Corriere della Sera 1 marzo 2006
IL CASO «LEFT»
«C'è Fagioli dietro la sinistra che nega la violenza»
Bellocchio: ha convinto il leader di Rifondazione, anche Gardini jr crede nelle sue idee
ROMA - Forse si può scrivere: è tornato Massimo Fagioli. L’ex guru degli anni Settanta, l’ex giovane e talentuosa promessa della psicanalisi freudiana, che scosse, e secondo alcuni deturpò, fino a guadagnarsi l’esaltante e faticosa fama di eretico (estesa poi, con il trascorrere del tempo, anche alla politica e al marxismo). Assemblee trasformate in psicoterapia di gruppo, le signore dei salotti radical-chic pazze di lui, plotoni di militanti che a sinistra cominciavano a farsi chiamare «fagiolini». Il Maestro aveva fascino e carisma, genialità e astuzia: sono passati trent’anni, sembrava roba da archivio e invece no, invece Massimo Fagioli sta di nuovo facendo parlare di sé. Pur di affidargli una rubrica, Ivan Gardini, figlio di Raul, editore di Left , il settimanale nato dall’esperienza di Avvenimenti , non esita a licenziare Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa, direttore responsabile e condirettore. Ma non solo: pochi mesi fa, il volto - e il pensiero? - di Fagioli è accanto a quello di Fausto Bertinotti. Il segretario di Rifondazione comunista presenta la sua candidatura alle primarie dell’Unione. Libreria «Amore e psiche». Folla che applaude. Lui che saluta sulla porta. E Bertinotti che, a sorpresa, in una serie di interviste, prende le distanze dai violenti dei centri sociali, dal tafferuglio organizzato, dal movimentismo più estremo.
«La verità è che gli incontri con Massimo Fagioli cambiano le persone». Marco Bellocchio, uno dei maestri del cinema italiano, è autorizzato a dirlo. «A Massimo attribuisco la capacità di curarmi e una grande intelligenza. Lo conobbi una mattina del 1977, a Villa Massimo, sede universitaria in assemblea permanente, dove io entrai con lo scetticismo dell’intellettuale curioso ma pieno di dubbi. Ebbene, in queste ore, posso dire che non è Massimo ad essere tornato: ma sono gli altri ad averlo ritrovato, ricercato, riscoperto».
La storia accaduta al settimanale Left è, in tal senso, emblematica. «In quel microcosmo è evidentemente in atto, credo, uno scontro ideologico. L’editore, probabilmente, crede in Massimo e nel suo pensiero, che è sempre stato malvisto da una certa ortodossia comunista». Le sue critiche al marxismo... «Che fallisce, dice Fagioli, perché alla fine si occupa solo del materiale, dell’economia, e non accetta di prendere in esame la psiche, la "malattia"...». Questi discorsi hanno fatto discutere e sembravano, però, archiviati. «E invece no, sono attualissimi. Il pensiero di Massimo è modernissimo. Basti vedere cosa ha prodotto il suo incontro con Bertinotti, l’innesto del suo pensiero con quello del segretario che, improvvisamente, prende le distanze dal conflitto violento». Bertinotti che se lo tiene accanto, un editore di sinistra che lo vuole come commentatore fisso... «Chi si è perso e ha bisogno di lui, lo cerca. Ma sono ancora pochi, ad avere questa esigenza. La cultura dominante è, infatti, sempre molto sospettosa... D’altra parte, una classe politica così arrendevole davanti a certi temi della cattolicità, della religiosità, così piegata sulla razionalità... beh, era e resta preoccupata, imbarazzata, impreparata ad affrontare l’irrazionalità dell’individuo, il suo inconscio...».
Con il rispetto dovuto, forse è possibile dire che Marco Bellocchio usa i toni, ha il fervore del «fagiolino» che non ha mollato, mai, il Maestro. «Non è un mistero che il mio rapporto con lui sia ancora molto stretto. Sebbene, la collaborazione artistica si sia interrotta». Tre film - Il sogno della farfalla, La condanna e Il diavolo in corpo - e su quest’ultimo set, poi, polemiche aspre, accuse di plagio e... «Menzogne. Stupidità. Fui io, durante le riprese del film Il diavolo in corpo , a chiedere aiuto a Massimo che, nel volgere di pochi giorni, divenne praticamente il regista del regista. Pur non sapendo nulla di cinema, egli seppe infatti rivitalizzare la mia fantasia, mi fece trovare immagini, provare sensazioni...».
Senta, Bellocchio: lei adesso è candidato con la Rosa nel pugno, la federazione dei Radicali e dei socialisti. Ecco, in questa sua scelta, c’entra qualcosa ancora Massimo Fagioli? «Mi ha chiamato Marco Pannella. Mi ha spiegato che hanno bisogno di visibilità. Il mio nome e cognome, forse, potrà essergli utile. E io mi sono messo a disposizione. Sono laico. No, stavolta Massimo Fagioli non c’entra niente».
corredano l'articolo le foto di Massimo Fagioli di Fausto Bertinotti e di Marco Bellocchio, con le seguenti didascalie:
MASSIMO FAGIOLI Si è laureato in medicina all'Università di Roma e poi specializzato in neuropsichiatria, ha lanciato l'analisi collettiva
FAUSTO BERTINOTTI Il segretario del Prc era con Fagioli quando ha presentato la sua candidatura alle primarie dell'Unione
IL REGISTA Gli incontri con Fagioli cambiano le persone, a me è successo
Corriere della Sera 1 marzo 2006
Le uscite della rivista
Addio anche da Vauro, Emergency e Travaglio
Rapporto chiuso anche per Vauro ed Emergency con Left-Avvenimenti dopo la defenestrazione di Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. Lo ha annunciato ieri Vauro: «Da questa settimana non ci sarà la mia vignetta. È un'altra occasione mancata». E scompare dall'elenco delle firme anche Marco Travaglio. Vincino resta in attesa di capire cosa sia successo.
l’Unità 1 marzo 2006 Pagina 2
IL CASO Gli editori: decidiamo noi i contenuti, la vicenda dello psicanalista è solo un pretesto. C’è un abisso generazionale tra noi e i direttori Minucci e Chiesa
Left, dopo la lite, l’esodo. Vanno via Dalla Chiesa, Vauro, Emergency, Travaglio...
di Wanda Marra / Roma
Le mani di Massimo Fagioli su Left Avvenimenti: il giorno dopo il licenziamento del Direttore, Adalberto Minucci e del Condirettore, Giulietto Chiesa, il “caso “suona ancora così. D’altra parte è lo stesso “guru” dell’analisi collettiva che interviene a sottolineare la contiguità tra il progetto editoriale del giornale e la sua «ricerca psicanalitica». E per quanto la direzione si affanni a precisare che «non esistono legami organici e/o organizzativi» con Fagioli «del quale, semplicemente, riceviamo con piacere alcuni contributi», sono le firme su cui si puntava per il successo del settimanale a trarre le logiche conclusioni da quanto accaduto. Dichiarano chiusa la loro collaborazione Vauro, Emergency, Nando Dalla Chiesa e Marco Travaglio. Intanto la redazione è in stato d’agitazione, e arriva la solidarietà di Silvia Garambois, segretaria dell’Associazione Stampa Romana. E c'è la grande amarezza di Minucci mentre racconta di non aver neanche ricevuto una lettera ufficiale con la comunicazione del suo licenziamento. E lui che racconta dal principio la storia di Left-Avvenimenti. Racconta delle difficoltà economiche di Avvenimenti, dalle cui ceneri il settimanale di cui è stato Direttore fìno all’altroieri è nato. Fino a quando nello scorso autunno, «abbiamo cercato di trovare dei nuovi soci della cooperativa che portassero delle risorse finanziarie», spiega. I nuovi soci arrivano: sono Ivan Gardini, sua moglie, Ivana Bonaccorsi e il fratello Luca Bonaccorsi. Per entrare chiedono la maggioranza nell’assemblea dei soci e nel Cda, che viene loro accordata. Ma intanto il giornale viene rilanciato: parte Left Avvenimenti, con pagine raddoppiate, nuova carta, nuova veste grafica. E il lancio di collaborazioni prestigiose. Fedele al motto che aveva caratterizzato già Avvenimenti «né padroni, né padrini». Già nel primo numero appare un articolo di Fagioli, senza che la direzione ne fosse informata. «Manifestiamo la nostra sorpresa e la nostra protesta - racconta Minucci - e Bonaccorsi mi dice di essere di fronte a un problema: Fagioli aveva avuto da ridire sul fatto che il suo pezzo era stato tagliato».
La rettifica viene autorizzata. Ma si trasforma, all’insaputa della direzione, in un articolo che copre ben 2 pagine, con una foto dello psicanalista decisamente grande. Espliciti gli intenti dell'autore: designarsi come il reale ispiratore della linea del giornale e perseguire un’alleanza con Liberazione. In calce al pezzo una nota non firmata, della quale ancora una volta i direttori non sanno nulla, annuncia che Fagioli avrà una rubrica settimanale. L'articolo numero due di Fagioli non è il solo motivo di contrasto tra i Direttori e i nuovi soci della cooperativa: «Mi era stato chiesto di togliere un pezzo del nostro critico teatrale, Marcantonio Lucidi, che recensiva uno spettacolo in cui una donna si trasformava in uomo», spiega Minucci. La motivazione addotta da Bonaccorsi che nella premessa si avoca, in quanto Direttore editoriale il diritto di decidere i contenuti - è che fosse poco in linea con il progetto del giornale, in base a «considerazioni estetiche», oltre che «contenutisti che». A questo punto scoppia la lite: i Direttori chiedono il rispetto delle regole, dicono no a una rubrica di Fagioli, ma offrono anche una mediazione, contemplando la possibilità che lo psicanalista possa collaborare con il giornale. L’epilogo è noto. E i soci di maggioranza offrono la loro lettura. Se per quel che riguarda Ivan Gardini c’è l’imbarazzo di portare avanti un progetto editoriale riportabile in qualche modo a Mani Pulite, Luca Bonaccorsi liquida Fagioli come un pretesto: «Il problema è più ampio e riguarda l’abisso generazionale fra noi e i questi direttori che hanno contestato anche la lettera di Ivan Gardini al Corsera», dice sostenendo che la direzione in realtà era a conoscenza dell’esistenza dei pezzi dello psicanalista. Così dice anche Fagioli, confermando che il giornale riprende le sue indagini e le sue teorie.
il manifesto 1 marzo 2006 Pagina 4
Fagioli: difendo «Left»
E gli editori precisano
Lo psichiatra Massimo Fagioli rivendica il suo contributo al settimanale Left Avvenimenti, dopo le polemiche sulla sua rubrica fissa sulla rivista che hanno portato al licenziamento dei due direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. «Certo, il progetto editoriale è loro ma si lega alla mia ricerca psicanalitica, è chiaro», dichiara Fagioli.
Costringendo la nuova proprietà del settimanale a precisare: «Non esistono legami organici e/o organizzativi con il professor Massimo Fagioli del quale, semplicemente, riceviamo con piacere alcuni contributi». Intanto in seguito al licenziamento dei direttori, Emergency ha annunciato che ritirerà la sua collaborazione a Left, lo stesso ha fatto Vauro per le sue vignette e alcune firme come Marco Travaglio e Nando Dalla Chiesa. E il parlamentare Ds Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 ha detto agli editori che «le risposte e le motivazioni date finora non convincono. Credo sia interesse degli editori fare chiarezza e fornire pubbliche spiegazioni anche perchè Chiesa e Minucci sono personaggi di primo piano nel campo informativo».
Repubblica 1 marzo 2006 Pagina 13 - Interni
LA POLEMICA
Left, nuove defezioni
ROMA - Dopo la cacciata dei direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa a sbattere la porta di Left ora è Vauro, che si porta dietro Emergency. Scompare dall'elenco delle firme anche Marco Travaglio. Micromega offre a Chiesa una rubrica intitolata proprio Left.
Repubblica 1 marzo 2006 Pagina 20 - Commenti
L'AMACA
MICHELE SERRA
ABBASTANZA divertente (tranne che per i licenziati) la baruffa di sinistra accaduta a Left, il nuovo settimanale di sinistra i cui direttori di sinistra sono stati cacciati sui due piedi dai nuovi editori di sinistra. Apparentemente, la disputa è generazionale: una coppia di dinamici trentenni (uno dei quali è il figlio di Raul Gardini) rileva un giornale diretto da due maturi e tosti giornalisti militanti (Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci). La somma delle età dei due editori è pari, più o meno, all'età di ciascuno dei due insigni direttori. Crisi di ricambio. Largo ai giovani.
Ma mai fidarsi delle apparenze. Il casus belli, infatti, rovescia le parti: gli editori volevano imporre una rubrica dello psicanalista Fagioli, glorioso e indecifrabile intellettuale del secolo scorso, ispiratore di notevoli e dolentissimi film di Bellocchio che, a rivederli oggi, fanno l'effetto di Von Stroheim. Al confronto, il gorbaciovismo di Giulietto Chiesa è avveniristico: Fagioli fa pensare piuttosto a Woodstock, dunque alle saghe dei nonni. Vedi, dunque, quanto è precario e opinabile in concetto di modernità. L'unica modernissima certezza, a sinistra, è la vocazione alla lite e, nel caso in questione, ai modi bruschi. Licenziamento in tronco.
aprileonline.info 1 marzo 2006
I ''Fagioli'' indigesti
I retroscena di un licenziamento improvviso. Giulietto Chiesa racconta come lui e Adalberto Minucci sono stati estromessi da ''Left Avvenimenti''
di Giulietto Chiesa
Succede che anche i capitalisti, quelli che hanno "il grano", sbagliano quando vanno a fare lo shopping. Forse pensavano, comprando “Avvenimenti”, che avrebbero potuto comprare anche il parco buoi, composto dai due direttori, cioè Adalberto Minucci e me, e dalla redazione al completo, con annessi e connessi.
Tre mesi di discussione sul piano editoriale. Tutto sembrava normale, pacifico. Sembrava che tutti volessimo fare una nuova rivista settimanale, dedicata alle inchieste, ai fatti, innovativa nella grafica, e nei contenuti. Per far parlare tutti e a tutti porre la famosa "seconda domanda". Cioè, di sinistra dichiarata, ma obiettiva, indipendente e decisa a non fare complimenti e sconti a nessuno. Bene.
Al primo numero ci siamo imbattuti nel fatto singolare denominato Massimo Fagioli. Un suo articolo (uso questa parola perché non ne ho altre a disposizione, ma la ritengo altamente impropria per descrivere quello scritto) compare sul primo numero di Left-Avvenimenti, ma senza che né Minucci, né io ne fossimo stati informati. Infortunio? Errore dovuto alla fretta? Inesperienza? Per questa ragione né io né Minucci facciamo scandalo della evidente anomalia.
Il giornale doveva essere di "fatti", come diceva anche la pubblicità, e invece ci arriva a sorpresa "un'opinione" che non abbiamo neanche visto prima.
Il secondo numero la sorpresa è più grande. Ci viene annunciato che il professor Fagioli si è arrabbiato perché "qualcuno" gli ha tagliato il pezzo. Chi ? Ma chi lo ha passato, non certo la direzione del giornale, né il caporedattore che nemmeno lo ha visto. Comunque Fagioli esige una riparazione. Come? Con due pagine della rivista, accompagnata da una seconda fotografia del soggetto, più grande della prima. Io non ne so nulla perché sono fuori Roma. Nessuno mi informa. Minucci si dichiara contrario a questo insolito secondo atto di Fagioli e della Proprietà.
Il pezzo va in pagina ed è un vero festival. In realtà si tratta di un'auto-esaltazione dell'autore, che fa sapere al lettore di essere lui il vero ideatore del piano editoriale. In secondo luogo comunica ai lettori il suo "sogno", che è quello di vedere Left accoppiato a Liberazione, insieme appassionatamente a illustrare le idee del 1789. Libertè, Egalité, Fraternité, più una misteriosa "Trasformazione" che non si sa bene da dove viene. Non certo dal 1789.
Terzo e più serio evento: il pezzone si conclude con un bel riquadretto dove appare che Left-Avvenimenti, evidentemente condividendo le tesi del professor Fagioli, gli assegna una rubrica fissa. Si badi bene, non per parlare di Freud e di Jung, o di epigoni vari, ma niente di meno che delle "idee del 1789".
La Proprietà, evidentemente, non sa che in un giornale qualunque i contenuti, e le rubriche, e i collaboratori, li decidono i direttori e non la Proprietà. Non sanno cosa hanno comprato, ecco tutto.
Minucci ed io chiediamo spiegazioni. Ma la discussione si arena sulla rubrica di Fagioli che sembra essere divenuta, inspiegabilmente, il centro di tutti i problemi. La Proprietà si dichiara perfino disposta, bontà sua, a ripristinare le regole elementari del giornalismo, ma esige che la rubrica sia mantenuta.
Al nostro rifiuto veniamo licenziati: da un consiglio di amministrazione di una cooperativa di soci giornalisti, in cui non vi è un solo giornalista. Loro si sono garantiti, nel frattempo, la maggioranza dell'assemblea e del consiglio di amministrazione, perché forse sbagliano lo shopping, qualche volta, ma i conti li sanno fare. Resta solo da spiegare il "mistero Fagioli". Nei tre mesi di discussione, come ammette lo stesso Luca Bonaccorsi, questo nome non era mai apparso in nessuna occasione. Ma doveva essere così importante da determinare la rottura e il licenziamento della direzione.
Saranno pure di sinistra, ma resta appunto da capire di quale sinistra topografica stanno parlando. E, vuoi scommettere? Il terzo numero avrà una importante rubrica di un certo professor Massimo Fagioli.
Si ringraziano: Gabriella Cetroni, Teresa Colombo, Martina Moneglia, Orietta Possanza, Giorgio Valentini, Paolo Tombolesi.
«SEGNALAZIONI» è il titolo della testata indipendente di Fulvio Iannaco che - registrata già nel 2001 - ha ormai compiuto il diciottesimo anno della propria continua ricerca e resistenza.
