorni, fra cronaca, sogno e documenti tv, come una doppia prigionia: quella di Aldo Moro, di cui Roberto Herlitzka esalta la forza umana e morale, prima acora che la statura politica, e quella dei brigatisti, ostaggi, essi stessi di un'utopia, estrema e violenta; un buio, una notte che Maya Sansa, la brigatista lacerata del film, riesce a spezzare solo sognando che Moro è libero e vivo.»

stasera Bellocchio (3): l'anteprima un grande successo

Corriere della Sera 4.9.03
Grande ressa alla proiezione di «Buongiorno, notte», ultimo titolo italiano in concorso
Bellocchio «libera» Moro, ma è un sogno
Applausi all’anteprima, la storia divisa tra ricostruzione psicologica e filmati d’epoca
di M. Po.

VENEZIA - Grande ressa ieri sera per la prima proiezione di Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, riservata alla stampa che alla fine ha accolto il film con due lunghissimi applausi, uno dei quali ha finito per andare sulle immagini finali con la sfilata di tutti i capi democristiani nelle immagini documentarie del funerale di Moro. Ma poiché tutto il film è anche giocato tra la realtà degli eventi e la fantasia della brigatista che vorrebbe salvare la vita al prigioniero, vince nell’ultimissima sequenza l’immagine di Moro che se ne va per la strada finalmente liberato, sigla di un episodio che è sempre rimasto con un alone misterioso.
Ma è un sogno della brigatista Chiara (la brava Maya Sansa), personaggio inventato da Bellocchio, che percorre tutto il film con la sua basilare contraddizione: da una parte il fascino dell’utopia rivoluzionaria, dall’altra la pietà per un essere umano ridotto in cattività e kafkianamente processato dal tribunale proletario. Le due anime del film sono quindi proprio il suo lato documentario, attraverso la continua partecipazione di brani televisivi dell’epoca (si inizia con gli auguri di Montesano per il 1978) e la storia dell’incubo privato del personaggio inventato, ma verosimile, della terrorista.
Bellocchio ricostruisce puntigliosamente gli interni borghesi della prigione di Moro, dove la ragazza legge la sacra famiglia di Marx e Engels e le lettere dei condannati a morte della Resistenza, mentre sopra il letto dove sogna l’impossibile lieto fine c’è persino un crocefisso. La cella di Moro corrisponde all’iconografia ed è quasi sempre vista dal buco della serratura. Davanti al manifesto rosso con la stella br, lo statista, benissimo reso da Roberto Herlitzka, difende pacatamente e cristianamente la sua vita e, mentre la Carrà balla al sabato sera, egli parla della Dc come del partito della normalità, della tranquillità, del modesto benessere. E si intrattiene con i suoi carcerieri anche su questioni filosofiche come la paura della morte.
Lo si vede che scrive al Papa, Paolo VI, anch’egli fra le partecipazioni straordinarie del film, in cui non mancano neppure la famosa seduta spiritica per ritrovare lo statista rapito (accolta con qualche risata) e una serie di equivoci quotidiani che danno a tutta la storia il sapore di un match fra un gesto «straordinario» e disperato e la rivincita della vita di tutti i giorni che difficilmente sopporta gli eccessi di un gesto così perfido.
Oggi la presentazione ufficiale del film in concorso - che esce nelle sale domani ed è dedicato al padre di Bellocchio: nell’immaginare Moro ha spesso pensato al padre scomparso, un uomo tenace e conservatore -. Per stasera tutto esaurito ma senza mondanità e senza nessun familiare dello statista ucciso.

