sabato 22 ottobre 2005

su "Liberazione" di sabato 22.10.05

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Liberazione 22.10.05
L'amore amico della guerra, così trionfa il maschio
di Lea Melandri


Liberazione 22.10.05
Italia Stato etico come l'Iran?
di Lidia Menapace


Liberazione 22.10.05
Prc, in direzione, dopo la relazione del segretario, si fa il punto sulla domenica elettorale
La costituente per l'alternativa e le primarie sul programma
di Stefano Bocconetti


Liberazione 22.10.05
Sinistra Ds in coro: «Partito dei moderati? Mai»
Le tre minoranze della Quercia ritrovano l'unità d'azione. Mussi: «Non c'è spazio per una formazione unica»
di Frida Nacinovich

Castellitto e Bellocchio

http://www.cinematografo.it/Cinemedia/00003813.html

...
E cosa ci dice del protagonista del Regista di matrimoni?

E' un regista in difficoltà. Il film racconta un momento della sua vita caratterizzato da una forte crisi di creatività. È un'esperienza umana di viaggio sia fisico che psichico, attraverso la quale il regista cercherà di ritrovare l'ispirazione artistica. Ho già lavorato con Bellocchio, è un regista intenso, mai banale. Mi trovo molto bene con lui"
...

articoli di sabato 22.10.05

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aprileonline.info 22.10.05
Matteoli alle crociate
Aiuto arrivano i fondamentalisti!

aprileonline.info 22.10.05
Unione, Bertinotti: Partito democratico nuocerebbe alla Sinistra

aprileonline.info 22.10.05
Unione, a Bologna la seconda assemblea di ''Uniti a sinistra''


aprileonline.info 22.10.05
Per il ''No'' al referendum sulla riforma costituzionale


il manifesto 22.10.05
«La lista sì, il partito no»
Sinistre ds all'unisono dopo le primarie: ok al listone ma «siamo contrari» al partito democratico che punta a superare la sinistra. Idem per Bertinotti, che ammansisce le opposizioni interne
di Cosimo Rossi

l'Unità 22.10.05
Bertinotti e l’Ulivo
«Sono non belligerante»


Corriere della Sera 22.10.05
Sartori
Il discorso che il politologo ha tenuto ieri a Oviedo per il premio Principe delle Asturie La democrazia è laica o non esiste Non sempre si può diffonderla con successo: il nemico è l’integralismo religioso


Corriere della Sera 22.10.05
Bergman
Dal maestro svedese a Jean Vigo
L’amore è labile (lo dice Bergman)
di Paolo Mereghetti


il manifesto 22.10.05
L'enigma democratico
La democrazia reale non è il potere dei più ma il potere di tutti, in cui, nell'omologazione di pensieri, sentimenti, gusti e comportamenti, la singolarità è concessa nel privato ma non nel pubblico. Un'anticipazione del saggio contenuto nel volume collettaneo «Guerra e democrazia» per manifestolibri
di Mario Tronti


il manifesto 22.10.05
Hobsbawm e i «benefici» della diaspora
di Maria Teresa Carbone


La Stampa Tuttolibri 22.10.05
Tocqueville nobile «schiavista»: è l’altra faccia del liberalismo
di Angelo d'Orsi


Corriere della Sera 22.10.05
Caro Pera, mito non è una brutta parola
di Emanuele Severino


La Stampa Tuttolibri 22.10.05
La lingua ha più forma che sostanza
Ma proprio per questo cambia nel tempo e dipende dall’uso: inediti sorprendenti di Saussure, padre dello strutturalismo, oggi così «inattuale» eppure «resistente»
di Gianfranco Marrone


Tempo Medico 22.10.05
Quando inizia la vita?
Per la scienza sono molti i criteri per stabilirlo, ma non per il Comitato di bioetica
di Donatella Poretti - Tempo Medico n. 800
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vi segnaliamo un blog, in particolare per gli appassionati leftist di musica rock
per collegarti clicca sul nome:

Rock & Martello, ogni giorno una storia in musica

«Quando la musica incontra la politica e la creatività fa rima con socialità non è ancora il comunismo, ma gli assomiglia molto»

di Gianni Lucini, giornalista e collaboratore di Citto Maselli
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giovedì 20 ottobre 2005

citati al Martedì

La trasmissione di Fahrenheit su Radiotre del 18.10.05, con Mario Pirani

Il nuovo Illuminismo

Cosa vuol dire essere illuministi? Mentre il dibattito tra laici e cattolici è sempre più acceso, affiora un nuovo modo di ricorrere alla ragione attraverso la quale comprendere le istanze di entrambi gli schieramenti e sviluppare nuove prospettive. A Fahrenheit ne parliamo con Mario Pirani giornalista, editorialista di Repubblica.

