giovedì 13 ottobre 2005


articoli dell'12/13.10.05
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sinistra
l'Unità 12.10.05
Bertinotti: «Un voto di sinistra all’Unione»


violenza contro le donne
Corriere della Sera 13.10.05

Un rapporto del Fondo delle Nazioni unite per la popolazione
Una donna su tre nel mondo subisce violenze
È stata picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o abusata, in genere da un membro della famiglia o da un conoscente


Cina /1
Corriere della Sera 13.10.05
La svolta La parola d’ordine del regime di Pechino: meno divario ricchi-poveri


Cina /2
aprileonline.info 13.10.05
Quando il Dragone va in orbita
Oriente. Parte dalla base spaziale “Città dello spazio Vento dell’Est” (Mongolia), la navicella Shenzhou VI (Vascello divino). Il secondo lancio con gli occhi a mandorla della storia
di Sandro De Toni


Cina /3
La Stampa 13.10.05

Pechino vuole diventare una potenza spaziale
L’impero celeste torna in orbita e sogna la Luna
Due colonnelli a bordo del «Vascello divino»
Partita la seconda missione dei «taikonauti»
di Francesco Sisci


Corriere della Sera 13.10.05
L'uso politico della Storia
dalla Persia a Stalingrado
di Luciano Canfora


storia dell'uomo /1
Corriere 12.10.05
Il ritrovamento del primo scheletro un anno fa in Indonesia
L'hobbit non era solo: scoperti nuovi resti
Trovati altri 9 scheletri che confermano l'ipotesi che 18 mila anni fa esistesse un umano basso, con i piedi grossi e le braccia lunghe
di Alessandra Bravi


storia dell'uomo /2
La Stampa 13.10.05
Uomo di Pechino
chi l'ha visto?
Un numero verde per i reperti scomparsi
di Gabriele Beccaria


patologie infantili
Yahoo Salute 12.10.05
Sovrappeso e salute mentale tra le patologie più rilevanti tra i bambini italiani


dibattiti nella sinistra
l'Unità 12.10.05

Intellettuali e marxismo
Una vicenda chiave per la cultura italiana di questo dopoguerra: Della Volpe e il dellavolpismo. La parabola di un marxista non togliattiano e quella del suo allievo più famoso
Della Volpe e Colletti?
Era meglio il primo
di Bruno Gravagnuolo


ricevuto da Barbara De Luca
Le Scienze 21.09.2005
Mobilità sociale e depressione
La discesa nella scala sociale risulta più dannosa per i maschi


una mostra
l'Unità 13.10.05

Quant’è bella la malinconia
di Francesco Poli


sinistra
AGIRoma, 13.10.05 - 10:51

BERTINOTTI:
LISTONE? NOSTRO NO POLITICO NON SETTARIO


Cpt
l'Unità 13.10.05

Bossi-Fini e psicofarmaci, il cocktail di Ponte Galeria
Secondo "Medici del Mondo" vengono distribuiti in massa contro l’ansia e la depressione in dosi quattro volte superiori a quelle consigliate

mercoledì 12 ottobre 2005

"Repubblica" pubblica e non commenta...

ricevuto da Teresa Coltellese

Repubblica
Da domani all'Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Il corso è aperto anche ai laici e alle suore ma solo i sarcedoti potranno esercitare. Coinvolti gli psichiatri
"Il demonio è una cosa seria"
All'università si studia esorcismo
di Massimiliano Papasso

Che abbia o no le corna, il mantello rosso e la forca infuocata, poco importa. Quel che è certo è che per il Vaticano il diavolo esiste e va allontanato. Ma niente più caccia alle streghe: solo esorcisti doc, magari preparati in un'aula universitaria, capaci di riconoscere il demonio in tutte le sue molteplici forme.
Partirà domani la seconda edizione del corso su "Esorcismo e preghiere di liberazione" organizzato dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma e riservato ai sacerdoti e agli studenti di teologia che si preparano al sacerdozio. Ma sarà aperto anche ai laici e alle suore, solo i sacerdoti - però - potranno esercitare.

Cinque mesi di lezioni e seminari, dove psichiatri, teologi e naturalmente esorcisti, cercheranno di analizzare un fenomeno che in Italia negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più interesse. Lo dimostra il successo della prima edizione del corso, tentutosi nello scorso febbraio, che ha visto la partecipazione di 127 persone arrivate da tutto il mondo (Brasile e Africa compresi) per conoscere i segreti e i punti deboli del diavolo tentatore.

"Il nostro obiettivo non è solo quello di formare degli esorcisti - spiega don Gabriele Nanni, uno degli esorcisti che saliranno in cattedra nel corso delle lezioni - quanto piuttosto riuscire a dare ai nostri studenti una conoscenza interdisciplinare del fenomeno, che passi trasversalmente dalla teologia alla psicologia". Anche perché chi pensa che l'esoricista nella sua pratica quotidiana si trovi spesso davanti a scene da grande schermo, con donne possedute che attorcigliano il collo o che lievitano nell'aria, si sbaglia di grosso. Il diavolo è soprattutto un cacciatore di anime.

"Manifestazioni demoniache così come si vedono al cinema o in tv - prosegue don Nanni - sono eventi straordinari che non avvengono di frequente. I nostri preti, invece, nelle loro parrocchie sono impegnati quotidianamente in una lotta con il diavolo che è molto più sottile, perché lui cerca di corrompere soprattutto le anime di chi già vive nel peccato, condannandoli così alla dannazione eterna".

Ecco perché l'obiettivo lezioni che si terranno nelle aule del "Regina Apostolorum" (ma che potranno essere seguite anche in videoconferenze a Bologna, Milano, Perugia e Caserta) sarà soprattutto quello di fornire strumenti ai preti italiani per riconoscere i fenomeni demoniaci e segnalarli a chi ha le conoscenze adatte per combatterli.
"La nascita di un corso di laurea in esorcismo - ricorda don Gabriele Nanni - nonostante iniziative come queste, è ancora molto lontano nel tempo. Questo è un 'mestiere' che si impara sul campo, al fianco di chi ha già esperienze di questo tipo. Come ha anche sottolineato Papa Bendetto XVI, il lavoro dell'esorcista deve essere sostenuto da tutta la comunità cattolica. Anche se l'esorcismo è da tempo una dottrina della Chiesa, c'era qualcuno all'interno di essa che non ci vedeva di buon occhio. Oggi invece tutti hanno capito che un esorcista, prima di tutto, è un sacerdote

"Liberazione" 12.10.05
Lea Melandri e Fausto Bertinotti

Primarie - Lea Melandri scrive al segretario Prc: «Ti voto ma...»
Caro Fausto, non si vive
di sola economia
Lea Melandri

Caro Fausto Bertinotti,
non si può dire che il programma con cui ti presenti alle "primarie", pubblicato alcuni giorni fa da Liberazione (16.9.05), non sia "volonteroso", nel senso di quell'"Io voglio" che campeggia sui manifesti del tuo partito e che per ingenuità o nostalgia avevo creduto avesse una sia pure lontana parentela con quell'idea radicalmente innovativa dell'agire politico che ha rappresentato, negli anni '70, la rivista "L'erba voglio".

