mercoledì 21 settembre 2005


citati al Lunedì

una segnalazione di Claudia Calesini
l'Unità 18 Settembre 2005

Su una terrazza principesca, con l’artigiano scamiciato
di Adele Cambria

La terrazza era principesca, se con l'aggettivo si può ancora alludere al lusso aristocratico estremo che consiste (consisteva?) nel godimento esclusivo di una bellezza nata dall'intreccio secolare di natura ed arte. Questo infatti è il lusso della terrazza condivisa dalle sorelle Simona e Carla Marchini, a due passi da Piazza del Popolo: la vista panoramica si apre sull'ingresso monumentale a Villa Borghese da Piazzale Flaminio, sorvola la cupola neoclassica di Santa Maria del Popolo, naviga nel verde cupo dei pini romani, per approdare a Villa Medici accarezzata dalla luna di un tiepido settembre… Si festeggiava a casa Marchini un artista molto amato, m'è parso di capire, da quella sinistra che, in un tempo lontano e non scortese, si definiva radical-chic. In tempi più recenti e men gentili, valgono le semplicistiche categorie individuate dalla giovanissima protagonista di "Caterina va in città": quando, appena iscritta al Liceo Visconti, scopre che i comunisti sono ricchi e colti, i fascisti poveri e analfabeti. Ora a me sembra che Pillo (Pierluigi) Manetti, nativo di San Miniato, ma sposato con la Calabria per via di una moglie, Dora Zagari, che gliene ha trasmesso il gusto, sia una creatura immune come poche dal peccato di snobismo… E quindi si affaccendava, l'altra sera, scamiciato come un vecchio simpatico artigiano, tra le sue moderne Madonne pisane in papier maché colorato e i teatrini scaturiti dall'evocazione dell'Opera dei Pupi: davanti ad uno dei quali Lella Bertinotti e Carla Sepe (che l'aveva appena acquistato) si contendevano affettuosamente una qualche priorità nel collezionismo "manettiano". E non mancavano, alla Mostra inscenata sulla divina terrazza, le testoline in cartapesta gessata dei nipotini di Fausto e Lella. Simona Marchini era a Todi, ma figurava compatto il manipolo bertinottiano, reduce direttamente dal Piccolo Eliseo, dove il leader di Rifondazione aveva appena esposto il suo programma per le primarie: «Finalmente qualcuno che si fa carico della sofferenza umana, in tempi di assoluto cinismo», commentava Carla Sepe, (assistente giuridica della Presidenza della Repubblica).
E Citto Maselli, richiesto di lumi sulla contaminazione "fagiolina" dal candidato numero due dell'Unione, ammetteva che negli anni Settanta i seminari dello psicoanalista Massimo Fagioli avevano sottratto un gran numero di giovani alla lotta armata e alla droga.
E infatti alla famosa assemblea di Villa Piccolomini, nello scorso autunno, coerentemente Fausto Bertinotti si era augurato una politica dove «la non-violenza sia l'inizio della costruzione di un sogno». Come diceva il vecchio Marx, «un giorno, al regno della necessità subentrerà il regno della felicità».
«Ma Fausto non é mai stato marxista, lui era socialista…», si rassicuravano intanto due degli invitati affrontando un piatto di capicollo calabrese.


Liberazione 18.9.05
Le donne il capitalismo e Dio
Le contraddizioni del sistema del pensiero unico fanno riemergere la religione come stabilizzatore sociale. Mentre le sue difficoltà di autoriproduzione spingono alla riscoperta dei valori della famiglia
Emiliano Brancaccio e Graziella Durante

Feuerbach e Marx "cani morti"? Dal punto di vista del loro dichiarato ateismo si direbbe proprio di sì. L'ateismo va infatti annoverato tra i grandi assenti del dibattito culturale - e quindi inevitabilmente politico - di questi anni. Al contrario, una multiforme revanche religiosa si diffonde nell'Occidente capitalistico, manifestandosi non solo nelle oceaniche adunate della gioventù cristiana, ma anche e soprattutto in una rinnovata, crescente influenza del potere religioso sulle istituzioni politiche. Una influenza tale da far dubitare della tesi, pressoché indiscussa fino a pochi anni fa, secondo cui la secolarizzazione della vita civile, e la conseguente riduzione della religione ad "affare privato", si sarebbero imposte col passare del tempo.

Molte spiegazioni sono state date del prepotente ritorno della religione nel linguaggio e nelle strategie politiche delle leadership occidentali. L'interpretazione più influente, come è noto, sottolinea la necessità, dopo gli attentati dell'11 settembre, di individuare nel cristianesimo una comune radice identitaria da contrapporre all'islam, vale a dire al collante ideologico di un insorgente mondo arabo. Per quanto efficace e suggestiva, a nostro avviso questa lettura coglie soltanto elementi superficiali dell'intera questione. Invece, come cercheremo di mostrare, dalle categorie del materialismo storico è forse possibile trarre una più adeguata e profonda chiave di interpretazione per l'apparente "fame di trascendenza" dei giorni nostri. In particolare, sosterremo che la rinnovata apertura alla religione e alle sue istituzioni riflette il tentativo di proteggere le punte più alte dello sviluppo capitalistico contemporaneo da una delle sue più acute contraddizioni interne: quella relativa al ruolo della famiglia tradizionale all'interno del processo di riproduzione sociale. Si tratta di una contraddizione che nel corso del Novecento è riuscita ad imporsi nell'arena politica solo in rare circostanze: per pochi anni dopo la rivoluzione bolscevica, e in seguito tra il '68 e l'affermarsi del movimento femminista. Per quanto fugaci, tuttavia, quelle occasioni sono risultate più che sufficienti per segnalare il potenziale eversivo della contraddizione interna alla famiglia, la "distruzione creatrice" insita in essa. Il problema che si pone ora è di comprendere per quale motivo proprio oggi si costituiscano le condizioni per il riproporsi di quella contraddizione in termini di "problema politico", rispetto al quale l'istituzione religiosa potrebbe candidarsi quale possibile rimedio.

Il riemergere della crisi capitalistica risponde sotto vari aspetti a questo primo interrogativo. Tra la dissoluzione sovietica e la fine degli anni '90, un capitalismo autoreferenziale e totalizzante aveva potuto dispiegare le sue forze quasi senza incontrare ostacoli. Si è trattato di un capitalismo al massimo della sua potenza, che si reggeva sulle proprie gambe, e che quindi definiva al suo interno le condizioni di riproduzione sia della vita materiale che di quella, per così dire, spirituale. E' stato insomma un capitalismo che non necessitava di puntelli ideologici esterni. Le sue parole d'ordine: "crescita per la crescita, competizione per la competizione", hanno rappresentato esse stesse delle lampanti dimostrazioni di forza, di totale autosufficienza ideologica.

Più di recente, tuttavia, le contraddizioni interne sono riaffiorate alla coscienza collettiva, e la potenza riproduttiva del sistema, materiale e ideologica, è iniziata a scemare. La disoccupazione e la precarietà di massa, la crescente sperequazione della ricchezza tra le classi, e più in profondità l'alienazione di un lavoro subordinato, incosciente, sempre più assoggettato - sia nella erogazione che nella fruizione - al dominio capitalistico sulla tecnica e sui desideri, rappresentano solo alcuni dei più vistosi e irriducibili segnali della crisi dei nostri tempi. La produzione "interna" di ideologia è dunque divenuta insufficiente e la religione si è proposta, di nuovo, quale necessario fattore di stabilizzazione sociale. Con ciò naturalmente non si vuol negare il carattere intrinsecamente duale della religione, da sempre in lotta, al suo interno, tra istanze di conservazione e istanze di trasformazione del mondo (e al limite di vera e propria eversione). Al tempo stesso, però, occorre prendere atto della sempre maggiore capacità del potere religioso di assorbire, e quindi neutralizzare, le rivendicazioni sociali che disperatamente cercano nella parola di Dio un sostegno anziché un freno. Dalla censura praticata dall'Impero romano sui Vangeli, alla pretesa dell'attuale pontefice di riconoscere nel suo Dio preconciliare l'unica vera rivoluzione, fino alle procedure di delegittimazione di qualsiasi forma di radicalismo religioso in ambito sociale, gli esempi storici in tal senso abbondano. Ed è proprio a causa di questa incessante, sempre più sottile e minuziosa opera di neutralizzazione che la religione, per dirla con Marx, sembra oggi più che mai assumere i tratti del "sospiro di una creatura affranta", dello "spirito dei tempi privi di spirito". Insomma, dell'oppio dei popoli.

Ma è nel richiamo sempre più insistente ai valori tradizionali della famiglia, e quindi in ultima istanza al ruolo sociale della donna, che la missione conservatrice della religione pare emergere in tutta evidenza. Questo continuo rinvio alle "virtù del passato" costituisce, come è noto, uno dei sintomi più significativi della crisi di consenso della cosiddetta "modernità" capitalistica. Al di là dell'ambito religioso esso trova ampi riscontri anche in alcune frange della cultura di sinistra: tra gli ambientalisti meno avveduti, ad esempio, così come tra i fautori di improbabili forme di micro-comunitarismo economico. Tuttavia, mentre questi fenomeni culturali non appaiono assolutamente in grado di retroagire sul funzionamento effettivo del sistema, nella rinnovata pressione esercitata dal potere religioso sulla donna è invece possibile individuare un tentativo concreto di rimediare alle crescenti difficoltà di auto-riproduzione del capitalismo. Stiamo parlando, in tal caso, di riproduzione sociale nel senso più stretto del termine, vale a dire di tutte le attività finalizzate alla crescita, all'educazione e all'inserimento sociale dei figli.

Il problema è che, proprio su questa attività primaria di riproduzione, le trasformazioni recenti del capitalismo esercitano una serie di spinte contraddittorie. Da un lato, infatti, il movente del profitto incorpora la donna, al pari dell'uomo, nel processo di "astrazione" del lavoro e di valorizzazione del capitale. I dati sulla crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro e sulla lenta ma inesorabile riduzione dei differenziali salariali tra i sessi costituiscono tuttora le più tangibili determinanti della crisi dei valori tradizionali e delle connesse, storiche discriminazioni di genere. I tempi di vita della donna, pertanto, vengono sempre più scanditi per un verso dai ritmi di lavoro e per l'altro dal desiderio di tradurre l'ingresso nella "società che conta" in una più generale occasione di emancipazione dai vincoli sessuali e relazionali di un tempo. Queste tendenze, si badi, sono esplose in modo dirompente durante gli anni Settanta, ma dopo di allora non si sono certo esaurite. I numeri ci dicono infatti che esse proseguono nascoste, covando al di sotto del tessuto sociale. Dall'altro lato, tuttavia, le sconfitte del movimento operaio e la relativa compressione dello stato sociale hanno accresciuto lo sfruttamento, hanno abbattuto la quota di reddito destinata al lavoro subordinato e l'hanno pure resa più instabile, dal momento che oggi più che in passato il capitale può assorbire ed espellere manodopera dai processi produttivi - soprattutto donne, si badi - a seconda dell'andamento della congiuntura. La conseguenza è che l'emancipazione sociale della donna, in quanto appartenente alla classe lavoratrice, risulta più che mai soggetta alle bizzarrie del ciclo capitalistico. Inoltre, la classe lavoratrice non si trova più nelle condizioni di disporre di "tempo liberato per i bambini e per i ragazzi", e al tempo stesso non è in grado di acquistare sul mercato ciò che prima produceva in famiglia, vale a dire "servizi" per l'infanzia e per l'adolescenza. Tali tendenze contrastanti lasciano così in sospeso la questione cruciale: chi si occupa dei figli?

