mercoledì 31 dicembre 2008


I CONTATTI DI IERI CON "SEGNALAZIONI" SONO STATI 3.011







COMUNICAZIONE DELLE NUOVE EDIZIONI ROMANE

Le Nuove Edizioni Romane segnalano a quanti desiderano abbonarsi per il 2009 alla rivista
Il sogno della farfalla che, per ricevere con la prima spedizione il numero 1/09 in uscita a metà gennaio, l'abbonamento dovrebbe pervenire entro il 31 dicembre.
Le modalità per abbonarsi sono indicate nel numero 4/08 della rivista stessa. La Casa Editrice resta comunque a disposizione per eventuali chiarimenti ai seguenti numeri: 065818091 e 065881064.


UN ARTICOLO SU "LIBERAZIONE" DI VENERDI 19
CITAVA MASSIMO FAGIOLI
qui di seguito alla data del 26.12


L'INTERVENTO DI MARTINA PATANÉ
DI SABATO 13 DICEMBRE 2008
ALL'AMBRA JOVINELLI DI ROMA
È DISPONIBILE SU MAWIVIDEO
IN DUE DIVERSE REGISTRAZIONI
con l'estratto del filmato originale trasmesso domenica 14
da Eco TV sul CH 906 di Sky




La registrazione della conferenza in lingua tedesca
tenuta da Anna Homberg
il 22 settembre 2008
presso l'Istituto Italiano di Cultura di Amburgo sul tema
"Il sogno e la psiche umana nella teoria di Massimo Fagioli"
NUOVI ORIZZONTI DELLA PSICHIATRIA ITALIANA
È DISPONIBILE QUI
o su Videosegnalazioni
Presentazione di Maria Mazza, direttrice dell'Istituto
Sono intervenuti Cecilia Iannaco e Antonio Marinelli
Un grazie di cuore a Ivana Paonessa
















LA LIBRERIA AMORE E PSICHE RICORDA
CHE SONO DISPONIBILI I SEGUENTI TITOLI:

VHS
- CATTOLICA 5 GIUGNO 1998
- CATTOLICA 6 GIUGNO 1998
- 2 LUGLIO 1999
- NETTUNO 1999
- AULA MAGNA 18 MARZO 2000
- AULA MAGNA 13 MAGGIO 2000
- AULA MAGNA 17 GIUGNO 2000
- AULA MAGNA 24 GIUGNO 2000
- AULA MAGNA 2001 N°1
- AULA MAGNA 2001 N°2
- LEZIONI CHIETI 2002 N° 1/16

DVD
- CHIETI 7 MARZO 2003 N° 1
- CHIETI 8 MARZO 2003 N° 2
- ANALISI COLLETTIVA INCONTRI 1999/2002 N°1
- ANALISI COLLETTIVA INCONTRI 2002/2007 N°2
- LA PSICHIATRIA ESISTE?
- LES IMAGES NOUVELLES - PARIGI 2006
- PENSIERO IMMAGINE IMMAGINE PENSIERO 2007
- TORINO FIERA LIBRO MAGGIO 2008

I PARTICOLARI SUL SITO DELLA LIBRERIA QUI


l’Unità 31.12.08
Liberazione, sit-in preoccupato per l’«Opa ostile» di Bonaccorsi
di Marco Bucciantini

In fondo a sinistra c’è lo psicanalista, e questo potrebbe essere un buon inizio. Invece è un dramma: «È la fine», ne sono convinti quelli di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, ma cos’è oggi il Prc?
C’è il segretario Paolo Ferrero, su in sede, al viale del Policlinico: sta liquidando il giornale, il vecchio Cda, il direttore con la giacca di velluto, Piero Sansonetti, che aveva proposto alcune soluzioni (solidarietà, garanti) e che è stato vilipeso sul Corsera dallo psicanalista Massimo Fagioli («è un bambino fermo al ‘68»). Con quel cognome, è la vittima dello scherno dei colleghi riuniti in protesta davanti alla sede del partito per cercare di salvare qualcosa di un’esperienza difficile e unica. Si legge sui cartelli: «Non mi è mai piaciuta la minestra di Fagioli». Eppoi: «Rifondazione ha bisogno di uno psichiatra, Liberazione no!», e questo lo tiene al collo Liliana Salvatori, pensionata che si sorregge sulle stampelle e scrive lettere al giornale spesso pubblicate. C’era anche lei, c’era Luxuria, c’era Mancuso dell’Arcigay, c’era l’ex capogruppo del Prc Migliore che annusa aria di stalinismo: «A colpi di maggioranza stanno prendendo e distruggendo tutto. Come gli speculatori di Borsa che quando va giù il titolo, lanciano l’Opa ostile».
Fagioli fa frotta con Ferrero e con Luca Bonaccorsi, l’editore al quale si vorrebbe vendere il quotidiano, «e che gioverebbe così di tre finanziamenti pubblici: per il periodico Left, per Notizie Verdi (quotidiano degli ambientalisti) e Liberazione». Nemmeno questo è il punto: «Smantellano la nostra identità, l’attenzione alle marginalità, ai diritti civili. Le rivendicazioni per le coppie gay, per le pari opportunità... quello è un editore omofobo, è l’ennesimo suicidio a sinistra». I redattori sono preoccupati. Liberazione vende attorno alle 6 mila copie. Non sono molte, ma c’è un direttore che può dire: «L’altro giorno abbiamo aperto il giornale sui pescatori di Mazara del Vallo, usciti con il mare forza 9 per soccorrere due barche di disperati in arrivo dalla Libia, laddove le motovedette avevano rinunciato per le impossibili condizioni del mare». C’è sempre qualcosa, laggiù, a sinistra.


Repubblica 31.12.08
Liberazione, Luxuria guida il sit in contro Ferrero
Il partito liquida il vecchio Cda Il direttore Sansonetti rinnova l'offerta di acquistare la testata
di Francesco Bei

ROMA - C´è un bel sole primaverile e sotto la redazione di "Liberazione" - quotidiano conteso tra la minoranza di scapigliati vendoliani, che hanno dalla loro il direttore e i giornalisti, e la maggioranza del segretario Ferrero - lo stretto marciapiede contiene a fatica una cinquantina di manifestanti. È un sit-in a difesa della linea «aperta» del giornale e la star è Vladimir Luxuria, ormai ufficialmente "musa" della linea sansonettiana. Sono giorni difficili per Liberazione, proprio ieri la proprietà (cioè Rifondazione comunista) ha dato il benservito al vecchio Cda, nominando un amministratore unico. Segno, per i giornalisti, che la cessione all´editore Luca Bonaccorsi marcia a passi veloci e con essa anche i timori di una «normalizzazione politica». Per questo Luxuria è qui, insieme a esponenti della minoranza come Gennaro Migliore ed Elettra Deiana, oltre a tanti e colorati militanti del movimento «gaylesbotransgender e queer». Perché dietro l´arrivo di Bonaccorsi ci vedono una sterzata «omofoba» del giornale, ispirata dallo psichiatra e guru bertinottiano Massimo Fagioli, uno che considera il direttore Sansonetti «un malato di mente» che riempie il giornale di «frescacce».
Luxuria (magra e senza trucco, molto "Isola dei famosi") si avvicina a Sansonetti e sussurra: «Vedo che anche a te adesso dicono che sei matto, ti vogliono curare. Bene, allora siamo malati di mente tutti e due, che ci diano almeno il parcheggio sotto casa!». Sansonetti risponde divertito: «Fagioli mi ha dato del bambino, a 60 anni lo considero un complimento.... Malato di mente? Strano che sia proprio uno "psichiatra" a considerarlo un insulto, io comunque non lo considero tale».
Mentre i due continuano a parlottare, ecco che arriva Franco Grillini. «I Fagioli - scherza l´ex deputato - mi piacciono solo nella minestra. I "fagiolini poi... sono una setta che non ha nulla a che vedere con la sinistra». Luxuria è arrabbiata davvero. Sventola una copia del 2005 di Liberazione, quella del suo esordio in prima pagina: «Questi che vogliono comprare Liberazione sul sesso la pensano come Ratzinger! Ma in fondo il problema dei gay è solo un alibi, vogliono mettere un Emilio Fede al posto di Sansonetti per avere un quotidiano "fedele" all´ortodossia comunista». Aurelio Mancuso, presidente dell´Arcigay, annuisce lì vicino: «Purtroppo resiste anche a sinistra la malattia dell´omofobia». Intanto Sansonetti rinnova l´offerta di acquistare Liberazione con un´associazione di giornalisti. Mentre la minoranza, come rivela Elettra Deiana, fa del giornale la ridotta prima della ritirata definitiva («è l´ultima prova per il Prc, altrimenti dovremmo chiederci che senso ha restare qui dentro»), il segretario Ferrero si è impegnato a dare spiegazioni ai giornalisti l´8 gennaio.