Per ascoltare la puntata dall'archivio di "Fahrenheit" clicca qui

citato anche l'articolo di Mario Pirani:

già pubblicato su "segnalazioni" in data 16 u.s.
e segnalatoci da Sergio Grom
Per leggere l'articolo clicca sul titolo

articoli del 20.10.05

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il manifesto 20.10.05
Una specie vivente in cerca di Lumi
L'ultimo numero di «Micromega» sulla «Natura umana». Un insieme di interventi su un tema che la chiesa vuole ridurre a dogma
di Luca Tomassini


filosofia.it 20.10.05
MicroMega - 9/2005


galileo.it
Cosa ci rende umani?
di Luca Passacielo


l'Unita.it 19.10.05
Dalla Cina all'Iran, la censura ai tempi del web
di Valentina Petrini


ricevuto da Mauro Santoni
Repubblica 20.10.05
Si attende solo la pubblicazione del decreto che sarà retroattivo. La protesta del sindacato e le differenze con gli altri precari della scuola
C'è l'ok del governo: tutti assunti
gli insegnanti di religione
di Salvo Intravaia


La Stampa 20.10.05
Pechino: il partito comunista pubblica un documento sulle riforme politiche
Cina, prove di democrazia «Tutta la gente la vuole»
Ma Hu Jintao avverte: non sarà un sistema occidentale
di Francesco Sisci


l'Unità 20.10.05
Terracini, il comunista ribelle
che costruì le regole del gioco
di Adriano Guerra


Adnkronos 20.10.05
Esperti Aiug, i problemi sessuali 'rosa' sono troppo spesso sottovalutati
Il 65% delle donne italiane insoddisfatte 'sotto le lenzuola'
Crolla il mito del maschio latino. E secondo uno studio europeo, dopo la menopausa si registrano crollo del desiderio nel 36% dei casi e dolore durante i rapporti nel 21%


Il Gazzettino 20.10.05
Una volta a casa, un quarto dei soldati Usa ha problemi mentali o turbe psicologiche


il manifesto 20.10.05
«Un soldato su quattro ha problemi mentali»


il manifesto 20.10.05
CASO FEDERICO
Non è come Erika
di Maurizio Galvani


l'Unità 20.10.05
Nel Lazio 2700 ragazzi con disagio psichico
La denuncia dopo la tragedia di Esquilino: pochi posti letto per i ricoveri, poche case famiglia e pochi terapeuti
di Alessandra Rubenni


Corriere della Sera 20.10.05
Dalla testimonianza dei colleghi di Sybille ed Enrico Gavuzzo emerge il dramma della famiglia: la malattia del quindicenne, la ricerca di una soluzione diversa dall’ospedale
«Portate via Federico, manca personale»
Dopo due ricoveri a Neuropsichiatria, ad agosto i genitori costretti a riprendersi il ragazzo
di Paolo Brogi

su Liberazione del 20.10.05

ricevuto da Nuccio Russo:

Il listone con la Margherita produce una specie di delitto:

la cancellazione di un enorme patrimonio politico e di cultura
Ma come mai i Ds (maggior partito italiano) si suicidano?
di Rina Gagliardi