E' vero che non si vedono in giro segnali di pratiche non autoritarie, e neppure si può confondere l'"opposizione larga e diffusa" che tu speri di poter sottrarre alle ideologie populiste, antipolitiche della destra, con il "desiderio dissidente" che nel '68, con sorpresa dei "bisognologhi" di fede marxista, spinse verso un processo rivoluzionario masse «che non erano ancora entrate nel sistema della produzione sociale, e che non erano quindi immediatamente e chiaramente inquadrabili in termini di classe» (Elvio Fachinelli, "Il bambino dalle uova d'oro", Feltrinelli 1974).

I tempi sono cambiati, l'onnipotenza si combina con una rassegnata passività, i bisogni indotti dalla società dei consumi e dello spettacolo si confondono con desideri e progetti, l'autoritarismo dei padri ha lasciato il posto a una virilità rozza, guerriera o arrogantemente "femminilizzata", tanto da poter fare a meno di presenze femminili.

Basta dare un'occhiata a riviste, seminari, incontri culturali e politici, dibattiti televisivi, per rendersi conto che il "separatismo" tra uomini e donne oggi non è più una scelta politica, quale è stata per il femminismo, ma la pratica di un soggetto storico che forse ora sa di non essere più unico e universale, e che tuttavia esita ad abbassare la maschera, a sopportare, nel momento in cui si riconosce appartenente a un sesso, di dover fare i conti con una storia che ha comportato per il maschio poteri e privilegi, ma anche doveri, fatiche e costrizioni.

Mi sono chiesta perché la lettura del tuo programma mi abbia lasciato impressioni contraddittorie, come se ci fosse tutto e mancasse quasi tutto, quasi che la preoccupazione di saldare con troppa fretta soggettività e necessità oggettiva, l'"io voglio" con i voleri di molti, avesse generato una geometria ideale, una visione aerea, per così dire, che tutto e tutti coglie, inquadra, armonizza, dimenticando asperità, fratture, incomprensioni, conflitti tra luoghi e persone reali.

Non sarà un caso che, in un orizzonte così ampio e dettagliato di cambiamenti - dove si sposano idealmente "alternativa di governo" e "alternativa di società" - non vengano nominate né la sessualità né la religione, né l'immaginario che viene materializzando, nel rapporto tra popoli, culture e convivenza tra diversi, logiche di guerra, il "noi" e "voi", il "civile" e il "barbaro", il "fedele" e l'"infedele", frenesie identitarie e xenofobia.

Eppure, sono questi i temi su cui si è più dibattuto nell'ultimo anno, dietro la sorpresa delle elezioni americane, del risveglio di una Chiesa aggressiva, capace, nel medesimo tempo, di imporsi come interlocutore politico prioritario di governi e parlamenti e di richiamare a una comunione di corpi e di anime milioni di devoti.

Come si può pensare che la crisi della politica, che è anche crisi della democrazia, dei diritti, delle libertà acquisite, sia dovuta semplicemente alla sua "riduzione tecnica", in quanto "traduzione nel contesto nazionale di scelte della globalizzazione neoliberista"? Vuol forse dire che le questioni riguardanti la "vita" - quelle che il femminismo ha chiamato meno chiesasticamente "problematiche del corpo" - sono viste ancora una volta come "sovrastrutture", materia buona per le ideologie di destra e per la dottrina imbonitrice delle religioni al servizio del capitale?

Se non si vuole andare indietro nel tempo, e se non si vuole pervicacemente far finta che non si siano state e non ci siano tuttora teorie e pratiche di donne che sottolineano la politicità di vicende essenziali dell'umano, come la nascita, la morte, l'amore, la malattia, basterebbero lo smarrimento, l'estrema confusione, le ambiguità, le contraddizioni in cui è stata gettata la sinistra dalla vicenda della Legge 40 e dal referendum che vi ha fatto seguito.

L'entrata in campo dell'etica e della religione non possono essere ridotte a estremo "rimedio" di un capitale in crisi, "oppio" di popoli che stanno assistendo a profondi rivolgimenti riguardanti la condizione delle donne e la famiglia, come hanno scritto Emiliano Brancaccio e Graziella Durante (Liberazione 18.9.05). E la ragione è che i ruoli sessuali, le figure del maschile e del femminile, e tutte le dualità che vi si sono modellate sopra, non sono emanazioni del capitalismo né la ricaduta "privata" dei rapporti di produzione-lavoro.

Se la sfera dell'economico ha preso tanta autonomia da imporsi come orizzonte unico di relazioni materiali e simboliche, è perché ha creduto di essersi lasciata alle spalle o di avere totalmente assimilato - come del resto accade visibilmente oggi - la sessualità. Oltre ai corpi sfruttati nel lavoro, dilaniati dalle bombe, annegati nel disperato tentativo di sfuggire alla morte, tormentati dalle malattie e dalla vecchiaia, ci sono i corpi da cui si nasce, corpi che ci accudiscono, corpi con cui si fa l'amore, o che semplicemente ci fanno compagnia nella solitudine.

Ma di questi corpi, nelle categorie economiciste che fanno da filo conduttore al tuo programma, non vedo traccia, così come non vengono nominate, tra le ragioni dell'insicurezza e della precarietà, le trasformazioni prodotte dalla scienza, dalla medicina, dalle tecnologie, sull'idea che abbiamo avuto finora di umanità: dal riduzionismo biologico all'illusione di immortalità, dalla mercantilizzazione del corpo all'allargarsi delle possibilità di scelta in campo riproduttivo.

Sono questi sogni, incubi, paure, speranze che, in mancanza di una cultura politica che ne riconosca le ricadute materiali nella vita dei singoli e della collettività, possono orientare un disagio diffuso e crescente verso figure carismatiche, promettenti ordine e salvezza.

E veniamo alla questione che più mi sta a cuore: il femminismo e ciò che ha rappresentato nella storia della sinistra. A Roma, al Teatro Eliseo, dove hai presentato il tuo programma alcuni giorni fa, gli interlocutori dei movimenti che hai voluto accanto erano solo uomini. Non è certamente un caso. Le donne e il femminismo, nella tua descrizione dei soggetti politici con cui mantenere un rapporto, hanno un posto del tutto irrilevante, anzi, mi verrebbe da dire, un "mal posto".

Secondo una logica che purtroppo conosco molto bene, per averla vista ricomparire quasi uguale da trent'anni a questa parte, le donne e il movimento che le ha rese più consapevoli di sé non viaggiano mai soli. Considerate uno dei soggetti svantaggiati, emarginati, la loro collocazione è sempre a fianco di minoranze oppresse, bisognose di protezione, diritti e politiche sociali adeguate.

Il femminismo compare una sola volta, nella parte iniziale del programma, associato al movimento dei lavoratori, a quello di gay, transessuali, ambientalisti, antiproibizionisti. Le donne sono invece nominate due volte e anch'esse all'interno di una variegata compagnia: la prima, in capo alla lista dei "precari" - "La precarietà è la condizione delle donne che vivono con sempre maggiore difficoltà il rapporto tra lavori sempre più flessibili e marginali e la privazione dei servizi sociali" -, da cui si deduce che sono considerate unicamente come lavoratrici, mogli e madri, bisognose di welfare; la seconda, le vede come una delle tante "differenze" - cultura, orientamento affettivo - da riconoscere e valorizzare.

