venerdì 25 ottobre 2013

l’Unità Lettere 25.10.13
Un’Italia che vuole cambiare
di Carlo Patrignani

su spogli
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Repubblica 25.10.13
Carlassarre, giurista del comitato “La via maestra”, spiega perché le riforme vanno fatte senza modificare la procedura prevista dalla Costituzione
“Pericoloso toccare l’articolo 138, l’esecutivo non intervenga”
intervista di Annalisa Cuzzocrea

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il Fatto 25.10.13
Parlamento in quarantena, il Colle riscrive il Porcellum
Ultimatum ai partiti: legge elettorale prima della sentenza della Consulta
Ma l’accordo non c’è, e Napolitano si prepara ad autorizzare un decreto
di Paola Zanca

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Repubblica 25.10.13
Prodi e i senatori comprati nel 2008 “La peggior ferita alla democrazia”
Bersani: il Pdl si sganci dal Cavaliere
L’ex premier: non è una questione personale, parlino le istituzioni
di Tommaso Ciriaco

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Repubblica 25.10.13
“Non si può più stare con Berlusconi con le larghe intese si è perso l’onore”
Parisi: serve un ripensamento radicale ma nessuno dice niente
di Giovanna Casadio

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l’Unità 25.10.13
Tesseramento Pd, in campo gli «osservatori»

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il Fatto 25.10.13
Le facce pulite del Pd e il voto sull’art. 138
di Tiziana Gubbiotti

Nel panorama desolante rappresentato dai parlamentari del Pd, proni ai voleri di Napolitano e Berlusconi, credevo che fra i senatori si potessero salvare almeno i nomi di tre donne: Rosaria Capacchione, giornalista impegnata sul fronte della lotta alla camorra, Stefania Pezzopane, molto attiva a favore delle opere di ricostruzione dopo il terremoto de L’Aquila, e Laura Puppato, sensibile ai temi dell’ecologia e delle politiche sociali. Scopro che tutte e tre hanno votato a favore dello scardinamento dell’art. 138, un atto che ritengo un autentico schiaffo in faccia nei confronti di chi, come me e altre centinaia di migliaia di persone, aveva firmato e chiesto di non affidare una decisione di tale gravità a un manipolo di nominati o, almeno, di consentire la possibilità di un referendum che coinvolgesse i cittadini in una scelta che riguarda tutti. È inutile illudersi: in Parlamento non si salva proprio nessuno.

l’Unità 25.10.13
Civati: Pd da Prodi a Rodotà «Con me stop larghe intese»
Aperta la campagna a Roma, appello anche a Vendola e Barca
Dice: «Nichi, fratello mio, dove ti abbiamo lasciato?»
«Se vinco cambierò tutti i dirigenti»
di Andrea Carugati

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Repubblica 25.10.13
“Cambiare sì, ma verso sinistra per dire addio alle larghe intese”
In campo Civati, l’anti-governo
L’intesa con Vendola è esplicita
di Lavinia Rivara

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l’Unità 25.10.13
Renzi apre la sua kermesse a Firenze
Alla Leopolda anche Epifani
di Vladimiro Frulletti

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il Fatto 25.10.13
Il nuovo “maanchismo” del Pd: “sì critico” e “rivoluzioncina”
di Andrea Scanzi

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il Fatto 25.10.13
Nuovo che avanza
Renzi e D’Alema. Chi è più cattivo?
di Daniela Ranieri

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l’Unità 25.10.13
Viaggio tra i «musi neri» colpevoli di clandestinità
di Luigi Manconi Federica Resta

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l’Unità 25.10.13
Il femminicidio non è solo un fenomeno da punire
La violenza sulle donne si annida nella crisi avanzatissima dell’identità maschile
di Emma Fattorini

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Repubblica 25.10.13
Tunisia nel caos, rivolta contro il potere islamista
Laici in piazza per contestare il partito Ennahda: “Tollera gli integralisti”. Scontri e feriti
di Giampaolo Cadalanu

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«ogni fondamentalismo è pericoloso e ogni essere umano è ugualmente importante. Israele è un Paese come un altro. Dove tutti devono potere vivere in pace, in sicurezza, senza paura. Sogno un mondo dove ognuno rispetti l’altro, anche se ha un’altra religione e un altro colore della pelle»
Corriere 25.10.13
Fischer e l’opera contro l’Olocausto: in Ungheria segnali di intolleranza
«Il Paese fu colpevole con gli ebrei, ora temo per la minoranza tzigana»
di Giuseppina Manin

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il Fatto 25.10.13
Milano anni 70
Walter, il ragazzo terrorista
di Corrado Stajano

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Corriere 25.10.13
Con la prefazione di Giorgio Napolitano
La vera storia dell’Aventino
Giovanni Amendola e la sfida non impossibile al fascismo
di Antonio Carioti

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Nell'immagine, in alto a sinistra, Eugeni Scalfari da giovane, in divisa fascista, con la mamma...
«Vi sono casi in cui l’ultimo articolo fascista di una giovane promessa del giornalismo italiano precede soltanto di qualche settimana il suo primo articolo antifascista.
I fascisti di sinistra speravano che Mussolini avrebbe fatto la rivoluzione e divennero comunisti perché erano (...)  delusi dalla lentezza con cui il regime avanzava verso quell’obiettivo. (...)
In molti casi il loro passaggio all’antifascismo fu facilitato dalla politica culturale di Palmiro Togliatti
Il leader del Pc aveva bisogno di intellettuali organici e li assolse dai loro peccati fascisti accogliendoli paternamente nella casa madre del comunismo italiano»
Corriere 25.10.13
A che cosa servono gli intellettuali italiani

risponde Sergio Romano
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Corriere 25.10.13
Esce da Einaudi il libro del fondatore di «Repubblica»
«L’amore, la sfida, il destino» tra ricordi e riflessioni disincantate
Scalfari in gioco nella partita della vita
La base dell’esistenza è il desiderio. Oggi siamo a un passaggio critico verso il futuro
di Armando Torno