Bisogna ammettere che ancora oggi questo interrogativo non ricade sui generi in modo simmetrico. Esso infatti si insinua soprattutto nel profondo psichico della donna, ingabbiata nel ruolo di responsabile storica della riproduzione sociale. La contraddizione capitalistica irrisolta cioè si tramuta, in ambito individuale, in un vissuto nevrotico e al limite schizofrenico. La religione interviene pertanto come una sorta di richiamo all'ordine, e l'appello al recupero dei valori tradizionali della famiglia si eleva al rango di "soluzione razionale". La donna, si dice, nella piena partecipazione al lavoro sociale si rende vittima di una emancipazione solo apparente, viziata da insanabili contraddizioni e insoddisfazioni. La sua vera libertà risiederebbe invece nel ripristino dell'antico ruolo di sposa e di madre, e solo al limite di lavoratrice "a tempo parziale" (vale a dire una lavoratrice marginale e quindi ancor più subalterna). Si tratta di un ruolo che l'istituzione religiosa reputa "naturale", ma che a ben vedere potrebbe in quest'ottica definirsi addirittura "efficiente", in grado cioè di risolvere problemi che il mero sviluppo capitalistico finirebbe soltanto per aggravare. Siamo insomma di fronte ad un vero e proprio tentativo pianificato di chiudere i conti con i processi materiali che sono sempre stati alla base del movimento femminista. Ed è innegabile che la decantata linearità di questo tentativo, la sua apparente coerenza, esercitino oggi un notevole influsso "razionalizzante" su molte donne ed uomini, e su gran parte della classe lavoratrice.

Ma il discorso non termina qui. L'odierna connection tra potere capitalistico e religioso trova infatti giustificazioni non solo nei fallimenti della meccanica del capitale, ma pure nella stessa ansia di affermazione che muove quest'ultimo. La questione si pone ancora una volta riguardo alla riproduzione sociale della popolazione. Benché infatti non costituisca assolutamente una causa diretta di sviluppo, la crescita della popolazione rende abbondante il lavoro disponibile. Essa pertanto costituisce, nel lungo periodo, le condizioni per il contenimento delle rivendicazioni sociali e dunque, indirettamente, per la valorizzazione del capitale. Il problema è che nei paesi capitalistici avanzati la dinamica della popolazione è estremamente debole. Va tenuto presente che il rapporto di riproduzione stazionaria della popolazione corrisponde approssimativamente a due figli per donna, ed è ben noto che nell'Occidente industrializzato da tempo si fatica a mantenerlo. Si potrebbe obiettare che l'immigrazione è in grado di risolvere la questione, almeno dal punto di vista delle esigenze del capitale. Tuttavia, almeno in Europa, i tassi di immigrazione necessari a compensare la fiacca dinamica interna della popolazione tendono ad alimentare disordini e pulsioni xenofobe, ed appaiono pertanto scarsamente compatibili con gli obiettivi di stabilità e di pax sociale ai quali il capitale medesimo mira. A ciò si aggiunga che la domanda di riproduzione sociale del capitale si presenta in termini non solo quantitativi ma anche e soprattutto qualitativi. Basti in proposito ricordare i sempre più frequenti richiami alla crisi dei principi di obbedienza e disciplina in seno alle giovani generazioni, e i relativi appelli al ripristino della centralità degli antichi valori familiari al fine di rimettere un po' d'ordine tra di esse. Si tratta di appelli che ormai si insinuano persino nella cultura borghese "illuminata", e che trovano nelle esigenze materiali di sviluppo capitalistico il loro principale fondamento. In definitiva, l'imperativo categorico è che occorre far figli "all'interno", ed occorre più che mai educarli alla "compatibilità", alla non contraddittorietà con il funzionamento complessivo del sistema. Se si considera l'impegno profuso dalle istituzioni ecclesiastiche su entrambi questi versanti, si comprenderà che siamo ancora una volta di fronte ad una necessità materiale, sia nel senso quantitativo che qualitativo, dalla quale emergono in tutta evidenza ragioni ulteriori per il consolidamento di un'alleanza di lungo periodo tra potere capitalistico e potere religioso, e per la relativa crescita e istituzionalizzazione delle erogazioni monetarie dal primo al secondo.

Di fronte a queste colossali sovrapposizioni di potenza, materiale e ideologica, appaiono francamente patetici, nella loro assoluta inadeguatezza, i richiami al carattere "laico" delle istituzioni da parte di numerosi politici e opinionisti di sinistra.

Come abbiamo cercato di mostrare, l'odierna pervasività del messaggio religioso sembra poggiare su un solido fondo, materiale e razionale. Non saranno quindi dei timidi appelli alla laicità dello Stato a mutare il corso degli eventi. Il problema, del resto, è di interpretazione prima ancora che di mutamento. A questo riguardo, sarebbe forse utile tornare a gettare uno sguardo ateo, cristallino e impietoso, sulla contemporaneità. L'ateismo costituisce infatti il "corpo estraneo" per eccellenza rispetto alla connessione capitalistico-religiosa dei nostri tempi. Ed è proprio grazie alla sua estraneità, alla sua irriducibilità, che si potrebbe attraverso di esso comprendere che dietro la grandezza di quella connessione potrebbe celarsi, in fondo, un atto disperato. E' possibile infatti che proprio nell'ambito della riproduzione sociale, e dei relativi rapporti familiari, stia montando una delle più alte e irreversibili contraddizioni capitalistiche della Storia. La ferrea volontà di tante giovani donne di conquistare a tutti i costi l'indipendenza economica, lo sviluppo impetuoso dei divorzi, delle coppie di fatto e delle cosiddette "famiglie atipiche", le inevitabili contraddizioni economiche e organizzative cui esse danno luogo, la diffusione anche in ambito popolare di reazioni al monopolio maschile della sperimentazione sessuale e relazionale, e più in generale la crisi simbolica e di fatto delle stesse identità di genere; questi ed altri fenomeni rappresentano degli evidenti e in fondo affascinanti segnali di instabilità sociale, e soprattutto di refrattarietà al "grande balzo all'indietro", ossia al ripristino di un ordine sociale fondato sugli antichi valori religiosi. Il tentativo del sistema di riesumare questi valori al fine di ripristinare i ruoli e le forme - pur aggiornate - del vecchio "focolare domestico" rappresenta dunque una strategia sì razionale, ma che potrebbe alla lunga rivelarsi totalmente fallimentare.

Quali potrebbero essere gli esiti di un simile fallimento? Nel manifesto del 1848 Marx ed Engels scrissero: "Abolizione della famiglia! ", nella sua accezione borghese e filistea. La loro stravolgente predizione, associata ad un orizzonte politico di trasformazione comunista della società, è stata in seguito approfondita e ulteriormente sviluppata. Grazie soprattutto al movimento femminista, molti passi avanti sono stati compiuti e molte altre analogie tra alienazione capitalistica e familiare, e negli squilibri di potere tra le classi e tra i generi, sono venute alla luce. L'ultima generazione, tuttavia, sembra aver perso memoria di questo gigantesco accumulo di conoscenza teorica e di esperienza storica. Il rigetto degli schemi di vita imposti, il rifiuto dei sentieri esistenziali preordinati dai poteri capitalistico e religioso appare tuttora ostinato, ma anche fragile, privo di sostegni. La causa di questa debolezza, ovviamente, deve essere in primo luogo ricercata nelle condizioni materiali in cui i più giovani si trovano ad operare, e in particolare nel fatto che i processi restaurativi degli ultimi decenni hanno agito principalmente su di essi, trasformandoli in vere e proprie cavie per degli esperimenti in vitro di capitalismo puro. Sarebbe ingenuo non riconoscere proprio in questo destino, apparentemente inesorabile, la causa prima del ritorno dell'afflato religioso, e di un certo conservatorismo culturale, tra le giovani generazioni. Chissà allora se, assieme all'esigenza prioritaria di riorganizzarsi collettivamente, proprio la doccia fredda e rigenerante dell'ateismo marxiano non costituisca per i piu' giovani una condizione preliminare per superare la stasi mistica di questi anni. Occorre insomma tornare a comprendere che le forme dell'organizzazione e della riproduzione sociale, e con esse le relazioni familiari e più in generale affettive, non rappresentano assolutamente un prodotto della "Natura" o della "legge di Dio", ma della Storia e quindi del mutamento: un prodotto delle contraddizioni capitalistiche e dei relativi meccanismi di repressione, ma anche dell'agire coordinato, delle lotte, delle forze liberate della emancipazione sociale. Rilanciare l'ateismo marxiano, dunque, per suggerire un sentiero alternativo alla connessione capitalistico-religiosa dei nostri tempi, e per riprendere fiducia nella possibilità collettiva di trasformare il mondo, di piegarlo al desiderio.

Liberazione 18.9.05
«Perché la Cina vincerà la sfida con il pensiero occidentale»
di Tonino Bucci

Modena. Secondo il filosofo e sinologo francese François Jullien, i cinesi concepiscono il reale «come un processo in continuo mutamento. Ciò che per noi sono gli eventi, per loro altro non sono che piccole, sottili pellicole alla superficie del continuo lavoro di trasformazione. Questo è all'origine della grande efficacia della politica internazionale di Pechino»

La Cina è destinata ad essere oggetto di controversie: a volte lontana, dipinta come un paese esotico; altre volte così vicina da rappresentare la minaccia del XXI secolo. Chi ne elogia i ritmi di crescita economica e tecnologica, superiori a quelli di tutte le altre nazioni, chi punta il dito sullo smantellamento del comunismo. Eppure, nonostante gli scenari geopolitici ne accrescano l'importanza, la realtà cinese rimane un oggetto poco studiato. Poco indagata è anche la cultura di questo paese, forse per effetto dello stereotipo che qui da noi ha sempre considerato lo spirito orientale come incapace di pensare filosoficamente.

L'occasione inconsueta d'ascoltare una voce d'eccezione l'ha data il Festival di filosofia - in chiusura oggi a Modena, Carpi e Sassuolo - con la presenza di François Jullien, filosofo e sinologo, autore di Elogio dell'insapore, Trattato dell'efficacia e Il saggio è senza idee pubblicati in Italia da Einaudi.

L'idea fondamentale è che lo studio dell'Altro, della cultura cinese, possa meglio far conoscere la strada intrapresa dalla filosofia occidentale e le possibilità che sono state escluse dalla nostra storia. Agli antipodi del nostro modo di pensare si staglia il modello alternativo della saggezza cinese, fondata non sulla divisione e il primato dell'intelletto sui sensi, ma sulla non-esclusione, sul lasciare tutte le possibilità aperte.