C'è un'altra domanda che aleggia nella politica italiana: ma perché il più importante Partito italiano, i Diesse, comunque la maggiore forza organizzata della sinistra, ha deciso, più o meno, di sciogliersi? E lo ha deciso dopo aver dato di sé, nelle Primarie di domenica scorsa, una prova palese della sua capacità di mobilitazione, organizzazione, presenza politica? La risposta più ovvia - la più scontata - è quella che forniscono Fassino e D'Alema, sia pure tra di loro con qualche sfumatura diversa: la "grande svolta" di Rutelli corona la nostra linea e la nostra strategia, quella su cui abbiamo puntato da sempre, quella su cui abbiamo costruito il nostro ultimo congresso. Non siamo noi, dicono i capi della Quercia, che veniamo inglobati dai diellini: se mai, sono loro che, finalmente, riconoscono la bontà di questa proposta e rinunciano a giocare tutto sull'identità neocentrista-margheritica. Insomma, siamo noi i veri vincitori della partita delle primarie, e ora ci accingiamo ad incassare al meglio questa vittoria. Un tipico ragionamento politico, chiamiamolo così, "a tutto tondo", destinato a rassicurare gli incerti, a galvanizzare un partito che non si aspettava una eutanasia così ravvicinata, in ogni caso a tenere al meglio in quella complicata "sfida a tre" - Prodi, Margherita e Ds - che è appena all'inizio. Ma proprio da questo ragionamento emerge la verità politica di fondo che, da un po' più di tre lustri, attanaglia la vita dei Democratici di sinistra: eredi (maggioritari) di uno scioglimento, quello del Pci - di un atto di rinuncia, di un'autoliquidazione - essi hanno fatto della "pratica dissolutoria" e transitoria la loro più riconoscibile identità. Sono condannati, si sono autocondannati, a far coincidere la "vittoria" con lo scioglimento - negli anni, si è passati dal Pds ai Ds, e per le numerose "Cose" via via tentate. Ora, però, siamo davvero al gran finale: la prossima tappa, ormai vicinissima, non è la lista unitaria, ma ciò di cui il "listone" è solo il prodromo, la nascita di un soggetto politico che taglierà le ultime radici, anche quelle storico-identitarie, della sinistra. Un Partito Democratico mutuato dal modello nordamericano, quindi privo di ogni connessione riconoscibile e riconosciuta con la sinistra e il movimento operaio di tipo europeo, in compenso agganciato ad una cultura liberal vagamente venata di progressismo. Un pizzico di Clinton, una spruzzata di Blair e di Giddens, miscelati in salsa postdemocristiana - quello che resta del cattolicesimo democratico ed anche del suo filone solidaristico - e guidati da Romano Prodi. Con la sinistra, anche nella sua variante socialdemocratica e "riformista", anche nelle sue versioni europee moderate (Schroeder e i socialisti francesi), è rotto ogni ponte. Naturalmente, questa è l'idea, il progetto-limite, il disegno astratto che si intravede - la realtà del processo sarà certo ben più accidentata, e nessuno può giurare, in questo momento, che esso riuscirà a tradursi in una forza politica in carne ed ossa, non meramente "federata", non dilaniata ad ogni passaggio importante, non prevalentemente occupata in guerre intestine. Quando per esempio si tratterà di scegliere la collocazione europea - Ppe o Internazionale socialista? - ne vedremo, in tutta evidenza, delle belle, anzi delle brutte. E quando si discuterà di quisquilie, come la laicità dello Stato o i diritti degli omosessuali, è facilmente prevedibile, fin da ora, un conflitto dilacerante. E tuttavia questo è il progetto, questa l'intenzionalità dichiarata, questa la strada che ci si avvia a percorrere: buttare via i Ds. Consegnarli al polveroso archivio dei ricordi. Liberare la politica italiana dalla forza maggiore della sinistra.