Corriere della Sera 31.12.08
L'intervista «Il partito ha cominciato a morire qualche mese fa»
Vendola: Rifondazione? È una casa di spettri
Il governatore e Fagioli: è un guru melmoso e volgare
di Fabrizio Roncone

ROMA — «Se dobbiamo parlare di ciò che sta accadendo a Liberazione, va bene. Ma di quel signore, di quel presunto guru, di quel...».
Massimo Fagioli, lo psicoterapeuta che definì Sigmund Freud «un autentico cretino» e che di lei, presidente, ha invece detto...
«L'ho letta l'intervista che ha rilasciato al Corriere... ma che linguaggio usa questo signore? Quella frase, su di me, che ora nemmeno ricordo più... perché l'ho subito rimossa e...».
Fagioli dice che lei è libero di andare a letto anche con un termosifone, ma di non poter essere, al tempo stesso, gay, cattolico praticante e comunista.
«Siamo alla sublimazione della volgarità, o no?».
(Nichi Vendola è nato a Terlizzi, vicino a Bari, 50 anni fa ed è una persona colta, sensibile, un affabulatore straordinario, un omosessuale dichiarato, che porta l'orecchino con disinvoltura e dice che gli sarebbe piaciuto avere un figlio, o almeno fare il maestro d'asilo: il fatto è che dopo essersi laureato in Lettere con una tesi su Pier Paolo Pasolini, fece il cameriere, poi il venditore di libri per l'Einaudi, quindi entrò nel Pci e, quando Occhetto gli cambiò nome, pianse e seguì Fausto Bertinotti. Che l'ha fatto diventare deputato di Rifondazione, e poi Presidente della Regione Puglia. Da reggente del regno che fu di Federico II, Vendola avrebbe voluto succedere allo stesso «lider maximo » e a Franco Giordano: ma al congresso di Chianciano, a sorpresa, la sua compagnia fu sbaragliata dalle truppe di Paolo Ferrero).
Continuiamo da Ferrero?
«No, mi faccia prima dire un'altra cosa su questo Massimo Fagioli, che io, per altro, non conosco...».
No?
«Personalmente, mai incontrato. Mi sono sempre rifiutato ».
Ma davvero?
«Perché tanto stupore?».
Perché non è un mistero che Fagioli, negli ultimi anni, abbia spesso ispirato Fausto Bertinotti: la sua più importante svolta politica, la sfida del percorso non violento, è stata un'elaborazione fagiolina. E siccome lei di Bertinotti è grande amico...
«Quello della sua amicizia con Fagioli è un argomento che non ho mai affrontato con Fausto».
Non le sembra un'amicizia sorprendente?
«Mah... è probabile che il vero pensiero di questo guru violento sia sempre stato nascosto da ragionamenti sofisticati, in cui non si vedeva il fondo, che è melmoso, pruriginoso...».
Prosegua.
«Finge di ispirare un percorso di non violenza e poi taglia a fette gli altri. La verità, temo, è che su un lettino, a farsi psicanalizzare, dovrebbe finirci lui... È un uomo pieno di ossessioni, di pregiudizi... è un omofobico, un anticattolico, un anziano che detesta i giovani, i loro sogni e chi questi sogni li racconta».
Dice che Piero Sansonetti, il direttore di «Liberazione», è un bimbo fermo al '68.
«Ecco, appunto. Perché insultare? I temi di fondo, nel dibattito sul futuro di Liberazione, dovrebbero essere altri, o no?».
Li elenchi.
«La libertà d'informazione, e l'autonomia di una redazione. Punto. Fine. Nient'altro».
Lei è molto amico di Sansonetti, che però è accusato da Ferrero di...
«Senta: io non sono lo sponsor di Sansonetti. Nell'ultimo anno, con Sansonetti avrò parlato al telefono non più di cinque volte...».
Non ci credo.
«Giuro».
Mah.
«No, davvero: qui dev'esser chiaro che Sansonetti non è il direttore del giornale della mia corrente. Sansonetti è il direttore di un quotidiano che in questi anni è sempre stato al centro del dibattito politico, e che ha scatenato polemiche, suscitato riflessioni, provocato, raccontato, denunciato. Di questo dobbiamo parlare: Liberazione è stato un laboratorio che ha funzionato oppure no?».
Ferrero pensa di no.
«Beh, certo: immagino che Ferrero voglia un giornale in linea, di linea».
Più semplicemente, Ferrero vuole un giornale di partito. Che metta in prima pagina il pensiero del segretario.
«Cioè, per capirci: Ferrero vuole un giornale fatto come si sarebbe fatto nell'altro millennio...».
Intanto il Cda è stato costretto alle dimissioni. I giorni di Sansonetti sembrano contati.
«Si assumeranno la responsabilità di tutto».
Ritanna Armeni, che di «Liberazione » era anche consigliere di amministrazione, ha scritto sul «Riformista» un commento dal titolo: «Rifondazione è morta».
«Quella di Rifondazione è un'agonia lenta e dolorosa... cominciata, direi, alla vigilia del congresso».
Che lei, Vendola, ha perso. Questa vicenda di «Liberazione » può accelerare un processo di scissione?
«Sa, un partito che considera esagerato riflettere sui diritti dei trans e preferirebbe interrogarsi sulle ragioni del crollo del Muro di Berlino, come dire? non è già più un partito, ma una casa piena di spettri».


Corriere della Sera 31.12.08
E Giordano: interrotto ogni dialogo con lo psicanalista
di Franco Giordano

Negli ultimi mesi ho mantenuto una interlocuzione con l'area cultural-politica di cui sono espressioni eminenti lo psichiatra Massimo Fagioli e l'editore Luca Bonaccorsi. Del loro impianto culturale mi avevano intrigato la non violenza e la ricerca di una cultura della trasformazione.
Anche per questo avevo avviato una collaborazione con Left, per la quale non sussistono più le condizioni.
Le affermazioni di Fagioli sul Corriere di ieri e quelle di Bonaccorsi del 24 dicembre sono più che inquietanti, giacché riproducono una cultura che ha provocato disastri nella storia della sinistra italiana. Sono posizioni omofobe, conservatrici, che tendono a marcare una devastante gerarchia tra diritti sociali e civili. È facile rintracciare in queste posizioni elementi in comune con le culture comuniste più ortodosse.
Vicinanza confermata dalle affermazioni che denunciano la non corrispondenza tra Liberazione e la «linea» del partito, negando così ogni valore all'autonomia del giornale secondo i dettami di una cultura assolutista e organicista. È un riflesso di questo stesso orientamento il disprezzo per il '68 e per Piero Sansonetti, colpevole di non averne rinnegato l'eredità. Ma quale «colpa»?
Una sinistra moderna non può non riconoscere in quel passaggio un fondamentale momento di liberazione, anche sessuale. In nome di quell'eredità culturale, voglio rivendicare, come ex segretario del Prc, la mia amicizia con Sansonetti e con Nichi Vendola, la cui intelligenza e autorità politico-culturale sono dimostrate dal lavoro che sta svolgendo in Puglia. Qualità che, per Fagioli, scompaiono di fronte a quella che per lui è una colpa: l'omosessualità.
Sono rimasto, infine, sbalordito per le modalità con cui Bonaccorsi è irrotto nella vicenda di Liberazione.
Dietro l'apparente cultura della non violenza, è stato un intervento segnato dai più spregiudicati e «violenti» metodi tipici del mercato finanziario. È impossibile negare che obiettivo dell'operazione siano i fondi del finanziamento pubblico, a fronte di un debito pressoché irrisorio per un editore che può dilazionarlo, godendo inoltre di congrui vantaggi fiscali. Questa vicenda conferma che in questo paese una cultura veramente innovativa a sinistra incontra nel suo emergere fortissimi contrasti. Per questo si è provato e si prova a sradicare l'unico esperimento innovativo. Quello che, grazie all'azione di Fausto Bertinotti, ha albergato in una Rifondazione che oggi non esiste più.


