giovedì 23 ottobre 2003

mawivideo.it:
Marco Bellocchio al Centro Congressi di Ateneo
martedì 21 ottobre

(comunicazione di Tonino Scrimenti)

Roma. Il pomeriggio di martedì 21 ottobre - come era stato comunicato su questo blog - presso il Centro Congressi di Ateneo di via Salaria 113, a Roma, la facoltà di Sociologia ha inaugurato un ciclo di incontri dal titolo "Appuntamenti con la memoria".
Per l'occasione, sul tema "La memoria tra arte e il documento", Marco Bellocchio ha presentato "Buongiorno, notte" e Sergio Zavoli il suo documentario "Le tre Vie".
È seguito un dibattito, che si è rivelato molto interessante, tra i due autori e il prof. Alberto Abruzzese, ordinario di Sociologia delle comunicazioni di massa.

L'invito recitava così: «Tema di discussione: la differenza tra le modalità narrative utilizzate dal racconto cinematografico e dal documentario nella trasmissione della memoria storica e il valore dei documenti audiovisivi come testimonianza delle delicate connessioni che legano memoria sociale, individuale e collettiva»

Una troupe ha ripreso il dibattito, ed esso è ora disponibile per la visione e l'ascolto sul sito di Matteo Fago e di William Santero mawivideo.it (adesso anche con un bellissimo disegno!), per raggiungere il quale si può cliccare QUI

il Festival della Scienza a Genova

Corriere della Sera 23.10.03
IL FENOMENO
«Paura e grande attrazione Per noi italiani è un mondo ai confini con la magia»


La scienza corre, sforna scoperte i cui significati sono sempre più sofisticati e talvolta lontani dalla comprensione. Eppure c’è un’attrazione per questo mondo che è sotto gli occhi di tutti: i quotidiani se ne occupano, le riviste di settore crescono, i programmi tv si moltiplicano e, adesso, debutta addirittura un Festival della scienza. «Ma forse è proprio perché si sente il bisogno di capire di più che l’interesse aumenta» dice Emanuela Arata dell’Istituto nazionale di Fisica della materia e presidente del Festival genovese. «L’Italia è il Paese più antiscientifico d’Europa - dice - è c’è tanto bisogno di informazione per sciogliere quelle paure che la scienza in alcuni casi può far nascere proprio per la sua eccessiva sofisticatezza. Persino lo scienziato da noi è una figura anomala. Quei pochi che parlano spesso dissertano su tutto contribuendo più all’immagine del mago che del ricercatore. Invece attraverso il Festival vogliamo offrire un’idea corretta dove gli esperti raccontano ciò che sanno e compete loro». E’ sicuramente il modo giusto per rendere i messaggi più chiari e decifrabili, l’era dei tuttologi è da superare se si vuol capire davvero ciò che succede. «Lo scienziato - continua Arata - nei Paesi stranieri è visto come una persona che fa un mestiere normale anche se spesso più interessante. E’ una visione corretta perché solo così un giovane può giudicarla una prospettiva praticabile, un lavoro a cui ambire e prepararsi. Ed è un modo per combattere pure il calo nelle iscrizioni alle facoltà scientifiche».
Nonostante tutto nella scienza rimane però un po’ di magia, indispensabile per accendere il fascino di un mondo da conquistare. Un mondo che possiamo costruire noi, con le nostre scoperte e invenzioni diventando fabbricanti del futuro. «E’ vero, una certa magia esiste - continua Arata - anche perché spesso il confine del possibile nella ricerca non è chiaro e diventa labile. Qui deve scattare la responsabilità dello scienziato evitando di presentarla in una dimensione irreale».
Ma accade che sommersi da fiumi di scienza si fugga nell’irrazionale, nell’esoterico, nel magico più estremo. «Questa inclinazione è forse una componente antropologica dell’uomo - commenta Vittorio Bo, direttore del Festival - e solo una corretta informazione può sconfiggere atteggiamenti di rivolta, di rifiuto alla comprensione. L’iniziativa genovese vuol creare una sorta di abbecedario attraverso mostre, conferenze, giochi e spettacoli capaci di far capire come scienza e tecnologia siano parte della nostra vita quotidiana e non un mondo irraggiungibile. Dimostreremo che persino la magia di Harry Potter può essere più reale, più scientifica, di quanto immaginiamo».
Nulla è incomprensibile nella scienza, basta trovare il modo giusto per raccontarla. E’ questa la semplice verità che il festival genovese vuol diffondere. E per conquistare un risultato e sciogliere falsi miti, fa ricorso ad ogni mezzo: dal cinema al teatro, dal gioco alle mostre; ma soprattutto alla parola degli scienziati.

un articolo da Le Scienze

(ricevuto da Eros Cococcetta)

Le Scienze 21.10.2003
L'espressione dei geni nei primati
La scoperta getta luce sull'evoluzione della cognizione umana


Un team di ricercatori del Salk Institute for Biological Studies", del Yerkes National Primate Research Center dell'Emory University, e dell'Università della California di Los Angeles, ha identificato i geni i cui livelli di attività nella corteccia cerebrale differiscono fra i primati umani e quelli non umani, come gli scimpanzé e i macachi resi. Le scoperte, pubblicate online sul sito della rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", potrebbero fornire importanti indizi sulle insolite capacità cognitive degli esseri umani e aiutare gli scienziati a comprendere come mai gli uomini possiedono una arco di vita più lungo delle altre specie di primati ma sono così vulnerabili alle malattie neurodegenerative legate all'età.
Poiché le sequenze di DNA degli esseri umani sono così simili a quelle degli scimpanzé, gli scienziati hanno sempre ritenuto che le differenze fossero dovute ai livelli di attività di particolari geni, ovvero a quella che si chiama espressione dei geni, e di conseguenza alla quantità di particolari proteine prodotte dalle cellule. Il recente sequenziamento del genoma umano ha portato allo sviluppo di "chip genetici" che consentono di esaminare contemporaneamente i livelli di espressione di migliaia di geni e di confrontare i livelli di espressione di specie differenti.
Con questa tecnica, i ricercatori hanno identificato 91 geni che negli esseri umani vengono espressi in quantità differenti rispetto ad altre specie di primati. Dopo ulteriori studi, è stato scoperto che 83 di questi geni presentano livelli di attività superiori, regolando l'attività neurale.
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