Confessiamo che, un po', questo "delitto" ci dispiace: non siamo compiaciuti, nient'affatto, dell'idea che, forse nel giro di pochi mesi, si potrà produrre un grandissimo spazio libero a sinistra, "pronto" per la sinistra non riformista. Questo tipo di calcoli tra il geometrico e il geografico, in realtà, non hanno mai funzionato: il vero colpo, la vera vittima designata di questa operazione è in realtà proprio la sinistra, la sua "necessità", il suo ruolo. Comunque, ben più di noi soffriranno i compagni della Quercia: i più dei militanti, dei simpatizzanti e degli elettori, percepiranno tutto questo come una perdita, non come un allargamento - come un vuoto, non come una "transustanziazione". E anche loro si chiederanno: perché? Senza forse riuscire a trovare una spiegazione che vada oltre l'evento-primarie, le imperiose richieste di Prodi, la necessità di non compromettere in nessun caso una vittoria ormai certa alle prossime elezioni, l'impossibilità, in definitiva, di fare altrimenti. Anche qui c'è un nucleo forte di verità: l'abbraccio "inestricabile" nel quale Prodi e i Ds, in particolare, si sono avviluppati. Il grande successo del Professore è cioè anche e soprattutto il prodotto di due fattori che si sono incontrati nel punto giusto e al momento giusto: il senza-partito Prodi e il senza-premier partito diessino. Un professore privo di truppe proprie, ma capace di rappresentare l'unità del popolo antiberlusconiano e di portarla a vincere - come è già accaduto nel '96, e il "già accaduto" ha sempre il suo peso. E un popolo che riesce a esprimere se stesso, ivi ncompresa la sua voglia di pesare e partecipare, soltanto riconoscendosi in lui, investendo in questa scelta il suo Dna di fedeltà unitaria, la sua generosità, la sua sapienza organizzativa. Si può capire che, dopo il voto di domenica, separare queste due soggettività era diventato difficilissimo, quasi impossibile - senza mettere tutto a soqquadro e senza danneggiare un "capitale" rivelatosi, a sorpresa, molto potente. Anche perché il fattore più debole, e a questo punto il più agevolmente sacrificabile, era proprio il fattore S: vale a dire l'identità diessina, la sua soggettività, la sua funzione sociale.

Qui, certo, varrebbe la pena di analizzare a fondo il processo che ha condotto il maggior partito della sinistra a sciogliersi sul serio, a spogliarsi via via della sua ragion d'essere, a disperdere un patrimonio sociale e culturale di prima grandezza. Torna in primo piano la "questione degli intellettuali", che non è certo l'unica ma quella più esemplare. Per un partito di sinistra, è tanto essenziale avere solide radici di classe quanto disporre di una grande rete culturale che innervi di sé il tessuto sociale, produca idee, costruisca, appunto, una cultura politica diffusa e condivisa attorno ale grandi questioni che si pongono - e il nostro tempo ne trabocca, come sappiamo, la globalizzazione, il fondamentalismo, il ruolo sempre più imponente e sempre meno controllabile della scienza, e via dicendo. Se una forza politica di sinistra non è capace di elaborare un pensiero credibile sul mondo, e sulla crisi storica del capitalismo, su che cosa può poggiare la propria necessità e stabilità? Ma l'intellettualità italiana, come dicevamo di recente, ha subito un rinsecchimento drammatico: occupa posti, nei giornali e nelle università, fa girotondi, promuove mille convegni, si occupa, come proprio orizzonte teorico massimo, delle (per altro pessime) leggi sulla giustizia del governo Berlusconi. Se l'intellettuale di punta della sinistra - si fa per dire - è Travaglio, vuol dire, semplicemente, che l'intellettualità di sinistra non c'è più. Se la distanza tra un talk show televisivo e un "seminario" si è fatta così sottile, vuol dire che la cultura si è fatta piccina piccina, e che soprattutto è finito ogni rapporto positivo tra cultura e politica. Una condizione generale di miseria che coinvolge tutta la sinistra, ma non ha potuto non riflettersi, prima di tutto, sul maggiore partito della sinistra. Da anni, esso ha rinunciato ad esistere come soggetto forte, dotato di un progetto strategico e di valori "forti" per il futuro. Ahimè, c'è una logica inesorabile in questo Partito Democratico in fieri: la sinistra che - proprio al contrario di quel dice Gad Lerner - fa un salto all'indietro di due secoli, si autocancella e si rifugia in un'identità ottocentesca - vagamente liberale, con qualche slancio di filantropia, con solidi agganci con il mondo della borghesia. Si capisce perché Fassino non dice, in sostanza, il vero, quando si accinge a tagliare l'ultimo nodo. A buttare il bambino, come si diceva un tempo, con l'acqua sporca.