Corriere della Sera 31.12.08
A sinistra. Primo atto formale verso la vendita del quotidiano. La protesta di Luxuria e di un gruppo di giornalisti
«Liberazione», azzerato il cda pro Sansonetti. Sit in per il direttore
di Paolo Foschi

ROMA — Il primo atto formale per cacciare Piero Sansonetti dalla direzione di Liberazione e avviare la vendita del quotidiano è stato firmato. Ed è forse anche un passo che finirà per accelerare la scissione di Rifondazione comunista, sempre più spaccata fra la maggioranza che sostiene Paolo Ferrero e l'opposizione interna guidata da Nichi Vendola. Ieri mattina a Roma si è riunita l'assemblea di Mrc, la società che ha come azionista unico il partito ed edita il giornale. E mentre sotto la sede c'era un sit in di protesta di giornalisti di Liberazione e militanti (fra cui Vladimir Luxuria), il tesoriere Sergio Boccadutri, rappresentante della proprietà, ha azzerato il cda: il presidente Sergio Bellucci e i consiglieri Ritanna Armeni, Andreina Albano, Rina Gagliardi, Maria Linda Santilli. Erano tutti più o meno schierati dalla parte di Vendola e in difesa di Sansonetti (quelli legati alla maggioranza si erano dimessi nei giorni scorsi). Tutti a casa. La gestione passa così nelle mani di Boccadutri stesso, che si è offerto - su mandato del partito - la carica di amministratore unico e si è dato trenta giorni di tempo per accettare (non è impazzito: lo prevede la legge). La motivazione: rendere più fluide le decisioni per il risanamento dei conti. Boccadutri riferirà direttamente a Ferrero, che ha incontrato una delegazione di giornalisti di Liberazione, non ha voluto commentare l'esito dell'assemblea: «Sono appena rientrato da Israele e sto cercando di organizzare una grande manifestazione per bloccare il massacro nella striscia di Gaza, ha pensato a tutto il tesoriere. Penso che ci siano cose più importanti di certe polemiche». Però ha replicato ai «vendoliani» che hanno protestato contro l'ipotesi di vendita di Liberazione a Luca Bonaccorsi editore della rivista Left. «Quando Bonaccorsi edita le riviste per conto di Bertinotti, nessuno protesta e va bene. Se vuole prendere Liberazione, non va più bene. È chiaro che chi lo critica adesso lo fa in maniera strumentale», ha detto Ferrero, che aveva dato ripetutamente l'ultimatum nelle scorse settimane: «O il giornale si allinea alle posizioni della maggioranza del partito, o si cambia la direzione». «Non cambio linea» era stata la replica di Sansonetti, annoverato fra i vendoliani.
Ora la rottura si è concretizzata in un atto formale. L'azzeramento del cda rende infatti più facile la rimozione di Sansonetti dalla poltrona di comando del giornale. La decisione potrà essere presa dall'amministratore unico. E intanto vanno avanti i contatti con Bonaccorsi per la cessione della testata. Proprio ieri però il direttore e la sua vice Simonetta Cossu hanno presentato una manifestazione di interesse al partito: «Vogliamo costituire un associazione di giornalisti che compri il giornale. Non ha senso venderlo a Bonaccorsi. Se il partito vuole vendere, ci siamo noi».





il Riformista 31.12.08

Liberazione finisce dallo psicanalista
di Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità

Mi appassiona la storia di Sansonetti e di "Liberazione" perché riesce ancora a sorprendermi. Ne ho vista tante a sinistra. L'album di famiglia l'ho dovuto nascondere per non evocare cattivi ricordi. Sta per concludersi l'anno peggiore per noi. Giampaolo Pansa scrive che non c'è più speranza. Il Pd è un amalgama mal riuscito come sostiene uno dei cuochi più importanti. Gli "apolidi di sinistra" stanno diventando una marea. La sinistra socialista è sparita. Quella radicale sta morendo senza pudore. Uno si immagina che la fine definitiva del sogno di rifondare il comunismo avesse una sua eroica rappresentazione. Una risata liberatrice o un pianto a dirotto dopo aver scoperto, agli inizi del 2000, che comunismo e pacifismo non vanno d'accordo e soprattutto che comunismo e libertà sono antitetici. Invece se guardiamo ai nostri fratelli più di sinistra, che ci hanno fatto due maroni così a noi riformisti, scopriamo che, nella convulsione finale, stanno precipitando nel ridicolo. Si sono messi nelle mani del capo di una setta, un certo Massimo Fagioli, psicanalista romano, protettore dell'editore Luca Bonaccorsi che vuole prendersi "Liberazione" con i soldi dello Stato. Fagioli è intervenuto sul "Corriere della Sera" nella disputa finale del partito che fu di Bertinotti e ha fatto la sua diagnosi. Sansonetti è un malato mentale e Vendola non va bene perché non si può essere comunisti e gay. Minchia, che brutta fine! E poi stiamo lì a cercare di capire perché ha vinto Berlusconi.
l'immagine a sinistra è pubblicata su il Riformista di oggi

il Riformista 31.12.08
Tramonti. C'era una volta il partito della rifondazione comunista
Il reality di Liberazione è la farsa di Rifondazione
di Mattia Salvatore

SINISTRAti. Un direttore assediato, un editore fantasma, uno psicanalista anti-gay, un girotondo con Luxuria. È il cast del furioso scontro intorno al giornale di un partito che ha toccato il fondo. E ha cominciato a scavare.
Dice Sansonetti. «Vendere Liberazione? La sinistra ha sempre avuto tentazioni suicide, ma c´è un limite anche a questo».

«Rifondazione ha bisogno di uno psicanalista, Liberazione no!». Il cartello svetta per l'ironia, in una vicenda che per la sinistra radicale assume però caratteri sempre più tragi-comici. Ieri l'ennesimo atto, con un sit in di protesta sotto viale del Policlinico, sede del Prc e del quotidiano, a favore del direttore Piero Sansonetti e contro l'ipotesi, annunciata nell'ultima segreteria da Paolo Ferrero, di vendita del periodico a Luca Bonaccorsi, volto noto della stampa "alternativa" e, soprattutto, fagiolino doc. Ci sarebbe infatti l'eclettico psicanalista Massimo Fagioli, quello che ritiene Freud «un imbecille», dietro l'operazione Liberazione. Proprio lui che per anni è stato guida spirituale e politica (come nella svolta della non-violenza) di Fausto Bertinotti e che lo accoglie alle sue sedute di «psicoterapia di folla». «Ho grande stima per lui - dice Fagioli dell'ex segretario - anche se mi ha deluso scegliendo come successore Nichi Vendola». Reo di essere «insieme cattolico praticante, gay e comunista».
Qui il tasto dolente. Il giornale della sinistra dovrebbe rinascere passando per le mani di una persona accusata di essere omofoba. Tanto che ieri il sit-in ha assunto caratteri spiccatamente «libertari». Oltre ai vendoliani doc Migliore, Mascia e Deiana, tra le più agguerrite la giornalista del quotidiano Angela Azzaro, esperta delle tematiche lgbt, che già da qualche giorno naviga su facebook con la scritta «i piselli sono meglio dei fagiolini almeno fanno godere». Non manca ovviamente la guest-star del momento, Vladimir Luxuria, che tra uno show televisivo e l'altro trova il tempo di esprimere la piena solidarietà a Sansonetti. «Si vuole che Piero stia a Ferrero come Fede sta a Berlusconi. È assurdo», dice la vincitrice dell'Isola dei Famosi rivendicando l'autonomia del giornale e attaccando selvaggiamente Fagioli e Bonaccorsi: «Hanno criticato - continua Luxuria - il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all'Osservatore romano o all'Avvenire per parlare di questi temi, bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra». Così col passare dei minuti il sit-in diventa una manifestazione per i diritti civili. Si affacciano anche Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, e l'ex deputato Franco Grillini. «Esiste un'omofobia grave anche nella sinistra italiana - esclamano - parlare delle tematiche gay è questione di diritti civili, la vendita a un editore vicino a un personaggio come Fagioli, che pensa che i gay siano malati, è inaccettabile».
Intanto il segretario Paolo Ferrero sprizza veleno come mai: «Sansonetti porta avanti un altro progetto che punta alla distruzione del Prc e alla delegittimazione della maggioranza vincitrice a Chianciano. L'autonomia dei giornalisti è sacrosanta - precisa - ma un indirizzo politico contrario a quello del partito non è più accettabile». In merito alla vendita il segretario specifica che la trattativa è appena iniziata ed ancora tutto da decidere. Poi parla di mistificazioni della minoranza: «Bonaccorsi è l'editore della rivista di Bertinotti su cui scrivono molti vendoliani. In quel caso va bene, per Liberazione invece no. È pura caccia alle streghe. Inoltre non ho mai avuto rapporti diretti con Fagioli».
D'altronde la grana della sostituzione di Sansonetti toglie da tempo il sonno alla maggioranza, compatta sì nel volerlo rimuovere ma non molto unita sulla successione. In questo clima da guerra civile l'irremovibile Piero propone una «mediazione ragionevole»: un comitato di dodici garanti. Personalità di spicco della sinistra tra cui Ferrero, Bertinotti, Rodotà, Asor Rosa e Tronti. «Sono pronto a dare pieno potere a questo organismo esterno», dice l'attuale direttore che vede in Liberazione «una delle poche cose ancora viventi a sinistra». «Invece di salvarla - conclude - venderla a un gruppo privato che non dà nessuna garanzia, né sul piano economico né su quello culturale, sarebbe un suicidio. È vero, la sinistra ha sempre avuto tentazioni suicide, ma c'è un limite anche a questo». Nel frattempo la redazione del giornale incontrerà il prossimo 8 gennaio Ferrero e il tesoriere Sergio Boccadutri auspicando un confronto «in un'assemblea plenaria. Non procedano ad atti irreversibili prima di aver avviato una regolare trattativa sindacale». Considerando che l'affare Bonaccorsi difficilmente andrà in porto, la telenovela promette nuovi sviluppi e colpi di scena.


Europa on line 31.12.08
Luca Bonaccorsi, editore, candidato ad acquisire Liberazione
di m.la.

