Corriere della Sera 27.9.05
Sinistra e Fede
Fassino: sono credente, fatto privato
Turco: non è un messaggio ai vescovi
di Livia Michilli
ROMA - Piero Fassino si confessa: «Sono credente ma, proprio perché si tratta di un fatto assolutamente privato, non ne ho mai fatto manifestazione pubblica o politica, perché sarebbe del tutto inopportuno proprio per il rispetto che ho per la fede e le mie convinzioni». Il rapporto con la religione cattolica nacque sui banchi di scuola: «Sono cresciuto in una famiglia laica, ma per nove anni sono stato allievo dei gesuiti a Torino» racconta il segretario ds ai microfoni di Radiodue, intervistato da Barbara Palombelli, sottolineando che il suo essere credente non è affatto incompatibile con la guida della Quercia. «Essere un uomo di sinistra non è in contraddizione con la fede perché significa battersi per la giustizia, l’uguaglianza, il rispetto della persona umana, valori cui è attenta una fede religiosa come quella cattolica». Non è un vero e proprio "outing ": ne aveva già parlato su La7, ospite di Giuliano Ferrara. Però ora le sue parole cadono sulle fresche polemiche a proposito dei Pacs e delle contestazioni al cardinal Ruini, e infatti Fassino ripete la condanna dei fischi ma difende la legge sulle coppie di fatto, perché «il punto di vista della Chiesa va rispettato» ma lo Stato deve tutelare tutti i cittadini. Il leader ds ritiene infondata la tesi dell’ingerenza, così come dubita che il Vaticano possa influenzare l’elettorato cattolico: «Non credo e mi auguro che non dia indicazioni di voto perché oggi non c’è più l’unità politica dei cattolici» spiega citando un sondaggio di Famiglia Cristiana secondo cui il 27% dei credenti vota per la Quercia.
Considerazioni condivise da Giulia Rodano, consigliere diessina nel Lazio ed erede di una delle storiche famiglie cattoliche comuniste: «Bisogna distinguere i piani. L’ispirazione cristiana aiuta la coesione della società civile, ma la scelta su ciò che è giusto per una comunità laica va fatta laicamente» spiega lei che, credente, è stata in prima linea nella battaglia per i Pacs. Come pure la deputata Livia Turco, per nulla sorpresa di ritrovarsi un segretario cattolico e sicura che la sua "confessione" non sia anche un modo di accattivarsi le simpatie del Vaticano: «Conosco il rigore di Fassino ed escludo una captatio benevolentiae. E poi i catto-comunisti sono un pezzo di storia importante. Togliatti approvò l’articolo 7 della Costituzione, Berlinguer riconobbe che la religione è uno stimolo al processo di cambiamento. Un’intuizione che andrebbe ripresa». E però lei, credente, qualche problema col Pci lo ebbe: «Nel ’76 entrai nella segreteria nazionale: avevo la tessera delle Acli, Natta mi disse che era un’incongruenza e la restituii».
La Turco non è l’unica esponente ds con trascorsi di associazionismo cattolico: Mimmo Lucà, deputato e membro della segreteria, è stato vicepresidente delle Acli, il senatore Tonini era a capo della Federazione universitaria cattolica come pure Stefano Ceccanti, componente della commissione ds per il progetto. E dalla Fuci arrivano anche i deputati Lumia e Kessler. Molti di loro si ritroveranno ad Assisi il prossimo weekend per il convegno dei cristiano sociali, presenti Prodi e Fassino. Tema: «La sinistra democratica e le sfide della coscienza cristiana». L’ispirazione? Una frase di Joseph Ratzinger.
aprileonline 27.9.05
Fassino: sono credente
Roma - "Sono stato per nove anni allievo dei gesuiti a Torino e questo mi ha consentito di rafforzare la mia fede religiosa". Piero Fassino, in momenti in cui c'é una certa turbolenza tra i laici e la Chiesa cattolica, dal referendum sulla procreazione assistita in poi, torna, nella trasmissione di Barbara Palombelli su Radiodue, sul tema della sua fede religiosa, del quale ha sempre parlato molto poco.
"Proprio perché si tratta di un fatto assolutamente personale, privato - sottolinea il segretario dei Ds - non ne ho mai fatto manifestazione pubblica o politica, perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio, proprio per il rispetto che ho per la fede e le mie convinzioni".
"Credo - sostiene Fassino - che sia assolutamente normale che una persona possa essere credente, come lo sono io, avere una fede e fare scelte politiche di impegno come quelle che ho fatto finora". "Essere un uomo di sinistra - conclude Fassino - significa battersi per la giustizia, l'uguaglianza, il rispetto della persona umana, che sono valori a cui, come e' noto, e' attenta una fede religiosa come quella cattolica".
«SEGNALAZIONI» è il titolo della testata indipendente di Fulvio Iannaco che - registrata già nel 2001 - ha ormai compiuto il diciottesimo anno della propria continua ricerca e resistenza.
