sabato 18 marzo 2006

LEFT
Daniele Capezzone sul linguaggio di Massimo Fagioli

Galimberti
/Ranchetti/Galimberti sulla traduzione di Freud
(inoltre: gli articoli di Gandus su Panorama e di Rossini su l'Espresso di venerdì 10 marzo u.s. sono pubblicati anche su "spogli")


già pubblicato su "segnalazioni" in data 3.3.06:
AGI (CRO) - 02/03/2006 - 16.40.00
LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI

ZCZC AGI2487 3 CRO 0 R01 / (Rif. 2444) LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Se Massimo Fagioli ha suscitato polemiche e commenti di vario genere rispetto al passato quando erano solo insulti gratuiti un passo avanti c'è stato: "bisogna però che la politica e la cultura comprendano il suo linguaggio e il senso delle sue riflessioni". Lo afferma il segretario dei Radicali, esponente della 'Rosa nel Pugno', Daniele Capezzone che guarda con non celata simpatia allo psichiatra romano. "Le cose migliori che Fausto Bertinotti ha fatto in questi anni sono state alcune scelte lessicali di linguaggio che collego direttamente alle riflessioni di Fagioli: parole come speranza, attesa, vissuto - spiega Capezzone - come anche trasformazione fanno parte del patrimonio fagioliano". Per non citare poi la 'non violenza'. "Mentre però per Bertinotti l'uso di tali parole è stato un fatto d'immagine, per noi quelle stesse parole sono parte della nostra storia, della nostra identità: per noi sono più contenuto che forma". Insomma, le cose sono cambiate, non si è più a venti, trent'anni fa. (AGI) Pat 021638 MAR 06 NNNN

La Repubblica 25-02-06, pagina 52, sezione CULTURA
Polemiche/ per difendere un classico
Il padre della psicoanalisi tradito dal suo editore
I testi allestiti da Renata Colorni non avevano nessun bisogno di essere sostituiti
Una nuova traduzione con errori e diverse sciatterie anche macroscopiche Il Piccolo Hans da bambino diventa addirittura un adolescente
di Umberto Galimberti