Un prodotto di qualità medio bassa, vendite fiacche. “Liberazione” ha molti giornalisti bravi, perché fanno un brutto giornale? Luca Bonaccorsi è un ex ragazzone intraprendente che da alcuni anni si è gettato nell’editoria, mare solcato da squali e zattere alla deriva da affrontare a bordo di scafi importanti e solidi. Bene, col cognato Ivan (figlio di Raul Gardini, a proposito di imbarcazioni) misero insieme un bel po’ di soldi per creare Left, settimanale filo-ultra-post-sinistra che benissimo non è mai andato ma che grazie ai contributi pubblici (eredità di un altro settimanale anni Novanta, Avvenimenti, filo-Rete di Leoluca Orlando), ha sbarcato il lunario nella scuderia bertinottiana dei bei tempi.
Adesso – è cosa nota – vuole mettere le mani, del tutto legittimamente, su Liberazione. «Questa trattativa non andrà in porto, temo. Liberazione ha troppi nemici, molti vogliono la sua fine», ha detto sconsolato a Repubblica.
Che gli ha chiesto: chi sono? «Il manifesto, alcuni giornalisti, Vendola ». È vero che il giornale di Parlato gli ha dedicato articoli non esattamente gentili, seppur veritieri. Ma l’obiettivo numero uno ha il volto e la folta chioma intrappolata dagli occhiali da sole pure se piove di Piero Sansonetti, il direttorone del giornale del Prc che il Prc vuole cacciare perché non fedele alla linea del Prc (di Paolo Ferrero). Le sta tentando tutte pur di restare al suo posto, persino buttando sul tavolo carte che sanno tanto di disperazione, «il comitato dei garanti», «il giornale se lo prendano i giornalisti». Già, ma che si fa, si mette insieme una bella cooperativa con i soldi dei tfr dei redattori e cose simili? Bonaccorsi, che queste cose le conosce, fiuta invece l’affare: oggi ci metto 500 mila euro e domani mi becco i 4 milioni di contributi statali e nel frattempo cambio la linea (basta con le notizie su Luxuria, parliamo delle Lotte Dei Lavoratori), magari caccio un po’ di redattori antipatici e vendoliani, se ci scappa rispolvero un po’ di psicanalisi e il gioco è fatto. Ah, e Sansonetti? «È come Villari», gli ha mandato a dire. Beccati questa.

Liberazione 31.12.08
Giornalisti e collaboratori (con Luxuria) protestano sotto la sede del giornale
Mrc, rimosso il Cda
Bonaccorsi editore è ancora un'ipotesi

La Mrc Spa, società editrice di Liberazione ha da ieri una nuova figura: l'amministratore unico. Ieri l'assemblea dei soci ha dato il benservito al vecchio Cda, autore del piano di ristrutturazione bocciato dalla segreteria del Prc, e ha messo al suo posto la figura dell'amministratore unico Sergio Boccadutri, che comunque deve sciogliere la riserva. Il tutto perché in questa fase di difficoltà economica del giornale e di una possibile vendita di Liberazione, un amministratore unico avrebbe più libertà di movimento e rapporti più facili e veloci con la proprietà. Quindi la vendita di Liberazione è un'ipotesi ancora in campo.
Il confronto diretto fra l'assemblea dei lavoratori e il segretario del Prc, Paolo Ferrero, ci sarà. Sarà, presumibilmente il prossimo 8 gennaio, e sarà presente anche l'Fnsi. E' l'unica nota positiva della tumultuosa giornata di ieri a Liberazione. Una chiusura di 2008 in linea con i mesi precedenti. Un anno che ha visto Rifondazione comunista uscire dal Parlamento e che si chiude con pesanti minacce per la sopravvivenza pure del suo organo di comunicazione ufficiale, Liberazione appunto. Nonostante le continue richieste di chiarimenti da parte dell'assemblea e dei suoi rappresentanti sindacali, nonostante le 4 giornate di sciopero e i due sit-in (compreso quello di ieri) effettuati finora, non sappiamo ancora verso quali scenari stiamo andando.
Dopo la giornata di ieri comunque qualcosa in più sappiamo. Sappiamo per esempio che è cambiato il consiglio di amministrazione della Mrc Spa, la società che ci edita. Era nell'aria, lo avevamo annunciato ma quello che non sapevamo erano le motivazioni. Eccole: in una fase «delicata» del giornale come quella attuale, dove la proprietà deve fare i conti con un "buco" di oltre 3 milioni di euro, che si aggrava peraltro di giorno in giorno, e dove sempre la proprietà si trova a dover discutere un'eventuale vendita di Liberazione, un amministratore unico ha più libertà e velocità di movimento rispetto ad un cda di 5 persone. Il nominato amministratore unico è l'attuale tesoriere del Prc, Sergio Boccadutri, che si è preso 30 giorni di tempo per sciogliere la riserva. La vendita a Luca Bonaccorsi è quindi un'eventualità ancora in piedi, tanto che diventa una delle motivazioni per un cambio di organismo societario così importante come quello avvenuto ieri.
Mentre davanti alla sede di Liberazione alcune colleghe e colleghi davano vita ad un sit-in contro le posizioni omofobe e antifemministe del possibile compratore Bonaccorsi e dello psicanalista Massimo Fagioli (che sempre ieri dalle colonne del Corriere della Sera è tornato ad attaccare Liberazione e il suo direttore Piero Sansonetti), il cdr, insieme ad altri colleghi/e saliva al terzo piano di viale del Policlinico per interrompere l'assemblea dei soci in corso. Obiettivo: farsi dire un po' che cavolo stesse succedendo. Senza più un piano di ristrutturazione su cui discutere, senza informazioni sulle volontà del possibile acquirente e senza chiare decisioni da parte del partito sulla vendita, i giornalisti non hanno avuto altra possibilità che quella di "imbucarsi" alle riunioni. Obiettivo parzialmente raggiunto: il cdr nel pomeriggio è stato ricevuto dal tesoriere e amministratore in pectore Boccadutri. Il quale ha fornito almeno parte delle informazioni: la motivazione, su detta, della rimozione del cda, e lo stato della trattativa di cessione. Trattativa che sarebbe ferma alla lettera di manifestazione di interesse presentata da Bonaccorsi, finita sui giornali e quindi di pubblico dominio. Quella manifestazione di interesse porta però un termine per diventare una proposta ufficiale: il 31 gennaio. Nell'arco di un mese quindi il partito e il suo nuovo rappresentante dovranno decidere se procedere - e quindi concludere - su quella strada o se invece cercare una soluzione interna. Soluzione che potrebbe essere quel piano di ristrutturazione preparato dal vecchio Cda bocciato dalla Direzione del Prc ma mai cestinato in sede societaria. Nel frattempo il segretario del Prc, Paolo Ferrero si è impegnato a incontrare la redazione e a informare costantemente i rappresentanti sindacali di giornalisti e poligrafici delle intenzioni e dei passi compiuti. Tutto in un mese, insomma. Almeno però sappiamo, vista la folla che ieri si è radunata sotto le nostre finestre, che non siamo soli.

L'immagine a sinistra appare a p. 10 di Liberazione di oggi

Liberazione 31.12.08
Sit in di protesta con rabbia e Luxuria: «No alla svendita a un editore omofobo e che non dà garanzie»
«Fagioli giù le mani da Liberazione»

