domenica 6 novembre 2005

su "Liberazione" di domenica 6 novembre 2005

con grande risalto:
Liberazione, 6.11.05 Prima pagina, e pagg. 2 e 3
Una riflessione a più voci
Maschi, perché uccidete le donne?
di Franco Berardi "Bifo", Giorgio Cremaschi,
Alessandro Curzi, Giuseppe Di Lello, Pietro Folena, Fabrizio Giovenale, Claudio Jampaglia, Andrea Milluzzi, Daniele Zaccaria

«Non è vero e non ci credo». «La nostra epoca ridà legittimità alla guerra, nella famiglia fioriscono violenza e sopraffazione. «La nostra cultura è patriarcale». Non è immediatamente facile trovare spiegazioni al dato reso noto una settimana fa dal Consiglio d'Europa: la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni, nel mondo, ma anche in Europ, è l'aggressione violenta da parte dei loro compagni di vita. Lo afferma una ricerca del neonato "Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere".
Abbiamo chiesto a dieci uomini che scrivono per "Liberazione" di superare l'incredulità, interrogare se stessi e la propria consapevolezza di genere e tentare una spiegazione

alle pagine 2 e 3

Pietro Folena
E' in corso la grande guerra mondiale. Il fronte è in tutti i paesi, al nord e al sud, a levante e a ponente, dov'è freddo e dov'è caldo, tra i poveri
E' in corso la grande guerra mondiale. Il fronte è in tutti i paesi, al nord e al sud, a levante e a ponente, dov'è freddo e dov'è caldo, tra i poveri del pianeta e fra i privilegiati. Investe antiche società tribali e modernissime società dell'innovazione....

Alessandro Curzi
Ci indigniamo davvero? O ci limitiamo a scuotere la testa?
Lo confesso: sono stato uno dei tanti "miscredenti". Nel senso che, ascoltata distrattamente da un qualche telegiornale (ero in Francia ed ero più attento a quanto stava succedendo nella periferia nord di Parigi, fra i giovani immigrati senza lavoro) la notizia sulle donne morte per violenza nell'Unione Europea, avevo pensato a un sicuro errore....

Fabrizio Giovenale
Ma invecchiando le cose migliorano
Francamente: sembra una balla. Poi però tornano in mente certi discorsi fra soldati, certe strofette: "ciàpa una scarpa nel fil de la schéna ma bruta vachéna va in ca' a lavurà"......

Giuseppe di Lello
La gravità dei fatti sempre sminuita colpevolizzando le vittime
La violenza subita da parte di un partner o padre o fratello o marito - e cioè la violenza giustificata dal primato patriarcale - è la prima causa di morte delle donne (tra i 16 e i 46 anni) nell'Unione europea e nel mondo. Sembra una notizia incredibile: non è vero e non ci credo....

Franco Berardi "Bifo"
La violenza, investimento del desiderio, è nemica del desiderio. Perché annichilisce i corpi nell'ossessione identitaria
Da tempo Adriano Sofri sostiene la tesi che negli ultimi anni è iniziata una sorta di guerra mondiale per la (ri) sottomissione delle donne, che nel corso del ventesimo secolo sono riuscite a conquistare spazi di indipendenza economica, psichica, sessuale....

Giorgio Cremaschi
Il sesso maschile reagisce alla minaccia ai suoi poteri
Che la violenza fisica nell'ambito della famiglia sia la prima causa di morte delle donne nel mondo, sconvolge, ma in fondo non stupisce. Da sempre la violenza fisica è il mezzo con il quale chi pretende di comandare e non ha altri argomenti, reagisce a chi non vuole sottostare ai suoi ordini....

Claudio Jampaglia
Qualcosa di profondo e diverso, che è solo maschile
Si alzano le mani per comodità, per non capire, ammettere, per non guardare, per dolore e ignoranza di sé, per bullismo, machismo, diseducazione, odio e travisato amore. Sempre su un* altr*, che sia diverso, nemico o consanguineo....

Daniele Zaccaria
Gli uomini non sanno stare in coppia
Perché picchiamo, violentiamo e spesso assassiniamo le donne? Perché lo stimato chirurgo, il proletario senza avvenire, la celebre rockstar e l'anonimo impiegato, si assomigliano in modo così sinistro quando si tratta di elargire randellate alla propria compagna-amante-consorte?...

Andrea Milluzzi
Tra chi picchia e chi no un confine molto labile
Innanzitutto, una premessa: chiunque abbia alzato le mani su una donna è un vigliacco violento. Perché non c'è niente di più semplice che far valere la propria forza sapendo di non rischiare praticamente nulla.
Detto questo, perché gli uomini picchiano le donne?...


tutti gli articoli segnalati qui sopra possono essere letti cliccando qui

inoltre, sul giornale di oggi:


Ora di religione, i vescovi in piazza contro Zapatero
Spagna, per il governo è una materia non valida ai fini della media scolastica
Laura Educati
Zapatero legifera e i vescovi si arrabbiano. Anzi, scendono in piazza a protestare, in quello che pare ormai un leit motiv dei rapporti tra i socialisti spagnoli e il Vaticano....

Ancora un pacco bomba: questa volta contro la Tav. Intervista al segretario del Prc: «Il neocentrismo ci aggredisce perché siamo la cerniera fra l'Unione e i movimenti»
Bertinotti: «Vogliono inquinare l'intero conflitto sociale»
Stefano Bocconetti
Un'altra bomba. Simbolica - come le altre del resto - ma non per questo meno pericolosa. Stavolta in Val di Susa, dove un'intera comunità s'oppone al passaggio dei treni ad alta velocità, così come vorrebbe il governo. Come vorrebbero i governi: nazionale e regionale....

inserto domenicale di Liberazione, 6.11.05
Da postcomunisti a postdemocristiani
di Rina Gagliardi
Prima, fu il Pds, Partito democratico della sinistra. Poi, cadde il sostantivo e rimasero solo i "democratici di sinistra". Infine, forse tra meno di un anno, cadrà la specificazione - e rimarrà in vita solo il nudo ed esotico aggettivo, "democratico"....


Farfalle rosse
Quel giorno che contestammo Ruini

di Alessandro Francescani
«Siena, fra le cui mura sempre s'attende il Palio dell'Assunta». E' qui che inizia il nostro racconto, in una città mistica dove il tempo si ferma e i rumori di oggi si mischiano con profumi vecchi di secoli....

Questi ultimi quattro articoli possono essere letti a partire da qui

con la collaborazione di Gianluca Cangemi

articoli di domenica 6 novembre 2005

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una segnalazione di Noemi Ghetti
Repubblica 6.11.05
Nei codici lo "status di uomini" che i missionari ridiedero ai vinti
di Guido Rampoldi

Corriere della Sera 6.11.05
Fausto Bertinotti: «A Bologna non si replica la crisi del ’98 ma si prepara il dopo-Prodi del 2007»

Corriere della Sera 6.11.05
Bertinotti:«La politica costa troppo Basta con i consulenti in politica, si usino i volontari»di Maria Teresa Meli

Corriere della Sera 5.11.05
Allarme Oms:in Italia si beve troppoI danni correalti all'alcol sono pari a oltre il 2 per cento del PIL. Si inizia a bere a 11 anni. Le donne più a rischio degli uominiLa birra è l'alcolico preferito dagli adolescenti (Reuters)


Corriere della Sera 6.11.05
L’ultima battaglia di CheneyLicenza di tortura per la CiaSenatori Usa: basta sopraffazioni per i detenuti-terroristi
Ma il vicepresidente: immunità per prevenire gli attentatidi Guido Olimpio

La Stampa Tuttolibri 5.11.05
Quando si decapitavano i galeotti per curare il trauma di Sua Maestà
«Famosi e malati» di Luciano Sterpellone: le vite dei grandi raccontate dal punto di vista medico, dall'imperatore Adriano a Virginia Woolf, dal Re Sole a Van Gogh
Il rapporto tra la Storia e le patologie
Bruno Gambarotta


La Stampa Tuttolibri 5.11.05
Le passioni, tema del Festival di Cuneo dal 10 al 13 novembre, oggi non godono buona salute, perché è sempre più diffusa la tendenza a fuggire la vita, a renderla una inoffensiva cerimonia mondana
Augusto Romano

