martedì 31 maggio 2005

Marco Bellocchio al NapoliFilmFestival

LA SETTIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA DEDICATA ALLA FILMOGRAFIA DEL BACINO DEL MEDITERRANEO
Tante star e pellicole al NapoliFilmFestival
di Benedetta de Falco

(...)
Il Napolifilmfestival, in programma a Napoli dal 5 al 16 giugno, creatura di Davide Azzolini e Mario Violini, che ne sono i direttori, è organizzata dall’Associazione Napolicinema in collaborazione con il Warner Village Metropolitan e con la Fondazione Laboratorio Mediterraneo.

A un panel sul tema del grande cinema italiano visto dagli americani, moderato da Antonio Monda(...) interverranno Marco Bellocchio, Tullio Kezich, Roberto Cicutto, Luciano Sovena, Mario Sesti, Gaetano Blandini
(...)

Luciano Canfora, a proposito di antichità greca e di comunismo

Corriere della Sera 31.5.05
di LUCIANO CANFORA

La grande idea-forza del comunismo nacque, a quanto pare, in Grecia. Tutto prese origine dalla scoperta della nozione di «natura», cioè della struttura profonda e non convenzionale dell’agire umano. Quella scoperta poteva far barcollare l’edificio sociale, faceva ad esempio cadere la distinzione tra Greci e barbari (pur così cara all’autostima dei Greci) o tra schiavo e libero. Un frammento del sofista Antifonte queste barriere le infrange; si tratta di un lembo di papiro, ma il concetto è chiaramente distinguibile. Per parte sua Antistene, un discepolo «estremista» di Socrate, portò questa scoperta dell’unità del genere umano alle sue estreme conseguenze. Affermò un acceso cosmopolitismo; si sentiva cittadino del mondo, non di una singola patria. Reclutava i suoi seguaci tra i più poveri. Platone invece - il quale concepì anche lui una utopia comunistica ma fortemente castale - reclutava i suoi tra i ceti più elevati. E aristocratico era egli stesso. Il richiamo alla «natura», cioè all’unità del genere umano ha un sapore rousseauiano. Ed è comprensibile che di lì sia scaturita una spinta di tipo «rivoluzionario» o per lo meno una spinta all’inquietudine sociale, che purtroppo le fonti superstiti non amano mettere in adeguata luce. Ma resta emblematico il fatto che un filosofo di ispirazione storica come Blossio di Cuma, assertore anche lui dell’unità del genere umano, dopo aver sostenuto i Gracchi a Roma sia finito all’altro capo del Mediterraneo, a combattere e a finire i suoi giorni, accanto agli schiavi ribelli di Aristonico, adoratori del Sole, a Pergamo.
Gli schiavi erano di certo gli «ultimi» della società ellenistico-romana. Ma erano masse sterminate, senza voce. In un papiro demotico di epoca tolemaica si legge questa preghiera di uno schiavo fuggitivo: «Signore grande tu conosci questo piccolo servo fino in fondo al suo cuore. Tu vedrai la perversità grande come il mare che pesa su di me. Dall’oppressione continua deriva anche la mia fuga» (traduzione di Aristide Calderini). Difficile che un uomo politico si occupasse di loro. Più facilmente accadeva che di questa assurda condizione umana si occupasse un filosofo. Una spinta «comunistica», come alternativa all’ordine esistente, aveva sempre serpeggiato nella società greca. Altrimenti non capiremmo come mai un Aristofane sentisse il bisogno di destinare la sua pessima derisione (Le donne all’Assemblea) a questo genere di «utopie».
