domenica 20 febbraio 2011

OGGI Domenica 20 febbraio a Rimini
Per una società diversamente ricca”. Presentazione di “Lombardi e il fenicottero”. L’Asino d’oro edizioni
Intervverranno Anna Falcone, della direzione nazionale Psi, Pietro Caruso, giornalista e l’Autore.
Il volantino è disponibile qui

l’Unità 20.2.11
Il segretario alle delegate pd: «La rappresentanza di genere va prevista in una norma»
«Non voglio essere governato da un 74enne che in due mesi ha dato 185mila euro a una minorenne»
«Governo per metà di donne»
Bersani lancia la sfida del Pd
Il leader de Pd punta sulle donne, «protagoniste del cambiamento», per andare «oltre Berlusconi». L’8 marzo verranno consegnate a Palazzo Chigi le firme per chiedere le dimissioni del premier
di Simone Collini

su spogli
RaiNews 24 19.2.11
Bindi polemica con Vendola: il leader è Bersani
Al presidente della Puglia dice: "Bisogna evitare di strumentalizzare le persone, soprattutto le donne, e soprattutto una donna la quale non vorrebbe ancora ripetere che non si lascia strumentalizzare"
qui

Corriere della Sera 20.2.11
La debole identità della sinistra
Gli alleati immaginari
di Angelo Panebianco
qui


il Fatto 20.2.11
Uno così lo cacciano anche in Ruanda
Là un ministro si dimette per delle foto imbarazzanti Qua il premier del bunga-bunga se ne frega, si rafforza e minaccia pm, giudici costituzionali e giornalisti
Per colpa sua il mondo ci ride dietro. Il “Financial Times” lo paragona ai dittatori africani. Ma in Italia, contro Berlusconi, una opposizione indecisa a tutto sa solo dire: “Vergogna”
Se manca la rivolta
di Paolo Flores d’Arcais

su spogli



il Riformista 20.2.11
Il Vaticano vince l’imbarazzo e scende a patti col governo
Il retroscena. Incontro riservato tra il presidente del Consiglio e il cardinale che ha chiesto e ottenuto garanzie su biotestamento, scuole cattoliche e adozioni. Gli spauracchi delle gerarchie: «Fini ha nominato Della Vedova capogruppo, Casini è troppo debole, «il Pd premia i gay e pensa ai Pacs»
di Ettore Colombo

qui
La necessaria virtù dell'ingerenza (della Chiesa) secondo Massimo D'Alema
Purtroppo non si trova su internet, ma bisogna assolutamente procurarsi l'ultimo numero della rivista Formiche, curata da Paolo Messa. La copertina del mensile ha questo titolo: "Il perché di un Papa scomodo - Nel mirino". Alle pagine 20 e 21 c'è un articolo di Massimo D'Alema, presidente del Copasir e della fondazione Italianieuropei. Il titolo dell'articolo è "La necessaria virtù dell'ingerenza". Il sommario inizia così: "L'Europa ha bisogno della Chiesa. L'Italia ancora di più. Altro che chiedere alla Chiesa e al mondo cattolico di non ingerirsi! Io vorrei invece dire: 'Ingeritevi! Se non ora, quando?".
dal sito del Sole 24 Ore, qui