Dal 2007 - poi - alla sua caratteristica originaria di libera espressione del proprio ideatore, «Segnalazioni» ha unito la propria adesione alla «Associazione Amore e Psiche» - della quale fu fra i primissimi fondatori - nella prospettiva storica della realizzazione della «Fondazione Massimo Fagioli»
L'ASSOCIAZIONE CULTURALE
martedì 27 settembre 2005
«Piero il pio»
il manifesto 27.9.05
Piero il pio
IDA DOMINIJANNI
Ruini non c'entra, sono stati i gesuiti a rafforzare la fede religiosa di Piero Fassino allevandoselo per nove anni in quel di Torino. La politica non c'entra, «la fede è un fatto personale e privato», per questo il segretario dei Ds non ne ha mai fatto professione pubblica, «perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio». Però è alla radio, pubblica, che ora Fassino si confessa, rispondendo su fede e Pacs a Barbara Palombelli e avanzando l'idea che si possa fare «una equilibrata e giusta legge sulle coppie di fatto senza mettere in discussione la famiglia». I rutelliani Ccs al posto dei Pacs? E perché no, così anche le coppie di fatto resterebbero un problema privato senza rilevanza pubblica, come la fede di Fassino. I riti sono importanti per la politica laica né più né meno che per la religione. Periodicamente, i leader del principale partito della sinistra officiano messa variamente: vanno in visita dal papa con moglie e figli, dichiarano a Famiglia cristiana che la legge sull'aborto andrebbe un po' ritoccata, si rivelano credenti all'ora giusta. C'era una volta il dialogo fra comunisti e cattolici, ricorda sulla Stampa di ieri Pietro Ingrao, e c'è ancora, in posti seri come i seminari dai camaldolesi di Monte Giove dove si spacca il capello in quattro sulla politica della trascendenza e la trascendenza della politica. Troppa fatica: la genuflessione, l'ammiccamento, la conversione sono riti abbreviati che servono meglio alla bisogna. Che di questi tempi non è il dialogo con i cattolici, ma la rincorsa centrista al voto dei cattolici.
Il voto dei cattolici è in libera uscita nel mercatino politico bipolare dopo la fine dell'unità politica dei medesimi, che diversamente da quanto pensa Fassino aumenta, non diminuisce, l'influenza del Vaticano sull'elettorato, o almeno il suo protagonismo invadente. Monsignor Ruini impazza da mesi sulla scena politica italiana, ma Fassino, come pure Lucia Annunziata sempre sulla Stampa (di Torino), sostiene che è «infondato» parlare di ingerenza, perché è normale che la Cei abbia il suo punto di vista su questioni importanti come i Pacs. E certo che è normale. Ma non è normale che detti legge in materia di partecipazione al voto, come nel caso del referendum sulla procreazione assistita, e che esprima giudizi di costituzionalità delle leggi, come nel caso dei Pacs. In un paese normale, quello di dalemiana memoria, l'intero arco costituzionale, ammesso che ce ne sia ancora uno, si ribellerebbe a questa invasione di campo. In Italia invece il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ricorda a Romano Prodi i suoi «doveri» verso «la Chiesa d'Italia», dimenticandosi che la pur timida riforma del Concordato di vent'anni fa ha cassato dall'ordinamento la religione di Stato.
Una buona legge sulle coppie di fatto non si può fare senza mettere in discussione l'idea monolitica e preistorica di famiglia che la morale cattolica ci vuole imporre con la connivenza del perbenismo politico di destra, di centro e di sinistra. Piero Fassino farebbe bene a prenderne atto, come avrebbe fatto bene a prendere atto che sulla fecondazione artificiale non si poteva vincere senza nominare la libertà procreativa. Ci sono questioni di civiltà che non si possono affrontare con la strategia della riduzione del danno, senza mai alzare il tiro sui valori di fondo e lasciandone il monopolio alla Chiesa. La libertà, in democrazia, è uno di questi valori di fondo, e prima la sinistra ricomincia a pronunciare questa parola obsoleta e tradita, prima la sdogana dal lessico di Ruini, Berlusconi, Fini e Marcello Pera. Fra gli altri fattori che influenzano il voto, il leader Ds cominci a valutare anche il senso di asfissia che prende donne e uomini di questo paese a sentir parlare della famiglia come di una gabbia certificata e santificata, e di democrazia come di un vaniloquente dialogo senza punti e senza differenze. Quando fischiare un cardinale è considerato pericoloso e permale più o meno quanto gettare una bomba, un paese normale e perbene deve cominciare a chiedersi se non sia diventato un paese stupido.
il manifesto 27.9.05
PIERO FASSINO
Fede «privata» resa pubblica
di COSIMO ROSSI
«Proprio perché si tratta di un fatto assolutamente personale, privato non ne ho mai fatto manifestazione pubblica o politica: perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio, proprio per il rispetto che ho per la fede e le mie convinzioni». Non si spiega allora perché Piero Fassino senta il bisogno di rispondere ai microfoni di Radiodue: «Sono stato per nove anni allievo dei gesuiti a Torino e questo mi ha consentito di rafforzare la mia fede religiosa». Come per altro si era già saputo via Giuliano Ferrara. Lo stesso concetto, del resto, era stato usato dal leader Ds pochi anni or sono per ammansire il pubblico ciellino del meeting di Rimini, argomentando che questo faceva di lui un convinto assertore della funzione della scuola privata. Dovendosi oggi cimentare con la vigorosa ingerenza della Cei nella politica italiana, l'infanzia sui banchi dell'ordine con la spada torna perciò utile. A maggior ragione rispondendo ai microfoni di Barbara Palombelli, consorte del leader della Margherita Francesco Rutelli, con cui è convolata nuovamente a nozze secondo i sacramenti di santa romana chiesa dopo la dovuta conversione più volte pubblicizzata dal leader della Margherita.