Io spero che proprio nell'anno della celebrazione dell'anniversario della nascita di Freud (1856-2006) Bollati Boringhieri non distrugga, per il pubblico italiano l'opera di Freud che, oltre alle Opere di Nietzsche a cura di Colli e Montinari (Adelphi), è l'altra grande impresa editoriale di traduzione e determinazione del testo che in Italia hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Questa enorme impresa di traduzione, e soprattutto di messa a punto terminologica e concettuale, nonché di uniformazione del linguaggio psicoanalitico, è opera meritoria di Renata Colorni che condusse il suo lavoro sotto l'attenta direzione di Cesare Musatti. Oltre alla correzione degli errori presenti nel testo tedesco, la Colorni si è presa cura anche delle significative varianti, aggiunte e modifiche introdotte da Freud nelle edizioni successive alla prima stesura dei suoi scritti, nonché l'inserzione di parecchi testi che non compaiono né nell'edizione inglese, né in quella tedesca, perché reperiti successivamente. Per queste ragioni Renata Colorni ha ricevuto nel 1987 il Premio Goethe per le traduzioni di Freud e nel 2002 il Premio Nazionale per la Traduzione dalle mani del Presidente della Repubblica Ciampi. Oggi Bollati Boringhieri riedita le opere di Freud in una nuova traduzione prevista in dieci volumi che, a giudicare dal primo che ho qui sottomano, mi pare caratterizzata da un'assoluta incuria che sconfina nel dilettantismo, per non parlare di macroscopici errori. Il primo volume titola Scritti di metapsicologia (1915-1917), ma solo la prima metà del volume è occupata da scritti di Freud (composti per la verità tra il 1910 e il 1931), mentre le parti successive sono costituite da una selezione del carteggio di Freud con Jung, Pfister, Ferenczi, Salomé, Groddeck, Abraham, dai «Verbali della Società psicoanalitica di Vienna», e da «Scritti psicoanalitici collegati» di altri autori, di cui non si fa menzione né nella copertina né nel frontespizio, e di cui non si capisce il criterio di selezione. Ma le cose più gravi, che a mio parere dovrebbero consigliare il ritiro immediato di questo primo volume è, se questo è solo l'inizio, la rinuncia all'intera iniziativa editoriale, sono che: del «Caso clinico del presidente Schreber» viene tradotta solo la terza parte che, in una collana che si chiama «Testi e contesti» mi pare un'operazione del tutto decontestualizzata. Inoltre Schreber, che era Presidente di Corte d'Appello qui diventa Presidente del Senato. Lo stesso dicasi del «Caso del piccolo Hans» che aveva cinque anni, ma che a pagina 156 viene riportato col titolo «Analisi della fobia di un quindicenne». Ma la cosa più grave è lo stravolgimento della terminologia freudiana, la cui correttezza e uniformità era il più grande merito della traduzione di Renata Colorni. Faccio alcuni dei moltissimi esempi che mi sono annotato: «indirizzo regressivo» diventa «direzione a ritroso», Befriedigung che significa «soddisfacimento» viene tradotto con «appagamento», poi quando il traduttore incontra Erfllung che significa «appagamento» traduce di nuovo con «appagamento» e talvolta con «esaudimento». «Impulsi» viene reso talvolta con «impulsi», talvolta con «moti», talvolta con «aspirazioni» (p. 23), «donna passiva» è reso con «donna che patisce». «Intenzionalità», parola cardine che Freud aveva introdotto nella sua costruzione psicoanalitica dopo aver seguito le lezioni di Brentano, diventa «tendenza» (p. 15). «Stimoli» è reso con «azioni stimolanti» (p. 12), «fissazione» talora con «ancoraggio», talora con «ancoramento» (da p. 13 in poi), gli «archetipi» diventano «esempi» (p. 27), le «associazioni libere» diventano «idee spontanee», espressione riutilizzata anche per rendere «idee improvvise». L'«investimento» diventa «caricamento» (p. 24), l'«affetto» diventa «emozione», la «stimolazione» diventa «rifornimento» (p. 12), la «congettura» diventa «costruzione ausiliaria». «Esibizionismo» è reso con «esibizione» (p. 17), «una propria parte sessuale» con «un proprio membro sessuale» (p. 20), «interno» diventa «intimo» (p. 25), gli «atteggiamenti» diventano «designazioni» (p. 26). E così si potrebbe continuare nel leggere questa traduzione catastrofica che non tiene fede neanche alle proprie scelte terminologiche perché, per diverse pagine copia integralmente, senza neppure citarla, la traduzione di Renata Colorni che aveva adottato un'altra terminologia. Qual è la ragione di questa pessima iniziativa. Se Bollati Boringhieri è in possesso dei diritti dell'ottima traduzione della Colorni, perché farne a meno e ricorrere a una traduzione che rende confuso il testo freudiano, il quale, non essendo un testo di secondaria importanza, comporta la perdita di un contributo enorme che la cura editoriale italiana degli anni Settanta e Ottanta ha dato alla conoscenza di Freud. Perché smarrire questo patrimonio? Aggiornare una traduzione non significa disorganizzarla e distruggerla nella sua coerenza terminologica e strutturale. Due consigli per non perdere questo patrimonio culturale. Uno alla Bollati Boringhieri di rinunciare a questa dilettantesca iniziativa culturale e recuperare la traduzione della Colorni già in suo possesso. In caso diverso, Renata Colorni, che oggi dirige i «Meridiani» della Mondadori, riediti il suo Freud in quella prestigiosa elegante collana, perché un patrimonio così importante non può andare smarrito per velleitarie e incomprensibili iniziative editoriali. Post scriptum. Leggo sull'Unità di ieri la risposta di Michele Ranchetti, direttore della nuova edizione dei testi di Freud, a Luigi Reitani che il 18 febbraio, sempre sull'Unità, aveva mosso le sue critiche precise e puntuali a questa iniziativa editoriale. Ranchetti, naturalmente, difende il suo lavoro con due argomenti: il primo risponde all'esigenza di risituare le opere di Freud nel contesto storico e culturale del tempo, facendo dialogare le opere di Freud con gli scritti coevi dei collaboratori e dei seguaci. Ottima iniziativa su cui non ho nulla da eccepire. Il secondo argomento è quello delle scelte linguistiche, perché, a parere di Ranchetti, alcuni termini adottati dalla traduzione curata da Musatti sono caduti in disuso. Qui ho molto da eccepire, innanzitutto perché nelle pagine integralmente copiate dall'edizione Musatti (peraltro mai citata) quelle parole cadute in disuso rimangono, salvo poi sparire in quei brani che si discostano dall'edizione Musatti. Il risultato è una confusione terminologica penosa. E questo è particolarmente lesivo della serietà e del rigore degli scritti di Freud che, a differenza di quelli di Jung, sono di una precisione terminologica che, se da un lato sfiora l'ossessività, dall'altro ci difende da quelle oscillazioni di significato che compromettono non solo la scientificità di qualsiasi testo, ma anche la sua coerenza interna, per non parlare della sua intelligibilità.

