ricevuti da Giorgio Valentini:
due articoli di Liberazione di oggi sull'incontro del Residence Ripetta di ieri, martedì 21 marzo:
Liberazione 22.3.06
L’incontro a Roma tra Bertinotti e gli intellettuali
Una nuova alleanza tra cultura critica e politica
di Maria R. Calderoni
Incontro a Roma organizzato da Rifondazione. Bertinotti: «Fare della cultura un formidabile volano di sviluppo»
Le «ragioni forti della politica» interrogano gli intellettuali
Marcello Cini: «Inaccettabile la disuguaglianza inaccettabile tra “chi sa” e “chi non sa”. Consentire a tutti di fruire del bene infinito che si chiama conoscenza»(...)Pietro Ingrao: «Amico Prodi, in campo deve esserci il soggetto fondante, la classe: deve essere molto di più di una questione legata al voto». Pippo Del Bono: «Cultura? Semplice. Significa mettere la gente in grado di vedere la bellezza»
Il pane e un fiore. Potrebbe essere anche questa la sigla per l’incontro che si è svolto ieri al Residence Ripetta di Roma, il cui titolo per la verità è assai più alto e impegnativo: “La cultura cuore della trasformazione. Intellettuali, artisti, scienziati, operatori dello spettacolo interrogano la poliitica” Con la partecipazione di Fausto Bertinotti, Pietro Ingrao e Rina Gagliardi.
Ma “il pane e un fiore”, le parole della Rivoluzione Francese ci stanno bene, calzano a pennello. E le dice il regista Pippo Delbono, che prende il microfono in camicia azzurra e, con serissimi toni scanzonati, esordisce: «Ero a Parigi, ma mi dico, al diavolo, torno e ci vado al Ripetta. Ma appena in Italia, ecco, apro la tv e come prima notizia, c’è la Chiesa e poi la medaglia d’oro a quell’uomo che mostra come muore un italiano e allora mi dico: Madonna, siamo un paese surreale». Un modo leggero per introdurre un tema cruciale, grande e ncombente: cultura e politica, quale rapporto. Oggi. Non è un tè nel salotto buono.
Alle 15 del pomeriggio la sala del Ripetta è già piena, in pochi minuti le sedie non bastano, in molti sono in piedi, in molti seduti per terra. Tanti, venuti chissà da dove, la prima ad essere stupita è Angela Azzaro che qui è in veste di moderatrice. Tanti, giovani, molte le donne, gente della scuola e dello spettacolo, registi, attori, operatori della scuola. Applausi per Mario Monicelli apparso in scarpe da ginnastica, per Leo Gullotta molto salutato e abbracciato, arrivano Curzi, Manisco, una standing ovation di tre minuti accoglie Ingrao quando varca la soglia insieme a Fausto Bertinotti. Ed è sorpreso e commosso, Ingrao: «Qui al Ripetta ne ho viste tante, ma una presenza così folta e attenta e partecipe e calda come la vostra qui oggi non l’aveva vista mai». Un incontro, dice Rina Gagliardi (nostra editorialista che è anche capolista di Rifondazione per in Lazio al Senato) solo «relativamente elettorale». Nel senso che pensiamo al “dopo”, quando, «dopo la vittoria, dobbiamo essere capaci di ridare a questo Paese un senso diverso di sè. Tocchiamo con mano il declino economico dell’Italia, non faccio come Berlusconi e non dò cifre ma le conoscete; l’Italia si sta impoverendo, deperisce lentamente proprio sul piano culturale, diecimila giovani ricercatori vanno ogni anno negli Usa perché in casa non trovano sbocco.
E’ questo che dobbiamo riuscire a fare, “dopo” la vittoria: imporre al centrosinistra di fare della cultura un formidabile volano di sviluppo». Che ne sappiamo fare, ad esempio, della straordinaria risorsa che si chiama Beni Culturali? Ecco, il punto è anche questo, «costruire una cittadinanza in grado di fruire del piacere della cultura e dell’arte» (non sembra poco)... Le idee si diffondono, ma sono “inconsumabili”, dov’è Prometeo, il primo Ribelle che qualche millennio fa donò agli uomini il Bene-Che-Non-Si-Consuma e che appartiene a tutta l’umanità, la Conoscenza?
E’ Marcello Cini, filosofo della scienza, a introdurre proprio il tema fondamentale che appartiene insieme alla cultura e alla politica: il tema della logica del mercato che oggi «ha assunto dimensioni totalizzanti, fino ad appropriarsi di tutte le risorse naturali, così come di tutti i prodotti della mente umana». Oggi, dice Cini, il 10 per cento della ricchezza prodotta proviene da beni “immateriali”, oggi conta enormemente il capitale intellettuale, il brain power; ma oggi l’economia della Conoscenza si traduce nel massimo dell’economia della Rapina, nella disuguaglianza inaccettabile tra “chi sa” e “chi non sa”. Il primo compito della politica è perciò questo, oggi: spezzare questa divisione, «consentire a tutti di fruire del bene infinito che si chiama conoscenza». E’ emozionato Ninni Cutaia (dirige il Teatro Mercadante di Napoli), che parla dell’enorme difficoltà di fare teatro oggi in Italia. Senza piangersi addosso. Ma «le parole hanno perso il loro senso, il loro alone, rischiano di essere dimenticate ». Teatro vecchio, autoreferenziale, giovani completamente tagliati fuori. Lo dice esplicitamente: «Questo dovrà essere una responsabilità precisa della sinistra», caro Bertinotti contiamo su di te. Multimedialità non sono scarpe, Gianfranco Imperatori, presidente dell’Accademia delle Belle Arti, porta la sua esperienza concreta di operatore del ramo arte e cultura. Si può; in Italia abbiamo la possibilità di invertire la marcia e di arrestare, praticamente da subito, il declino, anche in puro e semplice termine di Pil: abbiamo la possibilità di «controbilanciare la globalizzazione, di fare dei beni culturali, e anche del turismo culturale, un grande detonatore di sviluppo».
La cultura può fare impresa. Nella sala stipatissima, tra il pubblico mai avaro di applausi, scorgiamo Piera Degli Esposti, Wilma Labate, Pippo Di Marca, Paolo Pietrangeli, Stefano Tassinari, Giorgio Arlorio, Maria Rosa Cutrufelli, Danielle Mazzonis, Pasquale Scimeca, Ascanio Celestini, Stefano Tassinari, Citto Maselli, ma molti molti altri ci sono sfuggiti. Un fortissimo applauso sottolinea l’intervento di Maria Luisa Boccia, docente universitaria, femminista storica, candidata di Rifondazione al Senato: «Libere nella mente, libere nel corpo». Mai più sole davanti alla tv, e con Hanna Arendt ricorda la semplice, essenziale verità: «La politica è parola». La parola collettiva, la parola pubblica, il solo mezzo che può sconfiggere la forza delle armi e del potere. L’esempio della guerra, quello che sta avvenendo là in Iraq. Con le sole armi, gli Usa non riescono a vincere; ed è così«che i neocon hanno bisogno di diventare teocon». Di costruirsi un ’identità, la logica del Nemico che deve essere introiettata dentro di noi, nel nome della superiorità occidentale, dell’odio per la diversità. Ed è questo che spiega l’orrore di Abu Ghraib. C’è Ruini, «viene avanti la Chiesa e il nostro fondamentalismo cattolico. Non mi scandalizza Ruini, mi scandalizza la politica opaca, quella che oggi non si contrappone al fondamentalismo religioso sul suo stesso terreno». Il pane e un fiore. Avevamo lasciato Delbono a questo punto, ma lui fa un bellissimo salto in avanti, l’applauso copre le sue parole: «Cultura? Semplice. Significa mettere la gente in grado di vedere la bellezza». Wladimir Luxuria dice che la cultura è transgender anch’essa, non è né maschile né femminile, mina le certezza, mina il potere «e per questo fa paura». Daniele Vicari, il giovane regista di “Alta velocità”, affida alla sinistra il difficile compito di rifondare la politica, di ridare dignità a quella che sembra diventata una bassa questione di potere. «E spero che Rifondazione faccia da pungolo». Futuro, futuro, futuro, dice Leo Gullotta, «ma oggi ai giovani hanno rubato il presente. Hanno fatto di tutto per farci sentire impotenti, separati, ci hanno diviso con l’accetta. Ma io non voglio restare passivo. Voglio fare» (per questo è qui). E Roberta Nicolai porta in scena la sua semplice verità: ci sono 150 strutture teatrali nel Lazio che non trovano né luoghi né spazi, siamo costretti ad essere eterni giovani, in eterna in attesa. Precari». Ma è quando Ingrao parla che scoppiano gli applausi più calorosi, lui incanta e commuove. Lui osa pronunciare la parola “infame”: comunismo; e la parola antica: proletariato. «Sento, e forse lo sentite anche voi, che siamo a una stretta, su un crinale. Non solo per l’Italia». Le sue parole più forti riguardano la guerra. Lo spaventoso mostro della guerra di massa che«forse voi che siete giovani non avete conosciuto, ma che io ho visto coi miei occhi durante quel terribile Novecento che abbiamo appena lasciato alle spalle». Ma ora è peggio. «Adesso, nel “vostro” tempo, è stato varcato questo limite. C’è l’avvento della Guerra Preventiva. La Guerra neanche più come difesa, ma addirittura come Iniziativa». Su questo e sulla questione sociale - la famosa condizione di classe - Ingrao invita la sinistra e soprattutto Rifondazione a essere più incisive. «Amico Prodi, in campo deve esserci il soggetto fondante, la classe: deve essere molto di più di una questione legata al voto». Applausi, commozione, Ingrao ha il pugno alzato. E’ caldissimo il clima quando Bertinotti inizia il suo intervento conclusivo. «Non era molto tempo fa, sembrava che la partita fosse chiusa, che tutto si fosse chiuso con il trionfo del pensiero unico. E invece, ecco: siamo alla riapertura della contesa. Per questo siamo qui. Per chiedere una alleanza tra la politica e la cultura critica. Aiutateci».
Liberazione 22.3.06
Ingrao
La lezione del ‘900. Contro la guerra, per la liberazione del lavoro e per un’istruzione più consapevole
Gli applausi iniziano per la strada. Chi è dentro la sala del residence Ripetta sente un boato crescente di mani che sbattono e solo dopo qualche minuto da un’entrata laterale Fausto Bertinotti si affaccia tenendo per mano Pietro Ingrao. La folla è tale che il grande vecchio ha bisogno di sostegno per farsi largo. E da grande vecchio Ingrao viene accolto dalla sala, che si alza in piedi e lo abbraccia con un calore sconcertante, persino per lui. Che, anche in quella sala, di gente e di comizi ne ha visti e fatti tanti, di storia alle spalle ha quella di un intero secolo, di applausi, quelli di settant’anni di politica fatta in prima fila senza mai tirarsi indietro, con la forza del suo cuore e dei suoi pensieri. Pietro Ingrao (che il prossimo 30 marzo compirà 91 anni) guarda in faccia l’enorme platea silenziosa e domanda: perché tutta questa passione? Perché «sentiamo di avere davanti a noi questioni brucianti», risponde. Perché sul tappeto la posta è alta. E per parlare di cultura, Ingrao decide che oggi per lui è giorno di ricordi, di memorie lunghe tutto il Novecento. Decide di dirci (a noi «giovani», bontà sua) che le cose su cui non dobbiamo mai abbassare l’attenzione sono la guerra («questa aberrazione inventata da Bush della “guerra preventiva”»), la centralità del lavoro e dei lavoratori («non dimentichiamoci della forza e dell’urgenza di un tema come la liberazione del lavoro”»), la formazione («attenti a cosa insegnano nelle nostre scuole»). Ci ricorda, Ingrao, che non c’è battaglia di idee, per la sinistra e in particolare per chi si definisce comunista, che non parta da qui.
Alcuni altri articoli di oggi su questi temi sono disponibili integralmente su "spogli"
(per leggerli clicca sul titolo):
il manifesto 22.3.06
INTERVISTA - Faccia a faccia con il segretario di Rifondazione comunista e i suoi progetti
«Comunisti oltre il comunismo»
Il segretario di Rifondazione racconta la sfida di governo e il progetto della Sinistra europea: «Con Marx oltre Marx». Perchè nella storia della sinistra «l'uguaglianza ha prevalso sulla libertà» della persona umana
di Valentino Parlato
Corriere della Sera 22.3.06
Ingrao: si può rinunciare al simbolo comunista
A 17 anni dalla Bolognina, l’ex dirigente del Pci apre alla svolta Prc: ma i tempi sono lunghi
di Gianna Fregonara
Repubblica 22.3.06
IL CASO
Il no di Fausto, ma il vecchio Pietro dice: "Se nascesse un nuovo contenitore..."
"Dire addio al comunismo" e Ingrao medita la svolta
L'ex presidente della Camera: "Forse si può rinunciare a nome e simbolo"
Il leader di Rifondazione: "Un suicidio rinunciare ai nostri simboli"
di Giovanna Casadio
Il Riformista 22.3.06
EDITORIALE
RIFONDAZIONI
Bertinotti può scuotere l'inerzia dei riformisti
«SEGNALAZIONI» è il titolo della testata indipendente di Fulvio Iannaco che - registrata già nel 2001 - ha ormai compiuto il diciottesimo anno della propria continua ricerca e resistenza.
Dal 2007 - poi - alla sua caratteristica originaria di libera espressione del proprio ideatore, «Segnalazioni» ha unito la propria adesione alla «Associazione Amore e Psiche» - della quale fu fra i primissimi fondatori - nella prospettiva storica della realizzazione della «Fondazione Massimo Fagioli»
L'ASSOCIAZIONE CULTURALE
mercoledì 22 marzo 2006
martedì 21 marzo 2006
nel pomeriggio è stato trasmesso
su MAWIVIDEO
in diretta dal Residence Ripetta di Roma l'incontro:
"La cultura cuore della trasformazione"
su MAWIVIDEO
in diretta dal Residence Ripetta di Roma l'incontro:
"La cultura cuore della trasformazione"
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Tonino Scrimenti comunica:
questo pomeriggio
Massimo Fagioli sarà presente a questa iniziativa:
http://www.rifondazioneroma.it/
http://www.rifondazioneroma.it/appuntamenti/2006/060321cultura.htm
Tutti sono invitati a partecipare
Partito della Rifondazione Comunista
Roma, 21 marzo, 2006
Residence Ripetta
Roma, Via Di Ripetta, 231 ore 15.30
La cultura cuore della trasformazione
Intellettuali, artisti, scienziati, operatori dello spettacolo interrogano la politica
Partecipano Fausto Bertinotti, Pietro Ingrao, Rina Gagliardi
La cultura è da sempre il luogo privilegiato del pensiero critico, libero, creativo: dove si producono le condizioni del cambiamento, del dialogo tra le diversità, della pace. Un Paese povero di cultura è un paese tout court povero e destinato al declino. Per questo oggi appare molto preoccupante la crisi in cui versa la cultura italiana. I cinque anni di governo del centrodestra le hanno sottratto risorse economiche, spazi, controllo democratico, la possibilità stessa di esprimersi. La situazione è diventata a tal punto drammatica che per la prima volta nella storia repubblicana il mondo dello spettacolo, lo scorso 14 ottobre, ha scioperato dicendo basta, in maniera unanime, alle politiche che hanno determinato questo disastro.
Ora si deve voltare pagina. Ma per farlo non basta ritornare al passato. Si deve mettere radicalmente in discussione la logica della privatizzazione nella cui trappola era caduto anche il governo di centrosinistra. La rinascita della cultura può avvenire solamente rilanciando l’idea che essa è un Bene Comune, e come tale va sostenuto dallo Stato sulla base di criteri che devono essere ridiscussi e condivisi da chi opera nel settore. La cultura non è un optional, non è un bene di pochi per pochi: dev’essere una possibilità per molti, per tutti. Solo così si potrà innescare un nuovo circolo virtuoso fra soggetti sociali e istituzioni, tra i produttori di arte, cultura, sapere e società. La sfida che dovrà affrontare il prossimo governo non riguarda solo coloro che in questi anni, con ostinazione e passione, hanno continuato a svolgere il loro lavoro. E’ la condizione necessaria perché l’Italia, questa volta, cambi davvero
questo pomeriggio
Massimo Fagioli sarà presente a questa iniziativa:
http://www.rifondazioneroma.it/
http://www.rifondazioneroma.it/appuntamenti/2006/060321cultura.htm
Tutti sono invitati a partecipare
Partito della Rifondazione Comunista
Roma, 21 marzo, 2006
Residence Ripetta
Roma, Via Di Ripetta, 231 ore 15.30
La cultura cuore della trasformazione
Intellettuali, artisti, scienziati, operatori dello spettacolo interrogano la politica
Partecipano Fausto Bertinotti, Pietro Ingrao, Rina Gagliardi
La cultura è da sempre il luogo privilegiato del pensiero critico, libero, creativo: dove si producono le condizioni del cambiamento, del dialogo tra le diversità, della pace. Un Paese povero di cultura è un paese tout court povero e destinato al declino. Per questo oggi appare molto preoccupante la crisi in cui versa la cultura italiana. I cinque anni di governo del centrodestra le hanno sottratto risorse economiche, spazi, controllo democratico, la possibilità stessa di esprimersi. La situazione è diventata a tal punto drammatica che per la prima volta nella storia repubblicana il mondo dello spettacolo, lo scorso 14 ottobre, ha scioperato dicendo basta, in maniera unanime, alle politiche che hanno determinato questo disastro.