mercoledì 19 ottobre 2005

articoli del 19.10.05

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deliri: overdose o calcolo?
Corriere della Sera 19.10.05
Risposta a Severino
Democrazia e Cristianesimo non sono Miti
di Marcello Pera


razzismo contemporneo
Corriere della Sera 19.10.05
I due autori: «Le persecuzioni subite hanno reso gli ashkenaziti più acuti»
«Ebrei più intelligenti, lo dice il Dna»
Rivolta della comunità scientifica: «Tesi pericolosa e razzista»


ateismo... ma lacaniano
Il Mattino 18.10.05
Filosofi in campo: «Difendere l’ateismo»
di Fabrizio Coscia


scienza
La Stampa TuttoScienze 19.10.05
Genova, dieci giorni per respirare scienza
Dal 27 ottobre all'8 novembre 250 eventi che coinvolgeranno duecentomila persone, in strade e teatri, ricercatori, esperimenti, dibattiti, spettacoli
di Lara Reale


scienza
La Stampa TuttoScienze 19.10.05
Gli «scoop» fatti in laboratorio
di Piero Bianucci


tolleranza sabauda
La Stampa 19.10.05
Una giornata per la libertà religiosa


sinistra
Apcom 19.10.05
PRC/ Giordano: le minoranze facciano autocritica
"Se non avessimo partecipato a primarie ora saremmo cancellati"


sinistra
AGI 18.10.05
UNIONE: Bertinotti correrà con il suo simbolo


newspaper24.it 19.10.05
Una mostra sull'occhio


il dramma di Roma
Corriere della Sera 19.10.05

«Federico soffre di disturbi ossessivi e delirio»
Parla il medico che ha in cura il ragazzo: se avessi saputo che il padre aveva le armi...
di Francesco Di Frischia


storia
Corriere della Sera 19.10.05

Un libro di Alberto Banti ricostruisce la storia dell’immaginario patriottico nel Risorgimento
Garibaldi, eroe sì ma troppo macho
Incontrando Anita, la salutò così: «Tu devi essere mia»


una segnalazione di Paola Franz
http://www.almanacco.rm.cnr.it
Le origini del linguaggio? Le svelano i robot

una segnalazione di Carmine Russo
Liberazione 19.10.05
Ma come mai gli intellettuali non capiscono niente di politica?
di Rina Gagliardi

martedì 18 ottobre 2005

OGGI
MARTEDÌ 18 OTTOBRE 2005

LA BELLISSIMA PUBBLICITÀ DELLE
NUOVE EDIZIONI ROMANE

- già uscita venerdì, in b/n, su "Liberazione" e "La Repubblica" -
A COLORI SULL'UNITÀ
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citati al lunedì

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La Repubblica 13.10.05
Intervista
Un libro di David Meghnagi sul grande trauma della Shoah
La memoria di un popolo
Luciana Sica


D, supplemento a Repubblica 15.10.05
Il diavolo in corpo
di Roberto Croci

articoli del 18.10.03

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Liberazione 18.10.05
Intervista al segretario del Prc, molto contento della domenica delle primarie: per la partecipazione e per il risultato.
Ora inizia la battaglia del programma. «Dobbiamo fare come "gli stati generali" in Francia, e noi siamo il terzo stato»
630 mila voti: Bertinotti è soddisfatto e vuole spostare a sinistra l'Unione
di Rina Gagliardi

Apcom
UNIONE/ BERTINOTTI A PRODI: SI RIFACCIA A LOCKE SU PARTECIPAZIONE
"Si rivolga non solo a partiti. Tra 5-10 anni il panorama sarà diverso"


l'Unità 18.10.05
Il leader di Rifondazione: l’Unione usi le primarie per tutto. «I miei 600mila elettori sono molti...»
di Simone Collini


Repubblica 18.10.05
E Bertinotti rilancia "Ai voti il programma"
"Assemblee regionali su legge Biagi, riforma elettorale e Bossi-Fini"
Il leader del Prc: "Non ho sfondato? Trovateli voi 630 mila consensi"
(...)
di Giovanna Casadio


Apcom
UNIONE/ BERTINOTTI: PROGRAMMA NON E' QUALCOSA DI AUTOCRATICO
Riunione tavoli tecnici il 25 ottobre, assemblea a dicembre


Apcom
UNIONE/ BERTINOTTI: PRIMA DI IERI LE DESTRE ERANO AL RECUPERO
"La giornata delle primarie ha messo le cose a posto..."