Anche Aristotele, uno dei filosofi che hanno prevalso nel corso della tradizione giunta fino a noi, dedicò non poche energie alla critica delle utopie sociali. Ed è perciò grazie a lui che veniamo a conoscere qualcosa che altrimenti sarebbe stato cancellato del tutto. «Falea di Calcedone - scrive Aristotele nella Politica - è il primo che abbia trattato questo tema: lui vuole che tutti abbiano uguali ricchezze» (II,4). Aristotele è ben consapevole del fatto che la disuguaglianza delle fortune è all’origine di ogni sorta di rivoluzioni, ma è anche convinto che questi utopisti non vedano giusto perché non hanno mai avuto vera e diretta esperienza della gestione di una città. Che il tema della disuguaglianza da sanare fosse incombente nella vita delle città greche è chiaro da vari sintomi, compreso il fatto, che ugualmente ci è noto da Aristotele, che nelle assemblee decisionali i due argomenti principali all’«odg» fossero la guerra (primo in assoluto) e le risorse economiche (secondo ma collegato strettamente al primo, visto che la guerra si faceva per avere più risorse e accontentare, o tenere a bada, i ceti meno ricchi).
Insomma la eterna questione sociale era al centro di tutta la vita. E l’impero era un modo per ammortizzarla, grazie allo sfruttamento (o rapina) inflitti agli altri. Ecco perché i «comunisti» ante litteram, inneggianti all’unità del genere umano, non avevano buona stampa nemmeno presso i ceti «proletari» di condizione libera (per usare un termine caratteristico del linguaggio romano).
A Roma un pensiero originale orientato in modo così radicale non sembra essersi sviluppato. Un grande poeta romano però (il più grande, secondo Theodor Mommsen), cioè Lucrezio, inserì nel quinto libro del suo poema Sulla natura una trattazione che si potrebbe modernamente intitolare «Origine della famiglia, della proprietà e dello Stato». In quel libro osserva, tra l’altro, che i dolori e i conflitti ebbero inizio, nella storia dell’umanità, quando «fu inventata la proprietà» ( res inventa est aurumque repertum ). C’è un che di rousseauiano, ancora una volta, in questa intuizione. Era una veduta sua o la ricavava da Epicuro, sua fonte principale? Quantunque Lucrezio sia stato in alcuni casi (ad es. nel radicale rifiuto della religione) pensatore originale, su di un tema come quello del costituirsi stesso della società dipendeva con ogni probabilità dal suo adorato Epicuro. E non a caso, un uomo come Cicerone riteneva pericoloso - lo dice nelle Tusculanae - il diffondersi «in tutta Italia», al tempo suo, di divulgazioni in lingua latina del pensiero di Epicuro. I pensatori greci dunque, soprattutto le molte correnti di pensiero che si dipartono dal socratismo e che siamo soliti chiamare filosofie «ellenistiche», furono inquietanti: lo furono già per i Romani. Facevano vacillare i capisaldi di una società divisa in classi. Durante il fascismo, nei media come a scuola, la Grecia veniva caparbiamente posposta a Roma. Il professore di liceo che nell’insegnamento dava troppo spazio ai Greci rispetto ai Romani era considerato sospetto, quasi «antifascista». Capitò così a Tommaso Fiore, il quale racconta che fu mandato un ispettore ministeriale nel suo liceo (ad Altamura) a chiedergli conto del fatto che egli leggesse con gli studenti nientemeno che la Repubblica di Platone.

come non fosse passato più di un secolo, "scienziati" inglesi
rispolverano Lombroso...

Le Scienze 30.05.2005
Comportamento antisociale ereditario
I bambini ereditano dai padri alcune tendenze psicopatiche

Uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Child Psychology & Psychiatry” ipotizza che il comportamento antisociale di alcuni bambini possa essere il risultato del loro corredo genetico.
Una ricerca britannica sui gemelli suggerisce che i bambini con tendenze psicopatiche premature, come l’assenza di rimorso, le abbiano ereditate dai propri padri. Questi bambini hanno forti probabilità di esibire un comportamento antisociale, ma i fattori ambientali sono altrettanto importanti e, se favorevoli, possono agire da tampone. Inoltre, il comportamento antisociale dei bambini privi di tendenze psicopatiche sarebbe dovuto con ogni probabilità principalmente ai fattori ambientali.
In passato, gli stessi ricercatori avevano scoperto che i ragazzi dotati di una particolare versione di un gene avevano molte più probabilità di manifestare un comportamento antisociale se da piccoli avevano subito maltrattamenti. Nel nuovo studio, Terrie Moffitt e colleghi del King’s College di Londra hanno seguito 3687 coppie di gemelli di sette anni. I gemelli vengono spesso usati per studiare le caratteristiche ereditarie, in quanto i gemelli identici condividono gli stessi geni e pertanto le stesse influenze ereditate.

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Usa
depressione: fino a un adolescente su cinque

La Gazzetta del Sud 31.5.05
La depressione può colpire un adolescente su cinque

ROMA – La depressione può colpire oltre un adolescente su cinque e di questi il 40% sarà depresso anche più in là con gli anni, con probabilità elevata di malattia ricorrente per tutta la vita. È uno dei dati riferiti da Constance Hammen, psicologa dell'Università di Los Angeles, che da oltre 30 anni si occupa di questa malattia. Secondo un suo studio tuttora in corso, presentato alla conferenza annuale della American Psychological Society tenutasi a Los Angeles, a rischiare di più una depressione ricorrente sono quei giovani che, quando a 15 anni mostrano i primi segni della malattia, hanno difficoltà relazionali. Lo studio, condotto insieme a Patricia Brennan della Emory University di Atlanta, è finora durato 10 anni e ha visto la partecipazione di 800 famiglie con bambini, ormai ventenni, colpiti da depressione. «Abbiamo trovato che il rischio di depressione ricorrente» è alto in quei ragazzini che a 15 anni hanno insieme alla malattia anche difficoltà nelle relazioni sociali» ha ribadito Hammen, precisando che a questi ragazzi di solito si riscontrano altri problemi come fobie, attacchi di panico, ansia con un esordio anche alla tenera età di cinque anni.

Umberto Veronesi

Giornale di Brescia 31.5.05
Veronesi: c’è ancora molta confusione
L’EX MINISTRO DELLA SANITÀ INTERVISTATO DA BONOLIS


ROMA - Paolo Bonolis e Umberto Veronesi faccia a faccia su un tema scottante: quello della legge sulla procreazione assistita. Il primo nei panni dell’intervistatore, il secondo in quelli dell’esperto. E proprio contro la mancanza di chiarezza informativa si è infatti scagliato l’ex ministro della sanità, già schieratosi a favore del sì ai quattro quesiti referendari. Occasione per l’intervista, un incontro organizzato da Il Riformista , alla presenza di vari politici tra i quali Maura Cossutta (Pdci) e Daniele Capezzone (Radicali). Tanti i temi passati in rassegna da Veronesi sotto il fuoco delle domande di Bonolis. E su un punto intervistato e intervistatore concordano pienamente: la mancanza di chiarezza che circonda i prossimi referendum e la «confusione» che, ha avvertito Veronesi, «può alla fine spingere la gente a non pronunciarsi». D’accordo Bonolis: «Non so se rispetto ai referendum si possa parlare di disinformazione - ha detto - ad ogni modo, se uno vuole capirne un po’ di più, può farlo». «Andare a votare è un dovere, sia che si voti per il sì sia che si voti per il no», è stato il monito dello scienziato. È importante andare alle urne, ha sottolineato Veronesi, «per esprimere il proprio pensiero, perchè questo Paese deve crescere: non possiamo pensare di costruire un futuro intelligente e razionale per il nostro Paese se non sappiamo cosa pensa la gente». Secondo Veronesi «questa legge fa di tutto per evitare la procreazione assistita, ponendo tantissimi ostacoli e creando confusione» . Ma se la Chiesa spinge all’astensione, ha commentato, «fa in un certo senso il suo mestiere; non capisco invece gli uomini politici che fanno proprio questo messaggio invitando la gente a non andare a votare. Questo è davvero scorretto e sorprendente». «La legge 40 sulla procreazione assistita è una legge contro le donne, perchè il desiderio di maternità - ha affermato l’ex ministro della S anità - è naturale e questa legge fa di tutto per ostacolarlo» . Veronesi ha fatto riferimento al dibattito circa l’inizio della vita e se il pre-embrione possa o meno essere considerato essere vivente. L’uovo fecondato, ha detto, «può essere considerato un primo passo verso il futuro nascituro, ma una forte corrente scientifica pone l’inizio della vita reale con la nascita dell’abbozzo cerebrale, ovvero verso la terza terza-quarta settimana di gestazione».

