mercoledì 17 novembre 2004

su
MAWIVIDEO

l'intervista all'on.le Fausto Bertinotti

a Radio Tre Mondo del 15 novembre 2004


oltre che dagli Archivi della trasmissione
(cioè QUI)

è adesso disponibile anche su

MAWIVIDEO

Negli Archivi di RADIO3MONDO si può ascoltare però l'intera trasmissione su BAD GODESBORG compresa l'intervista a Bertinotti (un po' più di un'ora in tutto: in questo caso occorre avere istallato sul proprio computer RealPlayer, disponibile in rete gratuitamente), su MAWIVIDEO invece sono disponibili solo i 6/7 minuti dell'intervista stessa (come si sa qui ci vuole Windows Media Player, anch'esso disponibile gratuitamente)

Altrimenti, per chi non possa collegarsi in rete, e grazie ad Annalina Ferrante, c'è anche un cd disponibile per l'ascolto in Libreria

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ed ecco il manifesto...
«C'è un nuovo nemico a sinistra, si chiama Bertinotti»

il manifesto 17.11.04
la risposta
C'è un nuovo nemico a sinistra, si chiama Bertinotti

Nonostante i borbottii, i rimproveri e le esplicite condanne della sinistra più o meno moderata e "civile" (compreso, ovviamente, "Male Minore"-Barenghi), nonostante la faccia compunta del buon Veltroni, che si ricorda della non-violenza solo quando si sottrae qualche libro o prosciutto e non quando si sommergono di bombe i bambini serbi; nonostante gli schiamazzi di "Tolleranza zero"-Pisanu, gli "espropri proletari" si diffondono a macchia d'olio. Certo, si tratta di minoranze, di avanguardie politicamente scorrette, ma che proprio con la loro "mala educaciòn" pongono un problema e nello stesso tempo evidenziano un rischio. Il problema è naturalmente quello della precarietà, che corrode alle radici la nostra società e che Bertinotti pretende di affrontare accordandosi proprio con quel centro-sinistra che ha aperto le porte al lavoro precario; gli espropriatori hanno infatti compreso che, in un mondo in cui la merce è più sacra della vita umana, l'unico modo per portare la precarietà sotto i riflettori è quello di sferrare continui attacchi alla merce. Il rischio è quello del ritorno della violenza, anche nelle forme della violenza politica: il precariato è infatti una vera e propria violazione dell'ordine sociale, che, come diceva Rousseau, "non deriva assolutamente dalla natura, ma è fondato su accordi": con il venir meno di questi accordi, viene meno anche l'obbligo di obbedire a regole come pagare in un supermercato.
La svolta moderata di Bertinotti, che elude volutamente questi problemi e si impanca in discussioni "new-age" sulla non-violenza come valore escatologico, abbandona di fatto al proprio destino centinaia di migliaia di persone che, private di ogni sponda politica, potrebbero individuare proprio nella violenza l'unica soluzione ai loro problemi.
Marco Di Branco, Roma