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Repubblica 25.10.13
Eugenio Scalfari. Storia di un’anima contesa da Eros e Narciso
Racconto autobiografico e riflessione si intrecciano nel nuovo libro del fondatore di “Repubblica”
Un’esperienza di vita dominata dall’amore, per gli altri e per sé, e dalla ricerca di un senso
di Franco Marcoaldi

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Repubblica 25.10.13
L’anticipazione. Il brano anticipato è tratto dal capitolo finale
Vedere il mistero dell’essere nel cielo stellato di agosto
di Eugenio Scalfari

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Repubblica 25.10.13
A che servono i filosofi
Quel che possono dire a proposito del mondo
Il Novecento è pieno di ipotesi sulla inutilità di una disciplina che forse è ancora capace di spiegare molte cose
di Maurizio Ferraris

su spogli

giovedì 24 ottobre 2013


SU LEFT ADESSO NELLE EDICOLE:






























nelle edicole
VEDI QUI DI SEGUITO TUTTI I MATERIALI SULLO SCONTRO CON CLAUDIO SARDO CAUSATO DAL SUO INTERVENTO SU L'UNITÀ CONTRO LEFT, DI LUNEDI 14 OTTOBRE
formiche.net 14.10.13
L’Unità di Fago cambia look e contenuti sulle orme di Gramsci
di Carlo Patrignani

qui segnalazione di Nuccio Russo
L’Huffington Post 22.10.13
L’Unità rimessa in piedi da Fago può rinascere ma... inquieta
di Carlo Patrignani

qui
 






















Babylon Post 13.10.13
False antropologie a confronto: fra compromessi storici e consociativismo
La Sinistra italiana non ha mai saputo assumere in proprio e superare la prova del governo

Analisi di una cultura in crisi d'identità, alla luce del solido legame tra fede e logos
di Giampiero Minasi

qui
Un altro articolo di Giampiero Minasi, "Nome in codice Iulca", apparve in aprile sul tema sulle pagine di Babylon Post e fu allora segnalato anche da noi.
Il testo adesso è disponibile qui

CITATI IN PRECEDENZA:
MASSIMO FAGIOLI AL TG3 LINEA NOTTE DI MAURIZIO MANNONI
DEL 16 SETTEMBRE 2010:














LE REGISTRAZIONI DI PRECEDENTI INTERVENTI PUBBLICI DI MARTINA PATANÈ SONO DISPONIBILI SUL SITO DEI VIDEO DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE AMORE E PSICHE, QUI. SI POSSONO TROVARE INSERENDO IL SUO NOME NELL'APPOSITA FINESTRA DI RICERCA.
IL MITO DI PIRAMO E TISBE:











Henrik Ibsen (1828-1906) a sessantun’anni conobbe Emilie Bardach nel 1889 quando lei aveva diciott’anni a Gossensass in Tirolo
Leggi da qui e da  qui (in inglese)

































Left  26, 6 luglio 2013
La donna. Uguale e diversa
intervista a Massimo Fagioli
di Ilaria Bonaccorsi Gardini
qui













Il quotidiano dei vescovi, compiaciuto...:
«Freud faceva speciale affidamento sul cattolicesimo nazionale austriaco»
Avvenire 16.10.13
Quella dedica di Freud al Duce...
di Roberto Festorazzi

qui segnalazione di Nuccio Russo


SU L'UNITÀ DI OGGI:




























 SULLA STAMPA:
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il Fatto 24.10.13
Pd, l’altro golpe dei 101
di Antonio Padellaro

Qui di seguito troverete l’elenco dei 101 - numero maledetto - senatori del Pd che hanno votato (e dei 6 che non hanno votato) la modifica dell’articolo 138 della Costituzione, approvando il grimaldello che consentirà il rapido stravolgimento della Carta fondamentale dei nostri diritti e dei nostri doveri. Lo hanno fatto malgrado i pressanti appelli di giuristi, movimenti e semplici cittadini che non chiedevano la luna, ma un semplice atto di decenza democratica: dicessero pure sì, se proprio erano costretti, alla norma-grimaldello; ma senza la maggioranza dei 2/3, in modo da consentire il referendum sul disegno di legge come previsto dalla Costituzione. Ieri, però, nell’aula di Palazzo Madama, quei 101 senatori del partito che si definisce democratico hanno (al fianco del Pdl berlusconiano) volutamente calpestato il principio scolpito nel primo articolo della Costituzione: che cioè la sovranità appartiene al popolo. Per soli 5 voti, perciò, niente consultazione popolare, ma una miserevole operazione di palazzo di cui i 101 non dovranno rendere conto agli elettori, bensì ai padrini politici che li hanno nominati grazie alla legge Porcata. A dicembre, quando toccherà alla Camera il voto definitivo al grimaldello, si dovrà in tutti i modi possibili garantire la consultazione popolare. Il Fatto metterà in campo le 450mila firme raccolte quest’estate. Forse non basterà, ma non daremo tregua ai responsabili di questo squallido golpe.
«Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei»: 101 Pd con la Lega e con i berlusconiani.
Impediscono il referendum popolare: ricordiamoci bene tutti i loro nomi!
il Fatto 24.10.13
I soliti 101 del Pd Solo 5 ribelli su 106