Rispetto al movimento delle donne, l'unica acquisizione che sembra essere passata alle politiche della sinistra è la difesa, mi verrebbe da dire "cavalleresca", di alcune delle sue conquiste storiche oggi attaccate da più parti. Tu citi la legge sull'aborto, la contraccezione, l'autodeterminazione delle donne sul proprio corpo, ed è qui l'unica volta in cui si parla del superamento della Legge 40, che non ho visto invece citata nell'agenda politica delle priorità, come se fosse parte di un capitolo specifico, al femminile, e non legata al prorompere di alcuni dei poteri più forti della comunità storica degli uomini: la scienza e la religione.

A questo punto ti chiedo: c'è un peggiore attacco di quello che viene dalle stesse persone con cui pensi di condividere una causa di giustizia, rivoluzionamento di valori, senso della vita, da uomini, compagni di lotte, che parlano delle donne come se appartenessero a un altro pianeta, come se non avessero niente a che fare, in quanto maschi, con la condizione storica femminile, come se parlare di aborto, sessualità, maternità non significasse toccare il più intimo e insieme il più universale rapporto tra i sessi, dove si mescolano, purtroppo durevolmente, amore e violenza?

L'allargamento della democrazia, che ti aspetti dalle primarie, per me comincia da qui, dalla ripresa, sia pure critica, conflittuale, dolorosa, di un dialogo che si è interrotto da tempo, e non solo evidentemente per la sordità degli uomini. Con i migliori auguri di riuscita per te e per tutte e tutti quelli che come me ti voteranno.

La risposta di Fausto Bertinotti
Hai ragione, camminiamo insieme discutendo
Fausto Bertinotti

Cara Lea,
nella tua lettera poni temi molto impegnativi che meriterebbero non solo una risposta ma una lunga e approfondita discussione. Tu critichi il programma delle primarie sostanzialmente per due motivi.

Ne rilevi una parzialità e una contraddizione là dove non vengono nominate né la sessualità, né la religione, né l'immaginario, e denunci la invadenza di un economicismo come "orizzonte unico di relazioni materiali e simboliche".

Anche il programma di Rifondazione comunista, insomma, non sfuggirebbe a quella politica astratta che pretende di comprendere tutto, ma non arriva a cogliere fino in fodo la condizione reale (non solo materiale) degli uomini e delle donne. E non avrebbe accolto nella sostanza la lezione di quel movimento femminista che sui temi che tu sollevi indubbiamente ha avuto molto da insegnare.

Ti dico subito che l'economicismo non mi appartiene. Ma non voglio rispondere a queste critiche semplicemente dicendoti dove le ritengo sbagliate e in che cosa invece colpiscono nel segno, ma introducendo nella discussione fra noi anche la mia esperienza, il mio vissuto in questa lunga, ma - ti assicuro - umanamente intensa campagna elettorale per le primarie.

Ho incontrato molti uomini e molte donne, ho visto la loro fatica di vivere, e anche i loro volti, i loro corpi, ho parlato con loro e loro hanno parlato con me in un rapporto concreto, vero nel quale c'era tutto il loro vissuto, non solo il loro salario, lo sfruttamento, la difficoltà di tirare avanti.

Questo per dirti che il programma di rifondazione comunista non sono le poche pagine scritte, che pure rivelano una ricerca ed un approfondimento che merita attenzione, e non sono neppure i miei e i nostri discorsi. Esso è anche, e direi soprattutto, la concretezza di quegli uomini e di quelle donne, è la relazione forte che si è creata con loro, la sintonia intorno ad un progetto. Il programma per me è stato soprattutto questo incontro. A me pare difficile parlare di una programma a prescindere da esso anzi credo che proprio a partire da questa relazione esso vada valutato e naturalmente criticato. Il programma - per quanto mi riguarda - è innanzitutto quella relazione e ovviamente quei conflitti, quelle contraddizioni che essa ha rilevato.

Si tratta di un approccio parziale, limitato rispetto ad altre grandi questioni che oggi ci stanno di fronte e che travalicano la sfera economica? Non esito a risponderti di sì. Quel programma (insisto, inteso come incontro, relazione e quindi concretezza di quegli uomini e di quelle donne che ne hanno voluto discutere) esprime una parzialità. E' una parzialità delle loro e delle nostre vite che sono fatte e sono ricche di molto altro ancora. Della ricerca della felicità e non solo del benessere, di una armonia con se stessi con gli altri e con la natura, di un senso da dare a ciò che si fa.

Hai ragione: è quello che oggi le religioni - non solo la religione cattolica - danno riempiendo lo spazio della crisi della politica e della democrazia. Ed è quello che la destra - a cominciare da quella americana - ha offerto per mantenere e accrescere un consenso anche fra coloro più colpiti dalla crisi economica e dalla globalizzazione neoliberista. Insomma è vero, nella vicenda umana c'è una politicità che va al di là dell'economia e che riguarda la vita, la nascita, la morte, l'amore che spesso la "politica-politica" non riesce a cogliere.

Ma ora sono io a farti alcune domande: siamo sicuri che fra quel vissuto che si riferisce alle "problematiche economiche" e le altre, quello che tu e il femminismo definite "problematiche del corpo" non vi sia proprio nessuna connessione? Io credo che non sia automatica, che non vada sempre in una direzione, ma che ci sia. E che sarebbe comunque un buon esercizio per tutti e tutte scoprirla, disvelarla, capirne le connessioni.

E ancora: sei sicura che la politica intesa anche nel senso più alto e nobile del termine, possa davvero comprendere tutte quelle tematiche e quelle esigenze che tu citi? O non dobbiamo dare ad essa un significato e un ruolo certo molto importante, ma limitato lasciando ad altri soggetti il compito di creare pensiero e di influenzarla e modificarla? Non credi che sarebbe o potrebbe essere persino pericoloso un partito o un programma che pensasse di comprendere tutto?

Vorrei che non mi fraintendessi. Non sto sottovalutando l'importanza dei temi che il femminismo ha avuto il merito di immettere in una sinistra spesso asfittica. Non sto dicendo che essi sono stati assunti e che oggi riescono a modificare la politica e la politica di un partito pur interessato ad essi come il Prc. Non sto neppure negando dei limiti evidentissimi nella sinistra, in Rifondazione e anche nei singoli soggetti maschi di questo partito. Sto solo dicendo che essi non si superano in un programma che li assuma che li potrebbe solo enumerare, enunciare, ridurre, eliminando di fatto la loro ricchezza e il valore propulsivo.