Dal 2007 - poi - alla sua caratteristica originaria di libera espressione del proprio ideatore, «Segnalazioni» ha unito la propria adesione alla «Associazione Amore e Psiche» - della quale fu fra i primissimi fondatori - nella prospettiva storica della realizzazione della «Fondazione Massimo Fagioli»
L'ASSOCIAZIONE CULTURALE
mercoledì 1 marzo 2006
da "Liberazione" di ieri, 28 febbraio 06
Liberazione martedì 28 febbraio 2006
Ratzinger e Pera
L’origine dell’odio xenofobo è la donna
di Angela Azzaro
Papa Benedetto XVI è ritornato sul tema che sta caratterizzando il suo Pontificato: la celebrazione dell’embrione e il conseguente attacco alla libera scelta delle donne. Le dichiarazioni di Ratzinger arrivano qualche giorno dopo la presentazione del “manifesto” teo-con di Marcello Pera (che noi, su Liberazione, abbiamo accostato al manifesto in difesa della razza del 1938).
In apparenza tra Ratzinger e Pera c’è contrasto (l’ecumenismo del papa, la xenofobia di Pera), in realtà a me pare che ci sia un tracciato comune: la volontà di subordinare alla vita astratta, fondata sull’amore di dio, le vite reali, quelle delle donne (che rappresentano il massimo della diversità) e poi quelle di chi ha un’altra identità sessuale, o un’altra cultura, o un’altra religione. C’è un filo che tiene insieme queste discriminazioni: la prima discriminata è la donna e poi, via via, le diversità che appaiono più evidenti.
Benedetto XVI ha detto: «L’amore di dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre e il bambino o il giovane o l’uomo maturo o l’anziano». Ha aggiunto che l’amore di dio per l’uomo «rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa indipendentemente da qualsiasi altra considerazione: intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via». L’embrione soggetto di diritto, in questo ordine discorsivo, sembra si discosti nettamente dall’esito razzista del manifesto del presidente del Senato: il papa dà l’impressione di prendere le distanze dalla xenofobia di chi si richiama ad un astratto Occidente, inteso come cristianità, da opporre all’Oriente inteso come mondo islamico. Ma credo che non sia così. Quando il Papa dice «L’embrione è persona», non fa altro che creare una prima frattura, ideologica e politica, perché subordina la vita delle donne in carne e ossa alla difesa degli embrioni. Innesta in questo modo un meccanismo di discriminazione, cioè di stigmatizzazione della diversità, che è il padre e la madre di tutti i meccanismi di discriminazione e di stigmatizzazione della diversità. E’ qui che il pensiero del papa torna ad abbracciare il pensiero di Pera, e la loro ostilità alle diversità si unificano. E infatti Pera ha scritto: «Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come “qualcuno”, titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come qualcosa di sacrificabile per fini diversi».
Che cosa accade quando i diritti del cosiddetto nascituro devono essere bilanciati? Accade che la donna perde la possibilità di scegliere se essere madre o no: viene cioè ridotta a mero contenitore biologico, ridotta ad ammasso di cellule la cui volontà è nelle mani di dio (cioè dei maschi).
E’ sul corpo della donna che si gioca questa strana (solo apparentemente contraddittoria) alleanza tra riduzionismo biologico (razzista) e “valori umani” resi dogmi in nome di dio.
Il processo che porta a considerare la diversità come elemento da discriminare, l’alterità non come ricchezza ma come minaccia, ha un fondamento, una origine chiarissima, la discriminazione della donna, la sua identificazione con la natura: corpo senza intelligenza, persona a metà, soggetto in cui la biologia invade tutto, levando autorevolezza, potere, signorìa sul proprio corpo e sulle scelte di vita.
Il meccanismo si ripete, non si arresta: i processi di punizione del diverso - che sono la base del razzismo - procedono a passo spedito contro popoli, culture, storie, identità sessuali. E’ un fiume in piena che - anche al di là delle intenzioni e del pensiero di chi gli ha dato vita - costruisce odio, violenza.
In Italia, oggi, questa dinamica è diritto. Si chiama legge 40, cioè la legge sulla fecondazione assistita. E’ il grande rimosso e come tutti i grandi rimossi può tornare nei modi peggiori, meno prevedibili. La legge 40, a partire dal tentativo di normare il corpo delle donne, crea le basi per una società fondata sul terribile mix di fondamentalismo e riduzionismo biologico. Non riguarda solo le donne o le coppie che ricorrono alle tecnologie per avere un figlio. Quando parliamo di questa legge stiamo discutendo di quale società vogliamo per viverci, quale mondo vogliamo costruire per noi e per coloro che verranno. Parliamo, cioè, di politica nel senso più vero. Vogliamo vivere in un Paese fondato sull’odio, sulla diversità da ridurre a biologia per meglio controllarla e attaccarla, o vogliamo vivere in un Paese dove la diversità sia una ricchezza? Le preoccupazioni sulla legge 40, per il manifesto di Pera e le dichiarazioni di Benedetto XVI non sono questioni diverse. Non sono problemi che riguardano poche e pochi. Lo capiremo? Riusciremo a farne uno degli argomenti di questa campagna elettorale?
Liberazione martedì 28 febbraio 2006 Lettere
Elezioni
Parole che fanno la differenza
Caro direttore, questa settimana ho fatto un piccolo, fazioso sondaggio interpellando soltanto elettori che prima di tutto hanno a cuore i diritti civili, i diritti delle donne e degli uomini, dei bambini e dei ragazzi, i diritti delle persone già nate, insomma, che sono qui e ora, da ogni dove e di ogni estrazione, senza trascendenze e metafisiche. Ho chiesto loro: «Per chi voterete?». Mi hanno risposto che certamente voteranno per l’Unione, ma non sanno ancora scegliere se accordare la loro preferenza alla sinistra radical-socialista o ai radical-socialisti... di sinistra. E che questo dipenderà da parole come non-violenza, laicità dello Stato, unioni di fatto, istruzione pubblica, libertà di ricerca scientifica e psichiatrica... Il suono di queste parole o meglio il “dentro” del suono di queste parole, quando saranno pronunciate dai candidati al Parlamento, farà la differenza!
Ratzinger e Pera
L’origine dell’odio xenofobo è la donna
di Angela Azzaro
Papa Benedetto XVI è ritornato sul tema che sta caratterizzando il suo Pontificato: la celebrazione dell’embrione e il conseguente attacco alla libera scelta delle donne. Le dichiarazioni di Ratzinger arrivano qualche giorno dopo la presentazione del “manifesto” teo-con di Marcello Pera (che noi, su Liberazione, abbiamo accostato al manifesto in difesa della razza del 1938).
In apparenza tra Ratzinger e Pera c’è contrasto (l’ecumenismo del papa, la xenofobia di Pera), in realtà a me pare che ci sia un tracciato comune: la volontà di subordinare alla vita astratta, fondata sull’amore di dio, le vite reali, quelle delle donne (che rappresentano il massimo della diversità) e poi quelle di chi ha un’altra identità sessuale, o un’altra cultura, o un’altra religione. C’è un filo che tiene insieme queste discriminazioni: la prima discriminata è la donna e poi, via via, le diversità che appaiono più evidenti.
Benedetto XVI ha detto: «L’amore di dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre e il bambino o il giovane o l’uomo maturo o l’anziano». Ha aggiunto che l’amore di dio per l’uomo «rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa indipendentemente da qualsiasi altra considerazione: intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via». L’embrione soggetto di diritto, in questo ordine discorsivo, sembra si discosti nettamente dall’esito razzista del manifesto del presidente del Senato: il papa dà l’impressione di prendere le distanze dalla xenofobia di chi si richiama ad un astratto Occidente, inteso come cristianità, da opporre all’Oriente inteso come mondo islamico. Ma credo che non sia così. Quando il Papa dice «L’embrione è persona», non fa altro che creare una prima frattura, ideologica e politica, perché subordina la vita delle donne in carne e ossa alla difesa degli embrioni. Innesta in questo modo un meccanismo di discriminazione, cioè di stigmatizzazione della diversità, che è il padre e la madre di tutti i meccanismi di discriminazione e di stigmatizzazione della diversità. E’ qui che il pensiero del papa torna ad abbracciare il pensiero di Pera, e la loro ostilità alle diversità si unificano. E infatti Pera ha scritto: «Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come “qualcuno”, titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come qualcosa di sacrificabile per fini diversi».
Che cosa accade quando i diritti del cosiddetto nascituro devono essere bilanciati? Accade che la donna perde la possibilità di scegliere se essere madre o no: viene cioè ridotta a mero contenitore biologico, ridotta ad ammasso di cellule la cui volontà è nelle mani di dio (cioè dei maschi).
E’ sul corpo della donna che si gioca questa strana (solo apparentemente contraddittoria) alleanza tra riduzionismo biologico (razzista) e “valori umani” resi dogmi in nome di dio.
Il processo che porta a considerare la diversità come elemento da discriminare, l’alterità non come ricchezza ma come minaccia, ha un fondamento, una origine chiarissima, la discriminazione della donna, la sua identificazione con la natura: corpo senza intelligenza, persona a metà, soggetto in cui la biologia invade tutto, levando autorevolezza, potere, signorìa sul proprio corpo e sulle scelte di vita.
Il meccanismo si ripete, non si arresta: i processi di punizione del diverso - che sono la base del razzismo - procedono a passo spedito contro popoli, culture, storie, identità sessuali. E’ un fiume in piena che - anche al di là delle intenzioni e del pensiero di chi gli ha dato vita - costruisce odio, violenza.
In Italia, oggi, questa dinamica è diritto. Si chiama legge 40, cioè la legge sulla fecondazione assistita. E’ il grande rimosso e come tutti i grandi rimossi può tornare nei modi peggiori, meno prevedibili. La legge 40, a partire dal tentativo di normare il corpo delle donne, crea le basi per una società fondata sul terribile mix di fondamentalismo e riduzionismo biologico. Non riguarda solo le donne o le coppie che ricorrono alle tecnologie per avere un figlio. Quando parliamo di questa legge stiamo discutendo di quale società vogliamo per viverci, quale mondo vogliamo costruire per noi e per coloro che verranno. Parliamo, cioè, di politica nel senso più vero. Vogliamo vivere in un Paese fondato sull’odio, sulla diversità da ridurre a biologia per meglio controllarla e attaccarla, o vogliamo vivere in un Paese dove la diversità sia una ricchezza? Le preoccupazioni sulla legge 40, per il manifesto di Pera e le dichiarazioni di Benedetto XVI non sono questioni diverse. Non sono problemi che riguardano poche e pochi. Lo capiremo? Riusciremo a farne uno degli argomenti di questa campagna elettorale?
Liberazione martedì 28 febbraio 2006 Lettere
Elezioni
Parole che fanno la differenza
Caro direttore, questa settimana ho fatto un piccolo, fazioso sondaggio interpellando soltanto elettori che prima di tutto hanno a cuore i diritti civili, i diritti delle donne e degli uomini, dei bambini e dei ragazzi, i diritti delle persone già nate, insomma, che sono qui e ora, da ogni dove e di ogni estrazione, senza trascendenze e metafisiche. Ho chiesto loro: «Per chi voterete?». Mi hanno risposto che certamente voteranno per l’Unione, ma non sanno ancora scegliere se accordare la loro preferenza alla sinistra radical-socialista o ai radical-socialisti... di sinistra. E che questo dipenderà da parole come non-violenza, laicità dello Stato, unioni di fatto, istruzione pubblica, libertà di ricerca scientifica e psichiatrica... Il suono di queste parole o meglio il “dentro” del suono di queste parole, quando saranno pronunciate dai candidati al Parlamento, farà la differenza!
Paolo Izzo via e-mail
martedì 28 febbraio 2006
Left, Repubblica, Corriere della Sera, l'Unità, il manifesto...
segnalazioni di Annalina Ferrante, Livia Profeti, Teresa Coltellese, Gabriella Cetroni, Orietta Possanza, Giorgio Valentini e di Tonino Scrimenti:
Repubblica, martedì 28 febbraio 2006 Pagina 12 - Interni
VERSO LE ELEZIONI
IL CASO
Il giornalista e il condirettore Minucci via dopo i primi due numeri del settimanale: "Faremo causa"
"Left", è lite su sinistra e psicanalisi e Gardini jr licenzia Giulietto Chiesa
"Facevamo fatica a leggerlo, non si capiva quasi nulla"
Pomo della discordia è Fagioli, imposto dagli azionisti
di Goffredo De Marchis
ROMA - «Noi vogliamo rivoluzionare il giornale». Detto fatto. La stranissima doppia coppia della sinistra italiana si è sfasciata in quindici giorni. Via direttore e condirettore. E Left, settimanale erede di Avvenimenti, da caso editoriale (i primi due numeri hanno venduto 30 mila copie) si trasforma in una mezza rissa, con l'immancabile promessa (minaccia) di rivedersi in tribunale. Nella politica funziona così. I licenziati hanno due nomi importanti nella storia della sinistra italiana e della stampa comunista: Giulietto Chiesa, 66 anni, già corrispondente dell'Unità da Mosca, e Adalberto Minucci, 73 anni, ex direttore di Rinascita quando c'era il Pci. I datori di lavoro che non perdono tempo sono invece due giovani: Ivan Gardini e Luca Bonaccorsi, 37 anni il primo, 36 il secondo, cognati. Gardini è il figlio di Raul. «La nostra idea di sinistra - dice adesso Ivan - è ben rappresentata dall'acronimo della testata Left. Libertà, eguaglianza, fratellanza». E la T? «Sta per trasformazione, dai valori alle idee. Cioè una sinistra che si misura con la società di oggi».
Da queste prime parole si capisce che lo scontro era inevitabile, generazionale e culturale. Due mondi che non hanno niente in comune. «Abbiamo solo accelerato i tempi», taglia corto Gardini. Siccome lui e Bonaccorsi sono la nuova generazione e hanno una mentalità imprenditoriale, quando mettono i soldi in un'impresa non fanno decidere ad altri. Chiesa, al telefono da Mosca, si ribella con il piglio di chi pensa "da dove spuntano questi pivelli": «Reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra i due signori hanno in mente».
Avvenimenti (che alla fine della sua avventura vendeva 2800 copie) si fondava su un'ossatura ben definita: Minucci (direttore), Chiesa (condirettore) e Diego Novelli. L'ex sindaco di Torino per il momento è salvo, forse perché non aveva incarichi di direzione, ma solo una rubrica. Comunque, ora si cambia. Spiega Gardini: «Loro pensavano di aver trovato i polli. Quelli che ci mettono i soldi e poi si fanno da parte. Non è così». Chiesa si ribella: «Licenziati in tronco, questa è la formula esatta. E poi, perché?». Già, perché? C´è lo zampino di Massimo Fagioli, che in mezzo ai problemi sta come un pesce nell'acqua. Psicanalista eretico, quello che «Freud è un imbecille», amico di Bertinotti (è stato il padrone di casa per il lancio delle primarie di Fausto), Fagioli scrive su Left. Bonaccorsi e Gardini gli affidano una rubrica fissa, Chiesa e Minucci non lo vogliono nemmeno dipinto. «Facevamo fatica a leggerlo. Non si capiva niente». Ma capiscono che Fagioli propone una sinergia con Liberazione, quotidiano di Prc, e questo non va. Gardini parla di «un pretesto», della «goccia». Quello che conta è che «noi non volevamo rifare gli Avvenimenti». Altrimenti Ivan avrebbe continuato ad occuparsi di energie alternative facendo la spola tra Roma e la sua Ravenna (una coincidenza: la redazione di Left nella capitale è proprio in via Ravenna). E Bonaccorsi sarebbe rimasto in banca, alla Abn-Amro. «Invece ci stiamo mettendo anima e corpo dentro Left». Per tirar fuori un giornale d'inchiesta, aggressivo e di sinistra, che già oggi vanta le firme di Vauro, Nando Dalla Chiesa, Antonio Cornacchione. Ma di che «razza di sinistra» sono fatti i ragazzi lo si capirà dalla scelta del nuovo direttore. Per il momento il giornale è stato affidato a un collaboratore, Pino Di Maula.
Corriere della Sera, martedì 28 febbraio 2006 Pagina 13
IL CASO
La decisione dell’editore della rivista della sinistra radicale dopo il no del duo di direttori a una rubrica fissa per lo psicanalista Fagioli
Left, il figlio di Gardini licenzia Chiesa e Minucci
di Virginia Piccolillo
ROMA - Sacrificati sull’altare della psicanalisi di Massimo Fagioli. Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa ancora non ne hanno ricevuto comunicazione ufficiale. Ma da ieri non sono più direttore responsabile e condirettore di Left: il settimanale nato dall’esperienza (e, in parte, dai finanziamenti) di Avvenimenti. Riportato in edicola grazie ai nuovi editori: Ivan Gardini, figlio di Raul, e Luca Bonaccorsi vicino a Rifondazione Comunista. O «i nuovi padroni» come li definiscono i direttori defenestrati, accusandoli di «essersi impadroniti del giornale», di aver «preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri» e di aver risposto alla richiesta di «ritorno alla normalità» con il licenziamento. E chiudendo un comunicato di fuoco con una considerazione: «E’ già chiaro che razza di sinistra hanno in testa questi signori». «Sono molto dispiaciuto. Ma era venuto meno il rapporto fiduciario che ci legava» si limita a rispondere Bonaccorsi che ha già nominato un nuovo direttore: Pino Di Maula, 44 anni, ex direttore di Clorophilla, agenzia di stampa on line. Facendo sollevare la redazione che medita lo sciopero. A scatenare il durissimo braccio di ferro un personaggio che ha fatto molto discutere: lo psichiatra iconoclasta, dissacratore di Freud e guru delle analisi di gruppo, Massimo Fagioli. Seguitissimo da personaggi noti, come Marco Bellocchio, e sconosciuti (chiamati negli anni ’70 "fagiolini"). O meglio la decisione dell’editore di ospitare nel settimanale un intervento dell’autore di «Istinto di Morte e conoscenza» a insaputa della redazione e della stessa direzione del giornale. E anzi preannunciando che quell’approfondimento sul significato delle parole chiave della rivoluzione francese (Libertà, Eguaglianza e Fraternità il cui acronimo dà origine al titolo Left) sarebbe diventata una rubrica settimanale. Un «atteggiamento padronale» secondo Minucci che soltanto ieri mattina era ancora a discutere con gli editori sulla rubrica di Fagioli e su una critica teatrale bocciata dall’editore perché ritenuta «poco in linea con il progetto editoriale per una serie di considerazioni più estetiche che contenutistiche». Nel pomeriggio il licenziamento. «Siamo due giornalisti con qualche storia sulle spalle. Non accettiamo decisioni a nostra insaputa - spiega Minucci - Abbiamo saputo da altri del nostro licenziamento. Ma questo "esteticamente" per la proprietà va bene».