Non c'è dubbio che più le azioni sono eclatanti, illegali, spettacolari, al limite violente e ovviamente provocatorie, più è evidente il problema che pongono. In questo caso quello della precarietà (che non è solo del lavoro ma della vita in generale), problema che sta assumendo una dimensione tale da non rappresentare più un'eccezione (per quanto diffusa) bensì la regola. Ci stiamo avviando a passi da gigante su una strada che ci porterà a una società basata sull'insicurezza. Non solo quella provocata da guerre e terrorismi, che già bastano, ma da una vita quotidiana in cui si sa forse quello che si sta facendo oggi ma non quello che si farà (se si farà) domani. Cosa meglio dell'attacco al cuore della merce, argomenta il nostro lettore, per mettere a fuoco il problema? Problema che se lasciato a se stesso, o magari venduto sul tavolo della politica come farebbe Bertinotti, esploderà anche in nuove forme di violenza politica.
Sull'esproprio cosiddetto proletario, credo di aver già spiegato sul manifesto di mercoledì scorso la mia posizione contraria, non per ragioni moralistiche o perbenistiche ma politiche. Quel che invece mi interessa discutere oggi è la percezione che si ha ormai di Bertinotti in alcuni settori della sinistra radicale e movimentista, praticamente il leader di Rifondazione è diventato il male maggiore. Ho la netta impressione che si stia riproducendo un meccanismo classico della nostra storia, classico ma sciagurato. Quello che individua il nemico principale non nell'avversario ma nel compagno di strada, compagno che avrebbe sbandato dalla retta via (giudicata retta in base a non si sa quali parametri). E allora giù con le accuse, moderato, traditore, venditore della propria anima, barattatore del movimento in cambio di poltrone. Fino ad arrivare a impedire fisicamente al responsabile esteri di Rifondazione, Gennaro Migliore, di salire sul palco della manifestazione per la Palestina di sabato scorso a Roma. Mentre un suo compagno di partito, Claudio Grassi, ammesso nell'empireo perché la sua corrente aveva aderito "anche alla piattaforma", non si è accorto di quel che stava accadendo sotto i suoi occhi.
A me pare che questa virulenza, questo cercare affannosamente il nemico a sinistra, sia talmente sopra le righe che non ha quasi più nulla a che vedere con il merito delle questioni. Ha invece un sapore artificiale, politicistico direi, si sta in piazza da palestinesi o in un supermercato da precari, ma in realtà si sta nei corridoi del tanto odiato Palazzo. Soprattutto se gli animatori di questo scontro stanno contemporaneamente trattando con altri partiti (per esempio i Verdi o lo stesso Prc) un posto al sole. Cioè nel Palazzo, che evidentemente non gli fa tanto schifo.
Riccardo Barenghi

L'Unità
la crociata della chiesa cattolica contro il governo socialista

L'Unità 17.11.04
La crociata della Chiesa contro Zapatero
Aborto, divorzio, nozze gay, staminali, religione a scuola, eutanasia sono i temi per i quali le gerarchie accusano il premier socialista di voler decristianizzare la Spagna
Contro la riforma dell'insegnamento religioso appoggiano la raccolta di firme e un'eventuale manifestazione. Ma molte associazioni di credenti non ci stanno