LEGGILO!
Formiche anno VII – numero 54 – dicembre 2010
La necessaria virtù dell’ingerenza
di Massimo D’Alema
Estratto dell’intervento al convegno “Un’Europa cristiana?”
Il rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno appare incentrato nella relazione tra la fede, la speranza e la ragione.
La fede intesa come portatrice di speranza e la ragione come scienza e storia. Una relazione che papa Ratzinger non percepisce come sfida della modernità alle religioni, ma che egli propone come un’alleanza e un’integrazione storicamente necessarie per affrontare le prove della interdipendenza, della globalizzazione, nella misura in cui esse minacciano l’uomo nella sua potenziale infinita libertà.
Non è un rapporto scontato, quello tra fede e ragione, ma comporta un’opera di decostruzione e ricostruzione intellettuale, nella quale il pontefice si era impegnato già come studioso e come cardinale. Il testo che, da un punto di vista laico, ancora colpisce di più resta proprio il confronto con Habermas, che delinea una prospettiva che va oltre il dialogo.
E va anche oltre quel reciproco riconoscimento di valori che ne è la condizione. Perché il dialogo, alla fine, rischia di ridursi alla mera ricerca di un compromesso, il che è ciò che si rende necessario sul terreno della politica e quando si tratta di regolare le vicende umane attraverso lo strumento della legge. Ma sul piano culturale occorre andare oltre. Il dialogo tra fede e ragione ci appare come un vero e proprio metodo per il ritrovamento di se stessi, come qualcosa che arricchisce da una parte e dall’altra. Da un lato, naturalmente, ciò comporta un riconoscimento più ampio della libertà religiosa, nel senso di quanto possa essere positiva e auspicabile la partecipazione dei credenti e della Chiesa al discorso pubblico. E ciò è ben lungi da ogni concezione della privatizzazione della fede, che è estranea alla civiltà europea e particolarmente estranea alla tradizione del nostro Paese.
Dall’altro lato, però, la Chiesa è chiamata a una pubblica e oggettiva traduzione razionale dei suoi valori e a definire i suoi rapporti con la politica. Compito tanto più complesso nella vicenda italiana, dove per molti anni – e non vi appaia un paradosso, ma è la storia che abbiamo vissuto –, il presidio più sicuro della laicità della politica è stato proprio il partito dei cattolici. Una questione diventata molto più problematica di recente, nel tempo che stiamo vivendo.
È bene definire, nell’edificazione della civitas, i rapporti della Chiesa con la politica, cosa più complicata che non stabilirne i confini. Come ha scritto papa Benedetto XVI, se è vero che è compito della politica individuare il giusto ordine della società e dello Stato, tuttavia è anche vero che, sebbene la Chiesa non possa e non debba sostituirsi allo Stato, essa non può neppure restare ai margini della tensione ideale verso la giustizia. Tutto questo configura un rapporto più complesso di una pura e semplice separazione. Comporta una dialettica, una visione condivisa del bene comune, che, naturalmente, mette al centro il tema della giustizia, riconoscendo che essa non è assorbita dalla carità. Non basta essere compassionevoli, come certi conservatori. La fede non può surrogare la ragione e la carità non assorbe la giustizia.
Questo è, secondo me, un magistero di grande importanza, appunto perché chiarisce, anche rispetto ai timori dei laici, il tema del rapporto tra Chiesa cattolica e modernità, tra fede e ragione. Credo che questo sia il punto di partenza per quella che è stata definita una concezione inclusiva della laicità. Anche le parole hanno un loro peso. Il problema, infatti, non concerne il rapporto tra laici e cattolici, ma riguarda una laicità che non si oppone alla fede religiosa, ma la comprende in quanto valore costitutivo del bene comune. Semmai, dentro questa visione condivisa del bene comune – che si nutre anche della forza del messaggio cristiano – il vero problema è quello del dialogo tra credenti e non credenti, non tra laici e cattolici. Il problema è sia quello del riconoscimento da parte dei non credenti che la fede religiosa è un lievito essenziale per una società più giusta e per una comunità autenticamente umana, sia del riconoscimento da parte dei credenti che non c’è un monopolio dell’etica, ma che ragioni integralmente umane possono fondare un impegno personale, civile, politico, coerente con i principi etici. Dunque una visione inclusiva della laicità.