Se la fede è cosa privata, altrettanto viene viziosamente utilizzata come pubblica virtù. Cosicché, se nella Spagna dei cattolicissimi Borbone il premier Zapatero laicizza istituzioni e forme della convivenza sociale, il percorso della politica italiana è inverso. Dietro lo scudo crociato, la Dc era meno subalterna ai vescovi di quanto non sia la politica odierna. Dopo Rutelli, dunque, Fassino. Del resto, se l'ex sindaco di Roma è obbligato a benedire l'accesso all'Unione del partito radicale ove ha svolto l'apprendistato politico, ci pensa la gran parte della Margherita ad associarsi al veto dell'Udeur. E la Quercia non si sporca troppo le mani in difesa dell'alleanza laico-radical-socialista che gode delle scomuniche pontificie: apprezza, ma preferirebbe nasconderla all'ombra delle sue fronde.
Dopo aver salutato nel papa Ratzinger la crociata contro il relativismo (intervista al Corsera), Fassino riconosce anche il diritto d'accesso alla tribuna elettorale per don Camillo Ruini. Libera chiesa in libero stato per il sabaudo Fassino si traduce ad esempio con il fatto che «sulle coppie di fatto va ascoltato e rispettato il punto di vista della chiesa, e al tempo stesso si deve dire con chiarezza che la funzione dello stato è diversa da quella di una fede, lo stato deve essere in grado di tutelare tutti i cittadini». Perciò i fischi a Ruini vanno comunque stigmatizzati. «Io considero infondato l'argomento secondo cui se Ruini parla di queste cose opera un'ingerenza, una invasione di campo - dice Fassino - È del tutto naturale che la chiesa esprima il proprio punto di vista su un tema così sensibile sul piano etico, morale, religioso come la famiglia o le coppie di fatto. Mi sarei sorpreso del contrario». Il leader Ds rivendica «la stessa legittimità» a dire la sua. Che del resto è calibrata sull'«adottare un'equilibrata e utile legislazione sulle coppie di fatto senza mettere in discussione il valore della famiglia». Senza perciò misurarsi con il fatto che i Pacs si fondano su un vincolo di natura sociale (perciò validi anche per chi non è legato sentimentalmente), mentre il tema posto dalla chiesa come da Zapatero riguarda in vero il riconoscimento dell'accesso al matrimonio per chi creda in quel vincolo puntualmente incensato da tutti.
Da un dio all'altro: «Prenderò anche la nuova Punto - rivela Fassino - Da quando ho la patente ho sempre viaggiato in Fiat».
Piero il pio
IDA DOMINIJANNI
Ruini non c'entra, sono stati i gesuiti a rafforzare la fede religiosa di Piero Fassino allevandoselo per nove anni in quel di Torino. La politica non c'entra, «la fede è un fatto personale e privato», per questo il segretario dei Ds non ne ha mai fatto professione pubblica, «perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio». Però è alla radio, pubblica, che ora Fassino si confessa, rispondendo su fede e Pacs a Barbara Palombelli e avanzando l'idea che si possa fare «una equilibrata e giusta legge sulle coppie di fatto senza mettere in discussione la famiglia». I rutelliani Ccs al posto dei Pacs? E perché no, così anche le coppie di fatto resterebbero un problema privato senza rilevanza pubblica, come la fede di Fassino. I riti sono importanti per la politica laica né più né meno che per la religione. Periodicamente, i leader del principale partito della sinistra officiano messa variamente: vanno in visita dal papa con moglie e figli, dichiarano a Famiglia cristiana che la legge sull'aborto andrebbe un po' ritoccata, si rivelano credenti all'ora giusta. C'era una volta il dialogo fra comunisti e cattolici, ricorda sulla Stampa di ieri Pietro Ingrao, e c'è ancora, in posti seri come i seminari dai camaldolesi di Monte Giove dove si spacca il capello in quattro sulla politica della trascendenza e la trascendenza della politica. Troppa fatica: la genuflessione, l'ammiccamento, la conversione sono riti abbreviati che servono meglio alla bisogna. Che di questi tempi non è il dialogo con i cattolici, ma la rincorsa centrista al voto dei cattolici.
Il voto dei cattolici è in libera uscita nel mercatino politico bipolare dopo la fine dell'unità politica dei medesimi, che diversamente da quanto pensa Fassino aumenta, non diminuisce, l'influenza del Vaticano sull'elettorato, o almeno il suo protagonismo invadente. Monsignor Ruini impazza da mesi sulla scena politica italiana, ma Fassino, come pure Lucia Annunziata sempre sulla Stampa (di Torino), sostiene che è «infondato» parlare di ingerenza, perché è normale che la Cei abbia il suo punto di vista su questioni importanti come i Pacs. E certo che è normale. Ma non è normale che detti legge in materia di partecipazione al voto, come nel caso del referendum sulla procreazione assistita, e che esprima giudizi di costituzionalità delle leggi, come nel caso dei Pacs. In un paese normale, quello di dalemiana memoria, l'intero arco costituzionale, ammesso che ce ne sia ancora uno, si ribellerebbe a questa invasione di campo. In Italia invece il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ricorda a Romano Prodi i suoi «doveri» verso «la Chiesa d'Italia», dimenticandosi che la pur timida riforma del Concordato di vent'anni fa ha cassato dall'ordinamento la religione di Stato.