di Franco Mimmi


MADRID - Conservatrice come se mai ci fosse stato un Concilio Vaticano II, pronta a rilanciare una crociata come quella in cui sostenne Francisco Franco contro il governo legale repubblicano, la Conferenza episcopale spagnola si dichiara martire di una persecuzione e vede in José Luìs Rodrìguez Zapatero il suo torturatore. Sette sono i dolori che il presidente del governo socialista le starebbe infliggendo, ovvero: la riforma dell'educazione religiosa nelle scuole, il matrimonio di coppie omosessuali, la riforma della legge sull'aborto, quella della legge sul divorzio, l'autorizzazione della ricerca con cellule staminali, il finanziamento della Chiesa e infine, sebbene il governo neppure vi abbia fatto cenno, l'eutanasia.
Questo atteggiamento della Chiesa in un paese in cui tradizionalmente, da Torquemada a Franco, è stata lei a mietere vittime, appare poco credibile, e infatti non poche organizzazioni religiose si guardano bene dal fiancheggiare le iniziative propugnate di Antonio Maria Rouco Varela, cardinale arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale, chiedendo invece dialogo e comprensione. «Non vogliamo - dice un comunicato delle 300 congregazioni religiose femminili e 100 maschili riunitesi pochi giorni fa in congresso - diluire il nostro impegno di credenti, come non desideriamo tollerare che la fede e la religione siano, una volta di più e per disgrazia, veicolo di intolleranza, rigetto o violenza».
Ma il vertice ecclesiastico parla addirittura di «decristianizzazione», e ha inviato una lettera ai direttori delle scuole cattoliche e ai professori di religione delle scuole pubbliche (scelti dalla Conferenza episcopale ma pagati dallo Stato) perché raccolgano firme contro la riforma dell'insegnamento religioso. Ne vogliono due milioni, e se il governo non cedesse alla pressione sono pronti ad appoggiare manifestazioni di piazza dei firmatari. È doveroso aggiungere che due associazioni di professori di religione non partecipano alla raccolta delle firme o sono decisamente contrari, anche perché la Conferenza episcopale viola continuamente lo Statuto dei lavoratori.
In realtà Zapatero ha solo fermato la riforma avviata, poco prima di perdere le elezioni, dal governo di José Maria Aznar, con la quale la religione tornava a essere materia obbligatoria d'insegnamento, faceva media con le altre materie e poteva perciò causare anche bocciature. Gli scolari disponevano, formalmente, di una scelta, ma l'unica alternativa possibile era il «Fatto religioso», strana locuzione per un paniere contenente le orazioni, i luoghi di culto, le feste religiose, fede e ragione, eccetera. La scelta, insomma, era tra religione e più religione, il che rendeva la legge ancor più retriva di quella in vigore durante il franchismo.
Rouco era riuscito, dopo duro lavoro, a strapparla ad Aznar facendo pagare al Papa l'ultima rata del conto. Infatti Giovanni Paolo II che si era espresso fermamente contro alla guerra all'Iraq di cui lo stesso Aznar era uno dei fautori, venne in Spagna nel maggio dell'anno scorso ma nel corso della sua visita non fece accenno alcuno al conflitto. Anzi: nel corso di una cerimonia definì per due volte «guerra civile» quello che fu un colpo di Stato, e usò la parola «martirio» per i sacerdoti uccisi dai repubblicani ma dimenticò completamente le vittime dei fascisti. Pochi giorni dopo il governo firmava la legge. Il blocco di quella riforma, così come il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq, erano punti del programma elettorale che nel marzo scorso ha portato alla vittoria i socialisti. Vi era pure il matrimonio di coppie omosessuali, già varato, e la già proposta possibilità di abortire, nelle prime 12 settimane di gravidanza, senza dover addurre un motivo. Vi era la facilitazione delle pratiche di divorzio, ora allo studio, e la ricerca sulle cellule madri a fine terapeutico, prossima al varo. Misure che il vertice episcopale definisce via via come «olocausto silenzioso», e «attentato», e «aggressione» agli «esseri umani» che sarebbero gli embrioni. Quanto all'eutanasia, problema che non verrà affrontato nella presente legislatura, va da sé che può essere solo «omicidio».
«Il governo - ha detto Zapatero - non vuole scontrarsi con la Chiesa cattolica, sono altri che vogliono scontrarsi con il governo, ma non sono disposto a sopportare interferenze esterne alla politica». È chiaro però, a questo punto, che tali interferenze ci saranno, e numerose. Tra le contese più aspre vi sarà certamente quella per il finanziamento della chiesa cattolica, che fin qui non solo è stato a carico dello Stato ma addirittura, dal 1988 a oggi, ha sforato di 450 milioni di euro il pattuito. Funziona così: ogni contribuente può scegliere tra varie opzioni, tra cui la chiesa cattolica, a chi destinare uno 0,52 per cento delle sue imposte, e lo Stato versa direttamente il denaro all'ente prescelto. Ogni anno questa somma viene anticipata, e ogni anno l'anticipo è stato assai superiore alle contribuzioni reali ma lo Stato non ne ha mai preteso la restituzione. Conseguenza: ogni anno tutti i contribuenti spagnoli, cattolici o no, volenti o nolenti, regalano soldi alla chiesa. Ecco perché il governo propone ora che le varie confessioni si finanzino con apporti volontari, mentre la Chiesa, che ha visto con stupore come a darle il suo contributo sia appena il 30 per cento degli spagnoli, vorrebbe che la percentuale attribuibile fosse alzata allo 0,80 per cento.
Così la Conferenza episcopale tenta di far rinascere, nella cattolicissima Spagna (dove tuttavia, dell'85 per cento che si dice cattolico, quasi la metà non va quasi mai a messa, solo il 18 per cento ci va tutte le domeniche, e assai meno si confessano e comunicano con assiduità), la Chiesa Militante che dovrebbe combattere un supposto «fondamentalismo laicista». E la stessa chiesa che ancora non ha condannato ufficialmente il franchismo, e trae forza dalla Chiesa Trionfante di cui il Papa ha gonfiato le milizie canonizzando come martiri centinaia di sacerdoti morti nel conflitto scatenato dai franchisti, che essi appoggiavano. «Il giorno è arrivato», ha affermato il cardinale Rouco. Lo ha detto con il tono soave che gli è proprio, ma era chiaro a tutti che in realtà stava tuonando: «Dio lo vuole!»