I CONTRARI Su 107 senatori dem (108 con il presidente Pietro Grasso, che però non vota) 101 hanno votato a favore al ddl costituzionale. Solo cinque non hanno detto sì. Felice Casson si è astenuto. Quattro non hanno partecipato al voto, pur essendo in aula: Silvana Amati e Walter Tocci (astenuti, l’11 luglio scorso) poi Renato Turano e Corradino Mineo, che ha spiegato in aula il suo sostanziale no. Assente Marco Filippi (in missione).
I FAVOREVOLI Donatella Albano; Ignazio Angioni; Bruno Astorre; Maria Teresa Bertuzzi; Amedeo Bianco; Daniele Gaetano Borioli; Claudio Broglia; Filippo Bubbico; Massimo Caleo; Laura Cantini; Rosaria Capacchione; Valeria Cardinali; Vannino Chiti; Monica Cirinnà; Roberto G. G. Cociancich; Stefano Collina; Paolo Corsini; Giuseppe Cucca; Vincenzo Cuomo; Erica D’Adda; Emilia Grazia De Biasi; Mauro Del Barba; Isabella De Monte; Rosa Maria Di Giorgi; Nerina Dirindin; Stefano Esposito; Camilla Fabbri; Emma Fattorini; Nicoletta Favero; Valeria Fedeli; Elena Ferrara; Rosanna Filippin; Anna Finocchiaro; Elena Fissore; Federico Fornaro; Maria Grazia Gatti; Rita Ghedini ; Francesco Giacobbe; Nadia Ginetti; Miguel Gotor; Manuela Granaiola; Maria Cecilia Guerra; Paolo Guerrieri Paleotti; Josefa Idem; Nicola Latorre; Stefano Lepri; ; Bachisio Lai; Sergio Lo Giudice; Doris Lo Moro; Carlo Lucherini; Giuseppe Lumia; Patrizia Manassero; Luigi Manconi; Andrea Marcucci; Salvatore Margiotta; Mauro Maria Marino; Claudio Martini; Donella Mattesini; Giuseppina Maturani; Claudio Micheloni; Maurizio Migliavacca; Marco Minniti; Franco Mirabelli; Mario Morgoni; Claudio Moscardelli; Massimo Mucchetti; Pamela Orrù; Venera Padua; Giorgio Pagliari; Annamaria Parente; Carlo Pegorer; Stefania Pezzopane; Leana Pignedoli; Roberta Pinotti; Luciano Pizzetti; Francesca Puglisi; Laura Puppato; Raffaele Ranucci; Lucrezia Ricchiuti: Gianluca Rossi; Francesco Russo; Roberto Ruta; Angelica Saggese; Gian Carlo Sangalli; Giorgio Santini; Francesco Scalia; Annalisa Silvestro; Pasquale Sollo; Lodovico Sonego; Maria Spilabotte; Ugo Sposetti; Salvatore Tomaselli; Giorgio Tonini ; Mario Tronti; Stefano Vaccari; Daniela Valentini; Vito Vattuone; Francesco Verducci; Luigi Zanda; Magda Zanoni; Sergio Zavoli.

Ma la Cgil, con l'Anpi, per fortuna, non ci sta
il Fatto 25.10.13
Divisioni a sinistra
Il “no” della Cgil: referendum se scatta il presidenzialismo
di Salvatore Cannavò

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il Fatto 23.10.13
Riforme costituzionali, Cgil: “La legge ignora quanto disposto dalla stessa Carta”
Il sindacato conferma la propria contrarietà alla legge approvata in Senato: "Continueremo a difendere strenuamente i principi e i valori fondamentali della Carta, se serve anche con un referendum"

qui
Parla Corradino Mineo: “Questa volta non voterò sì al ddl. Dopo la sentenza definitiva su Berlusconi è in corso un attacco allo stato di diritto, non si possono fare le riforme assieme”
il Fatto 24.10.13
Senato. Pd e Lega evitano il crollo della maggioranza e impediscono il referendum dei cittadini
Costituzione, devastato l’art. 138 Il governo si salva per cinque voti
A Palazzo Madama i berlusconiani tentano di far saltare il quorum. Obiettivo: colpire Quagliariello e dare un segnale al premier e al Colle
Ma i Dem e il Carroccio garantiscono i due terzi. Il ddl approvato con 218 sì. Ora manca l’ultimo via libera della Camera
di Luca De Carolis

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il Fatto 25.10.13
Entro Natale il testo sarà votato alla Camera

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il Fatto 25.10.13
Comitato “La via maestra”: incontro con Grasso e Boldrini

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Repubblica 24.10.13
Il nuovo “MicroMega” difende la Costituzione

su spogli
il Fatto 23.10.13
Re Giorgio recluta corazzieri: “Difendetemi dalle calunnie”
Napolitano accusa quelli che vogliono “destabilizzare il governo” toccando le cariche dello Stato
Riforme avanti tutta: “Non ci fermano”
di Giampiero Calapà

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una mano lava l'altra... (ovvero: «dio li fa e poi li accoppia»)
La Stampa 24.10.13
Il 14 novembre papa Francesco in visita al Quirinale

Il prossimo 14 novembre papa Francesco salirà al Quirinale per rendere al presidente Giorgio Napolitano la visita che questi ha effettuato, con la consorte e il seguito, lo scorso 8 giugno. Il pontefice latinoamericano e il presidente della Repubblica italiana si sono già incontrati il 19 marzo, quando il Papa dopo la messa di inizio pontificato ha ricevuto le delegazioni, e per prima, di prassi, quella d’Italia. Papa Bergoglio inoltre ha inviato a Napolitano un messaggio in occasione della riconferma alla presidenza della Repubblica, lo scorso aprile. Quando il presidente Napolitano ha reso visita a papa Francesco lo scorso 8 giugno, il cerimoniale è stato volutamente molto sobrio. Probabilmente sarà così anche questa volta.
il Fatto 24.10.13
Azione Civile Antonio Ingroia
“Ora niente rese, difendiamola”
di Tommaso Rodano