il Festival di Montreal

Il Mattino 4.4.03
CINEMA
Invasione italiana al festival di Montreal

Montreal. Con quasi 400 film nel carniere, una grande metropoli monopolizzata per 10 giorni nel segno della settima arte, registi, attori e compratori da tutto il mondo, il Festival di Montreal, che si inaugura oggi per concludersi il 14 settembre, promette di mantener fede alle attese che lo designano come il massimo evento nord-americano di cinema. In un ideale gemellaggio con Venezia, che gli passerà il testimone sabato, la rassegna si prepara a mettere in passerella moltissimi dei titoli scoperti e applauditi al Lido, ma garantisce anche succose anteprime d'autore come i nuovi film di Robert Altman, Jane Campion, Joel Schumacher. Per il cinema italiano si tratterà di una vetrina d'eccellenza in cui sarà rappresentata un'annata d'oro con tutti i «campioni» già beniamini del pubblico e degli altri festival.
Si comincia con l’anteprima mondiale di «E io ti seguo» di Maurizio Fiume, ispirato alla storia di Giancarlo Siani. Poi sarà la volta di Gabriele Salvatores (nella foto) con «Io non ho paura» e Pupi Avati con «Il cuore altrove»; Marco Tullio Giordana con «La meglio gioventù» e Ferzan Ozpetek con «La finestra di fronte»; Gabriele Muccino con «Ricordati di me» e Marco Bellocchio con «Buongiorno, notte». Ancora da Venezia verrà «Segreti di stato» di Paolo Benvenuti, mentre Nanni Moretti sarà presente con il suo corto, «The last customer».

stasera Bellocchio (2) «Lunghi e ripetuti applausi all'anteprima per la critica»

Il Mattino 4.4.03
IERI SERA LA PRIMA PROIEZIONE DI «BUONGIORNO, NOTTE»
Lunghi applausi al film di Bellocchio sul caso Moro

Venezia. Lunghi e ripetuti applausi nel finale e durante i titoli di coda per l'anteprima stampa, ieri sera, di «Buongiorno, notte», l'atteso film di Marco Bellocchio sul caso Moro, che passa oggi in concorso. Un pubblico di giornalisti ha seguito quasi con religioso silenzio le fasi finali del film con le immagini originali del funerale di Moro, Paolo VI e la classe politica schierata, da Craxi a Berlinguer, da Andreotti a Lama, da Zaccagnini ad Almirante, per terminare poi con un lungo applauso.
Bellocchio per «Buongiorno, notte» si èliberamente ispirato al libro «Il prigioniero» scritto da Anna Laura Braghetti. Il film racconta i due mesi di prigionia del presidente della Democrazia cristiana, scegliendo di seguire il percorso di Chiara (Maya Sansa), unica tra i brigatisti a mantenere un contatto con il mondo esterno con il suo lavoro d'impiegata, unica a sentire i commenti della gente che non capisce e soprattutto non si ribella. Unica a votare contro la condanna a morte.
Moro, interpretato da Roberto Herlitzka, è un uomo rassegnato e soprattutto incredulo: «Avete sbagliato persona, non ho alcun potere istituzionale», dice ai suoi carcerieri vittime, racconta Bellocchio, della loro stessa ideologia. Questa ideologia, in una scena finale del film che farà discutere, viene accumunata alla religione cattolica: i brigatisti nell'ultima cena prima dell'esecuzione si fanno il segno della croce.
Il regista è giunto al Lido nel pomeriggio di ieri rilasciando una laconica dichiarazione ai giornalisti che l’aspettavano: «Siamo molto emozionati, ma non parlo prima della proiezione». Assieme a lui c'erano gli attori, il figlio Pier Giorgio, Luigi Lo Cascio, Maya Sansa e Giovanni Calcagno. Ad attendere il gruppetto Giuliano Montaldo e Giancarlo Leone, presidente e amministratore delegato di Rai Cinema, coproduttrice del film. A Lo Cascio sono stati consegnati due Leoncini di pezza, premi assegnati da «Film tv». «Almeno» ha scherzato l’attore «un Leone ce l'ho già. Essere qui con un film come questo mi inorgoglisce».
«Penso - ha dichiarato Maya Sansa - che ognuno debba assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma dover adottare il punto di vista di una terrorista mi ha spinto anche a ricercare le motivazioni che possono indurre una persona a compiere un gesto estremo». E poi: «Mi sono documentata molto per interpretare questa parte, ma la mia vera Bibbia è stata la sceneggiatura. Bellocchio».