Una buona legge sulle coppie di fatto non si può fare senza mettere in discussione l'idea monolitica e preistorica di famiglia che la morale cattolica ci vuole imporre con la connivenza del perbenismo politico di destra, di centro e di sinistra. Piero Fassino farebbe bene a prenderne atto, come avrebbe fatto bene a prendere atto che sulla fecondazione artificiale non si poteva vincere senza nominare la libertà procreativa. Ci sono questioni di civiltà che non si possono affrontare con la strategia della riduzione del danno, senza mai alzare il tiro sui valori di fondo e lasciandone il monopolio alla Chiesa. La libertà, in democrazia, è uno di questi valori di fondo, e prima la sinistra ricomincia a pronunciare questa parola obsoleta e tradita, prima la sdogana dal lessico di Ruini, Berlusconi, Fini e Marcello Pera. Fra gli altri fattori che influenzano il voto, il leader Ds cominci a valutare anche il senso di asfissia che prende donne e uomini di questo paese a sentir parlare della famiglia come di una gabbia certificata e santificata, e di democrazia come di un vaniloquente dialogo senza punti e senza differenze. Quando fischiare un cardinale è considerato pericoloso e permale più o meno quanto gettare una bomba, un paese normale e perbene deve cominciare a chiedersi se non sia diventato un paese stupido.
il manifesto 27.9.05
PIERO FASSINO
Fede «privata» resa pubblica
di COSIMO ROSSI
«Proprio perché si tratta di un fatto assolutamente personale, privato non ne ho mai fatto manifestazione pubblica o politica: perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio, proprio per il rispetto che ho per la fede e le mie convinzioni». Non si spiega allora perché Piero Fassino senta il bisogno di rispondere ai microfoni di Radiodue: «Sono stato per nove anni allievo dei gesuiti a Torino e questo mi ha consentito di rafforzare la mia fede religiosa». Come per altro si era già saputo via Giuliano Ferrara. Lo stesso concetto, del resto, era stato usato dal leader Ds pochi anni or sono per ammansire il pubblico ciellino del meeting di Rimini, argomentando che questo faceva di lui un convinto assertore della funzione della scuola privata. Dovendosi oggi cimentare con la vigorosa ingerenza della Cei nella politica italiana, l'infanzia sui banchi dell'ordine con la spada torna perciò utile. A maggior ragione rispondendo ai microfoni di Barbara Palombelli, consorte del leader della Margherita Francesco Rutelli, con cui è convolata nuovamente a nozze secondo i sacramenti di santa romana chiesa dopo la dovuta conversione più volte pubblicizzata dal leader della Margherita.
Se la fede è cosa privata, altrettanto viene viziosamente utilizzata come pubblica virtù. Cosicché, se nella Spagna dei cattolicissimi Borbone il premier Zapatero laicizza istituzioni e forme della convivenza sociale, il percorso della politica italiana è inverso. Dietro lo scudo crociato, la Dc era meno subalterna ai vescovi di quanto non sia la politica odierna. Dopo Rutelli, dunque, Fassino. Del resto, se l'ex sindaco di Roma è obbligato a benedire l'accesso all'Unione del partito radicale ove ha svolto l'apprendistato politico, ci pensa la gran parte della Margherita ad associarsi al veto dell'Udeur. E la Quercia non si sporca troppo le mani in difesa dell'alleanza laico-radical-socialista che gode delle scomuniche pontificie: apprezza, ma preferirebbe nasconderla all'ombra delle sue fronde.
Dopo aver salutato nel papa Ratzinger la crociata contro il relativismo (intervista al Corsera), Fassino riconosce anche il diritto d'accesso alla tribuna elettorale per don Camillo Ruini. Libera chiesa in libero stato per il sabaudo Fassino si traduce ad esempio con il fatto che «sulle coppie di fatto va ascoltato e rispettato il punto di vista della chiesa, e al tempo stesso si deve dire con chiarezza che la funzione dello stato è diversa da quella di una fede, lo stato deve essere in grado di tutelare tutti i cittadini». Perciò i fischi a Ruini vanno comunque stigmatizzati. «Io considero infondato l'argomento secondo cui se Ruini parla di queste cose opera un'ingerenza, una invasione di campo - dice Fassino - È del tutto naturale che la chiesa esprima il proprio punto di vista su un tema così sensibile sul piano etico, morale, religioso come la famiglia o le coppie di fatto. Mi sarei sorpreso del contrario». Il leader Ds rivendica «la stessa legittimità» a dire la sua. Che del resto è calibrata sull'«adottare un'equilibrata e utile legislazione sulle coppie di fatto senza mettere in discussione il valore della famiglia». Senza perciò misurarsi con il fatto che i Pacs si fondano su un vincolo di natura sociale (perciò validi anche per chi non è legato sentimentalmente), mentre il tema posto dalla chiesa come da Zapatero riguarda in vero il riconoscimento dell'accesso al matrimonio per chi creda in quel vincolo puntualmente incensato da tutti.
Da un dio all'altro: «Prenderò anche la nuova Punto - rivela Fassino - Da quando ho la patente ho sempre viaggiato in Fiat».
articoli del 27.9.05
sinistra
aprileonline 27.9.05
Vi racconto la vittoria di Vendola. Ma ora tocca a Bertinotti
Intervista. Nicola Fratoianni, segretario pugliese di Rifondazione e cervello organizzativo delle primarie, spiega le differenze tra l'esperienza delle scorse regionali e quella nazionale.