Ora si deve voltare pagina. Ma per farlo non basta ritornare al passato. Si deve mettere radicalmente in discussione la logica della privatizzazione nella cui trappola era caduto anche il governo di centrosinistra. La rinascita della cultura può avvenire solamente rilanciando l’idea che essa è un Bene Comune, e come tale va sostenuto dallo Stato sulla base di criteri che devono essere ridiscussi e condivisi da chi opera nel settore. La cultura non è un optional, non è un bene di pochi per pochi: dev’essere una possibilità per molti, per tutti. Solo così si potrà innescare un nuovo circolo virtuoso fra soggetti sociali e istituzioni, tra i produttori di arte, cultura, sapere e società. La sfida che dovrà affrontare il prossimo governo non riguarda solo coloro che in questi anni, con ostinazione e passione, hanno continuato a svolgere il loro lavoro. E’ la condizione necessaria perché l’Italia, questa volta, cambi davvero
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una segnalazione di Carmine Russo:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200603articoli/3359girata.asp#
La Stampa web 21.3.2006
POLITICA
DOPO L’ANNUNCIO DI BERTINOTTI ANCHE SE RIFONDAZIONE NON SPARIRÀ, C’È CHI TEME UNA FUGA IN AVANTI NON ABBASTANZA MEDITATA
La svolta di Fausto inquieta la sinistra
Consensi ma anche perplessità su «socialismo della persona» e Partito della sinistra europea
Antonella Rampino
ROMA. Ultima svolta di Bertinotti, primi segnali: Fabio Mussi legge in Transatlantico con meticolosa attenzione; Gloria Buffo, chiuso il giornale, si sintonizza su «Radio Città Futura» per saperne di più; Valentino Parlato, voltata pagina, inoltra richiesta d’intervista per porre quesiti dottrinari non di secondo piano; Vittorio Foa ricorda che «con la parola individuo si chiude anche il mio ultimo libro»; Sandro Curzi sgombera l’agenda di consigliere Rai per essere, oggi, al Residence Ripetta di Roma. Dove, presente Pietro Ingrao, si parlerà dell’ultima svolta di Bertinotti, atto secondo.
Piccolo trambusto nella sinistra italiana, all’annuncio del segretario di Rifondazione: dopo le prossime politiche, si avvierà fattivamente il processo di trasformazione nel «Partito della sinistra europea», anche se, precisa il segretario a tre settimane dalle elezioni, al momento non c’è il disegno di cambiare «né il simbolo, né il nome del partito». Percorso obbligato? E basta con il Marx della lotta di classe: per la sinistra del XXI secolo «ci vuole il socialismo della persona», dato che sin qui s’è dato troppo peso al valore dell’uguaglianza, e troppo poco a quello della libertà.
L’elaborazione, maturata domenica all’ultimo incontro della Sinistra Europea (formazione esistente a Strasburgo, e lanciata proprio da Bertinotti alla vigilia delle ultime elezioni europee) è stata poi approfondita proprio sulla Stampa. Contiene un elemento che investe direttamente l’insieme della politica italiana: Bertinotti dice che, se davvero nascerà il Partito Democratico, operazione dalla quale si dice «affascinato», sarà inevitabile un nuovo soggetto politico anche a sinistra. «Un soggetto meticcio, inizio di un progetto politico ambizioso, lungo il percorso di revisione della cultura politica di Rifondazione, già iniziato da tempo», scrive Pietro Folena sulla velina rossissima, «Rosso di Sera».
E’ un percorso obbligato, «cui costringe il riposizionamento al centro di ampi settori del riformismo», spiega Folena. Il quale è un diessino che da tempo ha trasmigrato, come indipendente, nella factory di Bertinotti. «Certo, il tentativo di ridefinire i confini politici è, di tutti i forti cambiamenti già impressi da Bertinotti a Rifondazione, il più significativo» dice Gloria Buffo, della sinistra interna alla Quercia, ovverossia dell’area considerata «a rischio smottamento» in caso di nascita del Partito democratico.
Adesso però, avverte Buffo che consiglierebbe a Bertinotti di non condizionare la sua nuova geopolitica alla nascita del raggruppamento Quercia-Margherita («Giro l’Italia, e tutti mi chiedono “ma è una finta, vero, quella del Partito democratico?”, il punto è che non ci crede nessuno»), «su questa ultima svolta che Bertinotti opera alla viglia del voto peseranno anche i risultati elettorali». Cesare Salvi di «Sinistra diesse per il socialismo» (altra opposizione interna eventualmente a rischio smottamento) mette le mani avanti: «Non condivido tutta questa suggestione per il Partito democratico».
Emanuele Macaluso invece, ormai coscienza critica dell’ex Pci, sbuffa («Ancora una svolta politica, che non abbiamo ancora metabolizzato l’ultima?») e insinua il dubbio: «L’etichettatura di Rifondazione come Sinistra europea è un’operazione arbitraria. Le elaborazioni politiche devono essere sofferte, e molto, molto pensate». Nella fattispecie, «questo mettere assieme trozkisti, ex stalinisti, maoisti, no-global, Ong e movimentismi vari, in Italia come in Europa, è un pasticcio, un’operazione da laboratorio». E’ vera innovazione? Come sempre infatti le cose si complicano se le si guarda con gli occhi del politologo.
E poiché Bertinotti poneva questioni teoriche, nella sua elaborazione allo stadio nascente, le cose si complicano ancora di più. «Certo, nel marxismo ci sono state mistificazioni», nota ancora Macaluso, «ma non era proprio Bertinotti ad incarnare la visione libertaria del marxismo?». Come dire: che bisogno c’è di dichiarare superata la lotta di classe («archiviata da anni») e di ri-centrare la politica sulla persona, sull’individuo? «Che questa poi sia la svolta delle svolte, mi pare francamente eccessivo» dice Valentino Parlato, «non vorrei fosse come per l’abiura dello stalinismo, che Bertinotti compie nel 2001 e noi del Manifesto nel 1969, ed era tardi già allora.
O come quella sulla non-violenza, che non mi convince: se Bertinotti parlava dei casseur, non c’era neanche bisogno di prendere le distanze. Ma se intendeva la violenza che c’è nella Storia, beh quella la riconosceva anche Gandhi con la sua azione non-violenta». A sorpresa, ma non troppo, è proprio il padre nobile di via Tomacelli il più critico, specie sulle bertinottiane eccezioni a Karl Marx. Che approdano a un punto: «Rifondazione non può essere il Partito Democratico della Sinistra. Perché? Perché a furia di cucinare la politica tutt’al più può venir fuori il Partito del Lesso Comunista». Ma naturalmente «il rovello di Bertinotti è apprezzabile». Verrà approfondito, come detto, in apposita intervista. Oltre che già stamattina, in un editoriale su Liberazione.
l'articolo al quale fa riferimento qui sopra La Stampa è il seguente:
Liberazione 21.3.2006
La novità della Sinistra Europea
La sinistra fa una svolta a sinistra
di Rina Gagliardi
Da quando, tanti anni fa, il gruppo dirigente del Pci varò la svolta della Bolognina, sulla nozione di svolta è scesa un’aura sinistra. Anzi, di destra. Come se ogni svolta degna di questo nome non potesse che favorire la liquidazione di un patrimonio, o i peggiori “pentitismi” politici e ideali. Ma, se invece che sui simboli o sul “suono” delle parole, provassimo a concentrarci sulla sostanza? Scopriremmo che nella realtà politica - come nella vita - ci sono le svolte cattive e quelle buone, le svolte moderate e quelle radicali: in breve, che ci sono le svolte di destra e le svolte di sinistra. Le prime sono per lo più deprecabili, le seconde, all’opposto, sono spesso necessarie - se si hanno davvero come stella polare la trasformazione sociale, il mutamento effettivo dei rapporti di forza, la crescita della partecipazione di massa alla politica.
Stiamo parlando di noi, naturalmente, e della decisione di dar vita, subito dopo le elezioni, ad un nuovo soggetto politico: la Sinistra Europea, Sezione Italiana. Una bella e folta assemblea, che si è tenuta a Roma lo scorso weekend, ha assunto questo impegno, a conclusione di un confronto molto ricco. Ecco, finalmente, un fatto nuovo a sinistra. Ecco una svolta possibile per la sinistra radicale, e per la sinistra tout court. Nei prossimi mesi, non ci sarà, sulla scena della politica italiana, soltanto il progetto del Partito Democratico, sbocco “obbligato” del cammino cominciato nell’89, incarnazione logica di una soggettività e di una collocazione neocentriste. Ci sarà una nuova forza della sinistra, che assume nella sua nascita - nel suo pur articolato Dna - l’orizzonte dell’alternativa di sistema. L’opzione di una società socialista per il ventunesimo secolo.
Certo, la tradizione recita che, in politica, ci si può unire soltanto attraverso la “fusione” organica delle identità - a vantaggio, in genere, del più forte e del più organizzato. Certo, l’esperienza del passato ci ha trasmesso pratiche di mediazioni estenuanti e, soprattutto, di mutazioni quasi soltanto nominalistiche, tra battaglie altrettanto estenuanti sulla “sovranità”.
Questa volta, però, ci sia concesso di tentare un’altra strada, un’altra metodologia, un’altra modalità, che abbiamo sussunte, in gran parte, dalla lezione dei movimenti di questi anni. In che cosa consistono? Nella pari dignità “assoluta” delle diverse soggettività che partecipano a questa impresa. Nella pratica della contaminazione reciproca, dell’incontro e del confronto permanente con l’altro. Nella costruzione di un’unità politica e ideale che rispetta la ricchezza del molteplice e rompe (per usare le parole di Lidia Menapace) con il dominio monocratico dell’Uno, simbolo, a sua volta, di una politica in fondo patriarcale, un po’ guerresca e “militarizzata”. In questo processo, che non per caso fa sua una scelta radicale nonviolenta, nessuno si scioglie e nessuno rinuncia ad essere se stesso. E si può pensare che un partito come il Prc, con la sua storia e i suoi vissuti così intensi, possa diventare come un cono di gelato, scioglibile a seconda della temperatura? O che la categoria fondativa di classe possa esser archiviata, in una fase storica come questa, che ci parla quasi quotidianamente di un durissimo scontro di classe in corso nel mondo? Invece, si può e si deve pensare che tutti - tutti insieme - cominciano un’altra storia della sinistra. Provano e riprovano. A farne, da capo, una cosa grande, in sintonia con l’Europa e con le speranze dei movimenti.
Alcuni altri articoli - di ieri e di oggi - su quanto Fausto Bertinotti, come è scritto in uno di essi, ha definito «la svolta delle svolte», sono disponibili integralmente su "spogli" per leggerli cicca sul titolo:
Virgilio Notizie 21.3.06
SINISTRA EUROPEA
BERTINOTTI: SCIOGLIERE PRC? ASSOLUTAMENTE NO
Ce la teniamo stretta ma con associazioni lavoriamo al 'nuovo'
La Stampa 20.3.06
POLITICA
L’ANNUNCIO. VENGONO MESSI IN DISCUSSIONE ALTRI
FONDAMENTI DELLA TEORIA E DELLE PRATICHE COMUNISTE
Bertinotti: basta con le classi
mettiamo al centro la persona
Il segretario: Rifondazione sparirà,
entreremo nel Partito della sinistra europea
di Riccardo Barenghi
ilgiornale.it 20.3.06
Bertinotti avvisa già Prodi: i veri nodi dopo le elezioni
di Roberto Scafuri
Il Tempo lunedì 20 marzo 2006
«I POTERI FORTI» vogliono cambiare il programma dell’Unione.
di LUIGI FRASCA
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200603articoli/3359girata.asp#
La Stampa web 21.3.2006
POLITICA
DOPO L’ANNUNCIO DI BERTINOTTI ANCHE SE RIFONDAZIONE NON SPARIRÀ, C’È CHI TEME UNA FUGA IN AVANTI NON ABBASTANZA MEDITATA
La svolta di Fausto inquieta la sinistra
Consensi ma anche perplessità su «socialismo della persona» e Partito della sinistra europea
Antonella Rampino
ROMA. Ultima svolta di Bertinotti, primi segnali: Fabio Mussi legge in Transatlantico con meticolosa attenzione; Gloria Buffo, chiuso il giornale, si sintonizza su «Radio Città Futura» per saperne di più; Valentino Parlato, voltata pagina, inoltra richiesta d’intervista per porre quesiti dottrinari non di secondo piano; Vittorio Foa ricorda che «con la parola individuo si chiude anche il mio ultimo libro»; Sandro Curzi sgombera l’agenda di consigliere Rai per essere, oggi, al Residence Ripetta di Roma. Dove, presente Pietro Ingrao, si parlerà dell’ultima svolta di Bertinotti, atto secondo.
Piccolo trambusto nella sinistra italiana, all’annuncio del segretario di Rifondazione: dopo le prossime politiche, si avvierà fattivamente il processo di trasformazione nel «Partito della sinistra europea», anche se, precisa il segretario a tre settimane dalle elezioni, al momento non c’è il disegno di cambiare «né il simbolo, né il nome del partito». Percorso obbligato? E basta con il Marx della lotta di classe: per la sinistra del XXI secolo «ci vuole il socialismo della persona», dato che sin qui s’è dato troppo peso al valore dell’uguaglianza, e troppo poco a quello della libertà.
L’elaborazione, maturata domenica all’ultimo incontro della Sinistra Europea (formazione esistente a Strasburgo, e lanciata proprio da Bertinotti alla vigilia delle ultime elezioni europee) è stata poi approfondita proprio sulla Stampa. Contiene un elemento che investe direttamente l’insieme della politica italiana: Bertinotti dice che, se davvero nascerà il Partito Democratico, operazione dalla quale si dice «affascinato», sarà inevitabile un nuovo soggetto politico anche a sinistra. «Un soggetto meticcio, inizio di un progetto politico ambizioso, lungo il percorso di revisione della cultura politica di Rifondazione, già iniziato da tempo», scrive Pietro Folena sulla velina rossissima, «Rosso di Sera».
E’ un percorso obbligato, «cui costringe il riposizionamento al centro di ampi settori del riformismo», spiega Folena. Il quale è un diessino che da tempo ha trasmigrato, come indipendente, nella factory di Bertinotti. «Certo, il tentativo di ridefinire i confini politici è, di tutti i forti cambiamenti già impressi da Bertinotti a Rifondazione, il più significativo» dice Gloria Buffo, della sinistra interna alla Quercia, ovverossia dell’area considerata «a rischio smottamento» in caso di nascita del Partito democratico.
Adesso però, avverte Buffo che consiglierebbe a Bertinotti di non condizionare la sua nuova geopolitica alla nascita del raggruppamento Quercia-Margherita («Giro l’Italia, e tutti mi chiedono “ma è una finta, vero, quella del Partito democratico?”, il punto è che non ci crede nessuno»), «su questa ultima svolta che Bertinotti opera alla viglia del voto peseranno anche i risultati elettorali». Cesare Salvi di «Sinistra diesse per il socialismo» (altra opposizione interna eventualmente a rischio smottamento) mette le mani avanti: «Non condivido tutta questa suggestione per il Partito democratico».
Emanuele Macaluso invece, ormai coscienza critica dell’ex Pci, sbuffa («Ancora una svolta politica, che non abbiamo ancora metabolizzato l’ultima?») e insinua il dubbio: «L’etichettatura di Rifondazione come Sinistra europea è un’operazione arbitraria. Le elaborazioni politiche devono essere sofferte, e molto, molto pensate». Nella fattispecie, «questo mettere assieme trozkisti, ex stalinisti, maoisti, no-global, Ong e movimentismi vari, in Italia come in Europa, è un pasticcio, un’operazione da laboratorio». E’ vera innovazione? Come sempre infatti le cose si complicano se le si guarda con gli occhi del politologo.
E poiché Bertinotti poneva questioni teoriche, nella sua elaborazione allo stadio nascente, le cose si complicano ancora di più. «Certo, nel marxismo ci sono state mistificazioni», nota ancora Macaluso, «ma non era proprio Bertinotti ad incarnare la visione libertaria del marxismo?». Come dire: che bisogno c’è di dichiarare superata la lotta di classe («archiviata da anni») e di ri-centrare la politica sulla persona, sull’individuo? «Che questa poi sia la svolta delle svolte, mi pare francamente eccessivo» dice Valentino Parlato, «non vorrei fosse come per l’abiura dello stalinismo, che Bertinotti compie nel 2001 e noi del Manifesto nel 1969, ed era tardi già allora.
O come quella sulla non-violenza, che non mi convince: se Bertinotti parlava dei casseur, non c’era neanche bisogno di prendere le distanze. Ma se intendeva la violenza che c’è nella Storia, beh quella la riconosceva anche Gandhi con la sua azione non-violenta». A sorpresa, ma non troppo, è proprio il padre nobile di via Tomacelli il più critico, specie sulle bertinottiane eccezioni a Karl Marx. Che approdano a un punto: «Rifondazione non può essere il Partito Democratico della Sinistra. Perché? Perché a furia di cucinare la politica tutt’al più può venir fuori il Partito del Lesso Comunista». Ma naturalmente «il rovello di Bertinotti è apprezzabile». Verrà approfondito, come detto, in apposita intervista. Oltre che già stamattina, in un editoriale su Liberazione.
l'articolo al quale fa riferimento qui sopra La Stampa è il seguente:
Liberazione 21.3.2006
La novità della Sinistra Europea
La sinistra fa una svolta a sinistra
di Rina Gagliardi
Da quando, tanti anni fa, il gruppo dirigente del Pci varò la svolta della Bolognina, sulla nozione di svolta è scesa un’aura sinistra. Anzi, di destra. Come se ogni svolta degna di questo nome non potesse che favorire la liquidazione di un patrimonio, o i peggiori “pentitismi” politici e ideali. Ma, se invece che sui simboli o sul “suono” delle parole, provassimo a concentrarci sulla sostanza? Scopriremmo che nella realtà politica - come nella vita - ci sono le svolte cattive e quelle buone, le svolte moderate e quelle radicali: in breve, che ci sono le svolte di destra e le svolte di sinistra. Le prime sono per lo più deprecabili, le seconde, all’opposto, sono spesso necessarie - se si hanno davvero come stella polare la trasformazione sociale, il mutamento effettivo dei rapporti di forza, la crescita della partecipazione di massa alla politica.