Bertinotti e il papa

La Stampa 31.5.05
IL SEGRETARIO DI RIFONDAZIONE: «INTERVENTO INOPPORTUNO»
Bertinotti: ha scelto di restare sul limite

ROMA. ONOREVOLE Bertinotti, l’intervento del Pontefice cambia qualcosa nel dibattito politico in vista del referendum. O no?
«A me pare che gli interventi vadano letti insieme, quello del Papa e del cardinale Ruini. Dico insieme, perché solo così si legge il senso dell’intervento della Chiesa nella vicenda referendaria attraverso una presa di posizione del Pontefice, diciamo tenuta sul limite... seppure con la forza e l’autorevolezza di un Pontefice... e che sebbene prevedibile, non poteva essere considerata scontata. Il carattere fortemente ecumenico della Chiesa poteva consentire la speranza di un non-intervento da parte del Pontefice».
Bertinotti, lei soppesa le parole. Ma c’è già chi grida allo scandalo.
«Naturalmente qui non si discute la legittimità di questo intervento, ma l’opportunità. E’ chiaro che il Capo della Chiesa può intervenire su tutte le questioni che abbiano a che fare con il vivere della Chiesa nel mondo contemporaneo. Ma la dimensione mondiale della Chiesa poteva lasciare sperare in una scelta di non-ingerenza. Non della Chiesa, bensì del suo massimo rappresentante. Mi spiego: la mia obiezione di opportunità è determinata dal carattere tutto particolare della figura del Pontefice».
Lei, però, non crede che abbia valicato la linea dell’ingerenza.
«Io dico: ha scelto di stare sul limite. Con un messaggio implicito, ma per nulla critpico per chiunque abbia conoscenza delle precedenti posizioni prese dal Pontefice. E il messaggio, una volta scelto di farlo, poteva tranquillamente fermarsi qua. Perché è chiaramente leggibile. Ripeto: sta sul limite. Non credo che gli si possa muovere un’obiezione di tipo istituzionale. Muoverei un’obiezione di opportunità per il contesto: il messaggio del Papa interviene indirettamente, ma inequivocabilmente nella scelta referendaria».
Ci sono appunto le parole di Ruini...
«Quello del cardinale Ruini è un intervento contestuale che, per il ruolo che interpreta e per la scelta dei tempi, è come se fosse (o si incaricasse) di tradurre in linguaggio esplicito ciò che era trattenuto e implicito nel Pontefice. Con questo uno-due, la posizione della Chiesa sul referendum diventa quella di una scelta diretta e attiva per l’astensione. Un intervento diretto e attivo con l’obiettivo di sconfiggere il referendum attraverso l’astensione. Del resto, mi pare che il cardinale dica: “astenetevi per non peggiorare la legge”. La cosa è abbastanza importante. Ricordo un articolo del cardinale Tettamanzi, apparso sull’Osservatore Romano di qualche giorno fa: citando san Tommaso d’Aquino, il cardinale ricordava che i cattolici non chiedono al diritto di identificarsi con la morale perché ciò produrrebbe mali maggiori. Ma, nella sua autonomia, il diritto non può contraddire la morale; i cattolici devono lavorare non perché la legge esprima il loro credo, ma perché rappresenti il male minore. E’ questa la posizione che risulta francamente molto preoccupante: la Chiesa si attribuisce la prerogativa di essere lei a misurare la compatibilità della legge con la morale. Non la sto accusando di Stato etico, ma di fissare lei la linea di confine e di chiamare i cattolici a difendere quel confine. E un’idea neoconfessionale dello Stato. Un’idea più raffinata di rapporto con la modernità dell’antica idea confessionale».
Significa che il diritto è costantemente in mora?
«No, perché c’è uno spazio di autonomia del diritto dalla morale. Anche loro sono avvertiti del pericolo dello Stato etico. Ma la via d’uscita non risolve la questione. Non riconosce l’autonomia della fondazione laica della legge da parte dello Stato e dunque del popolo. La richiesta di astensione da parte di Ruini è come l’erezione di un muro. Fissa il limite di incompatibilità con la morale. Ma siccome è definito dalla Chiesa è perciò anche indiscutibile».