Corriere della Sera 6.11.05
Uomini e donne Il loro cervello gioisce e si avvilisce diversamente
Il sesso del riso e del pianto
Cesare Peccarisi

articoli di sabato 5 novembre 2005

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aprileonline.info 5.11.05
La gaffe di D'Alema
E' stato giusto fucilare Mussolini? Il presidente dei Ds riapre, decontestualizzandola, un'inutile polemica
Nicola Tranfaglia


Corriere della Sera 5.11.05
Istat
Aumentano le nascite

diminuiscono i matrimoni


Corriere della Sera 5.11.05
Laicista, la Parola Che non Esiste
di Sergio Luzzatto


Corriere della Sera 5.11.05
il Colpo di Spugna
Russia, addio alla festa
Putin cancella la Rivoluzione sovietica
di Giovanni Belardelli


Corriere della Sera 5.11.05
Quel 7 novembre 1941
Dalla Piazza Rossa al fronte
Per decisione di Putin i russi celebreranno la «liberazione dai polacchi del 1612»
Fabrizio Dragosei


segnalato da Rossana Cecchi e da Gianluca Cangemi
l'Espresso, n.44, 2005
Dr. Sergio e Mr. Cofferati
Umberto Galimberti


Corriere della Sera 5.11.05
I medici degli ospedali presentarono la domanda di sperimentazione due anni fa senza ottenere risposte
Pillola abortiva: tre richieste da Roma
San Camillo, Umberto I e San Filippo Neri pronti ad usarla
Ilaria Sacchettoni


Repubblica 5.11.05
Un giornale inglese: griffati i mocassini rossi. L'azienda non conferma
Tra le novità estetiche, gli occhiali da sole, anche durante incontri pubblici
Il look di Papa Ratzinger: spuntano le scarpe Prada
di Orazio Larocca


Panorama in edicola
Abbé Pierre, perché l'hai fatto?
di Ignazio Ingrao


Le Scienze 4.11.05
Einstein, Darwin e le e-mail
Analizzata la corrispondenza dei due scienziati


alcune segnalazioni di Gianluca Gangemi:

Corriere della Sera 05.11.05

Intervista allo psicologo Nobuo Kurokawa
Giappone, la pensione fa ammalare le mogli
Identificata una nuova malattia psicosomatica, la Retired Husband Syndrome: le mogli in età avanzata non accettano più il marito
Stefania Viti


ANSA 05.11.05
Pedofilia al femminile
ne parla in libro "E se l'orco fosse lei?"


ANSA 05.11.05
La psicoterapia diventa online
Psicologi lanciano l'allarme, c'è rischio di abusi


il Manifesto 05.11.05
Adolescenti bestiali e cybercorpi in mostra
Le nuove vestali Alle Scuderie Aldobrandini di Frascati, «Altre Lilith», trentasei artiste internazionali in un percorso che mette in scena ibridazioni e identità multiple. Da Orlan a Manzelli
Il percorso Bambine demoniache, ritratti dark, carcasse di animali. Un universo alla rovescia raccontato da serie fotografiche, pennelli, sculture, opere digitali fra biogenetica e memoria privata
Arianna di Genova


il Manifesto 05.11.05
Seduzioni animali sulla scena dell'arte
Oltre i vecchi stereotipi che oppongono natura e cultura, il vero interprete della prospettiva contemporanea è l'alien che ibrida la morfologia umana Non più segno o sfondo la bestia si trasforma nell'operato di artisti come Jeffrey Deitch o Orlan in un inedito orizzonte di opportunità da esplorare
Roberto

venerdì 4 novembre 2005

giovedì 3 novembre 2005

citato ai seminari

una segnalazione di Roberto Martina

Qui di seguito è possibile leggere uno stralcio della Relazione di Daniele Capezzone al IV° Congresso dei Radicali italiani.
Il testo integrale del documento si trova qui
o sul sito di Agenzia Radicale cliccando sul seguente indirizzo:

http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=5194

Chi volesse ascoltare l'audio (con RealPlayer) può cliccare su quest'altro indirizzo:
http://palinsesto.radioradicale.it/ram2.php?dt=2005-10-29&oi=16.19.44&oe=19.02.53
Il brano citato lo si trova circa al 23° 24°minuto.

IV° Congresso di Radicali Italiani: la relazione del segretario Daniele Capezzone


1. Premessa. In corso, in Italia, fatti culturali e politici profondi. Quasi strutturalmente preclusa “Piazza Navona”.
Le opposte demagogie di Bertinotti e Tremonti.


(...)

Io credo che si debba provare a capire cosa “arriva” (e quindi cosa “accade”) nelle immense periferie urbane. Un uomo di studio della società, e non solo di talento televisivo, come Carlo Freccero, ha spiegato (e non era e non è affatto un fenomeno negativo, a suo avviso, a figurarsi se lo è dal mio punto di vista) che (banalizzo) l’americanizzazione (nei suoi aspetti positivi) prodotta dall’arrivo della tv commericiale, dalla rottura del monopolio Rai, ha portato il popolo delle periferie italiane, lungo tutti gli anni ’80, a elaborare domande di modernizzazione, a superare di slancio un certo bigottismo culturale dc-pci, a chiedere il “cambiamento” che poi Berlusconi non ha saputo dare…Ecco, oggi, nella situazione mutata che descrivevo, cosa “arriva” e cosa “cresce” (di “politico”) in quelle periferie? Forse solo un grande sentimento di smarrimento, paura, attesa.

Smarrimento, paura e attesa a cui -a mio avviso- dalla “politica ufficiale” sono arrivate solo due risposte che hanno intuito il problema, e -dal mio punto di vista- non solo non lo risolvono, ma lo aggravano. Direi, due opposte, simmetriche demagogie.

Da una parte, la demagogia efficacissima di Fausto Bertinotti, il suo linguaggio “fagioliano” (nel senso del professor Massimo Fagioli): alle paure (sempre retoricamente accresciute: il “neoliberismo”, il “pensiero unico del mercato e della globalizzazione”), si oppone l’irresponsabilità del “voglio” (“Voglio il ritiro dall’Iraq” e “Voglio la vasca idromassaggio”; anzi: “Voglio il ritiro dall’Iraq mentre sto nella vasca idromassaggio…”). Scherzo, ma fino a un certo punto: la prospettazione delle paure, e -per converso- l’illusione massimalista del “tutto e subito” (senza costi; anzi, a carico di altri, e non si sa bene chi).

Dall’altra parte, l’opposta, simmetrica demagogia che Giulio Tremonti (...)
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SU "LIBERAZIONE" DI DOMENICA 30 OTTOBRE 2005

L'ARTICOLO DI GIULIA INGRAO:


Liberazione domenica 30 ottobre 2005
Leggerlo su "Repubblica" non mi stupisce; ma su "Liberazione" non mi piace

Amore amico della guerra? Luogo comune dai tempi di Platone e della Bibbia
di Giulia Ingrao
È come dire che è impossibile ogni trasformazione dell'esistente, che non abbiamo nessuna possibilità o speranza di cambiamento, perché la natura umana perversa è immodificabile.
Mi viene spontaneo un nesso: non sarà il peccato originale?
"Una ricerca sui nuovi fondamenti teorici per la sinistra", la copertina di un libro edito dalle Nuove Edizioni romane. Al centro un volto femminile, un'immagine di donna; intorno i titoli di quattro libri, le date di tanti incontri all'università e una una grossa realtà, l'Analisi collettiva. Repubblica venerdì 14 ottobre 2005, stessa immagine.

Una teoria, una ricerca; che ci sia un nesso tra questa teoria e questa ricerca e una nuova identità femminile? Che sfogliando le pagine di quei libri, ascoltando i contenuti di quella ricerca si possano avere idee più chiare sulla realtà umana, sulla realtà mentale umana, sul pensiero umano cosciente, sul pensiero umano senza coscienza, sui rapporti interumani, su quello privilegiato uomo-donna che tocca realtà profonde della vita, sessualità, amore, identità?

Tutto da vedere, da verificare.

Leggo giornalmente Liberazione. Prima pagina, l'occhio va alla colonna a destra, certamente un editoriale, una firma invitante. Sabato 22 ottobre 2005 "Amore amico della guerra? " di Lea Melandri. Confesso di aver fatto fatica a seguire le varie ipotesi che la giornalista fa per trovare una risposta a questo sconcertante interrogativo; fatica nel comprendere oltre che nell'accettare pensieri di illustri "pensatori" che a me sembrano lontani dalla realtà degli esseri umani, dei popoli. La conclusione: esiste tra amore e odio, amore e morte un legame "invariabile" e "inalterabile" nel tempo e nello spazio, che vive di una vita propria, quasi fuori dalla storia, quindi amore è amico della guerra, se si ama contemporaneamente si odia e odiando si esercita la violenza, qualunque essa sia, anche la guerra ossia l'assassinio strategicamente preparato. Questa legge non riguarda solo la vita animale e vegetale, ma anche la vita umana.