Il neodirettore Di Maula, ieri già in riunione con gli editori, ne vuole stare fuori: «Spero che questo incidente possa ricomporsi. Sono pronto in futuro anche ad essere affiancato da altri».
L'Unità 28.2.06 Pagina 3
Left-Avvenimenti, licenziati Chiesa e Minucci
L'editore impone lo psicanalista Fagioli. I direttori protestano e vengono cacciati.
Lo psicanalista vagheggia un sodalizio con Liberazione per il settimanale. Chiesa: «Non era quello il piano editoriale.
di Wanda Marra
Roma. "APPARE" Massimo Fagioli, e i direttori di Left-Avvenimenti vengono licenziati. La vicenda - piuttosto surreale - si può sintetizzare casi, ma merita di essere raccontata nel dettaglio. Dalle ceneri del settimanale Avvenimenti, nasce il nuovo Left-Avvenimenti, grazie a una nuova proprietà, che annovera tra gli altri Ivan Gardini. Direttore Adalberto Minucci e condirettore Giulietto Chiesa. Il giornale - di cui sono usciti i primi 2 numeri - parte con l'obiettivo e la volontà di rilanciare il giornalismo d'inchiesta, annovera grandi firme, nomi noti come Dario Vergassola, vignettisti del calibro di Vincino e Vauro, si avvale dèlle fotografie di Contrasto.
Ma nel primo numero, all'insaputa della direzione; viene stampato anche un articolo dello psicanalista romano "eretico", Massimo Fagioli, noto per i seminari di analisi collettiva, che annovera tra i suoi "seguaci" il regista Marco Bellocchio . «L'ho visto direttamente stampato», racconta Chiesa. La stessa cosa si ripete nel secondo numero della rivista. Con un pezzo in cui lo psicanalista comincia lamentandosi di com' era stato stampato il suo primo intervento (denunciando anche una foto troppo piccola), continua con "la dichiarazione (messa in bocca a una sua studentessa), che le cose scritte nell'editoriale erano le stesse che lui andava dicendo a novembre (dunque presentandosi come il vero "ispiratore" dei contenuti del settimanale), e finisce vagheggiando una sorta di sodalizio tra Left e Liberazione (definendo entrambi il suo «sogno»). Da notare che Fausto Bertinotti ha una certa consuetudine con Fagioli, tanto che la sua campagna elettorale per le primarie fu aperta proprio nella libreria romana di questi, Amore e Psiche. Comunque, sotto questo secondo articolo di Fagioli appare l'annuncio che da quel momento in poi lo psicanalista avrà una rubrica fissa. Sempre all'insaputa dei direttori, ai quali secondo il contratto giornalistico spetterebbe decidere i contenuti e la linea del giornale, e dunque chiaramente anche le rubriche. A questo punto, Minucci e Chiesa chiedono il rispetto delle regole, e il ritorno al piano editoriale concordato, nel quale non solo non si era mai parlato di Fagioli, ma si era detto chiaramente che il giornale non sarebbe stato sotto l'influenza di nessun partito politico (e quindi neanche del Prc, come potrebbe accadere con un eventuale sodalizio con Liberazione). Fatto sta che per tutta risposta i due vengono licenziati, dopo soli 2 numeri del settimanale. Al loro posto, Pino Di Maula. «Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente», scrivono Minucci e Chiesa in un comunicato congiunto. E quest'ultimo racconta di aver ricevuto un' e-mail dal direttore editoriale, Luca Bonaccorsi, nella quale si ammette che di Fagioli non si era mai parlato in precedenza, ma che poi questi è di fatto apparso.
il manifesto 28.2.06 Pagina 4
«Left» parte con un doppio licenziamento
Nuova proprietà dell'ex Avvenimenti caccia i direttori. Il caso sulla firma di Fagioli
di Andrea Fabozzi
ROMA . Falsa partenza per il nuovo settimanale Left, erede della testata oltreché dei finanziamenti pubblici in quanto cooperativa, di Avvenimenti. Appena due numeri in edicola e i nuovi editori - tra i quali Ivan Gardini, figlio di Raul - hanno deciso ieri sera di licenziare con un comunicato di cinque parole il direttore responsabile Adalberto Minucci e il condirettore Giulietto Chiesa. Stato di agitazione della redazione, con minaccia di sciopero, preoccupazione anche nel sindacato dei giornalisti: «La nostra solidarietà a tutti i colleghi, dai direttori alla redazione. L'informazione ha regole precise, se saltano è messa a rischio l'autonomia del giornale», dice Silvia Garambois, segretaria di Stampa Romana. Minucci dirigeva Avvenimenti dal suo ritorno in edicola quattro anni fa. Chiesa si era aggiunto successivamente, insieme adesso accusano: «Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. Noi abbiamo agito in conformità della legge e del contratto cercando di esercitare le nostre funzioni, ma siamo stati aggirati e impediti in violazione del piano editoriale concordato. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente». Ribalta l'accusa il direttore editoriale Luca Bonaccorsi: «La direzione voleva operare una censura preconcetta, per questo è caduto il rapporto fiduciario e il cda è stato costretto a decidere il licenziamento all'unanimità».
All'origine dello scontro un articolo dello psichiatra Massimo Fagioli, uscito nel secondo numero del giornale. I direttori sostengono di esserne stati tenuti all'oscuro. Effettivamente è un pezzo che si nota, Fagioli lo attacca lamentandosi del modo in cui è stato impaginato il suo articolo precedente: «Le righe sono troppo poco distanziate e i caratteri molto piccoli. Chissà perché è stato composto su una sola pagina con una piccola fotografia (del medesimo Fagioli, ndr)... E' necessaria un'immediata autocritica...». Più avanti il professore fa notare la coincidenza tra il primo editoriale della rivista, quello di «linea», e il suo pensiero. Accanto al pezzo - su due pagine e stavolta con una foto bella grande dell'autore - una nota breve informa che l'approfondimento di Fagioli sarebbe diventato una rubrica settimanale. Inutile la contrarietà dei direttori. Subito dopo si racconta di un altro intervento del direttore editoriale, stavolta per bloccare la pubblicazione della recensione di uno spettacolo teatrale sulla storia di un transessuale. Al riguardo c'è anche una lettera, scritta da Bonaccorsi ai direttori: «Premesso che è prerogativa naturale del direttore editoriale indicare pezzi che non risultino in linea con il progetto editoriale, confermo che il pezzo fu giudicato poco in linea con il progetto per una serie di valutazioni più estetiche che contenutistiche».
Il Giornale 28.2.06 pagina 6
«Left» arriva in edicola e caccia Giulietto Chiesa
di Redazione
Cambiare direttore dopo il primo numero: è il record stabilito da Left, periodico appena nato sulle ceneri di Avvenimenti, che ieri ha licenziato i direttori Alberto Minucci e Giulietto Chiesa, quest’ultimo già corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa, esponente del Pci e ora deputato europeo, per la Lista Di Pietro-Occhetto. A loro subentra Pino Di Maula, già collaboratore di «Avvenimenti». I motivi della rottura? «Forti divergenze sul modo di fare informazione» dice Luca Bonaccorsi, direttore editoriale di Left. Tra le incomprensioni con la proprietà (tra i soci c’è anche il figlio di Raul Gardini, Ivan) c’è anche il cambio di rotta di Left: meno schierato (a sinistra) di Avvenimenti, di cui Chiesa era condirettore. Che replica sul suo sito: «I nuovi padroni di Left-Avvenimenti non hanno perso tempo. Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Reagiremo in sede legale, ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente».
Repubblica - Affari e finanza 27.2.06
MULTIMEDIA pag. 19
Il nuovo magazine tutto inchieste
la nascita di ‘Left’
di Irene Maria Scalise
E’ nato Left, "settimanale dell’Altritalia", dall’esperienza di Avvenimenti e una missione: valorizzare il giornalismo d’inchiesta, che divide fatti e opinioni, oltre a raccontare politica e guerra dal lato di chi le subisce. Per questo compito non da poco si sono messi assieme una cooperativa di giornalisti, poligrafici, il direttore Adalberto Minacci, il condirettore Giulietto Chiesa e alcuni nuovi soci, il direttore editoriale Luca Bonaccorsi e Ivan Gardini, che hanno ricapitalizzato il progetto. L’aspetto satirico è delegato alla coppia Vauro e Vincino. Il primo numero ha avuto una tiratura di 60mila copie e i dati di vendita sono molto positivi. Il breakeven, dicono gli editori, è di 20mila copie. Al lavoro c’è una redazione di dodici persone più una serie di collaboratori. I soci non hanno esperienza nel mercato dell’editoria ma considerano proprio questo un punto di forza.
Spiega Bonaccorsi: «Abbiamo strutturato il giornale in cinque sezioni: primo piano, mondo, società, cultura e scienza ed economia. C’è una serie di appuntamenti fissi che vanno dai fatti della settimana, alle anticipazioni future, ai consigli economici». L’idea è che ogni aspetto sia affrontato in un modo diverso dal consueto, a partire dalla scienza «che vogliamo affrontare in un modo laico». Per l’economia ci saranno rubriche fisse ma anche un tentativo di approfondimento con molta attenzione ai cittadini. Un punto di forza è negli esteri, con una rubrica curata da Emergency, una rassegna stampa affidata a Internazionale e articoli di Peace Reporter.
articolo21.info 28 febbraio 2006
Editoria: Left; dopo 2 numeri via direttori Minucci e Chiesa
Il consiglio di amministrazione della editrice dell'Altritalia società cooperativa, editrice della testata 'Left Avvenimenti', ha comunicato ''l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa''. È quanto si legge in una nota dove il consiglio di amministrazione ringrazia Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa per la collaborazione e il lavoro svolto finora a fianco di 'Avvenimenti'. Left-Avvenimenti è solo al suo secondo numero. Luca Bonaccorsi, direttore editoriale di Left-Avvenimenti, spende poche parole sull'improvviso 'licenziamento' dei direttori del giornale, Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa: ''Sono molto dispiaciuto. Ma era venuto meno il rapporto fiduciario che ci legava''. Left aveva debuttato solo 15 giorni fa con grandi ambizioni: giornalismo d' inchiesta, grandi firme, nomi noti come Dario Vergassola, vignettisti del calibro di Vincino e Vauro, fotografie di 'Contrasto'. Venerdì è previsto il terzo numero che sarà firmato dal nuovo direttore Pino Di Maula.
stampapontina.it 27 febbraio 2006
Left Avvenimenti cambia i direttori dopo 15 giorni
Il consiglio di amministrazione della editrice dell' Altritalia società cooperativa, editrice della testata "Left Avvenimenti", ha comunicato «l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Alberto Minucci e Giulietto Chiesa».
È quanto si legge in una nota dove il consiglio di amministrazione ringrazia Alberto Minucci e Giulietto Chiesa per la collaborazione e il lavoro svolto finora a fianco di Avvenimenti. Left-Avvenimenti è solo al suo secondo numero. Il nuovo direttore editoriale è Pino Di Maula, romano, classe '62. Il settimanale, che è nato dalle ceneri di Avvenimenti, è stato presentato solo 15 giorni fa dagli stessi Chiesa e Minucci insieme al direttore editoriale Bonaccorsi. Fra gli editori, Ivan Gardini: obiettivo della testata rilanciare il giornalismo d'inchiesta.
Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa annunciano subito il ricorso alle vie legali dopo il loro «licenziamento» . «I nuovi padroni di Left-Avvenimenti - dicono in un comunicato congiunto - non hanno perso tempo. Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. La direzione del giornale ha agito in conformità della legge e del contratto cercando di esercitare le sue funzioni, ma è stata aggirata e impedita in aperta violazione del piano editoriale concordato. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente». (ANSA)
stampapontina.it 28 febbraio 2006
Left Avvenimenti, botta e risposta sul caso dei direttori
Sono almeno due le letture diverse per il licenziamento dei direttori di 'Left', Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci: da un lato il caso di Massimo Fagioli, lo psichiatra eretico, ex guru di Marco Bellocchio; dall'altro l'imbarazzo di Ivan Gardini a portare avanti un progetto editoriale riconducibile in qualche modo e per vie indirette ad Antonio Di Pietro, protagonista della stagione di Mani Pulite.
«Si è vero, c'è stato un niet, una censura immotivata e incomprensibile sugli articoli di uno psichiatra, Massimo Fagioli, ma il problema è più ampio e riguarda l'abisso generazionale fra noi e questi direttori che hanno contestato anche la lettera di Ivan Gardini al Corsera»: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale, parla dell'improvviso licenziamento dei due direttori di Left-Avvenimenti, Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. Due visioni opposte per uno scontro totale. Domenica scorsa - rende noto Chiesa, mi è arrivata una lettera dell'editore dove si affermava che «c'è un diritto naturale del direttore editoriale di definire i contenuti generali del giornale». Sull'altro fronte, l'editore imputa ai due direttori di aver posto un veto (con un'altra lettera) sugli scritti di Massimo Fagioli. «Forse pensavano - dice Chiesa - di aver trovato dei prestanome mentre si prendevano il giornale». Fagioli? «Noi non eravamo informati», dice ancora il giornalista. «Falso», replica Bonaccorsi: «Sono loro - asserisce - ad aver contestato con una lettera la collaborazione di Fagioli di cui invece erano perfettamente al corrente». Bonaccorsi parla di un nodo da sciogliere, di un problema più grave e più grande: un'insofferenza per una lettera di Ivan Gardini, figlio di Raul, al Corsera dove spiega come mai si è gettato nella nuova iniziativa editoriale. In quella circostanza auspicava una discontinuità editoriale marcando una differenza sostanziale da chi era vicino ad Antonio Di Pietro. È psicodramma: da un lato Gardini e Bonaccorsi si difendono dalle accuse lanciate dai due veterani del giornalismo italiano: «Non siamo eterodiretti da Fagioli. Come potremmo esserlo? Lui ha solo una rubrica, le pagine del giornale sono cento! Il piano editoriale prevede spazi di libertà e diverse opinioni a confronto». Per questo, conclude, «sembra tutto un pretesto: in ballo c'è un modo diverso di intendere il pluralismo a sinistra». (ANSA).
http://www.primaonline.it/notizie/dettaglio.asp?id=16986
Prima Comunicazione on line 28.2.06
Fonte: Ansa
Editoria: Left; Vauro ed Emergency, collaborazione finita
Anche Marco Travaglio lascia, resta Vincino
(ANSA) - ROMA, 28 feb - Rapporto chiuso anche per Vauro ed Emergency con il settimanale Left-Avvenimenti dopo la defenestrazione dei direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. Lo annuncia lo stesso Vauro spiegando che non ci sono le condizioni per andare avanti. "Già da questa settimana - spiega - non ci sarà la mia vignetta. La stessa cosa vale per Emergency che in un primo tempo aveva offerto il nuovo appoggio alla nuova iniziativa editoriale". "Si tratta - aggiunge sconfortato - di un'altra occasione mancata". Scompare dall'elenco delle firme autorevoli anche Marco Travaglio, mentre resta Vincino in attesa di capire meglio cosa sia successo: "Finché avrò la libertà di esprimermi e il mio contratto sarà rispettato, rimango. Poi si vedrà...". (ANSA).
Repubblica, martedì 28 febbraio 2006 Pagina 12 - Interni
VERSO LE ELEZIONI
IL CASO
Il giornalista e il condirettore Minucci via dopo i primi due numeri del settimanale: "Faremo causa"
"Left", è lite su sinistra e psicanalisi e Gardini jr licenzia Giulietto Chiesa
"Facevamo fatica a leggerlo, non si capiva quasi nulla"
Pomo della discordia è Fagioli, imposto dagli azionisti
di Goffredo De Marchis
ROMA - «Noi vogliamo rivoluzionare il giornale». Detto fatto. La stranissima doppia coppia della sinistra italiana si è sfasciata in quindici giorni. Via direttore e condirettore. E Left, settimanale erede di Avvenimenti, da caso editoriale (i primi due numeri hanno venduto 30 mila copie) si trasforma in una mezza rissa, con l'immancabile promessa (minaccia) di rivedersi in tribunale. Nella politica funziona così. I licenziati hanno due nomi importanti nella storia della sinistra italiana e della stampa comunista: Giulietto Chiesa, 66 anni, già corrispondente dell'Unità da Mosca, e Adalberto Minucci, 73 anni, ex direttore di Rinascita quando c'era il Pci. I datori di lavoro che non perdono tempo sono invece due giovani: Ivan Gardini e Luca Bonaccorsi, 37 anni il primo, 36 il secondo, cognati. Gardini è il figlio di Raul. «La nostra idea di sinistra - dice adesso Ivan - è ben rappresentata dall'acronimo della testata Left. Libertà, eguaglianza, fratellanza». E la T? «Sta per trasformazione, dai valori alle idee. Cioè una sinistra che si misura con la società di oggi».
Da queste prime parole si capisce che lo scontro era inevitabile, generazionale e culturale. Due mondi che non hanno niente in comune. «Abbiamo solo accelerato i tempi», taglia corto Gardini. Siccome lui e Bonaccorsi sono la nuova generazione e hanno una mentalità imprenditoriale, quando mettono i soldi in un'impresa non fanno decidere ad altri. Chiesa, al telefono da Mosca, si ribella con il piglio di chi pensa "da dove spuntano questi pivelli": «Reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra i due signori hanno in mente».