In Occidente la filosofia nasce nel momento in cui stabilisce una differenza tra il mondo dei sensi e l'intelletto. Qual è invece la via della saggezza cinese?
Il "senso" è, da un lato, pura percezione e, dall'altra, al singolare, senso intellettuale, significazione. L'Occidente ha finito per pensare questi due aspetti distinti e contraddittori tra loro. Noi diciamo, ad esempio, che qualcosa ha un "sapore pronunciato", è un modo di dire. Nella cultura cinese, invece, non ci si deve mai pronunciare, l'arte e la saggezza cinese evitano di "pronunciare con forza". Al senso pronunciato dell'Occidente si contrappone un senso che resta sulla soglia, che non esce ma resta nell'indifferenziato. Un senso "insipido", senza sapore, senza una caratteristica marcata e predominante rispetto alle altre, che si tiene distante dai sapori pronunciati come il dolce e il salato. E' non solo un fatto gastronomico, è anche un rituale culturale, anche il Thao è insipido. E' un'esperienza globale, un sapore che non esclude, che non è pronunciato e mantiene tutti i sapori disponibili. Entriamo in un sistema di percezioni e idee che privilegia non la distinzione, bensì l'allusione, l'elusione, la compossibilità. Se scelgo uno, perdo il due, questa è la cifra della cultura cinese. Ed ecco perché, a differenza della cultura occidentale dove tra sensi e significato c'è opposizione e contraddizione (A non è B), in quella cinese c'è invece congiunzione. Come si può pensare senza le categorie della tradizione occidentale? Non voglio dare un'immagine esotica e irrazionale della Cina, voglio soltanto dire che questo paese ha sviluppato una forma di saggezza alternativa al nostro pensiero e che consiste nella scelta di non scegliere, di tenersi in bilico tra le esperienze senza separare il vero da ciò che si ritiene falso. Per lo stesso motivo, il pensiero cinese ha lasciato nell'ombra il politico. La politica è un luogo di opposizione e di conflitto dove non c'è spazio per la compossibilità.

Qual è la differenza più rilevante tra l'idea cinese di politica e la politica così come la intendiamo noi?
Noi europei abbiamo costruito la politica sulla categoria di efficacia, sulla ricerca dei modi in cui una singola azione può inserirsi nella realtà e realizzare il fine. Le scelte e le azioni sono pensate a partire dal risultato. In Cina è completamente diverso: l'inserzione della mia azione nella realtà deve cogliere e seguire gli eventi fin dalla loro origine, deve appoggiarsi e assecondarli, farli crescere finché la situazione non diventa matura e precipita. Il momento più importante non è il risultato finale, ma l'inizio. Semmai l'efficacia cinese consiste nel cogliere al momento della nascita il percorso che poi condurrà la realtà alla maturazione. Nella mentalità cinese non troveremo mai l'elogio del soggetto, del "principe" per dirla con Machiavelli: quando un processo arriva a maturazione scompare anche lo stratega. Il soggetto non si vede. Stratega è colui che ha saputo tanto bene utilizzare la situazione e farla crescere, da scomparire egli stesso. E' la situazione in quanto tale a maturare, che va da sé. Ecco perché la Cina è l'unica grande civiltà che non ha sviluppato l'epopea e non ha il concetto di eroe. Prendiamo il caso di Deng-Xiao Ping: è chiamato il "piccolo timoniere" anche se in trent'anni ha portato la Cina a un regime di mercato capitalistico.

Ma così l'individuo è relegato a un ruolo marginale?
Intanto bisogna distinguere tra soggetto e individuo. Il pensiero del soggetto è stato lento anche in Occidente, è arrivato con la svolta del Cristianesimo, attraverso Agostino, fino alla psicoanalisi. In Cina, il soggetto non è pensato. Nella lingua cinese manca il soggetto, è solo implicito. E nel pensiero cinese non c'è la riflessività che, passando per Kant, ha portato in Occidente alla scissione tra soggetto e oggetto e da qui alla costituzione della scienza. In Cina, questa opposizione tra soggetto e oggetto non è stata sviluppata. Ma è stato pensato l'individuale e, soprattutto, il rapporto tra individuale e collettivo.

Lei vede nella cultura cinese un modello di saggezza alternativa alla filosofia occidentale. Eppure oggi tutto lascia pensare che sia la Cina ad avvicinarsi all'Occidente e all'economia capitalistica. Cosa resta di quella saggezza alternativa?
Fino al XIV secolo le tecniche erano più sviluppate in Cina che in Occidente. A partire dalla rivoluzione scientifica l'Europa decolla sulla spinta dell'innovazione galileiana. La possibilità di applicare la matematica alla natura apre la strada alla scienza. E' un'idea folle e feconda che ha divaricato lo sviluppo dell'Occidente rispetto a quello della Cina. Tutto il linguaggio della scienza da quel momento in poi sarà europeo e la Cina continuerà con uno scarto notevole a rimanere ferma per secoli e sarà lei a dover imparare dall'Occidente e a prendere le due cose che le mancavano: la scienza e la politica. Oggi siamo in un momento in cui la Cina sta superando l'Occidente. Ma il capitalismo importato non è l'unica cultura alla quale tutte le altre devono uniformarsi. Come diceva Mao, la Cina deve camminare su due gambe: il linguaggio della scienza e del capitalismo, e la tradizione cinese, una saggezza elusiva depositata in una cultura letteraria, molto più complessa da accostare di quanto si pensi. Deng-Xiao Ping, di nuovo, rappresenta questa compossibilità. Era stato in Europa ma continuava ad agire alla cinese, non si è mai opposto a Mao, in altri momenti si ritirava prima di farsi avanti, agiva come uno stratega cinese con le proprie risorse.

Qual è, allora, il ruolo specifico che spetta alla Cina nello scenario mondiale?
La Cina partecipa a tutti i dibattiti internazionali, siede in tutti i tavoli e cerca di trarre profitto in ogni situazione. Come? Per propria cultura la Cina dissolve ogni nozione di evento. Mi spiego. Per la mentalità cinese non potrebbe esistere qualcosa come l'11 settembre che per noi è diventata una data simbolica che sdoppia la storia in un prima e in un dopo. In Cina non ci sono eventi, la realtà è fatta piuttosto di una sottile, silenziosa trasformazione continua. Ciò che per noi sono gli eventi, per la cultura cinese altro non sono che piccole, sottili pellicole alla superficie di questo continuo lavoro di trasformazione. Il reale è concepito come processo in continuo mutamento. Questo è all'origine della grande efficacia della politica internazionale della Cina. Ad esempio, i cinesi si installano a Parigi, aprono i negozi, ma è un'emigrazione silenziosa, graduale, non spettacolare e non suscita, perciò, reazioni contrarie. La Cina non viene intercettata perché sfugge ai nostri riferimenti concettuali che sono quelli di "evento" e "fine". La cultura cinese dissolve l'evento e la finalità in una processualità continua che le dà la chance d'imporsi senza trovare alcuna reazione. Non ci si può opporre a qualcosa che non ha forma d'evento.

«Freud è un imbecille»

una segnalazione di Annalina Ferrante e di Licia Pastore

DOMENICALE SOLE 24 ORE PAG 34 PAGINA
SCIENZA E FILOSOFIA
di Alessandro Pagnini

Fino ad oggi la Francia, insieme all'Argentina, rimaneva «il Paese più freudiano del mondo». Ma dopo la pubblicazione di Le Livre noir de la psychanalise (a cura di C. Meyer, Editions des Arenes, Parigi 2005, pagg. 832, euro 29.80) forse anche i francesi, come suggerisce il sottotitolo, non resterà che «vivere, pensare e stare meglio senza Freud»! Il libro non spicca per originalità. E' un compendio di tutte le critiche che psiconalisi ha subito negli ultimi trent'anni e più e che attingono a una consolidata storiografia reviosinista, a una critica epistemologica delle sue credenziali scientifiche, e a quella che in America è stata battezzata pop history, a metà tra il gossip dissacratore e la scoperta di «bugie» asservite in malafede al sostegno di tante teorie freudiane. Il lettore vi trova anche interessanti confronti (e tutti sfvorevoli alla psicoanalisi) tra terapia psicoanalitica , per esempio, le terapie cognitive; o tra la «metapsicologia» freudiana e gli esisti recenti delle neuroscienze. Insomma: letterati, scienziati. storici, filosofi di rinomanza internazionale (ma con qualche inspiegabile assenza come quella di Adolf Grunbaum e con colpevoli lacune bibliografiche) si affannano a raccontarci, non senza un pizzico di inutile malizia scandalistica, quello che persino in Italia sappiamo già che con la fine del «secolo della psicoanalisi» è finita anche la sua credibilità scientifica.

articoli del 21.9.05

la ricerca
La Stampa TuttoScienze 21.9.05

Biologia
Pubblicata la mappa del DNA dello scimpanzé
Quell’1,23 per cento che ci rende «umani»
Il problema è ora identificare quei geni che determinano le caratteristiche dell'Homo Sapiens
di Marta Paterlini, Rockefeller University, Usa

crimini cattolici
Corriere della Sera 21.9.05

Il Tribunale dell'Aja:
«Il Vaticano aiuta un criminale croato»
Il procuratore Del Ponte: il generale Gotovina è nascosto in un monastero

crimini cattolici
Corriere della Sera 21.9.05

L'ex vescovo della diocesi sapeva tutto del suo passato ma l'ha protetto
Francia: prete pedofilo condannato a 12 anni
Denis Vadeboncoeur era già stato in carcere per violenza su minori in Canada: la Chiesa gli aveva dato una parrocchia in Normandia

crimini cattolici
Corriere della Sera 21.9.05

Boss nella cripta, il caso in Parlamento Lumìa (Ds): il Vaticano tolga dalla basilica le spoglie del capo della Magliana
di Andrea Garibaldi

cultura cristiana: q.b.
Corriere della Sera 21.9.05

L'ha curata il vescovo anglicano Michael Hinton
La Bibbia in 100 minuti: ecco la soluzione
Un riassunto delle Sacre Scritture per stimolare alla loro lettura. E' l'ennesimo tentativo inglese per tappare l'emorragia di fedeli
di Simone Bertelegni

ateismo
La Stampa 21.9.05

DIBATTITO
IL CROCIATO DELL’ATEISMO DIFESO DAL PUBBLICO AL CARIGNANO

Le «tesi eretiche» di Onfray
scuotono la Torino spirituale
di Giovanna Favro

sinistra
il manifesto 21.9.05

«Fu giusto far cadere Prodi»
Bertinotti prende le distanze dal professore.
di SA. M.

ammore!
Corriere della Sera 21.9.05

«Che non si muore per amore, è una gran bella verità», ...