La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La polemica sulla nuova edizione di Freud
Ma sulle traduzioni c'è da discutere
Michele Ranchetti, curatore dell'opera, risponde alle critiche di Umberto Galimberti
Il nostro scopo è illustrare il progetto freudiano con i testi

di Michele Ranchetti

Caro Direttore, dopo l'animosa recensione, apparsa su queste pagine il 25 febbraio, agli Scritti di metapsicologia di Freud a cura di chi scrive (Bollati Boringhieri), credo che i lettori di Repubblica meritino qualche avvertenza. Gli Scritti di metapsicologia sono il vol. 3, il secondo in ordine di uscita, di Sigmund Freud. Testi e contesti. La nuova collana non intende affatto sostituirsi ai 12 volumi delle Opere di Freud, vanto della medesima Bollati Boringhieri, cui anzi idealmente si riferisce (tra i 27 traduttori che ci lavorarono c'era anche il sottoscritto). Propone, invece, una selezione di scritti freudiani e li accompagna con una filza di materiali diversi: testi coevi dei collaboratori, verbali dei congressi, estratti dalla corrispondenza, dalle minute dei dibattiti della società psicoanalitica, dalle riviste del movimento. Lo scopo è di illustrare (per la prima volta, non solo in Italia) il pensiero e il progetto di Freud sulla base dei testi e non della letteratura sull' argomento. E' un progetto ambizioso e difficile: storicizzare Freud. Su di esso Galimberti interviene solo due volte: una prima, disconoscendo il carattere rilevante dei materiali aggiunti, una seconda, definendo l'iniziativa ottima, dopo aver letto la mia risposta a Reitani su L'Unità. Non si tratta dunque di disconoscere né le traduzioni esistenti né il lessico freudiano italiano, alla formazione del quale ha dato un contributo decisivo la splendida traduzione de L'interpretazione dei sogni da parte di un grande (e purtroppo dimenticato) psicoanalista, Elvio Fachinelli, che ha forgiato il modello per l'edizione italiana delle Opere di Freud. Del carattere della collana la recensione non dà conto. Così come non dà conto del fatto che questi Scritti di metapsicologia comprendono un frammento di Freud, di venti mirabili pagine teoretiche, ritrovato da poco e ancora inedito anche in originale (copia dell' autografo ci era stata trasmessa, con squisita cortesia e solidarietà di studioso, da Paul Roazen). L'attenzione punta tutta sui «macroscopici errori» di traduzione. La scelta degli «errori» additati corre però, a dire il minimo, sul filo del paradosso. Vediamone alcuni. Si sottolinea come motivo di scandalo l'avere definito il piccolo Hans «un quindicenne», anziché un «bambino di cinque anni». Si tratta, con tutta evidenza, di un refuso, come capirebbe anche un bambino. A proposito: viene indicata anche la pagina, la 156; ma è bene avvisare i lettori: la cerchino non negli Scritti di metapsicologia ma in un altro volume della collana, il n. 5 (Sulla storia della psicoanalisi), che contiene diversi degli «errori» citati e che però la recensione non nomina. Molto più conta, naturalmente, il seguito. Si denuncia, per esempio, il fatto che «affetto» (Affekt) si trasformi in «emozione». Ma avevamo una buona scorta, lo Handworterbuch der Psychoanalyse (1936) di Richard Sterba, l'unico approvato da Freud. Qui «Affekt» viene definito «Gemutsbewegung» (moto dell' animo che provoca reazioni fisiologiche), mentre il lemma «Emotion» (rarissimo in Freud) rimanda semplicemente ad «Affekt», appunto. Si lamenta che gli «archetipi» diventino «esempi». Nel testo però c'è «Vorbilder», parola comune e comune correlato di «esempi». Il precedente traduttore aveva introdotto qui un termine, «archetipi», greve di echi junghiani (a rottura con Jung ormai consumata). Ci viene rimproverata una gran confusione tra «impulsi», «moti» e «aspirazioni». Ma no. «Moto» traduce sempre «Regung»; «Strebung» è resa con «aspirazione» (talvolta con «tendenza», come fa anche la traduzione alla quale il recensore sempre si affida), mentre «Impuls» è sempre «impulso» (che talvolta rende anche vocaboli sinonimi, mai però «Regung» o «Strebung»). Era invece la traduzione precedente a rendere con «impulso» sia «Strebung» (talvolta confondendo plurale con singolare) sia «Impuls» sia «Regung». Anche la proposta di «caricamento», invece di «investimento», per «Besetzung» è elencata tra i puri e semplici «errori macroscopici». La resa di «Besetzung» nelle diverse lingue è stata un notorio rompicapo (per l' inglese, a esempio, è stata inventata la parola «cathexis»). Non che «caricamento» possa riuscire perfettamente soddisfacente; pure ce l'ha, un vantaggio: così «Besetzung» e «Abfuhr» («scarica»), che nella teoria sono strettamente collegati, vengono correlati anche sul piano lessicale (come, del resto, in francese, nella coppia «charge/chargement»). Si potrebbe continuare, avendo spazio, senza troppa difficoltà. Perché a schiarire alcuni «errori» occorre (e forse basta) un'occhiata alla pagina (è il caso di «donna che patisce») o almeno alla frase intera (è il caso di «rifornimento»). Altri casi esigono registri impraticabili in questa occasione. Così, per stabilire se a rendere «Tendenz» sia più atto il calco «tendenza» o il densissimo «intenzionalità» della precedente traduzione, converrebbe un più lungo discorso, su Brentano (magari anche su altri), e sull' uso, o gli usi, che Freud ne faceva. Qui chiudo intanto con l'esempio con il quale anche il recensore si avvia a concludere. E l' esempio che apre l'ultimo capoverso dell' elenco di «errori». «Esibizionismo» è reso con «esibizione». Nella traduzione, in effetti, si trova «esibizionismo»; ma nel testo, nel testo tedesco, non c'è il termine clinico «Exhibitionismus», c' è «Exhibition». E' un vero peccato che si sia persa un'occasione per discutere pacatamente del pensiero di Freud, della sua opera e della terminologia da lui usata. Come diceva Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla. Conta solo il pensiero a favore di qualcosa, che fa esistere qualcosa».