Avvenimenti (che alla fine della sua avventura vendeva 2800 copie) si fondava su un'ossatura ben definita: Minucci (direttore), Chiesa (condirettore) e Diego Novelli. L'ex sindaco di Torino per il momento è salvo, forse perché non aveva incarichi di direzione, ma solo una rubrica. Comunque, ora si cambia. Spiega Gardini: «Loro pensavano di aver trovato i polli. Quelli che ci mettono i soldi e poi si fanno da parte. Non è così». Chiesa si ribella: «Licenziati in tronco, questa è la formula esatta. E poi, perché?». Già, perché? C´è lo zampino di Massimo Fagioli, che in mezzo ai problemi sta come un pesce nell'acqua. Psicanalista eretico, quello che «Freud è un imbecille», amico di Bertinotti (è stato il padrone di casa per il lancio delle primarie di Fausto), Fagioli scrive su Left. Bonaccorsi e Gardini gli affidano una rubrica fissa, Chiesa e Minucci non lo vogliono nemmeno dipinto. «Facevamo fatica a leggerlo. Non si capiva niente». Ma capiscono che Fagioli propone una sinergia con Liberazione, quotidiano di Prc, e questo non va. Gardini parla di «un pretesto», della «goccia». Quello che conta è che «noi non volevamo rifare gli Avvenimenti». Altrimenti Ivan avrebbe continuato ad occuparsi di energie alternative facendo la spola tra Roma e la sua Ravenna (una coincidenza: la redazione di Left nella capitale è proprio in via Ravenna). E Bonaccorsi sarebbe rimasto in banca, alla Abn-Amro. «Invece ci stiamo mettendo anima e corpo dentro Left». Per tirar fuori un giornale d'inchiesta, aggressivo e di sinistra, che già oggi vanta le firme di Vauro, Nando Dalla Chiesa, Antonio Cornacchione. Ma di che «razza di sinistra» sono fatti i ragazzi lo si capirà dalla scelta del nuovo direttore. Per il momento il giornale è stato affidato a un collaboratore, Pino Di Maula.
Corriere della Sera, martedì 28 febbraio 2006 Pagina 13
IL CASO
La decisione dell’editore della rivista della sinistra radicale dopo il no del duo di direttori a una rubrica fissa per lo psicanalista Fagioli
Left, il figlio di Gardini licenzia Chiesa e Minucci
di Virginia Piccolillo
ROMA - Sacrificati sull’altare della psicanalisi di Massimo Fagioli. Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa ancora non ne hanno ricevuto comunicazione ufficiale. Ma da ieri non sono più direttore responsabile e condirettore di Left: il settimanale nato dall’esperienza (e, in parte, dai finanziamenti) di Avvenimenti. Riportato in edicola grazie ai nuovi editori: Ivan Gardini, figlio di Raul, e Luca Bonaccorsi vicino a Rifondazione Comunista. O «i nuovi padroni» come li definiscono i direttori defenestrati, accusandoli di «essersi impadroniti del giornale», di aver «preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri» e di aver risposto alla richiesta di «ritorno alla normalità» con il licenziamento. E chiudendo un comunicato di fuoco con una considerazione: «E’ già chiaro che razza di sinistra hanno in testa questi signori». «Sono molto dispiaciuto. Ma era venuto meno il rapporto fiduciario che ci legava» si limita a rispondere Bonaccorsi che ha già nominato un nuovo direttore: Pino Di Maula, 44 anni, ex direttore di Clorophilla, agenzia di stampa on line. Facendo sollevare la redazione che medita lo sciopero. A scatenare il durissimo braccio di ferro un personaggio che ha fatto molto discutere: lo psichiatra iconoclasta, dissacratore di Freud e guru delle analisi di gruppo, Massimo Fagioli. Seguitissimo da personaggi noti, come Marco Bellocchio, e sconosciuti (chiamati negli anni ’70 "fagiolini"). O meglio la decisione dell’editore di ospitare nel settimanale un intervento dell’autore di «Istinto di Morte e conoscenza» a insaputa della redazione e della stessa direzione del giornale. E anzi preannunciando che quell’approfondimento sul significato delle parole chiave della rivoluzione francese (Libertà, Eguaglianza e Fraternità il cui acronimo dà origine al titolo Left) sarebbe diventata una rubrica settimanale. Un «atteggiamento padronale» secondo Minucci che soltanto ieri mattina era ancora a discutere con gli editori sulla rubrica di Fagioli e su una critica teatrale bocciata dall’editore perché ritenuta «poco in linea con il progetto editoriale per una serie di considerazioni più estetiche che contenutistiche». Nel pomeriggio il licenziamento. «Siamo due giornalisti con qualche storia sulle spalle. Non accettiamo decisioni a nostra insaputa - spiega Minucci - Abbiamo saputo da altri del nostro licenziamento. Ma questo "esteticamente" per la proprietà va bene».
Il neodirettore Di Maula, ieri già in riunione con gli editori, ne vuole stare fuori: «Spero che questo incidente possa ricomporsi. Sono pronto in futuro anche ad essere affiancato da altri».
Il Corsera pubblica a corredo di quest'articolo una foto a colori di Massimo Fagioli oltre all'immagine della copertina di Left
L'Unità 28.2.06 Pagina 3
Left-Avvenimenti, licenziati Chiesa e Minucci
L'editore impone lo psicanalista Fagioli. I direttori protestano e vengono cacciati.
Lo psicanalista vagheggia un sodalizio con Liberazione per il settimanale. Chiesa: «Non era quello il piano editoriale.
di Wanda Marra
Roma. "APPARE" Massimo Fagioli, e i direttori di Left-Avvenimenti vengono licenziati. La vicenda - piuttosto surreale - si può sintetizzare casi, ma merita di essere raccontata nel dettaglio. Dalle ceneri del settimanale Avvenimenti, nasce il nuovo Left-Avvenimenti, grazie a una nuova proprietà, che annovera tra gli altri Ivan Gardini. Direttore Adalberto Minucci e condirettore Giulietto Chiesa. Il giornale - di cui sono usciti i primi 2 numeri - parte con l'obiettivo e la volontà di rilanciare il giornalismo d'inchiesta, annovera grandi firme, nomi noti come Dario Vergassola, vignettisti del calibro di Vincino e Vauro, si avvale dèlle fotografie di Contrasto.
Ma nel primo numero, all'insaputa della direzione; viene stampato anche un articolo dello psicanalista romano "eretico", Massimo Fagioli, noto per i seminari di analisi collettiva, che annovera tra i suoi "seguaci" il regista Marco Bellocchio . «L'ho visto direttamente stampato», racconta Chiesa. La stessa cosa si ripete nel secondo numero della rivista. Con un pezzo in cui lo psicanalista comincia lamentandosi di com' era stato stampato il suo primo intervento (denunciando anche una foto troppo piccola), continua con "la dichiarazione (messa in bocca a una sua studentessa), che le cose scritte nell'editoriale erano le stesse che lui andava dicendo a novembre (dunque presentandosi come il vero "ispiratore" dei contenuti del settimanale), e finisce vagheggiando una sorta di sodalizio tra Left e Liberazione (definendo entrambi il suo «sogno»). Da notare che Fausto Bertinotti ha una certa consuetudine con Fagioli, tanto che la sua campagna elettorale per le primarie fu aperta proprio nella libreria romana di questi, Amore e Psiche. Comunque, sotto questo secondo articolo di Fagioli appare l'annuncio che da quel momento in poi lo psicanalista avrà una rubrica fissa. Sempre all'insaputa dei direttori, ai quali secondo il contratto giornalistico spetterebbe decidere i contenuti e la linea del giornale, e dunque chiaramente anche le rubriche. A questo punto, Minucci e Chiesa chiedono il rispetto delle regole, e il ritorno al piano editoriale concordato, nel quale non solo non si era mai parlato di Fagioli, ma si era detto chiaramente che il giornale non sarebbe stato sotto l'influenza di nessun partito politico (e quindi neanche del Prc, come potrebbe accadere con un eventuale sodalizio con Liberazione). Fatto sta che per tutta risposta i due vengono licenziati, dopo soli 2 numeri del settimanale. Al loro posto, Pino Di Maula. «Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente», scrivono Minucci e Chiesa in un comunicato congiunto. E quest'ultimo racconta di aver ricevuto un' e-mail dal direttore editoriale, Luca Bonaccorsi, nella quale si ammette che di Fagioli non si era mai parlato in precedenza, ma che poi questi è di fatto apparso.
il manifesto 28.2.06 Pagina 4
«Left» parte con un doppio licenziamento
Nuova proprietà dell'ex Avvenimenti caccia i direttori. Il caso sulla firma di Fagioli
di Andrea Fabozzi
ROMA . Falsa partenza per il nuovo settimanale Left, erede della testata oltreché dei finanziamenti pubblici in quanto cooperativa, di Avvenimenti. Appena due numeri in edicola e i nuovi editori - tra i quali Ivan Gardini, figlio di Raul - hanno deciso ieri sera di licenziare con un comunicato di cinque parole il direttore responsabile Adalberto Minucci e il condirettore Giulietto Chiesa. Stato di agitazione della redazione, con minaccia di sciopero, preoccupazione anche nel sindacato dei giornalisti: «La nostra solidarietà a tutti i colleghi, dai direttori alla redazione. L'informazione ha regole precise, se saltano è messa a rischio l'autonomia del giornale», dice Silvia Garambois, segretaria di Stampa Romana. Minucci dirigeva Avvenimenti dal suo ritorno in edicola quattro anni fa. Chiesa si era aggiunto successivamente, insieme adesso accusano: «Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. Noi abbiamo agito in conformità della legge e del contratto cercando di esercitare le nostre funzioni, ma siamo stati aggirati e impediti in violazione del piano editoriale concordato. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente». Ribalta l'accusa il direttore editoriale Luca Bonaccorsi: «La direzione voleva operare una censura preconcetta, per questo è caduto il rapporto fiduciario e il cda è stato costretto a decidere il licenziamento all'unanimità».
All'origine dello scontro un articolo dello psichiatra Massimo Fagioli, uscito nel secondo numero del giornale. I direttori sostengono di esserne stati tenuti all'oscuro. Effettivamente è un pezzo che si nota, Fagioli lo attacca lamentandosi del modo in cui è stato impaginato il suo articolo precedente: «Le righe sono troppo poco distanziate e i caratteri molto piccoli. Chissà perché è stato composto su una sola pagina con una piccola fotografia (del medesimo Fagioli, ndr)... E' necessaria un'immediata autocritica...». Più avanti il professore fa notare la coincidenza tra il primo editoriale della rivista, quello di «linea», e il suo pensiero. Accanto al pezzo - su due pagine e stavolta con una foto bella grande dell'autore - una nota breve informa che l'approfondimento di Fagioli sarebbe diventato una rubrica settimanale. Inutile la contrarietà dei direttori. Subito dopo si racconta di un altro intervento del direttore editoriale, stavolta per bloccare la pubblicazione della recensione di uno spettacolo teatrale sulla storia di un transessuale. Al riguardo c'è anche una lettera, scritta da Bonaccorsi ai direttori: «Premesso che è prerogativa naturale del direttore editoriale indicare pezzi che non risultino in linea con il progetto editoriale, confermo che il pezzo fu giudicato poco in linea con il progetto per una serie di valutazioni più estetiche che contenutistiche».
Il Giornale 28.2.06 pagina 6
«Left» arriva in edicola e caccia Giulietto Chiesa
di Redazione
Cambiare direttore dopo il primo numero: è il record stabilito da Left, periodico appena nato sulle ceneri di Avvenimenti, che ieri ha licenziato i direttori Alberto Minucci e Giulietto Chiesa, quest’ultimo già corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa, esponente del Pci e ora deputato europeo, per la Lista Di Pietro-Occhetto. A loro subentra Pino Di Maula, già collaboratore di «Avvenimenti». I motivi della rottura? «Forti divergenze sul modo di fare informazione» dice Luca Bonaccorsi, direttore editoriale di Left. Tra le incomprensioni con la proprietà (tra i soci c’è anche il figlio di Raul Gardini, Ivan) c’è anche il cambio di rotta di Left: meno schierato (a sinistra) di Avvenimenti, di cui Chiesa era condirettore. Che replica sul suo sito: «I nuovi padroni di Left-Avvenimenti non hanno perso tempo. Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Reagiremo in sede legale, ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente».
Repubblica - Affari e finanza 27.2.06
MULTIMEDIA pag. 19
Il nuovo magazine tutto inchieste
la nascita di ‘Left’
di Irene Maria Scalise
E’ nato Left, "settimanale dell’Altritalia", dall’esperienza di Avvenimenti e una missione: valorizzare il giornalismo d’inchiesta, che divide fatti e opinioni, oltre a raccontare politica e guerra dal lato di chi le subisce. Per questo compito non da poco si sono messi assieme una cooperativa di giornalisti, poligrafici, il direttore Adalberto Minacci, il condirettore Giulietto Chiesa e alcuni nuovi soci, il direttore editoriale Luca Bonaccorsi e Ivan Gardini, che hanno ricapitalizzato il progetto. L’aspetto satirico è delegato alla coppia Vauro e Vincino. Il primo numero ha avuto una tiratura di 60mila copie e i dati di vendita sono molto positivi. Il breakeven, dicono gli editori, è di 20mila copie. Al lavoro c’è una redazione di dodici persone più una serie di collaboratori. I soci non hanno esperienza nel mercato dell’editoria ma considerano proprio questo un punto di forza.
Spiega Bonaccorsi: «Abbiamo strutturato il giornale in cinque sezioni: primo piano, mondo, società, cultura e scienza ed economia. C’è una serie di appuntamenti fissi che vanno dai fatti della settimana, alle anticipazioni future, ai consigli economici». L’idea è che ogni aspetto sia affrontato in un modo diverso dal consueto, a partire dalla scienza «che vogliamo affrontare in un modo laico». Per l’economia ci saranno rubriche fisse ma anche un tentativo di approfondimento con molta attenzione ai cittadini. Un punto di forza è negli esteri, con una rubrica curata da Emergency, una rassegna stampa affidata a Internazionale e articoli di Peace Reporter.
articolo21.info 28 febbraio 2006
Editoria: Left; dopo 2 numeri via direttori Minucci e Chiesa
Il consiglio di amministrazione della editrice dell'Altritalia società cooperativa, editrice della testata 'Left Avvenimenti', ha comunicato ''l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa''. È quanto si legge in una nota dove il consiglio di amministrazione ringrazia Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa per la collaborazione e il lavoro svolto finora a fianco di 'Avvenimenti'. Left-Avvenimenti è solo al suo secondo numero. Luca Bonaccorsi, direttore editoriale di Left-Avvenimenti, spende poche parole sull'improvviso 'licenziamento' dei direttori del giornale, Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa: ''Sono molto dispiaciuto. Ma era venuto meno il rapporto fiduciario che ci legava''. Left aveva debuttato solo 15 giorni fa con grandi ambizioni: giornalismo d' inchiesta, grandi firme, nomi noti come Dario Vergassola, vignettisti del calibro di Vincino e Vauro, fotografie di 'Contrasto'. Venerdì è previsto il terzo numero che sarà firmato dal nuovo direttore Pino Di Maula.
stampapontina.it 27 febbraio 2006
Left Avvenimenti cambia i direttori dopo 15 giorni
Il consiglio di amministrazione della editrice dell' Altritalia società cooperativa, editrice della testata "Left Avvenimenti", ha comunicato «l'avvenuta cessazione del rapporto professionale con i direttori Alberto Minucci e Giulietto Chiesa».
È quanto si legge in una nota dove il consiglio di amministrazione ringrazia Alberto Minucci e Giulietto Chiesa per la collaborazione e il lavoro svolto finora a fianco di Avvenimenti. Left-Avvenimenti è solo al suo secondo numero. Il nuovo direttore editoriale è Pino Di Maula, romano, classe '62. Il settimanale, che è nato dalle ceneri di Avvenimenti, è stato presentato solo 15 giorni fa dagli stessi Chiesa e Minucci insieme al direttore editoriale Bonaccorsi. Fra gli editori, Ivan Gardini: obiettivo della testata rilanciare il giornalismo d'inchiesta.
Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa annunciano subito il ricorso alle vie legali dopo il loro «licenziamento» . «I nuovi padroni di Left-Avvenimenti - dicono in un comunicato congiunto - non hanno perso tempo. Si sono impadroniti del giornale e hanno preteso di dettarne i contenuti fin dai primi due numeri. La direzione del giornale ha agito in conformità della legge e del contratto cercando di esercitare le sue funzioni, ma è stata aggirata e impedita in aperta violazione del piano editoriale concordato. Di fronte alla nostra richiesta di ritorno alla normalità siamo stati licenziati. Ovviamente reagiremo in sede legale. Ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente». (ANSA)
stampapontina.it 28 febbraio 2006
Left Avvenimenti, botta e risposta sul caso dei direttori
Sono almeno due le letture diverse per il licenziamento dei direttori di 'Left', Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci: da un lato il caso di Massimo Fagioli, lo psichiatra eretico, ex guru di Marco Bellocchio; dall'altro l'imbarazzo di Ivan Gardini a portare avanti un progetto editoriale riconducibile in qualche modo e per vie indirette ad Antonio Di Pietro, protagonista della stagione di Mani Pulite.