di Leo Palmisano
sinistra
aprileonline 27.9.05
Il Cardinale e le Farfalle Rosse, un battito d'ali che ha fatto polemica
Stato laico. In difesa della Costituzione e per i diritti. Ecco i motivi della contestazione a Ruini che ha turbato i ''nostri'' politici
di Alessandro Francesconi
sinistra
aprileonline 27.9.05
Rifondazione osanna Pietro Ingrao (e si chiede perché Napolitano e non lui)
Prc. Si è chiusa sabato al Palalottomatica la festa di Liberazione. Kermesse in vista delle primarie
di Guido Iodice
una segnalazione di Elena Canali
psichiatria
Il Giornale 26.9.05
Far finta di nulla è la vera pazzia
di Ida Magli
sinistra
Corriere della Sera 27.9.05
ROMA - «È sbagliato contestare Ruini». Parola di Pietro Ingrao...
di Gianna Fregonara
ingerenza
Corriere della Sera 27.9.05
Influenza della Chiesa sulle leggi: sì dalla maggioranza degli italiani
RU 486
Corriere della Sera 27.9.05
TORINO
Uso della pillola abortiva
L’ospedale ricorre al Tar
creazionismo
Corriere della Sera 27.9.05
PENNSYLVANIA
Usa, iniziato il processo sul creazionismo a scuola
disagio giovanile
Corriere della Sera 27.9.05
CREMONA
Alla festa dei dodicenni musica, alcol e marijuana
di A. Sil.
nuove Canosse
Corriere della Sera 27.9.05
Due ore di colloquio durante una cena a Castel Gandolfo
Küng, il teologo ribelle ricevuto dal Papa
«Una gioia reciproca»«Ratzinger non guarda indietro e ascolta»
di Luigi Accattoli
diritti
La Stampa 27 Settembre 2005
CASSAZIONE NEI PROSSIMI MESI LA CONSULTA DOVRÀ SCIOGLIERE IL PARADOSSO
False generalità al neonato punite come l’infanticidio
di Pierluigi Franz
psichiatria
Le Scienze 27.09.2005
Trattamento obbligatorio per i malati di mente
La nuova legge inglese riguarderebbe migliaia di pazienti
neuroscienze
Tempo Medico 27.9.05
L'amore ai tempi delle neuroscienze
Scoperte le aree cerebrali che si attivano in presenza della persona amata
di Emanuela Zerbinatti - Tempo Medico n. 798
aprileonline 27.9.05
Vi racconto la vittoria di Vendola. Ma ora tocca a Bertinotti
Intervista. Nicola Fratoianni, segretario pugliese di Rifondazione e cervello organizzativo delle primarie, spiega le differenze tra l'esperienza delle scorse regionali e quella nazionale.
di Leo Palmisano
sinistra
aprileonline 27.9.05
Il Cardinale e le Farfalle Rosse, un battito d'ali che ha fatto polemica
Stato laico. In difesa della Costituzione e per i diritti. Ecco i motivi della contestazione a Ruini che ha turbato i ''nostri'' politici
di Alessandro Francesconi
sinistra
aprileonline 27.9.05
Rifondazione osanna Pietro Ingrao (e si chiede perché Napolitano e non lui)
Prc. Si è chiusa sabato al Palalottomatica la festa di Liberazione. Kermesse in vista delle primarie
di Guido Iodice
una segnalazione di Elena Canali
psichiatria
Il Giornale 26.9.05
Far finta di nulla è la vera pazzia
di Ida Magli
sinistra
Corriere della Sera 27.9.05
ROMA - «È sbagliato contestare Ruini». Parola di Pietro Ingrao...
di Gianna Fregonara
ingerenza
Corriere della Sera 27.9.05
Influenza della Chiesa sulle leggi: sì dalla maggioranza degli italiani
RU 486
Corriere della Sera 27.9.05
TORINO
Uso della pillola abortiva
L’ospedale ricorre al Tar
creazionismo
Corriere della Sera 27.9.05
PENNSYLVANIA
Usa, iniziato il processo sul creazionismo a scuola
disagio giovanile
Corriere della Sera 27.9.05
CREMONA
Alla festa dei dodicenni musica, alcol e marijuana
di A. Sil.
nuove Canosse
Corriere della Sera 27.9.05
Due ore di colloquio durante una cena a Castel Gandolfo
Küng, il teologo ribelle ricevuto dal Papa
«Una gioia reciproca»«Ratzinger non guarda indietro e ascolta»
di Luigi Accattoli
diritti
La Stampa 27 Settembre 2005
CASSAZIONE NEI PROSSIMI MESI LA CONSULTA DOVRÀ SCIOGLIERE IL PARADOSSO
False generalità al neonato punite come l’infanticidio
di Pierluigi Franz
psichiatria
Le Scienze 27.09.2005
Trattamento obbligatorio per i malati di mente
La nuova legge inglese riguarderebbe migliaia di pazienti
neuroscienze
Tempo Medico 27.9.05
L'amore ai tempi delle neuroscienze
Scoperte le aree cerebrali che si attivano in presenza della persona amata
di Emanuela Zerbinatti - Tempo Medico n. 798
lunedì 26 settembre 2005
lotta al fondamentalismo
l'Unità, per vie un po' traverse si distingue da Fassino Prodi e gli altri
l'Unità 26.9.05
Fischiare è dialogare
Il caso Ruini
Un fischio vale più di mille parole
di Marino Niola
Lo dicono concordemente tutti gli studi sul comportamento umano e su quello animale. Si può dire che gli uomini fischino da che mondo è mondo. E l'ultimo a far esperienza di questa antichissima forma di comunicazione è stato il cardinal Ruini che a Siena è stato letteralmente subissato di fischi.