La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La replica
Non nascondiamoci dietro i refusi
di Umberto Galimberti

Caro Michele Ranchetti, la mia non era una recensione dell'iniziativa editoriale Testi e contesti, da lei ideata e diretta, con l'intenzione di contestualizzare le opere di Freud attraverso l'aggiunta di nuovi materiali tratti da altri autori, dai Carteggi o dai Verbali della Società Psicoanalitica di Vienna. L'iniziativa, come le ho riconosciuto, è ineccepibile e la sottoscriverei con entusiasmo a queste quattro condizioni: 1. Che fossero segnalati i criteri per cui si scelgono certi testi dei collaboratori e dei seguaci di Freud e non altri. 2. Che fossero segnalate le ragioni per cui agli Scritti di metapsicologia (1915-1917) se ne aggiungono altri di Freud composti tra il 1910 e il 1931 e per giunta incompleti e senza segnalazione dei criteri di scelta. 3. Che non ci fossero refusi (parola con cui di solito gli autori o i curatori dei libri scaricano sui redattori la loro disattenzione, come fanno i generali con i soldati) perché fatico a pensare che un redattore trasformi in un «quindicenne» un bambino di 5 anni, e Schreber, Presidente di Corte d'Appello, in un Presidente del Senato. 4. Che dopo aver riportato per pagine e pagine, senza neppure citarla, la traduzione dell'edizione Musatti, per altre pagine la si abbandona, traducendo gli stessi termini in modo del tutto diverso. Come dice Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla», ma la segnalazione di una traduzione mal fatta o di una cura poco attenta conta qualcosa, se non altro per avvertire i lettori e non confondere le idee e la comprensione di Freud alle nuove generazioni che si accingono a leggerlo in questa nuova edizione, quando la Bollati Boringhieri ne è in possesso di una ottima di Renata Colorni, condotta sotto la supervisione di Cesare Musatti che, dopo la recente edizione da lei curata, non vorrei finisse in archivio.

cita LEFT:
http://angolonero.blogosfere.it/2006/03/ 16 marzo 2006
L'Anglolo nero, il blog del mistero
A proposito di Preston e Spezi

Qualche giorno fa avevo lanciato un appello per sapere qualcosa di più sulla vicenda Preston-Spezi e il Mostro di Firenze. Mi segnalano che uscirà un dettagliato dossier sul numero di Left in edicola domani, venerdì 17 marzo.
(Grazie a Vincenzo Mulè per la segnalazione)