l'arguto cinese
Corriere della Sera 21.9.05
L'azienda già sta distribuendo 100.000 profilattici gratuitamente
Sesso sicuro? Con Clinton e Lewinsky
La compagnia cinese Guangzhou Rubber Group metterà in commercio preservativi con i nomi del Sexgate


martedì 20 settembre 2005

citati al Lunedì

una segnalazione di Claudia Calesini

l'Unità 18 Settembre 2005
Su una terrazza principesca, con l’artigiano scamiciato
di Adele Cambria


La terrazza era principesca, se con l'aggettivo si può ancora alludere al lusso aristocratico estremo che consiste (consisteva?) nel godimento esclusivo di una bellezza nata dall'intreccio secolare di natura ed arte. Questo infatti è il lusso della terrazza condivisa dalle sorelle Simona e Carla Marchini, a due passi da Piazza del Popolo: la vista panoramica si apre sull'ingresso monumentale a Villa Borghese da Piazzale Flaminio, sorvola la cupola neoclassica di Santa Maria del Popolo, naviga nel verde cupo dei pini romani, per approdare a Villa Medici accarezzata dalla luna di un tiepido settembre… Si festeggiava a casa Marchini un artista molto amato, m'è parso di capire, da quella sinistra che, in un tempo lontano e non scortese, si definiva radical-chic. In tempi più recenti e men gentili, valgono le semplicistiche categorie individuate dalla giovanissima protagonista di "Caterina va in città": quando, appena iscritta al Liceo Visconti, scopre che i comunisti sono ricchi e colti, i fascisti poveri e analfabeti. Ora a me sembra che Pillo (Pierluigi) Manetti, nativo di San Miniato, ma sposato con la Calabria per via di una moglie, Dora Zagari, che gliene ha trasmesso il gusto, sia una creatura immune come poche dal peccato di snobismo… E quindi si affaccendava, l'altra sera, scamiciato come un vecchio simpatico artigiano, tra le sue moderne Madonne pisane in papier maché colorato e i teatrini scaturiti dall'evocazione dell'Opera dei Pupi: davanti ad uno dei quali Lella Bertinotti e Carla Sepe (che l'aveva appena acquistato) si contendevano affettuosamente una qualche priorità nel collezionismo "manettiano". E non mancavano, alla Mostra inscenata sulla divina terrazza, le testoline in cartapesta gessata dei nipotini di Fausto e Lella. Simona Marchini era a Todi, ma figurava compatto il manipolo bertinottiano, reduce direttamente dal Piccolo Eliseo, dove il leader di Rifondazione aveva appena esposto il suo programma per le primarie: «Finalmente qualcuno che si fa carico della sofferenza umana, in tempi di assoluto cinismo», commentava Carla Sepe, (assistente giuridica della Presidenza della Repubblica).
E Citto Maselli, richiesto di lumi sulla contaminazione "fagiolina" dal candidato numero due dell'Unione, ammetteva che negli anni Settanta i seminari dello psicoanalista Massimo Fagioli avevano sottratto un gran numero di giovani alla lotta armata e alla droga.
E infatti alla famosa assemblea di Villa Piccolomini, nello scorso autunno, coerentemente Fausto Bertinotti si era augurato una politica dove «la non-violenza sia l'inizio della costruzione di un sogno». Come diceva il vecchio Marx, «un giorno, al regno della necessità subentrerà il regno della felicità».
«Ma Fausto non é mai stato marxista, lui era socialista…», si rassicuravano intanto due degli invitati affrontando un piatto di capicollo calabrese.


Liberazione 18.9.05
Le donne il capitalismo e Dio
Le contraddizioni del sistema del pensiero unico fanno riemergere la religione come stabilizzatore sociale. Mentre le sue difficoltà di autoriproduzione spingono alla riscoperta dei valori della famiglia
Emiliano Brancaccio e Graziella Durante

Feuerbach e Marx "cani morti"? Dal punto di vista del loro dichiarato ateismo si direbbe proprio di sì. L'ateismo va infatti annoverato tra i grandi assenti del dibattito culturale - e quindi inevitabilmente politico - di questi anni. Al contrario, una multiforme revanche religiosa si diffonde nell'Occidente capitalistico, manifestandosi non solo nelle oceaniche adunate della gioventù cristiana, ma anche e soprattutto in una rinnovata, crescente influenza del potere religioso sulle istituzioni politiche. Una influenza tale da far dubitare della tesi, pressoché indiscussa fino a pochi anni fa, secondo cui la secolarizzazione della vita civile, e la conseguente riduzione della religione ad "affare privato", si sarebbero imposte col passare del tempo.

Molte spiegazioni sono state date del prepotente ritorno della religione nel linguaggio e nelle strategie politiche delle leadership occidentali. L'interpretazione più influente, come è noto, sottolinea la necessità, dopo gli attentati dell'11 settembre, di individuare nel cristianesimo una comune radice identitaria da contrapporre all'islam, vale a dire al collante ideologico di un insorgente mondo arabo. Per quanto efficace e suggestiva, a nostro avviso questa lettura coglie soltanto elementi superficiali dell'intera questione. Invece, come cercheremo di mostrare, dalle categorie del materialismo storico è forse possibile trarre una più adeguata e profonda chiave di interpretazione per l'apparente "fame di trascendenza" dei giorni nostri. In particolare, sosterremo che la rinnovata apertura alla religione e alle sue istituzioni riflette il tentativo di proteggere le punte più alte dello sviluppo capitalistico contemporaneo da una delle sue più acute contraddizioni interne: quella relativa al ruolo della famiglia tradizionale all'interno del processo di riproduzione sociale. Si tratta di una contraddizione che nel corso del Novecento è riuscita ad imporsi nell'arena politica solo in rare circostanze: per pochi anni dopo la rivoluzione bolscevica, e in seguito tra il '68 e l'affermarsi del movimento femminista. Per quanto fugaci, tuttavia, quelle occasioni sono risultate più che sufficienti per segnalare il potenziale eversivo della contraddizione interna alla famiglia, la "distruzione creatrice" insita in essa. Il problema che si pone ora è di comprendere per quale motivo proprio oggi si costituiscano le condizioni per il riproporsi di quella contraddizione in termini di "problema politico", rispetto al quale l'istituzione religiosa potrebbe candidarsi quale possibile rimedio.

Il riemergere della crisi capitalistica risponde sotto vari aspetti a questo primo interrogativo. Tra la dissoluzione sovietica e la fine degli anni '90, un capitalismo autoreferenziale e totalizzante aveva potuto dispiegare le sue forze quasi senza incontrare ostacoli. Si è trattato di un capitalismo al massimo della sua potenza, che si reggeva sulle proprie gambe, e che quindi definiva al suo interno le condizioni di riproduzione sia della vita materiale che di quella, per così dire, spirituale. E' stato insomma un capitalismo che non necessitava di puntelli ideologici esterni. Le sue parole d'ordine: "crescita per la crescita, competizione per la competizione", hanno rappresentato esse stesse delle lampanti dimostrazioni di forza, di totale autosufficienza ideologica.

Più di recente, tuttavia, le contraddizioni interne sono riaffiorate alla coscienza collettiva, e la potenza riproduttiva del sistema, materiale e ideologica, è iniziata a scemare. La disoccupazione e la precarietà di massa, la crescente sperequazione della ricchezza tra le classi, e più in profondità l'alienazione di un lavoro subordinato, incosciente, sempre più assoggettato - sia nella erogazione che nella fruizione - al dominio capitalistico sulla tecnica e sui desideri, rappresentano solo alcuni dei più vistosi e irriducibili segnali della crisi dei nostri tempi. La produzione "interna" di ideologia è dunque divenuta insufficiente e la religione si è proposta, di nuovo, quale necessario fattore di stabilizzazione sociale. Con ciò naturalmente non si vuol negare il carattere intrinsecamente duale della religione, da sempre in lotta, al suo interno, tra istanze di conservazione e istanze di trasformazione del mondo (e al limite di vera e propria eversione). Al tempo stesso, però, occorre prendere atto della sempre maggiore capacità del potere religioso di assorbire, e quindi neutralizzare, le rivendicazioni sociali che disperatamente cercano nella parola di Dio un sostegno anziché un freno. Dalla censura praticata dall'Impero romano sui Vangeli, alla pretesa dell'attuale pontefice di riconoscere nel suo Dio preconciliare l'unica vera rivoluzione, fino alle procedure di delegittimazione di qualsiasi forma di radicalismo religioso in ambito sociale, gli esempi storici in tal senso abbondano. Ed è proprio a causa di questa incessante, sempre più sottile e minuziosa opera di neutralizzazione che la religione, per dirla con Marx, sembra oggi più che mai assumere i tratti del "sospiro di una creatura affranta", dello "spirito dei tempi privi di spirito". Insomma, dell'oppio dei popoli.

Ma è nel richiamo sempre più insistente ai valori tradizionali della famiglia, e quindi in ultima istanza al ruolo sociale della donna, che la missione conservatrice della religione pare emergere in tutta evidenza. Questo continuo rinvio alle "virtù del passato" costituisce, come è noto, uno dei sintomi più significativi della crisi di consenso della cosiddetta "modernità" capitalistica. Al di là dell'ambito religioso esso trova ampi riscontri anche in alcune frange della cultura di sinistra: tra gli ambientalisti meno avveduti, ad esempio, così come tra i fautori di improbabili forme di micro-comunitarismo economico. Tuttavia, mentre questi fenomeni culturali non appaiono assolutamente in grado di retroagire sul funzionamento effettivo del sistema, nella rinnovata pressione esercitata dal potere religioso sulla donna è invece possibile individuare un tentativo concreto di rimediare alle crescenti difficoltà di auto-riproduzione del capitalismo. Stiamo parlando, in tal caso, di riproduzione sociale nel senso più stretto del termine, vale a dire di tutte le attività finalizzate alla crescita, all'educazione e all'inserimento sociale dei figli.

Il problema è che, proprio su questa attività primaria di riproduzione, le trasformazioni recenti del capitalismo esercitano una serie di spinte contraddittorie. Da un lato, infatti, il movente del profitto incorpora la donna, al pari dell'uomo, nel processo di "astrazione" del lavoro e di valorizzazione del capitale. I dati sulla crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro e sulla lenta ma inesorabile riduzione dei differenziali salariali tra i sessi costituiscono tuttora le più tangibili determinanti della crisi dei valori tradizionali e delle connesse, storiche discriminazioni di genere. I tempi di vita della donna, pertanto, vengono sempre più scanditi per un verso dai ritmi di lavoro e per l'altro dal desiderio di tradurre l'ingresso nella "società che conta" in una più generale occasione di emancipazione dai vincoli sessuali e relazionali di un tempo. Queste tendenze, si badi, sono esplose in modo dirompente durante gli anni Settanta, ma dopo di allora non si sono certo esaurite. I numeri ci dicono infatti che esse proseguono nascoste, covando al di sotto del tessuto sociale. Dall'altro lato, tuttavia, le sconfitte del movimento operaio e la relativa compressione dello stato sociale hanno accresciuto lo sfruttamento, hanno abbattuto la quota di reddito destinata al lavoro subordinato e l'hanno pure resa più instabile, dal momento che oggi più che in passato il capitale può assorbire ed espellere manodopera dai processi produttivi - soprattutto donne, si badi - a seconda dell'andamento della congiuntura. La conseguenza è che l'emancipazione sociale della donna, in quanto appartenente alla classe lavoratrice, risulta più che mai soggetta alle bizzarrie del ciclo capitalistico. Inoltre, la classe lavoratrice non si trova più nelle condizioni di disporre di "tempo liberato per i bambini e per i ragazzi", e al tempo stesso non è in grado di acquistare sul mercato ciò che prima produceva in famiglia, vale a dire "servizi" per l'infanzia e per l'adolescenza. Tali tendenze contrastanti lasciano così in sospeso la questione cruciale: chi si occupa dei figli?