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l’Unità 24.10.13
Alla ricerca del centro perduto
Non è facile capire cosa si propongano
Opporsi al «dirigismo» e allo «statalismo» della sinistra?
Un curioso paradosso: pur essendo moderata l’Italia sul piano politico tende alla polarizzazione
di Michele Ciliberto

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Repubblica 24.10.13
Un corruttore per alleato
di Massimo Giannini

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Repubblica 24.10.13

Se il condannato per frode sovverte lo Stato di diritto
di Franco Cordero

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Repubblica 24.10.13
Minacce di morte ai senatori pro decadenza
Giarrusso: clima di barbarie, ma niente paura
ROMA — Michele Giarrusso, senatore M5S e membro della Giunta per le immunità, ha denunciato in aula di aver ricevuto una lettera anonima con minacce di morte per sé e per i senatori che hanno votato a favore della decadenza di Berlusconi. Nella missiva, le foto di 15 colleghi accostate a quella di piazzale Loreto con i corpi di Mussolini e Claretta Petacci e la frase «da questa fine non vi salva nemmeno il padreterno». «Dimostra il clima di barbarie in cui precipita il Paese», ha detto Giarrusso, «ma non mi fanno paura».









l’Unità 24.10.13
Meno personalismi
il Pd deve aderire al Pse
di Pietro Folena e Franco Lotito

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Repubblica 24.10.13
Pd, boom di tessere sospette: “Così si falsano i congressi”
Dalla Sicilia a Torino pioggia di denunce: incrementi del 400% in alcuni circoli e accuse tra i contendenti
di Antonio Fraschilla

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l’Unità 24.10.13
Europarlamento: «L’Italia cambi la Bossi-Fini»
Strasburgo favorevole a un approccio comune sul tema immigrazione
Pressing del governo Letta per modificare la bozza del vertice Ue schiacciata solo sul controllo delle frontiere
Il confronto con gli altri Paesi più difficile perché non abbiamo le carte in regola
di Marco Mongiello

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l’Unità 24.10.13
Il messaggio Ue: Roma sia più credibile prima di chiedere
di Umberto De Giovannangeli

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l’Unità 24.10.13
Lampedusa
In sciopero della fame i superstiti del naufragio: «Vogliamo risposte»

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Repubblica 24.10.13
Porte aperte. L’Italia si salverà solo con gli stranieri
“Accogliamoli tutti”, il pamphlet di Manconi e Brinis viaggio senza retorica nelle politiche dell’immigrazione
di Gad Lerner

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il Fatto 24.10.13
Scontri a Roma: i filmati scagionano i sei arrestati
Il Gip: “Non hanno attaccato le forze dell’ordine, né lanciato bombe-carta”
di Valeria Pacelli

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l’Unità 24.10.13
I pesci piccoli
In cella per reati minori e carcerazione preventiva

Le statistiche sulla detenzione in Italia: il 40% è dentro per imputazioni o condanne legate alla Fini-Giovanardi sulle droghe
di Salvatore Maria Righi

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l’Unità 24.10.13
Cervelli e non solo, quelle migliaia in fuga dall’Italia
Nel libro e documentario «Vivo altrove» le esperienze di giovani emigrati
di Claudia Cucchiarato

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Repubblica 24.10.13
Quell’Aula fantasma in Campidoglio “Noi, consiglieri senza lavoro”
Roma bloccata, Marino sotto accusa
Il sindaco: mancano i soldi, non prendo in giro la gente
di Sebastiano Messina

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Repubblica 24.10.13
Israele. Febbre d’amore
di Fabio Scuto

Niente infermiere ebree al turno di notte negli ospedali pubblici israeliani, perché fra le corsie si sta aggirando una contagiosa epidemia: l’amore. L’Israel National Service, aderendo alla richiesta di un gruppo ultra-sionista — il Lehava che sostiene la separazione netta con gli arabi e si batte per impedire unioni “miste” fra ebrei e non ebrei — ha deciso che le infermiere volontarie che prestano servizio in ospedale invece che andare sotto le armi non potranno più lavorare dopo le 9 di sera. Questo, “per evitare di facilitare ogni contatto con la popolazione araba”. Il turno di notte sarà effettuato solo da uomini. La decisione è una vittoria della campagna condotta da rabbini estremisti e altri movimenti di estrema destra in Israele, per evitare il contatto di qualsiasi tipo tra ebrei e arabi israeliani, in particolare tra le donne ebree e uomini palestinesi. La mobilitazione contro il servizio notturno delle infermiere è partita l'anno scorso, dopo le notizie emerse su diverse, pericolose, “relazioni intime” sbocciate tra volontarie ebree e medici palestinesi che prestano servizio negli ospedali pubblici israeliani. Il messaggio è chiaro: “Fate la guerra, non fate l’amore”.
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Corriere 24.10.13
Le nazioni divise su Scientology: vera religione o setta manipolatrice?
di Marco Ventura

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il Fatto 24.10.13
Si fa presto a dire democrazia
Accecati dalla “tempesta perfetta” abbiamo frainteso la primavera araba
di  Cat. Sof.