Stiamo parlando di noi, naturalmente, e della decisione di dar vita, subito dopo le elezioni, ad un nuovo soggetto politico: la Sinistra Europea, Sezione Italiana. Una bella e folta assemblea, che si è tenuta a Roma lo scorso weekend, ha assunto questo impegno, a conclusione di un confronto molto ricco. Ecco, finalmente, un fatto nuovo a sinistra. Ecco una svolta possibile per la sinistra radicale, e per la sinistra tout court. Nei prossimi mesi, non ci sarà, sulla scena della politica italiana, soltanto il progetto del Partito Democratico, sbocco “obbligato” del cammino cominciato nell’89, incarnazione logica di una soggettività e di una collocazione neocentriste. Ci sarà una nuova forza della sinistra, che assume nella sua nascita - nel suo pur articolato Dna - l’orizzonte dell’alternativa di sistema. L’opzione di una società socialista per il ventunesimo secolo.
***
Significa, questa nascita, che qualcuno e qualcosa muore, come spesso succede nell’atto del nascere? Significa, come hanno scritto autorevoli giornali, che Rifondazione comunista è destinata a “sciogliersi” o ad “esser sciolta” quasi d’autorità? O che, al contrario, una miriade di intellettuali, di sindacalisti, di operatori della cultura, di pacifisti, di esponenti dei movimenti è pronto a sua volta a sciogliersi nelle fila del Prc? No, nient’affatto. Questo tipo di letture, per altro simmetriche l’una all’altra, sono mosse, più che da cattiva fede, dalla persistenza (quella sì, durissima a morire) degli schemi tradizionali del far politica - e forse anche dal bisogno di semplificare un processo complesso, nutrito di nuove coerenze, vecchie certezze, paradigmi. La vera scommessa è in fondo questa: esporsi all’innovazione, quasi senza rete, forse perfino “rivedere e revisonare”, per restituire all’opposizione anticapitalistica attualità piena, respiro strategico, linfa vitale.Certo, la tradizione recita che, in politica, ci si può unire soltanto attraverso la “fusione” organica delle identità - a vantaggio, in genere, del più forte e del più organizzato. Certo, l’esperienza del passato ci ha trasmesso pratiche di mediazioni estenuanti e, soprattutto, di mutazioni quasi soltanto nominalistiche, tra battaglie altrettanto estenuanti sulla “sovranità”.
Questa volta, però, ci sia concesso di tentare un’altra strada, un’altra metodologia, un’altra modalità, che abbiamo sussunte, in gran parte, dalla lezione dei movimenti di questi anni. In che cosa consistono? Nella pari dignità “assoluta” delle diverse soggettività che partecipano a questa impresa. Nella pratica della contaminazione reciproca, dell’incontro e del confronto permanente con l’altro. Nella costruzione di un’unità politica e ideale che rispetta la ricchezza del molteplice e rompe (per usare le parole di Lidia Menapace) con il dominio monocratico dell’Uno, simbolo, a sua volta, di una politica in fondo patriarcale, un po’ guerresca e “militarizzata”. In questo processo, che non per caso fa sua una scelta radicale nonviolenta, nessuno si scioglie e nessuno rinuncia ad essere se stesso. E si può pensare che un partito come il Prc, con la sua storia e i suoi vissuti così intensi, possa diventare come un cono di gelato, scioglibile a seconda della temperatura? O che la categoria fondativa di classe possa esser archiviata, in una fase storica come questa, che ci parla quasi quotidianamente di un durissimo scontro di classe in corso nel mondo? Invece, si può e si deve pensare che tutti - tutti insieme - cominciano un’altra storia della sinistra. Provano e riprovano. A farne, da capo, una cosa grande, in sintonia con l’Europa e con le speranze dei movimenti.
Alcuni altri articoli - di ieri e di oggi - su quanto Fausto Bertinotti, come è scritto in uno di essi, ha definito «la svolta delle svolte», sono disponibili integralmente su "spogli" per leggerli cicca sul titolo:
Virgilio Notizie 21.3.06
SINISTRA EUROPEA
BERTINOTTI: SCIOGLIERE PRC? ASSOLUTAMENTE NO
Ce la teniamo stretta ma con associazioni lavoriamo al 'nuovo'
La Stampa 20.3.06
POLITICA
L’ANNUNCIO. VENGONO MESSI IN DISCUSSIONE ALTRI
FONDAMENTI DELLA TEORIA E DELLE PRATICHE COMUNISTE
Bertinotti: basta con le classi
mettiamo al centro la persona
Il segretario: Rifondazione sparirà,
entreremo nel Partito della sinistra europea
di Riccardo Barenghi
ilgiornale.it 20.3.06
Bertinotti avvisa già Prodi: i veri nodi dopo le elezioni
di Roberto Scafuri
Il Tempo lunedì 20 marzo 2006
«I POTERI FORTI» vogliono cambiare il programma dell’Unione.
di LUIGI FRASCA
domenica 19 marzo 2006
una segnalazione di Elena Canali:
La prima assemblea nazionale politico programmatica della sinistra europea
La prima assemblea nazionale politico programmatica della sinistra europea
Centro Congressi Frentani
Via dei Frentani, 4
"SINISTRA, QUELLA EUROPEA"
verso la carta costitutiva
Sabato 18 e Domenica 19 marzo 2006
dalle ore 9,30 -13,30
ASSEMBLEA POLITICO PROGRAMMATICA
interviene
Fausto Bertinotti
_________________________
Via dei Frentani, 4
"SINISTRA, QUELLA EUROPEA"
verso la carta costitutiva
Sabato 18 e Domenica 19 marzo 2006
dalle ore 9,30 -13,30
ASSEMBLEA POLITICO PROGRAMMATICA
interviene
Fausto Bertinotti
_________________________
sabato 18 marzo 2006
LEFT
Daniele Capezzone sul linguaggio di Massimo Fagioli
Galimberti/Ranchetti/Galimberti sulla traduzione di Freud
(inoltre: gli articoli di Gandus su Panorama e di Rossini su l'Espresso di venerdì 10 marzo u.s. sono pubblicati anche su "spogli")
già pubblicato su "segnalazioni" in data 3.3.06:
AGI (CRO) - 02/03/2006 - 16.40.00
LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI
ZCZC AGI2487 3 CRO 0 R01 / (Rif. 2444) LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Se Massimo Fagioli ha suscitato polemiche e commenti di vario genere rispetto al passato quando erano solo insulti gratuiti un passo avanti c'è stato: "bisogna però che la politica e la cultura comprendano il suo linguaggio e il senso delle sue riflessioni". Lo afferma il segretario dei Radicali, esponente della 'Rosa nel Pugno', Daniele Capezzone che guarda con non celata simpatia allo psichiatra romano. "Le cose migliori che Fausto Bertinotti ha fatto in questi anni sono state alcune scelte lessicali di linguaggio che collego direttamente alle riflessioni di Fagioli: parole come speranza, attesa, vissuto - spiega Capezzone - come anche trasformazione fanno parte del patrimonio fagioliano". Per non citare poi la 'non violenza'. "Mentre però per Bertinotti l'uso di tali parole è stato un fatto d'immagine, per noi quelle stesse parole sono parte della nostra storia, della nostra identità: per noi sono più contenuto che forma". Insomma, le cose sono cambiate, non si è più a venti, trent'anni fa. (AGI) Pat 021638 MAR 06 NNNN
La Repubblica 25-02-06, pagina 52, sezione CULTURA
Polemiche/ per difendere un classico
Il padre della psicoanalisi tradito dal suo editore
I testi allestiti da Renata Colorni non avevano nessun bisogno di essere sostituiti
Una nuova traduzione con errori e diverse sciatterie anche macroscopiche Il Piccolo Hans da bambino diventa addirittura un adolescente
di Umberto Galimberti
Io spero che proprio nell'anno della celebrazione dell'anniversario della nascita di Freud (1856-2006) Bollati Boringhieri non distrugga, per il pubblico italiano l'opera di Freud che, oltre alle Opere di Nietzsche a cura di Colli e Montinari (Adelphi), è l'altra grande impresa editoriale di traduzione e determinazione del testo che in Italia hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Questa enorme impresa di traduzione, e soprattutto di messa a punto terminologica e concettuale, nonché di uniformazione del linguaggio psicoanalitico, è opera meritoria di Renata Colorni che condusse il suo lavoro sotto l'attenta direzione di Cesare Musatti. Oltre alla correzione degli errori presenti nel testo tedesco, la Colorni si è presa cura anche delle significative varianti, aggiunte e modifiche introdotte da Freud nelle edizioni successive alla prima stesura dei suoi scritti, nonché l'inserzione di parecchi testi che non compaiono né nell'edizione inglese, né in quella tedesca, perché reperiti successivamente. Per queste ragioni Renata Colorni ha ricevuto nel 1987 il Premio Goethe per le traduzioni di Freud e nel 2002 il Premio Nazionale per la Traduzione dalle mani del Presidente della Repubblica Ciampi. Oggi Bollati Boringhieri riedita le opere di Freud in una nuova traduzione prevista in dieci volumi che, a giudicare dal primo che ho qui sottomano, mi pare caratterizzata da un'assoluta incuria che sconfina nel dilettantismo, per non parlare di macroscopici errori. Il primo volume titola Scritti di metapsicologia (1915-1917), ma solo la prima metà del volume è occupata da scritti di Freud (composti per la verità tra il 1910 e il 1931), mentre le parti successive sono costituite da una selezione del carteggio di Freud con Jung, Pfister, Ferenczi, Salomé, Groddeck, Abraham, dai «Verbali della Società psicoanalitica di Vienna», e da «Scritti psicoanalitici collegati» di altri autori, di cui non si fa menzione né nella copertina né nel frontespizio, e di cui non si capisce il criterio di selezione. Ma le cose più gravi, che a mio parere dovrebbero consigliare il ritiro immediato di questo primo volume è, se questo è solo l'inizio, la rinuncia all'intera iniziativa editoriale, sono che: del «Caso clinico del presidente Schreber» viene tradotta solo la terza parte che, in una collana che si chiama «Testi e contesti» mi pare un'operazione del tutto decontestualizzata. Inoltre Schreber, che era Presidente di Corte d'Appello qui diventa Presidente del Senato. Lo stesso dicasi del «Caso del piccolo Hans» che aveva cinque anni, ma che a pagina 156 viene riportato col titolo «Analisi della fobia di un quindicenne». Ma la cosa più grave è lo stravolgimento della terminologia freudiana, la cui correttezza e uniformità era il più grande merito della traduzione di Renata Colorni. Faccio alcuni dei moltissimi esempi che mi sono annotato: «indirizzo regressivo» diventa «direzione a ritroso», Befriedigung che significa «soddisfacimento» viene tradotto con «appagamento», poi quando il traduttore incontra Erfllung che significa «appagamento» traduce di nuovo con «appagamento» e talvolta con «esaudimento». «Impulsi» viene reso talvolta con «impulsi», talvolta con «moti», talvolta con «aspirazioni» (p. 23), «donna passiva» è reso con «donna che patisce». «Intenzionalità», parola cardine che Freud aveva introdotto nella sua costruzione psicoanalitica dopo aver seguito le lezioni di Brentano, diventa «tendenza» (p. 15). «Stimoli» è reso con «azioni stimolanti» (p. 12), «fissazione» talora con «ancoraggio», talora con «ancoramento» (da p. 13 in poi), gli «archetipi» diventano «esempi» (p. 27), le «associazioni libere» diventano «idee spontanee», espressione riutilizzata anche per rendere «idee improvvise». L'«investimento» diventa «caricamento» (p. 24), l'«affetto» diventa «emozione», la «stimolazione» diventa «rifornimento» (p. 12), la «congettura» diventa «costruzione ausiliaria». «Esibizionismo» è reso con «esibizione» (p. 17), «una propria parte sessuale» con «un proprio membro sessuale» (p. 20), «interno» diventa «intimo» (p. 25), gli «atteggiamenti» diventano «designazioni» (p. 26). E così si potrebbe continuare nel leggere questa traduzione catastrofica che non tiene fede neanche alle proprie scelte terminologiche perché, per diverse pagine copia integralmente, senza neppure citarla, la traduzione di Renata Colorni che aveva adottato un'altra terminologia. Qual è la ragione di questa pessima iniziativa. Se Bollati Boringhieri è in possesso dei diritti dell'ottima traduzione della Colorni, perché farne a meno e ricorrere a una traduzione che rende confuso il testo freudiano, il quale, non essendo un testo di secondaria importanza, comporta la perdita di un contributo enorme che la cura editoriale italiana degli anni Settanta e Ottanta ha dato alla conoscenza di Freud. Perché smarrire questo patrimonio? Aggiornare una traduzione non significa disorganizzarla e distruggerla nella sua coerenza terminologica e strutturale. Due consigli per non perdere questo patrimonio culturale. Uno alla Bollati Boringhieri di rinunciare a questa dilettantesca iniziativa culturale e recuperare la traduzione della Colorni già in suo possesso. In caso diverso, Renata Colorni, che oggi dirige i «Meridiani» della Mondadori, riediti il suo Freud in quella prestigiosa elegante collana, perché un patrimonio così importante non può andare smarrito per velleitarie e incomprensibili iniziative editoriali. Post scriptum. Leggo sull'Unità di ieri la risposta di Michele Ranchetti, direttore della nuova edizione dei testi di Freud, a Luigi Reitani che il 18 febbraio, sempre sull'Unità, aveva mosso le sue critiche precise e puntuali a questa iniziativa editoriale. Ranchetti, naturalmente, difende il suo lavoro con due argomenti: il primo risponde all'esigenza di risituare le opere di Freud nel contesto storico e culturale del tempo, facendo dialogare le opere di Freud con gli scritti coevi dei collaboratori e dei seguaci. Ottima iniziativa su cui non ho nulla da eccepire. Il secondo argomento è quello delle scelte linguistiche, perché, a parere di Ranchetti, alcuni termini adottati dalla traduzione curata da Musatti sono caduti in disuso. Qui ho molto da eccepire, innanzitutto perché nelle pagine integralmente copiate dall'edizione Musatti (peraltro mai citata) quelle parole cadute in disuso rimangono, salvo poi sparire in quei brani che si discostano dall'edizione Musatti. Il risultato è una confusione terminologica penosa. E questo è particolarmente lesivo della serietà e del rigore degli scritti di Freud che, a differenza di quelli di Jung, sono di una precisione terminologica che, se da un lato sfiora l'ossessività, dall'altro ci difende da quelle oscillazioni di significato che compromettono non solo la scientificità di qualsiasi testo, ma anche la sua coerenza interna, per non parlare della sua intelligibilità.