La parzialità che tu giustamente lamenti non è superata né da un partito né da un dirigente di partito impegnato in una campagna delle primarie, pur molto interessato ad esse. E' superata, a mio parere, da un confronto e da un conflitto anche duro fra soggetti che mettono in gioco la loro parzialità. Senza recriminazioni e senza ipocriti atteggiamenti cavallereschi. Ma con la voglia di scontrarsi per costruire. Ho apprezzato la tua lettera perché contiene questa aspirazione. E spero che sia solo l'inizio di un fecondo conflitto.

martedì 11 ottobre 2005


articoli dell'11.10.05
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sinistra
AGI Roma, 10.10.05 - 10:54
LEGGE ELETTORALE: BERTINOTTI, AFFOSSARLA NON CORREGGERLA


sinistra
Corriere della Sera 11.10.05
Gli "esterni" e Bertinotti. Ultimo rush per le primarie
Sinistra. Il segretario del Prc tira le somme della sua candidatura a premier. E detta le priorità: "No ai lager di Lampedusa, sì alla verità sui fatti di Genova"
di C. Rug.


sinistra
Corriere della Sera 11.10.05
CONFINDUSTRIA
Romano e Fausto divisi da Montezemolo


sinistra
Corriere della Sera 11.10.05
Folena: anche in Puglia molti della Quercia scelsero Vendola «Disobbedienti» nei Ds: noi votiamo Bertinotti Primarie: 157 seggi all’estero, 2 a New York
di Livia Michilli


Corriere della Sera, cronaca di Roma 11.10.05
Si apre l’anno accademico di Psicologia. La relazione di Massimo Ammaniti
Disagio infantile: sono 1.500 i bambini nel Lazio
Roma all’avanguardia nell’addio agli istituti. Ma sui contributi ci sono solo 56 euro a bambino
di L.Gar.

Lapo Elkann
l'Unità 11.10.05

Droga e potere, fuga da se stessi
di Luigi Cancrini


il programma di Fausto Bertinotti

ricevuto da Simona Maggiorelli

chi volesse ricevere il pdf (24 pgg. 528 k) del libretto programmatico di Fausto Bertinotti, presentato al Piccolo Eliseo, può richiederlo con una e.mail a "segnalazioni", lo riceverà nella propria casella di posta elettronica


nella Libreria Amore e Psiche di Roma
a Firenze da Stratagemma
e presto nelle altre librerie

IL DENTRO DEL SUONO
Romanzo
di PAOLO IZZO

http://www.paoloizzo.net

http://www.ibiskoseditricerisolo.it/index.asp


Il Tempo, venerdì 7 ottobre 2005

NUOVO ROMANZO PER PAOLO IZZO
Il doppio volto dell’amore proibito
di EUGENIO ZACCHI

SE LE parole "ti amo" sono pronunciate da un adulto, è istintivo considerarle retoriche, abusate. Se invece è un adolescente a usarle, le troviamo fondate, plausibili. Il romanzo di Paolo Izzo, "Il dentro del suono" (Ibiskos Editrice, pp.130, 15 euro) affronta il tema delicato di un amore giovanile, credibilissimo appunto, ma con una particolarità: lui ha 17 anni, lei ne ha 30. Matteo, catapultato a Roma dall’Australia, viene affidato alle attenzioni di Donatella, ma quello che in teoria doveva essere una sorta di rapporto "familiare", si trasforma progressivamente in una vicenda sentimentale dalle forti tonalità. «Il titolo corrisponde alla voce dell’essere amato», spiega Izzo, «e "il dentro del suono" in realtà è un’espressione dello psichiatra Massimo Fagioli, in riferimento allo psicotico che non riesce a percepire l’immagine che si nasconde dietro al suono delle parole. Io l’ho trasformata in una corrispondenza di amorosi sensi tra un uomo e una donna». La scrittura dell’Autore ripercorre l’iter emozionale dei due protagonisti attraverso una costante ispirazione concentrata sull’intimità non comunicata per ovvie ragioni di pudore e la soluzione di una sessualità espressa nei suoi accenti più profondi. «Pur non avendo calcato troppo la mano sulla differenza d’età», prosegue Izzo, «senz’altro per un ragazzo è molto più facile innamorarsi di una donna più grande, ma bisogna vedere se è all’altezza di questo rapporto». Ormai dovrebbe essere desueto formulare tesi sull’impossibilità di un legame erotico-sentimentale tra due età così diverse. «Non farebbe scandalo che un ragazzo si innamorasse di una donna. Ma la donna stessa, che è sempre al centro di un’attenzione negativa nella società e ancora non ha acquisito una vera emancipazione, potrebbe, come ho scritto, essere considerata una mantide». Non è vero forse, da sempre, che omnia vincit amor, pure la più retriva mentalità borghese?

lunedì 10 ottobre 2005


su AVVENIMENTI in edicola

Avvenimenti, n. 39 - 7-13 ottobre
NINNA NANNA MORTALE
Crescono in Italia i casi di figlicidio. Uccidono anche i padri.
Ma le madri hanno un triste primato ammazzano i loro bambini ancora in culla.
di Simona Maggiorelli