una segnalazione di Franco Valeri e di Roberto Martina
Repubblica, Affari & Finanza 17.10.05, pag 17
L’America tira il freno: mai più psicofarmaci ai bambini
di Eugenio Occorsio


Corriere della Sera 18.10.05
Gli uomini ci ripensano:
sì a una donna per amico Per il 75% l’amicizia (senza secondi fini) è possibile Vegetti Finzi: il rapporto resta sul filo della seduzione
di Claudia Voltattorni


Corriere della Sera 18.10.05
Il calcolo dell'orgasmo
In una vita le ore del piacere sono sedici


La Stampa 18.10.05
Celebrazioni in Valsesia a 700 anni dalla sua resistenza e morte sul rogo
Fra Dolcino ritorna
Per eretici e streghe
di Carlo Grande


Corriere della Sera 18.10.05
la svolta etica
Staminali, una svolta etica la riproduzione delle cellule
di Edordo Boncinelli


Corriere della Sera 18.10.05
Staminali salva-embrione, scienziati divisi Vescovi: il problema etico non è risolto.
Hurlbut: ma è una svolta promettente


Apcom
Neuroscienze

Un simposio sul cervello a Napoli
di Vincenzo Napolano


Repubblica, Roma 18.10.05
Parco della Musica
Incontro tra disclipline, dibattiti e "lezioni"
Filosofia e scienza la mente fa spettacolo
Due Festival con psicologi, neuroscienziati, filosofi e biologi...


BUR.it 18.10.05
Bollettino Università e Ricerca
Università di Parma
Corso di aggiornamento "Disturbo borderline di personalità: psicopatologia, clinica e terapia

lunedì 17 ottobre 2005

MASSIMO FAGIOLI

È STATO L'OSPITE
NELLA TRASMISSIONE DI MARZULLO
"SOTTOVOCE", ANDATA IN ONDA SU RAIUNO
LUNEDÌ 10 OTTOBRE 2005

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abbiamo votato contro il Governo
in 4.300.000!

Fausto Bertinotti

Corriere della Sera 17.10.05
Bertinotti: resto rivoluzionario
Ora proporzionale alla tedesca «Sulla lista unica ripeto il mio no. Programma, eviterò bracci di ferro»
di
Aldo Cazzullo