Poteva passare sotto silenzio, causa ferie per le feste natalizie. E invece amici, colleghi e lettori sono accorsi in molti, e molto motivati, per dire no all'acquisto di Liberazione da parte di Luca Bonaccorsi, noto seguace di Massimo Fagioli.
I motivi, basta leggerli e cercarli sui cartelli esposti dai redattori e dai collaboratori del quotidiano. «Rifondazione ha bisogno di uno psicoanalista, Liberazione no!». Oppure: «Non mi è mai piaciuta la minestra di Fagioli». E soprattutto: «Femministe, lesbiche, gay e trans, mamma mia che paura! Chiamiamo Fagioli!», cartello che con ironia ricorda il vero motivo del contendere: l'operazione restauratrice che Bonaccorsi ha dichiarato di voler mettere in campo contro la linea editoriale intrapresa in questi anni dalla direzione di Piero Sansonetti. E cioè una linea che ha sposato i temi cari da sempre alla sinistra, come lavoro, migranti, economia, ai diritti sociali, portando dentro il giornale non solo le teamatiche ma il punto di vista di femministe, lesbiche, gay, trans.
Ecco perché ieri non potevano mancare loro, quegli amici di strada che in questi anni hanno costruito, articolo dopo articolo, dibattito dopo dibattito, la storia di una Liberazione libera dai dogmi. Da Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, a diversi esponenti del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, a Francesca Koch, presidente della Casa internazionale delle donne di Roma, a Franco Grillini. In prima fila, insieme anche a diversi esponenti di Rifondazione, Vladimir Luxuria.
Non poteva mancare, Vladimir. Fin dall'inizio della direzione di Sansonetti è stata una delle principali firme di Liberazione. Una delle più colte. Che improvvisamente è diventata scomoda dopo avere partecipato all' Isola dei famosi e, a onor di cronaca, aver detto no al segretario del Prc, Paolo Ferrero che gli offriva di candidarsi alle elezioni europee. Lo spazio dato dal nostro giornale alla vittoria di Luxuria è stato preso di mira da una parte di Rifondazione e dallo stesso editore Bonaccorsi. Ieri mattina l'ex deputata del Prc è stata una delle prime ad arrivare, con in tasca il numero di Liberazione su cui aveva scritto il suo primo articolo. Guarda caso, parlava ironicamente di chi vuole «guarire» i gay. Un articolo che si riferiva ad altro ma che oggi sembra scritto per chi come Fagioli, e lo stesso Bonaccorsi, pensano che l'omosessualità sia una malattia e vada curata. «Bonaccorsi e Fagioli - ribatte con la solita ironia Luxuria - hanno criticato, tra l'altro, il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all'Osservatore romano o all'Avvenire per parlare di questi temi. Bensì vorremmo continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l'uguaglianza». La solidarietà a Sansonetti e alla sua linea editoriale è totale. Per questo dice Vladimir Luxuria è assurda la richiesta di chi vorrebbe che «Sansonetti stia a Ferrero come Fede a Berlusconi».
Preoccupata Elena Polidori, che arriva al sit in a rappresentare la Federazione della stampa: «Questa ipotesi di vendita non dà alcuna garanzia. Al partito-editore chiediamo invece un impegno serio».
Al sit in di protesta non poteva non arrivare l'eco dell'intervista rilasciata da Massimo Fagioli al Corsera. L'obiettivo: attaccare Sansonetti, definito «un bambino», «nostalgico del '68», «malato di mente» e uno che ancora crede «alla rivoluzione e alla libertà a tutti i costi». Il direttore di Liberazione risponde: «Tutti complimenti». Ma sulla svendita del giornale non nasconde la sua preoccupazione. «Nello scontro fra la maggioranza e la minoranza del partito sta avanzando l'ipotesi di vendere il giornale a un editore privato vicino allo psichiatra che ha definito Freud un imbecille: è una follia. Liberazione è una delle poche cose ancora viventi a sinistra: invece di salvarla, venderla a un gruppo privato che non dà nessuna garanzia, né sul piano economico né su quello culturale, sarebbe un suicidio».


Liberazione 31.12.08
Dietro le accuse di Fagioli al nostro giornale il classico snobismo di alcuni intellettuali di sinistra
Grand hotel fa schifo? Viva Grand Hotel!
di Saverio Aversa

Lo psicanalista anti-freudiano (radiato dall'albo) Massimo Fagioli, "guru" dell'editore Luca Bonaccorsi, in un'intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera paragona Liberazione, colpevole di occuparsi troppo de' "L'isola dei famosi" e della vincitrice Luxuria, a settimanali molto noti qualche decennio fa come Bolero film e Grand Hotel. Fagioli rispolvera così il buon vecchio snobismo degli intellettuali, o pseudo tali, di sinistra degli anni '60 che tuonavano contro i fumetti come Diabolik, contro i fotoromanzi, contro i rotocalchi "pettegoli" che si occupavano delle famiglie reali, dei nobili decaduti, delle attricette sul divano del produttore. Erano gli stessi che disprezzavano i film di Totò e Peppino De Filippo e quelli di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, oggi considerati capolavori di comicità, esempi brillanti della più pregevole "commedia dell'arte". Per non parlare poi dei "poliziotteschi" con Maurizio Merli e con Tomas Milian o dei "pecorecci" con Edwige Fenech e Lino Banfi, oggi assurti ad autentica venerazione per i "cultori" devoti al genere. Questo tipo di cinema e queste pubblicazioni appartengono a quella che una volta veniva sommariamente e con disprezzo etichettata come "sottocultura" senza tener conto che era uno dei pochi mezzi di "evasione", di sano svago per le classi meno abbienti che non potevano andare a teatro, all'opera e che con le storie d'amore raccontate usando le fotografie potevano "sognare" una vita meno dura e più romantica. La rivista Grand Hotel fu fondata nel 1946 dai fratelli Del Duca, proprietari della casa editrice Universo già nota per il successo del giornale per ragazzi L'Intrepido. Domenico e Alceo Del Duca, decidono di sperimentare un giornale di storie disegnate rivolto non agli adolescenti ma al mondo degli adulti, un ibrido tra i fumetti e il romanzo popolare. Simpatizzanti comunisti, prima propongono il progetto al Pci che rifiuta, poi si avventurano da soli nell'impresa. I racconti sono disegnati con perizia ed arte e fra i più importanti illustratori vi è un autentico grande artista come Walter Molino, già celebre per le copertine della Domenica del Corriere. Molino per Grand Hotel realizza le copertine ma anche interi romanzi storico-sentimentali a fumetti pubblicati a puntate con titoli che faranno storia come "L'impero di Bisanzio" e "La caduta di Pompei", suo è anche il logo della testata. Ma dopo pochi anni alle storie disegnate subentra la fotografia e con Grand Hotel nasce il fotoromanzo, genere tutto italiano rapidamente esportato all'estero. Sicuramente le storie d'amore raccontate con le fotografie si inseriscono a pieno titolo nell'editoria popolare e conquistano un posto di rilievo nella cultura di massa. Anna Bravo, autrice del saggio Il fotoromanzo (Il Mulino editore), così definisce il genere:«Per tutti è un oppio dei poveri dispensato alla parte più povera e arretrata (labile?) dell'Italia: per resistere alla cultura di massa, si pensa in quegli anni, bisogna essere colti, adulti, scaltriti e preferibilmente maschi». I lettori del fotoromanzo formavano un pubblico in gran parte nuovo e inedito, che non proveniva da altre testate, un pubblico che, secondo un superficiale stereotipo, veniva considerato esclusivamente femminile, principalmente meridionale e contadino, per lo più conformista, ignorante, socialmente marginale. Un pregiudizio inossidabile quanto sbagliato che partendo dalla cultura considerata "alta" univa in un coro quasi unanime le componenti cattoliche, comuniste, conservatrici o radicali del paese: difficile forse non vedere in questo, suggerisce Bravo, anche un pregiudizio di natura sessuale. Per gli ambienti cattolici i fotoromanzi traviavano i giovani spingendoli verso condotte di vita immorali mentre i dirigenti comunisti erano convinti che instupidiva il proletariato e lo distoglieva dalla lotta di classe. I più snob definivano Grand Hotel "rivista da serve" incuranti del fatto che già nei primi anni di pubblicazione vendeva tranquillamente almeno un milione di copie, cifra oggi irraggiungibile per qualsiasi prodotto della carta stampata.
Il critico Giandomenico Crapis afferma, avvertendo che a qualcuno potrà sembrare sacrilego l'accostamento, che il fotoromanzo è, insieme al cinema neorealista, il prodotto più tipico dell'industria culturale italiana del secondo dopoguerra. Prima della televisione proprio il cinema e il fotoromanzo ben rappresentarono, negli anni '40 e '50, il ruolo che i media hanno avuto nell'integrazione, almeno simbolica, delle masse in risposta ad un bisogno primario dettato dall'immaginario collettivo. Ai fotoromanzi di Grand Hotel, e anche a quelli della concorrente Bolero film nata sempre nel 1946 e pubblicata dalla Mondadori, prestavano il volto i migliori interpreti del teatro e del cinema italiano come Vittorio Gassman, Giorgio Albertazzi, Amedeo Nazzari, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Sofia Loren, Virna Lisi, Silvana Mangano, Gianni Santuccio,Alida Valli, Silvana Pampanini, Umberto Orsini e tanti altri. Con la diffusione della televisione anche i protagonisti del nuovo mezzo contribuirono con la loro popolarità alla diffusione di Grand Hotel e dei fotoromanzi e tra loro Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Claudio Villa, Raimondo Vianello, Delia Scala, Raffaella Carrà. Grand Hotel è ancora oggi in edicola e viene definito "un grande classico dell'editoria italiana".