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il Fatto 24.10.13
Croci e delizie: il Belpaese delle grandi mostre (a caso)
di Tomaso Montanari

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il Fatto 24.10.13
Come combattere il negazionismo
risponde Furio Colombo

su spogli
Repubblica 24.10.13
Negazionismo. Se una legge vuole punire chi cancella la Shoah
Il caso Priebke riapre la discussione tra coloro che vogliono affidare la materia al diritto penale e chi invece difende la libertà di opinione e si oppone a una “verità di Stato”
di Adriano Prosperii per il loro passato nel tentativo di lasciare tutto il peso dell’antisemitismo sulle spalle dei nazisti

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Repubblica 24.10.13
Così in Germania si è deciso di varare una norma
Come si difende la democrazia
di Michael Stürmer

su spogli

CITATI:




























Claudio Sardo, qui sopra e di seguito - su l'Unità di lunedì 14 ottobre -, lui del resto noto baciapile, già direttore del settimanale delle Acli e già collaboratore dell’agenzia cattolica Asca, fa riferimento alla Storia dell'Unità, fondata nel 1924 da Antonio Gramsci.
Ma a che titolo? O forse non la conosce? O non la ricorda bene? Ci troviamo, allora, obbligati a ribadire:







Nel 1924, l'anno in cui fondò l'Unità, Antonio Gramsci scriveva: «Il Vaticano è senza dubbio la più vasta e potente organizzazione privata che  sia mai esistita... la più grande forza reazionaria esistente in Italia, forza tanto più temibile in quanto insidiosa e inafferrabile... Il Vaticano è un nemico internazionale del proletariato rivoluzionario. È evidente che il proletariato italiano dovrà risolvere in gran parte con mezzi propri il problema del papato, ma è egualmente evidente che  non vi arriverà da solo, senza il concorso efficace del proletariato internazionale...» (su La Correspondance Internationale, nel 1924, qui)

l’Unità lettere 14.10.13
La pubblicità ateistica sul settimanale «left»
di Ernesto Preziosi

deputato Pd
su spogli
Ernesto Preziosi ha ricoperto diversi incarichi ecclesiali: vice-presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (dal 1995 al 2006), dell’Unum Omnes – Federazione Internazionale Uomini Cattolici – (dal 1996 al 2003), di cui è stato anche Segretario Generale (dal 2003 al 2006). È membro del direttivo nazionale della Consulta delle aggregazioni laicali, organo consultivo della Conferenza episcopale italiana
dal sito personale del deputato, cfr qui 
segue la "risposta" di Claudio Sardo
su spogli

...e, "coerentemente", l'Unità pubblicava nello stesso giorno (forse in "risarcimento"?!) una intera paginata su Santa Chiara d'Assisi, la sfortunata fidanzata mancata di San Francesco d'Assisi, il cui nome Bergoglio ha scelto per sè...
vedi qui di seguito alla data del 14 ottobre

A cosa fanno riferimento nei testi qui sopra  i due reggicoda di Bergoglio,  "san" Preziosi e "san" Sardo? E poi, se il Partito - come diceva Berlinguer al Bottazzi è "né teista, né ateista, né antiteista", cosa diavolo è? cosa mai ne resta? forse il Nulla?!:
l’Unità 11.2.13
Non teista, non ateista, non antiteista
di Gianni Gennari
 
oltre che su spogli di oggi, l'articolo è disponibile anche, dal giorno della sua pubblicazione, su questa pagina di spogli

Da "Segnalazioni" del 9 giugno 2012, disponibile qui
«Enrico Berlinguer rispondendo a monsignor Bettazzi nel febbraio del 1978 affermò in una lettera che venne resa pubblica che la filosofia del Pc non era una filosofia atea. Il XV congresso comunista decise di modificare l'art. 5 dello Statuto e presentò rilevanti novità con altre due tesi, la n. 16 e la n. 68: i militanti del Partito non erano più obbligati a riconoscere ed applicare il marxismo-leninismo. Il programma politico del partito era, in pratica, compatibile con la eventuale fede religiosa del militante.
Nella sua lettera a mons. Bettazzi, ispirata dal catto-comunista Franco Rodano, Berlinguer cercò di rassicurare il prelato dimostrandogli che l'ideologia del Partito non si caratterizzava affatto per il suo riferimento dogmatico al marx-leninismo. Nella lettera veniva detto che il suo era un partito "né teista, né ateista, né antiteista". Ma non si specificava cosa, allora, invece fosse... Da allora il partito si trasformò in una organizzazione "pragmatica", del momento per momento, priva di qualsiasi riferimento teorico forte, nel tentativo di far convivere in sè modi di pensare spesso opposti e inconciliabili fra di loro ma in grado tutti di esprimere paralizzanti veti incrociati. A prezzo della incapacità di proporre sintesi e linea di progetto tattica e strategica, di continue afasie poiltiche e della conseguente e grave perdita di tanti consensi che prima ne sostenevano azione e progetti, che si sono, negli anni per una soggettiva indisponibilità di tanti al voto per la destra -, rifugiati nell'astensionismo che, come oggi è sempre più evidente, è da allora clamorosamente aumentato.
Sino a Longo le cose non stavano così. Ideologicamente il partito era ateista».
Il testo integrale della lettera di Enrico Berlinguer che viene citata è disponibile qui





















UAAR 15.10.13
Direttore de “L’Unità” e deputato Pd contro campagna “ateistica” dell’Uaar su “Left”

qui

IL SITO DELL'UAAR È QUI
Alcuni commenti dei lettori del sito dell'UAAR:
«Che il PD sia la nuova Democrazia Cristiana non ci vuole molto a capirlo. Più interessante è forse osservare che già dal dopoguerra il P.C.I. fu molto attento al mondo cattolico; per non “dividere le masse lavoratrici” votò l’articolo 7 della Costituzione, più avanti fu sempre tiepido sui temi della laicità, nell’illusione di agganciare le masse cattoliche e sottrarle alla D.C.; probabilmente i comunisti credevano, con una buona dose di presunzione, di essere più furbi dei preti. Il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi: il partito erede del P.C.I. è diventato una colonia dei clericali, anche se probabilmente una buona parte della base è ancora su posizioni laiche. Ma cosa credevano i dirigenti comunisti? Di essere più furbi dei preti? In realtà chi crede di essere più furbo dei preti è un fesso e un presuntuoso. con quella gente la cosa migliore è mantenere quanto più possibile le distanze».
G. B.