Questa legge da dove e da chi è venuta? L'hanno scoperta, direi inventata, illustri pensatori. Barbara Ehrenreich ("Riti di sangue", Feltrinelli, 1998) parla della guerra come di «un'unità culturale contagiosa […] autoreplicante che ha le sue radici in un "trauma originario" ossia il salto di civiltà che l'uomo ha fatto scegliendo lo strumento della violenza per riscattarsi dalla condizione di preda e diventare predatore» assimilando senza nessun trauma l'uomo all'animale.

James Hillman ("Un terribile amore per la guerra", Adelphi, 2004) parla della guerra come una componente primordiale dell'essere. Penso parli della vita in generale, ma una distinzione tra vita animale e vegetale e vita umana andrebbe pure fatta (mi viene spontaneo un nesso con l'idea che la Chiesa ha della sessualità umana: annulla la fantasia del rapporto tra uomo e donna per ridurla a pura procreazione, come per gli animali). Dunque la violenza, la guerra è una "fatale necessità".

Altra ipotesi-risposta all'interrogativo: «[…] la coppia amore e violenza ha a che fare con tutti i dualismi che conosciamo - natura e storia, individuo e società ecc. - e prima di tutto con quello che ha diviso come poli opposti e complementari il maschile e il femminile». Dunque la donna e l'uomo, poli opposti destinati a congiungersi da ineluttabili "logiche d'amore" e insieme odiarsi fino al "rifiuto" ed alla cancellazione del diverso. Un dualismo che condanna ad una tragica simbiosi, Amore e Morte, la vita e il nulla.

E veniamo a Freud, e mi meraviglio come ancora possa essere un punto di riferimento quando è stato dimostrato dallo psichiatra Massimo Fagioli da circa cinquant'anni l'assoluta ignoranza di Freud sulla realtà mentale umana, il suo disprezzo per l'essere umano e per il diverso, giudizio condiviso in recenti studi di cui ha ampliamente parlato la stampa. Comunque, per Freud Eros e Thanatos si accoppiano, quindi la coppia vita e inanimato è l'essenza della realtà umana, ancora «l'essenza dell'Eros è di fare di più d'uno uno» ossia uccidere sempre l'altro, il diverso da sé. Mi piace ricordare un altro bel pensierino: nel 1929 Freud in un articolo definisce «un'illusione priva di fondamento» la teoria marxista come possibilità di trasformazione dell'esistente, naturalmente perché la natura umana perversa è immodificabile. Mi sarei aspettata dalla Melandri il rifiuto di tali pensieri, meglio di un tale credo; non mi è sembrato fosse così.

Stranamente su Repubblica di domenica 23 ottobre 2005 ("Quando il Papa vuole fare le leggi") di un'altra firma importante, Eugenio Scalfari, propone idee simili arrivando quasi alle stesse conclusioni fuori dalla storia. Dopo un lungo riassunto di vicende storiche che hanno avuto protagonisti la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano, Scalfari si concede "qualche breve riflessione" sull'enorme problema dei diritti innati e del diritto naturale.

«Il solo, l'unico diritto innato deriva dall'ente, che esiste e vuole esistere». Ci precisa che nella nostra specie quell'ente si chiama persona e per la nostra specie persona significa individuo. Non ci dice però quando questo ente-persona-individuo comincia ad esistere e questo comporta molti grossi interrogativi (dallo zigote? dall'embrione? dalla nascita? da quando acquisisce il linguaggio verbale?). «…Il diritto dell'individuo-persona ad esistere è innato, proviene dalla natura che lo fornisce anche ad altre specie (albero, falcone)». Ma non sarà il caso di fare una netta distinzione tra vita vegetale, vita animale e vita umana? La prima distinzione che mi viene in mente è che nella vita umana c'è il rapporto interumano che è ben diverso dalla simbiosi delle piante e dall'organizzazione in branco degli animali. Ci dice Scalfari che per soddisfare il diritto "biologico", e di nuovo qui mescola piante, animali e uomini, l'individuo entra in conflitto con tutto ciò che lo circonda fino all'estinzione di chi gli contende lo spazio vitale, fino a farlo diventare «…uno stecco senza più fronde né linfa». Il paragone ci propone un'immagine inquietante, anche se si parla di piante. Proseguendo la lettura dell'articolo scopriamo che questa guerra all'ultimo sangue per la sopravvivenza inizia dall'infanzia, è presente nella vita dei bambini che non fanno che sopraffarsi l'un l'altro, come se fosse una lotta selvaggia tra specie di animali diversi.

A questo punto la dialettica, il confronto con questi cosiddetti "pensatori", che ripetono luoghi comuni dai tempi di Platone e della Bibbia, non basta, ci vuole l'indignazione, la condanna, il rifiuto netto di certe proposizioni.

«[…] l'innocenza dei bambini, il loro candore, la loro bontà è un falso […] l'innocenza dei bambini è solo mancanza di conoscenza […] Ma la bontà dei bambini non esiste».

Lasciamo stare le false icone, i santini sui bambini, ma immaginarli per sopravvivere «[…] appropriarsi di tutto ciò che desiderano togliendolo agli altri. Vincendo sugli altri. Sottomettendo gli altri»; tutto ciò mi farebbe ridere se non fosse una brutta violenza. I bambini si litigano un giocattolo, tutto qui! Immagino Scalfari anziano come me, nonno come nonna sono io, che ha avuto accanto, ha accarezzato bambini, figli e nipoti, mi domando come li abbia potuti vedere attraverso questa lente. Mi domando ancora come abbiano fatto questi bambini nei pochi anni della loro vita a corrompersi a tal punto, allora sono nati cattivi? Bambini così cattivi io non ne ho conosciuti, ho avuto tre figli, nipoti e li ho sempre dovuti difendere dalla violenza mentale degli adulti, qualche volta anche dalla mia.

Scalfari che si professa illuminista fa appello alla ragione perché insegni ai piccoli diavoli a «contenere l'istinto primordiale». Si tratta di controllare il male che ci portiamo dentro, che lui stesso definisce "peccato originario" (mi viene anche adesso spontaneo un nesso: non sarà il peccato originale? Non siamo ancora di fronte a un pensiero religioso nella testa di un laico?).

Non si concepisce un rapporto interumano che sia investimento di interesse, nella norma il rapporto interumano ha sempre alla base il sospetto, questo nega il rapporto e impone il controllo o addirittura il dominio. Gli aspetti più sconcertanti della natura umana sono dunque innati, quindi nessuna possibilità o speranza di cambiamento. Leggerlo su Repubblica non mi stupisce, ma ipotizzarlo su Liberazione non mi piace.

Ritorniamo all'immagine femminile comparsa sulla copertina di quel libro sull'incontro dell'Analisi collettiva con Pietro Ingrao e Fausto Bertinotti, che riporta i testi in un dibattito sulla non violenza, ma da cui è emerso ben altro. L'immagine che ne viene fuori è di una realtà umana che si forma alla nascita come fusione tra realtà biologica e realtà mentale umana, che cerca il rapporto e poi si sviluppa nel rapporto con l'altro essere umano. Non c'è il peccato originale, non c'è tendenza al nulla, ci saranno cause e motivi di malattia mentale ma c'è la cura.

La sessualità non è violenza né principio del piacere, è realizzazione della propria identità nel rapporto con l'essere umano diverso. Uso la parola "diverso" fuori dal senso comune; la parola diverso si attiene come fondamento base e cardine del rapporto uomo-donna, non è rapporto con il diverso il rapporto tra persone dello stesso sesso. Rapporto dialettico di identità, la maschile e la femminile, che si definiscono specificatamente nel confronto uomo-donna.

Nel rapporto uomo-donna, che è il rapporto interumano privilegiato, le due identità umane diverse cimentano non la loro realtà sociale, ma la loro realtà interna; solo in questo rapporto è possibile che si realizzi una reciproca trasformazione.