La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La polemica sulla nuova edizione di Freud
Ma sulle traduzioni c'è da discutere
Michele Ranchetti, curatore dell'opera, risponde alle critiche di Umberto Galimberti
Il nostro scopo è illustrare il progetto freudiano con i testi
di Michele Ranchetti
Caro Direttore, dopo l'animosa recensione, apparsa su queste pagine il 25 febbraio, agli Scritti di metapsicologia di Freud a cura di chi scrive (Bollati Boringhieri), credo che i lettori di Repubblica meritino qualche avvertenza. Gli Scritti di metapsicologia sono il vol. 3, il secondo in ordine di uscita, di Sigmund Freud. Testi e contesti. La nuova collana non intende affatto sostituirsi ai 12 volumi delle Opere di Freud, vanto della medesima Bollati Boringhieri, cui anzi idealmente si riferisce (tra i 27 traduttori che ci lavorarono c'era anche il sottoscritto). Propone, invece, una selezione di scritti freudiani e li accompagna con una filza di materiali diversi: testi coevi dei collaboratori, verbali dei congressi, estratti dalla corrispondenza, dalle minute dei dibattiti della società psicoanalitica, dalle riviste del movimento. Lo scopo è di illustrare (per la prima volta, non solo in Italia) il pensiero e il progetto di Freud sulla base dei testi e non della letteratura sull' argomento. E' un progetto ambizioso e difficile: storicizzare Freud. Su di esso Galimberti interviene solo due volte: una prima, disconoscendo il carattere rilevante dei materiali aggiunti, una seconda, definendo l'iniziativa ottima, dopo aver letto la mia risposta a Reitani su L'Unità. Non si tratta dunque di disconoscere né le traduzioni esistenti né il lessico freudiano italiano, alla formazione del quale ha dato un contributo decisivo la splendida traduzione de L'interpretazione dei sogni da parte di un grande (e purtroppo dimenticato) psicoanalista, Elvio Fachinelli, che ha forgiato il modello per l'edizione italiana delle Opere di Freud. Del carattere della collana la recensione non dà conto. Così come non dà conto del fatto che questi Scritti di metapsicologia comprendono un frammento di Freud, di venti mirabili pagine teoretiche, ritrovato da poco e ancora inedito anche in originale (copia dell' autografo ci era stata trasmessa, con squisita cortesia e solidarietà di studioso, da Paul Roazen). L'attenzione punta tutta sui «macroscopici errori» di traduzione. La scelta degli «errori» additati corre però, a dire il minimo, sul filo del paradosso. Vediamone alcuni. Si sottolinea come motivo di scandalo l'avere definito il piccolo Hans «un quindicenne», anziché un «bambino di cinque anni». Si tratta, con tutta evidenza, di un refuso, come capirebbe anche un bambino. A proposito: viene indicata anche la pagina, la 156; ma è bene avvisare i lettori: la cerchino non negli Scritti di metapsicologia ma in un altro volume della collana, il n. 5 (Sulla storia della psicoanalisi), che contiene diversi degli «errori» citati e che però la recensione non nomina. Molto più conta, naturalmente, il seguito. Si denuncia, per esempio, il fatto che «affetto» (Affekt) si trasformi in «emozione». Ma avevamo una buona scorta, lo Handworterbuch der Psychoanalyse (1936) di Richard Sterba, l'unico approvato da Freud. Qui «Affekt» viene definito «Gemutsbewegung» (moto dell' animo che provoca reazioni fisiologiche), mentre il lemma «Emotion» (rarissimo in Freud) rimanda semplicemente ad «Affekt», appunto. Si lamenta che gli «archetipi» diventino «esempi». Nel testo però c'è «Vorbilder», parola comune e comune correlato di «esempi». Il precedente traduttore aveva introdotto qui un termine, «archetipi», greve di echi junghiani (a rottura con Jung ormai consumata). Ci viene rimproverata una gran confusione tra «impulsi», «moti» e «aspirazioni». Ma no. «Moto» traduce sempre «Regung»; «Strebung» è resa con «aspirazione» (talvolta con «tendenza», come fa anche la traduzione alla quale il recensore sempre si affida), mentre «Impuls» è sempre «impulso» (che talvolta rende anche vocaboli sinonimi, mai però «Regung» o «Strebung»). Era invece la traduzione precedente a rendere con «impulso» sia «Strebung» (talvolta confondendo plurale con singolare) sia «Impuls» sia «Regung». Anche la proposta di «caricamento», invece di «investimento», per «Besetzung» è elencata tra i puri e semplici «errori macroscopici». La resa di «Besetzung» nelle diverse lingue è stata un notorio rompicapo (per l' inglese, a esempio, è stata inventata la parola «cathexis»). Non che «caricamento» possa riuscire perfettamente soddisfacente; pure ce l'ha, un vantaggio: così «Besetzung» e «Abfuhr» («scarica»), che nella teoria sono strettamente collegati, vengono correlati anche sul piano lessicale (come, del resto, in francese, nella coppia «charge/chargement»). Si potrebbe continuare, avendo spazio, senza troppa difficoltà. Perché a schiarire alcuni «errori» occorre (e forse basta) un'occhiata alla pagina (è il caso di «donna che patisce») o almeno alla frase intera (è il caso di «rifornimento»). Altri casi esigono registri impraticabili in questa occasione. Così, per stabilire se a rendere «Tendenz» sia più atto il calco «tendenza» o il densissimo «intenzionalità» della precedente traduzione, converrebbe un più lungo discorso, su Brentano (magari anche su altri), e sull' uso, o gli usi, che Freud ne faceva. Qui chiudo intanto con l'esempio con il quale anche il recensore si avvia a concludere. E l' esempio che apre l'ultimo capoverso dell' elenco di «errori». «Esibizionismo» è reso con «esibizione». Nella traduzione, in effetti, si trova «esibizionismo»; ma nel testo, nel testo tedesco, non c'è il termine clinico «Exhibitionismus», c' è «Exhibition». E' un vero peccato che si sia persa un'occasione per discutere pacatamente del pensiero di Freud, della sua opera e della terminologia da lui usata. Come diceva Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla. Conta solo il pensiero a favore di qualcosa, che fa esistere qualcosa».
La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La replica
Non nascondiamoci dietro i refusi
di Umberto Galimberti
Caro Michele Ranchetti, la mia non era una recensione dell'iniziativa editoriale Testi e contesti, da lei ideata e diretta, con l'intenzione di contestualizzare le opere di Freud attraverso l'aggiunta di nuovi materiali tratti da altri autori, dai Carteggi o dai Verbali della Società Psicoanalitica di Vienna. L'iniziativa, come le ho riconosciuto, è ineccepibile e la sottoscriverei con entusiasmo a queste quattro condizioni: 1. Che fossero segnalati i criteri per cui si scelgono certi testi dei collaboratori e dei seguaci di Freud e non altri. 2. Che fossero segnalate le ragioni per cui agli Scritti di metapsicologia (1915-1917) se ne aggiungono altri di Freud composti tra il 1910 e il 1931 e per giunta incompleti e senza segnalazione dei criteri di scelta. 3. Che non ci fossero refusi (parola con cui di solito gli autori o i curatori dei libri scaricano sui redattori la loro disattenzione, come fanno i generali con i soldati) perché fatico a pensare che un redattore trasformi in un «quindicenne» un bambino di 5 anni, e Schreber, Presidente di Corte d'Appello, in un Presidente del Senato. 4. Che dopo aver riportato per pagine e pagine, senza neppure citarla, la traduzione dell'edizione Musatti, per altre pagine la si abbandona, traducendo gli stessi termini in modo del tutto diverso. Come dice Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla», ma la segnalazione di una traduzione mal fatta o di una cura poco attenta conta qualcosa, se non altro per avvertire i lettori e non confondere le idee e la comprensione di Freud alle nuove generazioni che si accingono a leggerlo in questa nuova edizione, quando la Bollati Boringhieri ne è in possesso di una ottima di Renata Colorni, condotta sotto la supervisione di Cesare Musatti che, dopo la recente edizione da lei curata, non vorrei finisse in archivio.
cita LEFT:
http://angolonero.blogosfere.it/2006/03/ 16 marzo 2006
L'Anglolo nero, il blog del mistero
A proposito di Preston e Spezi
Qualche giorno fa avevo lanciato un appello per sapere qualcosa di più sulla vicenda Preston-Spezi e il Mostro di Firenze. Mi segnalano che uscirà un dettagliato dossier sul numero di Left in edicola domani, venerdì 17 marzo.
(Grazie a Vincenzo Mulè per la segnalazione)
Daniele Capezzone sul linguaggio di Massimo Fagioli
Galimberti/Ranchetti/Galimberti sulla traduzione di Freud
(inoltre: gli articoli di Gandus su Panorama e di Rossini su l'Espresso di venerdì 10 marzo u.s. sono pubblicati anche su "spogli")
già pubblicato su "segnalazioni" in data 3.3.06:
AGI (CRO) - 02/03/2006 - 16.40.00
LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI
ZCZC AGI2487 3 CRO 0 R01 / (Rif. 2444) LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Se Massimo Fagioli ha suscitato polemiche e commenti di vario genere rispetto al passato quando erano solo insulti gratuiti un passo avanti c'è stato: "bisogna però che la politica e la cultura comprendano il suo linguaggio e il senso delle sue riflessioni". Lo afferma il segretario dei Radicali, esponente della 'Rosa nel Pugno', Daniele Capezzone che guarda con non celata simpatia allo psichiatra romano. "Le cose migliori che Fausto Bertinotti ha fatto in questi anni sono state alcune scelte lessicali di linguaggio che collego direttamente alle riflessioni di Fagioli: parole come speranza, attesa, vissuto - spiega Capezzone - come anche trasformazione fanno parte del patrimonio fagioliano". Per non citare poi la 'non violenza'. "Mentre però per Bertinotti l'uso di tali parole è stato un fatto d'immagine, per noi quelle stesse parole sono parte della nostra storia, della nostra identità: per noi sono più contenuto che forma". Insomma, le cose sono cambiate, non si è più a venti, trent'anni fa. (AGI) Pat 021638 MAR 06 NNNN
La Repubblica 25-02-06, pagina 52, sezione CULTURA
Polemiche/ per difendere un classico
Il padre della psicoanalisi tradito dal suo editore
I testi allestiti da Renata Colorni non avevano nessun bisogno di essere sostituiti
Una nuova traduzione con errori e diverse sciatterie anche macroscopiche Il Piccolo Hans da bambino diventa addirittura un adolescente
di Umberto Galimberti
Io spero che proprio nell'anno della celebrazione dell'anniversario della nascita di Freud (1856-2006) Bollati Boringhieri non distrugga, per il pubblico italiano l'opera di Freud che, oltre alle Opere di Nietzsche a cura di Colli e Montinari (Adelphi), è l'altra grande impresa editoriale di traduzione e determinazione del testo che in Italia hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Questa enorme impresa di traduzione, e soprattutto di messa a punto terminologica e concettuale, nonché di uniformazione del linguaggio psicoanalitico, è opera meritoria di Renata Colorni che condusse il suo lavoro sotto l'attenta direzione di Cesare Musatti. Oltre alla correzione degli errori presenti nel testo tedesco, la Colorni si è presa cura anche delle significative varianti, aggiunte e modifiche introdotte da Freud nelle edizioni successive alla prima stesura dei suoi scritti, nonché l'inserzione di parecchi testi che non compaiono né nell'edizione inglese, né in quella tedesca, perché reperiti successivamente. Per queste ragioni Renata Colorni ha ricevuto nel 1987 il Premio Goethe per le traduzioni di Freud e nel 2002 il Premio Nazionale per la Traduzione dalle mani del Presidente della Repubblica Ciampi. Oggi Bollati Boringhieri riedita le opere di Freud in una nuova traduzione prevista in dieci volumi che, a giudicare dal primo che ho qui sottomano, mi pare caratterizzata da un'assoluta incuria che sconfina nel dilettantismo, per non parlare di macroscopici errori. Il primo volume titola Scritti di metapsicologia (1915-1917), ma solo la prima metà del volume è occupata da scritti di Freud (composti per la verità tra il 1910 e il 1931), mentre le parti successive sono costituite da una selezione del carteggio di Freud con Jung, Pfister, Ferenczi, Salomé, Groddeck, Abraham, dai «Verbali della Società psicoanalitica di Vienna», e da «Scritti psicoanalitici collegati» di altri autori, di cui non si fa menzione né nella copertina né nel frontespizio, e di cui non si capisce il criterio di selezione. Ma le cose più gravi, che a mio parere dovrebbero consigliare il ritiro immediato di questo primo volume è, se questo è solo l'inizio, la rinuncia all'intera iniziativa editoriale, sono che: del «Caso clinico del presidente Schreber» viene tradotta solo la terza parte che, in una collana che si chiama «Testi e contesti» mi pare un'operazione del tutto decontestualizzata. Inoltre Schreber, che era Presidente di Corte d'Appello qui diventa Presidente del Senato. Lo stesso dicasi del «Caso del piccolo Hans» che aveva cinque anni, ma che a pagina 156 viene riportato col titolo «Analisi della fobia di un quindicenne». Ma la cosa più grave è lo stravolgimento della terminologia freudiana, la cui correttezza e uniformità era il più grande merito della traduzione di Renata Colorni. Faccio alcuni dei moltissimi esempi che mi sono annotato: «indirizzo regressivo» diventa «direzione a ritroso», Befriedigung che significa «soddisfacimento» viene tradotto con «appagamento», poi quando il traduttore incontra Erfllung che significa «appagamento» traduce di nuovo con «appagamento» e talvolta con «esaudimento». «Impulsi» viene reso talvolta con «impulsi», talvolta con «moti», talvolta con «aspirazioni» (p. 23), «donna passiva» è reso con «donna che patisce». «Intenzionalità», parola cardine che Freud aveva introdotto nella sua costruzione psicoanalitica dopo aver seguito le lezioni di Brentano, diventa «tendenza» (p. 15). «Stimoli» è reso con «azioni stimolanti» (p. 12), «fissazione» talora con «ancoraggio», talora con «ancoramento» (da p. 13 in poi), gli «archetipi» diventano «esempi» (p. 27), le «associazioni libere» diventano «idee spontanee», espressione riutilizzata anche per rendere «idee improvvise». L'«investimento» diventa «caricamento» (p. 24), l'«affetto» diventa «emozione», la «stimolazione» diventa «rifornimento» (p. 12), la «congettura» diventa «costruzione ausiliaria». «Esibizionismo» è reso con «esibizione» (p. 17), «una propria parte sessuale» con «un proprio membro sessuale» (p. 20), «interno» diventa «intimo» (p. 25), gli «atteggiamenti» diventano «designazioni» (p. 26). E così si potrebbe continuare nel leggere questa traduzione catastrofica che non tiene fede neanche alle proprie scelte terminologiche perché, per diverse pagine copia integralmente, senza neppure citarla, la traduzione di Renata Colorni che aveva adottato un'altra terminologia. Qual è la ragione di questa pessima iniziativa. Se Bollati Boringhieri è in possesso dei diritti dell'ottima traduzione della Colorni, perché farne a meno e ricorrere a una traduzione che rende confuso il testo freudiano, il quale, non essendo un testo di secondaria importanza, comporta la perdita di un contributo enorme che la cura editoriale italiana degli anni Settanta e Ottanta ha dato alla conoscenza di Freud. Perché smarrire questo patrimonio? Aggiornare una traduzione non significa disorganizzarla e distruggerla nella sua coerenza terminologica e strutturale. Due consigli per non perdere questo patrimonio culturale. Uno alla Bollati Boringhieri di rinunciare a questa dilettantesca iniziativa culturale e recuperare la traduzione della Colorni già in suo possesso. In caso diverso, Renata Colorni, che oggi dirige i «Meridiani» della Mondadori, riediti il suo Freud in quella prestigiosa elegante collana, perché un patrimonio così importante non può andare smarrito per velleitarie e incomprensibili iniziative editoriali. Post scriptum. Leggo sull'Unità di ieri la risposta di Michele Ranchetti, direttore della nuova edizione dei testi di Freud, a Luigi Reitani che il 18 febbraio, sempre sull'Unità, aveva mosso le sue critiche precise e puntuali a questa iniziativa editoriale. Ranchetti, naturalmente, difende il suo lavoro con due argomenti: il primo risponde all'esigenza di risituare le opere di Freud nel contesto storico e culturale del tempo, facendo dialogare le opere di Freud con gli scritti coevi dei collaboratori e dei seguaci. Ottima iniziativa su cui non ho nulla da eccepire. Il secondo argomento è quello delle scelte linguistiche, perché, a parere di Ranchetti, alcuni termini adottati dalla traduzione curata da Musatti sono caduti in disuso. Qui ho molto da eccepire, innanzitutto perché nelle pagine integralmente copiate dall'edizione Musatti (peraltro mai citata) quelle parole cadute in disuso rimangono, salvo poi sparire in quei brani che si discostano dall'edizione Musatti. Il risultato è una confusione terminologica penosa. E questo è particolarmente lesivo della serietà e del rigore degli scritti di Freud che, a differenza di quelli di Jung, sono di una precisione terminologica che, se da un lato sfiora l'ossessività, dall'altro ci difende da quelle oscillazioni di significato che compromettono non solo la scientificità di qualsiasi testo, ma anche la sua coerenza interna, per non parlare della sua intelligibilità.
La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La polemica sulla nuova edizione di Freud
Ma sulle traduzioni c'è da discutere
Michele Ranchetti, curatore dell'opera, risponde alle critiche di Umberto Galimberti
Il nostro scopo è illustrare il progetto freudiano con i testi
di Michele Ranchetti
Caro Direttore, dopo l'animosa recensione, apparsa su queste pagine il 25 febbraio, agli Scritti di metapsicologia di Freud a cura di chi scrive (Bollati Boringhieri), credo che i lettori di Repubblica meritino qualche avvertenza. Gli Scritti di metapsicologia sono il vol. 3, il secondo in ordine di uscita, di Sigmund Freud. Testi e contesti. La nuova collana non intende affatto sostituirsi ai 12 volumi delle Opere di Freud, vanto della medesima Bollati Boringhieri, cui anzi idealmente si riferisce (tra i 27 traduttori che ci lavorarono c'era anche il sottoscritto). Propone, invece, una selezione di scritti freudiani e li accompagna con una filza di materiali diversi: testi coevi dei collaboratori, verbali dei congressi, estratti dalla corrispondenza, dalle minute dei dibattiti della società psicoanalitica, dalle riviste del movimento. Lo scopo è di illustrare (per la prima volta, non solo in Italia) il pensiero e il progetto di Freud sulla base dei testi e non della letteratura sull' argomento. E' un progetto ambizioso e difficile: storicizzare Freud. Su di esso Galimberti interviene solo due volte: una prima, disconoscendo il carattere rilevante dei materiali aggiunti, una seconda, definendo l'iniziativa ottima, dopo aver letto la mia risposta a Reitani su L'Unità. Non si tratta dunque di disconoscere né le traduzioni esistenti né il lessico freudiano italiano, alla formazione del quale ha dato un contributo decisivo la splendida traduzione de L'interpretazione dei sogni da parte di un grande (e purtroppo dimenticato) psicoanalista, Elvio Fachinelli, che ha forgiato il modello per l'edizione italiana delle Opere di Freud. Del carattere della collana la recensione non dà conto. Così come non dà conto del fatto che questi Scritti di metapsicologia comprendono un frammento di Freud, di venti mirabili pagine teoretiche, ritrovato da poco e ancora inedito anche in originale (copia dell' autografo ci era stata trasmessa, con squisita cortesia e solidarietà di studioso, da Paul Roazen). L'attenzione punta tutta sui «macroscopici errori» di traduzione. La scelta degli «errori» additati corre però, a dire il minimo, sul filo del paradosso. Vediamone alcuni. Si sottolinea come motivo di scandalo l'avere definito il piccolo Hans «un quindicenne», anziché un «bambino di cinque anni». Si tratta, con tutta evidenza, di un refuso, come capirebbe anche un bambino. A proposito: viene indicata anche la pagina, la 156; ma è bene avvisare i lettori: la cerchino non negli Scritti di metapsicologia ma in un altro volume della collana, il n. 5 (Sulla storia della psicoanalisi), che contiene diversi degli «errori» citati e che però la recensione non nomina. Molto più conta, naturalmente, il seguito. Si denuncia, per esempio, il fatto che «affetto» (Affekt) si trasformi in «emozione». Ma avevamo una buona scorta, lo Handworterbuch der Psychoanalyse (1936) di Richard Sterba, l'unico approvato da Freud. Qui «Affekt» viene definito «Gemutsbewegung» (moto dell' animo che provoca reazioni fisiologiche), mentre il lemma «Emotion» (rarissimo in Freud) rimanda semplicemente ad «Affekt», appunto. Si lamenta che gli «archetipi» diventino «esempi». Nel testo però c'è «Vorbilder», parola comune e comune correlato di «esempi». Il precedente traduttore aveva introdotto qui un termine, «archetipi», greve di echi junghiani (a rottura con Jung ormai consumata). Ci viene rimproverata una gran confusione tra «impulsi», «moti» e «aspirazioni». Ma no. «Moto» traduce sempre «Regung»; «Strebung» è resa con «aspirazione» (talvolta con «tendenza», come fa anche la traduzione alla quale il recensore sempre si affida), mentre «Impuls» è sempre «impulso» (che talvolta rende anche vocaboli sinonimi, mai però «Regung» o «Strebung»). Era invece la traduzione precedente a rendere con «impulso» sia «Strebung» (talvolta confondendo plurale con singolare) sia «Impuls» sia «Regung». Anche la proposta di «caricamento», invece di «investimento», per «Besetzung» è elencata tra i puri e semplici «errori macroscopici». La resa di «Besetzung» nelle diverse lingue è stata un notorio rompicapo (per l' inglese, a esempio, è stata inventata la parola «cathexis»). Non che «caricamento» possa riuscire perfettamente soddisfacente; pure ce l'ha, un vantaggio: così «Besetzung» e «Abfuhr» («scarica»), che nella teoria sono strettamente collegati, vengono correlati anche sul piano lessicale (come, del resto, in francese, nella coppia «charge/chargement»). Si potrebbe continuare, avendo spazio, senza troppa difficoltà. Perché a schiarire alcuni «errori» occorre (e forse basta) un'occhiata alla pagina (è il caso di «donna che patisce») o almeno alla frase intera (è il caso di «rifornimento»). Altri casi esigono registri impraticabili in questa occasione. Così, per stabilire se a rendere «Tendenz» sia più atto il calco «tendenza» o il densissimo «intenzionalità» della precedente traduzione, converrebbe un più lungo discorso, su Brentano (magari anche su altri), e sull' uso, o gli usi, che Freud ne faceva. Qui chiudo intanto con l'esempio con il quale anche il recensore si avvia a concludere. E l' esempio che apre l'ultimo capoverso dell' elenco di «errori». «Esibizionismo» è reso con «esibizione». Nella traduzione, in effetti, si trova «esibizionismo»; ma nel testo, nel testo tedesco, non c'è il termine clinico «Exhibitionismus», c' è «Exhibition». E' un vero peccato che si sia persa un'occasione per discutere pacatamente del pensiero di Freud, della sua opera e della terminologia da lui usata. Come diceva Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla. Conta solo il pensiero a favore di qualcosa, che fa esistere qualcosa».