GLI STUDENTI dell'università toscana hanno fatto ricorso ad un segnale ancestrale, ad una espressione al limite tra la cultura e la natura, tra la parola e il rumore, tra l'umano e l'animale. Il fischio è infatti imitazione del suono degli uccelli o di altri animali sibilanti, una forma di comunicazione radicalmente diversa dal linguaggio umano e in quanto tale barbarica, nel senso che al termine davano i Greci. Questi infatti chiamavano barbari tutti gli stranieri perché non necomprendevano la lingua e la paragonavano al verso degli uccelli. Il più antico significato del fischio è quello di contestazione. Al punto che nella Bibbia è già codificato come punizione mandata da Dio. Secondo il libro dei Re il Signore minaccia di fare di Israele lo zimbello di tutte le genti e di far piovere fischi sul popolo eletto se si fosse messo ad adorare altro Dio all'infuori di lui.
Fischiare, dunque, equivale a parlare in un modo diverso dall'ordinario, un modo più sintetico di qualsiasi parola. Ma non per questo meno complesso e meno ricco di forza comunicativa. Anche perché nessuno come il ricevente riconosce il motivo per cui viene fischiato e quindi è lui per primo a dare senso al messaggio.
Fischiare e parlare sono insomma due modi diversi per dire la stessa cosa. Un gruppo di scienziati dell'Università di Washington ha pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista "Nature" i risultati di una ricerca su una lingua in codice in uso tra i pastori di Tenerife, nelle Canarie. Una lingua che usa fischi al posto delle parole e che tuttavia attiva i medesimi centri del linguaggio. Fischiare e parlare per il cervello sono dunque la stessa cosa. È questa la conclusione dei neuroscienziati. Il fischio, come del resto l'applauso, sono forme antichissime di «rituali comunicativi», così li chiamano gli etologi e gli antropologi, comportamenti la cui esagerazione mimica li rende particolarmente teatrali, li sovraespone facendone dei simboli di qualcosa che non si può dire a parole. Sono segnali al tempo stesso semplici e immediatamente riconoscibili.
È anche questo che spiega la loro diffusione pressocché universale. Anche se spesso il loro senso può cambiare con la cultura e con il contesto.
I fischi in certi casi possono significare anche approvazione mentre, per esempio, battere i pugni sul tavolo, che è di solito un gesto aggressivo, nella comunità scientifica anglosassone equivale ad un'ovazione. Così come le parole, anche gesti e suoni cambiano significato. Si tratta in ogni caso di segnali che disegnano una cornice, stabiliscono un confine, avvertono insomma che in quel momento la comunicazione ordinaria è impossibile o interrotta. E' questo il motivo per cui a teatro, allo stadio, al cinema e qualche volta davanti a un'opera d'arte non si parla con il destinatario del messaggio ma lo si fischia o lo si applaude.
In altre parole non si parla «con» lui ma ci si rivolge «a» lui attraverso gesti e suoni. E proprio così gli studenti di Siena si sono rivolti a Ruini. In questo senso il fischio è un vero e proprio picco comunicativo, come un urlo che serve spesso a riportare l'attenzione su un dialogo interrotto.
Mille ragioni in meno di una sillaba. L'importante è andare oltre la sillaba e trovare le parole per far parlare quelle ragioni.
l'Unità 26.9.05
«Fischi leciti a Ruini»
Eugenio Scalfari corregge «Repubblica»
Il fondatore: «Se la Chiesa va a destra è lei a sceglierlo»
La Mafai: «I politici? Cercano patenti dal cardinale»
di Maria Zegarelli
UNA DOMENICA in famiglia, i bambini che corrono in casa, giornata ecologica a Roma per una pausa dallo smog quotidiano. E un pensiero che ronza in testa, perché per Miriam Mafai staccare «la spina» è praticamente impossibile. «Ma cosa c’è di scan-
daloso nella contestazione al cardinale Camillo Ruini?». Intere pagine dei quotidiani occupate dalle polemiche divampate dopo la contestazione di un gruppo di giovani al capo della Cei sui Pacs, i contratti che dovrebbero regolare le unioni di fatto, omosessuali e non. «Non c’è assolutamente niente di scandaloso. Lo trovo normalissimo, purché la contestazione resti in un contesto di civiltà», dice con convinzione. «E a Siena mi è sembrato che tutto rientrasse nell’assoluta civiltà. Ruini era a Siena per ricevere un riconoscimento da un'associazione politica, Liberal. Non era in chiesa». Ieri Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica scriveva, correggendo il «tiro» del «suo» giornale dopo il cauto editoriale pubblicato sabato scorso da Edmondo Berselli: «Ai commentatori che suggeriscono di non regalare la chiesa alla destra mi permetto di far osservare due cose: la chiesa è pienamente capace di intendere e volere; se va a destra è lei che lo decide e non qualcuno che gliela regala». E su Ruini: «Di invasioni campo di questo genere è piena la recente biografia del presidente della Cei. Esse creano inevitabili reazioni non solo dei laici non credenti ma anche nel laicato cattolico più avvertito, che vorrebbe dai propri vescovi più religiosità e meno politica». «Giusto, giustissimo», commenta Mafai. E aggiunge: «Quello che mi disorienta e mi provoca un certo disagio è la corsa dei politici a sottolineare il proprio dissenso da questa dimostrazione, di modeste proporzioni, quasi per guadagnarsi una patente di credibilità da parte del vescovo». Che lo facciano a destra, che lo faccia l’Udc, può anche essere prevedibile, ma che avvenga «anche da parte di uomini e esponenti politici della sinistra» è in qualche modo poco chiaro. «Non parlo di Prodi, che è un cattolico. La stessa Rosy Bindi, sui Pacs, afferma una sua autonomia di giudizio su quello che affermano i vescovi e il suo diritto a dissentire. Lo ha fatto adesso e lo ha fatto anche durante la battaglia referendaria - aggiunge concedendosi il lusso di una sigaretta nel proprio salotto dove nessuno può protestare -. Parlo di alcuni della sinistra, per esempio lo stesso Fassino, che in questo caso non capisco. È come se ci fosse una perdita del valore della laicità dello Stato».