La differenza tra identità maschile e identità femminile è la garanzia contro il razzismo di ogni natura perché non c'è specchio, non c'è identificazione, non c'è annullamento dell'altro-altra.

A me sembrano pensieri semplici, che non sconvolgono l'esistente, perché non confrontarsi?
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una segnalazione di Franco Pantalei

Repubblica 2.11.05
Roma, 18:13
JAZZ: ENRICO PIERANUNZI MIGLIOR MUSICISTA EUROPEO

Il Guinness Jazz Festival di Cork (Irlanda), una delle più prestigiose rassegne jazzistiche nordeuropee, ha assegnato il Jazz in Europe Award 2005 al pianista italiano Enrico Pieranunzi. Il premio, che il festival ogni anno attribuisce al miglior musicista europeo, era stato assegnato nel 2003 a Jan Garbarek e nel 2004 a Richard Galliano.


mercoledì 2 novembre 2005

articoli del 2 novembre 2005

per leggere gli articoli clicca sui titoli

Repubblica.it 2.11.05 pm
Rifondazione boccia Cofferati


aprileonline.info 2.11.05
''La revisione del Concordato non è uno scandalo''
Interviste. Roberto Villetti, vice presidente dello Sdi, spiega la posizione di socialisti e radicali: "E' inaccettabile l'ingerenza della Chiesa sulla politica italiana"
Marzia Bonacci


aprileonline.info 2.11.05
Valori laici e valori religiosi, una corsa a ostacoli
Centrosinistra. Quel vincolo sancito dal Concordato tra Stato e Chiesa che fa discutere. Ma in democrazia non esiste una verità rivelata che detta regole
Nicola Tranfaglia


il manifesto 2.11.05
il pregiudizio clericale nell'Unione

Chi si offende di una Rosa?
di Cosimo Rossi


il manifesto 2.11.05
Marco Bellocchio a Firenze
Eric Rohmer a France Cinéma


Gazzetta del Sud 2.11.05
Numerose le testimonianze nei vari siti archeologici siciliani delle credenze connesse al ciclo vegetativo
Il culto ctonio di Demetra e Persefone
A Morgantina uno dei santuari più importanti delle divinità sotterranee
Girolamo Sofia


Kataweb Salute 2.11.05
Dipendenze
Alcol, un milione di giovani ne fanno uso

una segnalazione di Sandra Mallone
magna-carta.it 30.10.05
Noi, loro e il Papa.
Lettera aperta agli amici di Magna Carta
di Marcello Pera


Corriere della Sera 2.11.05
Lo studio pubblicato sul Royal Society Journal
Donne: più ormoni più fascino
I visi femminili più attraenti sono quelli delle signore nel cui sangue circolano più estrogeni. Ma il trucco aiuta le più «povere»

martedì 1 novembre 2005

articoli di martedì 1 novembre 2005

per leggere i testi degli articoli clicca sui titoli

Corriere della Sera 1.11.05
Boselli insiste: sul Concordato il confronto non è chiuso «Sto con Romano ma sul programma faremo un’ira di dio. Bagdad? Non la penso come Emma»
Maria Teresa Meli


Apcom 1.11.05
PAPA/ L'Italia mantenga la sua bimillenaria storia di Santità
Un pensiero particolare va alla secolare fede del nostro Paese


Corriere della Sera 1.11.05
Prodi: i rapporti con la Cei
f. alb.


Corriere della Sera 1.11.05
La vita di un’aristocratica complice del terrore sovietico narrata da Nina Berberova Moura, la baronessa al servizio di Stalin
di Ennio Caretto


Corriere della Sera 1.11.05
Una discussione lunga oltre un secolo
«I creazionisti sbagliano e la prova è nell'occhio
Il genetista Steve Jones al Festival della scienza


Corriere della Sera 1.11.05
In Italia: «Noi non discutiamo

Siamo spiritualisti»
di Edoardo Boncinelli


aprileonline.info 1.11.05
La nuova carta d'identità di Sinistra europea
Congressi. Ad Atene, confermato presidente Fausto Bertinotti. Socialismo e anticapitalismo, un binomio non sempre coincidente che sfida il riformismo
Gennaro Migliore


il manifesto 1.11.05
Le neurotecnologie tra usi e abusi
Questioni controverse e di stretta attualità quelle dibattute da Steven Rose nel suo libro "Il cervello del ventunesimo secolo". Spiegare, curare e manipolare la mente, uscito dalle edizioni Codice
Francesco Ferretti

Liberazione 1.11.05
La nuova alleanza Sdi-radicali e il loro peculiare ruolo
Bravo Boselli
Rina Gagliardi


Liberazione 1.11.05
La Sinistra europea riparte da Atene per cambiare il vecchio continente
Fausto Bertinotti rieletto presidente chiude ad Atene il congresso del partito sovranazionale, citando lo slogan zapatista
Quella sinistra europea
che «cammina interrogandosi»
Stefano Bocconetti

lunedì 31 ottobre 2005

Marco Bellocchio, sul Corsera di sabato 29 ottobre,
ha citato Massimo Fagioli e l'Analisi collettiva

una segnalazione di Paolo Izzo

Corriere della Sera 29.10.05

L’ex regista della rabbia giovanile critica gli eccessi ideologici: «La riscoperta della vitalità conta più della questione morale»Bellocchio: «Io, un ribelle moderato
Ma tengo i pugni sempre in tasca
di Barbara Palombelli
LA CONTESTAZIONE
Ho partecipato al Sessantotto da vecchietto: ripensandoci oggi, per la mia esperienza, mi appare un po' superficiale