Christa Wolf è stata gentile con Medea. Frugando fra le fonti del mito per dimostrare che non uccise mai i suoi figli. Fu solo, sostiene la scrittrice tedesca, l’invidia delle altre, la sua nascita straniera, il suo essere irrazionale ad attrarle, per secoli, accuse e calunnie. Ma la realtà, quella più dura della cronaca nera, ci dice invece che, qualche volta, le donne, se si ammalano, uccidono davvero i propri figli. Casi limite, efferati, disumani, che appaiono inspiegabili. Come quello della trentenne che, tre anni fa, in un piccolo paese della Valtellina prepara la merenda per la figlia e poi la affoga nella lavatrice. O come quello della nobildonna fiorentina che, dieci anni fa, tagliò la gola al suo bambino. Lo scorso settembre, a Merano, un altro caso. E un altro ancora di una giovanissima madre assassina lo scorso luglio. Quasi un caso ogni due mesi, nell’ultimo anno, ha riscosso l’attenzione fortissima dei giornali.«Anche se la patologia grave, alla fine, riguarda una percentuale minima di popolazione, il fenomeno allarma e pone domande che interessano tutti» nota la psichiatra Elvira Di Gianfrancesco nel saggio Il figlicidio: un delitto inspiegabile? pubblicato sulla rivista scientifica Il Sogno della farfalla. Venerdì 7 ottobre, al Dipartimento Tutela, maternità e infanzia della Asl Roma est, al convegno “Identità e immagine femminile”, si parla anche di questo. E la psichiatra romana che lavora nel reparto di psichiatria d’urgenza dell’ospedale San Giovanni presenterà una nuova tranche della sua ricerca sul rapporto fra crimine e malattia mentale nelle donne.
Dottoressa Di Gianfrancesco che sta accadendo? I figlicidi sono in aumento? O sono solo i media ad occuparsene di più?
Dalle statistiche si direbbe che ci sia una ripresa. Mentre diminuiscono i delitti legati alla criminalità, aumentano i crimini in famiglia. Ma c’è di più. Per quanto fin qui non esistano dati completi ed esaustivi, dall’Istat e dagli archivi delle agenzie giornalistiche, emergono cifre che sollevano delle domande. Si nota, per esempio, che gli infanticidi (gli omicidi entro il primo anno di vita del bambino ndr), in Italia sono aumentati fino agli anni 70. Poi hanno cominciato a diminuire attestandosi intorno ai dieci casi all’anno, dagli anni 80 a oggi. L’aumento di presidi sanitari e sociali, l’apertura dei consultori, il nuovo statuto della famiglia hanno prodotto dei risultati. Il che fa pensare che, almeno in parte, il fenomeno dell’infanticidio poteva essere considerato un crimine sganciato da patologie mentali gravi. Oggi, invece, i casi residui, in migliorate condizioni sociali, hanno certamente a che fare con gravi patologie. È il caso soprattutto dei figlicidi, padri o madri che uccidono bambini che hanno più di un anno.
Sono più le donne o gli uomini a uccidere?
Nel caso del neonaticidio, che avviene nelle prime 24 ore dal parto, e dell’infanticidio, statisticamente, sono più le donne. Nel figlicidio uomini e donne sono presenti quasi nella stessa percentuale.
Le patologie più gravi nelle donne?
Fermo restando che nessuna donna che uccida il proprio figlio può, alla fine, essere considerata sana di mente, le perizie psichiatriche ci dicono che fra le figlicide ci sono patologie più gravi che nelle infanticide.
Nei processi però sono, spesso, giudicate “capaci di intendere e di volere”.
Accade, purtroppo. Il 97 per cento delle figlicide viene sottoposto a perizia, ma solo un terzo poi viene ritenuto “incapace di intendere e di volere” e mandato in ospedale psichiatrico giudiziario. La stragrande maggioranza viene giudicata colpevole e va in carcere. Mentre, a mio avviso, dovrebbe stare in un luogo di cura.
Si legge di casi, inquietanti, di raptus improvvisi. Ma spesso si scopre che la donna che poi arriva a uccidere era in terapia. In quei casi lo psichiatra ha sbagliato la diagnosi?
La previsione di pericolosità di un paziente, indubbiamente, è la cosa più difficile da fare per uno psichiatra. Ma se ci si basa solo sul comportamento cosciente della paziente e si ha un’impostazione psichiatrica positivistica diventa ancora più difficile. Il comportamento manifesto di queste donne, spesso, sembra a posto. Ma è nelle dimensioni inconsce che bisogna andare a cercare.
In questo senso il caso di Cogne è emblematico?
Sì, apparentemente tutto era normale nella vita di Anna Maria Franzoni. Ma a ben vedere c’erano dei segnali. Dalle ricostruzioni dei periti si sa che la signora era stata dalla psichiatra e che in passato aveva ripetutamente consultato il pediatra dicendo che la testa del figlio le sembrava troppo grossa, che emanava calore e che, per questo, gli misurava continuamente la febbre. Il sospetto che viene è che la Franzoni avesse sviluppato un delirio verso questo bambino. Un delirio cronico, acuto, anche se non sappiamo cosa sia scattato in lei quella notte o quella mattina del gennaio 2002.
In delitti simili c’è qualcosa che appare disumano, incomprensibile, perché non se ne vede il movente…
Sicuramente il delitto passionale, l’amante che uccide per gelosia, appare più comprensibile. Il disumano qui è la freddezza, la precisione di comportamento. La Franzoni appare sempre ben organizzata. Si scompone solo nelle immediate fasi successive al delitto, nella conversazione con il brigadiere della stazione di Saint Pierre. Lì ha fatto qualche errore. Anche se poi si è dissociata dalle intercettazioni ambientali che, in parte, pubblico nel mio lavoro. Ma solo un profano pensa che il matto sia quello che strilla e rompe tutto. Uno psichiatra sa bene come la lucidità non sia affatto incompatibile con una malattia mentale grave. Si poteva notare qualcosa di strano in certe reazioni di Anna Maria nelle interviste in tv in cui appare tutto calcolato, anche le lacrime. E poi certi comportamenti, per esempio, non accompagna il figlio in eliambulanza. Invece di andare a trovarlo va dal parrucchiere. E in quelle richieste al marito: «Mi aiuti a farne un altro?». C’è dietro un’anaffettività, per cui un bambino morto è come un paio di scarpe che si possono cambiare.
Tornando agli infanticidi, la depressione post parto può portare ad uccidere?
Sì, ma si tratta di casi completamente diversi. Si parla genericamente di disturbo puerperale e raccoglie sia casi di psicosi che di depressione. Intesa come patologia grave, non come semplice tristezza e umore basso. Il parto come tutti gli eventi stressanti e importanti può contribuire al manifestarsi di una patologia che c’era già.
Nel libro E poi venne la pioggia, in uscita questo mese in Italia, l’attrice Brooke Shields racconta la propria depressione post parto. Colpisce come immaginava l’essere madre: gelide immagini da cartolina, di bagnetti nel lago, con una bambina bambola. Ma la bambina vera piange e reclama attenzione e le manda il mondo in frantumi...
Inevitabilmente. Io credo che sia una riflessione da fare su che immagine abbiamo della maternità. Quando le nostre nonne facevano figli avevano un’idea diversa dalla nostra. E, in un certo senso, per loro era più facile. Oggi Brooke Shields pensa che avere un bambino corrisponda a quella rappresentazione astratta. Quando tutti sanno che fare un figlio non è quello. Intendo dire che oggi la maternità rischia di non essere più una realizzazione d’immagine interiore, mentre dovrebbe esserlo. Normalmente si fanno figli e nessuna li ammazza. Ma poi ci sono casi di depressione grave come quello della ragazza di Merano che voleva fare l’attrice. Ci aveva provato e aveva fallito. A quel punto aveva deciso di fare un’altra cosa, di cercare una realizzazione avendo un figlio, ma si accorge che è un secondo fallimento. E allora la depressione si rivolge tragicamente al bambino.
Se la maternità è diventata un fatto più complesso da elaborare, in casi di patologia rischia di diventare ingestibile?
Quando un crimine è in crescita dobbiamo domandarci, perché accade? Perché proprio quello? Colpisce che nella maggioranza dei casi di figlicidio, oggi, si tratti di mogli, casalinghe e cattoliche. E mi chiedo: c’entra con il modo in cui affrontano la maternità? C’è molto da studiare ma, intanto, mi sentirei di mettere sotto accusa un’idea di maternità che forse va ripensata e ridefinita.

Il Punto: “IL LATO OSCURO DEI MANICOMI GIUDIZIARI”