«Si è vero, c'è stato un niet, una censura immotivata e incomprensibile sugli articoli di uno psichiatra, Massimo Fagioli, ma il problema è più ampio e riguarda l'abisso generazionale fra noi e questi direttori che hanno contestato anche la lettera di Ivan Gardini al Corsera»: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale, parla dell'improvviso licenziamento dei due direttori di Left-Avvenimenti, Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. Due visioni opposte per uno scontro totale. Domenica scorsa - rende noto Chiesa, mi è arrivata una lettera dell'editore dove si affermava che «c'è un diritto naturale del direttore editoriale di definire i contenuti generali del giornale». Sull'altro fronte, l'editore imputa ai due direttori di aver posto un veto (con un'altra lettera) sugli scritti di Massimo Fagioli. «Forse pensavano - dice Chiesa - di aver trovato dei prestanome mentre si prendevano il giornale». Fagioli? «Noi non eravamo informati», dice ancora il giornalista. «Falso», replica Bonaccorsi: «Sono loro - asserisce - ad aver contestato con una lettera la collaborazione di Fagioli di cui invece erano perfettamente al corrente». Bonaccorsi parla di un nodo da sciogliere, di un problema più grave e più grande: un'insofferenza per una lettera di Ivan Gardini, figlio di Raul, al Corsera dove spiega come mai si è gettato nella nuova iniziativa editoriale. In quella circostanza auspicava una discontinuità editoriale marcando una differenza sostanziale da chi era vicino ad Antonio Di Pietro. È psicodramma: da un lato Gardini e Bonaccorsi si difendono dalle accuse lanciate dai due veterani del giornalismo italiano: «Non siamo eterodiretti da Fagioli. Come potremmo esserlo? Lui ha solo una rubrica, le pagine del giornale sono cento! Il piano editoriale prevede spazi di libertà e diverse opinioni a confronto». Per questo, conclude, «sembra tutto un pretesto: in ballo c'è un modo diverso di intendere il pluralismo a sinistra». (ANSA).
http://www.primaonline.it/notizie/dettaglio.asp?id=16986
Prima Comunicazione on line 28.2.06
Fonte: Ansa
Editoria: Left; Vauro ed Emergency, collaborazione finita
Anche Marco Travaglio lascia, resta Vincino
(ANSA) - ROMA, 28 feb - Rapporto chiuso anche per Vauro ed Emergency con il settimanale Left-Avvenimenti dopo la defenestrazione dei direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa. Lo annuncia lo stesso Vauro spiegando che non ci sono le condizioni per andare avanti. "Già da questa settimana - spiega - non ci sarà la mia vignetta. La stessa cosa vale per Emergency che in un primo tempo aveva offerto il nuovo appoggio alla nuova iniziativa editoriale". "Si tratta - aggiunge sconfortato - di un'altra occasione mancata". Scompare dall'elenco delle firme autorevoli anche Marco Travaglio, mentre resta Vincino in attesa di capire meglio cosa sia successo: "Finché avrò la libertà di esprimermi e il mio contratto sarà rispettato, rimango. Poi si vedrà...". (ANSA).
Nereo Benussi segnala:
su "Liberazione" di questa mattina l'editoriale di Angela Azzaro "L'origine dell'odio xenofobo è la donna" e gli spunti nelle lettere.
Cfr anche sul papa. Una lettera di Paolo Izzo.
inoltre:
il manifesto 28.2.06
PAPA RATZINGER
Non c'è bisogno di nascere
L'intimo legame dell'uomo con Dio precede l'embrione, e Dio non fa differenza fra bambino, adulto e «ciascun essere umano ancor prima del suo prendere forma nel seno materno». Insomma, non c'è bisogno di nascere e neppure di essere concepiti - ha detto ieri il papa all'assemblea generale pontificia sul tema «L'embrione umano nella fase del preimpianto» - per definirsi esseri umani. L'uomo è un «enigma» e quindi nessuna verifica scientifica è richiesta, nessuna pretesa di «percezione sensoriale», siamo al di là del limiti del metodo sperimentale, in piena «avventura trascendentale». Ratzinger dunque taglia corto: è inutile chiedersi qual è il momento in cui nasce la vita, che è sacra e inviolabile non dal suo inizio, ma prima.
L'insistenza del pontefice sul tema va oltre la sua contrarietà all'aborto, e punta al vero obiettivo, più volte ribadito: l'uomo appartiene alla Chiesa e deve essere sottratto a ogni «ideologia aberrante» che lo illuda di essere libero. «Liberare la libertà» è lo slogan proposto, sempre ieri, ai giovani nel messaggio per la prossima Giornata mondiale della gioventù. Sembra lo slogan elettorale di un partito (quello del «Manifesto Pera»?) che ha per capolista Dio in persona, schierato contro ogni illusione di poter cambiare il destino e di migliorare l'esistenza dei vivi, che non differiscono dai non-nati e neppure, probabilmente, dai morti. (m.c.)
su "Liberazione" di questa mattina l'editoriale di Angela Azzaro "L'origine dell'odio xenofobo è la donna" e gli spunti nelle lettere.
Cfr anche sul papa. Una lettera di Paolo Izzo.
inoltre:
il manifesto 28.2.06
PAPA RATZINGER
Non c'è bisogno di nascere
L'intimo legame dell'uomo con Dio precede l'embrione, e Dio non fa differenza fra bambino, adulto e «ciascun essere umano ancor prima del suo prendere forma nel seno materno». Insomma, non c'è bisogno di nascere e neppure di essere concepiti - ha detto ieri il papa all'assemblea generale pontificia sul tema «L'embrione umano nella fase del preimpianto» - per definirsi esseri umani. L'uomo è un «enigma» e quindi nessuna verifica scientifica è richiesta, nessuna pretesa di «percezione sensoriale», siamo al di là del limiti del metodo sperimentale, in piena «avventura trascendentale». Ratzinger dunque taglia corto: è inutile chiedersi qual è il momento in cui nasce la vita, che è sacra e inviolabile non dal suo inizio, ma prima.
L'insistenza del pontefice sul tema va oltre la sua contrarietà all'aborto, e punta al vero obiettivo, più volte ribadito: l'uomo appartiene alla Chiesa e deve essere sottratto a ogni «ideologia aberrante» che lo illuda di essere libero. «Liberare la libertà» è lo slogan proposto, sempre ieri, ai giovani nel messaggio per la prossima Giornata mondiale della gioventù. Sembra lo slogan elettorale di un partito (quello del «Manifesto Pera»?) che ha per capolista Dio in persona, schierato contro ogni illusione di poter cambiare il destino e di migliorare l'esistenza dei vivi, che non differiscono dai non-nati e neppure, probabilmente, dai morti. (m.c.)
lunedì 27 febbraio 2006
due lettere a "Liberazione" di domenica 26.2
Xenofobia
Se la differenza è un’anomalia
Caro Sansonetti, stamattina il tuo articolo sul “manifesto in difesa della razza” mi ha messo di malumore. E’ vero, la xenofobia sta montando tragicamente. Ma questo problema sorge da molto lontano, forse da sempre, dal momento in cui qualcuno, alla vista del diverso da sé, ha annullato la sua realtà umana per un difetto di pensiero che dice: il diverso da me è meno umano di me; il diverso è, come diceva Aristotele parlando delle donne, un’anomalia della specie. Storicamente, quindi, le radici della xenofobia stanno nel pensiero occidentale, ma stanno anche ben radicate nella religione giudaico-cristiana di cui il senatore omissis è un degno epigono. L’idea, il concetto di un popolo eletto e della predestinazione ha attraversato la storia da David a San Agostino, da Calvino a Hitler, da Mussolini a omissis. Si, questa mattina stavo di malumore pensando ad un mondo poco praticabile, ma poi, al mercato, le donne dell’Est ridevano inchinando il volto e mi guardavano attraverso le ciglia, Ahid mi parlava del suo paese mostrando denti bianchi, e mi sembrava un’umanità possibile, molto, molto di più di un collega che frequento da mille anni ma che non c’entra niente con me. Ahid mi era vicino, molto, molto di più di un fratello che ha ormai quasi perso la possibilità di essere umano, di essere un uomo che ha un senso nella comunità umana. Le donne dell’Est ridevano e Ahid mi parlava del suo paese mostrando denti bianchi e pensavo che forse mi era così vicino perché nessuno aveva colonizzato la sua mente.
una segnalazione di Antonella Pozzi:
Luca Coscioni. La morte per divieto di ricerca
Caro Sansonetti, sono una lettrice affezionata, ma critica. Credo che “Liberazione” avrebbe dovuto dare più spazio alla notizia della morte di Luca Coscioni per sclerosi laterale amiotrofica e fare maggiori commenti circa il suo significato. Soprattutto mi sarei aspettata una critica feroce alla violenza e all’ipocrisia della Chiesa e di quei politici del centrosinistra che per “salvare” gli embrioni condannano a morte gli esseri umani che, in quanto tali, sono già nati. La legge 40/2004 come ben sai, vieta di fatto, tra le altre cose, la ricerca medico-biologica sulle cellule staminali embrionali umane, cellule che possono differenziarsi in tutte le cellule dell’organismo e quindi, in futuro potrebbero essere usate per curare molte malattie degenerative, tra cui la Sla. Luca è morto anche per questo. Credo sia doveroso pubblicare, come ha già fatto “L’Unità” martedi 21 febbraio il discorso-manifesto-denuncia che Luca aveva preparato per un convegno scientifico proprio per il 21 e che s’intitola: “Io non sono libero”. Credo sia fondamentale per la sinistra riflettere sulla libertà o meno di ricerca scientifica nell’Italia del 2006 e su che cosa sia veramente la mentalità religiosa che la proibisce ora, così come l’ha sempre proibita.
Se la differenza è un’anomalia
Caro Sansonetti, stamattina il tuo articolo sul “manifesto in difesa della razza” mi ha messo di malumore. E’ vero, la xenofobia sta montando tragicamente. Ma questo problema sorge da molto lontano, forse da sempre, dal momento in cui qualcuno, alla vista del diverso da sé, ha annullato la sua realtà umana per un difetto di pensiero che dice: il diverso da me è meno umano di me; il diverso è, come diceva Aristotele parlando delle donne, un’anomalia della specie. Storicamente, quindi, le radici della xenofobia stanno nel pensiero occidentale, ma stanno anche ben radicate nella religione giudaico-cristiana di cui il senatore omissis è un degno epigono. L’idea, il concetto di un popolo eletto e della predestinazione ha attraversato la storia da David a San Agostino, da Calvino a Hitler, da Mussolini a omissis. Si, questa mattina stavo di malumore pensando ad un mondo poco praticabile, ma poi, al mercato, le donne dell’Est ridevano inchinando il volto e mi guardavano attraverso le ciglia, Ahid mi parlava del suo paese mostrando denti bianchi, e mi sembrava un’umanità possibile, molto, molto di più di un collega che frequento da mille anni ma che non c’entra niente con me. Ahid mi era vicino, molto, molto di più di un fratello che ha ormai quasi perso la possibilità di essere umano, di essere un uomo che ha un senso nella comunità umana. Le donne dell’Est ridevano e Ahid mi parlava del suo paese mostrando denti bianchi e pensavo che forse mi era così vicino perché nessuno aveva colonizzato la sua mente.
Gian Carlo via e-mail
una segnalazione di Antonella Pozzi:
Luca Coscioni. La morte per divieto di ricerca
Caro Sansonetti, sono una lettrice affezionata, ma critica. Credo che “Liberazione” avrebbe dovuto dare più spazio alla notizia della morte di Luca Coscioni per sclerosi laterale amiotrofica e fare maggiori commenti circa il suo significato. Soprattutto mi sarei aspettata una critica feroce alla violenza e all’ipocrisia della Chiesa e di quei politici del centrosinistra che per “salvare” gli embrioni condannano a morte gli esseri umani che, in quanto tali, sono già nati. La legge 40/2004 come ben sai, vieta di fatto, tra le altre cose, la ricerca medico-biologica sulle cellule staminali embrionali umane, cellule che possono differenziarsi in tutte le cellule dell’organismo e quindi, in futuro potrebbero essere usate per curare molte malattie degenerative, tra cui la Sla. Luca è morto anche per questo. Credo sia doveroso pubblicare, come ha già fatto “L’Unità” martedi 21 febbraio il discorso-manifesto-denuncia che Luca aveva preparato per un convegno scientifico proprio per il 21 e che s’intitola: “Io non sono libero”. Credo sia fondamentale per la sinistra riflettere sulla libertà o meno di ricerca scientifica nell’Italia del 2006 e su che cosa sia veramente la mentalità religiosa che la proibisce ora, così come l’ha sempre proibita.
Irene via e-mail
intervista da Il Giornale a Marco Bellocchio
Il Giornale 27.02.06 pagina 7
«Fassino insegue i compromessi e la sinistra nasconde la laicità»
di Luca Telese
Il regista Marco Bellocchio si candida con la Rosa nel Pugno: «Ho scelto Pannella perché alcuni valori sono in discussione»
Luca Telese
Roma. Ovviamente il suo annuncio di candidatura ha suscitato clamore. Perché Marco Bellocchio è uno degli intellettuali più seguiti e scomodi del cinema italiano, è quello dei pugni in tasca, è uno dei pochi figli del 1968 che è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda per tre decenni, uno che suscita spesso scandalo e non ha mai fatto abiure. È anche uno dei più distanti dalla politica militante: i suoi ultimi film sono stati grandi successi, a partire da La Balia (ricordate Maya Sansa) a L’ora di religione a Buongiorno notte (la sua ricostruzione del caso Moro che fece discutere per mesi dopo il festival di Venezia). Ora Bellocchio rompe la consuetudine pigra di molti intellettuali di sinistra che vanno a rimorchio del partitone e non si espongono mai, e spiega perché si è messo in gioco con quella che definisce «una candidatura simbolica». Inizi l’intervista a scopri subito che nulla è scontato.
Allora Bellocchio, dai Pugni in tasca alla Rosa nel pugno, sembra un destino già scritto.
«Oddio, sa che non ci avevo proprio pensato? Effettivamente una continuità esiste».
Mi scusi se attingo così smaccatamente alla sua filmografia, ma Buongiorno notte sarebbe uno slogan elettorale di quelli che non si dimentica.
«Però lo cambierei: non è una nuova notte quella che voglio per la sinistra, ma una radiosa giornata di sole».
Quando uno come lei fa un gesto così e si candida, un pensierino a Montecitorio lo fa?
«Assolutamente no!».
No?
«No. Ho deciso di aiutare la Rosa nel pugno. L’ho fatto, forse anche contro la mia indole, perché credo che viviamo in un momento particolare, un momento di emergenza, direi, in cui alcuni valori che ritengo fondamentali, alcuni diritti che dovrebbero essere inalienabili sono messi in discussione».
Perché la definisce «candidatura simbolica»?
«Perché mi hanno assicurato che sarò negli ultimi posti e che non ho nessuna chance di essere eletto».
Mica male. In questi giorni i quotidiani sono pieni di persone che ucciderebbero la madre per scalare posizioni nella lista bloccata, lei si augura il contrario.
«Sa che non ho nemmeno studiato la legge?».
È semplice: più sei in alto, più hai possibilità di essere eletto. Non ci sono preferenze.
«Ecco, allora io voglio stare in basso. Il mio è un aiuto, non un tentativo di scalata. Credevo che fosse necessario aiutare la Rosa nel pugno nella sua battaglia per la laicità, in un momento in cui altri a sinistra mettono la sordina su questi temi».
Come si spiega quest’atteggiamento, per esempio nei Ds e in Fassino?
«Credo che Fassino insegua quella logica della politica per cui il compromesso è sempre inevitabile. Credo che una parte dei Ds pensi che si debbano annacquare le proprie proposte per trovare soluzioni di equilibrio e di compromesso anche nella propria coalizione».
Conta l’influenza della Chiesa?
«Lo dice a me, che ho girato L’ora di religione apposta per denunciare questa influenza?».
Lei lo conosce Fassino? Ha mai frequentato Rutelli?
«Guardi, sono una delle persone meno mondane che conosca. Vivo isolato, quando posso preferisco stare nell’ombra piuttosto che sotto i riflettori. Non frequento nessun politico, l’unico con cui ho avuto a che fare spesso, anche per via della sua passione cinematografica è Veltroni, che stimo».
Però Veltroni non è in lizza alle politiche.
«Infatti. E allora, quando Marco Pannella - l’unico altro leader che posso dire di conoscere - mi ha telefonato per dargli una mano ho detto sì. Vede, dai radicali mi separano tante cose, anche sul piano sociale. Però riconosco a loro e ai socialisti di Boselli di essere stati gli unici, in alcuni momenti, a battersi per cose che io ritengo cruciali, come i Pacs, la procreazione assistita o la libertà di cura. Per non dire della revisione del concordato».
Cosa le sta più a cuore?
«Riaffermare, anche a sinistra, che ci sono dei principi su cui non si può sorvolare. Sono molto contento che nella Rosa nel pugno viva anche un pezzo importante di identità laica del socialismo europeo, rappresentato dallo Sdi di Enrico Boselli».
Si sente più o meno radicale di quando scandalizzò l’Italia con I pugni in tasca?
«Sono più maturo, più realista. Ma per certi versi mi scopro più radicale di quando ero ragazzo. Altrimenti questo gesto non lo avrei fatto, che dice?».
I pugni in tasca: un nuovo dvd e una monografia
Dal 15 febbraio è possibile vedere il film in formato Dvd che contiene, oltre al commento audio di Marco Bellocchio e di Paola Pitagora, anche la tesi di laurea del regista al Centro Sperimentale di Cinematografia dal titolo Abbasso lo zio.
Si segnala anche la monografia di Antonio Costa (I pugni in tasca, Edizioni Lindau, 2005) dove l’autore analizza il film nelle sue sequenze fondamentali, nei personaggi, nell’ambientazione e nella drammaturgia. Interessante la comparazione tra la sceneggiatura originaria e il montaggio definitivo.
«Fassino insegue i compromessi e la sinistra nasconde la laicità»
di Luca Telese
Il regista Marco Bellocchio si candida con la Rosa nel Pugno: «Ho scelto Pannella perché alcuni valori sono in discussione»
Luca Telese
Roma. Ovviamente il suo annuncio di candidatura ha suscitato clamore. Perché Marco Bellocchio è uno degli intellettuali più seguiti e scomodi del cinema italiano, è quello dei pugni in tasca, è uno dei pochi figli del 1968 che è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda per tre decenni, uno che suscita spesso scandalo e non ha mai fatto abiure. È anche uno dei più distanti dalla politica militante: i suoi ultimi film sono stati grandi successi, a partire da La Balia (ricordate Maya Sansa) a L’ora di religione a Buongiorno notte (la sua ricostruzione del caso Moro che fece discutere per mesi dopo il festival di Venezia). Ora Bellocchio rompe la consuetudine pigra di molti intellettuali di sinistra che vanno a rimorchio del partitone e non si espongono mai, e spiega perché si è messo in gioco con quella che definisce «una candidatura simbolica». Inizi l’intervista a scopri subito che nulla è scontato.