LA RELIGIONE
A Roma per l'Anno Santo, vidi Pio XII sulla sedia gestatoria. Poi al liceo, dai barnabiti, smisi di credere
«La cuccagna promessa da Silvio Berlusconi non è mai arrivata. La grande promessa, il ricco premio, la tombola non li abbiamo vinti. Non mi ha stupito il suo successo: penso che se l’Italia, in maggioranza, non si fosse impoverita, avrebbe continuato a vincere. La caduta delle ideologie ha depresso tanti italiani e mi fa rabbia vedere il fronte laico che annaspa e si fa condizionare dalla religione. Mi fa rabbia dover affermare che non credo in Dio, quasi fossi un sopravvissuto di un mondo scomparso e fuori moda. Voto per i Ds, ma non ho alcun legame con i partiti, ho visto qualche volta Walter Veltroni, grande intenditore di cinema, che stimo come politico e come uomo. Un amico che non vedo mai. Da ragazzo, il mio idolo era Lenin. Ero un rivoluzionario, ero contro il revisionismo del Pci, ma personalmente non ho mai torto un capello a nessuno. L’ironia e la prudenza, innate, mi hanno salvato in più di un’occasione. Ho sempre partecipato al grande cambiamento che ha preso l’avvio, all’inizio degli anni Sessanta, anche da Piacenza, proprio da casa mia. Un cammino che continua. Era il 1962 quando mio fratello Piergiorgio, con Grazia Cherchi, Cesare Cases, Goffredo Fofi, Franco Fortini e molti altri fondò i Quaderni Piacentini, rivista marxista su cui si sono, ci siamo formati in tantissimi. Oggi sono sempre convinto che la questione morale è viva e lotta insieme a noi. Ma non è tutto. La decenza, la moralità sono importanti, ma non riguardano la vitalità. Vitale per me è la ricerca, senza fine, della più bella, più ricca, più sessuata, più affettiva identità umana, ricerca iniziata tanti anni fa (1977) nell’analisi collettiva di Massimo Fagioli. Perciò la storia della mia vita si può ben dividere in due: prima e dopo l’analisi collettiva, a cui beninteso continuo a partecipare, con una vitalità rinata proprio grazie ad essa». Marco Bellocchio ha appena finito Il regista di matrimoni, con Sergio Castellitto, «un film che uscirà l’anno prossimo, piuttosto inattuale. Non parla di Berlusconi, né di cocaina né di Iraq. Comincia dove finiva 8 e mezzo di Fellini: un regista prepara I promessi sposi, fatica, non ce la fa più e infine si allontana dal suo tavolo e parte. Va in Sicilia, incontra un regista di matrimoni, uno di quei tizi che per girare una videocassetta portano la coppia in abito da nozze sullo scoglio al tramonto, insomma il suo alter ego meno fortunato. Dall’incontro nasce una storia simile al romanzo manzoniano, c’è un principe del luogo che vuole impedire un matrimonio…». L’ufficio di Bellocchio è ordinatissimo, parquet a specchio, pareti bianche. Lui, a 66 anni, sembra ancora il ragazzo che quarant’anni fa sconvolse il cinema italiano con il suo film d’esordio, I pugni in tasca. Fu un caso internazionale, «accolto dalla sinistra con stupore ed entusiasmo, su Rinascita ne scrisse Italo Calvino con controllato interesse. Riuscii a produrlo grazie a Piergiorgio, che ottenne un finanziamento, girammo in casa di una zia a Bobbio». Un film autobiografico, si disse allora, immaginando che i ragazzi avessero una grande rabbia dentro, pronta a esplodere, improvvisa, da un momento all’altro. Come poi avvenne.
Marco nasce nel 1939: «Mio padre Francesco conservava l’autografo che il Duce consegnava alle famiglie numerose, eravamo nove, poi diventammo otto. Era un avvocato, molto tiepido verso il regime. Con la Repubblica diventò un conservatore. Parlava pochissimo di politica, si dava un gran da fare per mantenerci e creare un patrimonio per il nostro futuro. La borghesia cattolica guardava al comunismo con terrore. La Chiesa agiva scomunicando. Da bambino, ho vissuto con l’angoscia dell’arrivo dei russi. I sacerdoti mi avevano spiegato che, se avesse vinto il Pci, i comunisti mi avrebbero obbligato a rinnegare la fede. Ci parlavano in continuazione dei martiri della cristianità e noi bambini avremmo dovuto imitarli, i missionari ci raccontavano dei loro confratelli cui i cinesi avevano tagliato la lingua. Ne venne uno in classe, senza lingua. Ci preparavamo alla guerra civile, inevitabile nel caso di un’invasione sovietica». Pio XII, il cinema parrocchiale con i film di guerra e le vite dei santi, «i terribili Promessi sposi di Mario Camerini, la peste», l’Anno Santo del 1950, Bellocchio li ricorda come fosse ieri: «Ero in piazza San Pietro, i pellegrini sembravano in preda a turbe emotive, io invece guardavo senza parlare il Papa che passava in mezzo alla folla sulla sedia gestatoria, sembrava imbalsamato, e il curato notò la mia freddezza e mi rimproverò. Avevo undici anni. Ero già vaccinato contro il fanatismo, forse». Al liceo, dai barnabiti di Lodi, nonostante la messa quotidiana, «cade il terrore dell’inferno e non credo più».
Poi Roma, il Centro sperimentale di cinematografia, «era controllato da un certo potere diccì, ma aperto al mondo. Vennero Fellini e Mastroianni a mostrarci La dolce vita, Pietro Germi con Divorzio all’italiana, Antonioni con L’avventura, passarono Blasetti e Nanni Loy, era venuto a incontrare gli studenti anche Charlie Chaplin. Dopo le proiezioni seguiva il dibattito». L’aspirante regista chiede ad Antonioni, con tono rivendicativo: ma come si fa ad entrare nel vostro mondo? «Proprio la stessa domanda che fanno a me, quando vado nelle scuole e nelle università. Una domanda a cui è impossibile rispondere colle sole parole».
La distanza del tempo scolorisce i ricordi, «Ho fatto il Sessantotto da vecchietto, ripensandoci oggi mi appare tutto, per la mia vita, la mia età, un po’ superficiale. Ricordo che andai personalmente a palazzo Campana, a Torino, nel dicembre 1967, data d’inizio di quella che allora si chiamava la contestazione. Sotto accusa, il potere cattedratico. Vidi, come a teatro, i primi episodi di contestazione (verbali) e partecipai allo sgombero forzato dell’aula magna. I poliziotti furono gentilissimi. Aderii, per qualche mese, all’Unione dei marxisti-leninisti di Aldo Brandirali, una pedestre imitazione del maoismo, con coreografie e slogan che inneggiavano al libretto rosso. Ma non eravamo né bombaroli né terroristi». La sottolineatura del regista non è casuale. «Un giorno, Franco Piperno venne nel mio studio e mi propose di fare un film sul sequestro Moro, ma io non ero pronto. Penso volesse raccontare la sua verità. La stessa cosa mi capitò con il libro-intervista di Silvana Mazzocchi con Adriana Faranda: Adriana voleva controllare la sceneggiatura e la capisco. Lasciai. Andò meglio quando, molti anni dopo, la Rai mi propose un film sempre su Moro, lasciandomi carta bianca. Io sentivo che dovevo trovare a quella tragedia un finale diverso. Non ero più il ribelle che si fa giustizia spingendo la mamma nel burrone. Sentivo che potevo riimmaginare la storia, mi potevo permettere di rappresentare in quel falso storico (o piuttosto in quel doppio finale, dove c’è anche la verità storica) il mio percorso esistenziale più profondo». In Buongiorno, notte, la liberazione del prigioniero dà il senso della formazione del regista: un ex marxista che non ha mai sentito l’odio di classe. E che rivendica anche una sua «piacentinità». Un mix di rivoluzione e prudenza, riservatezza e incoscienza, educazione e nostalgia. Un ribelle moderato.

articoli di lunedì 31.10.05

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AGI 30.10.05 - 22.46
Bertinotti rieletto presidente del Partito europea della sinistra


Corriere della Sera 31.10.05
Il segretario di Rifondazione sulla manifestazione per Israele
Bertinotti: «Non vado, manca la Palestina»
«Capisco il sì di Fassino a Ferrara, la causa è giusta. Però serve un passo in più»
Dino Martirano


Corriere della Sera 31.10.05
«La rosa nel pugno nuovo simbolo», ovazione al congresso dei Radicali
Boselli attacca Rutelli: «Scelte integraliste»
Il segretario dello Sdi: «Dalla Margherita posizione sbagliata sul referendum». «Tra Prodi e Ruini sappiamo distinguere».
Marco Nese


Corriere della Sera 31.10.05
Julien Ries rilegge la storia della più antica forma di conoscenza del sacro
Mito, quel che vive dal paleolitico alla genetica

Ha ideato gli dei e le dittature. Oggi guarda oltre l’uomo


Corriere della Sera 31.10.05
Nel saggio «Caino a Roma» le delazioni per le SS dopo il 16 ottobre 1943
Così la «Pantera nera» tradì gli ebrei
Antonio Carioti

articoli del 27/30.10.05

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Corriere della Sera 30.10.05
Bertinotti alla sinistra europea: via la parola «socialismo»
Il segretario del Prc archivia il termine nelle tesi congressuali, i greci glielo fanno inserire di nuovo
di Dino Martirano


Corriere della Sera 29.10.05
Bertinotti e il progetto della «sinistra meticcia»
Il leader dice no all'offerta di Rizzo: non mi interessa una sommatoria di sigle
di Francesco Verderami


il Manifesto 29.10.05
Sinistra europea oggi e domani riunita ad Atene


Corriere della Sera 29.10.05
Lite sui valori. Rutelli accusa il leader dello Sdi di «scarsa coerenza». La replica: non accetto lezioni da un ex anticlericale ora cattolico integralista
«Nel programma dell’Unione addio al Concordato»
La proposta di Boselli. (...)
di
Livia Michilli


dalle Agenzie di stampa

Liberazione 29.10.05
Il segretario Prc ad Atene dove inizia il congresso della Sinistra europea
Bertinotti a Prodi: pari dignità tra noi e i riformisti
da Atene Stefano Bocconetti


Apcom 29.10.05
fucilati dai repubblicaniPapa: i martiri spagnoli furono testimoni eroici della fede
Immolarono loro vita durante la persecuzione per fedeltà alla Chiesa


Repubblica 30.10.05
La verità nelle facce dei matti da fotografare
Michele Smargiassi

Repubblica 30.10.05
Un lungo cammino dalle galere della fisiognomica alla attuale contenzione chimica
Animali, delinquenti, angeli caduti: il riscatto della follia
Umberto Galimberti


Repubblica Torino 30.10.05
Addio all'ora di religione nelle Superiori di Torino
Il dato emerge da un documento sulla frequenza in Piemonte consegnato a Poletto
Più della metà degli studenti rinuncia
Paolo Griseri


Repubblica 28.10.05
Le cartelle psichiatriche che nessuno ha mai visto
A sessant'anni dal processo di Norimberga
Simonetta Fiori


Repubblica 28.10.05
Il leader di Rifondazione: "Ora pensiamo a vincere, ma dopo il voto la geografia dell´Unione cambierà"
Bertinotti: "I Ds sono in difficoltà una scelta moderata li può spaccare"
Roberto Rosso

Repubblica 27.10.05
A proposito di un'intervento di Marcello Pera
Della democrazia e della religione
Il conflitto epocale tra cristianesimo e razionalità
uno spunto ghiotto per il filosofo della scienza
Piergiorgio Odifreddi


Liberazione 30.10.05
Non chiediamo a nessuno di rinunciare alle proprie convinzioni religiose. Chiediamo laicità
allo Stato e la pratichiamo noi stessi
di Fausto Bertinotti

domenica 30 ottobre 2005

Roberta Pugno a Villa Piccolomini

articoli ricevuti da Paolo Izzo:

Il Messaggero, 28 ottobre - ed. nazionale, pag. 50
Le opere della Pugno per Giordano Bruno
di Lu. Qua.