I casi di cronaca hanno fatto parlare molto, negli ultimi mesi, di un ospedale psichiatrico criminale, quello di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, dove vengono ospitate le “madri assassine”, riconosciute dalla legge malate di mente. Ma quella degli Opg (gli ospedali psichiatrici giudiziari che in Italia, prima del 1975, si chiamavano manicomi criminali) è una storia ancora poco conosciuta. La psichiatra Maria Rosaria Bianchi, che ha lavorato all’Opg di Aversa ne ripercorre alcuni significativi capitoli al convegno "Identità e immagine femminile" il 7 ottobre nella sala teatro S.Spirito a Roma. “Della declinazione al femminile dei manicomi criminali si sa ancora poco – denuncia la psichiatra-. Ho incontrato molte difficoltà nel ricostruirla, nel ventennio anni ’30 anni’50, primo ambito della mia ricerca. Mancavano i documenti, le date. Al punto che, almeno agli inizi, ho avuto la sensazione che fosse una storia drammaticamente occultata”. E in casi lo era davvero. Specie quando si trattava di “far sparire” donne sentite come un problema in famiglia. “il caso più atroce che ho scoperto nell’archivio di Aversa - racconta Bianchi- è quello di una ragazzina reclusa perché vittima di incesto. La famiglia voleva occultare il fatto. Una storia terribile e, purtroppo, non infrequente”. Ma nel distaccamento femminile di Pozzuoli (chiuso dopo la morte di una donna di 40 anni nel letto di contenzione) si trovano le storie più diverse. “C’era la serial killer, la cosiddetta amante diabolica, ma anche la prostituta e quella che si era semplicemente ubriacata”. Dentro nessuna idea di cura o di terapia, solo un po’ di assistenza. “Lo racconta anche lo scrittore e psichiatra Mario Tobino nel romanzo Le libere donne di Magliano – aggiunge la psichiatra – credendo di ricavare da queste donne un’impressione divina della libertà femminile, salvo poi contrapporre le figure delle suore”. Non sappiamo neppure, nota Maria Rosaria Bianchi, quanti fossero davvero i casi da manicomio criminale. “Il contesto era drammatico, agiva un grave intreccio fra psichiatria e diritto e psichiatri e giudici si regolavano solo secondo morale”.


Su Liberazione di giovedì 6 ottobre 2005

Liberazione 6.10.05
Legge 40 e pillola abortiva: la Chiesa mostra i muscoli. Riflettiamo insieme ed elaboriamo un pensiero nuovo
Il mea culpa della Sinistra
di Giulia Ingrao
Nella morta gora in cui si muovono i nostri politici, gli elaboratori di pensiero, gli inventori di "progetti", leggere l'articolo di Ritanna Armeni (Liberazione 28 settembre) e ancora "Le donne, il capitalismo e Dio" e le inchieste su "Donne e potere" sempre su Liberazione ci apre il cuore alla speranza. Non di fermare la millenaria prepotenza, invadenza della Chiesa cattolica giustificata dall'essere la verità delle verità da rivelare al mondo. No, non è questo. Allora qual è la speranza? La trovo nei primi quattro o cinque capoversi dell'articolo dell'Armeni.

Attraverso le parole del cardinale Ruini, ribadite e rafforzate da monsignor Betori, segretario generale dell'episcopato, la Chiesa cattolica ci dice a chiare lettere quali sono i suoi precetti riguardo alla vita umana rispetto alla famiglia, alla sessualità, alla procreazione, al rapporto uomo donna, al ruolo della donna e della scienza, alla giustizia, precetti validi non solo nel privato di ciascuno ma nell'organizzazione politica e sociale affermando, direi con tono provocatorio, che se ne deve occupare e non si farà intimidire.

La Chiesa ha le sue verità sulla vita degli esseri umani, ma noi cittadini italiani noi donne e uomini che abbiamo fatto determinate scelte politiche sociali e culturali, noi di "sinistra", si domanda l'Armeni, abbiamo riflettuto, abbiamo discusso su questi grandi temi e siamo o no d'accordo con «l'idea di vita umana, di famiglia, di giustizia, di solidarietà che la Cei ci propone… quali sono le idee della sinistra su questioni che la Cei ritiene fondamentali?».

La speranza è che un giornale quale Liberazione, un partito politico quale Rifondazione siano disponibili a discutere, approfondire e confrontarsi su questi grossi problemi ed io aggiungerei sulla psichiatria, sulla malattia mentale, sulla legge Basaglia.

Noi dell'Analisi Collettiva sono più di trent'anni che riflettiamo, discutiamo, elaboriamo un pensiero nuovo che approfondisce proprio questi temi secondo le teorie nuove espresse in quattro libri dallo psichiatra Massimo Fagioli. Idee e linguaggio nuovi espressi e discussi da anni in convegni alle università di Roma, di Chieti, di Foggia e su una rivista Il Sogno della Farfalla attiva ininterrottamente dal 1992. Lavoro da fare ce n'è, è possibile, direi è urgente.

L'esperienza del referendum sulla legge 40, l'affermazione sull'embrione persona umana, il divieto di sperimentare la pillola abortiva in uso e già sperimentata da anni in molti paesi europei e altro costringono, io penso, a non aspettare, a confrontarsi con un pensiero rivoluzionario e non utopico.

Ricordo di Ritanna Armeni una appassionata riflessione e ancora incalzanti interrogativi alla Sinistra (Il diritto all'aborto è un principio, Liberazione 27 luglio 2005). Si domanda perché nella Carta dei valori dell'Unione, tra i "fondamenti" in base ai quali elaborare il programma, sia stato cancellato il riferimento al divorzio e all'aborto. Basta essere d'accordo, inutile mettere nero su bianco, la spiegazione ufficiale. «Invece ce n'era un bisogno profondo» pensa l'Armeni. «Perché la legge sull'aborto non è una legge qualsiasi, perché è un fondamento che sancisce la possibilità di autodeterminazione delle donne», ossia cancellarla è una scelta contro le donne. «Perché tanta superficialità e disattenzione?». La critica è rivolta naturalmente alla Sinistra.

Ricordo anche un'intervista a Massimo Fagioli alla vigilia del referendum del 12 e 13 giugno 2005 sulla fecondazione assistita. Fagioli parla di una legge «razzista, di una violenza mostruosa non solo sulle donne, ma sul rapporto uomo-donna» e non si limita alla difesa di un "diritto" della donna, al rifiuto di una legge incivile, ma argomenta con una teoria scientifica il suo rifiuto.

A chi gli chiede che ne pensa delle affermazione che il concepito è vita fin dall'inizio risponde: «Noi siamo arrivati con la nostra ricerca ad un punto interessante, abbiamo scoperto che nella biologia c'è un discorso di tappe continue. Se è ben accertato scientificamente in maniera assoluta che nelle prime due settimane fino al quindicesimo giorno le cellule sono indifferenziate e che poi cominciano a differenziarsi negli ormai ben noti tre foglietti embrionali evidentemente esiste una trasformazione… La trasformazione è continua ed è una trasformazione biologica, per cui non si può dare il termine di persona addirittura giuridica in nessuno degli stadi che precedono la nascita… Come la grande storia della formazione della retina alla ventiquattresima settimana. E' lì che scatta una possibilità di vita che prima non c'era».

Il discorso fu ampliato ed approfondito in un dibattito alla Fiera della piccola editoria, "Più libri, più liberi" del 10 dicembre 2004 a Roma per la presentazione del cinquantaduesimo numero della rivista Il sogno della farfalla e del libro sull'incontro dell'Analisi collettiva con Fausto Bertinotti e Pietro Ingrao sul tema della non violenza, organizzato dalla libreria romana Amore e Psiche (Analisi collettiva, Incontri, 5 novembre 2004. Nuove Edizioni Romane).

Pensieri nuovi sul significato di "vitalità", sulla realtà umana come fusione tra biologico e psichico, sulla derivazione della realtà mentale umana dal biologico umano che si basano sulla teoria della nascita di Massimo Fagioli (Vedi Il sogno della farfalla, n. 2, aprile 2005).

Il "vuoto", la mancanza di voci della Sinistra su temi così importanti sono "timidezza", «alleanza con la destra» come si domanda Ritanna Armeni, oppure mancanza di reale conoscenza, un vecchio modo di pensare, incapacità di confrontarsi, rinuncia alla ricerca?