Allora Bellocchio, dai Pugni in tasca alla Rosa nel pugno, sembra un destino già scritto.
«Oddio, sa che non ci avevo proprio pensato? Effettivamente una continuità esiste».
Mi scusi se attingo così smaccatamente alla sua filmografia, ma Buongiorno notte sarebbe uno slogan elettorale di quelli che non si dimentica.
«Però lo cambierei: non è una nuova notte quella che voglio per la sinistra, ma una radiosa giornata di sole».
Quando uno come lei fa un gesto così e si candida, un pensierino a Montecitorio lo fa?
«Assolutamente no!».
No?
«No. Ho deciso di aiutare la Rosa nel pugno. L’ho fatto, forse anche contro la mia indole, perché credo che viviamo in un momento particolare, un momento di emergenza, direi, in cui alcuni valori che ritengo fondamentali, alcuni diritti che dovrebbero essere inalienabili sono messi in discussione».
Perché la definisce «candidatura simbolica»?
«Perché mi hanno assicurato che sarò negli ultimi posti e che non ho nessuna chance di essere eletto».
Mica male. In questi giorni i quotidiani sono pieni di persone che ucciderebbero la madre per scalare posizioni nella lista bloccata, lei si augura il contrario.
«Sa che non ho nemmeno studiato la legge?».
È semplice: più sei in alto, più hai possibilità di essere eletto. Non ci sono preferenze.
«Ecco, allora io voglio stare in basso. Il mio è un aiuto, non un tentativo di scalata. Credevo che fosse necessario aiutare la Rosa nel pugno nella sua battaglia per la laicità, in un momento in cui altri a sinistra mettono la sordina su questi temi».
Come si spiega quest’atteggiamento, per esempio nei Ds e in Fassino?
«Credo che Fassino insegua quella logica della politica per cui il compromesso è sempre inevitabile. Credo che una parte dei Ds pensi che si debbano annacquare le proprie proposte per trovare soluzioni di equilibrio e di compromesso anche nella propria coalizione».
Conta l’influenza della Chiesa?
«Lo dice a me, che ho girato L’ora di religione apposta per denunciare questa influenza?».
Lei lo conosce Fassino? Ha mai frequentato Rutelli?
«Guardi, sono una delle persone meno mondane che conosca. Vivo isolato, quando posso preferisco stare nell’ombra piuttosto che sotto i riflettori. Non frequento nessun politico, l’unico con cui ho avuto a che fare spesso, anche per via della sua passione cinematografica è Veltroni, che stimo».
Però Veltroni non è in lizza alle politiche.
«Infatti. E allora, quando Marco Pannella - l’unico altro leader che posso dire di conoscere - mi ha telefonato per dargli una mano ho detto sì. Vede, dai radicali mi separano tante cose, anche sul piano sociale. Però riconosco a loro e ai socialisti di Boselli di essere stati gli unici, in alcuni momenti, a battersi per cose che io ritengo cruciali, come i Pacs, la procreazione assistita o la libertà di cura. Per non dire della revisione del concordato».
Cosa le sta più a cuore?
«Riaffermare, anche a sinistra, che ci sono dei principi su cui non si può sorvolare. Sono molto contento che nella Rosa nel pugno viva anche un pezzo importante di identità laica del socialismo europeo, rappresentato dallo Sdi di Enrico Boselli».
Si sente più o meno radicale di quando scandalizzò l’Italia con I pugni in tasca?
«Sono più maturo, più realista. Ma per certi versi mi scopro più radicale di quando ero ragazzo. Altrimenti questo gesto non lo avrei fatto, che dice?».
I pugni in tasca: un nuovo dvd e una monografia
Dal 15 febbraio è possibile vedere il film in formato Dvd che contiene, oltre al commento audio di Marco Bellocchio e di Paola Pitagora, anche la tesi di laurea del regista al Centro Sperimentale di Cinematografia dal titolo Abbasso lo zio.
Si segnala anche la monografia di Antonio Costa (I pugni in tasca, Edizioni Lindau, 2005) dove l’autore analizza il film nelle sue sequenze fondamentali, nei personaggi, nell’ambientazione e nella drammaturgia. Interessante la comparazione tra la sceneggiatura originaria e il montaggio definitivo.
domenica 26 febbraio 2006
una segnalazione di Fabio Della Pergola:
La Stampa 22 febbraio 2006
La scienza riscopre l’inconscio
La convinzione comune che il pensiero cosciente conduca alle migliori decisioni va rivista alla luce dei risultati delle ultime ricerche. L’inconscio rientra prepotentemente da protagonista nel dibattito scientifico, dopo anni di emarginazione se non di totale esclusione, perché non direttamente verificabile con il metodo sperimentale. C’è un modo per studiare - a parte i sogni, le associazioni libere e l’ipnosi - la dinamica segreta della psiche, mettendo temporaneamente fuori gioco il pensiero cosciente?
Alcuni metodi sviluppati di recente rientrano nel campo della psicologia, ma è possibile prevedere che anche le tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale verranno applicate sempre più spesso a questo tipo di indagine. Intanto, in un articolo pubblicato su “Science” del 17 febbraio, alcuni ricercatori dell’Università di Amsterdam, guidati da Ap Dijksterhuis, dimostrano con una serie di esperimenti, che mentre per la scelta di prodotti di uso comune, ad esempio un tipo di guanti o uno shampoo, è utile prestare attenzione alle informazioni, proprio le decisioni più complesse, come quale appartamento affittare o quale casa o auto acquistare vanno lasciate all’inconscio, in grado di valutare meglio della razionalità nuda e cruda, tutti gli elementi a disposizione.
I ricercatori hanno messo alla prova la bontà dell’ipotesi “deliberazione senza attenzione” attraverso dei test decisionali finalizzati all’acquisto, su un gruppo di 80 persone - tutti studenti universitari - diviso casualmente in due sottogruppi. Al primo veniva chiesto di scegliere, dopo quattro minuti, tra una gamma di prodotti di consumo, valutandoli solo in base alle informazioni disponibili, riferite ad attributi sia positivi che negativi dell’oggetto in esame, mostrate in ordine sparso sullo schermo di un computer; al secondo si fornivano le stesse informazioni, ma poi si avvertivano i partecipanti che avrebbero scelto dopo un periodo di distrazione di quattro minuti durante il quale l’attenzione cosciente sarebbe stata rivolta alla risoluzione di rompicapo e giochi logico-matematici, allontanandola dal problema reale. A questo punto si chiedeva loro di scegliere tra i prodotti presentati in precedenza cercando di “cogliere di sorpresa” l’elaborazione inconscia che intanto si era andata costituendo.
I risultati degli esperimenti mostrano che riguardo ad acquisti senza importanza, i consumatori scelgono meglio - cioè rimangono soddisfatti e non hanno a pentirsene amaramente in seguito - se si impegnano in modo cosciente, invece scelte più complesse, come quella di una casa o perfino di un’auto, in cui intervengono attitudini e gusti individuali, sono favorite da processi mentali più in sintonia con il profondo. Anzi, pensarci troppo può risultare perfino dannoso. E’ quasi come affidarsi al vecchio consiglio di “dormirci sopra”, prima di prendere una decisione importante.
La ricerca offre importanti spunti di riflessione per acquirenti e tecniche di marketing un po’ troppo disinvolte. Soprattutto quando ci viene chiesto a bruciapelo di cambiare qualcosa che fa parte del nostro stile di vita o delle nostre abitudini. Viene rivalutata inoltre “la saggezza dell’inconscio” nel guidare il flusso senza fine delle decisioni personali. D’altronde anche per la moderna psicoanalisi l’inconscio non è più solo la sede del conflitto e dei complessi, la cantina della mente dove si annidano paure, ricordi spiacevoli o desideri inconfessabili, ma una sorta di fucina in cui le esperienze sono rielaborate continuamente. Una fonte di risorse complementari alla mente cosciente. Per buona pace di Freud.
La Stampa 22 febbraio 2006
La scienza riscopre l’inconscio
La convinzione comune che il pensiero cosciente conduca alle migliori decisioni va rivista alla luce dei risultati delle ultime ricerche. L’inconscio rientra prepotentemente da protagonista nel dibattito scientifico, dopo anni di emarginazione se non di totale esclusione, perché non direttamente verificabile con il metodo sperimentale. C’è un modo per studiare - a parte i sogni, le associazioni libere e l’ipnosi - la dinamica segreta della psiche, mettendo temporaneamente fuori gioco il pensiero cosciente?
Alcuni metodi sviluppati di recente rientrano nel campo della psicologia, ma è possibile prevedere che anche le tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale verranno applicate sempre più spesso a questo tipo di indagine. Intanto, in un articolo pubblicato su “Science” del 17 febbraio, alcuni ricercatori dell’Università di Amsterdam, guidati da Ap Dijksterhuis, dimostrano con una serie di esperimenti, che mentre per la scelta di prodotti di uso comune, ad esempio un tipo di guanti o uno shampoo, è utile prestare attenzione alle informazioni, proprio le decisioni più complesse, come quale appartamento affittare o quale casa o auto acquistare vanno lasciate all’inconscio, in grado di valutare meglio della razionalità nuda e cruda, tutti gli elementi a disposizione.
I ricercatori hanno messo alla prova la bontà dell’ipotesi “deliberazione senza attenzione” attraverso dei test decisionali finalizzati all’acquisto, su un gruppo di 80 persone - tutti studenti universitari - diviso casualmente in due sottogruppi. Al primo veniva chiesto di scegliere, dopo quattro minuti, tra una gamma di prodotti di consumo, valutandoli solo in base alle informazioni disponibili, riferite ad attributi sia positivi che negativi dell’oggetto in esame, mostrate in ordine sparso sullo schermo di un computer; al secondo si fornivano le stesse informazioni, ma poi si avvertivano i partecipanti che avrebbero scelto dopo un periodo di distrazione di quattro minuti durante il quale l’attenzione cosciente sarebbe stata rivolta alla risoluzione di rompicapo e giochi logico-matematici, allontanandola dal problema reale. A questo punto si chiedeva loro di scegliere tra i prodotti presentati in precedenza cercando di “cogliere di sorpresa” l’elaborazione inconscia che intanto si era andata costituendo.
I risultati degli esperimenti mostrano che riguardo ad acquisti senza importanza, i consumatori scelgono meglio - cioè rimangono soddisfatti e non hanno a pentirsene amaramente in seguito - se si impegnano in modo cosciente, invece scelte più complesse, come quella di una casa o perfino di un’auto, in cui intervengono attitudini e gusti individuali, sono favorite da processi mentali più in sintonia con il profondo. Anzi, pensarci troppo può risultare perfino dannoso. E’ quasi come affidarsi al vecchio consiglio di “dormirci sopra”, prima di prendere una decisione importante.
La ricerca offre importanti spunti di riflessione per acquirenti e tecniche di marketing un po’ troppo disinvolte. Soprattutto quando ci viene chiesto a bruciapelo di cambiare qualcosa che fa parte del nostro stile di vita o delle nostre abitudini. Viene rivalutata inoltre “la saggezza dell’inconscio” nel guidare il flusso senza fine delle decisioni personali. D’altronde anche per la moderna psicoanalisi l’inconscio non è più solo la sede del conflitto e dei complessi, la cantina della mente dove si annidano paure, ricordi spiacevoli o desideri inconfessabili, ma una sorta di fucina in cui le esperienze sono rielaborate continuamente. Una fonte di risorse complementari alla mente cosciente. Per buona pace di Freud.
Liberazione, 23.02.06
“Liberazione”
Sessualità e realtà umana
Simona, Roma
Liberazione, 22.02.06
Sesso per piacere non per natura
Lidia Menapace
Liberazione, 21.02.06
Uomo, donna e ordine “naturale”.
Il Vaticano usa la differenza per attaccare i gay
Angela Azzaro
Liberazione, 20.02.06
Violenza sulle donne. Il corpo di Maria
di Ritanna Armeni
Corriere della Sera, 19.02.06
Secondo la rivista «New Scientist» è meglio delle anfetamine
Ecco la pillola che cancella la stanchezza
Negli Usa ha conquistato il mercato. Chi la prende riesce a non dormire per 48 ore di fila. Ma i medici accusano: è pericolosa
“Liberazione”
Sessualità e realtà umana
Simona, Roma
Liberazione, 22.02.06
Sesso per piacere non per natura
Lidia Menapace
Liberazione, 21.02.06
Uomo, donna e ordine “naturale”.
Il Vaticano usa la differenza per attaccare i gay
Angela Azzaro
Liberazione, 20.02.06
Violenza sulle donne. Il corpo di Maria
di Ritanna Armeni
Corriere della Sera, 19.02.06
Secondo la rivista «New Scientist» è meglio delle anfetamine
Ecco la pillola che cancella la stanchezza
Negli Usa ha conquistato il mercato. Chi la prende riesce a non dormire per 48 ore di fila. Ma i medici accusano: è pericolosa
una segnalazione di Elena Canali:
ASSEMBLEA NAZIONALE
26 FEBBRAIO 2006
ORE 10.00 TEATRO QUIRINO - ROMA
CONCLUDE FAUSTO BERTINOTTI
______________
Agli amici, ai compagni e ai simpatizzanti.
Vi segnalo questo appuntamento per domenica prossima 26 febbraio.
E’ l’apertura della campagna elettorale a Roma della Sinistra Europea-Rifondazione Comunista. La nostra associazione Sinistra Romana sarà presente ed è impegnata nella riuscita dell’iniziativa.
Vi segnalo questo appuntamento per domenica prossima 26 febbraio.
E’ l’apertura della campagna elettorale a Roma della Sinistra Europea-Rifondazione Comunista. La nostra associazione Sinistra Romana sarà presente ed è impegnata nella riuscita dell’iniziativa.
Un caro saluto da Mario De Carolis
ASSEMBLEA NAZIONALE
26 FEBBRAIO 2006
ORE 10.00 TEATRO QUIRINO - ROMA
CONCLUDE FAUSTO BERTINOTTI
______________
sabato 25 febbraio 2006
due segnalazioni di Tonino Scrimenti:
La Stampa 25 febbraio, pag.9
Scrittori e registi
al fianco di Pannella
Al via la raccolta delle firme, anche Bellocchio e Rondolino con la Rosa nel Pugno
Al via la mobilitazione straordinaria per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni politiche. La raccolta si aprirà sabato 25 febbraio alle ore 11 a Piazza Campo dei Fiori a Roma con la prima firma di Luciana Nenni, seguita da quelle di Enrico Boselli e Emma Bonino. Come sapete la Rosa nel pugno è uno dei pochi partiti costretti dalla nuova legge elettorale a chiudere le liste in anticipo e a dover fare autenticare quasi centomila firme. È necessario quindi uno sforzo di tutti i compagni e simpatizzanti che già da sabato possono recarsi presso le federazioni dello Sdi o nei banchetti allestiti in tutta Italia per sostenere la Rosa nel pugno.
Corriere della Sera 25.2.06
La «Rosa» lancia Rondolino e Bellocchio
Il presidente della Quercia: è uno scherzo?
In lista anche Toscani e Cafagna
di Alessandro Trocino
A tarda sera, dal primo piano di via Torre Argentina 18, sede della Rosa nel pugno, il radicale Michele De Lucia risponde tra l’entusiasta e lo sconsolato: «I candidati? C’è una confusione pazzesca, continuano ad arrivare telefonate e a questo punto non so neanche se la facciamo la conferenza stampa». Infatti, poco dopo, a certificare il momento magico dei radical- socialisti, arriva il comunicato ufficiale di rinvio della presentazione delle candidature, «dinanzi a ulteriori, straordinarie adesioni, giunte in queste ore». Non è una formula di rito, perché dopo il piccolo esodo dei liberal ds, che ha scosso la Quercia, ieri è sbarcata alla corte di Pannella e Boselli una pattuglia di nomi di peso: l’ex portavoce di Massimo D’Alema Fabrizio Rondolino, il regista Marco Bellocchio, lo storico Luciano Cafagna, il costituzionalista Michele Ainis, l’ex membro del Csm Pio Marconi, l’intellettuale socialista Luciano Pellicani, lo scrittore Carlo Mazzantini. Infine, il fotografo Oliviero Toscani e l’uomo di spettacolo Toni Garrani.
IL REGISTA - Bellocchio si schermisce, dice che la sua è «una candidatura simbolica, anche se seria» e che lo fa soprattutto perché «la Rosa è un partito fragile. Poi me lo ha chiesto Marco, e se posso dare un contributo sono più che contento». Non è un’adesione scontata, visto che il regista ha un passato a sinistra, prima con il Pci poi con i Ds. «Il mio non è un tradimento - dice -. È solo che la Rosa difende meglio la mia identità laica: ha una posizione più ferma di quella dei Ds, che negli ultimi tempi hanno ceduto un po’ al clericalismo». Libertà della ricerca scientifica, no ai contributi per le scuole private, Pacs, no all’automatismo dell’8 per mille alla Chiesa, sono i punti del programma condivisi da Bellocchio: «Non è un caso che io abbia scritto un film che si chiama L’ora di religione ». Eppure il salto da Lenin a Pannella è lungo, soprattutto se si considerano certi aspetti della politica economica ed estera e i rischi di un alleato scomodo e imprevedibile: «Pannella è un benemerito, un padre della Patria: ha tutta la mia stima, sin dal caso Braibanti. Magari non condivido proprio tutto, ma ricordiamoci che c’è anche Boselli: mi ha colpito la spregiudicatezza di questa unione tra diversi».