La Repubblica 09-03-06, pagina 54, sezione CULTURA
La replica
Non nascondiamoci dietro i refusi
di Umberto Galimberti
Caro Michele Ranchetti, la mia non era una recensione dell'iniziativa editoriale Testi e contesti, da lei ideata e diretta, con l'intenzione di contestualizzare le opere di Freud attraverso l'aggiunta di nuovi materiali tratti da altri autori, dai Carteggi o dai Verbali della Società Psicoanalitica di Vienna. L'iniziativa, come le ho riconosciuto, è ineccepibile e la sottoscriverei con entusiasmo a queste quattro condizioni: 1. Che fossero segnalati i criteri per cui si scelgono certi testi dei collaboratori e dei seguaci di Freud e non altri. 2. Che fossero segnalate le ragioni per cui agli Scritti di metapsicologia (1915-1917) se ne aggiungono altri di Freud composti tra il 1910 e il 1931 e per giunta incompleti e senza segnalazione dei criteri di scelta. 3. Che non ci fossero refusi (parola con cui di solito gli autori o i curatori dei libri scaricano sui redattori la loro disattenzione, come fanno i generali con i soldati) perché fatico a pensare che un redattore trasformi in un «quindicenne» un bambino di 5 anni, e Schreber, Presidente di Corte d'Appello, in un Presidente del Senato. 4. Che dopo aver riportato per pagine e pagine, senza neppure citarla, la traduzione dell'edizione Musatti, per altre pagine la si abbandona, traducendo gli stessi termini in modo del tutto diverso. Come dice Deleuze: «Il pensiero contro qualcosa non conta nulla», ma la segnalazione di una traduzione mal fatta o di una cura poco attenta conta qualcosa, se non altro per avvertire i lettori e non confondere le idee e la comprensione di Freud alle nuove generazioni che si accingono a leggerlo in questa nuova edizione, quando la Bollati Boringhieri ne è in possesso di una ottima di Renata Colorni, condotta sotto la supervisione di Cesare Musatti che, dopo la recente edizione da lei curata, non vorrei finisse in archivio.
cita LEFT:
http://angolonero.blogosfere.it/2006/03/ 16 marzo 2006
L'Anglolo nero, il blog del mistero
A proposito di Preston e Spezi
Qualche giorno fa avevo lanciato un appello per sapere qualcosa di più sulla vicenda Preston-Spezi e il Mostro di Firenze. Mi segnalano che uscirà un dettagliato dossier sul numero di Left in edicola domani, venerdì 17 marzo.
(Grazie a Vincenzo Mulè per la segnalazione)
venerdì 17 marzo 2006
OGGI, VENERDÌ 17 MARZO, ALLE 18:
Ordine degli Architetti Panificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia
PREMIO MONITOR/P
Palazzetto Bianco
di Massimo Fagioli e Paola Rossi
anno di progetto 1990
anno di realizzazione 2004-2005
"... non si tratta di irrealizzabili utopie... ma di realtà per gran parte libere da condizionamenti"
Oriol Bohigas, Il coraggio delle immagini, NER 1995 (2)
Progetti fondati sulla "... rivalutazione della forza primordiale scatenata dall'apparizione della forma pura"
Franco Purini, Architettura e la morte dell'arte, NER 1996
"... opera originale per la soluzione formale che propone e per il percorso intellettuale, assolutamente non convenzionale, che ha portato alla sua configurazione"
Michele Costanzo, Metamorfosi n°58/2006
"Una nave, una vela, un'ond o semplicemente un palazzetto bianco, come la sua progettista ama chiamarlo. Ma la lucentezza e soprattutto l'immagine mozzafiato di questo edificio sorto nel cuore di Roma lo hanno fatto diventare rapidamente la favola della città"
Monica Zerboni, Mark Magazione, 2006
Acquario Romano - Casa dell'architettura
17 marzo 2006 - ore 18.00
Piazza Manfredo Fanti n°47
17 marzo 2006 - ore 18.00
Piazza Manfredo Fanti n°47
Monitor /P si inserisce in un nascente e più ampio progetto di monitoraggio dell'architettura a Roma e da questo mutua il suo nome
[chi desiderasse ricevere l'invito che contiene cinque immagini fotografiche della realizzazione e una immagine dal progetto originale può richiederlo con una e.mail a "segnalazioni"]
IL PALAZZETTO BIANCO, il comunicato stampa:
L’uomo che pone all’esterno di sé qualche cosa di reale e materiale realizza il passaggio da un’idea, ovvero da una realtà interiore, ad una cosa ovvero ad una realtà materiale esterna.
. . .
Il rapporto che l’architetto compone in questo modo con l’esistente o più ampiamente con il mondo naturale configura una dinamica per la quale la proposta di aggiungere qualcosa di nuovo al già dato comprende una dimensione di trasformazione che, come è noto, fonde insieme la distruzione e l’eliminazione di qualche cosa nel porre nel mondo qualche altra cosa che prima non c’era.
. . .
Il dramma di non riuscire a vedere nel costruire il rinnovamento di qualcosa che va perduto, porta alla paura della bellezza insita nelle immagini perché essa avrebbe in sé la prepotenza dell’eliminazione degli altri.
Massimo Fagioli, “Il coraggio delle immagini” premessa al catalogo omonimo; NER 19952
PALAZZETTO BIANCO di MASSIMO FAGIOLI e PAOLA ROSSI
Il “palazzetto bianco” è frutto di uno strano connubio tra uno psichiatra e un architetto: Massimo Fagioli, noto psichiatra ed artista e Paola Rossi, architetto.
Il progetto fa parte di una ricerca collettiva culturalmente unica che ha indagato sulle radici del processo creativo in architettura e delineato un itinerario ricco di suggestioni tra architettura e linguaggio. Gli oltre settanta progetti, realizzati da architetti italiani su idee e disegni di Massimo Fagioli nel corso della ricerca, sono pubblicati sul catalogo “Il coraggio delle immagini” e sono stati esposti in una mostra inaugurata da Oriol Bohigas a Barcellona nel 1994 e allestita successivamente in varie capitali da Tunisi a Praga, da Roma a Osaka e Tokio.
Il “palazzetto bianco”, progettato nel 1990, vede la luce soltanto nel 2005, a causa di interminabili e complesse problematiche urbanistiche e giuridiche.
L’edificio si colloca in un ultimo tassello edificabile a completamento di un pezzo di città definito dal vecchio piano regolatore di Roma “ zona edificabile a villini e palazzine”. In questo senso il progetto doveva necessariamente corrispondere all’impianto della tipologia a palazzina, che si impose a Roma nei primi decenni del 1900 e disegnò, per sommatoria, tutti i quartieri della Roma moderna.
Il progetto prevede due prospetti sostanzialmente differenti: l'uno, sul fronte strada, segnato esclusivamente dall'apertura delle finestre e dall'entrata, corrisponde alla zona notte; l'altro, che affaccia sul pendio trattato a verde, costituito da una superficie completamente finestrata, solcata da terrazze continue lungo tutto il suo sviluppo longitudinale e progressivamente aggettanti dal basso verso l'alto, corrisponde alla zona giorno.
10. Esiste una scuola ispirata al pensiero di Fagioli? Ci vuoi citare alcune opere?
Qui a Roma ci sono alcune opere pubblicamente visibili e vivibili da tempo: la libreria Amore e Psiche, inaugurata nel 1992, il restauro di un palazzetto nel centro storico di Roma, in via S. Andrea delle Fratte ultimato nel 1996, le due sculture-fontane di Largo E. Rolli e di piazza N. Cavalieri, entrambe ultimate nel 2000 e infine il Palazzetto bianco. E poi tante altre opere private. Tutti questi progetti, realizzati insieme agli architetti sono anche stati esposti in una mostra che ha toccato le maggiori capitali del mondo dal ‘93 al ’98.
Ma non esiste ne è esistita una scuola in senso accademico.
Possiamo piuttosto parlare della ricerca, unica nel suo genere, di un gruppo di architetti nei riguardi di una straordinaria fonte di idee e di immagini. Abbiamo vissuto una esperienza certamente fuori dal comune assieme allo psichiatra dell’analisi collettiva, che con noi ha ideato, disegnato, plasmato, raccontato, composto.
Questa ricerca, che ha indagato sulle radici del processo creativo in architettura e ha delineato un itinerario ricco di suggestioni tra architettura e linguaggio, si rapporta alla teoria innovativa dello psichiatra, ma anche alla realtà umana di Fagioli che non ha avuto paura di rispondere a chi gli chiedeva... il coraggio delle immagini.
E dal 1998 stiamo a guardare e direi “studiare” quest’uomo particolarissimo che continua a ideare disegnare progettare, ormai senza “il nostro aiuto”. Pochi giorni or sono è stata installata una sua opera, la Scultura blu nel cortile della Facoltà di Studi Orientali, nel cuore dell’Esquilino.
Luigi Prestinenza Puglisi intervista Paola Rossi; da n. 41-2005. LE INTERVISTE DI PresS/Tletter .
Da notizia dell'evento anche il sito del Comune di Roma
(per vedere la pagina, dalla quale si può scaricare l'invito-locandina con cinque immagini fotografiche del Palazzetto Bianco e una immagine dal progetto originale, clicca qui):
Nuova architettura romana, il "palazzetto bianco" in mostra
S'inaugura venerdì 17 marzo alle 18, alla Casa dell'Architettura (Acquario Romano, piazza Manfredo Fanti 47), la mostra sul progetto del "Palazzetto bianco", edificio degli architetti romani Massimo Fagioli e Paola Rossi, ultimato nel 2005 al quartiere Piccolomini.
Il "palazzetto" ha ottenuto il riconoscimento di Monitor/P, premio realizzato in collaborazione con le maggiori riviste di architettura italiane: Casabella, L'Industria delle Costruzioni, Controspazio, Abitare, Domus, Area, Metamorfosi, L'Arca, L'Architettura Cronache e Storia, Spazio Architettura, Il Progetto. Un successo di primo piano per la nuova architettura romana.
In allegato, la locandina dell'inaugurazione con il programma e le foto del "Palazzetto bianco".
...e anche La Repubblica
(lo segnalano Marco Pizzarelli e Roberto Martina)
Repubblica a pag. XI della cronaca di Roma, nella colonna degli appuntamenti:
ACQUARIO ROMANO
"Palazzetto Bianco" di Paola Rossi e Massimo Fagioli, in mostra
All'Acquario dalle 18
martedì 14 marzo 2006
Il Messaggero 14 Marzo 2006
ROMA Marco Bellocchio, se il regista del ”faccia a faccia" fosse lei...
di M.A.
ROMA Marco Bellocchio, se il regista del ”faccia a faccia” fosse lei, come dirigerebbe gli attori?
«Gli direi di impegnarsi al massimo, per ottenere l’effetto sorpresa».
E cioè?
«Ho il timore, anzi la certezza, che i margini di sorpresa nel duello di stasera siano pari a zero».
Tutto prevedibile, tutto scontato?
«Si conoscono troppo bene Prodi e Berlusconi. Ognuno sa a memoria quello che dirà l’altro. Ognuno conosce in quale punto l’avversario cerchera di colpirlo e anche chi scaglia il colpo sa bene come l’altro risponderà».
Chi dei due - per citare un suo film - avrà «Il diavolo in corpo»?
«Nessuno dei due. Di certo non Prodi, che tutti descrivono come un parroco di campagna».
Lei spera che vinca il Professore?
«Naturalmente, sì. Ma credo che finirà in pareggio».
Come attori come sono?
«Due attori non cinematografici ma - considerando la cadenza bolognese dell’uno e quella milanese dell’altro - da teatro regionale».
Che film farebbe cono loro due?
«Nessuno. L’artista è un rivoluzionario e, quando la politica diventa un confronto fra programmi e fra diversi modelli di buona o di cattiva amministrazione, ne è poco attratto. Negli anni ’70 la politica era un’altra cosa, e infatti ”Buongiorno, notte” parla di quel periodo».
Consigli da dare a Prodi?
«Nessuno. Il dramma di questo ”faccia a faccia” si costituisce in una specie di ripetizione e di paralisi».
Impossibile da movimentare?
«Forse Berlusconi, che è melodrammatico ed è in difficoltà, potrebbe inventarsi un colpo di scena: tirare fuori una verità nascosta o azzardare uno strappo come quello da Lucia Annunziata».
Sarà un film neo-relista o surrealista?
«Realista».
Nel senso di piatto?
«Nessuno dei due può mettere in difficoltà l’altro. Qualsiasi cosa rimproveri a Berlusconi, lui già la sa e ha pronta la risposta. Lo stesso vale per Prodi».
Ma ci sono i giornalisti!
«I temi che circolano nel dibattito politico sono arcinoti. Ognuno dirà la sua. ”Lei, signor Berlusconi, si è arricchito in questa legislatura!”. ”No, non è vero, io....”. ”Lei, signor Prodi, ha una coalizione che fa acqua...”. ”No, semmai, è la sua di coalizione che...”».
Tutto inutile
«No. I telespettatori dovranno concentrarsi su minuscole sfumature. Quindi, sarà uno spettacolo faticoso da seguire».
ROMA Marco Bellocchio, se il regista del ”faccia a faccia" fosse lei...
di M.A.
ROMA Marco Bellocchio, se il regista del ”faccia a faccia” fosse lei, come dirigerebbe gli attori?
«Gli direi di impegnarsi al massimo, per ottenere l’effetto sorpresa».
E cioè?
«Ho il timore, anzi la certezza, che i margini di sorpresa nel duello di stasera siano pari a zero».
Tutto prevedibile, tutto scontato?
«Si conoscono troppo bene Prodi e Berlusconi. Ognuno sa a memoria quello che dirà l’altro. Ognuno conosce in quale punto l’avversario cerchera di colpirlo e anche chi scaglia il colpo sa bene come l’altro risponderà».
Chi dei due - per citare un suo film - avrà «Il diavolo in corpo»?
«Nessuno dei due. Di certo non Prodi, che tutti descrivono come un parroco di campagna».
Lei spera che vinca il Professore?
«Naturalmente, sì. Ma credo che finirà in pareggio».
Come attori come sono?
«Due attori non cinematografici ma - considerando la cadenza bolognese dell’uno e quella milanese dell’altro - da teatro regionale».
Che film farebbe cono loro due?
«Nessuno. L’artista è un rivoluzionario e, quando la politica diventa un confronto fra programmi e fra diversi modelli di buona o di cattiva amministrazione, ne è poco attratto. Negli anni ’70 la politica era un’altra cosa, e infatti ”Buongiorno, notte” parla di quel periodo».
Consigli da dare a Prodi?
«Nessuno. Il dramma di questo ”faccia a faccia” si costituisce in una specie di ripetizione e di paralisi».
Impossibile da movimentare?
«Forse Berlusconi, che è melodrammatico ed è in difficoltà, potrebbe inventarsi un colpo di scena: tirare fuori una verità nascosta o azzardare uno strappo come quello da Lucia Annunziata».
Sarà un film neo-relista o surrealista?
«Realista».
Nel senso di piatto?
«Nessuno dei due può mettere in difficoltà l’altro. Qualsiasi cosa rimproveri a Berlusconi, lui già la sa e ha pronta la risposta. Lo stesso vale per Prodi».
Ma ci sono i giornalisti!