stasera Bellocchio (1): «la ciliegina sulla torta»

La Provincia
Le Br e Moro: oggi la versione di Bellocchio
Interpreta Moretti Luigi Lo Cascio

Il ’68 e il ’78. Dopo «I sognatori» di Bernardo Bertolucci sull’anno delle grandi svolte sociali arriva oggi «Buongiorno notte» di Marco Bellocchio sul rapimento Moro e il punto più tragico degli anni di piombo. Alle 20 di stasera in Sala grande entreranno Bellocchio affiancato dai protagonisti Maya Sansa (interpreta Laura Braghetti) e Luigi Lo Cascio (Mario Moretti) per uno dei film più attesi del festival. Una storia intima più che politica, la prova del nove per il cinema italiano: se il regista piacentino avesse azzeccato la misura sarebbe la ciliegina sulla torta di una selezione abbondante, buona ma senza acuti.
(...)

Libertà 4.9.03
Nostro servizio, Venezia

Marco Bellocchio è arrivato ieri nel tardo pomeriggio al Lido di Venezia, dove alloggia all'Hotel Des Bains, con gli attori del film e il figlio Piergiorgio, produttore e interprete di Buongiorno notte . Il pubblico vedrà oggi il film del regista piacentino, che certamente è l'italiano più atteso del concorso con questa sua nuova opera che inquadra il caso Moro da una prospettiva quasi intimista. Un film su cui Bellocchio fino ad ora non ha voluto fare anticipazioni ma che certamente, come accade spesso con le pellicole del regista piacentino, è destinato ad aprire dibattiti e commenti.
(...)

L'articolo e i due lanci ADNKRONOS seguenti sono stati segnalati (con altri già presenti in questo blog) da Annalina Ferrante grazie anche a Nuccio

Il Messaggero, Giovedì 4 Settembre 2003
Applausi convinti ieri sera alla proiezione stampa per "Buongiorno, notte" che passa oggi in concorso. Herlitzka e Maya Sansa tra i protagonisti
L'utopia schiacciata dai suoi anni di piombo
Bellocchio racconta con la vicenda di Aldo Moro il fallimento del sogno rivoluzionario
di LEONARDO JATTARELLI

VENEZIA - Oltre la cronaca. La tragedia del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro con la lunga prigionia dello statista democristiano è tornata prepotentemente alla ribalta ieri sera, con la proiezione per la stampa dell'attesissimo film di Marco Bellocchio, Buongiorno, notte, terza ed ultima pellicola italiana che passa oggi ufficialmente in concorso qui alla Mostra del Cinema. Applausi convinti al termine della proiezione, giudizi positivi e commozione anche se con qualche riserva da parte di una platea sicuramente non divisa. Oltre la cronaca. Perchè il regista, reduce dal grande successo con il suo L'ora di religione , già "bacchettato" per Buongiorno, notte dalla figlia dello statista, Maria Fida («Poteva almeno inviarci una lettera,... provo rammarico, rabbia, profondo dolore») in disaccordo, più che con Bellocchio, con l'ennesimo progetto che riguarda una pagina tragica della sua famiglia e dell'Italia, sbatte in faccia al pubblico Moro e i suoi carcerieri. Il tutto, visto attraverso la lente intimistica di un racconto affidato agli sguardi, in particolare a quello della giovane brigatista Chiara (Maya Sansa). Uno sguardo talvolta impaurito, a volte incapace di osservare la realtà che la circonda e che mette a fuoco il mondo degli "anni di piombo", tra la normalità del quotidiano e il fascino dell'utopia con una tv che rimanda incessantemente telegiornali ed edizioni speciali, una sorta di altro occhio al quale i br non prestano troppa attenzione. Ciò che sta più a cuore a Bellocchio, ed è palese nel suo film, è raccontare il fallimento di una generazione e della sua utopia violenta. I brigatisti ritratti nella loro disarmante incapacità di trovare troppo spesso un perchè alla loro azione criminale e affascinati dal carisma di un Moro che già preannuncia quella che sarà più tardi la sconfitta del partito armato: «Se mi ucciderete non sarete degli eroi ma solo degli assassini, vi saranno tutti contro». Chiara si scopre in conflitto anche con i suoi compagni (nel cast Roberto Herlitzka nel ruolo di Aldo Moro, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno e Paolo Briguglia) e in una situazione di disagio nel ruolo di militante combattente. Strutturalmente e "filosoficamente" diverso dall'ultima pellicola di Renzo Martinelli, Piazza delle Cinque Lune , sempre sul caso Moro uscito recentemente, il film di Bellocchio, come lui stesso afferma, parte da una angolazione diversa: «Un rapporto umano tra lo statista democristiano e i brigatisti ma nessuno sguardo indulgente verso il terrorismo». La pellicola scorre e prende corpo la struttura narrativa e la scelta "altra" di Bellocchio rispetto a letture già compiute del "caso" Moro. Oggi, dopo la proiezione per il pubblico e il confronto con regista ed attori, sapremo certo qui alla Mostra qualcosa di più su quella pagina oscura dell'Italia. Rimane negli occhi l'immagine che Bellocchio regala in un finale immaginario del film. Aldo Moro che riesce a fuggire, e s'incammina per strada, da solo, sotto la pioggia, stretto nel suo cappotto, nel traffico di una mattina qualsiasi.