«La rivoluzione non è affatto scomparsa dal mio orizzonte politico. Anzi. Anche la rivoluzione rientra in prospettiva nella riscoperta delle categorie classiche della politica, che è la direzione in cui va la storia italiana. È l’approccio rivoluzionario che va rovesciato rispetto agli schemi novecenteschi, ed è questo il tema su cui vado discutendo da un anno a questa parte con Toni Negri. Lui non crede alla non violenza, sostiene che così si consegna il movimento alla repressione. Io resto convinto che la rivoluzione vada fatta, ma non come ci hanno detto sinora; non conquistando il potere per trasformare la società, ma seguendo la via contraria». Neppure il risultato parziale dell’una di notte, 72,3 a 15,9, gli toglie il buon umore, nasconde bene un po’ di delusione. «Prodi partiva da 70, io da 12. Più o meno è andata così; anzi, meglio. La strategia di rivolgermi a tutto l’elettorato di sinistra anziché limitarmi a mobilitare il mio elettorato ha dato ottimi risultati: un conto è prendere il 16% su un milione di votanti, una altro è prenderlo su tre milioni e mezzo; significa aver mosso il voto di opinione. Certo, l’alta affluenza dell’Emilia Romagna non mi ha favorito. Ma rivendico comunque una buona prestazione, soprattutto in prospettiva, e nel confronto con gli altri. Pecoraro Scanio è al 2,2%: meno della metà del suo livello di partenza. Prodi pensa a una lista di tutta l'Unione? Per me non cambia nulla: ribadisco il mio no ma non farò un braccio di ferro sul programma. Prodi ha l'ambizione di rappresentare tutti, ambizione giusta che condivido».
Un passo indietro. Domenica pomeriggio a casa Bertinotti. La signora Lella, anche lei di ottimo umore. Il nipotino Davide, nove anni, figlio di Duccio, che nella campagna per le primarie è uscito dal riserbo. «A Bari ha organizzato una "Bertinight". Duccio è un organizzatore di musica. È partito con una band reggae, poi il sound-system: assembla dischi originali, ne fa la colonna sonora di una serata». Si inserisce Davide: «Nonno, spiega al signore che papà fa anche le gare, a New York, a Kingston». Ma il nonno è già con il pensiero alla rivoluzione. Cerca testi consunti dalla sua grande biblioteca, i libri di una vita, le letture di un autodidatta. «Ecco qui: Kautsky, Riforma sociale e rivoluzione . La polemica con Bernstein: ciò che distingue un riformatore, oggi diremmo riformista, da un rivoluzionario non è perseguire le riforme, ma limitarsi ad esse. È un concetto che ho ritrovato in Gilles Martinet, anzi, forse è André Gorz. Eccolo, siamo fortunati, Gorz, Il socialismo difficile , pagina 37: il riformismo non è la lotta per le riforme, che ogni marxista deve proporsi; è l’isolamento del momento riformista da quello rivoluzionario. In Italia Gorz individua una categoria, i riformisti-rivoluzionari, in cui include Ingrao, Basso, Lombardi, forse anche Trentin. Ecco, io mi sento un riformista-rivoluzionario. Riforme sì, purché non escludano ma preparino la rivoluzione, la trasformazione del capitalismo». Ma voi al potere potreste andare già tra sei mesi. «Qui c’è un’altra differenza con Toni Negri: io verso il potere sono sempre critico, chiunque lo detenga. Questo ci consente di essere in una maggioranza di governo e contemporaneamente nel movimento. Si chiama bilocazione. Nell’800 a Torino c’era un santo sociale, don Bosco, che aveva il dono: poteva essere in due posti nello stesso tempo. Noi - sorride Bertinotti - abbiamo la bilocazione come don Bosco».
La cronaca purtroppo incombe, la radio dice che hanno votato già in due milioni: «Una risposta alla prova di forza imposta da Berlusconi sulla legge elettorale. Ha ragione Veltroni: un’era si è chiusa. La differenza è che per me si tratta di un’ottima notizia. Io mi sono opposto al proporzionale di Berlusconi per una questione di metodo e di merito, ci opporremo anche al Senato, e considero un grave errore l’offerta di Fassino di patteggiare: così si rinuncia alla nitidezza di impostazione e si introduce un fattore di inquinamento, che nella fase attuale è amico del demonio. Questo non significa sia possibile ripristinare la vecchia legge uninominale. L’Unione non deve tornare indietro ma andare avanti, verso un proporzionale vero, sul modello tedesco, che non prevede il premio di maggioranza. Tra cinque anni nulla sarà come oggi. Ci saranno di nuovo il centro, la destra e la sinistra. Torneranno i partiti veri, le identità certe, non quelle vaghe da indicare con un albero o un fiore. Chi mi prospetta una lista di tutta l’Unione al Senato non capisce quanto succederà: per questo rispondo no». E Prodi cosa dovrebbe fare? «Non mi impiccio. Potrà guidare un Ulivo ridotto, o uno dei partiti dell’ex Ulivo. Ma mi pare evidente che farà il capo della coalizione, non il capo di un progetto politico». La tentazione neocentrista? «Esiste, perché esiste la Confindustria, vale a dire un sistema di poteri forti. Il neocentrismo è molto peggio della vecchia Dc: non è mediazione né keynesismo, ma liberismo. Neppure Prodi ne è immune: neocentrismo è il trattato costituzionale europeo, è la direttiva Bolkestein. Per questo, anche dopo le primarie, la competizione nell’unità con Prodi continua».
Alle 18 si esce per andare da Lula, in piazza Navona, con Prodi, Pecoraro Scanio e Di Pietro. Clima sereno, di gioia offuscata solo dalla notizia dell’agguato in Calabria. Uno spuntino a casa, poi tutti a viale del Policlinico, in sede. Bertinotti si chiude nella stanza della segreteria ad aspettare i risultati. Mastella ha già messo le mani avanti: lascia l’Unione e vota la riforma elettorale. «Sarebbe sbagliato trattenere Mastella o corteggiare Follini. Tocca a loro decidere. I dati di stanotte dimostrano che il centrosinistra ha una grande forza d’attrazione. Speriamo valga anche per il nascente soggetto radicalsocialista, cui io per la mia formazione guardo con favore». Alle 10 di sera c’è ancora coda in molti seggi, mancano le schede. «C’abbiamo beccato anche stavolta. Aveva torto chi diceva che era tutto inutile, tutto deciso, che le primarie sono un’americanata. Invece hanno partecipato pure i Disobbedienti. Abbiamo dimostrato di non essere antipolitica, ma critica della politica. Dentro e fuori nello stesso tempo. Ricorda don Bosco e la bilocazione?». Se non fosse stato per l’Emilia Romagna, all’alba pure don Bosco sarebbe apparso un riformista-rivoluzionario.