Margherita Hack

31 Maggio 2005
Intervista a Margherita Hack
di Cristiana Pulcinelli

CON LA PASSIONE di sempre, Margherita Hack affronta la questione referendum. E si indigna:
«È una vergogna che la Chiesa interferisca così nelle questioni dello Stato. Mi sembra che sia anche una violazione del Concordato. Paradossalmente, c'erano meno interferenze quando in Italia dominava la Dc».
Ma l'indignazione della scienziata non finisce qui:
«Ancora più vergognoso del discorso del Papa è il fatto che il presidente del Senato inviti all'astensione: è gravissimo che la seconda carica dello Stato chieda ai cittadini di non servirsi dei diritti di cui dispongono».
Cosa voterà il 12 giugno?
Voterò 4 sì perché penso che questa sia una legge retrograda, medievale, antiscientifica e liberticida. E una legge antiscientifica perché impedisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che sono le più duttili e quindi quelle su cui puntare per cercare una possibile cura per malattie gravi come il Parkinson e l'Alzheimer. È liberticida perché impone molti divieti alla libertà di coppie sterili o portatrici di malattie genetiche che potrebbero usufruire di ciò che la scienza offre loro. Sento discorsi da Inquisizione. Si parla di diavolo, di pericoli insiti nella scienza. Invece è una cosa esaltante vedere come si comincia a capire il mistero della vita. E poi ci sono aspetti della legge davvero retrogradi e assurdi. Il fatto che se la donna non vuole più impiantare gli ovuli fecondati, lo deve fare lo stesso. Come si fa? La si lega? La si imbavaglia? Oppure il divieto della fecondazione eterologa. Sembra quasi che si paragoni la fecondazione eterologa all'adulterio. Quarant'anni fa la donna adultera finiva in galera, come successe alla Dama bianca di Coppi.
L'uomo invece commetteva reato solo in caso di concubinaggio evidente, se lo faceva di nascosto andava tutto bene. Ecco, sento lo stesso clima. Senza contare che, condannando l'eterologa, si arriva all'assurda conseguenza che i genitori dei figli adottivi sono da considerare meno genitori di quelli naturali.
Questa legge è figlia di un clima antiscientifico?
C'è una tendenza a demonizzare quello che fa la scienza. E anche una diminuzione di interesse per i suoi risultati. Un atteggiamento che è frutto anche di una grande ignoranza. Un'ignoranza che viene coltivata, per la verità. Con la riforma della scuola, ad esempio, si riducono le ore dedicate alle materie scientifiche e si va addirittura verso l'abolizione dell'insegnamento della chimica. Un paradosso, perché la chimica ha un posto centrale nella tanto vantata innovazione.
Da cos'altro è nata questa legge?
Da un atteggiamento violento della Chiesa che vuole imporre la morale cattolica a tutti, anche ai non credenti. E da una pratica di arroganza di questo governo che si è rifiutato di discutere gli emendamenti alla legge e non ha ascoltato gli scienziati.
C'è chi dice che siccome il tema del referendum è complicato e non si capisce niente è meglio astenersi.
Le cose che dice la legge sono talmente assurde che sono comprensibili a tutti. Impiantare un embrione malato anche senza la volontà della madre, equiparare i diritti di un embrione a quelli di una persona adulta sono assurdità tali che anche un bambino lo capisce.
Se questa legge passerà così com'è ci saranno conseguenze anche per la legge sull'aborto?
Certamente si crea una contraddizione perché mentre con questa legge si protegge l'embrione, impedendo anche di vedere se è malato per evitare che non venga impiantato, con la legge 194 si permette l'aborto di un feto di 12 settimane. Con l'assurda conseguenza che un feto avrebbe meno anima di un embrione. Io credo che in realtà questo preluda a mettere in discussione la 194 che ha avuto il merito di ridurre il numero di aborti e di morti per aborto.
Si è tornati a parlare di limiti alla scienza. Cosa ne pensa?
Il limite della scienza è che deve agire per il bene degli esseri umani e non per la loro distruzione. Vale anche per gli scienziati il principio generale «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
Ma porre dei divieti alla ricerca non è possibile. Ma la scienza va avanti malgrado tutto. Giordano Bruno è morto sul rogo e Galilei è stato costretto ad abiurare, ma oggi tutti sono convinti che il sole stia fermo e sia la Terra a girare. Così anche questi assurdi divieti alla scienza medica dovranno essere rimossi. Ma, del resto, negli altri paesi la ricerca sulle staminali embrionali già si fa. Vorrà dire che resta indietro l'Italia».
È eticamente accettabile la creazione di possibili organi di ricambio ottenuti clonando cellule di malati?
Se si può guarire qualcuno, perché non farlo? Altrimenti, dovremmo accettare passivamente tutto ciò che ci viene dalla vita e dovremmo lasciare che il malato soffra la sua pena. Se avessimo ragionato così saremmo ancora all'età della pietra.
Perché bisogna andare a votare?
Perché non possiamo fare come Ponzio Pilato.