AGENZIA ADN KRONOS
''Il film e' dedicato a mio padre'' Venezia, standing ovation per Bellocchio e il suo 'Buongiorno notte' Il regista: ''L'assassinio a freddo di Aldo Moro atto di pura follia''
Venezia, 4 set. di Marcello Giannotti (Adnkronos)

Marco Bellocchio e il cast di 'Buongiorno, notte' sono stati accolti da una standing ovation alla conferenza stampa di Buongiorno, notte, il film del regista in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. I giornalisti presenti nella stampa del Lido hanno applaudito il regista e gli attori per circa cinque minuti. ''La cosa piu' impossibile, piu' puramente folle e' stato l'assassinio a freddo di Aldo Moro - ha detto il regista - che mi ha ricordato le immagini terribili dei tedeschi che buttavano i partigiani nel fiume''. Marco Bellocchio spiega cosi' Buongiorno, notte, il film accolto trionfalmente alla Mostra del Cinema di Venezia. ''Per la prima volta nella mia carriera si e' trattato di un film commissionato -spiega il regista- Rai Cinema mi ha chiesto se volevo fare un film su Moro. La sfida mi ha progressivamente coinvolto. Rispetto a quella tragedia sentivo che dovevo rappresentare l'infedelta'''. Bellocchio spiega di aver voluto sottolineare ''la reazione che a un certo punto la terrorista ha, una reazione che non e' avvenuta nella storia vera. Per il film - prosegue Bellocchio - mi sono ispirato al Prigioniero scritto dall'ex brigatista Maria Laura Braghetti che si rammarica di non aver reagito e di non essersi ribellata''. ''In un prima sceneggiatura - spiega Bellocchio - Moro neanche si doveva vedere, poi lo abbiamo svelato''. Bellocchio ha dedicato il film a suo padre. ''In tutti i film che ho fatto finora mi e' stato chiesto perche' non c'era la figura di mio padre a cominciare da 'I pugni in tasca'. Nell'elaborazione della sceneggiatura e poi nelle riprese la figura di Roberto Herlitzka (l'attore che interpreta Moro, ndr) mi ricordava mio padre che ho perso quando ero adolescente. L'avevo dimenticato e annullato perche', evidentemente, per me era stata una catastrofe troppo forte. Nel film - prosegue Bellocchio - ad un certo punto la terrorista sogna di liberare Moro che passeggia tranquillamente nella casa in cui e' tenuto prigioniero. Quelle passeggiate ricordano quelle che facevano mio padre nell'appartamento dove vivevamo, che ci guardava mentre dormivamo''. Nel film c'e' anche uno scherzo giocato a Bernardo Bertolucci: una sequenza ispirata alla vera seduta spiritica che si tenne il 2 aprile 1978 a Roma e dalla quale emerse il nome di Gradoli, quello della via dove era tenuto prigioniero Moro (ma le ricerche dello statista furono invece condotte nel paese di Gradoli). Intenzionalmente incurante della veridicita' storica, Bellocchio ha rimesso in scena in Buongiorno, notte la seduta spiritica. Sette-otto personaggi intorno ad un tavolo che evocano uno spirito e, seduto su una poltrona, lo stesso Bellocchio che osserva. Il medium che conduce la seduta evoca ''lo spirito di Bernardo'' e la risposta e' ''La luna'', il titolo del film di Bertolucci del 1979. Uno scherzo, una birichinata, come la definisce lo stesso medium nel film che invita lo spirito a non scherzare. E una birichinata, come spiega Bellocchio, fatta all'amico e collega che stima da anni.