«Che il Pd sia un partito sempre più in mano all’ala cattolica è oramai un dato scontato. Con Renzi segretario e Letta premier la cosa attende solo di essere ufficializzata».
Giuliano

«Continuo a non vedere la differenza tra clerico-fascismo e catto-comunismo.
Continuo anche a non vedere margini di rappresentanza politica dei non-credenti in Italia, in senso assoluto, compresi quindi anche i partituncoli da “zerovirgola” come i Radicali che sebbene perseguano cause e battaglie laiche, laici non sono».
Paul Manoni

«Claudio Sardo è un democristiano doc, con tanto di sigillo e ha fatto carriera grazie a questa appartenenza. Ma la colpa non è sua, è di chi lo ha messo a dirigere il giornale di Gramsci».
Proudhon

mercoledì 23 ottobre 2013

QUESTO POMERIGGIO DAVANTI AL SENATO
CONTRO IL GOVERNO
PER LA COSTITUZIONE
PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE !
CONTRO LA MODIFICA CHE IL GOVERNO LETTA ALFANO, CON UN PARLAMENTO DI "NOMINATI"
VUOLE APPORTARE OGGI ALL'ARTICOLO 138 DELLA CARTA

L'ASSOCIAZIONE PARTIGIANI INVITA TUTTI
AL PRESIDIO DAVANTI AL SENATO
QUESTO POMERIGGIO MERCOLEDI 23 A PARTIRE DALLE 17 !
LEGGI IL COMUNICATO STAMPA QUI DI SEGUITO E DIRETTAMENTE QUI


AI PRESIDENTI E SEGRETARI  DELLE SEZIONI DELL'ANPI PROVINCIALE DI ROMA
A TUTTI GLI ISCRITTI DELL'ANPI DI ROMA.
AI PARTITI, SINDACATI E MOVIMENTI.

L'ANPI indice un sit-in di protesta contro la modifica dell'Art. 138 della Costituzione, al momento della discussione in aula. La brusca accelerazione dei tempi d'approvazione ci costringe ad una convocazione certo tardiva.
Invitiamo pertanto tutti a partecipare e ad incentivare la massima partecipazione con striscioni, bandiere e simboli, a partire dalle ore 17.00 di mercoledì 23 ottebre p.v. davanti al Senato.

Comunicato Stampa. 
ANPI Roma: no alla modifica dell'art. 138 della Costituzione
L’ANPI di Roma e del Lazio, invita tutti a partecipare al presidio che si terrà mercoledì 23 ottobre dalle ore 17.00 davanti al Senato della Repubblica, per chiedere che non venga votata la proposta di modifica dell’Art. 138 della Costituzione.

L’ANPI è nettamente contrarietà ad ogni modifica dell’Art. 138 della Costituzione, alle progettate riforme che non siano coerenti con i princìpi della prima parte della Costituzione e con la stessa concezione che è alla base della struttura fondamentale della seconda. Netta è anche la contrarietà ai comitati di “saggi” costituiti all’esterno del Parlamento.
La difesa della Costituzione è uno dei compiti più importanti che la Storia abbia assegnato all’ANPI.
Per questo l’ANPI chiama a raccolta i democratici e gli antifascisti in nome della Costituzione nata dalla Resistenza, perchè sia difesa da ogni attacco e modifiche che non siano coerenti con la propria funzione originaria. Dobbiamo adoperarci perché resista ancora come l’unico faro capace di guidarci verso la costruzione di una vera cultura della democrazia e della legalità, perché questo nostro Stato ancora troppo debole e permeabile in alcune strutture, diventi quello Stato civile, democratico e antifascista che è disegnato dalla Costituzione e che è stato sognato dai Combattenti per la libertà.

Roma, 22 ottobre 2013

il Fatto 23.10.13
138, ultima chiamata al Pd: “Consentite il referendum sul ddl”
Oggi il Senato vota il testo che stravolge la Carta
Senza il sì dei 2/3 possibile la consultazione popolare
di Luca De Carolis