«I temi che circolano nel dibattito politico sono arcinoti. Ognuno dirà la sua. ”Lei, signor Berlusconi, si è arricchito in questa legislatura!”. ”No, non è vero, io....”. ”Lei, signor Prodi, ha una coalizione che fa acqua...”. ”No, semmai, è la sua di coalizione che...”».
Tutto inutile
«No. I telespettatori dovranno concentrarsi su minuscole sfumature. Quindi, sarà uno spettacolo faticoso da seguire».
citato al Lunedì:
chi eventualmente non avesse visto la lettera di Nicola Lalli a Giulietto Chiesa e desiderasse documentarsi in proposito, può collegarsi al seguente indirizzo:
http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=7
chi eventualmente non avesse visto la lettera di Nicola Lalli a Giulietto Chiesa e desiderasse documentarsi in proposito, può collegarsi al seguente indirizzo:
http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=7
lunedì 13 marzo 2006
una segnalazione di Roberto Martina:
http://www.la7.it/invasioni/invasioniServizi.shtml?98
dal sito di La7. Le Invasioni Barbariche
con Daria Bignardi il venerdì alle 21.30
Venerdì 10.3.06 TransItalia
Partendo da "Transamerica", film americano arrivato nelle nostre sale in questi giorni che racconta in modo assolutamente normale le vicende di un transessuale, noi vi proponiamo la storia tutta italiana di Lucrezia Pasolini, avvocato di 36 anni che un tempo si chiamava Ivan.
Di fianco a lei lo psichiatra Massimo Fagioli, personaggio "mitologico" nel suo ambito, spesso definito "l'eretico".
Lucrezia, quando ha iniziato a sentirsi donna?
"Non l'ho capito subito. Verso i 7/8 anni però ho cominciato a farmi a delle domande. Preferivo giocare con le bambine e con i loro giochi. Poi, crescendo, mi sono accorta di quello che mi stava succedendo, e mi sono identificata con l'altro sesso".
Quando si è manifestato il problema?
"A dire la verità non ho mai vissuto una situazione drammatica. A crearmi disagio era più che altro la differenza fra come ero e come avrei voluto essere.
E quale è stato il momento in cui ha capito veramente la sua condizione?
"A 7/8 anni mi sono resa conto di non fare parte del genere maschile, ma non l'ho detto ai miei genitori perché pensavo che questo avrebbe creato loro dei problemi. Ed è rimasta sempre una cosa latente. Cercavo di vivere la sfera affettiva in maniera neutra perché sapevo che potevano insorgere delle difficoltà. E un bambino di 12 anni difficilmente ha la forza di affrontare un problema del genere".
Com'è stato il percorso che l'ha portata a diventare donna?
"Ho preso coscienza e poi ho aspettato di laurearmi e di sistemarmi dal punto di vista lavorativo, anche perché l'intervento rappresenta una spesa economica non indifferente. Poi, a 28 anni, ho iniziato Il percorso e a 30 mi sono sottoposta all'intervento.
La sua famiglia come ha reagito?
"Non l'ha presa malissimo. Mia madre si è preoccupata più che altro delle conseguenze fisiche dell'intervento: un genitore fatica a capire fin da subito. Bisogna avere pazienza e attendere che il cambiamento venga metabolizzato da chi ti sta intorno".
E so che poi si è sposata...
"Si, nel 2004".
Quando ha detto a suo marito di essere stata un transessuale?
"Il giorno dopo che ci siamo conosciuti, e devo dire che è andata bene. Lui mi aveva detto che lo aveva già intuito e che non sarebbe stato un problema, a patto che io avessi fatto l'intervento. Quindi, dopo undici mesi di fidanzamento, ci siamo sposati".
Beh, aperto di vedute...
"Si, molto aperto. Ma a differenza di quello che si può pensare, la maggior parte della gente non ha turbamenti così forti di fronte alla transessualità".
Di solito, quando si ascolta una storia come la sua, ci si sente investiti da una carica di sofferenza e di tormento, stati d'animo che però non le sembrano appartenere.
"Su di me non ha inciso granché: provavo sofferenza, certo, ma questo non mi ha impedito di vivere normalmente. È chiaro che il tormento esiste dal momento che il cambio di sesso è un'incognita, un salto nel buio, ma dopo l'operazione ho continuato a vivere nello stesso modo e a fare lo stesso lavoro di prima".
La parola allo psichiatra.
Fagioli, lei sostiene che alla radice di tutto ci siano solo la donna e l'uomo, quindi lei non vede nulla di anormale in Lucrezia?
"È una persona che deve godere di tutti i diritti civili, su questo non ci sono dubbi. E non sarò certo io a giudicare una situazione del genere. La ricerca sessuale a priori è una questione personale, nata da un rapporto tra Lucrezia e il suo medico, e io non posso intervenire. La deontologia dice però che non si può operare un corpo sano e chem se l'anatomofisiologia di un corpo non rappresenta anomalie, non si può operare, altrimenti si commette un reato gravissimo".
Quindi Lucrezia ha commesso un reato?
"Io parlo in generale, non è mio compito giudicare ciò che lei ha fatto con il suo medico Lucrezia, ovviamente, non è d'accordo: "Esiste una legge, la 164 del 1982 che autorizza questi interventi, e una sentenza della corte costituzionale italiana del 1985 ammette e tutela gli interventi chirurgici se sono finalizzati a tutelare anche a salute psichica del paziente".
Caso sicuramente più complicato quello di Mara, come dimostra l'estratto dal documentario di Bruno Bigoni e Lara Gastaldi, "Chiamami Mara": una persona sposata con due figli che a un certo punto della sua esistenza si rende conto che il corpo maschile non le appartiene e decide di cambiare senza però rinunciare alla sua vita matrimoniale.
La parola ancora a Fagioli: "Il problema da affrontare in questi casi è la scissione, addirittura all'opposto, tra realtà mentale e realtà fisica. Si va dal medico e si fa una diagnosi su quello che bisogna curare. Esistono delle situazioni nella quali bisogna operare: casi di ermafroditismo, casi di mancato sviluppo dei genitali".
Quindi, secondo lei, Ivan era una persona malata?
"Non sto dicendo questo. Quello che non mi convince è la scissione tra mente e corpo: io sono convinto che l'uomo nasca con una fusione tra realtà mentale e realtà fisica, la scissione avviene dopo ed è dovuta a rapporti patologici con gli altri. Quando una persona con questo tipo di problemi va dal medico deve stabilire cosa va curato: se bisogna intervenire sul corpo, come ha fatto lei, o se va curata la mente".
Lucrezia, secondo lei Fagioli sta complicando le cose o le sta semplificando?
"Credo che le stia complicando. Per quanto ne sappia io, l'identità di genere si stabilizza e non è più modificabile entro i tre anni di vita. Successivamente non è più possibile intervenire a livello terapeutico per modificare la situazione".
Controbatte lo psichiatra: "Questo non è assolutamente vero, esistono casi in cui si può intervenire con la psicoterapia ".
Lucrezia: "Io ho partecipato a convegni organizzati dalla Harry Benjamin Association e so che vi sono ricerche in Inghilterra che studiano i piccoli transessuali, di 6 o 7 anni. E se è vero che alcune persone arrivate a una certa età riescono a ottenere un'identità coincidente con il sesso biologico, credo che scoprire la causa del transessualismo sia attualmente impossibile Lucrezia, che effetto le ha fatto la storia di Mara? La invidia per il fatto di avere dei figli?
"No, assolutamente. Mi erano anche state proposte tecniche d'inseminazione, ma io sarei comunque il padre biologico del bambino e questo per me è inaccettabile perchè vorrei esserne solamente la madre".
Lei può adottare dei bambini?
"Si, tranquillamente. E credo che la capacità genitoriale passi attraverso altre cose".
Ha visto "Transamerica"?
"È una storia completamente diversa dalla mia. È un bel film e racconta il transessualismo in maniera non volgare come invece viene fatto di solito, soprattutto in tv".
Fagioli, lei l'ha visto?
"Purtroppo no. Però ribadisco il concetto: la medicina non può intervenire di fronte a un corpo sano, e credo che in questi casi sia necessario curare la mente".
Ma scusi, che problema c'è? Lucrezia sembra davvero felice...
"Nella pratica non c'è nessun problema, ma se devo adottare un punto di vista scientifico non posso non pensarla in questo modo".
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=3260
articolo21.info venerdì 10.3.06
La TV del 10 Marzo 2006:
(...)
Fa storia a sé “Le invasioni barbariche” di Daria Bignardi, con la lunga intervista a Diego Della Valle, i commenti dello psichiatra Massimo Fagioli (polemico in merito alle politiche sanitarie del Ministro Storace: “Ha ragione Rosi Bindi quando dice che non si può interferire tra medico e paziente [...] non esiste un Ministro che mi dice quante iniezioni devo fare la mio paziente”) e lo sfogo bipartisan di Fabio Volo (...)
http://www.la7.it/invasioni/invasioniServizi.shtml?98
dal sito di La7. Le Invasioni Barbariche
con Daria Bignardi il venerdì alle 21.30
Venerdì 10.3.06 TransItalia
Partendo da "Transamerica", film americano arrivato nelle nostre sale in questi giorni che racconta in modo assolutamente normale le vicende di un transessuale, noi vi proponiamo la storia tutta italiana di Lucrezia Pasolini, avvocato di 36 anni che un tempo si chiamava Ivan.
Di fianco a lei lo psichiatra Massimo Fagioli, personaggio "mitologico" nel suo ambito, spesso definito "l'eretico".
Lucrezia, quando ha iniziato a sentirsi donna?
"Non l'ho capito subito. Verso i 7/8 anni però ho cominciato a farmi a delle domande. Preferivo giocare con le bambine e con i loro giochi. Poi, crescendo, mi sono accorta di quello che mi stava succedendo, e mi sono identificata con l'altro sesso".
Quando si è manifestato il problema?
"A dire la verità non ho mai vissuto una situazione drammatica. A crearmi disagio era più che altro la differenza fra come ero e come avrei voluto essere.
E quale è stato il momento in cui ha capito veramente la sua condizione?
"A 7/8 anni mi sono resa conto di non fare parte del genere maschile, ma non l'ho detto ai miei genitori perché pensavo che questo avrebbe creato loro dei problemi. Ed è rimasta sempre una cosa latente. Cercavo di vivere la sfera affettiva in maniera neutra perché sapevo che potevano insorgere delle difficoltà. E un bambino di 12 anni difficilmente ha la forza di affrontare un problema del genere".
Com'è stato il percorso che l'ha portata a diventare donna?
"Ho preso coscienza e poi ho aspettato di laurearmi e di sistemarmi dal punto di vista lavorativo, anche perché l'intervento rappresenta una spesa economica non indifferente. Poi, a 28 anni, ho iniziato Il percorso e a 30 mi sono sottoposta all'intervento.
La sua famiglia come ha reagito?
"Non l'ha presa malissimo. Mia madre si è preoccupata più che altro delle conseguenze fisiche dell'intervento: un genitore fatica a capire fin da subito. Bisogna avere pazienza e attendere che il cambiamento venga metabolizzato da chi ti sta intorno".
E so che poi si è sposata...
"Si, nel 2004".
Quando ha detto a suo marito di essere stata un transessuale?
"Il giorno dopo che ci siamo conosciuti, e devo dire che è andata bene. Lui mi aveva detto che lo aveva già intuito e che non sarebbe stato un problema, a patto che io avessi fatto l'intervento. Quindi, dopo undici mesi di fidanzamento, ci siamo sposati".
Beh, aperto di vedute...
"Si, molto aperto. Ma a differenza di quello che si può pensare, la maggior parte della gente non ha turbamenti così forti di fronte alla transessualità".
Di solito, quando si ascolta una storia come la sua, ci si sente investiti da una carica di sofferenza e di tormento, stati d'animo che però non le sembrano appartenere.
"Su di me non ha inciso granché: provavo sofferenza, certo, ma questo non mi ha impedito di vivere normalmente. È chiaro che il tormento esiste dal momento che il cambio di sesso è un'incognita, un salto nel buio, ma dopo l'operazione ho continuato a vivere nello stesso modo e a fare lo stesso lavoro di prima".
La parola allo psichiatra.
Fagioli, lei sostiene che alla radice di tutto ci siano solo la donna e l'uomo, quindi lei non vede nulla di anormale in Lucrezia?
"È una persona che deve godere di tutti i diritti civili, su questo non ci sono dubbi. E non sarò certo io a giudicare una situazione del genere. La ricerca sessuale a priori è una questione personale, nata da un rapporto tra Lucrezia e il suo medico, e io non posso intervenire. La deontologia dice però che non si può operare un corpo sano e chem se l'anatomofisiologia di un corpo non rappresenta anomalie, non si può operare, altrimenti si commette un reato gravissimo".
Quindi Lucrezia ha commesso un reato?
"Io parlo in generale, non è mio compito giudicare ciò che lei ha fatto con il suo medico Lucrezia, ovviamente, non è d'accordo: "Esiste una legge, la 164 del 1982 che autorizza questi interventi, e una sentenza della corte costituzionale italiana del 1985 ammette e tutela gli interventi chirurgici se sono finalizzati a tutelare anche a salute psichica del paziente".
Caso sicuramente più complicato quello di Mara, come dimostra l'estratto dal documentario di Bruno Bigoni e Lara Gastaldi, "Chiamami Mara": una persona sposata con due figli che a un certo punto della sua esistenza si rende conto che il corpo maschile non le appartiene e decide di cambiare senza però rinunciare alla sua vita matrimoniale.
La parola ancora a Fagioli: "Il problema da affrontare in questi casi è la scissione, addirittura all'opposto, tra realtà mentale e realtà fisica. Si va dal medico e si fa una diagnosi su quello che bisogna curare. Esistono delle situazioni nella quali bisogna operare: casi di ermafroditismo, casi di mancato sviluppo dei genitali".
Quindi, secondo lei, Ivan era una persona malata?
"Non sto dicendo questo. Quello che non mi convince è la scissione tra mente e corpo: io sono convinto che l'uomo nasca con una fusione tra realtà mentale e realtà fisica, la scissione avviene dopo ed è dovuta a rapporti patologici con gli altri. Quando una persona con questo tipo di problemi va dal medico deve stabilire cosa va curato: se bisogna intervenire sul corpo, come ha fatto lei, o se va curata la mente".
Lucrezia, secondo lei Fagioli sta complicando le cose o le sta semplificando?
"Credo che le stia complicando. Per quanto ne sappia io, l'identità di genere si stabilizza e non è più modificabile entro i tre anni di vita. Successivamente non è più possibile intervenire a livello terapeutico per modificare la situazione".
Controbatte lo psichiatra: "Questo non è assolutamente vero, esistono casi in cui si può intervenire con la psicoterapia ".
Lucrezia: "Io ho partecipato a convegni organizzati dalla Harry Benjamin Association e so che vi sono ricerche in Inghilterra che studiano i piccoli transessuali, di 6 o 7 anni. E se è vero che alcune persone arrivate a una certa età riescono a ottenere un'identità coincidente con il sesso biologico, credo che scoprire la causa del transessualismo sia attualmente impossibile Lucrezia, che effetto le ha fatto la storia di Mara? La invidia per il fatto di avere dei figli?
"No, assolutamente. Mi erano anche state proposte tecniche d'inseminazione, ma io sarei comunque il padre biologico del bambino e questo per me è inaccettabile perchè vorrei esserne solamente la madre".
Lei può adottare dei bambini?
"Si, tranquillamente. E credo che la capacità genitoriale passi attraverso altre cose".
Ha visto "Transamerica"?
"È una storia completamente diversa dalla mia. È un bel film e racconta il transessualismo in maniera non volgare come invece viene fatto di solito, soprattutto in tv".
Fagioli, lei l'ha visto?
"Purtroppo no. Però ribadisco il concetto: la medicina non può intervenire di fronte a un corpo sano, e credo che in questi casi sia necessario curare la mente".
Ma scusi, che problema c'è? Lucrezia sembra davvero felice...
"Nella pratica non c'è nessun problema, ma se devo adottare un punto di vista scientifico non posso non pensarla in questo modo".
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=3260
articolo21.info venerdì 10.3.06
La TV del 10 Marzo 2006:
(...)
Fa storia a sé “Le invasioni barbariche” di Daria Bignardi, con la lunga intervista a Diego Della Valle, i commenti dello psichiatra Massimo Fagioli (polemico in merito alle politiche sanitarie del Ministro Storace: “Ha ragione Rosi Bindi quando dice che non si può interferire tra medico e paziente [...] non esiste un Ministro che mi dice quante iniezioni devo fare la mio paziente”) e lo sfogo bipartisan di Fabio Volo (...)
http://uaar.it/news/index.php?entry=entry060313-180329
Unione Atei Agnostici Razionalisti lunedì, 13 marzo 2006
UAAR su “Left - Avvenimenti”
«Il numero in edicola di “Left - Avvenimenti” contiene un articolo di Federico Tulli dal titolo “Quasi quasi mi sbattezzo”. All’interno, il giornalista “rievoca” il suo iter per “sbattezzarsi”, intervista il segretario UAAR Giorgio Villella e cita diverse volte il nostro sito».
Unione Atei Agnostici Razionalisti lunedì, 13 marzo 2006
UAAR su “Left - Avvenimenti”
«Il numero in edicola di “Left - Avvenimenti” contiene un articolo di Federico Tulli dal titolo “Quasi quasi mi sbattezzo”. All’interno, il giornalista “rievoca” il suo iter per “sbattezzarsi”, intervista il segretario UAAR Giorgio Villella e cita diverse volte il nostro sito».