Bisogna ammettere che ancora oggi questo interrogativo non ricade sui generi in modo simmetrico. Esso infatti si insinua soprattutto nel profondo psichico della donna, ingabbiata nel ruolo di responsabile storica della riproduzione sociale. La contraddizione capitalistica irrisolta cioè si tramuta, in ambito individuale, in un vissuto nevrotico e al limite schizofrenico. La religione interviene pertanto come una sorta di richiamo all'ordine, e l'appello al recupero dei valori tradizionali della famiglia si eleva al rango di "soluzione razionale". La donna, si dice, nella piena partecipazione al lavoro sociale si rende vittima di una emancipazione solo apparente, viziata da insanabili contraddizioni e insoddisfazioni. La sua vera libertà risiederebbe invece nel ripristino dell'antico ruolo di sposa e di madre, e solo al limite di lavoratrice "a tempo parziale" (vale a dire una lavoratrice marginale e quindi ancor più subalterna). Si tratta di un ruolo che l'istituzione religiosa reputa "naturale", ma che a ben vedere potrebbe in quest'ottica definirsi addirittura "efficiente", in grado cioè di risolvere problemi che il mero sviluppo capitalistico finirebbe soltanto per aggravare. Siamo insomma di fronte ad un vero e proprio tentativo pianificato di chiudere i conti con i processi materiali che sono sempre stati alla base del movimento femminista. Ed è innegabile che la decantata linearità di questo tentativo, la sua apparente coerenza, esercitino oggi un notevole influsso "razionalizzante" su molte donne ed uomini, e su gran parte della classe lavoratrice.

Ma il discorso non termina qui. L'odierna connection tra potere capitalistico e religioso trova infatti giustificazioni non solo nei fallimenti della meccanica del capitale, ma pure nella stessa ansia di affermazione che muove quest'ultimo. La questione si pone ancora una volta riguardo alla riproduzione sociale della popolazione. Benché infatti non costituisca assolutamente una causa diretta di sviluppo, la crescita della popolazione rende abbondante il lavoro disponibile. Essa pertanto costituisce, nel lungo periodo, le condizioni per il contenimento delle rivendicazioni sociali e dunque, indirettamente, per la valorizzazione del capitale. Il problema è che nei paesi capitalistici avanzati la dinamica della popolazione è estremamente debole. Va tenuto presente che il rapporto di riproduzione stazionaria della popolazione corrisponde approssimativamente a due figli per donna, ed è ben noto che nell'Occidente industrializzato da tempo si fatica a mantenerlo. Si potrebbe obiettare che l'immigrazione è in grado di risolvere la questione, almeno dal punto di vista delle esigenze del capitale. Tuttavia, almeno in Europa, i tassi di immigrazione necessari a compensare la fiacca dinamica interna della popolazione tendono ad alimentare disordini e pulsioni xenofobe, ed appaiono pertanto scarsamente compatibili con gli obiettivi di stabilità e di pax sociale ai quali il capitale medesimo mira. A ciò si aggiunga che la domanda di riproduzione sociale del capitale si presenta in termini non solo quantitativi ma anche e soprattutto qualitativi. Basti in proposito ricordare i sempre più frequenti richiami alla crisi dei principi di obbedienza e disciplina in seno alle giovani generazioni, e i relativi appelli al ripristino della centralità degli antichi valori familiari al fine di rimettere un po' d'ordine tra di esse. Si tratta di appelli che ormai si insinuano persino nella cultura borghese "illuminata", e che trovano nelle esigenze materiali di sviluppo capitalistico il loro principale fondamento. In definitiva, l'imperativo categorico è che occorre far figli "all'interno", ed occorre più che mai educarli alla "compatibilità", alla non contraddittorietà con il funzionamento complessivo del sistema. Se si considera l'impegno profuso dalle istituzioni ecclesiastiche su entrambi questi versanti, si comprenderà che siamo ancora una volta di fronte ad una necessità materiale, sia nel senso quantitativo che qualitativo, dalla quale emergono in tutta evidenza ragioni ulteriori per il consolidamento di un'alleanza di lungo periodo tra potere capitalistico e potere religioso, e per la relativa crescita e istituzionalizzazione delle erogazioni monetarie dal primo al secondo.

Di fronte a queste colossali sovrapposizioni di potenza, materiale e ideologica, appaiono francamente patetici, nella loro assoluta inadeguatezza, i richiami al carattere "laico" delle istituzioni da parte di numerosi politici e opinionisti di sinistra.

Come abbiamo cercato di mostrare, l'odierna pervasività del messaggio religioso sembra poggiare su un solido fondo, materiale e razionale. Non saranno quindi dei timidi appelli alla laicità dello Stato a mutare il corso degli eventi. Il problema, del resto, è di interpretazione prima ancora che di mutamento. A questo riguardo, sarebbe forse utile tornare a gettare uno sguardo ateo, cristallino e impietoso, sulla contemporaneità. L'ateismo costituisce infatti il "corpo estraneo" per eccellenza rispetto alla connessione capitalistico-religiosa dei nostri tempi. Ed è proprio grazie alla sua estraneità, alla sua irriducibilità, che si potrebbe attraverso di esso comprendere che dietro la grandezza di quella connessione potrebbe celarsi, in fondo, un atto disperato. E' possibile infatti che proprio nell'ambito della riproduzione sociale, e dei relativi rapporti familiari, stia montando una delle più alte e irreversibili contraddizioni capitalistiche della Storia. La ferrea volontà di tante giovani donne di conquistare a tutti i costi l'indipendenza economica, lo sviluppo impetuoso dei divorzi, delle coppie di fatto e delle cosiddette "famiglie atipiche", le inevitabili contraddizioni economiche e organizzative cui esse danno luogo, la diffusione anche in ambito popolare di reazioni al monopolio maschile della sperimentazione sessuale e relazionale, e più in generale la crisi simbolica e di fatto delle stesse identità di genere; questi ed altri fenomeni rappresentano degli evidenti e in fondo affascinanti segnali di instabilità sociale, e soprattutto di refrattarietà al "grande balzo all'indietro", ossia al ripristino di un ordine sociale fondato sugli antichi valori religiosi. Il tentativo del sistema di riesumare questi valori al fine di ripristinare i ruoli e le forme - pur aggiornate - del vecchio "focolare domestico" rappresenta dunque una strategia sì razionale, ma che potrebbe alla lunga rivelarsi totalmente fallimentare.

Quali potrebbero essere gli esiti di un simile fallimento? Nel manifesto del 1848 Marx ed Engels scrissero: "Abolizione della famiglia! ", nella sua accezione borghese e filistea. La loro stravolgente predizione, associata ad un orizzonte politico di trasformazione comunista della società, è stata in seguito approfondita e ulteriormente sviluppata. Grazie soprattutto al movimento femminista, molti passi avanti sono stati compiuti e molte altre analogie tra alienazione capitalistica e familiare, e negli squilibri di potere tra le classi e tra i generi, sono venute alla luce. L'ultima generazione, tuttavia, sembra aver perso memoria di questo gigantesco accumulo di conoscenza teorica e di esperienza storica. Il rigetto degli schemi di vita imposti, il rifiuto dei sentieri esistenziali preordinati dai poteri capitalistico e religioso appare tuttora ostinato, ma anche fragile, privo di sostegni. La causa di questa debolezza, ovviamente, deve essere in primo luogo ricercata nelle condizioni materiali in cui i più giovani si trovano ad operare, e in particolare nel fatto che i processi restaurativi degli ultimi decenni hanno agito principalmente su di essi, trasformandoli in vere e proprie cavie per degli esperimenti in vitro di capitalismo puro. Sarebbe ingenuo non riconoscere proprio in questo destino, apparentemente inesorabile, la causa prima del ritorno dell'afflato religioso, e di un certo conservatorismo culturale, tra le giovani generazioni. Chissà allora se, assieme all'esigenza prioritaria di riorganizzarsi collettivamente, proprio la doccia fredda e rigenerante dell'ateismo marxiano non costituisca per i piu' giovani una condizione preliminare per superare la stasi mistica di questi anni. Occorre insomma tornare a comprendere che le forme dell'organizzazione e della riproduzione sociale, e con esse le relazioni familiari e più in generale affettive, non rappresentano assolutamente un prodotto della "Natura" o della "legge di Dio", ma della Storia e quindi del mutamento: un prodotto delle contraddizioni capitalistiche e dei relativi meccanismi di repressione, ma anche dell'agire coordinato, delle lotte, delle forze liberate della emancipazione sociale. Rilanciare l'ateismo marxiano, dunque, per suggerire un sentiero alternativo alla connessione capitalistico-religiosa dei nostri tempi, e per riprendere fiducia nella possibilità collettiva di trasformare il mondo, di piegarlo al desiderio.

Liberazione 18.9.05
«Perché la Cina vincerà la sfida con il pensiero occidentale»
di Tonino Bucci

Modena. Secondo il filosofo e sinologo francese François Jullien, i cinesi concepiscono il reale «come un processo in continuo mutamento. Ciò che per noi sono gli eventi, per loro altro non sono che piccole, sottili pellicole alla superficie del continuo lavoro di trasformazione. Questo è all'origine della grande efficacia della politica internazionale di Pechino»

La Cina è destinata ad essere oggetto di controversie: a volte lontana, dipinta come un paese esotico; altre volte così vicina da rappresentare la minaccia del XXI secolo. Chi ne elogia i ritmi di crescita economica e tecnologica, superiori a quelli di tutte le altre nazioni, chi punta il dito sullo smantellamento del comunismo. Eppure, nonostante gli scenari geopolitici ne accrescano l'importanza, la realtà cinese rimane un oggetto poco studiato. Poco indagata è anche la cultura di questo paese, forse per effetto dello stereotipo che qui da noi ha sempre considerato lo spirito orientale come incapace di pensare filosoficamente.

L'occasione inconsueta d'ascoltare una voce d'eccezione l'ha data il Festival di filosofia - in chiusura oggi a Modena, Carpi e Sassuolo - con la presenza di François Jullien, filosofo e sinologo, autore di Elogio dell'insapore, Trattato dell'efficacia e Il saggio è senza idee pubblicati in Italia da Einaudi.

L'idea fondamentale è che lo studio dell'Altro, della cultura cinese, possa meglio far conoscere la strada intrapresa dalla filosofia occidentale e le possibilità che sono state escluse dalla nostra storia. Agli antipodi del nostro modo di pensare si staglia il modello alternativo della saggezza cinese, fondata non sulla divisione e il primato dell'intelletto sui sensi, ma sulla non-esclusione, sul lasciare tutte le possibilità aperte.