Liberazione 31.12.08
La solidarietà di gay, lesbiche e trans ai redattori e ai poligrafici del nostro quotidiano
I diritti non fanno perdere lettori
di Aurelio Mancuso

«Tra un fagiolino e un nazi skin preferisco andare a letto con quest'ultimo, almeno c'è un'alta possibilità che sia bono…». I gay sanno sempre sdrammatizzare, anche davanti all'ennesima brutta vicenda tutta italiana, che potrebbe portare all'acquisizione di Liberazione da parte di un editore organico alle idee omofobe e sessuofobe del guru Massimo Fagioli. Così ieri mattina, con ironia e tristezza, abbiamo partecipato al presidio di protesta davanti alla sede del giornale di Rifondazione Comunista, mentre si riuniva l'assemblea dei soci proprietari del quotidiano. In questi giorni su Facebook e tramite qualche anonima telefonata di insulti, sono stato invitato ad occuparmi dei fatti miei, di voler strumentalizzare una vicenda tutta interna a Rifondazione, di voler distruggere la sinistra… Non sono stupito, né intimorito, certo rimane l'amarezza per aver toccato con mano l'estremo conflitto che colpisce una parte importante della sinistra radicale italiana. Ribadisco, che di piani editoriali, ristrutturazioni, confronti tra maggioranza e minoranza di un partito, non intendo in alcun modo occuparmi. Sono un semplice lettore e collaboratore esterno di un quotidiano che ha saputo parlare con grande coraggio a settori, anche molto lontani da Rifondazione.
Per me è stata una bella scoperta poter scrivere di temi scomodi e irritanti per la sinistra italiana, ma evidentemente non avevo messo in conto che all'interno degli stessi lettori e sostenitori di Liberazione esisteva un'area insoddisfatta, anzi ostile alla presenza mia e di tante altre firme eterodosse, non comuniste, insistenti nel portare avanti una tesi semplice e chiara a tutta la sinistra mondiale: diritti sociali e diritti civili devono camminare insieme. Rimango invece interessato, e pronto ancora a metterci la mia personale ostilità, alla possibilità che Liberazione sia normalizzata al punto di essere acquisita da chi pensa che i gay, lesbiche e trans debbano esser guariti, che la libertà individuale e il diritto di cittadinanza per milioni di persone, siano questioni «da Grand Hotel», che fanno perdere lettori, e naturalmente elettori. I miei valori di fondo non sono negoziabili: se ho combattuto contro l'omofobia prima dentro i Ds e poi dall'esterno contro un Pd che annovera quella metastasi politica che va sotto il nome di teo dem, non sarò mai meno tenero con un partito che pensa che l'orda fagiolina possa ripulire la cultura politica del suo giornale. Non esistono preferenze, né zone franche, per chi come il sottoscritto, non essendo organico a nessun partito, ha il dovere di difendere i legittimi interessi degli omosessuali italiani.
E pubblicamente voglio ora, dare ragione a Helena Velena, persona ritenuta eccentrica ed estrema all'interno del movimento lgbtq, che già due anni fa ad un incontro tra esponenti del movimento e l'allora candidato alle primarie dell'Unione Fausto Bertinotti, con veemenza denunciò il pericolo che dentro la sinistra radicale prendessero piede le tesi omofobe di Massimo Fagioli. La denuncia fu ripetuta anche durante le elezioni politiche di quest'anno. Helena fu trattata con fastidio e sufficienza. Ebbene aveva ragione lei!
È forse troppo tardi per aiutare l'attuale collettivo guidato da Piero Sansonetti ad andare avanti, ma anche a persona concreta e quanto pare decisa come Paolo Ferrero a chiudere spazi di dialogo con aree indipendenti e non strumentalizzabili del pensiero e dell'agire della sinistra sociale italiana, non sfuggirà che tutta questa vicenda lascerà un segno profondo. Sospingere i movimenti di liberazione fuori da ogni possibile relazione con le varie sinistre italiane, sta producendo un dramma politico dentro il dramma più generale, ci costringe ad una autosufficienza che non avevamo ricercato, ma che avevamo profeticamente evocato un'anno mezzo fa al Congresso nazionale di Arcigay e, che oggettivamente si sostanzierà nel futuro nelle forme e nei modi che decideremo di attuare. Nel quasi concluso processo di desertificazione della sinistra italiana, ci muoviamo tutte e tutti con grande incertezza, ognuno chiuso nel proprio ambito resistenziale e di ricerca di nuove strade. Il senso collettivo di agire per un vero cambiamento del nostro paese si è perduto e, lo dico con grande rispetto ai militanti di Rifondazione che mi hanno anonimamente e pubblicamente criticato, la vostra reazione è stata per me una bruciante conferma dello smarrimento in cui siamo precipitati.
Le recriminazioni sono a questo punto inutili e anche noiose: tutti hanno il dovere di difendere le proprie idee, finché sarà possibile esprimerle su queste pagine sarà per me un grande onore, poi ognuno andrà per la propria strada. Ma lo voglio dire con passione e gioia: aver ognitanto collaborato con Piero, Angela, Carla e tutte le giornaliste e tutti i giornalisti di Liberazione è stata una bellissima esperienza, che comprendo sia stata ritenuta all'esterno una liaison non opportuna, troppo esterna ai veri temi di cui occuparsi, perché come si sa gay, lesbiche, trans, non lavorano, non sono precari, non sono soggetti colpiti dalla crisi economica e sociale. Sarò al loro fianco fino all'ultimo minuto, perché ciò che hanno saputo dimostrare a me e a tante persone è che esiste una sinistra non fintamente amica, paternalista, accogliente solo nei momenti dove è necessario esserlo. Una sinistra-minoranza, che ama il prossimo suo, perché è se stesso.
L'immagine a sinistra appare a p. 12 di Liberazione di oggi

Liberazione 31.12.08
Da "Differenza donna"
Liberazione dà voce al femminismo

A Liberazione e al suo direttore, che unici in Italia hanno avuto la saggezza di ospitare la Storia, i saperi, le riflessioni e la politica di genere espressa da un gran numero di donne pensanti, tutta la solidarietà che meritano. Mi auguro di poter ancora contare a lungo sulle pagine di Liberazione per informare su quell'universo di donne, straordinario e complesso, che troppo spesso rischia di restare incomunicato.
Emanuela Moroli

Liberazione 31.12.08
La risposta di Ferrero al comunicato del cdr
Vedremo se vendere se ci saranno offerte concrete
Al Cdr e all'assemblea dei giornalisti di Liberazione

Carissimi e carissime,
ho letto sul giornale il vostro comunicato e mi dichiaro senz'altro disponibile a fare con voi una assemblea. Come sapete, ogni volta che mi è stato richiesto un incontro questo è avvenuto. Vi propongo quindi la data dell'8 gennaio.
Per quanto riguarda le considerazioni che svolgete nel vostro comunicato intendo ribadire due elementi.
In primo luogo ribadisco l'impegno assunto in più sedi e pubblicamente a salvare Liberazione. Questo impegno si è concretizzato nel finanziamento che il Partito ha garantito al giornale spendendo una barca di quattrini per coprire i buchi di bilancio. Questo impegno è avvenuto anche nelle ultime settimane ed è stata la condizione per cui Liberazione non ha chiuso. La direzione del partito quindi si è presa le sue responsabilità. Se le è assunte in una dimensione tale che molti iscritti ed iscritte valutano, questa presa di responsabilità, eccessiva. Se gli impegni verbali e scritti e l'esborso concreto di milioni di euro non vi hanno ancora convinto della volontà del PRC di salvare Liberazione io non so cosa farci. Considero insultante continuare ad accusare Rifondazione di non assumersi le sue responsabilità quando queste costano oltre 10.000 euro al giorno. Al fine di poter risolvere in modo strutturale - per il giornale, i lavoratori del giornale ed il partito - questa situazione, sono necessari tempi più lunghi di quelli preventivati perché il piano predisposto dalla MRC purtroppo non rispondeva a questa esigenza. Dopo che una enorme quantità di danaro è stata dilapidata in questi anni, questo gruppo dirigente intende scegliere a ragion veduta e non in modo emergenziale, sull'onda di una campagna stampa messa in atto sulle pagine di Liberazione, quale è la soluzione migliore. Se servono più giorni per capirlo ci metteremo più giorni.
In secondo luogo, l'ipotesi di vendita di Liberazione (quella che voi gentilmente chiamate svendita) verrà valutata nella misura in cui si arriverà ad una o più proposte concrete e queste verranno valutate in tutte le sedi deputate a farlo, compresa quella sindacale. Quella contro cui polemizzate è una lettera di interesse di un editore, non è una ipotesi di vendita. Quando vi sarà una ipotesi concreta di vendita questa verrà resa nota e discussa.
Con immutata stima
Paolo Ferrero

Liberazione 31.12.08
Replica sulla trattativa
Ma a noi poligrafici quel piano non piaceva

A precisazione di quanto affermato nella lettera di Gennaro Migliore e Patrizia Sentinelli, pubblicata su "Liberazione" del 30 dicembre 2008, circa il fatto che le organizzazioni sindacali avrebbero accolto il piano economico editoriale redatto dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e dal Direttore, riportiamo la lettera aperta consegnata dai lavoratori poligrafici a tutti i membri partecipanti alla Direzione del Prc del 22 dicembre, compresi Gennaro e Patrizia.
«L'assemblea dei lavoratori poligrafici di Liberazione respinge nettamente il piano presentato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione per risolvere la crisi di Liberazione, impostato sul taglio del 55,5% dell'organico poligrafico e del 39% dell'organico giornalistico. Questo significa un dichiarato esubero di 10 poligrafici su 18. Con questi numeri non si va da nessuna parte.
La cosa che più ci ferisce, oltre all'entità e la proporzione dei tagli tutti da discutere, è la cancellazione totale delle professionalità poligrafiche e l'umiliazione e la mortificazione che si vogliono infliggere alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.
Tra l'altro, il "rilancio" secondo questo piano sarebbe in parte rappresentato dalla chiusura della pagina "Incontri" (a cura poligrafica), fondamentale contatto con le centinaia di circoli, centri culturali, associazioni, insomma con il popolo comunista e di sinistra, per far posto ad una pagina dello sport, in un giornale senza l'edizione del lunedì, affidata a giornalisti o commentatori molto tifosi. Si passa dallo strumento di informazione e aggregazione alla palestra degli scrittori. Inoltre sparisce completamente l'ufficio diffusione indispensabile, tra l'altro, per il rilancio degli abbonamenti e la diffusione militante.
I lavoratori non sono disposti a pagare sulla propria pelle questa crisi che ha altre responsabilità. Chiediamo pertanto all'Editore di respingere con forza il piano prospettato e di aprire un ampio confronto per la salvaguardia dei posti di lavoro e per un vero rilancio del quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista».
L'Assemblea dei lavoratori poligrafici di Liberazione