______________________
la prima lezione del 2006
del prof. Massimo Fagioli
all'Università di Chieti
e quelle della prof.ssa Elena Pappagallo
e del prof. Andrea Masini
sono disponibili su
MAWIVIDEO
______________________
Lezioni 2002
il quinto libro di Massimo Fagioli
edito dalle Nuove Edizioni Romane
è in vendita a Roma
presso la Libreria Amore e Psiche
e in tutti gli altri abituali punti di distribuzione
(a Firenze, come sempre, da STRATAGEMMA)
______________________
da non perdere:
Le uscite di venerdì 10.3 su
Panorama, L'espresso, La Rinascita
l'intervista di Paolo Izzo a Luca Bonaccorsi
pubblicata alla data di lunedi 6.3
______________________
Franca Marini segnala:
"Psichiatria e diritti umani"
di Domenico Fargnoli
nel Forum di http://www.senzaragione.it
______________________
la prima lezione del 2006
del prof. Massimo Fagioli
all'Università di Chieti
e quelle della prof.ssa Elena Pappagallo
e del prof. Andrea Masini
sono disponibili su
MAWIVIDEO
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Lezioni 2002
il quinto libro di Massimo Fagioli
edito dalle Nuove Edizioni Romane
è in vendita a Roma
presso la Libreria Amore e Psiche
e in tutti gli altri abituali punti di distribuzione
(a Firenze, come sempre, da STRATAGEMMA)
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da non perdere:
Le uscite di venerdì 10.3 su
Panorama, L'espresso, La Rinascita
l'intervista di Paolo Izzo a Luca Bonaccorsi
pubblicata alla data di lunedi 6.3
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Franca Marini segnala:
"Psichiatria e diritti umani"
di Domenico Fargnoli
nel Forum di http://www.senzaragione.it
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dalla Libreria Amore e Psiche
Vi segnaliamo il nuovo tavolo con i libri consigliati dai nostri esperti sul tema:
Gravidanza, nascita, vita biologica e realtà umana
Le riflessioni, le ricerche e i tormenti di artisti, scienziati e filosofi
al centro di un dibattito che sancisce l’incompatibilità fra scienza e religione.
«La paternità non è nello spermatozoo ma nell’identità che un uomo realizza con l’amore per un bambino nato da un corpo diverso dal proprio. Una realtà biologica certa che viene cancellata nel suo senso da una verità che scopre l’umano oltre il biologico»
Libreria Amore e Psiche
Via S. Caterina da Siena, 61 (piazza della Minerva, Pantheon) Roma
info:06/6783908 amorepsiche2003@libero.it
i nostri orari: lunedi 15-20,dal martedi alla domenica 10-20
http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/
Gravidanza, nascita, vita biologica e realtà umana
Le riflessioni, le ricerche e i tormenti di artisti, scienziati e filosofi
al centro di un dibattito che sancisce l’incompatibilità fra scienza e religione.
«La paternità non è nello spermatozoo ma nell’identità che un uomo realizza con l’amore per un bambino nato da un corpo diverso dal proprio. Una realtà biologica certa che viene cancellata nel suo senso da una verità che scopre l’umano oltre il biologico»
Da "Libera ricerca, religione e politica" di Massimo Fagioli
In Left Avvenimenti settimanale dell’Altritalia 17/23 Febbraio 2006
In Left Avvenimenti settimanale dell’Altritalia 17/23 Febbraio 2006
Libreria Amore e Psiche
Via S. Caterina da Siena, 61 (piazza della Minerva, Pantheon) Roma
info:06/6783908 amorepsiche2003@libero.it
i nostri orari: lunedi 15-20,dal martedi alla domenica 10-20
http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/
domenica 12 marzo 2006
una segnalazione di Roberto Martina:
Corriere della Sera 12.3.05
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Com’è Elegante la Barbarie di Daria
Questo barbarico lusso di non essere barbari! È partita la terza serie delle «Invasioni barbariche» (La 7, venerdì, ore 21.37), il talk condotto da Daria Bignardi. In lei, l'aggettivo barbarico è pura civetteria, il ricordo di un bel film, lo zelo dell'indiscrezione. Di barbarico c'è solo la lunghezza del programma, che ha raggiunto le tre ore (una era di troppo). Davanti a lei Diego Della Valle, che amiamo per aver intrapreso una dura lotta contro la Triplice (Juve, Inter e Milan) e i furbetti dei molti quartierini. Della Valle sta sulle sue, non lo smuove nemmeno la cartolina di Vittorio Zincone: azzarda parole pericolose come «percorso», «sistema» «paese», «artigianato». Confessa di aver amato (e finanziato) Berlusconi e ora di non amarlo più. Fa capire, molto elegantemente, che il problema della affermazione dell'indipendenza dei media è un problema che riguarda soprattutto i dipendenti. Davanti a lei Lucrezia Pasolini (che prima si chiamava Ivan ed era un bel maschietto) e lo psichiatra Massimo Fagioli. È la prima volta che lo vediamo in tv e la sua presenza è più che sufficiente a rammentare i brutti film di Marco Bellocchio, quando era suo seguace. Povero Bellocchio, e povero cinema italiano! Davanti a lei Elena Santarelli, in sostituzione di Patty Pravo (mai fidarsi delle supplenti). Davanti a lei la famiglia di Raul Casadei e Michele Serra, a discutere delle crociere in nave (il problema non è che Serra parli male delle crociere ma capire perché Serra sia andato in crociera). Davanti a lei Fabio Volo: simpatico, sveglio, intelligente. E tuttavia incapace di resistere alla tentazione di accennare, per la centesima volta, al suo passato di panettiere. Di Daria Bignardi e delle sue interviste non si può parlare che bene e ci dispiace un poco, ma solo un poco, che a parlar bene di lei sia lei medesima, nella rubrica che tiene su un settimanale. Via, una signora coltivata, ben frequentante, inserita, lasci a noi incolti il ridicolo di certe frivolezze. Ce l'immaginiamo, con suo marito, sorridere di Costanzo che scrive bene della moglie.
www.corriere.it/grasso
una segnalazione di Andrea Ventura:
Corriere della Sera 12.3.05
«I registi protestano? Non cambio idea»
Dell’Olio contestata per il giudizio su Monicelli: non deve avere aiuti statali
di Giuseppina Manin
La giornalista
«Decida il ministero se devo essere cacciata dalla commissione che decide i fondi»
Gli autori
Gregoretti, presidente degli autori: discutibili i suoi criteri di valutazione
«L’ho detto e lo ribadisco, io a Monicelli i soldi per girare un film non li darei mai. Un maestro come lui non ha bisogno dell’appoggio dello Stato, ha certo abbastanza carisma per trovare da sé produttori e finanziamenti». Selma Dell’Olio, opinionista di «Cinematografo» di Marzullo e membro della commissione ministeriale che elargisce fondi pubblici al cinema italiano, non fa retromarcia. E nemmeno pare preoccuparsi della lettera che l’Anac, l’Associazione nazionale autori cinematografici, ha mandato al ministro Buttiglione per biasimare alcune sue dichiarazioni su «Panorama», dove esternava la sua indignazione per il fatto che il regista de La grande guerra, I soliti ignoti, L’armata Brancaleone, Amici miei, avesse ricevuto precedenti contributi statali e poi non avesse difeso, come presidente della giuria alla Mostra di Venezia di due anni fa, il film di Marco Bellocchio, Buongiorno, notte. Da qui la richiesta dell’Anac di sollevare Dell’Olio dall’incarico, vista la sua «esplicita inadeguatezza culturale e l’evidente incompatibilità con la funzione».
«A questo punto decida Blandini (il direttore generale della sezione Cinema del ministero) - risponde Selma, che è moglie di Giuliano Ferrara -. Se mi vuol estromettere dalla commissione mi fa una grande cortesia. Quando ho accettato non immaginavo la mole di lavoro, oltre 120 copioni da valutare in poche settimane. Se resterò, farò il mio meglio per portare avanti un lavoro serio. In ogni caso escludo un bis: per un impegno così gravoso bisogna aver tempo. Va bene per chi è già in pensione».
Ma allora, chi glielo ha fatto fare? «Ho accettato per rompere la regola che vuole in quei posti sempre e solo gente di sinistra». Come Monicelli, ma anche come Bellocchio... «Già, ma in quel caso Bellocchio di sinistra non era stato abbastanza. Il suo film su Moro non era così politicamente schierato per piacere a Monicelli. Per questo l’ha bocciato». E lei boccia lui sui finanziamenti. «Boccio quelli che non ne hanno bisogno o non li meritano. Anche se intoccabili. Fosse per me non avrei dato un euro a La vita è bella di Benigni, La bestia nel cuore della Comencini, Cuore sacro di Ozpetek, e neanche al Moretti di oggi».
«La signora Dell’Olio è libera di esprimere le sue opinioni, per quanto singolari, ma non di entrare nel merito dei comportamenti professionali di un autore come Monicelli, patriarca e icona del nostro cinema. Se questi sono i suoi criteri di valutazione...», interviene Ugo Gregoretti, regista e presidente dell’Anac. E aggiunge sospirando: «A questo punto, mi vien da dire sola una cosa: Dio ci conservi Rondi».
Corriere della Sera 12.3.05
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Com’è Elegante la Barbarie di Daria
Questo barbarico lusso di non essere barbari! È partita la terza serie delle «Invasioni barbariche» (La 7, venerdì, ore 21.37), il talk condotto da Daria Bignardi. In lei, l'aggettivo barbarico è pura civetteria, il ricordo di un bel film, lo zelo dell'indiscrezione. Di barbarico c'è solo la lunghezza del programma, che ha raggiunto le tre ore (una era di troppo). Davanti a lei Diego Della Valle, che amiamo per aver intrapreso una dura lotta contro la Triplice (Juve, Inter e Milan) e i furbetti dei molti quartierini. Della Valle sta sulle sue, non lo smuove nemmeno la cartolina di Vittorio Zincone: azzarda parole pericolose come «percorso», «sistema» «paese», «artigianato». Confessa di aver amato (e finanziato) Berlusconi e ora di non amarlo più. Fa capire, molto elegantemente, che il problema della affermazione dell'indipendenza dei media è un problema che riguarda soprattutto i dipendenti. Davanti a lei Lucrezia Pasolini (che prima si chiamava Ivan ed era un bel maschietto) e lo psichiatra Massimo Fagioli. È la prima volta che lo vediamo in tv e la sua presenza è più che sufficiente a rammentare i brutti film di Marco Bellocchio, quando era suo seguace. Povero Bellocchio, e povero cinema italiano! Davanti a lei Elena Santarelli, in sostituzione di Patty Pravo (mai fidarsi delle supplenti). Davanti a lei la famiglia di Raul Casadei e Michele Serra, a discutere delle crociere in nave (il problema non è che Serra parli male delle crociere ma capire perché Serra sia andato in crociera). Davanti a lei Fabio Volo: simpatico, sveglio, intelligente. E tuttavia incapace di resistere alla tentazione di accennare, per la centesima volta, al suo passato di panettiere. Di Daria Bignardi e delle sue interviste non si può parlare che bene e ci dispiace un poco, ma solo un poco, che a parlar bene di lei sia lei medesima, nella rubrica che tiene su un settimanale. Via, una signora coltivata, ben frequentante, inserita, lasci a noi incolti il ridicolo di certe frivolezze. Ce l'immaginiamo, con suo marito, sorridere di Costanzo che scrive bene della moglie.
www.corriere.it/grasso
una segnalazione di Andrea Ventura:
Corriere della Sera 12.3.05
«I registi protestano? Non cambio idea»
Dell’Olio contestata per il giudizio su Monicelli: non deve avere aiuti statali
di Giuseppina Manin
La giornalista
«Decida il ministero se devo essere cacciata dalla commissione che decide i fondi»
Gli autori
Gregoretti, presidente degli autori: discutibili i suoi criteri di valutazione
«L’ho detto e lo ribadisco, io a Monicelli i soldi per girare un film non li darei mai. Un maestro come lui non ha bisogno dell’appoggio dello Stato, ha certo abbastanza carisma per trovare da sé produttori e finanziamenti». Selma Dell’Olio, opinionista di «Cinematografo» di Marzullo e membro della commissione ministeriale che elargisce fondi pubblici al cinema italiano, non fa retromarcia. E nemmeno pare preoccuparsi della lettera che l’Anac, l’Associazione nazionale autori cinematografici, ha mandato al ministro Buttiglione per biasimare alcune sue dichiarazioni su «Panorama», dove esternava la sua indignazione per il fatto che il regista de La grande guerra, I soliti ignoti, L’armata Brancaleone, Amici miei, avesse ricevuto precedenti contributi statali e poi non avesse difeso, come presidente della giuria alla Mostra di Venezia di due anni fa, il film di Marco Bellocchio, Buongiorno, notte. Da qui la richiesta dell’Anac di sollevare Dell’Olio dall’incarico, vista la sua «esplicita inadeguatezza culturale e l’evidente incompatibilità con la funzione».
«A questo punto decida Blandini (il direttore generale della sezione Cinema del ministero) - risponde Selma, che è moglie di Giuliano Ferrara -. Se mi vuol estromettere dalla commissione mi fa una grande cortesia. Quando ho accettato non immaginavo la mole di lavoro, oltre 120 copioni da valutare in poche settimane. Se resterò, farò il mio meglio per portare avanti un lavoro serio. In ogni caso escludo un bis: per un impegno così gravoso bisogna aver tempo. Va bene per chi è già in pensione».
Ma allora, chi glielo ha fatto fare? «Ho accettato per rompere la regola che vuole in quei posti sempre e solo gente di sinistra». Come Monicelli, ma anche come Bellocchio... «Già, ma in quel caso Bellocchio di sinistra non era stato abbastanza. Il suo film su Moro non era così politicamente schierato per piacere a Monicelli. Per questo l’ha bocciato». E lei boccia lui sui finanziamenti. «Boccio quelli che non ne hanno bisogno o non li meritano. Anche se intoccabili. Fosse per me non avrei dato un euro a La vita è bella di Benigni, La bestia nel cuore della Comencini, Cuore sacro di Ozpetek, e neanche al Moretti di oggi».
«La signora Dell’Olio è libera di esprimere le sue opinioni, per quanto singolari, ma non di entrare nel merito dei comportamenti professionali di un autore come Monicelli, patriarca e icona del nostro cinema. Se questi sono i suoi criteri di valutazione...», interviene Ugo Gregoretti, regista e presidente dell’Anac. E aggiunge sospirando: «A questo punto, mi vien da dire sola una cosa: Dio ci conservi Rondi».
sabato 11 marzo 2006
una segnalazione di Sergio Grom e di Giorgio Valentini:
Liberazione 11 marzo 2006 pag.10
Cinema L’Anac chiede le dimissioni di Anselma Dall'Olio
Anselma Dall’Olio è incompatibile con la funzione di membro della commissione ministeriale che decide sui finanziamenti pubblici al cinema italiano. Buttiglione, che l’ha nominata in quella commissione, ne tragga le conseguenze. È la sostanza di una lettera che l’Anac (Associazione autori cinematografici) ha inviato ieri al ministro dei beni culturali. Il motivo di questo giudizio sfavorevole nasce da un’intervista recentemente rilasciata da Dall’Olio a un settimanale, in cui la commissaria, tra l’altro, dichiarava: «Mi indigna pensare che lo Stato debba finanziare il cinema di un autore (Monicelli) che a Venezia, come presidente di giuria, non spese una parola per un film controcorrente come “Buongiorno notte”». Secondo la commissaria, fa notare l’Anac «il cinema andrebbe dunque finanziato non sulla base di una attenta ed articolata valutazione del progetto di un autore, ma sulla base dell’analisi dei suoi comportamenti morali. Secondo le più rigide dottrine dell’intolleranza religiosa. Ora, poiché riteniamo di vivere ancora in uno Stato di diritto continua il comunicato dell’Anac - pensiamo che dichiarazioni come quella in esame, oltre a denotare una esplicita inadeguatezza culturale, denuncino una evidente incompatibilità della persona con la funzione alla quale Lei, signor Ministro, l’ha chiamata».
una segnalazione di Roberto Giorgini:
Repubblica 11.3.06 Pagina 59 - Spettacoli
Lettera dei registi a Buttiglione
"Commissione film fuori la Dall'Olio"
ROMA - Anselma Dall'Olio è incompatibile con la funzione di membro della commissione ministeriale che decide sui finanziamenti pubblici al cinema italiano. Lo scrive l'Anac (associazione autori cinematografici) in una lettera al ministro Buttiglione. La Dall'Olio è sotto accusa per aver dichiarato che Monicelli non andrebbe finanziato per non aver difeso, in qualità di presidente della giuria, il film di Bellocchio alla Mostra di Venezia di due anni fa.
lagazzettadelmezzogiorno.it 10.3.06
Don Pasta «LEFT»
Il Food Sound System diventa «rubrica». Dopo l'uscita del libro per Kowalsky, le ricette musicali del dj salentino Don Pasta insaporiscono le pagine di «Left», nuovo settimanale dell'Altritalia, nato dall'esperienza di «Avvenimenti» [...]. Stessa formula, cucina e musica, sapori e note, aromi e melodie, utilizzati per raccontare luoghi, e come strumenti narrativi per parlare di cultura, politica ed arte. In edicola ogni venerdì, questa prima puntata è dedicata da Don Pasta ad uno «spagnoleggiante» incrocio tra la paella e la patchanka dei Manonegra. www.donpasta.com.
venerdì 10 marzo 2006
oggi in edicola e in tv:
oltre a Left...
anche l'Espresso, Panorama e La Rinascita...
...e stasera alle 21.30 in tv su La 7: Le invasioni barbariche
Panorama n.11 pagina 67
Psicoanalisi politica Ritorna Massimo Fagioli
Metto la sinistra sul lettino
«L'opposizione soffre ancora per la morte del comunismo.