In Occidente la filosofia nasce nel momento in cui stabilisce una differenza tra il mondo dei sensi e l'intelletto. Qual è invece la via della saggezza cinese?
Il "senso" è, da un lato, pura percezione e, dall'altra, al singolare, senso intellettuale, significazione. L'Occidente ha finito per pensare questi due aspetti distinti e contraddittori tra loro. Noi diciamo, ad esempio, che qualcosa ha un "sapore pronunciato", è un modo di dire. Nella cultura cinese, invece, non ci si deve mai pronunciare, l'arte e la saggezza cinese evitano di "pronunciare con forza". Al senso pronunciato dell'Occidente si contrappone un senso che resta sulla soglia, che non esce ma resta nell'indifferenziato. Un senso "insipido", senza sapore, senza una caratteristica marcata e predominante rispetto alle altre, che si tiene distante dai sapori pronunciati come il dolce e il salato. E' non solo un fatto gastronomico, è anche un rituale culturale, anche il Thao è insipido. E' un'esperienza globale, un sapore che non esclude, che non è pronunciato e mantiene tutti i sapori disponibili. Entriamo in un sistema di percezioni e idee che privilegia non la distinzione, bensì l'allusione, l'elusione, la compossibilità. Se scelgo uno, perdo il due, questa è la cifra della cultura cinese. Ed ecco perché, a differenza della cultura occidentale dove tra sensi e significato c'è opposizione e contraddizione (A non è B), in quella cinese c'è invece congiunzione. Come si può pensare senza le categorie della tradizione occidentale? Non voglio dare un'immagine esotica e irrazionale della Cina, voglio soltanto dire che questo paese ha sviluppato una forma di saggezza alternativa al nostro pensiero e che consiste nella scelta di non scegliere, di tenersi in bilico tra le esperienze senza separare il vero da ciò che si ritiene falso. Per lo stesso motivo, il pensiero cinese ha lasciato nell'ombra il politico. La politica è un luogo di opposizione e di conflitto dove non c'è spazio per la compossibilità.

Qual è la differenza più rilevante tra l'idea cinese di politica e la politica così come la intendiamo noi?
Noi europei abbiamo costruito la politica sulla categoria di efficacia, sulla ricerca dei modi in cui una singola azione può inserirsi nella realtà e realizzare il fine. Le scelte e le azioni sono pensate a partire dal risultato. In Cina è completamente diverso: l'inserzione della mia azione nella realtà deve cogliere e seguire gli eventi fin dalla loro origine, deve appoggiarsi e assecondarli, farli crescere finché la situazione non diventa matura e precipita. Il momento più importante non è il risultato finale, ma l'inizio. Semmai l'efficacia cinese consiste nel cogliere al momento della nascita il percorso che poi condurrà la realtà alla maturazione. Nella mentalità cinese non troveremo mai l'elogio del soggetto, del "principe" per dirla con Machiavelli: quando un processo arriva a maturazione scompare anche lo stratega. Il soggetto non si vede. Stratega è colui che ha saputo tanto bene utilizzare la situazione e farla crescere, da scomparire egli stesso. E' la situazione in quanto tale a maturare, che va da sé. Ecco perché la Cina è l'unica grande civiltà che non ha sviluppato l'epopea e non ha il concetto di eroe. Prendiamo il caso di Deng-Xiao Ping: è chiamato il "piccolo timoniere" anche se in trent'anni ha portato la Cina a un regime di mercato capitalistico.

Ma così l'individuo è relegato a un ruolo marginale?
Intanto bisogna distinguere tra soggetto e individuo. Il pensiero del soggetto è stato lento anche in Occidente, è arrivato con la svolta del Cristianesimo, attraverso Agostino, fino alla psicoanalisi. In Cina, il soggetto non è pensato. Nella lingua cinese manca il soggetto, è solo implicito. E nel pensiero cinese non c'è la riflessività che, passando per Kant, ha portato in Occidente alla scissione tra soggetto e oggetto e da qui alla costituzione della scienza. In Cina, questa opposizione tra soggetto e oggetto non è stata sviluppata. Ma è stato pensato l'individuale e, soprattutto, il rapporto tra individuale e collettivo.

Lei vede nella cultura cinese un modello di saggezza alternativa alla filosofia occidentale. Eppure oggi tutto lascia pensare che sia la Cina ad avvicinarsi all'Occidente e all'economia capitalistica. Cosa resta di quella saggezza alternativa?
Fino al XIV secolo le tecniche erano più sviluppate in Cina che in Occidente. A partire dalla rivoluzione scientifica l'Europa decolla sulla spinta dell'innovazione galileiana. La possibilità di applicare la matematica alla natura apre la strada alla scienza. E' un'idea folle e feconda che ha divaricato lo sviluppo dell'Occidente rispetto a quello della Cina. Tutto il linguaggio della scienza da quel momento in poi sarà europeo e la Cina continuerà con uno scarto notevole a rimanere ferma per secoli e sarà lei a dover imparare dall'Occidente e a prendere le due cose che le mancavano: la scienza e la politica. Oggi siamo in un momento in cui la Cina sta superando l'Occidente. Ma il capitalismo importato non è l'unica cultura alla quale tutte le altre devono uniformarsi. Come diceva Mao, la Cina deve camminare su due gambe: il linguaggio della scienza e del capitalismo, e la tradizione cinese, una saggezza elusiva depositata in una cultura letteraria, molto più complessa da accostare di quanto si pensi. Deng-Xiao Ping, di nuovo, rappresenta questa compossibilità. Era stato in Europa ma continuava ad agire alla cinese, non si è mai opposto a Mao, in altri momenti si ritirava prima di farsi avanti, agiva come uno stratega cinese con le proprie risorse.

Qual è, allora, il ruolo specifico che spetta alla Cina nello scenario mondiale?
La Cina partecipa a tutti i dibattiti internazionali, siede in tutti i tavoli e cerca di trarre profitto in ogni situazione. Come? Per propria cultura la Cina dissolve ogni nozione di evento. Mi spiego. Per la mentalità cinese non potrebbe esistere qualcosa come l'11 settembre che per noi è diventata una data simbolica che sdoppia la storia in un prima e in un dopo. In Cina non ci sono eventi, la realtà è fatta piuttosto di una sottile, silenziosa trasformazione continua. Ciò che per noi sono gli eventi, per la cultura cinese altro non sono che piccole, sottili pellicole alla superficie di questo continuo lavoro di trasformazione. Il reale è concepito come processo in continuo mutamento. Questo è all'origine della grande efficacia della politica internazionale della Cina. Ad esempio, i cinesi si installano a Parigi, aprono i negozi, ma è un'emigrazione silenziosa, graduale, non spettacolare e non suscita, perciò, reazioni contrarie. La Cina non viene intercettata perché sfugge ai nostri riferimenti concettuali che sono quelli di "evento" e "fine". La cultura cinese dissolve l'evento e la finalità in una processualità continua che le dà la chance d'imporsi senza trovare alcuna reazione. Non ci si può opporre a qualcosa che non ha forma d'evento.
viva il 20 Settembre!

né papa, né padroni


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Corriere della Sera ed. di Roma 16.9.05
VILLA PICCOLOMINI
Quadri «stratificati» per ricordare il pensiero di Giordano Bruno

Villa Piccolomini riapre i battenti con una celebrazione al filosofo Giordano Bruno. «Vita Rilucente» è il nome della manifestazione e della mostra che sono state inaugurate ieri sera. La pittrice altoatesina Roberta Pugno, attraverso i suoi quadri, creati con una particolare tecnica di stratificazione, rievoca il pensiero del filosofo nolano. Un pensiero, quello di Bruno, che trova la sua forza di espressione proprio attraverso le immagini. Il ciclo di pitture termina con una raffigurazione altamente simbolica ed interessante: una figura femminile in blu, che indossa un sorriso beffardo, e si scaglia su una finestra della villa che ha una vista sul famoso cupolone romano. Non solo mostre, anche concerti e spettacoli (info 333.1727672). Nella Notte Bianca si tiene un concerto aperto ai giovani: «Libertà di pensiero e libertà di suono» legato al pensiero rivoluzionario di Giordano Bruno. Lo spettacolo teatrale «Le voci del rifiuto» è stato ideato dalla pittrice stessa, la prima sarà sabato 8 ottobre alle 21, replica il 22.

articoli del 20.9.05

ateismo
l'Unità 20.9.05

Onfray, vi spiego perché
hanno costruito Dio
di Michel Onfray

crimini cattolici
Corriere della Sera 20.9.05
Come capo di Stato il Pontefice non è processabile
Preti pedofili, Usa non coinvolgono il Papa
Il vice ministro della Giustizia blocca il procedimento contro Benedetto XVI per il documento «Crimen Sollicitationis»

sinistra
Liberazione 20.9.05
Intervista al segretario di Rifondazione: la socialdemocrazia non ha più l'egemonia, e ora deve fare i conti con la sua crisi di identità
Bertinotti: «Ecco le due sinistre»
di Stefano Bocconetti

un'intervista a Bertinotti sulla Linke e Lafontaine
Corriere della Sera 20.9.05
«I lussi di Oskar? Irrilevanti per gli elettori» Il leader di Rifondazione con Lafontaine: anche Engels era ricco
di Gianna Fregonara

sinistra
ADN Kronos 20.9.05
Il Professore 'relegato' al sesto posto in ordine di registrazione sulle schede elettorali
Unione, Bertinotti primo e Prodi sesto a sorteggio primarie
Gli elettori del centrosinistra che andranno a votare le primarie il prossimo 16 ottobre, troveranno il nome del segretario di Rifondazione in cima alla lista dei candidati

sinistra
Il Messaggero 20.9.05
Bertinotti: in tutta Europa la sinistra radicale si rafforza

sinistra
AGI online 20.9.05
PACS: Bertinotti, inaccettabili le imposizioni della chiesa allo Stato

sinistra
ADN Kronos 20.9.05
Bertinotti: amnistia

meglio ricordarselo sempre: Heidegger era un nazista irriducibile
Corriere della Sera 20.9.05
In «La nascita del Terzo Reich» di Richard J. Evans nuove accuse al filosofo: fu tra i pochi a non ravvedersi
Heidegger nazista senza pentimenti, al contrario di Jünger e Schmitt
di Silvio Bertoldi

Margherita Hack non vuole bene a San Gennaro...
Corriere della Sera 20.9.05
Il nuovo prodigio ripropone le divisioni tra scettici e fedeli San Gennaro si ripete «Ecco la liquefazione». Hack: «No, è gel»
di Fulvio Bufi

Boncinelli
Corriere della Sera 20.9.05
La scienza, quell’arte di essere liberi
di Edoardo Boncinelli

Crepet... che figura!
La Provincia 20.9.05
La polemica: le parole di Crepet non sono piaciute alla mamma di Desirée Noferini, Miss Toscana «Mia figlia? Sì, meticcia e fiera di esserlo»

una segnalazione di Franco Pantalei
idee chiare
Repubblica 20.9.05
Lei & Lui
L'orgasmo delle donne, quando non "arriva"
di Roberta Giommi