Ed eccolo qui il tema così caro a chi, come lei, durante la campagna referendaria sulla procreazione assistita ha investito energie e speranze. La laicità dello Stato, «un argomento che sembra sempre meno attraente». Allora come ora la Chiesa entra pesantemente nel dibattito della politica, cerca di dire la sua sui contenuti di una legge. Il cardinale Ruini ha anche espresso giudizi sulla presunta incostituzionalità della legge sui Pacs. Non ha parlato soltanto da importante esponente della Chiesa alla Chiesa e ai fedeli. «Se si fosse limitato a questo non avremmo avuto nulla da obiettare - dice l’editorialista con un passato e un presente sempre a sinistra -. Ma il cardinale è andato molto in là: ha espresso giudizi sulla costituzionalità di una legge. Non è una sottigliezza. La politica in generale può anche far finta di non registrare questi particolari, ma la sinistra non può rinunciare alla difesa del principio della laicità. I Ds non possono farlo altrimenti questa battaglia la combatteranno soltanto Rifondazione e i socialisti».
Nè ci si può far spaventare dall’esito del referendum. «Sono convinta che ci sia stato un errore di lettura di quel risultato. Ruini, ma forse anche qualcuno dei Ds, ha visto in quel 70% di astensione una vittoria del richiamo della Chiesa. Penso invece che abbiamo creduto, sbagliando, che quello fosse il terzo referendum, dopo il divorzio e l’aborto, di conquista di diritti. In raltà era un tema che riguardava una minoranza del paese e che ha trovato indifferenza negli altri». Chissà, forse anche perché erano anni che non si sentiva più parlare di temi etici, di scienza e di genetica. E forse la Chiesa di Ruini si è infilata in quel silenzio.
Fischiare è dialogare
Il caso Ruini
Un fischio vale più di mille parole
di Marino Niola
Lo dicono concordemente tutti gli studi sul comportamento umano e su quello animale. Si può dire che gli uomini fischino da che mondo è mondo. E l'ultimo a far esperienza di questa antichissima forma di comunicazione è stato il cardinal Ruini che a Siena è stato letteralmente subissato di fischi.
GLI STUDENTI dell'università toscana hanno fatto ricorso ad un segnale ancestrale, ad una espressione al limite tra la cultura e la natura, tra la parola e il rumore, tra l'umano e l'animale. Il fischio è infatti imitazione del suono degli uccelli o di altri animali sibilanti, una forma di comunicazione radicalmente diversa dal linguaggio umano e in quanto tale barbarica, nel senso che al termine davano i Greci. Questi infatti chiamavano barbari tutti gli stranieri perché non necomprendevano la lingua e la paragonavano al verso degli uccelli. Il più antico significato del fischio è quello di contestazione. Al punto che nella Bibbia è già codificato come punizione mandata da Dio. Secondo il libro dei Re il Signore minaccia di fare di Israele lo zimbello di tutte le genti e di far piovere fischi sul popolo eletto se si fosse messo ad adorare altro Dio all'infuori di lui.
Fischiare, dunque, equivale a parlare in un modo diverso dall'ordinario, un modo più sintetico di qualsiasi parola. Ma non per questo meno complesso e meno ricco di forza comunicativa. Anche perché nessuno come il ricevente riconosce il motivo per cui viene fischiato e quindi è lui per primo a dare senso al messaggio.
Fischiare e parlare sono insomma due modi diversi per dire la stessa cosa. Un gruppo di scienziati dell'Università di Washington ha pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista "Nature" i risultati di una ricerca su una lingua in codice in uso tra i pastori di Tenerife, nelle Canarie. Una lingua che usa fischi al posto delle parole e che tuttavia attiva i medesimi centri del linguaggio. Fischiare e parlare per il cervello sono dunque la stessa cosa. È questa la conclusione dei neuroscienziati. Il fischio, come del resto l'applauso, sono forme antichissime di «rituali comunicativi», così li chiamano gli etologi e gli antropologi, comportamenti la cui esagerazione mimica li rende particolarmente teatrali, li sovraespone facendone dei simboli di qualcosa che non si può dire a parole. Sono segnali al tempo stesso semplici e immediatamente riconoscibili.
È anche questo che spiega la loro diffusione pressocché universale. Anche se spesso il loro senso può cambiare con la cultura e con il contesto.
I fischi in certi casi possono significare anche approvazione mentre, per esempio, battere i pugni sul tavolo, che è di solito un gesto aggressivo, nella comunità scientifica anglosassone equivale ad un'ovazione. Così come le parole, anche gesti e suoni cambiano significato. Si tratta in ogni caso di segnali che disegnano una cornice, stabiliscono un confine, avvertono insomma che in quel momento la comunicazione ordinaria è impossibile o interrotta. E' questo il motivo per cui a teatro, allo stadio, al cinema e qualche volta davanti a un'opera d'arte non si parla con il destinatario del messaggio ma lo si fischia o lo si applaude.