VENEZIA: ANNUNZIATA, DA BELLOCCHIO UN FILM LIBERATORIO
''E' LA CHIUSURA DI UN CERCHIO, COLMA UN VUOTO''
di Antonella Nesi

Venezia, 4 set. - (Adnkronos) - ''Buongiorno, notte'' e' ''un film molto liberatorio''. A definire cosi' la pellicola sul rapimento Moro che Marco Bellocchio ha portato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e' il presidente della Rai, Lucia Annunziata che oggi presenziera' alla proiezione ufficiale ma che ha gia' visto il film ''ben tre volte''. ''Trovo liberatorio, quasi catartico che Bellocchio abbia rimesso sullo sfondo la politica e in primo piano la psicologia dei terroristi. Questo film -aggiunge- colma un vuoto nella nostra generazione, che ha scritto di tutti tranne che di Moro e del terrorismo. In fondo siamo stati presi tutti in ostaggio da una banda di persone, i terroristi, che erano meno bravi di noi, meno intelligenti di noi e che impressero un colpo fatale'', prosegue il presidente a margine della conferenza stampa del film, che ha seguito con attenzione in prima fila.
(Nex/Zn/Adnkronos)
04-SET-03
13:07

ancora su Le Monde e Bertolucci

Repubblica 4.4.03
LA POLEMICA
"Una strana miopia"
"Le Monde" stronca Bertolucci

VENEZIA - «Bernardo Bertolucci è partito alla ricerca del tempo perduto, ma non ha trovato niente»; «i dialoghi politici sono di una vacuità sconvolgente»; "Le Monde" boccia senza riserve "The Dreamers", il film sul ´68 diretto da Bernardo Bertolucci, sottolineando anche «che è stato fischiato il 31 agosto alla proiezione per la stampa», e rincarando la dose delle accuse dando addirittura del "voyeur" al regista italiano.
Bertolucci, regista acclamato ed amato in Francia sin dai suoi esordi e, soprattutto, per "Ultimo tango a Parigi", non ha ritrovato «nulla del tempo perduto», scrive Thomas Sotinel, inviato del giornale a Venezia, «ha tentato di resuscitare un momento della storia di Parigi (maggio '68) e del cinema (le grandi trasgressioni della fine di quel decennio).
Il quotidiano francese, in un articolo in cui mette a confronto "The Dreamers" e "Twentynine palms" di Bruno Dumont, per il modo in cui propongono temi e immagini legati al sesso, non risparmia critiche anche al regista francese.
Ma i giudizi più duri sono inequivocabilmente per Bertolucci: «Mentre in strada tuona la rivolta, Theo, Matthiew e Isabelle esplorano le frontiere del proibito. Almeno, è quello che vorrebbe far credere Bertolucci, che filma con concupiscenza questi giovani corpi nudi senza mai evocare un´altra trasgressione che il suo personale voyeurismo».
Non basta: il critico del quotidiano francese non se la prende solo con le scene di sesso, ma anche e soprattutto con i contenuti di "The Dreamers", accusato di essere troppo "leggero" e vuoto. «il film è ritmato da un piccolo gioco cinefilo e da dialoghi politici di una vacuità particolarmente sconvolgente per l´autore di "Prima della rivoluzione"», scrive ancora Sotinel, «lo sguardo del cineasta su un momento che ha vissuto e annunciato è di una strana miopia, come deformato da una nostalgia fangosa».