Piero Sansonetti nell'editoriale del 29 settembre cita il giornale Libero (28 settembre) che titola "Non è che sono le donne a farsi molestare? " e precisa «se una signorina riceve molestie, vuol dire che lei ha dato lo spunto. Vogliamo prendercela con il provocatore che ha pure le sue esigenze sessuali - e bisogna capirle - o con chi le provoca?». Si domanda Sansonetti come può accadere un tale balzo indietro nel linguaggio e nel pensiero e insiste «ce lo dobbiamo chiedere seriamente e capire». Una risposta c'è già nelle parole di Ritanna Armeni. «Non possiamo non constatare su queste questioni da molti anni un grande vuoto e un silenzio che neppure i fischi, neppure le affermazioni orgogliose di laicità, neppure le accuse di ingerenze riescono a colmare».

Dunque problemi veri e grossi ci sono, ma pensare di polemizzare con la Chiesa, la stupidità, la disonestà e uscirne vincitori senza avere una teoria, idee chiare sulla realtà umana, mi sembra una strada sterile, una fatica inutile. E' più semplice e comodo fare un atto di fede, non pensare ma credere. «… Si dice molto poco, si sperimenta ancora meno» dice l'Armeni nel suo articolo e suggerisce implicitamente la strada della ricerca, del confronto per «disegnare…una società diversa e migliore di quella in cui viviamo non solo nelle strutture economiche e nei rapporti istituzionali ma anche nella definizione della vita degli uomini e delle donne e dei rapporti tra loro».

Si sente oggi il bisogno di un cambiamento radicale che, a mio parere, non può riguardare solo l'organizzazione economica della società, è chiaro che le disuguaglianze le contraddizioni vanno modificate, ma le esperienze già fatte ci dicono che ciò non basta. Ritorna il discorso della centralità dell'uomo, ma se la donna e l'uomo rimangono questi sconosciuti, se nulla si sa o si cerca sulla realtà umana che è fusione di realtà mentale e realtà materiale, se non ci si oppone alla cultura dominante con un pensiero nuovo sulla sessualità, sul rapporto uomo-donna, sulla violenza non solo fisica, ma mentale e di pensiero, sul concetto etico di onestà, sarà sempre più difficile iniziare ad operare per "cambiare il mondo, cambiare la realtà" come ci piace dire.

Dopo le due giornate di sciopero dei giornalisti ho di nuovo sotto gli occhi Liberazione e di nuovo la sento dalla mia parte e mi trovo a sottoscrivere le parole indignate, l'allarme che leggo nell'importante articolo di Rina Gagliardi "Accettiamo la sfida del papa". Non sto a ripetere quello che la Gagliardi ha detto tanto bene, ribadisco che assistiamo ad una "presa di potere", ad una imposizione della Chiesa cattolica, che ci riporta "ad un'epoca premoderna", all'Inquisizione, ai roghi per le presunte streghe.

Rifletto sul titolo, "Accettiamo la sfida del papa", e sulle ultime righe: «La forza di Ruini e di Ratzinger… sta nella loro capacità di proporre un pensiero forte, una terapia autoritaria contro il vuoto… e noi?». Rifletto sull'articolo di Lea Melandri "La religione e i vuoti della politica" in cui l'autrice lega il risveglio religioso alla crisi della politica che «sconta la sua separatezza storica dalle esperienze che sono forse più legate alla persona al privato», mi sembra che qui il discorso si sposta sulle donne specie in tema di sessualità, procreazione, identità femminile.

Non si tratta di accettare la sfida, perché non c'è possibilità di confronto; tanto per toccare un tasto dolente, va rifiutata qualsiasi proposizione che l'identità libera di una donna sia contro la vita, che nonne, mamme, sorelle e amiche che hanno abortito siano "assassine" perché sappiamo scientificamente che il feto solo dopo i sette, gli otto mesi, passa da una potenzialità alla possibilità della vita.

La ricerca, il confronto, la conoscenza questo ci deve interessare; se non ci sono idee, se non c'è ricerca, se non si ha una teoria sulla complessità della realtà umana, sulla mente umana, non "si perde" ma si vive male, ci si deprime, ci assoggettiamo a quel pensiero a quella violenza invisibile che ci vuol fa credere che gli uomini sono "naturalmente perversi", perciò non possono essere lasciati liberi di gestire la propria vita.


LEGGI GLI ARTICOLI PUBBLICATI

MARTEDÌ 4 OTTOBRE

SU LIBERAZIONE


li trovi in questo blog alla data nella quale sono usciti


articoli del 10.10.05
PER LEGGERE IL TESTO CLICCA SUL TITOLO

psichiatria
Repubblica Salute

Il 10 ottobre
Salute mentale, giornata mondiale


sinistra
l'Unità 10.10.05

Bertinotti non parla, ma in piazza ci mette un post-it gigante: «Voglio...»


il movimento delle donne in Egitto
Le Monde diplomatique
Volti femminili dell'Islam
di Wendy Kristianasen


donne e letteratura
Le Monde diplomatique
Donne che corrono con Puskin


Cina
Le Monde diplomatique

Una Diplomazia asimmetrica
La Cina scompagina l'ordine mondiale
di Martine Bulard


un articolo ricevuto da Sara Sera
Liberazione 9.10.05
Una questione di democrazia

venerdì 7 ottobre 2005


un convegno
Identità e immagine femminile

una segnalazione di Marco Pizzarelli

Convegno Identità e immagine femminile

Roma, venerdì 7 ottobre 2005
ASL RM-E
Dipartimento Tutela Maternità e Infanzia
Sala Teatro S.Spirito
Via dei Penitenzieri

Segreteria scientifica e organizzazione
Dott.ssa M.Roberta Rocchi
Tel/Fax : 06/68353207 - Cell.: 333/2695771

Programma del Convegno
"Identità e Immagine Femminile"
venerdì 7 Ottobre 2005

Mattina

Presentazione del Convegno da parte del Direttore del DTMI (M.Sprovieri)
9.00 Saluto del Direttore Generale (Dott. P.Grasso)
9.15 Come nasce l'idea (M.R.Rocchi)
9.25 Psicodinamica dell'identità e dell'immagine femminile (A.Homberg)
9.30 Donne nel tempo : Profilo storico delle donne nel Novecento in Occidente (I.Baratta)
10.30 Immagine femminile come ispirazione nell'arte contemporanea (T.Cascella e M.Cascella)

11.10 - 11.30 pausa caffè

11.30 Nomi di donna in una partitura di Mozart (E.Pieranunzi)
12.00 Suono e immagine femminile: una ricerca (A.Montellanico)