venerdì "Buongiorno, notte" esce nei cinema britannici
Marco Bellocchio, oggi sul "Guardian"

The Guardian (Gran Bretagna) 17.11.04
http://www.guardian.co.uk/arts/features/story/0,,1353014,00.html

I miei piccoli terroristi

In via Caetani, una tranquilla strada nel centro di Roma, una targa sul muro di una chiesa segna quella che è ancora una ferita aperta nella società italiana: ventisei anni fa qui fu ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Quando Marco Bellocchio, uno dei più noti e rispettati registi italiani, ha deciso di fare un film sul rapimento e la morte di Moro, ha cercato di entrare nella testa dei terroristi. Perciò 'Buongiorno notte' non è un documentario, ma la storia della brigatista Chiara. "Non sono uno storico. Non mi interessa la verità", spiega Bellocchio. "Quello che è vero è lo spirito del tempo, la fanatica convinzione che in nome di una causa si può uccidere". Il film esce venerdì in Gran Bretagna.

My 'little terrorists'

When Italy's most provocative film-maker decided to dramatise a political murder, he never expected to be attacked so ferociously - from left and right alike. He talks to Sophie Arie
The Guardian

In Via Caetani, a quiet street in central Rome, a modest stone plaque is embedded in the dark brick wall of a church. It marks what is still an open wound in Italian society. Twenty-six years ago, the bullet-riddled body of former prime minister Aldo Moro was dumped here, 55 days after he was kidnapped by left-wing terrorists.

When Marco Bellocchio, one of Italy's best-known anti-establishment film-makers, was asked to make a film about Moro's abduction and murder, he decided it was time to get inside the terrorists' heads, rather than simply set out the facts. So Good Morning, Night (Buongiorno Notte) is not a documentary but the story of the fictional character Chiara, the only woman in the Red Brigades cell that snatches Moro. Bellocchio calls her the "piccola terrorista" or "little terrorist".

Bellocchio explains that much of his film is made up. "I am not a historian. I'm not interested in the truth. What is true is the spirit of the time. That fanatical, religious kind of conviction that it is worth killing for a cause."

To get inside the mind of his "little terrorist", Bellocchio's film stays inside the dark, crowded Rome flat where the group held Moro in a cupboard behind a bookshelf. The gang sleeps in shifts and watches the news about the kidnapping while Moro eats soup, contemplates his fate and writes letters to his family and the Pope inside a cell draped with the Red Brigades' emblem, a five-point star. The grey-haired devout Catholic tries to talk sense to his hooded, revolutionary-minded young captors. And the world outside does little to save him.

Chiara cooks for her "comrades" and their prisoner, keeping up a pretence of normality to her mother and her boyfriend during her occasional forays into the world outside. While her hardline fellow kidnappers (one of them played by Bellocchio's son Gianni) dream of a working-class revolution in Italy, Chiara dreams of Moro slipping out of his prison cell and walking free down a car-lined street, back into his life. There are flashes of archive footage of triumphant Soviet workers to the sound of Pink Floyd's Wish You Were Here album.

Bellocchio's psychological fantasy about one of Italy's worst political crimes since the second world war has roused passions. "I have been accused of being too damning - saying that the terrorists were little religious fanatics," he says. "Or I was too benevolent when in fact they were criminals, assassins. The film revived a whole political debate - between those on the left for negotiating to save the prisoner and those who were absolutely intransigent, who said you should not negotiate and so effectively handed the prisoner to his death, to execution. I didn't expect ferocious polemics."