EX DIESSINI E SCIENZIATI - La Rosa nel pugno, dunque, procede spedita per rafforzare la sua visibilità, ancora scarsa sui media, nonostante sia accreditata come la quarta forza del centrosinistra. La campagna acquisti di Pannella e Bonino è più che aggressiva. Lettere a raffica a nomi noti per chiedere candidature simboliche: fra gli altri, il disegnatore Vincino e Roberto D’Agostino, che l’ha pubblicata sul sito Dagospia Alla Camera le liste saranno guidate da Emma Bonino, Daniele Capezzone e Roberto Villetti. Al Senato da Marco Pannella e Ugo Intini. In lista anche i transfughi diessini De Giovanni e Turci, simboli di un’emorragia indicativa di una tendenza di parte dell’elettorato ds, sensibile alla fermezza laica delle truppe pannelliane e indispettita dai troppi cedimenti al Vaticano. Approda nella Rosa anche Rondolino, già portavoce di D’Alema. Il presidente ds reagisce da par suo, tra l’incredulo e il perfido: «È sicuro? Perché poteva anche essere uno scherzo. Comunque Rondolino è persona vivace, darà certamente il suo contributo».
Nella Rosa non ci sono solo candidature «acchiappavoti», come quelle di Toscani e Bellocchio. Marco Cappato, giovane segretario dell’Associazione Luca Coscioni, annuncia l’adesione di alcune importanti personalità del mondo scientifico, come Giulio Cossu, direttore dell’Istituto di ricerca sulle staminali al San Raffaele, e Gino Roghi, matematico. E poi ancora genetisti, storici della medicina, docenti di neurologia e biologia cellulare. Tutti pronti a riprendere la sfida lanciata da Luca Coscioni. Perché, come dice Pannella, «morendo da sconosciuto, Luca, sei nato all’Italia: e da lassù continuerai a muovere le cose».
Corriere della Sera 25.2.06
stessa pagina
Il regista che passò dalla filosofia al cinema militante e anticlericale
Regista, emiliano, dopo la facoltà di Filosofia alla Cattolica, nel 1959 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1965 esordisce alla Mostra del Cinema di Venezia con «I pugni in tasca». Poi si avvicina al cinema militante: «La Cina è vicina» (1967) e «Nel nome del padre» (1971). Nel 1986 «Il diavolo in corpo». Nel 2002 «L’Ora di religione», con Sergio Castellitto, dai forti contenuti anticlericali.
La Stampa 25 febbraio, pag.9
Scrittori e registi
al fianco di Pannella
Prosegue la campagna acquisti della Rosa nel Pugno che già, con Turci, De Giovanni e Buglio, ha creato non pochi problemi alla Quercia. Pannella ha recuperato dalla vecchia guardia radicale Gianfranco Spadaccia, e non invece Massimo Teodori, che si racconta sia rimasto. La lista annovera il costituzionalista Michele Ainis, lo scrittore Carlo Mazzantini, il regista Marco Bellocchio, che ha come trait-d’union con Bertinotti lo psico-filosofo Massimo Fagioli, e che nel corso degli anni era stato assai vicino al Pci. In quota Sdi, che riconferma i parlamentari uscenti, gli intellettuali Luciano Cafagna e Luciano Pellicani, oltre a Pio Marconi, che sedette nel Csm. La vera sorpresa, ieri, è stato il nome di Fabrizio Rondolino, inizialmente indicato in una nota ufficiale di Torre Argentina come “Fabrizio Dondolino”. «Ma è vero, o è una boutade?» chiedeva Massimo D’Alema, di cui Rondolino è stato portavoce a Palazzo Chigi, prima di dare le dimissioni per aver scritto un romanzo osé, e di lanciarsi in una carriera di giornalista e scrittore. Gli auguri sono arrivati da altri ex dello staff dalemiano, Latorre e Cuperlo, oltre che dallo stesso D’Alema. Molti gli scienziati, in campo nel nome di Luca Coscioni: Giulio Cossu del San Raffaele di Milano, il neurologo Francesco Orzi, la biologa molecolare Marisa Jaconi, il genetista Antonio Forabosco, tra gli altri.
(con una foto di Marco Bellocchio)
Al via la raccolta delle firme, anche Bellocchio e Rondolino con la Rosa nel Pugno
Al via la mobilitazione straordinaria per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni politiche. La raccolta si aprirà sabato 25 febbraio alle ore 11 a Piazza Campo dei Fiori a Roma con la prima firma di Luciana Nenni, seguita da quelle di Enrico Boselli e Emma Bonino. Come sapete la Rosa nel pugno è uno dei pochi partiti costretti dalla nuova legge elettorale a chiudere le liste in anticipo e a dover fare autenticare quasi centomila firme. È necessario quindi uno sforzo di tutti i compagni e simpatizzanti che già da sabato possono recarsi presso le federazioni dello Sdi o nei banchetti allestiti in tutta Italia per sostenere la Rosa nel pugno.
Corriere della Sera 25.2.06
La «Rosa» lancia Rondolino e Bellocchio
Il presidente della Quercia: è uno scherzo?
In lista anche Toscani e Cafagna
di Alessandro Trocino
A tarda sera, dal primo piano di via Torre Argentina 18, sede della Rosa nel pugno, il radicale Michele De Lucia risponde tra l’entusiasta e lo sconsolato: «I candidati? C’è una confusione pazzesca, continuano ad arrivare telefonate e a questo punto non so neanche se la facciamo la conferenza stampa». Infatti, poco dopo, a certificare il momento magico dei radical- socialisti, arriva il comunicato ufficiale di rinvio della presentazione delle candidature, «dinanzi a ulteriori, straordinarie adesioni, giunte in queste ore». Non è una formula di rito, perché dopo il piccolo esodo dei liberal ds, che ha scosso la Quercia, ieri è sbarcata alla corte di Pannella e Boselli una pattuglia di nomi di peso: l’ex portavoce di Massimo D’Alema Fabrizio Rondolino, il regista Marco Bellocchio, lo storico Luciano Cafagna, il costituzionalista Michele Ainis, l’ex membro del Csm Pio Marconi, l’intellettuale socialista Luciano Pellicani, lo scrittore Carlo Mazzantini. Infine, il fotografo Oliviero Toscani e l’uomo di spettacolo Toni Garrani.
IL REGISTA - Bellocchio si schermisce, dice che la sua è «una candidatura simbolica, anche se seria» e che lo fa soprattutto perché «la Rosa è un partito fragile. Poi me lo ha chiesto Marco, e se posso dare un contributo sono più che contento». Non è un’adesione scontata, visto che il regista ha un passato a sinistra, prima con il Pci poi con i Ds. «Il mio non è un tradimento - dice -. È solo che la Rosa difende meglio la mia identità laica: ha una posizione più ferma di quella dei Ds, che negli ultimi tempi hanno ceduto un po’ al clericalismo». Libertà della ricerca scientifica, no ai contributi per le scuole private, Pacs, no all’automatismo dell’8 per mille alla Chiesa, sono i punti del programma condivisi da Bellocchio: «Non è un caso che io abbia scritto un film che si chiama L’ora di religione ». Eppure il salto da Lenin a Pannella è lungo, soprattutto se si considerano certi aspetti della politica economica ed estera e i rischi di un alleato scomodo e imprevedibile: «Pannella è un benemerito, un padre della Patria: ha tutta la mia stima, sin dal caso Braibanti. Magari non condivido proprio tutto, ma ricordiamoci che c’è anche Boselli: mi ha colpito la spregiudicatezza di questa unione tra diversi».
EX DIESSINI E SCIENZIATI - La Rosa nel pugno, dunque, procede spedita per rafforzare la sua visibilità, ancora scarsa sui media, nonostante sia accreditata come la quarta forza del centrosinistra. La campagna acquisti di Pannella e Bonino è più che aggressiva. Lettere a raffica a nomi noti per chiedere candidature simboliche: fra gli altri, il disegnatore Vincino e Roberto D’Agostino, che l’ha pubblicata sul sito Dagospia Alla Camera le liste saranno guidate da Emma Bonino, Daniele Capezzone e Roberto Villetti. Al Senato da Marco Pannella e Ugo Intini. In lista anche i transfughi diessini De Giovanni e Turci, simboli di un’emorragia indicativa di una tendenza di parte dell’elettorato ds, sensibile alla fermezza laica delle truppe pannelliane e indispettita dai troppi cedimenti al Vaticano. Approda nella Rosa anche Rondolino, già portavoce di D’Alema. Il presidente ds reagisce da par suo, tra l’incredulo e il perfido: «È sicuro? Perché poteva anche essere uno scherzo. Comunque Rondolino è persona vivace, darà certamente il suo contributo».
Nella Rosa non ci sono solo candidature «acchiappavoti», come quelle di Toscani e Bellocchio. Marco Cappato, giovane segretario dell’Associazione Luca Coscioni, annuncia l’adesione di alcune importanti personalità del mondo scientifico, come Giulio Cossu, direttore dell’Istituto di ricerca sulle staminali al San Raffaele, e Gino Roghi, matematico. E poi ancora genetisti, storici della medicina, docenti di neurologia e biologia cellulare. Tutti pronti a riprendere la sfida lanciata da Luca Coscioni. Perché, come dice Pannella, «morendo da sconosciuto, Luca, sei nato all’Italia: e da lassù continuerai a muovere le cose».
Corriere della Sera 25.2.06
stessa pagina
Il regista che passò dalla filosofia al cinema militante e anticlericale
Regista, emiliano, dopo la facoltà di Filosofia alla Cattolica, nel 1959 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1965 esordisce alla Mostra del Cinema di Venezia con «I pugni in tasca». Poi si avvicina al cinema militante: «La Cina è vicina» (1967) e «Nel nome del padre» (1971). Nel 1986 «Il diavolo in corpo». Nel 2002 «L’Ora di religione», con Sergio Castellitto, dai forti contenuti anticlericali.
la stessa notizia anche su Repubblica, La Gazzetta del Sud, Libertà...
Carla Severini comunica che da lunedì 6 febbraio 2006 ha avuto inizio il corso
"Uguale e diverso. Considerazioni sul rapporto tra uomo e donna"
tenuto da Annelore Homberg presso l'Università degli Studi di Foggia
il corso prosegue fino al 6 marzo p.v.
Per maggiori informazioni
clicca qui
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quotidiano Europa
Per Modì quattro mesi sull'altare della patria
di Simona Maggiorelli
Immagini femminili dal collo lungo e elegante. Sottilmente deformate, a raccontare qualcosa che non è la fredda percezione della rétina. Figure affascinanti e un po’ enigmatiche, che ricordano le eteree Madonne di vetro soffiato dipinte da Parmigianino. Stilizzate, raccontate con pochi dettagli descrittivi, anche se mai altrettanto irreali, mai imprigionate in rigide icone come voleva la lunga tradizione della pittura italiana di immagini sacre. Anzi, al contrario, rese vive e vibranti da uno sguardo appassionato. Era uno sguardo del tutto personale quello di Amedeo Modigliani, il pittore livornese a cui il Vittoriano di Roma dedica, dal 24 febbraio al 20 giugno. una mostra che, insieme a molti prestiti dall’estero, raccoglie tutte le sue opere conservate in Italia. Uno sguardo pittorico, la cui originalità è rimasta per molti anni aduggiata da racconti romanzeschi, dal mito di una vita bohémien, bruciata in pochi anni fra droghe e dissipazione, in una Parigi d’inizi Novecento ricca di fermenti culturali, percorsa dalla febbre viva delle avanguardie. Un’immagine da agiografia maudit che ha rischiato, nella larga circolazione di film e romanzi popolari, di mettere in ombra il vero talento di un Modì certamente dandy, colto, anarchico e socialista come la sua Livorno, ma soprattutto pittore geniale che, sulla via di una ricerca poi portata alle più radicali conseguenze da Picasso, rifiuta di fare una pittura cronachistica, che racconti solo il guscio razionale delle cose. Come Matisse, Modigliani si era dato un altro compito (e non importa quanto coscientemente): riuscire a cogliere e tradurre su tela qualcosa di molto intimo, di più sensibile, qualcosa che raccontasse il mondo interiore delle persone che incontrava, amici, poeti, galleristi, protagonisti con lui di quella straordinaria stagione artistica che Parigi visse fra gli anni ’10 e ’20, ma soprattutto di rappresentare il femminile come nessuno ancora aveva fatto. Da qui la forza di certi suoi ritratti di modelle, amiche e amanti, che hanno la semplicità e la forza ieratica di immagini antiche, atemporali come le sculture africane che Modigliani ,come Picasso e Matisse, amava. Ma anche la struggente emozione di certi ritratti di Jeanne Hèbuterne, la giovane donna che gli dette una figlia e che si suicidò pochi mesi dopo la sua morte. Sulla tela, una figura appena accennata, soffusa di malinconia e, come molti altri celebri ritratti di Modigliani, con lo sguardo vuoto, o rivolto lontano, come perso dietro pensieri e immagini interiori. In questo come nella lunga figura affusolata dell’amica polacca Lunia Czeshowska e in molti altri ritratti e nudi in mostra a Roma si ritrova integra l’ispirazione di Modì. C’è un sentire interno che muove la mano del pittore a tratteggiare immagini che non sembrano frutto di sedute di posa, ma rubate in un momento di quiete fra il sonno e l’amore. Un calore di vita che Modigliani aveva imparato da Cèzanne ad articolare con colori caldi, in forme pure racchiuse quasi in una sola linea, tracciata, si direbbe, quasi senza mai staccare il pennello. Basta pensare a certi quadri come il Nudo sdraiato con le braccia dietro la testa della Collezione Bürle in arrivo a Roma da Zurigo e altri inconfondibili nudi femminili, plasmati in forme morbide e che richiamano alla mente la plasticità di certe composizioni di Cèzanne, che Modigliani aveva conosciuto in una retrospettiva del 1907, quando si trovava da un anno a Parigi . La mostra curata da Rudy Chiappini e che (dopo quarantasette anni dalla storica mostra del ‘59 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna diretta da Palma Bucarelli) riporta a Roma centoventi opere del pittore livornese ricostruisce tutta la parabola artistica di Modigliani, offrendo la possibilità di vedere una accanto all’altra delicati capolavori come il Nudo coricato con le mani unite del 1917, della Fondazione del Lingotto, ma anche i celebri ritratti della pittrice inglese Beatrice Hastings del gallerista Leopold Zborowski e del mercante d’arte Paul Guillame e quello di Monsieur Baranowski , che con Modigliani condivideva le serate nei caffè di Montparnasse, un ambiente di artisti e bohèmien che la mostra ricostruisce attraverso documenti originali e fotografie d’epoca. Ma di Modigliani in mostra si troveranno anche molti disegni, schizzi impressionistici, rapidi e suggestivi, come il ritratto di Cocteau e di altri compagni di avventura . Ma anche disegni a pastello di Cariatidi, quelle figure statuarie antiche che ispirarono anche alcune sculture al pittore toscano e di cui sono rimaste scarse testimonianze. Da qui la leggenda che Modigliani, insoddisfatto, le avesse gettate in Arno. E che vent’anni fa dette l’idea a studenti in vena di burle di metterne in scena il ritrovamento producendo dei falsi. Con grande scorno di critici eminentissimi che caddero nella trappola di riconoscerli per autentici.
una segnalazione di Elena Canali:
vita.it 22.11.2005
Embrioni in adozione: i nodi della polemica
di Sara De Carli (s.decarli@vita.it)
Venerdì la decisione del Cnb: anche donne single possono adottare embrioni. Ed è di nuovo polemica
Gabriella Cetroni segnala i seguenti articoli:
Liberazione 23.2.06
«Contro il fondamentalismo? L’esempio di Trotsky»
Intervista al filosofo della scienza Giulio Giorello, ospite oggi a Roma del festival di filosofia. Quale rapporto deve avere il pensiero scientifico e laico di fronte alle ingerenze della religione nella sfera pubblica?
Tonino Bucci
Liberazione 23.2.06
Perché il declino dell’Italia non fa dibattito?
Giorgio Cremaschi
il manifesto 23.2.06
Usa, il diritto d'aborto sotto attacco
La Corte suprema rimodellata da Bush con l'entrata dei due giudici iper-conservatori Alito e Roberts, deciderà sulla costituzionalità di una legge del presidente del 2003 che limita quel diritto
S.D.Q.
