martedì 1 luglio 2003

Risé, psicoanalista catto-junghiano-berlusconiano: "la figura del padre deve essere rivalutata e difesa"

Libertà 1.7.03
L'Occidente oggi: società senza padri
L'ultimo libro di Claudio Risè
di Oliviero Marchesi

«Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, allora io per prima cosa vorrei il ritorno del padre». Questa frase che nell'“Odissea” è pronunciata da Telemaco, figlio di Ulisse, è posta dallo psicologo Claudio Risé in apertura del suo ultimo libro, “Il padre, l'assente inaccettabile” (Edizioni Paoline). Psicoanalista di formazione junghiana, docente di scienze sociali all'Università dell'Insubria, consigliere scientifico della Fondazione Liberal, Risé ha posto da tempo al centro dei propri studi la psicologia maschile, riflettendo sull'evoluzione - o, secondo lui, l'erosione - che negli ultimi decenni ha subito l'identità di genere dell'uomo (mentre quella della donna si è fatta sempre più forte, strutturata e vincente). In una parola, su quello che “essere uomini” significa oggi.
Ricerche (note anche al pubblico non scientifico grazie a libri come “Parsifal” e “Essere uomini”, oltre che a una rubrica da lui tenuta su Io Donna, il magazine femminile del Corriere della Sera) condotte con particolare riguardo a quella dimensione centrale della mascolinità che è la paternità; e, segnatamente, al rapporto tra padri e figli (per Risé il padre è, nel vissuto filiale, la figura psicologica che “insegna” l'accettazione del dolore e della perdita). E' questo rapporto - o meglio la sua rottura - a trovarsi al centro di “Il padre, l'assente inaccettabile”.
L'autorità della figura paterna - per millenni perno universale dell'educazione e della trasmissione di valori da una generazione all'altra - pare definitivamente tramontata in Occidente. La maggior parte di noi tende a vedere un prezioso guadagno storico nella fine del patriarcato e nel riequilibrio dei rapporti di potere fra uomo e donna (nonché fra genitori e figli). Ma il modello, denuncia Risé, è stato addirittura capovolto: il padre è espropriato dell'educazione dei figli e viene persino discriminato legalmente rispetto alla propria controparte femminile (per le questioni legate all'affido dei figli di genitori separati o alla possibilità di far pesare la propria volontà per quanto riguarda un'interruzione di gravidanza). Quella dell'Occidente contemporaneo è, in senso proprio e metaforico, una “società senza padri”: fenomeno che Risé pone alla radice di una quantità di patologie individuali (depressione, regressioni infantili, sindrome da “deficit di attenzione” nei bambini) e sociali (citando persino il terrorismo).
Espulsa dal nostro orizzonte esistenziale, secondo Risé, la figura del padre deve essere rivalutata e difesa: non a caso il Nostro è stato tra i primi firmatari (con un pool di docenti universitari che comprende anche il filosofo Stefano Zecchi) dell'appello “Per il padre”, in cui si rivendica il diritto dei compagni delle donne intenzionate ad abortire (se disposti a farsi carico del futuro nato in caso di mancato aborto) a essere consultati per legge.
Risé sarà ospite stasera nella nostra città di un incontro a porte chiuse promosso dall'Unione giuristi cattolici di Piacenza, nel corso della quale saranno illustrate alla stampa diverse iniziative assunte dall'Unione stessa contro “lo sfascio della famiglia”.