Assalto alla Carta, ultimo atto in Senato. Con un’unica, flebile incognita (o ancora di salvezza): il numero dei votanti. Oggi Palazzo Madama approverà in seconda lettura il ddl costituzionale 813-b, che stravolge l’articolo 138, la “valvola di sicurezza” della Carta, e affida a un comitato di 42 parlamentari il compito di riscrivere almeno metà della Costituzione. Cifre alla mano, non c’è partita: a favore della riforma voteranno i partiti di governo più Lega Nord e gruppi sparsi. Contrari, solo Cinque Stelle e Sel. Ovvero, 57 senatori su 321. Insomma, il ddl che spalanca le porte alla riforma presidenzialista passerà di certo a Palazzo Madama.
RIMANE una speranza: ossia, che il testo non venga approvato dai dei due terzi dei suoi componenti (214 voti), così da rendere possibile un referendum sul testo, impossibile in caso di approvazione con maggioranza “qualificata”. I firmatari del manifesto in difesa della Carta, “Via Maestra”, hanno rivolto un appello pubblico a tutti i senatori: “Permettete anche ai semplici cittadini di dire la loro, rendete possibile il referendum”. Parole indirizzate innanzitutto al Pd, il gruppo più ampio a palazzo Madama con 108 senatori. Lo scorso 11 luglio, in occasione del primo passaggio in Senato, i Democratici votarono compatti sì al ddl. Con due eccezioni: Walter Tocci e Silvana Amati, astenuti. “La nostra generazione ha dimostrato abbondantemente l’inadeguatezza al compito costituente, pensare che possa compierlo ora è un ardimento senza responsabilità” spiegò Tocci in aula. Oggi potrebbe votare contro, assieme ad Amati e a Corradino Mineo, che ha anticipato al Fatto il suo no al ddl. Le indiscrezioni parlano di altri 3 o 4 malpancisti, in bilico tra astensione e voto contrario. Complicato pensare che il fronte dei contrari possa allargarsi. Anche e soprattutto perché si voterà con scrutinio palese. “Ma di appelli e inviti di ripensarci sul 138 ce ne arrivano tanti” ammetteva ieri un senatore dem. Sullo sfondo, un’altra ipotetica via d’uscita: le assenze nel Pdl (91 senatori). La scorsa volta, il ddl passò con “soli” 204 sì (con meno dei 2/3, quindi) proprio per i vuoti nel centrodestra. Mancava uno su quattro, nel partito di Berlusconi, che però proprio in quel giorno aveva fissato un delicato ufficio di presidenza. Oggi di motivi per assentarsi non dovrebbero essercene . Mentre un senatore Pdl riflette: “Se falchi e colombe vogliono farsi i dispetti, difficile che lo facciano a voto palese sulle riforme”. È però evidente come il tema Costituzione non appassioni a destra. E poi, ci sono le fibrillazioni in Scelta Civica (20 senatori, prima della bufera ). Tirate le somme, il quorum dei 2/3 è ampiamente alla portata della maggioranza. Ma qualche intoppo è possibile. Alberto Airola (M5S): “Comunque vada, è evidente che si aggrappano a questa riforma per tirare avanti. Sono i partiti che vanno cambiati, non la Costituzione”. Oggi in aula si inizia con la replica del governo e le dichiarazioni di voto. Poi lo scrutinio. Chiusa la partita in Senato, ultimo passaggio alla Camera a dicembre. Dove l’assalto alla Carta potrebbe diventare legge.
Repubblica 23.10.13
Riforma costituzionale, voce ai cittadini
di Stefano Rodotà