Identità senza immagine e immagine senza identità
la ricerca dell'immagine

12.30 Belli da morire (anoressia e bulimia) (P.Machado)
13.00 Belli da morire (anoressia e bulimia) (L.Costantino)

pomeriggio
15.30 Faccia di plastica (tra chirurgia ricostruttiva e chirurgia estetica) (P.Cecchi)
16.00 Ricrearasi l'identità (Progetto Amazzone) (L.Prosa)
16.30 Se l'identità è immagine sociale . . . quale fecondazione? (S.Grossi)
17.00 Un figlio a tutti i costi (M.Taranto)
17.30 Figlio mio ti voglio tanto uccidere (crimine e malattia mentale nelle donne) (E.Di Gianfrancesco)
18.00 Sanità mentale (Non tutte furono "libere donne di Magliano") Cenni storici sull'istituzione dei manicomi criminali per donne in Italia e sommessi dubbi sul concetto che la follia conduca alla conquista della libertà (M.R.Bianchi)

Considerazioni conclusive (M.R.Bianchi)

articoli del 7.10.05

sinistra
Corriere della Sera 7.10.05

L’INTERVISTA
Il capo prc: linea giusta sull’Iraq ma dica che è anti Usa
Bertinotti: Afghanistan Romano ha idee datate
«Primarie nel caos, rischiamo di indebolirle»
di Gianna Fregonara


"Science"
Repubblica.it 7.10.05

Su "Science" una ricerca del centro di genomica di Losanna
Un frammento di Dna produce le onde delta che danno il sonno profondo
Genetica, dormire bene è una questione ereditaria
Gli esperimenti sui topi. Oltre al gene c'è bisogno dell'acido retinoico
di Elena Dusi.


Le Scienze 06.10.2005
Come il sonno attenua la coscienza
La perdita di consapevolezza è dovuta alla disconnessione fra le aree del cervello


leggili su spogli
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Bush come Ratzinger e John Belushi in "Blues Brothers" di Landis:
«siamo in missione per conto di dio!»

Corriere della Sera 7.10.05
Lo scoop della Bbc sulla «missione divina»

E’ stata la Bbc, in un documentario in onda tra breve, a svelare le frasi rivolte da Bush al palestinese Nabil Shaath nel giugno 2003: «Dio mi ha detto: George, combatti quei terroristi in Afghanistan. E io l'ho fatto. Poi Dio m’ha detto: metti fine alla tirannia in Iraq... E io l'ho fatto».
Le Nuove Edizioni Romane

informano che lunedì 3 ottobre è stato inviato agli abbonati il
n. 4/2005 della rivista

"Il sogno della farfalla"

Da lunedì 10 ottobre la rivista sarà disponibile presso la Casa Editrice, la libreria Amore e Psiche e negli altri abituali punti vendita.

Con l'uscita di questo numero si apre la
campagna abbonamenti per il 2006. Informazioni e bollettini postali sono inseriti nella rivista in uscita.

giovedì 6 ottobre 2005

articoli del 6.10.05

ricevuto da Sara Sera
i preti vogliono riprendersi tutta l'Italia: intanto cominciano dagli immobili...
l'Unità 6.10.05

Regalone alla Chiesa, il Senato approva: non pagherà più l'Ici.

il manifesto 6.10.05
PARADISO FISCALE
La casa di Dio non paga tasse
Il senato converte un decreto estivo che abbona l'ici a tutti gli edifici di proprietà della chiesa, anche se usati a fini commerciali, educativi o di assistenza. E' l'ennesimo buco nei bilanci dei comuni che perderanno almeno 200 milioni di euro
di Sara Menafra

come gongolano i preti
La Stampa 6.10.05

La Santa Sede: lo chiedevamo da tempo
Vale per una quantità incalcolabile di beni

Belzebù. Ma chi è?
La Stampa 6.10.05

IN ITALIA CINQUECENTO «CLUB VIRTUALI» ISPIRATI AL DEMONIO
In aumento i giovani plagiati dal satanismo

cognitivismo, un ferrovecchio
il manifesto 6.10.05

Conflitto sull'idea di natura umana
Siamo dualisti nati: questa la tesi di Paul Bloom nel suo libro «Il bambino di Cartesio»
di Felice Cimatti

una segnalazione di Carmine Russo
Repubblica Salute 6.10.05
Una risata vi guarirà, elogio dell'umorismo
Stili difensivi. Quando l'Io sfida la sofferenza e non si rassegna
di David Meghnagi *


mercoledì 5 ottobre 2005

Bertinotti
su www.unita.it
«Vigilanza contro i rischi dello Stato etico»
(da Liberazione del 5.10.05)

Migliaia di contatti, centinaia di domande. Quasi a toccare con mano l'interesse suscitato dalla sua candidatura. Ieri Bertinotti ha partecipato ad una «chat» sul sito de l'Unità (consultabile sul sito www.unita.it) . Tante le domande. Ma un tema è ricorso con maggiore frequenza: quello del rapporto fra laici e cattolici.... «contro la pretesa che si è manifestata nelle gerarchie ecclesiastiche di dettare ciò che è costituzionale e ciò che non lo è. Il rischio di andare verso una riedizione dello Stato etico è troppo grande per non manifestare un'attenta vigilanza»

articoli del 5.10.05

sinistra
l'Unità 5.10.05
Bertinotti:
sconfiggeremo la precarietà del lavoro
la chat dell'Unità di ieri

sinistra
Corriere della Sera 5.10.05
Il leader di Rifondazione: i moralizzatori fanno danni, Travaglio mi dà l’orticaria
Bertinotti: difendo il diritto ai salotti tv

di Angela Frenda

un autorevole esempio di "pensiero" cattolico
Avvenire, editoriale del 5.10.05

Il relativismo può diventare dogmatismo
di Giancarlo Ricci

questo è il massimo che possiamo sperare dai Ds sulla questione cattolica?
l'Unità 5.10.05
Tentazione Manichea
Sul dialogo fede-ragione
di Alfredo Reichlin

ricevuto da Sara Sera
questione cattolica
l'Unità 5.10.05
Aborto, anatema dei Vescovi: è peccato votare chi è a favore

ricevuto da Tonino Scrimenti
complicità diessine
L'Espresso in edicola

Fondazione MPS - Che liberal quei rossi
di Paolo Forcellini

questione cattolica
il manifesto 5.10.05
«Donne vittime delle religioni»
La risoluzione approvata dal Consiglio d'Europa. L'Italia s'indigna
di Marina Forti

Machiavelli
Corriere della Sera 5.10.05

Dal dialogo di Machiavelli col passato un giorno nacque l’arte della politica
di Luciano Canfora

neurologi e pediatri
Yahoo! Salute 5.10.05
Cervelletto, molto più che un coordinatore dei movimenti
Di Paola Mariano, Il Pensiero Scientifico Editore


neofascisti
La Stampa 5.10.05
Il caso. Crescono i movimenti che combattono «la femminilizzazione della società»
All’armi siam machisti. Uomini sul piede di guerra
Uniti contro «il nazi-femminismo del terzo Millennio»

psicoterapeuti
TG.COM 5.10.05
Sei depresso? Scavati la fossa!
Mosca, così uno psicoterapeuta cura i pazienti

la ricerca della felicità
Corriere della Sera 5.10.05
Da millenni filosofi e teologi tentano invano di carpirne ...
di Maria Teresa Veneziani

la ricerca della felicità
Quotidiano.net 5.10.05
abitudini d'oltreoceano
Sesso e cibo
Giovani americane senza tabù

la ricerca della felicità
Reuters 5.10.05

Ue, la "fiorentina" può tornare in tavola


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