But against the background of today's "war on terror", Moro's fate acquires a whole new significance. The language of the terrorists who are willing to die for their cause is uncannily similar to that of today's Islamist terrorists. The enemy - the capitalist, imperialist, Christian establishment - is in many ways unchanged. In 1978 as in 2004, a small group of fervent idealists create an atmosphere of terror far larger than themselves. While the country holds its breath and police hunt down the terrorists, inside their flat the militant students are so nervous they cannot open the wooden box in which they have smuggled their prisoner past the neighbours.

"I remember those times," says Bellocchio, 65. "From the outside they appeared invincible. An invincible armada. But in fact that was an exaggeration. The real militants were only a few hundred people."

The 1970s leftwing militants were ready to die for their cause, as well as to kill. In its early years, even those joining the Communist party had to swear allegiance for life and willingness to die for communism. "They said they were atheists, but they believed religiously and absolutely in their cause. They were ready to die for it. Their behaviour was similar - though on a less massive destructive scale - to that of the fanatical terrorists of today.

"Ultimately, the film is an indictment of the religious fanaticism with which a small but destructive few are willing to take on the world," he says. "The death of Moro is not a triumph but a failure."

After the murder of Moro, the Red Brigades began to unravel and waves of disillusioned militants gave up the armed struggle. Many of the more moderate leftwing Italians - among them young Bellocchio, who had passively supported the Red Brigades' struggle - were disgusted and disillusioned. "Their ideals were so far from reality. And they could not see it," says Bellocchio.

Bellocchio has been one of Italy's better known and more provocative film directors ever since 1965's Fists in the Pocket, in which a young man decides to kill his closest relations as a rebellion against conformity and family. This is the first time in nearly 40 years of film-making that he has focused on a father figure such as the 61-year-old Moro.

The gentle, intellectual Bellocchio admits this was no accident. "Without doing cheap psychoanalysis, I lost my father when I was small, so obviously I wanted to ignore, deny this absence," he says. Bellocchio's father, to whom Good Morning, Night is dedicated, died of a tumour when Bellocchio was 17. "While I was writing the script, and also during the shooting, I had an image of my father in my mind, wandering around the house at night when he was not well."

· Good Morning, Night is out on Friday

Roma:
maltrattamenti sui minori

Redattore Sociale 16.11.04
MINORI MALTRATTATI
Bilancio dei primi 7 anni di attività del Centro di Aiuto al bambino maltrattato del Comune di Roma. Il 31% dei bambini che hanno subito abusi sessuali o maltrattamenti ha tra i 6 e i 10 anni. ''Nell’80% dei casi l'abuso si consuma in famiglia''