Repubblica.it 19 settembre 2005
Una ricerca di Harvard: pazienti con aree del cervello danneggiate si sono dimostrati molto competitivi negli investimenti
Lo psicopatico sa investire
perché non ha paura di rischiare
"Il ragionamento frena l'istinto e blocca le speculazioni"
di Elena Dusi

lunedì 19 settembre 2005

elezioni politiche in Germania:
affermazione della sinistra Linkspartei con l'8,7% dei voti
che la porta per la prima volta della storia in Parlamento,
con 54 seggi: quarto partito del Paese!


perdono voti sia i democristiani che i governativi SPD e Verdi
l'aumento dei voti liberali non potrà bastare alla destra per governare
la maggioranza assoluta del popolo tedesco ha votato a sinistra!

articoli del 19.9.05

ateismo
La Stampa 19.9.05
Padre nostro che non sei nei cieli
Onfray contro tutte le religioni
«I tre monoteismi hanno in comune l’odio per l’intelligenza, la ragione e la libertà»
PARLA L’ATEOLOGO FRANCESE CHE DOMANI APRIRÀ IL PROGRAMMA DI «TORINO SPIRITUALITÀ»
di Mario Baudino

ateismo
il manifesto 18.9.05
Grazie a Onfray anche l'ateismo ha il suo pamphlet
Dall'attacco alle sacre favole dei tre monoteismi, all'appello per smarcarsi dal relativismo laico: queste le giuste cause che Michel Onfray, invitato a inaugurare il convegno «Torino spiritualità», difende con superficiali argomentazioni. Non a caso, il suo Trattato, appena uscito è già un bestseller
Cuori semplici Confortato da una tradizione filosofica minore, l'autore francese accusa i testi sacri di contraddittorietà, cadendo nello stesso errore teoretico di chi vi cerca assolute verità dogmatiche
di Paolo Febbraro

sinistra
Repubblica 19.9.05

Bertinotti soddisfatto del successo di Lafontaine: mi auguro un governo progressista
"Adesso la sinistra radicale ha rotto il monopolio riformista"
La SPD scelga Ho parlato al telefono con Oskar, lui ha chiesto l'accordo coi rosso-verdi: mi sembra una proposta forte. Ora tocca a Schroeder scegliere
di Silvio Buzzanca

sinistra

Corriere della Sera 19.9.05
«La sinistra radicale: accordo con l’Spd? Non subito» Il postcomunista Gysi, alleato di Lafontaine: «Ci sentiamo vicini agli italiani»
il Nuovo Partito

di Mara Gergolet

sinistra
Corriere della Sera 19.9.05
Bertinotti:
«Tasse su Bot e Cct ma con franchigia a 100 mila euro»


arroganza cattolica
Corriere della Sera 19.9.05

Oggi l’intervento. Il messaggio del Papa: proteggere la famiglia. Sui conviventi tensione nell’Unione
Coppie di fatto, le condizioni di Ruini
Chiusura dei vescovi sui gay, spiraglio sugli eterosessuali ma nel diritto privato
di Luigi Accattoli


puntuale, il buon Cancrini...
l'Unità 19.9.05

Il sogno impossibile di diventare psicoterapeuta
di Luigi Cancrini


domenica 18 settembre 2005

articoli del 18.9.05

«Freud è un imbecille»
Panorama 17.9.05
Francia: tutti contro Sigmund Freud

sinistra
l'Unità 18 Settembre 2005
PRIMARIE
Bertinotti due giorni in Toscana. Domani sera a Scandicci alla Festa di Liberazione

pacs
l'Unità 18.9.05
Le «coppie di fatto sono un fatto» ma contro i Pacs si montano leggende
Luigi Manconi Andrea Boraschi

salute mentale
Le Scienze 17.09.2005

Non c'è salute senza salute mentale
Gli obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite non tengono conto dei disturbi psichici

pagani organizzati...
La Stampa 18.9.05
RADUNO A ROMA GLI SCIAMANI E I LORO RITI, TRA TAMBURI, CANNELLA E FOLCLORE
A Villa Pamphili i pagani del terzo millennio
Gianluca Nicoletti


sabato 17 settembre 2005

articoli del 17.9.05

«Freud è un imbecille»
Libération, samedi 17 septembre 2005
http://www.liberation.fr/page.php?Article=324409
Santé. Jean Cottraux, psychiatre, justifie la violence du «Livre noir» auquel il a collaboré:
«La psychanalyse n'est en rien démontrée»
Par Eric FAVEREAU

oggi in Francia domani nel mondo: sempre meno preti!
Corriere della Sera 17.9.05
La conferenza episcolale ha infatti dovuto chiudere diverse chiese in Francia: sì a funerali celebrati da laici
Anche i non sacerdoti autorizzati dai vescovi cattolici potranno celebrerare le esequie nelle parrocchie dove manca un prete

i "successi" della pedagogia marxista-leninista
Corriere della Sera 17.9.05
Uditi dagli astronauti latrati di cane, vagiti di bimbo e le voci degli antenati
Nel cosmo fantasmi e musica dall'ignoto
Le allucinazioni dei cosmonauti sovietici raccolte da un professore dell'Istituto superiore dell'aviazione civile di San Pietroburgo

centralità della famiglia: matrimoni che durano meno di un anno
Corriere della Sera 17.9.05
I dati
Nozze lampo in Italia Più di 1.300 all’anno

utopia
La Stampa TuttoLibri 17.9.05

Il relativismo sventola la bandiera dell’utopia
di Ermanno Bencivenga

Giordano Bruno
La Stampa TuttoLibri 17.9.05
Diffama Giordano Bruno chi non legge i suoi libri
Anacleto Verrecchia POLEMICHE E ROGH

storia delle donne
La Stampa TuttoLibri 17.9.05

La rivoluzione è donna, dal voto al Sessantotto
gboatti@venus.it

storia delle donne
Repubblica 17.9.05
L'ARTE DI SEDURRE UN RE
Il nuovo saggio della Craveri
Diane de Poitier folgorò l'undicenne Enrico e divenne una sorta di dea, lunga fu la corte fatta a Luigi XIV dalla marchesa di Maintenon, mentre cinque sorelle si contesero Luigi XV
Se non arrivarono mai a gestire il governo della Francia, le favorite usarono il loro potere politico
Margherita fu forse la sola sovrana di quell'epoca soffocante a immaginare una vita più libera
NATALIA ASPESI

infamie
Repubblica 17.9.05

IL CASO
L'organismo ha approvato un documento: "Nessuna manipolazione fin dallo stadio iniziale"
"La vita inizia con il concepimento" ed è scontro nel Comitato di Bioetica
Interpretazione restrittiva della legge 40. Flamigni: l'ootide non è una vita umana individuale

contromisure
Repubblica 17.9.05
Londra, flotta danese sta per gettare le ancore in acque internazionali
Arrivano le navi della fertilità contro le leggi sulla fecondazione

una segnalazione di Dina Battioni
Repubblica 17.9.05
Se Blair è più zapaterista di Zapatero
STEFANO RODOTA

VITTORIO FOA
La Stampa 17.9.05
Legge elettorale
«Scorretto cambiare le regole così, a colpi di maggioranza.
Direi che è due volte truffa»

sinistra
il manifesto 17.9.05

LINKSPARTEI
Bertinotti, unico politico italiano nei comizi tedeschi
M. BA.

sinistra
l'Unità 17.9.05
COMIZI DI CHIUSURA
Bertinotti a Berlino: «Dopo il voto spero in una coalizione rosso-rosso-verde»

sinistra
adnkronos 17.9.05
Per il 'Partito della Sinistra' sondaggi intorno all'8,5%
Germania, Bertinotti a Berlino per appoggiare Lafontaine
Il segretario di Rc a Berlino per la chiusura della campagna elettorale del 'Linkpartei', insieme all'ex leader della Spd, a Gregor Gysi e Lothar Bisky

RIFORME: BERTINOTTI, LEGGE ELETTORALE NON E' TEMA DI QUESTA LEGISLATURA
SE NE PARLERA' DOPO AVER CACCIATO BERLUSCONI

sinistra
AGI 17.9.05

UNIONE: BERTINOTTI, COSTRUIAMO DIGA CONTRO RISCHIO PIENA

grullaggini
Il Tempo 17.9.05
Tutti in classe per imparare a essere felici
di L.C.


articoli del 16.9.05

Marco Bellocchio
Corriere della Sera Milano 16.9.05

DA VEDERE
Allo Spazio Oberdan una retrospettiva completa sul maestro piacentino dei «Pugni in tasca» Bellocchio tra rabbia e sogni
Titoli storici, rarità e un assaggio del nuovo film «Il regista di matrimoni»


Marco Belloocchio
Repubblica Milano 16.9.05

Opere che ci hanno stimolato riflessioni e dubbi sulla realtà
Da oggi all'Oberdan una bella antologica dell'autore di film-cult
Stato, Chiesa, famiglia e poi tanti pugni in tasca
Il 24 alle 21.15 il regista sarà in sala col pubblico
Copie restaurate e un estratto dal nuovo film
di Mario Serenellini

ripescaggi impossibili
Il Messaggero 16.9.04

Heidegger, torna “Essere e tempo”
di Sergo Givone

FestivalFilosofia
il manifesto 16.9.05

La sensualità del pensiero
Cinque finestre aperte sul mondo. Un'intervista con Remo Bodei
Da oggi a domenica la quinta edizione del Festival della filosofia, quest'anno dedicata ai sensi. Un'iniziativa che per il suo «supervisore» è l'occasione per far incontrare il tatto, la vista, l'olfatto, il gusto e l'udito con il grande pubblico. Senza però ridurre la filosofia ad ancella dell'ovvio
di Roberto Ciccarelli

FestivalFilosofia
il manifesto 16.9.05

PASSIONE DEL FILOSOFO

FestivalFilosofia
La Stampa 16.9.05

«UNA carezza ci dà la vita, una carezza ci aiuta a morire»
di Raffaella Silipo

crimini cattolici
La Repubblica 16.9.05

L'inchiesta avviata dopo lo scandalo dei sacerdoti pedofili. Il documento che ne indica i criteri è ancora al vaglio del Papa
Ispezioni del Vaticano nei seminari Usa per "scoprire" i gay tra gli aspiranti preti
di Laurie Goodstein

BergamoScienza
ADN Kronos 16.9.05

CULTURA: LA SCIENZA PROTAGONISTA A BERGAMO
NELL’ANNO DELLA FISICA, AL VIA LA III EDIZIONE DI ‘BERGAMOSCIENZA’

sinistra
il manifesto 16.9.05

«Voglio... un altro paese»
Bertinotti inaugura la prima convention per le «primarie» dell'Unione: «Siamo concorrenziali a Prodi»
di Carla Casalini


articoli del 15.9.05

Corriere della Sera 15.9.05
La rilettura di Sebastiano Vassalli, che ha curato gli scritti del poeta.
E attacca i critici
Campana, il secolo lungo delle bugie «Falsità sulla follia inventate dalla famiglia e dallo psichiatra»
di Cristina Taglietti

Liberazione 15.9.05
Addio Concilio e predecessori, in Vaticano trionfano i riti magici
Teologia o superstizione?
Il papa esalta gli esorcisti
di Monica Lanfranco

Liberazione 14.9.05
Cosa si nasconde dietro l'infanticidio
Mal di mamma o mal di donna?
di Lea Melandri

Il Messaggero 15.9.05
Severino: «Lo sguardo filosofico è il metro del nostro tempo»

Yahoo! Salute 15.9.05
Dal 23 settembre al 16 ottobre torna BergamoScienza
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore


venerdì 16 settembre 2005

sinistra
Fausto Bertinotti ieri all'Eliseo

Corriere della Sera 16.9.05
Il leader di Rifondazione chiede che siano tassate «tutte le ricchezze» e contesta Fassino: intollerabile la sua difesa dei Cpt
La sfida di Bertinotti: nell’Unione porteremo il conflitto
di M.Gu.