Il Giornale 31.12.08
Risse e scissioni, le testate «rosse» in crisi d’identità

Roma. Non c’è pace nella sinistra. E non c’è neppure nei giornali di sinistra. Non si respira una bella aria a Liberazione, acque agitate all’Unità. Da una parte, sit-in di protesta contro il nuovo possibile editore, con Vladimir Luxuria in prima fila. Dall’altra, pare delinearsi una scissione in chiave antiberlusconiana, guidata da Antonio Padellaro. In ogni caso, con i distinguo del caso, non c’è da stare allegri.
Sul fronte Rifondazione comunista, il conflitto interno ruota attorno ad un nome: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale del settimanale Left, interessato a rilevare il quotidiano guidato oggi da Piero Sansonetti. Apriti cielo, non se ne parla proprio, no allo «spauracchio di un compratore-choc», non andremo mai con il «discepolo dello psicanalista Massimo Fagioli», recita una nota del giornale. Il cui direttore, ospitato da Repubblica, domenica scorsa si sfogava così: «Bonaccorsi accusa il manifesto di voler cancellare Liberazione, ma può essere lui il vero affondatore». E ancora: «So che punta a una svolta a destra del quotidiano con una linea antifemminista e omofoba». La soluzione migliore, per lui, poco gradito - diciamo così - al nuovo leader del partito, Paolo Ferrero, sarebbe un’altra: «Sto lavorando a un’associazione di chi lavora qui», perché «possiamo prenderlo noi, il giornale». Un’associazione che gestisca la testata, «insieme con un comitato di garanti, composto da figure illustri».
Non si fa attendere la replica di Bonaccorsi: «Il comportamento di Sansonetti mi sembra inqualificabile e le sue affermazioni, che spero smentirà, gravissime. Io antifemminista e omofobo? Ormai siamo alle bugie palesi e alla diffamazione». A questo punto, aggiunge, «è evidente che anche dentro Rifondazione c’è un caso Villari». Cioè, Sansonetti rimane «aggrappato alla poltrona» pur «mettendo a rischio i lavoratori».
Al di là di come andrà a finire, non è certo un bel viatico. Tanto più che ieri mattina, proprio sotto la redazione di viale del Policlinico, a dissentire sul progetto c’era pure la vincitrice dell’Isola dei famosi - osannata di recente proprio dal quotidiano del Prc - insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. «Bonaccorsi e Fagioli - attacca Luxuria - hanno criticato, tra l’altro, il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all’Osservatore romano o all’Avvenire per parlare di questi temi, bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra, che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l’uguaglianza».
Ci sarebbe aria di smobilitazione, invece, in casa Unità. È il Corriere della Sera a ipotizzare una pesante scissione all’interno del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. A guidare la diaspora ci sarebbe Antonio Padellaro, capo della redazione fino alla scorsa estate, prima che Concita De Gregorio prendesse il suo posto. Secondo il progetto, l’ex direttore lascerebbe per fondare e guidare un nuovo quotidiano. Un giornale ben calibrato, con l’obiettivo di seguire una linea intransigente, forse anche un po’ spregiudicata, per raccogliere i malumori interni al Partito democratico sulla questione morale. Ma anche, e forse soprattutto, per convogliare su di sé i mal di pancia di una sinistra che si riconosce, in primo luogo, nel contrasto alla politica del Cavaliere, al governo di centrodestra.


il manifesto 31.12.08
Liberazione. «Non ci serve uno psichiatra»

Sit-in di fronte alla sede di «Liberazione» contro l'ingresso nella proprietà del quotidiano - anche a maggioranza - di Luca Bonaccorsi, l'editore di Left seguace di Massimo Fagioli e, almeno fino alle recenti novità (la trattativa con il nuovo segretario del Prc Paolo Ferrero), bertinottiano, «La minestra di Fagioli non mi è piaciuta»; «Rifondazione ha bisogno di uno psicanalista, Liberazione no», recitano i cartelli. E ancora: «Femministe, lesbiche, gay, trans mamma mia che paura! Chiamiamo Fagioli», Secondo il quale «i gay sono malati, e vendere Liberazione a un editore a lui vicino è inaccettabile», sostiene il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, Al sit-in anche Luxuria: «Bonaccorsi e Fagioli hanno criticato il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso, Saremo costretti a rivolgerei all'Osservatore romano o all'Avvenire ...», E ancora: «Si vuole che Sansonetti stra a Ferrero come Fede a Berlusconi», Secondo il direttore Piero Sansonetti «Liberazione è una delle poche cose ancora viventi a sinistra, venderla a un gruppo privato che non dà garanzie né sul piano economico né su quello culturale, sarebbe un suicidio».

Il Messaggero 31.12.08
Luxuria dall’Isola alla lotta: giù le mani da Liberazione
di Fabrizio Nicotra

ROMA - In via del Policlinico volano gli stracci. La sede di Rifondazione comunista è teatro in questi giorni di un durissimo braccio di ferro sul futuro del quotidiano del partito, “Liberazione”. La maggioranza di Paolo Ferrero, uscita vincente dall’ultimo congresso, sembra pronta a vendere il giornale all’editore Paolo Bonaccorsi. La minoranza dei bertinottiani guidati da Nichi Vendola (e con loro gran parte della redazione e il direttore Piero Sansonetti) si oppone all’ipotesi e prova a resistere, accusando il segretario di voler esercitare il controllo politico sul giornale. Ieri l’ultimo episodio della querelle, con il sit in davanti alla sede del quotidiano a cui hanno partecipato molti redattori e l’ex deputata Vladimir Luxuria: una protesta contro i vertici del Prc, al grido di “giù le mani da Liberazione”.
Bonaccorsi è amico e seguace di Massimo Fagioli, psicanalista anti freudiano (ha definito Freud «un imbecille») accusato dalla comunità gay e lesbo di avere posizioni omofobe e sessuofobe. Da qui la mobilitazione di ieri. Fagioli, per altro molto vicino in questi anni a Fausto Bertinotti, non fa nulla per calmare le acque e nei giorni scorsi ha attaccato: «Sansonetti è come un bimbo fermo al ’68. Basta con lui e con Nichi Vendola». Il direttore, dal canto suo, risponde per le rime e sostiene che vendere a Bonaccorsi «è una follia», anche perché l’acquirente non darebbe alcuna garanzia né sul piano economico né su quello culturale. Sansonetti propone inoltre di affidare il giornale a dieci saggi di sinistra. Il comitato di redazione lo appoggia, chiede alla segreteria di assumersi le proprie responsabilità e protesta perché siano ripristinate corrette relazioni sindacali.
La mediazione sembra difficilissima, anche perché i confronto si gioca sul campo di un partito lacerato. Ferrero e la maggioranza non hanno mai amato l’attuale direzione e la linea editoriale, considerate troppo vicino alla minoranza. E subito dopo il congresso si è aperta la guerra di logoramento, con ripetuti attacchi del segretario al direttore. Il vertice sostiene che il giornale è in crisi, che perde copie e che bisogna correre ai ripari. Vendola e l’opposizione interna rispondono che queste sono soltanto scuse per mettere le mani su “Liberazione”, esercitando così un controllo politico sulla linea editoriale.
Insomma, è guerra a tutto campo. L’assemblea dei redattori fa il possibile e organizza un incontro pubblice per l’otto gennaio, al quale Ferrero ha promesso di partecipare. E’ la prossima tappa di questo scontro all’arma bianca. Partito e giornale sono nello stesso palazzo e nelle stanze di via del Policlinico si vive da mesi da “separati in casa”. Dopo il disastro delle elezioni di aprile e il tramonto della stella di Fausto Bertinotti, si è aperta la guerra di successione: Ferrero vince il congresso, Vendola perde. Un esito che segna una rottura profonda nei rapporti tra maggioranza e opposizione: il partito, o meglio la comunità del Prc, non sembra avere forza e idee per reagire alla situazione, tanto che ciclicamente torna a manifestarsi lo spettro della scissione. Ora lo scontro investe “Liberazione”, con tutto ciò che questo comporta anche per il futuro di giornalisti e poligrafici, ma la posta in palio è il futuro del partito, che cerca disperatamente di sopravvivere. La prossima scadenza sono le Europee di primavera, ma in ogni caso (al di là dell’esito) sembra molto difficile che le due anime del Prc riescano a ritrovare le ragioni per convivere.