Figure ascetiche, monaci da sogno e apparizioni di suggestivi volti in rosso e marrone: ecco Vita Rilucente intorno a Giordano Bruno, manifestazione artistica dedicata al filosofo simbolo della lotta per libertà che sta riscuotendo gran successo nel complesso rinascimentale di Villa Piccolomini. Centro della manifestazione, che si concluderà il 30 ottobre, è la personale della pittrice Roberta Pugno che per l’occasione espone circa cinquanta opere nelle sale della Villa e sotto il porticato. Il ciclo pittorico viene proposto per la prima volta nella Capitale. La pittrice ha ideato l’evento come un complesso dialogo di immagini, suoni e rappresentazioni teatrali. (Lu.Qua.)

Il Messaggero, 28 ottobre - ed. Latina
Cultura ed economia si fondono nella rassegna
“Vita rilucente” in corso a villa Piccolomini
di Laura Pesino

Un omaggio al ‘500, secolo di confine, rinascita e trasformazione, secolo dell’uomo e delle sue sfide. E un omaggio al filosofo che ne rappresentò l’anima e il coraggio, l’intraprendenza, la fantasia, la spregiudicatezza. Si chiama “Vita rilucente” la manifestazione inaugurata lo scorso 15 settembre nella splendida cornice rinascimentale di Villa Piccolomini, alle pendici del Gianicolo, sull’Aurelia antica. Una rassegna fitta di eventi, incontri con scrittori e poeti, spettacoli e concerti, guidati dal filo conduttore delle opere di Roberta Pugno, artista di Bolzano che da anni espone nella capitale. Una manifestazione che si concluderà domenica e che è stata resa possibile anche grazie alla partecipazione e al prezioso contributo di alcuni imprenditori pontini e della Federlazio di Latina, per la prima volta a Roma per promuovere un evento culturale unico nel suo genere. “Fantasia e creatività”, diceva Giordano Bruno. “Coraggio e intuizione”, aggiungono gli imprenditori che, portando a Roma questa rassegna, propongono al pubblico un’esperienza tutta nuova, nata dall’idea che il bello può coniugarsi con l’utile e che cultura ed economia, non sono mondi poi così lontani. Ecco perché la Federlazio ha scelto come cornice una suggestiva villa del ‘500. Ed ecco perché ha scelto, come contenuto, le immagini e le opere di Roberta Pugno e la sua arte indagatrice, la sua sottile linea di confine tra materia e pensiero. Circa 50 opere, esposte fino a domenica negli spazi suggestivi della villa e nel porticato prospiciente la Basilica di San Pietro, che raccontano “con immagini potenti le geniali intuizioni del filosofo nolano”.

sabato 29 ottobre 2005

la violenza contro le donne

Corriere della Sera 28.10.05
I dati provengono dal Consiglio d'Europa
La violenza del partner è la prima causa morte delle donne
In Russia il 75% delle donne uccise in un anno sono state ammazzate dal marito. Il fenomeno è alto anche nei paesi avanzati

ROMA - Prima del cancro, degli incidenti stradali e della guerra, ad uccidere le donne nel mondo, o a causarne l'invalidità permanente, è la violenza subita dall'uomo. Partner, marito, fidanzato o padre che sia. Sono alcuni dei dati del Consiglio d'Europa evidenziati alla presentazione dell'Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere, che dà assistenza alle vittime di violenza in Italia.
I DATI - «La violenza familiare da parte del proprio compagno - spiega Gabriella Paparazzo, responsabile formazione dell'associazione Differenza donna - è in Europa e nel mondo la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Basti pensare che in Russia, in un anno, sono morte 13 mila donne, il 75% delle quali uccise dal marito, mentre il conflitto Urss-Afghanistan nell'arco di dieci anni ha mietuto 14 mila vittime».
L'OCCIDENTE - Ma il fenomeno della violenza sulle donne non è certo circoscritto ad alcune realtà disagiate, come quelle dei paesi in via di sviluppo, ma è presente anche in occidente, dove prevale una cultura dalle radici patriarcali. «Anche negli Stati Uniti e in Svezia - continua Paparazzo - i dati sulla violenza femminile sono molto alti, visto che ogni quattro minuti una donna viene violentata in America e in Svezia, dove l'emancipazione femminile ha raggiunto i massimi livelli, ogni dieci giorni una donna viene uccisa. Si tratta quindi di un fenomeno che ha profonde radici culturali».
LE FAMIGLIE DI IMMIGRATI - Proprio sulle radici culturali si sta concentrando l'azione dell'osservatorio, come spiega la criminologa Noemi Novelli. «Nella nostra attività - ha detto - abbiamo visto che molte famiglie immigrate in Italia continuano a perpetuare le loro tradizioni, che però in alcuni casi sono in contrasto con le nostre leggi, come accade con l'infibulazione e i matrimoni coatti. Non si tratta di fenomeni esclusivamente legati alla religione islamica, ma anche appartenenti ad altre minoranze come quella coopti-ortodossi ed ebraica. Per questo motivo è importante agire a livello di sensibilizzazione, spiegando a queste famiglie i rischi e le conseguenze a livello psicologico e sanitario cui vanno incontro le vittime di queste violenze».
LE DONNE - Ma, nonostante la crescita delle violenze denunciate dalle donne, sia gli operatori che le forze dell'ordine hanno rilevato una grande difficoltà da parte del sesso femminile a denunciare i propri carnefici. «La spiegazione di questo fenomeno - dice Susanna Loriga, criminologa - sta nel fatto che le donne non hanno la consapevolezza di essere vittima. Non denunciano quindi per paura, ma per proteggere e difendere se stesse da una realtà che altrimenti le distruggerebbe».

venerdì 28 ottobre 2005

Marco Bellocchio presiede la giuria di France Cinéma
a Firenze

www.cineuropa.org
http://www.cineuropa.org/newsdetail.aspx?lang=it&documentID=55939

Firenze nel segno della Francia
France Cinéma compie vent'anni. Il festival fiorentino festeggia la ricorrenza dal 31 ottobre al 6 novembre con una retrospettiva completa di Eric Rohmer e una panoramica sulla stagione 2004-2005 del cinema d'oltralpe.

Il Concorso (la giuria è presieduta da Marco Bellocchio) prevede undici film. Accanto ai veterani (Alain Cavalier con Le filmeur, Claude Berri con L'un reste, l'autre part, Pascal Thomas con Mon petit doigt m'a dit, Claude Lelouch con Le courage d'aimer), troviamo molti volti nuovi: Emmanuel Carrère (La moustache), Raphael Nadjari (Avanim), Philippe Lioret (L'équipier), Pierre Jolivet (Zim & co), Arnaud e Jean-Marie Larrieu (Peindre ou faire l'amour), Bruno Podalydès (Le parfum de la dame en noir), Jacques Audiard (De battre mon cœur s'est arrêté).

La Retrospettiva Rohmer
(curata da Françoise Pieri, girerà in altre otto città italiane) comprende ventiquattro film, tutti in lingua originale; alcuni dei primi non sono stati distribuiti in Italia.
Sabato 5 novembre, in collaborazione con Sncci (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici), si terrà all'Istituto Francese una tavola rotonda sul tema "Eric Rohmer scrittore/cineasta". Interverranno collaboratori, interpreti, specialisti dell'opera del regista: gli attori Françoise Fabian, Fabrice Luchini, Marie Rivière, Florence Darel; la produttrice Françoise Etchégaray, Marie Binet (autrice di un film di testimonianze di attori rohmeriani proiettato in anteprima).