ROMA - Loro, i cittadini che stanno inondando di post-it il suo sito internet, vogliono «un’Italia un po’ più rossa», «pagare il mutuo senza vendere sangue», «il Milan in C1», «20 anni di carcere per il falso in bilancio», «un presidente che pensi al nostro futuro e non al suo» o «l’abolizione della proprietà privata». Lui, il Fausto Bertinotti che sfida Prodi alle primarie per andare (da premier) a Palazzo Chigi, vuole chiudere quei «lager» per immigrati che sono i Cpt, restituire piena dignità sociale a gay e lesbiche, abrogare «subito» legge 30, Bossi-Fini e riforma Moratti, colpire l’evasione fiscale. E, punto irrinunciabile del programma, sferrare «un attacco sistematico alla rendita» tassando «tutte le ricchezze finanziarie e patrimoniali», perché non accada più che «un Ricucci che compra azioni Rcs sia tassato meno di un lavoratore». Estremista? Utopista? Comunista? «No, riformatore». Da quando ha lanciato la sfida al Professore, il segretario del Prc non aveva mai detto, tutte insieme, tante cose di sinistra-sinistra. Lo ha fatto ieri al Piccolo Eliseo di Roma, 350 fan tra cui Mario Monicelli, Citto Maselli e Leo Gullotta assiepati nella «dependance» del teatro romano per la prova generale della grande kermesse del 24 settembre al Palalottomatica: presenta Dario Vergassola, canta Max Gazzè, parla (davanti a 15 mila persone) Fausto Bertinotti.
E pazienza se toni e contenuti spaventeranno gli alleati, se Fassino ritiene un errore chiudere i centri di permanenza temporanea («difesa intollerabile»), se Rutelli progetta più liberalizzazioni e Mastella minaccia di rompere sui Pacs. «L’alleanza - teorizza Bertinotti - non è una prigione dove tutti i gatti, di notte, diventano grigi», ma il luogo dove «valorizzare tutte le autonomie, a partire dall’autonomia del conflitto». Che tradotto dal bertinottese vuol dire caro Romano, caro Francesco, caro Piero, Rifondazione è sì un partito di governo ma è anche, e soprattutto, un partito di lotta. «Cacciare Berlusconi è necessario ma non basta, per cambiare l’Italia serve un disegno di società lungo vent’anni».

integrali su "spogli" (16.9.05):

Corriere della Sera ed. di Roma 16.9.05
VILLA PICCOLOMINI
Roberta Pugno. Quadri «stratificati» per ricordare il pensiero di Giordano Bruno

Marco Bellocchio
Corriere della Sera Milano 16.9.05

DA VEDERE
Allo Spazio Oberdan una retrospettiva completa sul maestro piacentino dei «Pugni in tasca» Bellocchio tra rabbia e sogni Titoli storici, rarità e un assaggio del nuovo film «Il regista di matrimoni»

Marco Bellochio
Repubblica Milano 16.9.05

Opere che ci hanno stimolato riflessioni e dubbi sulla realtà
Da oggi all'Oberdan una bella antologica dell'autore di film-cult
Stato, Chiesa, famiglia e poi tanti pugni in tasca
Il 24 alle 21.15 il regista sarà in sala col pubblico
Copie restaurate e un estratto dal nuovo film
di Mario Serenellini

impossibili ripescaggi
Il Messaggero 16.9.04

Heidegger, torna “Essere e tempo”
di Sergo Givone

FestivalFilosofia
il manifesto 16.9.05

La sensualità del pensiero
Cinque finestre aperte sul mondo. Un'intervista con Remo Bodei
Da oggi a domenica la quinta edizione del Festival della filosofia, quest'anno dedicata ai sensi. Un'iniziativa che per il suo «supervisore» è l'occasione per far incontrare il tatto, la vista, l'olfatto, il gusto e l'udito con il grande pubblico. Senza però ridurre la filosofia ad ancella dell'ovvio
di Roberto Ciccarelli

FestivalFilosofia
il manifesto 16.9.05

PASSIONE DEL FILOSOFO

FestivalFilosofiaLa Stampa 16.9.05
«UNA carezza ci dà la vita, una carezza ci aiuta a morire»
Raffaella Silipo

crimini cattolici
La Repubblica 16.9.05

L'inchiesta avviata dopo lo scandalo dei sacerdoti pedofili. Il documento che ne indica i criteri è ancora al vaglio del Papa
Ispezioni del Vaticano nei seminari Usa per "scoprire" i gay tra gli aspiranti preti
di Laurie Goodstein

BergamoScienza
ADN Kronos 16.9.05

CULTURA: LA SCIENZA PROTAGONISTA A BERGAMO
NELL’ANNO DELLA FISICA, AL VIA LA III EDIZIONE DI ‘BERGAMOSCIENZA’

sinistra
il manifesto 16.9.05

«Voglio... un altro paese»
Bertinotti inaugura la prima convention per le «primarie» dell'Unione: «Siamo concorrenziali a Prodi»
di Carla Casalini

giovedì 15 settembre 2005

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dal blog della Libreria Amore e Psiche:



Voglio il programma

proposte e priorità programmatiche a confronto

Teatro Piccolo Eliseo

Via Nazionale, 183

OGGI POMERIGGIO

Giovedi 15 Settembre 2005


ore 17.30

FAUSTO BERTINOTTI



www.faustobertinotti.it

www.liberazione.it

www.liberafesta.it

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SU "LIBERAZIONE"
DI IERI:

una lettera al direttore Piero Sansonetti

di Francesca Fagioli, Marcella Fagioli, Paolo Fiori Nastro, Andrea Masini:



La nostra ricerca contro Freud

Caro direttore, siamo quattro psichiatri che da molti anni seguono la teoria e la prassi di Massimo Fagioli e sulla base di questa formazione operano attualmente in strutture sanitarie pubbliche e nel mondo universitario. In data 3 settembre abbiamo letto sui quotidiani italiani la notizia della pubblicazione di un libro francese ("Le livre noir de la psychanalyse") in cui viene formulata un'accusa violenta di ignoranza teorica e di frode terapeutica nei confronti di Freud e del freudismo. Tale pubblicazione è presentata come un evento rivoluzionario. Noi abbiamo sentito l'esigenza di rivolgerci al mondo dell'informazione tornando a sottolineare il fatto che ben da quarant'anni si porta avanti in Italia una ricerca, ampiamente documentata, di totale accusa del freudismo, di cui è stata dimostrata l'assoluta assenza di pensiero e di teoria come sostenuto anche da Galimberti su "La Repubblica" del 1° Novembre 2000. Vi saremo molto grati per l'attenzione che vorrete prestarci ed auspichiamo che questa possa essere l'occasione per aprire un dibattito di grande attualità.

Francesca Fagioli
psichiatra, dirigente Usl Rm/E, docente di psicologia dello sviluppo Università di Chieti;

Marcella Fagioli
psichiatra, dirigente Usl Rm/B

Paolo Fiori Nastro
psichiatra, dirigente Struttura semplice dell'Università di Roma "La Sapienza"

Andrea Masini
psichiatra, dirigente Usl, Rm/B, docente di psicologia generale Università di Chieti, direttore de "Il sogno della farfalla. Rivista di psichiatria e psicoterapia".

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sabato 10.3, è uscita su "Liberazione"
la pubblicità del libro
"ANALISI COLLETTIVA INCONTRI"

«I testi di un dibattito sulla nonviolenza.
Una ricerca sui nuovi fondamenti per la sinistra»

Libreria Amore e Psiche
via s. caterina da siena, 61 roma
info:06/6783908 amorepsiche2003@libero.it
i nostri orari: lunedi 15-20
dal martedi alla domenica 10-20
http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/


integrali su "spogli" (14/15.9.05):

Dino Campana
Corriere della Sera 15.9.05

La rilettura di Sebastiano Vassalli, che ha curato gli scritti del poeta.
E attacca i critici
Campana, il secolo lungo delle bugie «Falsità sulla follia inventate dalla famiglia e dallo psichiatra»
di Cristina Taglietti

Liberazione 15.9.05
Addio Concilio e predecessori, in Vaticano trionfano i riti magici
Teologia o superstizione?
Il papa esalta gli esorcisti
di Monica Lanfranco


Liberazione 14.9.05
Cosa si nasconde dietro l'infanticidio
Mal di mamma o mal di donna?
di Lea Melandri

Il Messaggero 15.9.05
Severino: «Lo sguardo filosofico è il metro del nostro tempo»


Yahoo! Salute 15.9.05
Dal 23 settembre al 16 ottobre torna BergamoScienza
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore



mercoledì 14 settembre 2005

integrali su "spogli" (14.9.05):

Agi 14.9.05
LEGGE ELETTORALE: BERTINOTTI, MOBILITEREMO LE PIAZZE

l'Unità 14.9.05
Chi vuol essere laico sia
del doman non v’è certezza
di Remo Bodei

La Provincia di Como 14.9.05
l'intervista
Edoardo Boncinelli, neuroscienziato:

«No, non posso credere ai fenomeni paranormali»
di Marco Castelli

DonnaModerna.com 14.9.05
Quando una bambina non mangia più
Finora ne soffrivano le adolescenti. Ma oggi l’anoressia colpisce anche piccole di 8, 10 anni. Che rifiutano il cibo per un dolore nascosto, per paura di crescere, perché si sentono sole. Il loro è un grido d’aiuto. Ma gli esperti dicono: di aiuto hanno bisogno soprattutto i genitori, impreparati di fronte alla malattia delle figlie
di Elena Tebano

il manifesto 14.9.05
INTERVISTA/Bertinotti
«Il governo? Io ci provo. Pronto a disobbedire»
Il leader del Prc si racconta e racconta la sfida di governo. A cominciare dalle primarie: «Sempre dalla parte del voto». Perché la crisi del neoliberismo consente di «tentare la partita», senza mettere «paletti» ma difendendo insieme l'autonomia del partito e la pratica del conflitto
di COSIMO ROSSI