l'odio della chiesa per la libertà delle donne

L'Unità 31 Maggio 2005
DAL CREATORE
di Oreste Pivetta

«La legge non è obbligata a punire tutto, ma non può andare contro una legge più profonda e più augusta di ogni legge umana: la legge naturale, la quale è iscritta dal Creatore nel cuore dell’uomo come norma che la ragione discopre e si adopera a ben formulare, che bisogna costantemente sforzarsi a meglio comprendere, ma che è sempre male contraddire...». Stop. Se le cose stanno così, come spiegava il cardinal Seper a proposito di aborto durante la Sacra congregazione per la dottrina della Fede, il 18 novembre 1974, c’è poco da discutere. Dal Creatore alla Chiesa, dalla Chiesa allo Stato, che si deve adeguare. In realtà non c’è mai stato niente di chiaro. Il conflitto è secolare. Da Ambrogio, vescovo in Milano, a Teodosio.
Ne sapeva qualche cosa Dante, in Inghilterra la monarchia fece la sua Chiesa, la Rivoluzione francese cacciò il clero, Camillo Benso conte di Cavour inventò la formula «libera Chiesa in libero Stato»: lui il problema ce l’aveva in casa. Porta Pia fu uno scandalo indimenticabile: un secolo dopo alcuni radicali capeggiati da un giovane Marco Pannella deposero una corona di fiori presso la Breccia e vennero denunciati, sulla base di una legge fascista, poco naturale, che limitava la libertà di manifestazione. Interferenza, quasi una lunga mano concordataria, una sintesi legislativa, illuminata naturalmente dalla “legge naturale”.
Il dopoguerra italiano è una perfetta intesa tra una idea democristiana dello Stato e la Chiesa, tra la Dc di De Gasperi e i vescovi, tra il potere e le curie. Nel dicembre del ‘46 Pio XII, papa Pacelli, scese in campo, indicando il pericolo comunista. Nel 1949 con un decreto del Santo Uffizio scomunicò chi aderiva al partito comunista, malgrado Togliatti avesse accolto il Concordato fascista nella Costituzione, sentendosi al riparo grazie all’articolo 3 («Davanti alla legge pari dignità senza distinzione di religione...»), temendo soprattutto la divisione: «La classe operaia non vuole una scissione nel paese per motivi religiosi...». Approvato l’articolo 7 (i patti Lateranensi di Mussolini), il cardinal Ruffini chiese al ministero degli interni che il Pci fosse messo fuori legge.
Intanto scendevano in campo i baschi verdi di Luigi Gedda, che cantavano: «Siamo arditi della fede/ siamo araldi della croce/ siam un esercito all’altar». Poi verranno i Treni dell’Amicizia e la Peregrinatio Mariae, l'anno della Madonna (una cosa nuova, un’invenzione propagandistica). Si mobiliteranno parrocchie, case religiose, istituti di beneficenza, preti, insegnanti. Ad ogni angolo una madonna piangeva, «addolorata dalla belva comunista». Diventò difficile trovare un lavoro se si era contro o non si partecipava con solerzia.