Prima della legge e persino più della legge, l’attenzione deve essere volta alla ricchezza, allo spessore del discorso pubblico.
Tutto questo aiuterebbe anche a individuare i limiti della legge. Il rispetto verso la vita, verso la persona e la sua dignità, comporta anche la consapevolezza che non tutto può essere normato dalla legge, che c’è una sfera della libertà, della responsabilità, dove ciò che conta è l’etica condivisa, il tessuto dei valori e delle relazioni che unisce una comunità.
Lo dico perché questo potrebbe aiutare a sgombrare il campo da conflitti che nascono dall’equivoco o dall’illusione – questa, davvero, illuminista – che la legge formi l’etica. La caduta dei valori in Europa non nasce dalla violenza di un sentimento anticristiano, ma da una indifferenza che convive con il rispetto formale della religione e del suo primato nella società. Il che pone anche alla Chiesa qualche problema un po’ più complicato che non sfidare il laicismo “vecchia maniera” di chi vuole togliere i crocifissi dagli edifici pubblici e di chi non vuole considerare la fede cristiana tra le radici dell’Europa.
La quale, invece, ha bisogno della Chiesa. Una Chiesa universale che aiuti a compiere ciò che le ideologie antireligiose del ‘900 non hanno saputo realizzare, cioè quella unificazione del genere umano che è condizione perché la globalizzazione economica non porti con sé ingiustizie e conflitti.
L’Italia ne ha ancora più bisogno di altri. La crisi del processo europeo lascia il nostro Paese particolarmente smarrito e diviso, fino a mettere in discussione le ragioni stesse della sua unità, con un nord ricco che sente il sud come un peso e un Mezzogiorno che riscopre persino l’epica borbonica della rivolta contro l’occupazione piemontese. Insomma, si rimettono in discussione i capisaldi di una storia nazionale condivisa e accanto a un senso di smarrimento c’è anche un involgarimento del discorso pubblico. Permettetemi di dire esattamente il contrario di quello che ci si potrebbe aspettare da me. Altro che chiedere alla Chiesa e al mondo cattolico di non ingerirsi! Io vorrei invece dire: «Ingeritevi! Se non ora, quando?». Questo Paese ha avuto dal contributo dei cattolici un apporto straordinario alla costruzione della democrazia, all’allargamento delle basi di consenso dello Stato democratico. E sono profondamente convinto che, pur senza ritornare al mito, a mio parere tramontato alla fine della Guerra fredda, dell’unità politica dei cattolici, sia possibile trovare un equilibrio tra pluralismo delle scelte politiche e l’unità dei cattolici sul piano ecclesiale, come componente fondamentale della coesione del Paese. Mai come in questo momento è necessario tornare a lavorare insieme alla ricostruzione di uno spirito civico, di un nesso forte fra politica ed etica, e – più in generale – tra lavoro, vita personale ed etica. D’altra parte la crisi mondiale ci ha mostrato quanto l’economia abbia bisogno di essere eticamente istituzionalizzata per non volgersi contro le ragioni dell’uomo. E davvero si può pensare che questo nesso tra etica e politica, tra professione ed etica, tra impresa, economia ed etica, possa essere ricostruito così fortemente senza un discorso pubblico che veda la presenza dei cattolici italiani? Non lo credo, sarebbe un’illusione. La volontà di riaprire questo discorso
non è ispirata da motivazioni elettorali. Viceversa, lo è da una vivissima e condivisa preoccupazione per l’avvenire dell’Europa e del nostro Paese, dalla necessità di un sussulto nello spirito civico degli italiani, che dovrebbe tradursi in una comune assunzione di responsabilità. In un momento così difficile ciò sarebbe naturale in un Paese civile dove ci fosse un senso condiviso del bene comune. Intendo, dunque, una comune assunzione di responsabilità. Ecco, anche per questa Italia sentiamo il bisogno di un incontro tra la ragione, le ragioni della politica e l’apporto prezioso della fede religiosa.
Estratto dell’intervento al convegno “Un’Europa cristiana?”. Per gentile concessione dell’autore
MASSIMO D’ALEMA Presidente del Copasir e presidente della Fondazione Italianieuropei
© Copyright Formiche anno VII – numero 54 – dicembre 2010
Disponibile anche qui, trovato da Stefania Sposito qui
il Fatto 20.2.11
Accadde domani: se da noi finisse come in Egitto
di Dario Fo