ROMA – Bilancio dei primi 7 anni di attività del Centro di Aiuto al bambino maltrattato del Comune di Roma: una ricerca effettuata sui primi 6 anni di attività (1998 –2003), su un campione di 292 casi seguiti (182 femmine e 110 maschi), evidenzia che nel 77%% dei casi a rivolgersi al Centro sono i servizi sociali dei Municipi, mentre per il 12% dei casi è la Procura o il Tribunale dei Minori ad effettuare la segnalazione. Raramente la richiesta di aiuto arriva direttamente dai genitori o da altri parenti (genitore maltrattante 1%, genitore non maltrattante 3%, altri parenti 2%). Il 31% dei bambini che hanno subito abuso sessuale e altre forme di maltrattamento infantile ha tra i 6 e i 10 anni, il 29% tra i 3 e i 5 anni.
I dati sono emersi durante il convegno "Maltrattamento e abuso sessuale: i danni a breve e a lungo termine", promosso oggi dal Centro Aiuto al bambino maltrattato e dall'Ipab Isma (Istituti di Santa Maria in Aquiro) presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio.
Il “Centro aiuto al bambino maltrattato” è un progetto del Comune di Roma finanziato grazie alla Legge 285/97 per la promozione dei diritti e delle opportunità per l’infanzia e l’adolescenza. Attivo dal 1998, nasce per rispondere al bisogno di servizi di psicoterapia mirati per i minori vittime di abuso sessuale e per le loro famiglie. Il progetto, promosso dal V Dipartimento alle Politiche Sociali del Comune di Roma, è gestito dalla Associazione “Bambini nel tempo- onlus” sotto la supervisione scientifica del prof. Luigi Cancrini e ha un costo annuale di circa 250mila euro.
Nel corso dei sette anni di lavoro il Centro è entrato in contatto con centinaia di bambini che hanno subito abuso sessuale e altre forme di maltrattamento infantile e con le loro famiglie. Il 18% dei minori al momento del maltrattamento aveva tra 0 e 2 anni, il 14% tra 11 e 13 anni, l’8% tra 14 e 17 anni. Diversi i tipi di maltrattamento subiti dai minori: trascuratezza (26%), psicologico (24%), abuso sessuale (18%), rischio -violenza assistita (18%), fisico (13%), ipercura (1%). Dai risultati della ricerca nel 31% dei casi il minore vittima di maltrattamento o di abuso risulta essere il secondogenito, mentre nel 28% è il primogenito e nel 26% risulta essere figlio unico. In molti casi almeno un fratello/sorella è presente al momento del maltrattamento. Per quanto riguarda l’età dei genitori, nella maggioranza dei casi l’età è compresa tra i 30 e i 40 anni; ben l’84% dei minori maltrattati vive con il padre biologico.
“Nell’80% dei casi l’abuso si consuma in famiglia – ha osservato Cancrini – e il minore si trova spesso in un conflitto d’interessi: se ne parla si mette contro i suoi familiari o può mettere a rischio l’economia familiare, se l’abusante è il compagno della madre”. (lab)
© Copyright Redattore Sociale

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antidepressivi

Le Scienze 16.11.2004
Antidepressivi e sviluppo osseo
La fluoxetina potrebbe essere dannosa per bambini e adolescenti

Secondo uno studio pubblicato online sulla rivista “Endocrinology”, una diffusa classe di farmaci antidepressivi, prescritti anche ai bambini, potrebbe avere effetti negativi sulla crescita delle ossa. Lo sostengono alcuni ricercatori dell’Università dell'Indiana, che hanno studiato gli effetti degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sulla maturazione ossea dei topi. Gli esperimenti mostrano una riduzione della massa e delle dimensioni delle ossa negli animali trattati con questi farmaci.
“I risultati - afferma Stuart J. Warden, il principale autore dello studio - indicano un potenziale impatto negativo dei SSRI sullo scheletro, e suggeriscono di effettuare ulteriori ricerche sulla prescrizione di questi farmaci a bambini e adolescenti”. Gli scienziati hanno esaminato gli effetti della fluoxetina (Prozac), in quanto si tratta dell’unico antidepressivo la cui prescrizione ai bambini è approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti.
Lo studio, finanziato dai National Institutes of Health (NIH), è stato avviato dopo che alcune ricerche cliniche preliminari avevano mostrato che l’uso di SSRI era associato all’incremento di perdita ossea nelle anche delle donne anziane, a un calo di densità ossea negli uomini, e a un calo di crescita scheletrica nei bambini.

© 1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.

«la paura è contagiosa»

Yahoo Salute 18.11.04
Psichiatria, Psicologia e Neurologia. Il Pensiero Scientifico Editore
La paura è contagiosa
di Paola Mariano