Dalla radio cominciò a tuonare Padre Lombardi, con il suo "Microfono di Dio". Non contento di far arrivare la sua «voce dal cielo» lo si trovava in ogni piazza, contro i comunisti, «atei senza Cristo, senza anima, figli del demonio con le mani sporche di sangue».
L’Italia repubblicana cominciò così. La Dc vinse, poi perse e arrivò il centrosinistra che sperava d’inventarsi un paese diverso. La sinistra comunista cresceva e il Sessantotto rinfrescò l’aria, all’inizio diede una mano al laicismo, smontò tanti miti, contestò la famiglia, eccetera eccetera. Proprio in quegli anni maturò una legge, quella per il divorzio, che venne approvata nel 1970, quarant’anni dopo il Concordato, che aveva riconosciuto «al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili...». Passando il corteo nuziale tra le navate di una chiesa, il matrimonio diventava sacramento e quindi indissolubile. Nel 1974 il referendum bocciò la richiesta di abrogazione. Otto anni dopo il divorzio, fu votata in parlamento anche la legge sull’aborto, la famosa legge 194. Anche in questo caso si andò al referendum, nel 1981, poco dopo l’attentato a Giovanni Paolo II. Anzi due referendum: uno, cattolico, abrogativo della legge, l’altro, radicale, estensivo. Furono vistosamente respinti entrambi. Ma la Chiesa che alle sue origini non aveva condannato l’aborto (ancora al tempo di Agostino era consentito fino al terzo mese), non rinunciò mai alla sua battaglia. Ancora nel 1995 papa Woytila proclamò che «...nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia» e definì le leggi che autorizzano l’interruzione di gravidanza «del tutto prive di autentica validità giuridica». Qualcuno andò oltre: il cardinal Meisner definì l’aborto «un genocidio». Evocando Hitler. Come, più tardi, Ratzinger, ancora cardinale: «In un certo senso Hitler anticipò alcuni moderni sviluppi come la clonazione o la sperimentazione medica degli embrioni umani».

dai mondi tolemaici
neuropsichiatri infantili di fronte all'autismo...

Redattore Sociale 31.5.05
DISABILITÀ
2 giugno, Giornata nazionale dell'autismo.
L'Angsa promuove manifestazioni per far conoscere i problemi di 150mila persone in tutta Italia. L'auspicio per il 2005 è la sensibilizzazione sul tema della ricerca delle cause e delle terapie