Tra gli ospiti del festival: Françoise Fabian, Marie Rivière, Françoise Etchégaray, Alain Cavalier, Claude Lelouch, Francis Lai, Nicola Piovani. Alessandra Martines, Pierre Jolivet, Emmanuel Carrère, Jacques Audiard, Philippe Lioret, Fabrice Luchini.

articoli di venerdì 28.10.05

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Corriere della Sera 28.10.05
Bertinotti avverte Fassino:
quando saremo al governo no a spinte neocentriste
«La destra sconfitta proporrà una grossa coalizione
Dino Martirano


Corriere della Sera 28.10.05
Rizzo (Pdci): è Fausto che deve guidare la sinistra
Fabrizio Roncone


Corriere della Sera 28.10.05
Asor Rosa: Sergio ci ha illusi tutti, in realtà è un moderato Lo storico: «Sta già pensando al ruolo che avrà nel futuro partito democratico»
Paolo Conti

Corriere della Sera 28.10.05
Il Festival della scienza a Genova con il patrocinio dell’Unesco
Nasce la Città della parola
Ogni anno scompaiono dal mondo 235 idiomi
Giovanni Caprara


La Stampa 28.10.05
Recensione dell’autobiografia di Susanna Kaysen
La linea sottile tra salute mentale e pazzia
Il malessere di essere «interrotti» quando si hanno 18 anni
Gaia Berruto


La Stampa 28.10.05
Un dato allarmante sulla diffusione della malattia
Ottocentomila piemontesi nella morsa della depressione


il manifesto 28.10.05
La madre dopo il patriarcato
di Ida Dominijanni


il manifesto 28.10.05
Le Streghe e le Mistiche

giovedì 27 ottobre 2005

articoli di giovedì 27.10.5

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Corriere della Sera 27.10.05
Dopo trent’anni. Nell’università del Papa elogia Ratzinger e critica il laicismo
Severino torna in un ateneo cattolico
P.Pan.


aprileonline.info 27.10
Il partito della discordia
Centrosinistra. La storia del sogno democratico italiano dal '45 fino alle primarie del 16 ottobre, tra fusioni e spaccature. E che succederà da qui alle prossime politiche?
Leo Sansone


Corriere della Sera 27.10.05
Passato e Presente
Ds, via alle «nuove Frattocchie»: torna la scuola politica Anche moda e tv tra le materie dei corsi di formazione sull’esempio dell’istituto creato da Togliatti
Maurizio Caprara


il manifesto 27.10.05
Nel segno di Einstein


il manifesto 27.10.05
Tutte le scienze ruotano su Genova
di Paolo Marocco


La Stampa 27.10.05
Einstein, addio
«E’ un marchio, un simbolo
la fisica deve andare oltre»
Francesca Paci



e infine:
Depressione, disturbo bipolare, ansia
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere e non avete mai osato chiedere lo trovate al seguente indirizzo

http://www.depressioneansia.it/depressione.htm

una segnalazione di Francesco Baldini

il libro di Paolo Izzo

sul settimanale "La Gazzetta Politica", attualmente in edicola, c'è una nuova recensione del romanzo di Paolo Izzo
IL DENTRO DEL SUONO

Ecco qui il link alla versione telematica:

http://www.gazzettapolitica.it/index.php?idArticolo=3920

mercoledì 26 ottobre 2005

articoli del 25/26.10.05

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aprileonline.info 26.10.05
Collisione tra Cofferati e Prc. Cronaca di un braccio di ferro
Bologna. Il sindaco insiste su legalità e sicurezza come bussole del buongoverno. La sinistra radicale e i collettivi studenteschi lo contestano, mentre la polizia manganella
di Sabrina Magnani


il manifesto 26.20.05
Il gran rifiuto di Rosa Parks
Scompare con lei una figura definita da Time tra le più influenti del XX secolo. Il suo nome è legato alla difesa dei diritti civili da quando rifiutò di cedere a un bianco il suo posto sull'autobus. Un gesto simbolico dietro al quale c'è un complicato lavoro di relazioni politiche
di Alessandro Portelli


Il Messaggero 26.10.05
Un’indagine del Comune e della Regione Lazio
Il dato è sottostimato: il consumo maggiore è di cannabis, seguono coca e allucinogeni
Nella Capitale uno su dieci fa uso di stupefacenti
L’esperto del Policlinico: la nuova emergenza è l’abbinamento di alcol e sostanze psicoattive
di Raffaella Troili


Il Messaggero (Abruzzo) 25.10.05
Bimbi maltrattati, orrore quotidiano
In Abruzzo nel primo semestre 2004 sono state 2.483 le sospette violenze sui minori
Esperti da tutta Italia a convegno a Scerne di Pineto. Crescono anche gli abusi sessuali
Dati allarmanti, fenomeno in aumento. E nella regione scatta l’allarme
di Teodoro Poeta


sanihelp.it 25.10.05
Anche il cervello ha un sesso, e si ammala di conseguenza


donnamoderna.com 25.10.05
Quando la scuola fa paura
Per alcuni bambini mettere piede in classe è una tragedia. I capricci però non c’entrano
di Laura D'Orsi


il manifesto 26.10.05
Attraverso lo specchio di Gilles Deleuze
di Roberto Ciccarelli

due articoli da "Avvenimenti" in edicola

Laici in trincea
Dai divieti sulla RU 486 che l’Oms considera farmaco fondamentale, alla bioetica. La sinistra è ostaggio della Chiesa. Parla il professor Carlo Flamigni
di Simona Maggiorelli

Poteva essere un’examatoge, il tentativo di “un’applicazione almeno meno stupida di una legge così punitiva per le donne come la 40”, l’idea di aggirare il divieto di congelamento degli embrioni, intervenendo nelle primissime fasi pre embrionali. In altri paesi come la Germania, per esempio, si congelano gli embrioni a questo stadio molto precoce di ootidi, quando ancora i patrimoni genetici della madre e del padre non sono ancora fusi. “Ma nel Comitato nazionale di bioetica non si è voluto affrontare la questione”, spiega il professor Carlo Flamigni, uno dei maggiori esperti in Italia di fecondazione assistita. “Avevo scritto un documento ma c’era il referendum e non si voleva interferire. Non capisco perché. Se il Comitato di bioetica non dà un indirizzo quando ce n’è bisogno, a che serve?”.
Ora, però, c’è stato un pronunciamento.
Si è arrivati a due documenti contrapposti, il mio e quello di Bompiani. 24 voti a favore del suo, 12 per il mio. Ha pesato anche una forte astensione. Avrebbero potuto votare anche da casa, ma molti componenti del Cnb hanno preferito non farlo.
Perché?
Era una scelta imbarazzante perché creava un contraddittorio con il magistero cattolico. E’ stata la sconfitta della più linea moderata e di buon senso. Adesso mi aspetterei che qualcuno portasse la questione davanti alla magistratura.
La politica, anche di sinistra, dopo il referendum, sembra chiudere gli occhi su questi temi.
Nessuno se ne occupa. Sembra che tutti pensino che in questo momento sia politicamente sconveniente aprire un conflitto con una Chiesa così aggressiva. Sembra pericoloso sostenere la laicità. E a me dispiace molto. Ma devo dire anche che tutto ciò è miope. Ho fatto più di 150 in un anno e le posso assicurare, che se la bioetica sia un po’ una bestia rara, una materia ostica, quando si cominciava a parlare di laicità la gente si appassiona, interviene, discute. Il tema della laicità è molto sentito nella sinistra di base. L’ho avvertito con chiarezza.
I divieti sulla pillola abortiva sono un segno di questo clima?
Ma certo , è sempre la solita aggressione cattolica che ora diventa più evidente. C’è sempre stata, ma mai forte come adesso. Anche per l’assenza di’informazione. Come si fa a parlare di sperimentazione di una pillola che è stata sperimentata e adottata su lunghissima scala in larga parte del mondo. Il ministro parla di proteggere le donne, quando sa benissimo che molte nostre connazionali comprano farmaci per il mal di stomaco composti di prostaglandine e ne assumono grandi quantità per abortire. E non si sa con quali effetti collaterali. Chi protegge queste donne?
Qualcuno ha detto che un aborto farmaceutico, anestetizzato, sarebbe meno responsabile...
Se il problema è questo: abortire con dolore basta che nella pillola abortiva che è composta di prostaglandine e progestinico, si aumentino le prime che causano l’espulsione. Aumentiamo la prostaglandina, aumentiamo il mal di pancia e sono tutti contenti.