E per curarsi deve tornare ai valori della Rivoluzione francese».
di Valeria Gandus
L'espresso n.10 pagina 88
Psicoanalisi / Lo psicoanalista d'assalto
Fagioli alla Bertinotti
C'è un nuovo capitolo nella pirotecnica vita del guru dell'anima: il colpo di fulmine con il leader comunista
di Stefania Rossini
(i testi di entrambi gli articoli, ma senza le fotografie che li corredano, sono disponibili su "spogli" grazie a Giorgio Valentini. Per leggerli clicca sui titoli qui sopra)
ricevuto da Tonino Scrimenti:
La Rinascita, settimanale del Pdci - primopiano venerdì 10 Marzo 2006, pagina 9
CASO AVVENIMENTI
La nuova proprietà eredita il finanziamento pubblico e ripudia il progetto
Left, un "sacco" di sinistra
Tra politica e psicanalisi: spunta Fagioli, sponsor del Prc
In principio furono gli ideali della rivoluzione francese, Liberté, Egalité e Fraternité e quindi la Trasformazione di queste parole in "idee" forti. Left, sinistra, il settimanale nato dall'esperienza di Avvenimenti, all'alba del terzo numero del nuovo corso è finito al centro di una disputa editoriale e politica proprio per quella T, che nel lancio del giornale era rimasta un po' in ombra: Trasformazione è il titolo di una rubrica dello psicanalista Massimo Fagioli (voluta dai nuovi editori e mai concordata con la direzione) che, tempo due numeri, rivendica la paternità del progetto Left e comunica il suo sogno proibito: creare un legame tra il settimanale e Liberazione, il quotidiano di Rifondazione.
I direttori protestano. In mesi di confronto sul piano editoriale tra la redazione di Avvenimenti e i nuovi editori - Luca Bonaccorsi e Ivan Gardini - della rubrica di Fagioli non si era mai parlato. Ovviamente nemmeno dell'ipotesi che il giornale potesse trasformarsi in un magazine di Liberazione. Come risposta ottengono un lancio d'agenzia: il consiglio d'amministrazione della editrice dell'Altritalia società cooperativa comunica l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa a causa del venir meno del rapporto fiduciario. Nel mezzo c'è uno strafalcione contrattuale della nuovo "proprietà" che afferma, nero su bianco: "È diritto naturale del direttore editoriale definire i contenuti generali del giornale”. Affermazione che, secondo l'ex condirettore Giulietto Chiesa la dice lunga sull'idea di left, sinistra, che hanno Bonaccorsi e Gardini: «Ancor prima di essere rivoluzionari sono diventati stalinisti ».
La redazione annuncia lo stato di agitazione, chiede al Cda e al nuovo direttore (ad interim?) Pino Di Maula il rispetto delle regole e la scelta di fare di Left un settimanale autonomo. Ottiene rassicurazioni. Ma nel frattempo inizia a circolare il nome del futuro direttore, Ritanna Armeni, ex portavoce del segretario di Rifondazione e firma autorevole proprio di Liberazione, Il caso si chiude, ma il confronto proseguirà in tribunale.
Gli editori, il prodiano Gardini e il rifondarolo Bonaccorsi si difendono, sostengono di non voler essere solo dei «prestanome» mentre altri «si prendono il giornale». Nel frattempo, il settimanale, Left-Avvenimenti se lo sono preso loro, con tanto di finanziamento pubblico - ricorda Chiesa - servendosi di un Cda in cui sono rappresentati a maggioranza, in cui sono assenti i giornalisti della testata e che risponde alla stessa maggioranza dei soci della cooperativa. Ingenuità ma anche errore dettato dalla necessità: Avvenimenti versava in una situazione economica disastrosa, risollevata dall'ingresso dei finanziatori Bonaccorsi, la sorella Ilaria, moglie di Gardini. I direttori licenziati, da parte loro, accusano di essere stati raggirati e di non essere stati messi in condizione di esercitare le proprie funzioni in aperta violazione del piano editoria le concordato.
Così, mentre Ivan Gardini cerca di far passare l'idea che «Left non nasce dalle ceneri di nulla, tanto meno di Avvenimenti e non è in continuità con la linea di quel giornale», appare sempre più evidente che Minucci e Chiesa sono stati licenziati perché divenuti ingombranti nella costruzione del "nuovo" progetto editoriale e politico che nel giro di un paio di numeri aveva perso per strada proprio le idee guida concordate. Progetto che comprende, si, la vicinanza al Prc ma evidentemente anche alle teorie di Fagioli che considera quello gay un rapporto interumano malato. Posizioni conciliabili? Sarà stata censurata per questa ragione la recensione dello spettacolo teatrale di Claire Dowie, Sto diventando un uomo?.
BERTINOTTI E IL GURU
Left vuoi dire sinistra. Ma è anche iI participio passato di lasciare, “vuol dire cose lasciate, dimenticate dai media”. Per il momento ad essere “lasciati" sono stati i direttori, più una schiera di collaboratori dl prestigio, da Diego Novelli, che si è dimesso dal ruolo dl garante dei lettori, a Vauro, fino a Emergency. Licenziati dalla nuova proprietà: Ivan Gardini, l'imprenditore prodiano figlio dello scomparso Raul, e Luca Bonaccorsi , uomo di finanza nonché vicino al Prc e direttore della libreria "Amore e psiche” legata ai cosiddetti "fagiolini", i frequentatori del guru della psicanalisi Massimo Fagioli autore della rubrica su Left contestata dai direttori. Fagioli, noto per le sue analisi collettive, è uno degli sponsor di Bertinotti che ha aperto la campagna per le primarie proprio ad "Amore e psiche". La libreria aveva già organizzato In un clima new age la presentazione del libro del segretario del Prc sulla non violenza. Fagioli ha parlato di un possibile legame tra Left e Liberazione: è il parere di uno psichiatra o, in realtà, un'opinione politica, si chiede Giulietto Chiesa?
GIULIETTO CHIESA: UN’OPERAZIONE TRUFFALDINA
“La figura di Fagioli – fa notare Giulietto Chiesa – è stata un’apparizione improvvisa dopo tre mesi di discussione sul piano editoriale. Noi facevamo Avvenimenti, Gardini e Bonaccorsi si sono detti interessati al rilancio della testata. I contenuti sui quali si costruiva il giornale ci sono parsi condivisibili e positivi. Si pensava ad un settimanale che parlasse ad un vasto schieramento, dall’estrema sinistra al mondo cattolico “impegnato”. "Invece , aggiunge Chiesa, contravvenendo alle regole giornalistiche, è stata imposta la rubrica di Fagioli che sul secondo numero scrive un pezzo incomprensibile: un “autopanegirico” che opera “una strana mescolanza fra politica e psichiatria”. “Risulta inoltre evidente che questo signore ambisce ad essere il direttore d’orchestra di tutta l’operazione, assegnandosi la primogenitura dell’idea del giornale”. E operando una sterzata verso Rifondazione per un giornale “che si era dichiarato trasversale; un’operazione truffaldina”. Ma perché con i soldi che hanno non si sono fatti un giornale da soli? Probabilmente sono stati attratti anche dai 500 mila e rotti euro di contributo pubblico che Avvenimenti percepisce.
inoltre, pubblicato su internet ieri sera verso le 19:
http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=7246
Fecondazione. Fagioli: "Collocando inizio vita dell'essere umano nello zigote si elimina l'umano" News del 09-03-2006
Collocando l'inizio della vita dell'essere umano nello zigote si elimina l'umano perché non si distingue la biologia che diventerà umana da quella animale che, invece, non diventa umana.
È quanto scrive sul settimanale 'Left' in edicola domani lo psichiatra Massimo Fagioli riferendosi alle polemiche aperte tra chi "impone di credere che la vita inizia nell'anfimixi" e quanti invece sostengono che "l'embrione non è persona umana".
Per lo psichiatra "la nascita dell'essere umano è diversa" da quella del mammifero anche se "sembra simile e i razionali lo credono, credono che sia uguale poi, dicono, un individuo diventa essere umano per la ragione". Ma, "sono tanti anni che penso che invece la nascita dell'essere umano è diversa: c'è qualcosa di invisibile oltre il respiro e il vagito - sostiene Fagioli - Ho avuto il coraggio di dire che c'è la nascita del pensiero e allora mi spavento un po' quando esso pensiero fa emergere nella mente la parola trasformazione".
Le forme di vita - è la tesi di Fagioli - "sono tante, animali, vegetali: nessuno parla di vita della realtà minerale e mi sembra che la parola vita non è legata alla riproduzione sessuata cioe' mediante gameti - spiega ancora - anche nella riproduzione per scissione si parla di vita: allora penso che insieme alla parola vita ci deve essere un'altra parola che suona come umana".
Così, "collocando l'inizio della vita dell'essere umano allo zigote si elimina l'umano perché non si distingue la biologia che diventerà umana da quella animale che non diventa umana", conclude Fagioli.
anche l'Espresso, Panorama e La Rinascita...
...e stasera alle 21.30 in tv su La 7: Le invasioni barbariche
Panorama n.11 pagina 67
Psicoanalisi politica Ritorna Massimo Fagioli
Metto la sinistra sul lettino
«L'opposizione soffre ancora per la morte del comunismo.
E per curarsi deve tornare ai valori della Rivoluzione francese».
di Valeria Gandus
L'espresso n.10 pagina 88
Psicoanalisi / Lo psicoanalista d'assalto
Fagioli alla Bertinotti
C'è un nuovo capitolo nella pirotecnica vita del guru dell'anima: il colpo di fulmine con il leader comunista
di Stefania Rossini
(i testi di entrambi gli articoli, ma senza le fotografie che li corredano, sono disponibili su "spogli" grazie a Giorgio Valentini. Per leggerli clicca sui titoli qui sopra)
ricevuto da Tonino Scrimenti:
La Rinascita, settimanale del Pdci - primopiano venerdì 10 Marzo 2006, pagina 9
CASO AVVENIMENTI
La nuova proprietà eredita il finanziamento pubblico e ripudia il progetto
Left, un "sacco" di sinistra
Tra politica e psicanalisi: spunta Fagioli, sponsor del Prc
In principio furono gli ideali della rivoluzione francese, Liberté, Egalité e Fraternité e quindi la Trasformazione di queste parole in "idee" forti. Left, sinistra, il settimanale nato dall'esperienza di Avvenimenti, all'alba del terzo numero del nuovo corso è finito al centro di una disputa editoriale e politica proprio per quella T, che nel lancio del giornale era rimasta un po' in ombra: Trasformazione è il titolo di una rubrica dello psicanalista Massimo Fagioli (voluta dai nuovi editori e mai concordata con la direzione) che, tempo due numeri, rivendica la paternità del progetto Left e comunica il suo sogno proibito: creare un legame tra il settimanale e Liberazione, il quotidiano di Rifondazione.
I direttori protestano. In mesi di confronto sul piano editoriale tra la redazione di Avvenimenti e i nuovi editori - Luca Bonaccorsi e Ivan Gardini - della rubrica di Fagioli non si era mai parlato. Ovviamente nemmeno dell'ipotesi che il giornale potesse trasformarsi in un magazine di Liberazione. Come risposta ottengono un lancio d'agenzia: il consiglio d'amministrazione della editrice dell'Altritalia società cooperativa comunica l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa a causa del venir meno del rapporto fiduciario. Nel mezzo c'è uno strafalcione contrattuale della nuovo "proprietà" che afferma, nero su bianco: "È diritto naturale del direttore editoriale definire i contenuti generali del giornale”. Affermazione che, secondo l'ex condirettore Giulietto Chiesa la dice lunga sull'idea di left, sinistra, che hanno Bonaccorsi e Gardini: «Ancor prima di essere rivoluzionari sono diventati stalinisti ».
La redazione annuncia lo stato di agitazione, chiede al Cda e al nuovo direttore (ad interim?) Pino Di Maula il rispetto delle regole e la scelta di fare di Left un settimanale autonomo. Ottiene rassicurazioni. Ma nel frattempo inizia a circolare il nome del futuro direttore, Ritanna Armeni, ex portavoce del segretario di Rifondazione e firma autorevole proprio di Liberazione, Il caso si chiude, ma il confronto proseguirà in tribunale.
Gli editori, il prodiano Gardini e il rifondarolo Bonaccorsi si difendono, sostengono di non voler essere solo dei «prestanome» mentre altri «si prendono il giornale». Nel frattempo, il settimanale, Left-Avvenimenti se lo sono preso loro, con tanto di finanziamento pubblico - ricorda Chiesa - servendosi di un Cda in cui sono rappresentati a maggioranza, in cui sono assenti i giornalisti della testata e che risponde alla stessa maggioranza dei soci della cooperativa. Ingenuità ma anche errore dettato dalla necessità: Avvenimenti versava in una situazione economica disastrosa, risollevata dall'ingresso dei finanziatori Bonaccorsi, la sorella Ilaria, moglie di Gardini. I direttori licenziati, da parte loro, accusano di essere stati raggirati e di non essere stati messi in condizione di esercitare le proprie funzioni in aperta violazione del piano editoria le concordato.
Così, mentre Ivan Gardini cerca di far passare l'idea che «Left non nasce dalle ceneri di nulla, tanto meno di Avvenimenti e non è in continuità con la linea di quel giornale», appare sempre più evidente che Minucci e Chiesa sono stati licenziati perché divenuti ingombranti nella costruzione del "nuovo" progetto editoriale e politico che nel giro di un paio di numeri aveva perso per strada proprio le idee guida concordate. Progetto che comprende, si, la vicinanza al Prc ma evidentemente anche alle teorie di Fagioli che considera quello gay un rapporto interumano malato. Posizioni conciliabili? Sarà stata censurata per questa ragione la recensione dello spettacolo teatrale di Claire Dowie, Sto diventando un uomo?.
BERTINOTTI E IL GURU
Left vuoi dire sinistra. Ma è anche iI participio passato di lasciare, “vuol dire cose lasciate, dimenticate dai media”. Per il momento ad essere “lasciati" sono stati i direttori, più una schiera di collaboratori dl prestigio, da Diego Novelli, che si è dimesso dal ruolo dl garante dei lettori, a Vauro, fino a Emergency. Licenziati dalla nuova proprietà: Ivan Gardini, l'imprenditore prodiano figlio dello scomparso Raul, e Luca Bonaccorsi , uomo di finanza nonché vicino al Prc e direttore della libreria "Amore e psiche” legata ai cosiddetti "fagiolini", i frequentatori del guru della psicanalisi Massimo Fagioli autore della rubrica su Left contestata dai direttori. Fagioli, noto per le sue analisi collettive, è uno degli sponsor di Bertinotti che ha aperto la campagna per le primarie proprio ad "Amore e psiche". La libreria aveva già organizzato In un clima new age la presentazione del libro del segretario del Prc sulla non violenza. Fagioli ha parlato di un possibile legame tra Left e Liberazione: è il parere di uno psichiatra o, in realtà, un'opinione politica, si chiede Giulietto Chiesa?
GIULIETTO CHIESA: UN’OPERAZIONE TRUFFALDINA
“La figura di Fagioli – fa notare Giulietto Chiesa – è stata un’apparizione improvvisa dopo tre mesi di discussione sul piano editoriale. Noi facevamo Avvenimenti, Gardini e Bonaccorsi si sono detti interessati al rilancio della testata. I contenuti sui quali si costruiva il giornale ci sono parsi condivisibili e positivi. Si pensava ad un settimanale che parlasse ad un vasto schieramento, dall’estrema sinistra al mondo cattolico “impegnato”. "Invece , aggiunge Chiesa, contravvenendo alle regole giornalistiche, è stata imposta la rubrica di Fagioli che sul secondo numero scrive un pezzo incomprensibile: un “autopanegirico” che opera “una strana mescolanza fra politica e psichiatria”. “Risulta inoltre evidente che questo signore ambisce ad essere il direttore d’orchestra di tutta l’operazione, assegnandosi la primogenitura dell’idea del giornale”. E operando una sterzata verso Rifondazione per un giornale “che si era dichiarato trasversale; un’operazione truffaldina”. Ma perché con i soldi che hanno non si sono fatti un giornale da soli? Probabilmente sono stati attratti anche dai 500 mila e rotti euro di contributo pubblico che Avvenimenti percepisce.
inoltre, pubblicato su internet ieri sera verso le 19:
http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=7246
Fecondazione. Fagioli: "Collocando inizio vita dell'essere umano nello zigote si elimina l'umano" News del 09-03-2006
Collocando l'inizio della vita dell'essere umano nello zigote si elimina l'umano perché non si distingue la biologia che diventerà umana da quella animale che, invece, non diventa umana.
È quanto scrive sul settimanale 'Left' in edicola domani lo psichiatra Massimo Fagioli riferendosi alle polemiche aperte tra chi "impone di credere che la vita inizia nell'anfimixi" e quanti invece sostengono che "l'embrione non è persona umana".
Per lo psichiatra "la nascita dell'essere umano è diversa" da quella del mammifero anche se "sembra simile e i razionali lo credono, credono che sia uguale poi, dicono, un individuo diventa essere umano per la ragione". Ma, "sono tanti anni che penso che invece la nascita dell'essere umano è diversa: c'è qualcosa di invisibile oltre il respiro e il vagito - sostiene Fagioli - Ho avuto il coraggio di dire che c'è la nascita del pensiero e allora mi spavento un po' quando esso pensiero fa emergere nella mente la parola trasformazione".
Le forme di vita - è la tesi di Fagioli - "sono tante, animali, vegetali: nessuno parla di vita della realtà minerale e mi sembra che la parola vita non è legata alla riproduzione sessuata cioe' mediante gameti - spiega ancora - anche nella riproduzione per scissione si parla di vita: allora penso che insieme alla parola vita ci deve essere un'altra parola che suona come umana".
Così, "collocando l'inizio della vita dell'essere umano allo zigote si elimina l'umano perché non si distingue la biologia che diventerà umana da quella animale che non diventa umana", conclude Fagioli.
(fonte Agi)
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