Il Mattino 31.12.08
«No alla vendita di Liberazione», sit-in con Luxuria
Lite tra l’acquirente Fagioli e il direttore Sansonetti
L’accusa: troppo spazio a gay e sesso La replica: non siamo l’Avvenire

«Rifondazione ha bisogno di uno psicanalista, Liberazione no!». E ancora: «Femministe, lesbiche, gay, trans, mamma mia che paura! Chiamiamo Fagioli». Alcuni dei cartelli di protesta esposti dalla redazione di Liberazione durante il sit-in davanti alla sede del quotidiano di Rifondazione comunista a cui ha preso parte anche Vladimir Luxuria. Una protesta con l’ipotesi di vendita del giornale a Luca Bonaccorsi. vicino allo psicanalista Massimo Fagioli. «Bonaccorsi e Fagioli - accusa Luxuria - hanno criticato, tra l’altro il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all’Osservatore romano o all’Avvenire per parlare di questi temi bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l’uguaglianza», rivendica la vincitrice dell’Isola dei famosi, ex deputata Prc che mostra la copia del 16 gennaio 2005 sulla quale per la prima volta firmò in prima pagina un articolo sui gay. Il direttore del quotidiano, Piero Sansonetti, replica intanto a Fagioli che lo definisce a un bimbo fermo al ’68 paragonando Liberazione alla rivista Grand Hotel: «Non le considero accuse, essere un bambino mi è sempre piaciuto e rivendico di aver fatto il ’68. Grand Hotel? Non lo conosco, non lo leggo, forse la legge Fagioli». La realtà, per Sansonetti, è che «nello scontro fra la maggioranza e la minoranza del partito sta avanzando l’ipotesi di vendere il giornale a un editore privato, Bonaccorsi, vicino allo psichiatra che ha definito Freud un imbecille: è una follia. Liberazione è una delle poche cose ancora viventi a sinistra: invece di salvarla, venderla a un gruppo privato che non dà nessuna garanzia, nè sul piano economico nè su quello culturale, sarebbe un suicidio. È vero, la sinistra ha sempre avuto tentazioni suicide, ma c’è un limite anche a questo».

Aprile on line 31.12.08
Liberazione non è di Sansonetti
di Renzo Butazzi

Dibattito. Il quotidiano del Prc deve essere rappresentativo della linea politica del partito o meglio della sua segreteria, che lo finanzia e che ne è l'editore. Questo è tipico di ogni giornale che fa capo ad una formazione partitica, non c'è niente di scandaloso. L'attuale direttore, gridando all'epurazione di cui si dice vittima e che lo porta ad accusare la nuova maggioranza, sta montando un caso che non ha fondamento.
Nella polemica, oziosa e irritante, del direttore di Liberazione con la nuova maggioranza del PRC mi ha colpito in particolare l'articolo: "Un commissario politico a Liberazione?" pubblicato mercoledì 24 dicembre. In esso Piero Sansonetti, sostiene che "gli elementi essenziali che garantiscono che un giornale sia un giornale sono la sua autonomia, la sua libertà".
A questa stregua soltanto Liberazione di Sansonetti sarebbe stato fino ad oggi un vero giornale perché, secondo lui, libero e autonomo. Adesso, però, anche il quotidiano comunista sarebbe a rischio perché la nuova segreteria del partito sta per togliergli autonomia e libertà.
Mi sembra incredibile che un giornalista esperto possa ancora sostenere in buona fede una tesi tanto lontana dalla realtà come quella dell'autonomia e libertà di un giornale.
Innanzi tutto qualsiasi giornale dipende dal suo direttore. Caso mai, dunque, è autonomo il direttore. Se Sansonetti lo è stato, è soprattutto perché, guarda caso, la sua linea era sostenuta dalla maggioranza precedente e ora da una bella fetta del partito proprietario del giornale. Per usare un'espressione che lo scandalizza - quella di "commissario politico" - potremmo dire che lui, a Liberazione, è stato il "commissario politico" di se stesso e dei redattori.
Salendo di un gradino, l'autonomia del direttore, in ogni giornale, non si sostanzia "per grazia di Dio", ma è quella che gli concede il padrone. Il direttore può essere "autonomo" solo nella misura in cui la linea con cui dirige il giornale va d'accordo con quella del proprietario o consente al proprietario di guadagnare di più.
Qualcuno ricorda quando Indro Montanelli si vantava di non avere un padrone perchè i padroni erano i suoi lettori? Silvio Berlusconi gli dimostrò il contrario mandandolo via. Forse che i direttori di "La Stampa" avrebbero potuto scrivere od ospitare articoli contrari alla Fiat e agli Agnelli?
E' assurdo dunque che Piero Sansonetti si scandalizzi perché la segreteria del partito dichiara di essere titolare della linea del giornale. Secondo lui questo non era mai accaduto in Occidente.
Non sono in grado di fare un'indagine per accertare se dichiarazioni in questo senso o analoghe siano o non siano state fatte per giornali di partito europei, comunque sarei disposto a scommettere che anche qualcun altro tra loro ha dato questa prova di sincerità, anzi, di "trasparenza". Mi sembra che non ci sia da inorridire se un partito detta la linea al suo giornale, soprattutto quando lo dice chiaramente.
Liberazione è del PRC e il suo direttore è pagato di fatto dal partito. Se questa dipendenza non piace a Sansonetti, se la parola partito lo irrita (soltanto con questo segretario?) se l'idea di un direttore responsabile della linea politica lo fa pensare alla Ceka, perché seguita a dirigere un giornale di partito, per di più comunista?


L’espresso 31.12.08
Rifondology Sunset
di Alessandro Gilioli

Sarà perché in vacanza uno tende a dedicarsi alle letture leggere, ma in questi giorni non mi perdo una sola puntata della soap “Rifondology Sunset”, gustosamente seguita dal Corriere e Repubblica con interviste quotidiane a uno o più dei coprotagonisti.
Ricapitolando: l’editore Bonaccorsi, considerato vicino a Bertinotti e come lui seguace dello psicanalista guru Massimo Fagioli, vuole acquistare il giornale Liberazione, mentre Fagioli dice a Vendola che può anche andare a letto con i termosifoni, mentre il segretario del partito Ferrero azzera il cda di Liberazione per licenziarne il bertinottiano direttore Sansonetti, mentre Vladimir Luxuria manifesta in piazza contro Ferrero, mentre Vendola accusa Fagioli di essere un tipo melmoso e volgare, mentre l’editore Bonaccorsi dice che è tutta colpa del Manifesto che vuole cancellare Liberazione per vendere qualche copia in più, mentre Giordano dice che con Fagioli non vuole avere più nulla a che fare.
Mancano però alcuni passaggi fondamentali: per esempio, a Luxuria starà o no simpatico Fagioli? E Bertinotti, che cosa pensa del sesso con i termosifoni? E Fagioli al mattino legge prima Liberazione o il Manifesto? E Sansonetti, qual è la sua posizione sul rapporto tra L’isola dei Famosi e la psicanalisi antifreudiana?
Mica si può aspettare per avere queste risposte. I precari a fine contratto giusto oggi e gli operai in cassa integrazione non stanno più nella pelle dalla curiosità.


agendacomunicazione.it 31.12.08
Liberazione, rimosso il Cda. sit-in davanti alla redazione

Continua lo scontro tra giornalisti ed editore nel quotidiano di Rifondazione Comunista, che potrebbe essere venduto a Luca Bonaccorsi, già editore di Left. La Mrc Spa, società editrice del quotidiano ha da ieri una nuova figura: l'amministratore unico.
L'assemblea dei soci di Mrc Spa, società editrice di Liberazione, ha rimosso ieri il vecchio Consiglio di Amministrazione, affidando la società a Sergio Boccadutri - che deve ancora sciogliere la riserva - nuovo amministratore unico.
È l'ultima mossa di Rifondazione Comunista, proprietaria della società editrice, nella guerra con il direttore Sansonetti e la redazione nata come conseguenza della non buona situazione economica del quotidiano e di alcune scelte editoriali, che secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero sosterrebbero un progetto alternativo a quello della maggioranza interna al Partito (comunque diviso, dopo l'ultimo congresso, tra i sostenitori del segretario e la corrente di Nichi Vendola).
Secondo le accuse della redazione, la rimozione del Cda - autore del piano di salvataggio bocciato dalla direzione pochi giorni fa, decisione che aveva causato uno sciopero immediato dei giornalisti - apre la strada alla vendita della testata a Luca Bonaccorsi, già editore del periodico Left e considerato vicino allo psicologo Massimo Fagioli, accusato di omofobia.
Per protestare contro questa decisione, e contro la possibile vendita a Bonaccorsi, ieri è stato organizzato un sit-in di protesta di fronte alla sede del giornale, al quale oltre alla redazione hanno partecipato Vladimir Luxuria, ex deputata del Prc e fresca vincitrice dell'Isola dei Famosi, e Franco Grillini, ex presidente di Arcigay.


Altri pezzi su numerosi quotidiani non disponibili sul web, come La Provincia, L’Arena, Il Giornale di Vicenza...