Le Monde su Bertolucci

(apparso su City, quotidiano gratuito, segnalato da Lucrezia Roberto)
Le Monde boccia il film di Bertolucci
"Bernardo Bertolucci è partito alla ricerca del tempo perduto, ma non ha trovato nulla". "I dialoghi politici sono di una vacuità sconvolgente". Così il quotidiano francese Le Monde boccia "The Dreamers" del maestro italiano, "fischiato il 31 agosto alla proiezione per la stampa", dando anche del voyeur al regista.
(Ansa)

Aspesi su Buongiorno, notte, dopo l'anteprima per la stampa di ieri sera

Repubblica prima pagina e p. 38, 4.9.03
Presentato "Buon giorno notte", il film di Marco Bellocchio sul rapimento del leader dc
Venezia rivive la tragedia Moro
Prima proiezione ieri sera per "Buongiorno notte", film sul sequestro del leader della Dc
I giorni bui del rapimento Moro rievocati da Marco Bellocchio
Il racconto ci riporta nelle tenebre amare di quei tragici 55 giorni del 1978
Il regista evita il complottismo e parla di uomini e donne che si fecero terroristi
di NATALIA ASPESI

VENEZIA – «Presidente, ha capito chi siamo». «Ho capito chi siete». Nell´appartamento buio, dalle finestre chiuse, tre giovani hanno appena trascinato una grande cassa, l´hanno schiodata estraendone un grosso fardello. Uno di loro ha i grossi baffi di Mario Moretti ed è Luigi Lo Cascio, il ragazzo dallo sguardo dolcissimo di "La meglio gioventù", che qui ha il volto duro della determinazione e del comando. Si vede quasi niente ma noi sappiamo che quel fardello è Aldo Moro, e che quei giovani sono i suoi sequestratori.
Dietro alla parete di libri c´è un vano cieco, la prigione preparata per il prezioso prigioniero. Questa che è una delle prime scene del film più atteso in concorso alla mostra, "Buongiorno notte" di Marco Bellocchio, è anche all´inizio del libro scritto dalla brigatista Anna Laura Braghetti "Il prigioniero", a cui si ispira il personaggio di Chiara, che ha il bel volto di Maya Sansa. Ed è con i suoi occhi che lo vediamo, quando insonne, mentre compagni dormono sulle poltrone, si alza, apre lo sportello e guarda spaventata e incredula: ecco il più importante uomo politico italiano, il presidente del più potente partito italiano, la Democrazia Cristiana. Ecco Aldo Moro nell´ombra, che dorme in una posizione quasi fetale che ricorda quella di quando, cadavere, sarà ritrovato nel portabagagli dell´auto. Finalmente vediamo il film tenuto più nascosto, circondato dal più tenace silenzio, "secretato", come si dice nel gergo ufficiale dei documenti scottanti e rivelatori. Con la sua grande, severa capacità evocativa Marco Bellocchio, ci riporta nelle tenebre amare di quei tragici 55 giorni del 1978 in cui, dal suo rapimento il 16 marzo al suo assassinio il 9 maggio, Aldo Moro, fu tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse. Ma ce li racconta nel chiuso quasi claustrofobico del sentimento di potenza e smarrimento dei sequestratori: soprattutto attraverso il labirinto in cui si perde l´esistenza di Chiara, che come tanti terroristi conduce una doppia vita, ambedue vuote nella loro apparente normalità: da una parte un lavoro, un ufficio, dei colleghi e un ragazzo che pure intuisce il buio che acceca i suoi gesti, dall´altra l´irrealtà invece così concreta, del vivere con i compagni di lotta in una anonima casa-carcere come una famiglia incatenata e dilaniata nei riti della quotidianità. Il cibo, il sonno, le chiacchiere e poi gli interrogatori al sequestrato mentre si scivola nella sempre più ansiosa consapevolezza che qualunque fine sarà una catastrofe. Giorno dopo giorno Chiara e gli altri si trovano a dover subire come fosse il prologo di una condanna, la convivenza con un prigioniero tanto più grande nella sua mitezza, abilità politica e disarmata umanità, di loro e del nemico del popolo immaginato nei loro deliri rivoluzionari.