su spogli

il Fatto 20.2.11
Sinistra alla rovescia
di Furio Colombo

su spogli
 
Corriere della Sera 20.2.11
Se la televisione si sostituisce alle élite. Come cambia l’antropologia italiana
Quell’Italia che vive nell’Isola dei famosi
di Ernesto Galli della Loggia

su spogli
Ravasi... quello dei "tre volti"
L’espresso 16.2.11
Cardinale, parli con noi atei
di Piergiorgio Odifreddi
 
qui segnalato da Franco Pantalei


l’Unità 20.2.11
Le velleità e la realtà
di Luigi Manconi

su spogli



l’Unità 20.2.11
Intervista a Massimo Livi Bacci
«Se salta il tappo libico emergenza in Europa»
Per il demografo un crollo del regime di Gheddafi nel caos causerebbe un esodo molto più massiccio rispetto alla fuga in corso dalla Tunisia
di Umberto De Giovannangeli

su spogli

l’Unità 20.2.11
Intervista a Yann Richard
«Dal Maghreb all’Iran la voglia di cambiare non ha un unico volto»
Secondo lo studioso francese si può parlare di un’ondata rivoluzionaria dovuta a una sorta di effetto domino, ma non bisogna trascurare le grandi differenze storiche, sociali, culturali ed economiche fra un Paese e l’altro
di Anna Tito

su spogli

Il Sole 24 Ore 20.2.11
«Occidente ipocrita con il mondo arabo»
D'Alema: Gheddafi fermi la repressione
di Fabrizio Forquet e Karima Moual
qui

Corriere della Sera 20.2.11
«Alla fine noi musulmani porteremo la guerra a Gerusalemme»
di Lorenzo Cremonesi

su spogli






La Stampa 20.2.11
“L’omosessualità? Un male da guarire”
Monsignor Rigon, vicario del Tribunale ecclesiastico: “Ma se è incancrenita purtroppo non si può superare”
di Alessandra Pieracci
su spogli
La Stampa 20.2.11
Ma il teologo lo condanna: “Una definizione azzardata”
La rabbia dei gay: «La Chiesa rimuove un tema di cui essa stessa è pervasa»
di Giacomo Galeazzi

su spogli






il teorico dell'«inconscio ariano» stava malissimo...
La Stampa 20.2.11
Intervista
Corpo a corpo con l’inconscio di Jung
Parla Samu Shamdasani, che ha curato l’edizione del visionario Libro rosso “Pagine cruciali per capire la sua opera”
di Alessandra Iadicicco

su spogli

Il Giornale 20.2.11
Matteucci: La giustizia sociale? Una trappola contro l'individuo
Il filosofo racconta la nascita dello Stato e il declino della libertà dovuto al welfare
di Giampietro Berti
qui

Congresso dei Radicali a Chianciano. Ecco gli slogan che compongono il fondale del congresso: "Rivoluzione liberale. Con Berlusconi tutti via, anche la sinistra di regime"
Il Secolo d’Italia 18.2.11 (ripreso da Notizie Radicali)
Col Cav o senza il Cav. Pannella per adesso si affida a Vasco Rossi
di Girolamo Fragalà

qui





Corriere della Sera 20.2.11
Il Grande Balzo cinese, 201 milioni di ricchi
Nel 2015 saranno pari alla popolazione di Italia, Francia e Germania messe insieme
di Paolo Salom

su spogli

Corriere della Sera 20.2.11
Usa, il declino dei diritti sindacali
di Massimo Gaggi


Corriere della Sera 20.2.11
I bulli costretti alla messa Se la fede diventa un dovere
di Marco Ventura

su spogli

La Stampa 20.2.11
Erika, a 10 anni dal massacro di Novi intravede la libertà
Entro la fine del 2011 potrebbe lasciare il carcere di Verziano Da mesi frequenta una comunità fuori dal penitenziario
di Grazia Longo

su spogli
La Stampa 20.2.11
“Vorrei solo diventare un fantasma”
Omar, il fidanzato, ha lasciato la cella da un anno: dimenticatemi
su spogli
Il Sole 24 Ore Domenica 20.2.11
Luciana Castellina
Io, la tribù e l'utopia
La fondatrice del «Manifesto» riorda l'Italia della giovinezza, gli affetti, la militanza nel Pci dino all'eresi. Ma non dimentica l'oggi
di Serena Danna
nelle edicole

Il Sole 24 Ore Domenica 20.2.11
Una recensione di Ian Hacking
Stili di verità nella scienza
di Alessandro Pagnini
nelle edicole







Il Sole 24 Ore Domenica 20.2.11 
Fenomenologia di Hegel
Lo spirito fa sempre la sua fgura
di Anna Li Vigni
nelle edicole

Terra 20.2.11
Che disastro il G20 di Parigi
di Luca Bonaccorsi
qui

Terra 20.2.11
Un’altra Luna
a cura di Francesca Franco
qui