Per Modì quattro mesi sull'altare della patria
di Simona Maggiorelli
Immagini femminili dal collo lungo e elegante. Sottilmente deformate, a raccontare qualcosa che non è la fredda percezione della rétina. Figure affascinanti e un po’ enigmatiche, che ricordano le eteree Madonne di vetro soffiato dipinte da Parmigianino. Stilizzate, raccontate con pochi dettagli descrittivi, anche se mai altrettanto irreali, mai imprigionate in rigide icone come voleva la lunga tradizione della pittura italiana di immagini sacre. Anzi, al contrario, rese vive e vibranti da uno sguardo appassionato. Era uno sguardo del tutto personale quello di Amedeo Modigliani, il pittore livornese a cui il Vittoriano di Roma dedica, dal 24 febbraio al 20 giugno. una mostra che, insieme a molti prestiti dall’estero, raccoglie tutte le sue opere conservate in Italia. Uno sguardo pittorico, la cui originalità è rimasta per molti anni aduggiata da racconti romanzeschi, dal mito di una vita bohémien, bruciata in pochi anni fra droghe e dissipazione, in una Parigi d’inizi Novecento ricca di fermenti culturali, percorsa dalla febbre viva delle avanguardie. Un’immagine da agiografia maudit che ha rischiato, nella larga circolazione di film e romanzi popolari, di mettere in ombra il vero talento di un Modì certamente dandy, colto, anarchico e socialista come la sua Livorno, ma soprattutto pittore geniale che, sulla via di una ricerca poi portata alle più radicali conseguenze da Picasso, rifiuta di fare una pittura cronachistica, che racconti solo il guscio razionale delle cose. Come Matisse, Modigliani si era dato un altro compito (e non importa quanto coscientemente): riuscire a cogliere e tradurre su tela qualcosa di molto intimo, di più sensibile, qualcosa che raccontasse il mondo interiore delle persone che incontrava, amici, poeti, galleristi, protagonisti con lui di quella straordinaria stagione artistica che Parigi visse fra gli anni ’10 e ’20, ma soprattutto di rappresentare il femminile come nessuno ancora aveva fatto. Da qui la forza di certi suoi ritratti di modelle, amiche e amanti, che hanno la semplicità e la forza ieratica di immagini antiche, atemporali come le sculture africane che Modigliani ,come Picasso e Matisse, amava. Ma anche la struggente emozione di certi ritratti di Jeanne Hèbuterne, la giovane donna che gli dette una figlia e che si suicidò pochi mesi dopo la sua morte. Sulla tela, una figura appena accennata, soffusa di malinconia e, come molti altri celebri ritratti di Modigliani, con lo sguardo vuoto, o rivolto lontano, come perso dietro pensieri e immagini interiori. In questo come nella lunga figura affusolata dell’amica polacca Lunia Czeshowska e in molti altri ritratti e nudi in mostra a Roma si ritrova integra l’ispirazione di Modì. C’è un sentire interno che muove la mano del pittore a tratteggiare immagini che non sembrano frutto di sedute di posa, ma rubate in un momento di quiete fra il sonno e l’amore. Un calore di vita che Modigliani aveva imparato da Cèzanne ad articolare con colori caldi, in forme pure racchiuse quasi in una sola linea, tracciata, si direbbe, quasi senza mai staccare il pennello. Basta pensare a certi quadri come il Nudo sdraiato con le braccia dietro la testa della Collezione Bürle in arrivo a Roma da Zurigo e altri inconfondibili nudi femminili, plasmati in forme morbide e che richiamano alla mente la plasticità di certe composizioni di Cèzanne, che Modigliani aveva conosciuto in una retrospettiva del 1907, quando si trovava da un anno a Parigi . La mostra curata da Rudy Chiappini e che (dopo quarantasette anni dalla storica mostra del ‘59 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna diretta da Palma Bucarelli) riporta a Roma centoventi opere del pittore livornese ricostruisce tutta la parabola artistica di Modigliani, offrendo la possibilità di vedere una accanto all’altra delicati capolavori come il Nudo coricato con le mani unite del 1917, della Fondazione del Lingotto, ma anche i celebri ritratti della pittrice inglese Beatrice Hastings del gallerista Leopold Zborowski e del mercante d’arte Paul Guillame e quello di Monsieur Baranowski , che con Modigliani condivideva le serate nei caffè di Montparnasse, un ambiente di artisti e bohèmien che la mostra ricostruisce attraverso documenti originali e fotografie d’epoca. Ma di Modigliani in mostra si troveranno anche molti disegni, schizzi impressionistici, rapidi e suggestivi, come il ritratto di Cocteau e di altri compagni di avventura . Ma anche disegni a pastello di Cariatidi, quelle figure statuarie antiche che ispirarono anche alcune sculture al pittore toscano e di cui sono rimaste scarse testimonianze. Da qui la leggenda che Modigliani, insoddisfatto, le avesse gettate in Arno. E che vent’anni fa dette l’idea a studenti in vena di burle di metterne in scena il ritrovamento producendo dei falsi. Con grande scorno di critici eminentissimi che caddero nella trappola di riconoscerli per autentici.
una segnalazione di Elena Canali:
vita.it 22.11.2005
Embrioni in adozione: i nodi della polemica
di Sara De Carli (s.decarli@vita.it)
Venerdì la decisione del Cnb: anche donne single possono adottare embrioni. Ed è di nuovo polemica
Gabriella Cetroni segnala i seguenti articoli:
Liberazione 23.2.06
«Contro il fondamentalismo? L’esempio di Trotsky»
Intervista al filosofo della scienza Giulio Giorello, ospite oggi a Roma del festival di filosofia. Quale rapporto deve avere il pensiero scientifico e laico di fronte alle ingerenze della religione nella sfera pubblica?
Tonino Bucci
Liberazione 23.2.06
Perché il declino dell’Italia non fa dibattito?
Giorgio Cremaschi
il manifesto 23.2.06
Usa, il diritto d'aborto sotto attacco
La Corte suprema rimodellata da Bush con l'entrata dei due giudici iper-conservatori Alito e Roberts, deciderà sulla costituzionalità di una legge del presidente del 2003 che limita quel diritto
S.D.Q.
venerdì 24 febbraio 2006
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presentazione del libro
Argomenti di psicopatologia dell’adolescenza. A cura di Anna Maria Zulli
Intervengono alla presentazione e al dibattito gli autori Anna Maria Zulli, Annelore Homberg, Ester Stocco, Maria Pia Albrizio, Giovanni Del Missier.
Venerdì 24 febbraio 2006 ore 17
Biblioteca Valle Aurelia
viale di Valle Aurelia 129
Info: Anna Leonardi - Tel. 06 39746679/06 39746611
Gli autori comunicano che la presentazione è rivolta al mondo della scuola:
studenti, insegnanti, genitori
presentazione del libro
Argomenti di psicopatologia dell’adolescenza. A cura di Anna Maria Zulli
Intervengono alla presentazione e al dibattito gli autori Anna Maria Zulli, Annelore Homberg, Ester Stocco, Maria Pia Albrizio, Giovanni Del Missier.
Venerdì 24 febbraio 2006 ore 17
Biblioteca Valle Aurelia
viale di Valle Aurelia 129
Info: Anna Leonardi - Tel. 06 39746679/06 39746611
Gli autori comunicano che la presentazione è rivolta al mondo della scuola:
studenti, insegnanti, genitori
Ufficio stampa Biblioteche di Roma - Comune di Roma - Via Zanardelli, 34
Orietta Possanza
tel. 06 45430232 – 349 7339825 - fax 06 45430247
o.possanza@bibliotechediroma.it
www.bibliotechediroma.it
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Presentazioni del romanzo
Il dentro del suono
di Paolo Izzo
(Ibiskos editrice di A. Risolo)
Venerdì 24 febbraio
ore 21.30
Firenze
Melbookstore
Via de' Cerretani, 16r
Intervengono:
Massimo D. D'Orzi - regista
Elisabetta Amalfitano - storica della filosofia
per Ibiskos Editrice:
Monia B. Balsamello
Antonietta Risolo
Oggi alle 13.30, durante il Gr regionale, Controradio di Firenze dedicherà alcuni minuti alla presentazione de "Il dentro del suono" (che si terrà stasera al Melbookstore di Firenze, ore 21.30), intervistando l'autore in diretta radiofonica!
Le frequenze sono le seguenti:
FM 93.6 nelle province di Firenze, Prato e Pistoia,
FM 98.9 nelle province di Lucca, Pisa e Livorno.
Il sito, invece, per ascoltare la radio direttamente da internet, è questo:
http://www.controradio.it/
Il dentro del suono
di Paolo Izzo
(Ibiskos editrice di A. Risolo)
Venerdì 24 febbraio
ore 21.30
Firenze
Melbookstore
Via de' Cerretani, 16r
Intervengono:
Massimo D. D'Orzi - regista
Elisabetta Amalfitano - storica della filosofia
per Ibiskos Editrice:
Monia B. Balsamello
Antonietta Risolo
Oggi alle 13.30, durante il Gr regionale, Controradio di Firenze dedicherà alcuni minuti alla presentazione de "Il dentro del suono" (che si terrà stasera al Melbookstore di Firenze, ore 21.30), intervistando l'autore in diretta radiofonica!
Le frequenze sono le seguenti:
FM 93.6 nelle province di Firenze, Prato e Pistoia,
FM 98.9 nelle province di Lucca, Pisa e Livorno.
Il sito, invece, per ascoltare la radio direttamente da internet, è questo:
http://www.controradio.it/
giovedì 23 febbraio 2006
Adriano Mazzacrelli ha inviato a "segnalazioni" l'articolo dal Corriere della Sera del 21 u.s. segnalato ieri da Marco Pettini
Corriere della Sera 21.2.06
Nelle grotte dipinte c'è la mano di Eva
La differente lunghezza del dito indice rivela le impronte delle donne
Scoperta di un antropologo francese impegnato nello studio di antiche pitture nelle caverne del Borneo
Viviano Domenici
Donne sciamane, donne artiste. Dobbiamo abituarci a pensarle così quando si parla di preistoria. S'è infatti scoperto che le donne erano protagoniste attive nelle cerimonie che si svolgevano nelle grotte e questo rende del tutto plausibile l'ipotesi che fossero anche autrici di molti dei dipinti di animali che ornano le pareti delle antiche caverne. A rivelare questa realtà inaspettata è stata la scoperta di impronte di mani femminili nelle grotte preistoriche. Finora, data anche l'impossibilità di distinguere le mani maschili da quelle femminili, si dava per scontato che appartenessero tutte a uomini e quando una mano appariva decisamente minuta e sottile si parlava di adolescenti. L'idea che anche le donne potessero comunicare col mondo metafisico partecipando a rituali in cui lasciavano il loro «segno» veniva semplicemente ignorata. Ora sappiamo che le cose non stavano proprio così. Autore di questa scoperta, che apre nuove prospettive per gli studi sul ruolo femminile nelle società preistoriche, è Jean-Michel Chazine, etno-antropologo del Cnrs francese, impegnato da anni in una ricerca sulle migliaia di impronte presenti nelle grotte di Gua Masri II, nel Borneo orientale, in Indonesia. Chazine ha esaminato le immagini di mani applicando il cosiddetto «indice Manning», un metodo che distingue le mani femminili da quelle maschili sulla base della differenza di lunghezza tra le diverse dita. Nel 2002, il biologo inglese John T. Manning aveva infatti dimostrato, grazie a un'indagine effettuata su vasta scala su persone di diverse etnie, che la maggioranza degli uomini ha l'anulare leggermente più lungo dell' indice (4%), mentre nella maggior parte delle donne le due dita hanno pressoché la stessa lunghezza. Convinto dell'esattezza dell'«indice di Manning», Jean-Michel Chazine ha chiesto ad Arnaud Noury, informatico ed ex studioso di preistoria, di mettere a punto uno specifico software per indagare le immagini dipinte 10 mila anni fa nelle caverne indonesiane. L'intuizione era giusta e le mani colorate hanno cominciato a rivelare chi le lasciò sulla pietra. Ora per gli specialisti sarà possibile verificare il rapporto statistico tra maschi e femmine, capire se esistevano zone di pittura separate, se uomini e donne usavano colori diversi, e tanti altri aspetti ancora. Tra questi, anche il mistero delle mani con dita mozze presenti in diverse grotte. L' ipotesi è che si tratti di vere mutilazioni come quelle osservate presso alcune tribù contemporanee dove si ricorre alla pratica dell' amputazione di una o più falangi in segno di dolore (la morte del re) o per implorare qualche grazia. La «foto» lasciata in un luogo sacro avrebbe avuto la funzione di testimoniare l'avvenuto sacrificio. Altro enigma è rappresentato dalle mani della Grotta di Gargas, in Francia. In questa caverna dei Pirenei, vi sono circa 150 impronte di mani di cui ben 124 sinistre, e questo è stato interpretato come la prova che anche nella preistoria il mancinismo fosse un'eccezione (la destra era impegnata nell' esecuzione). Qualcuno ritiene però che tanta disparità nasconda motivazioni di carattere rituale e questo sembra provato anche dal fatto che le mani sinistre si trovano tutte sulle pareti di sinistra - rispetto a chi entra nella caverna -, mentre le destre sono sulle pareti di destra. A tale proposito alcuni hanno fatto notare che in molte culture la mano sinistra è associata al femminile e la destra al maschile. L'applicazione dell'«indice di Manning» potrà dire se furono le donne le protagoniste dei riti che si svolgevano nella grotta di Gargas. Il primo problema da risolvere, comunque, è capire il messaggio vero delle mani in generale. Sono preghiere, richieste di aiuto, testimonianze di presenza in luoghi sacri, ex voto? Gli specialisti non hanno risposte certe e ritengono che sia impossibile fornire un'unica interpretazione per immagini che si trovano in tutti i continenti e furono eseguite in un arco temporale di quasi trentamila anni. Tra le più recenti testimonianze in questo senso vi sono quelle medievali (di mani o di piedi) lasciate da cavalieri crociati che, prima di partire per la Terrasanta, visitavano i santuari per invocare la protezione divina: lasciavano un'impronta graffita su un muro e se tornavano sani e salvi, andavano a incidere la seconda per grazia ricevuta. Secondo Jean Clottes, conservatore generale del patrimonio preistorico francese, non era tanto il risultato del dipinto che interessava a chi lasciava l'immagine, ma piuttosto la magia che scaturiva dell'operazione: la mano e la pietra, ricoperte dallo stesso pigmento, facevano corpo unico, diventavano la stessa materia; poi, quando la persona toglieva la mano dalla parete, l'immagine della sua mano - l'icona stessa dell'individuo - sembrava passare dall'altra parte della roccia, per entrare nel mondo degli spiriti. Un'ipotesi suggestiva che sembra bene interpretare il sottile sortilegio insito in quel gesto: basta guardare l'espressione stupita dei bambini quando disegnano su un foglio la silhouette della loro mano, e poi la tolgono.
Corriere della Sera 21.2.06
Nelle grotte dipinte c'è la mano di Eva
La differente lunghezza del dito indice rivela le impronte delle donne
Scoperta di un antropologo francese impegnato nello studio di antiche pitture nelle caverne del Borneo
Viviano Domenici
Donne sciamane, donne artiste. Dobbiamo abituarci a pensarle così quando si parla di preistoria. S'è infatti scoperto che le donne erano protagoniste attive nelle cerimonie che si svolgevano nelle grotte e questo rende del tutto plausibile l'ipotesi che fossero anche autrici di molti dei dipinti di animali che ornano le pareti delle antiche caverne. A rivelare questa realtà inaspettata è stata la scoperta di impronte di mani femminili nelle grotte preistoriche. Finora, data anche l'impossibilità di distinguere le mani maschili da quelle femminili, si dava per scontato che appartenessero tutte a uomini e quando una mano appariva decisamente minuta e sottile si parlava di adolescenti. L'idea che anche le donne potessero comunicare col mondo metafisico partecipando a rituali in cui lasciavano il loro «segno» veniva semplicemente ignorata. Ora sappiamo che le cose non stavano proprio così. Autore di questa scoperta, che apre nuove prospettive per gli studi sul ruolo femminile nelle società preistoriche, è Jean-Michel Chazine, etno-antropologo del Cnrs francese, impegnato da anni in una ricerca sulle migliaia di impronte presenti nelle grotte di Gua Masri II, nel Borneo orientale, in Indonesia. Chazine ha esaminato le immagini di mani applicando il cosiddetto «indice Manning», un metodo che distingue le mani femminili da quelle maschili sulla base della differenza di lunghezza tra le diverse dita. Nel 2002, il biologo inglese John T. Manning aveva infatti dimostrato, grazie a un'indagine effettuata su vasta scala su persone di diverse etnie, che la maggioranza degli uomini ha l'anulare leggermente più lungo dell' indice (4%), mentre nella maggior parte delle donne le due dita hanno pressoché la stessa lunghezza. Convinto dell'esattezza dell'«indice di Manning», Jean-Michel Chazine ha chiesto ad Arnaud Noury, informatico ed ex studioso di preistoria, di mettere a punto uno specifico software per indagare le immagini dipinte 10 mila anni fa nelle caverne indonesiane. L'intuizione era giusta e le mani colorate hanno cominciato a rivelare chi le lasciò sulla pietra. Ora per gli specialisti sarà possibile verificare il rapporto statistico tra maschi e femmine, capire se esistevano zone di pittura separate, se uomini e donne usavano colori diversi, e tanti altri aspetti ancora. Tra questi, anche il mistero delle mani con dita mozze presenti in diverse grotte. L' ipotesi è che si tratti di vere mutilazioni come quelle osservate presso alcune tribù contemporanee dove si ricorre alla pratica dell' amputazione di una o più falangi in segno di dolore (la morte del re) o per implorare qualche grazia. La «foto» lasciata in un luogo sacro avrebbe avuto la funzione di testimoniare l'avvenuto sacrificio. Altro enigma è rappresentato dalle mani della Grotta di Gargas, in Francia. In questa caverna dei Pirenei, vi sono circa 150 impronte di mani di cui ben 124 sinistre, e questo è stato interpretato come la prova che anche nella preistoria il mancinismo fosse un'eccezione (la destra era impegnata nell' esecuzione). Qualcuno ritiene però che tanta disparità nasconda motivazioni di carattere rituale e questo sembra provato anche dal fatto che le mani sinistre si trovano tutte sulle pareti di sinistra - rispetto a chi entra nella caverna -, mentre le destre sono sulle pareti di destra. A tale proposito alcuni hanno fatto notare che in molte culture la mano sinistra è associata al femminile e la destra al maschile. L'applicazione dell'«indice di Manning» potrà dire se furono le donne le protagoniste dei riti che si svolgevano nella grotta di Gargas. Il primo problema da risolvere, comunque, è capire il messaggio vero delle mani in generale. Sono preghiere, richieste di aiuto, testimonianze di presenza in luoghi sacri, ex voto? Gli specialisti non hanno risposte certe e ritengono che sia impossibile fornire un'unica interpretazione per immagini che si trovano in tutti i continenti e furono eseguite in un arco temporale di quasi trentamila anni. Tra le più recenti testimonianze in questo senso vi sono quelle medievali (di mani o di piedi) lasciate da cavalieri crociati che, prima di partire per la Terrasanta, visitavano i santuari per invocare la protezione divina: lasciavano un'impronta graffita su un muro e se tornavano sani e salvi, andavano a incidere la seconda per grazia ricevuta. Secondo Jean Clottes, conservatore generale del patrimonio preistorico francese, non era tanto il risultato del dipinto che interessava a chi lasciava l'immagine, ma piuttosto la magia che scaturiva dell'operazione: la mano e la pietra, ricoperte dallo stesso pigmento, facevano corpo unico, diventavano la stessa materia; poi, quando la persona toglieva la mano dalla parete, l'immagine della sua mano - l'icona stessa dell'individuo - sembrava passare dall'altra parte della roccia, per entrare nel mondo degli spiriti. Un'ipotesi suggestiva che sembra bene interpretare il sottile sortilegio insito in quel gesto: basta guardare l'espressione stupita dei bambini quando disegnano su un foglio la silhouette della loro mano, e poi la tolgono.
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