articoli del 17.10.05

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sinistra
La Stampa 17.10.05

La speranza. I bookmaker della politica lo davano al 20 per cento
La mezza sconfitta di Fausto il rosso

«L’affluenza conta ben più dell’esito
Adesso è nata una nuova Unione»
di Antonella Rampino


sinistra
brevi dalle Agenzie di stampa:


contorcimenti
Corriere della Sera 17.10.05

Sulla laicità
i Cattolici il Papa e le Leggi
di Emanuele Severino


La Stampa 17.10.05
L'opinione di Tilde Giani Gallino
La psicologa: nella nostra società
i bambini vivono già come adulti
di Michela Tamburrino


autismo
l'Unità 17.10.05

Autobiografie
Collins e la storia del figlio Morgan
Come imparare a vivere «diversamente»
di Sergio Pent


Giornale di Brescia 16.10.05
Il nobel Amartya Sen: quando «lei» è discriminata ancora prima della nascita
Un convegno a Firenze


una segnalazione di Francesco Borgese
Il Sole 24 0re Domenicale 16.10.05
Psicoanalisi, non solo libri neri


Questo articolo ci è stato inviato in formato jpg, e non è possibile pubblicarlo. Si tratta di una lettera di Raffaello Cortina alla quale risponde Alessandro Pagnini. Chi volesse leggerlo può richiedercelo con una e.mail a "segnalazioni"

DAL SITO DELLE NUOVE EDIZIONI ROMANE

Lettera ai quotidiani

“Il Sole-24 Ore”
“Il Corriere della Sera”
“L’Unità”
“La R
epubblica”

inviata il 20 settembre 2005 dal Comitato Editoriale de
“Il sogno della farfalla”

Abbiamo letto con interesse le varie recensioni relative a Le Livre noir de la psychanalyse (edizioni Les Arènes), titolo appena uscito in Francia, che raccoglie una serie di pesanti accuse alla psicoanalisi freudiana.
Siamo psichiatri e psicologi e, forse, proprio per la nostra formazione di psicoterapeuti, ci ha colpito il riferimento a «qualche inspiegabile assenza» tra gli autori e l
affermazione che «in Italia sappiamo già…».
Sperando o fantasticando che tali precisazioni possano essere un invito, vogliamo ricordare che proprio in Italia, da quarant
anni, e non «da trenta», esiste una realtà che ha sempre denunciato linesistenza teorica e la natura fraudolenta del freudismo.
Come è noto, tale denuncia, assai più argomentata delle pur meritevoli indagini avvenute in altri Paesi a partire solo dagli anni
90, è stata formulata, nel 1970, non da Grünbaum ma dallo psichiatra Massimo Fagioli nel volume Istinto di morte e conoscenza, e viene tuttora da lui portata avanti, dopo aver attraversato i lunghi anni nei quali, anche in Italia, la benché minima critica a Freud era un tabù.
Aggiungiamo che il rifiuto totale della psicoanalisi è una realtà condivisa dalle moltissime persone che partecipano all
Analisi collettiva. Una realtà che non porta, come di solito accade, ad abbandonare ogni ricerca sul cosiddetto inconscio, ma permette, finalmente, di svolgere questa ricerca in maniera teoricamente fondata, con risultati terapeutici estremamente apprezzabili.
Si parla tanto della penosa situazione della ricerca in Italia, e per una volta che da noi si è sviluppata e consolidata una ricerca d
avanguardia che molto ha da dire agli altri Paesi, ci piace pensare che possa incontrare il riconoscimento e lattenzione esplicita che merita.

Cortesi saluti.