ROMA - Angsa onlus (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) ha proclamato anche quest’anno anche quest’anno la giornata nazionale dell’autismo
(...)
le diverse associazioni regionali aderenti all’Angsa promuoveranno manifestazioni tendenti a fare conoscere i problemi degli autistici e delle loro famiglie, circa 150.000 in tutta Italia. L’elenco delle piazze e delle manifestazioni sarà consultabile visitando il sito: www.angsaonlus.org oppure alla segreteria telefonica dell’Angsa (tel. 06 43587666).
“L’auspicio per il 2005 – afferma l’organizzazione - è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della ricerca delle cause specifiche dell’autismo e delle sue terapie. Obbiettivo dell’iniziativa è costituire una fondazione per la raccolta di fondi per la ricerca, da devolvere agli scienziati per consentire la prevenzione e la cura di questa sindrome, tanto grave quanto poco curata”.
Da segnalare che sempre in Emilia-Romagna, il prossimo 18 novembre 2005, la Fondazione Augusta Pini e Ospizi Marini ha indetto a Bologna un grande convegno internazionale su Autismo ed educazione, con la partecipazione di Eric Schopler, massimo rappresentante mondiale nel settore, e degli Esperti del Comitato scientifico dell’Angsa.
“Dalla descrizione dell'autismo fatta da Kanner ad oggi sono passati più di sessant'anni, durante i quali la ricerca scientifica sull’autismo infantile e i disturbi pervasivi dello sviluppo ha compiuto progressi modesti – evidenzia il presidente dell’Angsa, Giovanni Marino -. In questo campo la ricerca è fondamentale, in quanto per la grande maggioranza di casi non si conoscono le cause precise della disabilità e neppure rimedi farmacologici efficaci. Da oltre mezzo secolo, a cominciare dagli studi di Anne Freud, l’epidemiologia aveva ampiamente dimostrato che questi disturbi originano da cause organiche e soprattutto genetiche, ma soltanto dalla metà degli anni ’90 i genetisti si sono occupati di autismo. Da quest’anno i consorzi internazionali che si occupano di genetica dell’autismo hanno deciso di mettere in comune le loro banche e di procedere in sinergia e collaborazione i loro studi: tale novità potrà imprimere una fortissima accelerazione agli studi in questo specifico campo”.
“Negli ultimi due anni varie Regioni hanno emanato le loro linee guida per l’autismo – continua Marino -: Abruzzo, Emilia-Romagna, Sicilia, Campania, Calabria. La Regione Marche ha portato a termine un piano di formazione permanente che ha coinvolto centinaia di operatori e genitori informandoli sulle metodiche di pedagogia speciale validate da decine di anni di esperienza all’estero (www.autismomarche.it). La Sinopia (Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile) ha appena emanato le sue linee guida per l’autismo, che costituiscono una corretta raccomandazione per assicurare precocemente la diagnosi, il trattamento e l’abilitazione dei bambini, che possono e devono essere riconosciuti e trattati fin dai 18 mesi di età, con la collaborazione dei pediatri di fiducia, degli specialisti Npi e dei genitori stessi. E’ stata definitivamente abbandonata la falsa ipotesi sull’inadeguatezza affettiva della madre, che aveva impedito il decollo della ricerca scientifica da parte delle neuroscienze”.
“L’Angsa-onlus nazionale ed affiliate, insieme ad altre associazioni come Anffas, Autismo Italia, Apri, aderenti alla Fish, Il Cireneo, Agsas ed altre chiedono da anni un recupero del tempo perduto, con un maggior impegno nella ricerca scientifica – conclude -. Si deve tenere conto di quanto indicato esplicitamente nel Programma di azione del Governo per le politiche dell’handicap 2000-2003, ed applicare l’art.5, lettera a, della legge n.104/92, che prevede si privilegino le ricerche per la prevenzione e la cura della disabilità, con la partecipazione dei disabili e delle loro famiglie. Pur in carenza di nuovi fondi pubblici per la ricerca, proseguono alcune ricerche sull’autismo, una delle quali coinvolge sei Regioni italiane: Abruzzo, Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Calabria . Telethon devolve una parte dei suoi fondi anche alle ricerche sull’autismo.
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