Gli eventi li vediamo attraverso lo sguardo e i pensieri di Chiara, che come tanti ragazzi della sua generazione, non sa o non vuole vedere la realtà né ascoltare quei suoi stessi dubbi, quelle angosce che potrebbero incrinare le sue certezze ideologiche. Altri film hanno già raccontato di quella tragedia che rivelò al paese incredulo, quanto fossero forti le Brigate Rosse, quanto diffuse e abili, tanto da riuscire in un´impresa che pareva impossibile, quanto crudeli, tanto da ammazzare, spietatamente, in quella occasione, i cinque agenti di scorta. Nell´ ´86 Giuseppe Ferrara diresse "Il caso Moro", dal libro di Robert Katz, con un grande Gian Maria Volontè nel ruolo dello statista, un docudrama che prendeva in considerazione una congiura di poteri forti (dalla P2 ai soliti Servizi Segreti): il 9 maggio scorso, 25 anni dopo l´assassinio di Aldo Moro, è uscito "Piazza delle Cinque Lune" di Renzo Martinelli, e anche qui complotti su complotti, questa volta orchestrati dalla Cia.
Quel film non è spiaciuto a Maria Fida Moro che nella prefazione al libro di Gremese ha scritto: «Mio padre era tra coloro che incarnano il bello, il buono e il vero. Proprio per questo è ancora più ingiusto il tentativo di cancellarlo dal cuore degli uomini e dalla storia del nostro paese. E dopo questo film sarà ancora più difficile». Il nipote Luca, che al tempo del rapimento aveva 2 anni, per il film di Martinelli ha scritto una canzone che interpreta.
"Buongiorno notte", con Luigi Lo Cascio, e Roberto Herlitzka nel ruolo di Moro, evita il complottismo, del resto smentito storicamente dagli stessi brigatisti e dalle ultime ricerche documentali, e parla di uomini e donne qualsiasi, che in quel momento storico si fecero terroristi inseguendo le ossessioni rivoluzionarie d´epoca, così diverse da quelle dei terroristi globalizzati di oggi. Giovanni Moro, figlio di Aldo, ha scritto il suo parere sul nuovo film e le sue parole verranno lette oggi alla conferenza stampa.
Certo Moro fu ucciso e la rivoluzione non ci fu. E dei brigatisti che di quell´assassinio furono responsabili, uno è morto in cella per malattia: degli altri alcuni sono in semilibertà, altri completamente liberi: lavorano, dipingono, scrivono. Vivono.

Buongiorno, notte, da venerdì 5, sarà in 170 sale, di cui ben 14 a Roma

Repubblica, cronaca di Roma (Pagina XII), 4.9.03
Per Bellocchio è già record
Il suo "Buongiorno, notte" esce in 14 sale: mai accaduto per un film d´autore. (...)
FRANCO MONTINI

Poche novità, ma quasi tutte attesissime, per un weekend che mescola impegno e divertimento. Praticamente in contemporanea con la presentazione alla Biennale di Venezia, venerdì arriva in ben quattordici schermi romani, record senza precedenti per un film d´autore, Buongiorno, notte di Marco Bellocchio che, a venticinque anni di distanza, rivisita il caso Moro. (...)