So bene quanto sia difficile, oggi in Italia, una discussione ispirata a criteri di ragione e rispetto. È quel che sta accadendo per il tema della riforma della Costituzione. Ma questo non deve indurre a ritrarsi da una discussione che trova talora toni sgradevoli. Impone, invece, di fare ogni sforzo perché una questione davvero fondamentale possa essere affrontata in modo rispettoso dei dati di realtà e delle diverse posizioni in campo.
Quel che si sta discutendo è l’assetto futuro della Repubblica, l’equilibrio tra i poteri, lo spazio stesso della politica, dunque il rapporto tra istituzioni e società delineato dalla Costituzione, il patto al quale sono consegnate le ragioni del nostro stare insieme. Tuttavia, prima di affrontare questioni così impegnative, è necessario ristabilire alcune minime verità. Nell’affannosa ricerca di argomenti a difesa della strada verso la revisione costituzionale scelta da governo e maggioranza, infatti, si sta operando un vero e proprio stravolgimento della posizione di alcuni critici di questa scelta. Premono le ragioni della propaganda e così si alzano i toni, con una mossa rivelatrice dell’intima debolezza delle proprie ragioni. Spiace che in questa operazione si sia fatto coinvolgere lo stesso presidente del Consiglio, che non perde occasione per additare i critici come quelli che vogliono rendere impossibile la riduzione del numero dei parlamentari, l’uscita dal bicameralismo paritario, la riscrittura dello sciagurato titolo V della Costituzione sui rapporti tra Stato e Regioni.
Ripeto: questa è una assoluta distorsione della realtà. Fin dall’inizio di questa vicenda, di fronte al “cronoprogramma” del governo era stato indicato un cammino diverso, che sottolineava proprio la possibilità di una rapida approvazione di riforme per le quali esisteva già un vasto consenso sociale, appunto quelle ricordate prima. Se governo e Parlamento avessero subito seguito questa indicazione, è ragionevole ritenere che saremmo già a buon punto, vicini ad una dignitosa riscrittura di norme della Costituzione concordemente ritenute bisognose di modifiche. Come si sa, è stata scelta una strada diversa, tortuosa e pericolosa, con variegate investiture di gruppi di “saggi” e con l’abbandono della procedura di revisione indicata dall’articolo 138della Costituzione. I tempi si sono allungati e i contrasti si sono fatti più acuti.
Questo non è un dettaglio, come vorrebbero farlo apparire quelli che, con sufficienza, invitano a guardare al merito delle proposte e a non impigliarsi in questioni meramente procedurali. Quando si tratta di garanzie, la regola sulla procedura è tutto, dà la certezza che un obiettivo così impegnativo, come la revisione costituzionale, non venga piegato a esigenze strumentali, a logiche congiunturali. È proprio quello che sta avvenendo, sì che non è arbitrario ritenere che la strada scelta nasconda un altro proposito – quello di agganciare a riforme condivise anche una forzatura, riguardante il cambiamento della forma di governo.
È caricaturale, e improprio, descrivere la discussione attuale come un conflitto tra conservatori e innovatori. Si stanno confrontando, e non da oggi, due linee di riforma. Di fronte a quella scelta da governo e maggioranza non v’è un arroccamento cieco, un pregiudiziale no a qualsiasi cambiamento. Vi è una proposta diversa, che può essere così riassunta: rispetto della procedura dell’articolo 138, avvio immediato delle tre specifiche riforme già citate, mantenimento della forma di governo parlamentare rivista negli aspetti che appaiono più deboli.
Torniamo, allora, alle questioni più generali. Da alcuni anni si è istituita una relazione perversa traemergenza economica, impotenza politica e cambiamenti della Costituzione. Con una accelerazione violenta, e senza una vera discussione pubblica, nel 2012 è stata approvata una modifica dell’articolo 81 della Costituzione, prevedendo il pareggio di bilancio. Allora si chiese, invano, ai parlamentari di non approvare quella riforma con la maggioranza dei due terzi, per consentire di promuovere eventualmente un referendum su un cambiamento tanto profondo. La ragione era chiara. Si parla molto di coinvolgimento dei cittadini e si dimentica che quella maggioranza era stata prevista quando la legge elettorale era proporzionale, dando così garanzie in Parlamento che sono state fortemente ridotte dal passaggio al maggioritario. Oggi la stessa richiesta viene rivolta ai senatori che si accingono a votare in seconda lettura la modifica dell’articolo 138. Vi sarà tra loro un gruppo dotato di sensibilità istituzionale che accoglierà questo invito, affidando anche ai cittadini il giudizio sulla sospensione di una procedura di garanzia che altri, in futuro, potrebbero utilizzare invocando qualche diversa urgenza o emergenza? Non basta, infatti, aver previsto un referendum alla fine dell’iter della riforma finale, se rimane un dubbio sulla correttezza del modo in cui quel cammino è cominciato. La discussione sul merito delle proposte assume significato diverso se queste non alterano l’impianto costituzionale e sono già sorrette da consenso sociale, come quelle più volte citate, o se invece implicano un mutamento della forma di governo. Per quest’ultima, nella relazione del Comitato dei “saggi” sono state fatte due operazioni. In via generale, sono state legittimate tre ipotesi tra loro ben diverse. E poi si è indicata tra queste una sorta di mediazione, definita come “forma di governo parlamentare del Primo Ministro”, che in realtà introduce un presidenzialismo mascherato, costituzionalizzando l’indicazione sulla scheda del candidato premier e ridimensionando così il potere di nomina da parte del presidente della Repubblica e quello del Parlamento di dare la fiducia. Ha detto bene Gaetano Azzariti sottolineando che così si realizza «l’indebolimento della forma di governo parlamentare e il definitivo approdo in Costituzione delle pulsioni presidenziali». Una politica debole cerca così una scorciatoia efficientista attraverso un accentramento/ personalizzazione dei poteri e sembra rassegnarsi ad una crisi dei partiti che, incapaci di presentarsi come effettivi rappresentanti dei cittadini, non sono più in grado di cogliere la pienezza del ruolo dell’istituzione in cui sono presenti, il Parlamento, alterando così gli equilibri costituzionali.
Ma l’assunzione della logica dell’emergenza e della pura efficienza svuota lo spazio costituzionale di tutto ciò che si presenta come “incompatibile” con essa. I diritti fondamentali sono respinti sullo sfondo e si perde il loro più profondo significato, in cui si esprime non solo il riconoscimento della persona nella sua integralità, ma un limite alla discrezionalità politica che, soprattutto in tempi di risorse scarse, deve costruire le sue priorità partendo proprio dalla garanzia di quei diritti. Sbagliano quelli che, con una mossa infastidita, dichiarano l’irrilevanza della discussione sulle riforme di fronte ai bisogni reali delle persone. Questi vengono sacrificati proprio perché la politica ha perduto la sua dimensione costituzionale, e fa venir meno garanzie in nome di un’efficienza tutta da dimostrare, come accade per il lavoro. Se non si coglie questo nesso, rischiano d’essere vane anche le iniziative su questioni specifiche, e i lineamenti della Repubblica verranno stravolti assai più di quanto possa accadere con un mutamento della forma di governo.











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Repubblica 23.10.13
Il documento
Gli storici: “No a una legge sul negazionismo”

ROMA — Contro la legge che punisce il negazionismo si pronuncia anche la Sissco, la società che raccoglie gli storici contemporaneisti. In sintesi, il documento esprime una forte contrarietà alla proposta – ora in discussione al Senato – di modificare l’articolo 414 del codice penale per trasformare il negazionismo in reato. Gli storici chiedono che «una materia così delicata vengaaffrontata dal legislatore tutta insieme e in modo globale, non attraverso interventi parziali». E che il Senato «non accolga l’inserimento, già approvato dalla Commissione Giustizia, del comma secondo cui “la pena si applica a chiunque neghi l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità”». Tale norma, aggiungono gli studiosi, risulta ambigua e di difficile attuazione.









Repubblica 23.10.13
“Fabriano città creativa”
Il riconoscimento dell’Unesco

ANCONA — Da ieri Fabriano è una “Città creativa dell’Unesco”. Il riconoscimento dell’organizzazione delle Nazioni Unite è stato ufficializzato dopo un lungo processo di candidatura «per la sua grande tradizione cartaria e per la sua creatività artigiana». Lanciato nel 2004, il Network delle Città Creative intende creare una sinergia tra varie città, offrendo agli operatori del settore una piattaforma internazionale «su cui convogliare l’energia creativa ». Nella fattispecie, l’obiettivo è anche quello di rilanciare lo sviluppo economico e sociale della comunità di Fabriano, una cittadina di 30 mila abitanti ricca di storia e tradizioni culturali (ha dato fra l’altro i natali al pittore Gentile da Fabriano), attualmente alle prese con una profonda crisi industriale legate al declino delle industrie elettrodomestiche.












Emergenza.net 23.10.13
Un laboratorio per band e cantautori: il nuovo corso di Tony Carnevale

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