La paura è contagiosa e il “contagio” è mediato dalla capacità umana di leggere il linguaggio del corpo. È quanto sostenuto da Beatrice de Gelder della Harvard Medical School che con la sua équipe ha compiuto studi sul cervello umano dimostrando che l’empatia che si crea tra le persone passa non solo attraverso le espressioni del volto ma anche attraverso la postura.
“Questa scoperta è importante”, ha riferito la ricercatrice sull’ultimo numero della rivista dell’Accademia Americana delle Scienze PNAS, “in quanto offre una prima spiegazione della tendenza umana a ‘seguire il gruppo’ in condizioni di panico, talvolta con esiti tutt’altro che positivi, come nelle fughe di massa all’impazzata in caso di incendi o altre calamità”.
Per verificare se i segnali offerti dalla postura del corpo venissero letti o meno dal nostro cervello i neurologi hanno usato il neuroimaging, una tecnica che “spia” il cervello in azione monitorando in tempo reale il flusso di sangue che affluisce nelle regioni cerebrali attive durante una data azione. L’équipe ha esaminato il cervello di un gruppo di persone nell’atto di osservare foto di corpi umani con postura naturale o che denotasse allegria o paura. Mentre le immagini che proponevano posture “felici” si limitavano ad accendere le zone della corteccia visiva, hanno spiegato gli esperti, quelle invece che trasmettevano l’idea di panico accendevano regioni nervose legate alle emozioni ed anche i centri motori, come se il cervello si preparasse istintivamente alla fuga.
Questo è un chiaro segno, hanno concluso gli esperti, che siamo in grado di captare messaggi che ci arrivano da tutto il corpo e che spesso proprio questa capacità ci spinge ad azioni irrazionali ed impulsive.

Bibliografia. De Gelder B, Snyder J, Greve D et al. Fear fosters flight: A mechanism for fear contagion when perceiving emotion expressed by a whole body. PNAS November 16, 2004; 101 (45)

Cogne

IL MESSAGGERO 16.11.04
IL PRIMO “RESPONSO”
«La mamma di Samuele è sana di mente»
La Franzoni fu sottoposta a esame psicologico nell’estate del 2002, ma su richiesta del gip

ROMA - Le conclusioni della perizia psichiatrica sono state illustrate in una udienza durata due ore e mezza il 7 ottobre del 2002. Gli esperti chiamati per stabilire lo stato mentale della mamma di Cogne conclusero che era assolutamente capace di intendere e di volere e che non presentava alcun elemento psicologico che la potesse associare a una «figlicida». Venne escluso che «potesse aver messo in atto il delitto per poi scotomizzare (cioè rimuovere dalla mente) gli avvenimenti». È stata definita «una ragazza dai percorsi mentali e affettivi piuttosto semplici e diretti, assai poco isterica, dalla forte coerenza interna». E anche in quel caso non mancarono le polemiche.
Il professor Ugo Fornari, consulente dell'accusa insieme con Picozzi e Viglino, contestò le metologie seguite dagli esperti del gip, chiudendo la sua relazione con questa frase: «Non si può rispondere ai quesiti avanzati dal giudice, perché non si può valutare uno stato di mente non sapendo se la donna ha commesso o meno un reato». Per Fornari: «La Franzoni è sempre in difesa, per celare la sua vera natura, come se volesse nascondere il vulcano che è in lei e che potrebbe tornare a esplodere». L’esperto espresse giudizi negativi anche sullo «show» della donna in televisione da Maurizio Costanzo quando disse che aspettava un bambino. Sebbene durante una seduta con i medici, Annamaria dichiarò: «Pensare di mettere al mondo altri figli in una società che ci ha tolto un bambino in quel modo, non è semplice. Non pensavo che la vita fosse così crudele».
Ma quali le ragioni dei dissensi tra esperti? Nella sua perizia, il consulente dei pm spiegava che «la signora Franzoni presenta disturbi patologici di personalità». Per lo psichiatra, la donna non è malata di mente, ma «una bimba non cresciuta». Quello su cui il professore non si è trovato in accordo è stata la lettura che i colleghi hanno fatto delle dieci tavole del test di Rorschach, che contiene delle macchie monocrome e policrome. «Per me - ha chiarito - ci sono tratti patologici molto evidenti non rilevati dalla psicologa dell'ufficio. Non dico che la signora possa esplodere in un gesto analogo a quello di cui viene accusata dai magistrati, ma potrebbe avere crisi isteriche, depressione».
C.Man.