domenica 9 marzo 2008

FAUSTO BERTINOTTI: «Stavolta la sinistra si gioca tutto. Il nuovo soggetto unitario e plurale si farà. Niente veti. Non faremo un cartello elettorale. Chi ci sta ci sta. Subito comitati per la Sinistra arcobaleno in tutta Italia. La tesi del pareggio elettorale è arbitraria e serve solo a preparare una 'union sacrée' tra Pd e Pdl. Chiedo a Veltroni e a Berlusconi di esprimersi subito sulle riforme: dicano ora se vogliono allearsi dopo le elezioni per tagliare le ali per via istituzionale. Sarebbe un regime a cui si può rispondere solo con una mobilitazione democratica di tutti i cittadini e di tutte le forze organizzate» dall'intervista che il manifesto pubblica oggi (domani qui)
«Quello sul "voto utile" è un imbroglio da sfatare, perché porterebbe alla vittoria di Berlusconi e a cancellare la sinistra. Il vero voto utile è quello alla Sinistra arcobaleno. Peccato. Nella travolgente foga elettorale Veltroni ha perso una occasione per non dimostrarsi totalmente estraneo al dibattito politico e culturale che da tempo anima la sinistra. Se se ne fosse occupato, avrebbe potuto constatare come in tutto il movimento altermondista fossero presenti letture della globalizzazione capitalistica che rilevavano l'importanza del conflitto di classe e i suoi termini rinnovati. Chi è sempre stato interessato a queste letture, anche da Presidente della Camera, ha contribuito anche con la nascita di una rivista "Alternative per il socialismo" a interpretare i nuovi termini del conflitto di classe. Leggere per verificare. Non è mai troppo tardi per colmare una lacuna».



8 MARZO. Stefania Tallini ha suonato ieri al Quirinale

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA 8.3.08
CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA
il comunicato ufficiale qui

l’Unità 9.3.08

Quel che noi donne abbiamo insegnato al sindacato...
di Adele Cambria
(su "spogli")

Liberazione 9.3.08
Intervista alla filosofa e sociologa sulla dinamica attuale della società italiana e sulle proposte politiche in campo oggi
Chiara Saraceno: Italia disuguale, non siamo un Paese democratico
di Anubi D'Avossa Lussurgiu
(su Liberazione.it, p.3)

Liberazione 9.3.08
Giordano a Napoli: «Dopo le politiche, in Campania subito le regionali»
Bertinotti: «Votare la Sinistra fa bene anche al Piddì»
di Romina Velchi
(su Liberazione.it, p.9)

Liberazione 9.3.08
Il leader del Pdci dopo il no al seggio: «La Sinistra? Confederata»
Diliberto: «Veltroni attacca perché è nervoso, candidare Calearo gli fa perdere voti»
di Angela Mauro
(su Liberazione.it, p.9)

l’Unità 9.3.08
Bush mette il veto sul bando alla tortura
di Roberto Rezzo
(su "spogli")

l’Unità 9.3.08
Il libro del leader di «Autonomia» sull’anno fatidico: l’affresco istruttivo e gli errori
Piperno, la «cattiveria» del 68 finita male
di Bruno Gravagnuolo
(su "spogli")

La Stampa 9.3.08
"Ho manipolato le Br per far uccidere Moro"
Dopo 30 anni le rivelazioni del «negoziatore» Usa
di Francesco Grignetti
qui







l’Unità 9.3.08
Eclettico e visionario, l’800 ritrovato
di Renato Barilli
(su "spogli")











l’Unità 9.3.08
Vita intima di Burri
(su "spogli")

Repubblica 9.3.08
La politica e i buoni maestri
di Giulia Boringhieri
(su "spogli")

Corriere della Sera 9.3.08
«Riabilitare Lutero», duello tra Financial Times e Vaticano
Il quotidiano economico: «Dal Papa solo un'operazione cosmetica». La Santa Sede: «Nessun fondamento»
(su "spogli")

Corriere della Sera 9.3.08
Derrida. Bioetica, giustizia, politica: che fare?
«Il futuro è una chance, non ingabbiatelo»
di Jacques Derrida
(su "spogli")

il manifesto 9.3.08
Processo a Dio
Olocausto, il male assoluto e le domande senza risposta
di g.cap.
(su ilmanifesto.it)

Il Sole 24 Ore Domenica 9.3.08
La malvagità del Bene
Philip Zimbardo esplora le più aberranti legittimazioni della violenza, dai nazisti ad Abu Ghraib
di Roberto Escobar

Il Sole 24 Ore Domenica 9.3.08
Karl Jaspers. Tra Cristo e Nietzsche
di Giovanni Santambrogio

Il Sole 24 Ore Domenica 9.3.08
Il vero Artemidoro
di Cinzia dal Maso

Il Venerdì n.9
Quattro capolavori «contro», firmati Marco Bellocchio
di Irene Bignardi
Fra le tante sue qualità, Marco Bellocchio ne ha una singolare: anche se ha ormai compiuto i sessantotto anni, anche se ha da tempo conquistato lo status di grande del cinema italiano, non è mai entrato a far parte della schiera dei padri del nostro cinema, continua ad essere un figlio (adulto), un non riconciliato, una voce contro.
Una voce che, dal debutto nel 1965 con un film veramente «epocale» come I pugni in tasca, al recente, bellissimo e malinconico Sorelle. non dice sempre e necessariamente cose giuste, che ogni tanto stona (quando ancora esercitavo il mestiere di critico cinematografico sul quotidiano e Bellocchio era nel suo periodo «fagioliano» ci siamo affettuosamente scontrati in un paio di occasioni). Ma una voce di assoluta originalità. E, soprattutto, uno sguardo smagliante, come testimoniano i quattro film riuniti in un cofanetto realizzato dall'Istituto Luce sotto il titolo I capolavori di MarcoBellocchio.
Non sono tutti capolavori, quelli del cofanetto - o comunque di suoi capolavori ce ne sono molti altri. Ma si trana di una rassegna di idee, di immagini e di te'mi che percorre e circoscrive in maniera efficace il mondo di Bellocchio: la sfida all'autorità di Nel nome del padre, lo scontro tra la borghesia e il mondo di fuori di La balia, la ribellione all'autorità e l'auto determinazione di Il principe di Homburg, la sfida alle com'enzioni di La condanna.
E ci sono poi due documentari: uno, Addio al passato, firmato da Bellocchio, un altro, Stessa rabbia stessa primarera, firmato da Stefano Incerti, che rappresentano due opposti angoli di visione sul mondo del regista: un'allegra elegia al mondo di Piacenza (città natale di Bellocchio e vera patria di Verdi, secondo un esperto bellocchiano) e alla musica di Verdi il primo, tutto centrato su diverse e possibili esecuzioni della Traviata, in trattoria come all'opera (e che meravglia quella poesia dialettale su Piacenza). L'altro, un percorso nel cinema, nelle idee politiche, nella biografia di Bellocchio, dall'assenza del padre al suicidio del fratello. E quando nel finale si percorre a ritroso la sua filmografia, capiamo - pur litigando con alcune affennazioni - quanto gli debbano il nostro cinema, la nostra cultura, il nostro presente.
(ricevuto da Fabio Della Pergola)