Quasi, quasi me l’adotto
Il Comitato di bioetica dice sì all’impianto degli embrioni orfani.
Ma rende “sacri” e intoccabili anche i pre embrioni
di Simona Maggiorelli

Uno spiraglio, “un tentativo di migliore almeno qualche aspetto di una legge assolutamente folle e piena di divieti”, “un piccolissimo passo avanti”. “Una scelta di buon senso vista la possibilità che prima o poi venissero gettati nel lavandino”. I giudizi positivi, anche se cauti e circostanziati, si moltiplicano fra le associazioni che si occupano di fecondazione assistita e fra chi ha partecipato alla campagna referendaria contro la legge 40. La notizia è che il Comitato nazionale di bioetica ha preso posizione a favore dell’adozione di embrioni congelati, i cosiddetti “orfani”, quegli embrioni cioè che crionconservati prima dell’entrata in vigore della nuova legge non sono stati più reclamati dalla coppia. E questo con buona pace del ministro Mantovano che ha passato tutto il tempo della campagna a inveire contro i referendari perché la legge 40 avrebbe contenuto già in nuce una possibilità di utilizzo delle giacenze in frigorifero. “Affermando una cosa palesemente falsa - commenta la vice presidente del Comitato, la biologa e bioeticista Cinzia Caporale - . In realtà la legge non dava nessuna indicazione su che fine dovessero fare questi embrioni”. All’interno del Cnb, presieduto dal cattolicissimo professor D’Agostino la discussione sull’argomento è stata assai lunga. E’ partita nel gennaio 2005 con una lettera indirizzata al comitato della professoressa Luisella Battaglia ed è andata avanti per quasi un anno nelle sottocommissioni. Preso atto che non aveva alcun senso lasciare che queste svariate migliaia di embrioni deperissero, le questioni che si aprivano erano essenzialmente due, racconta la professoressa Caporale: “O destinarli alla nascita permettendo alle coppie che ne facessero richiesta di adottarli, oppure utilizzarli per la ricerca”. Ma anche nel caso si trattasse di embrioni poco vitali, che già al momento del congelamento apparivano non in buone condizioni, questa seconda ipotesi urta con tutta evidenza la sensibilità dei cattolici. E la maggioranza del Comitato ha preferito assecondarla. “ E abbastanza ovvio - commenta sferzante il presidente dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato - aprire alla ricerca scientifica avrebbe voluto dire aprire uno spiraglio in quel muro di ideologia che è stato trasferito nella legge 40”. Ma le brutte notizie, come si sa, su questi temi, nel nostro paese non vengono mai da sole. E un’altra decisione del Comitato nazionale di bioetica ha contribuito, se possibile, ad allontanare ancor più l’Italia dal resto della comunità scientifica europea. Il comitato presieduto dal professor D’Agostino, in maggioranza espressione del governo Berlusconi ha affermato in un documento ufficiale che non solo l’embrione è sacro come già dice la legge 40, ma che anche il pre embrione, cioè quella formazione organica che si ha nelle prime 30 ore dalla fecondazione e che non ha ancora un patrimonio genetico autonomo sarebbe da tutelare e proteggere come un bambino che va a scuola. In barba al fatto che nessuna legislazione europea in materia di fecondazione assistita, nemmeno le più intolleranti di Irlanda e Portogallo, arrivano a tanto. “Il punto è che in un dibattito civile e rispettoso delle posizioni altrui - nota la bioeticista e membro dell’Unesco Cinzia Caporale - occorrerebbe affrontare la questione dei criteri in base ai quali si decide cos’è vita umana: sono io da quando uno spermatozoo ha incontrato un ovocita? O lo sono ancor più da quando ho un mio Dna?. E oltre. Sono ancora più io da quando non sono più scindibile in due gemelli. E ancor più quando si forma almeno il primo abbozzo del mio sistema nervoso. Senza dimenticare che senza un utero che mi accolga io embrione non mi potrei sviluppare, non avendo nessuna possibilità di vita autonoma fuori dell’utero prima che siano trascorse 24 settimane”. Questioni importanti, che la letteratura scientifica affronta, ma che il documento di maggioranza del Comitato di bioetica ha scavalcato sposando senza dubbi o incertezze la tesi dell’istantaneità creazionistica della persona umana, per cui un nuovo individuo ci sarebbe fin dai primi momenti dal concepimento. “Rispetto la posizione, non mi sentirei di banalizzarla - commenta la docente di Bioetica dell’Università di Siena - ma trovo avvilente che nel Cnb non ci sia rispetto per tutte le posizioni, comprese quelle più aperte al dubbio, alla ricerca”. “Non mi stupisce la presa di posizione di maggioranza espressa dal Cnb - commenta invece Cappato -. I cattolici sono contrari anche alla cosiddetta clonazione terapeutica quella tecnica di trasferimento nucleare della cellula (che non ha nulla a che fare con la clonazione umana ndr) e nella quale non c’è incontro fra seme maschile e femminile. In questo caso la proibizione non corrisponde a una necessità concreta di tutela, ma solo all’esigenza di traduzione legislativa di un presupposto ideologico”. E riguardo ai criteri in base ai quali i cattolici stabiliscono quando si debba parlare di vita umana? “I cattolici curiosamente finiscono per essere i più materialisti di tutti - dice il presidente dell’associazione Coscioni per la libertà di ricerca - per loro la vita umana corrisponde a un dato biochimico e non ha nulla a che fare con lo sviluppo di una coscienza e di una vita emotiva”. E aggiunge: “Il comitato di bioetica, da molto tempo ormai, non fa altro che trasferire in precetti bioetici i dogmi del Vaticano. E l’idea vaticana è ben chiara - conclude Cappato - è quella di tenere unite sessualità, riproduzione e famiglia e tutto ciò che spezza questa consequenzialità: la sessualità fuori dalla famiglia, la riproduzione fuori dalla famiglia, la riproduzione fuori dalla sessualità, essendo peccato, secondo loro, deve essere imposto a tutta la società facendolo apparire come reato”.

La denuncia delle associazioni
“E’ assurdo che in italia dove è stata inventata una tecnica di lavaggio del seme utlizzata in tutto il mondo sia proibito ai sieropositivi di ricorrervi, come conseguenza diretta del divieto all’eterologa stabilito dalla legge 40”. La presidente dell’associazione Amica Cicogna Filomena Gallo, mentre da avvocato sta preparando nuovi casi di autodenuncia da sottoporre alla magistratura, lancia il sasso di una nuova battaglia. E con la firma della deputata diessina Katia Zanotti, insieme a Cappato e al professor Aiuti, si fa promotrice di un’interrogazione parlamentare sulle discriminazioni causate dalla legge. Le donne sopra i 40 anni sono un’altra fascia fortemente colpita. “Il congresso dei ginecologi italiani dello scorso settembre ha stabilito un limite di età di 42 anni per le donne che vogliano sottoporsi ai trattamenti - spiega la presidente di Amica Cicogna-. Ed è chiaro che la limitazione a soli tre embrioni prevista dalla legge penalizza donne che non hanno più vent’anni”. Ma c’è un altro fatto grave e che riguarda tutti: a più di due anni dalla promulgazione della legge il ministero della Sanità non ha ancora reso pubblico il registro dei centri, di modo che le coppie si possano orientare e avere garanzie. E chi decide di andare all’estero rischia di trovarsi in una giungla di proposte sempre più costose e non sempre sicure. “I centri esteri stanno facendo dell’Italia sempre più terra di conquista - denuncia lo psicoterapeuta Angelo Aiello dell’associazione Unbambino.it -, fanno una propaganda aggressiva spacciando per scoperte e novità delle tecniche che esistono da anni, come l’impianto di embrioni congelati da parte di un centro spagnolo annunciato con titoloni a settembre dal Corsera”. E qualche volta la propaganda potrebbe rischiare di diventare altro. “Ho cominciato a insospettirmi - aggiunge Aiello - quando alcuni centri stranieri mi hanno proposto dei soldi perché io mettessi le loro informazioni sul sito dall’associazione. Da qual momento ho cominciato ad essere più sospettoso consigliando alle coppie di verificare bene le informazioni prima di decidersi a partire”.