In altre parole non si parla «con» lui ma ci si rivolge «a» lui attraverso gesti e suoni. E proprio così gli studenti di Siena si sono rivolti a Ruini. In questo senso il fischio è un vero e proprio picco comunicativo, come un urlo che serve spesso a riportare l'attenzione su un dialogo interrotto.
Mille ragioni in meno di una sillaba. L'importante è andare oltre la sillaba e trovare le parole per far parlare quelle ragioni.
l'Unità 26.9.05
«Fischi leciti a Ruini»
Eugenio Scalfari corregge «Repubblica»
Il fondatore: «Se la Chiesa va a destra è lei a sceglierlo»
La Mafai: «I politici? Cercano patenti dal cardinale»
di Maria Zegarelli
UNA DOMENICA in famiglia, i bambini che corrono in casa, giornata ecologica a Roma per una pausa dallo smog quotidiano. E un pensiero che ronza in testa, perché per Miriam Mafai staccare «la spina» è praticamente impossibile. «Ma cosa c’è di scan-
daloso nella contestazione al cardinale Camillo Ruini?». Intere pagine dei quotidiani occupate dalle polemiche divampate dopo la contestazione di un gruppo di giovani al capo della Cei sui Pacs, i contratti che dovrebbero regolare le unioni di fatto, omosessuali e non. «Non c’è assolutamente niente di scandaloso. Lo trovo normalissimo, purché la contestazione resti in un contesto di civiltà», dice con convinzione. «E a Siena mi è sembrato che tutto rientrasse nell’assoluta civiltà. Ruini era a Siena per ricevere un riconoscimento da un'associazione politica, Liberal. Non era in chiesa». Ieri Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica scriveva, correggendo il «tiro» del «suo» giornale dopo il cauto editoriale pubblicato sabato scorso da Edmondo Berselli: «Ai commentatori che suggeriscono di non regalare la chiesa alla destra mi permetto di far osservare due cose: la chiesa è pienamente capace di intendere e volere; se va a destra è lei che lo decide e non qualcuno che gliela regala». E su Ruini: «Di invasioni campo di questo genere è piena la recente biografia del presidente della Cei. Esse creano inevitabili reazioni non solo dei laici non credenti ma anche nel laicato cattolico più avvertito, che vorrebbe dai propri vescovi più religiosità e meno politica». «Giusto, giustissimo», commenta Mafai. E aggiunge: «Quello che mi disorienta e mi provoca un certo disagio è la corsa dei politici a sottolineare il proprio dissenso da questa dimostrazione, di modeste proporzioni, quasi per guadagnarsi una patente di credibilità da parte del vescovo». Che lo facciano a destra, che lo faccia l’Udc, può anche essere prevedibile, ma che avvenga «anche da parte di uomini e esponenti politici della sinistra» è in qualche modo poco chiaro. «Non parlo di Prodi, che è un cattolico. La stessa Rosy Bindi, sui Pacs, afferma una sua autonomia di giudizio su quello che affermano i vescovi e il suo diritto a dissentire. Lo ha fatto adesso e lo ha fatto anche durante la battaglia referendaria - aggiunge concedendosi il lusso di una sigaretta nel proprio salotto dove nessuno può protestare -. Parlo di alcuni della sinistra, per esempio lo stesso Fassino, che in questo caso non capisco. È come se ci fosse una perdita del valore della laicità dello Stato».
Ed eccolo qui il tema così caro a chi, come lei, durante la campagna referendaria sulla procreazione assistita ha investito energie e speranze. La laicità dello Stato, «un argomento che sembra sempre meno attraente». Allora come ora la Chiesa entra pesantemente nel dibattito della politica, cerca di dire la sua sui contenuti di una legge. Il cardinale Ruini ha anche espresso giudizi sulla presunta incostituzionalità della legge sui Pacs. Non ha parlato soltanto da importante esponente della Chiesa alla Chiesa e ai fedeli. «Se si fosse limitato a questo non avremmo avuto nulla da obiettare - dice l’editorialista con un passato e un presente sempre a sinistra -. Ma il cardinale è andato molto in là: ha espresso giudizi sulla costituzionalità di una legge. Non è una sottigliezza. La politica in generale può anche far finta di non registrare questi particolari, ma la sinistra non può rinunciare alla difesa del principio della laicità. I Ds non possono farlo altrimenti questa battaglia la combatteranno soltanto Rifondazione e i socialisti».
Nè ci si può far spaventare dall’esito del referendum. «Sono convinta che ci sia stato un errore di lettura di quel risultato. Ruini, ma forse anche qualcuno dei Ds, ha visto in quel 70% di astensione una vittoria del richiamo della Chiesa. Penso invece che abbiamo creduto, sbagliando, che quello fosse il terzo referendum, dopo il divorzio e l’aborto, di conquista di diritti. In raltà era un tema che riguardava una minoranza del paese e che ha trovato indifferenza negli altri». Chissà, forse anche perché erano anni che non si sentiva più parlare di temi etici, di scienza e di genetica. E forse la Chiesa di Ruini si è infilata in quel silenzio.
articoli del 25/26.9.05spoglis
sinistra
l'Unità 26.9.05
SONDAGGIO DI PUBLIC AFFAIRS
Il Professore al 52 per cento
Segue Bertinotti col 21
sinistra
La Stampa 26.9.05
Bertinotti
«Vescovi troppo interventisti
Inevitabile il muro contro muro»
sinistra
La Stampa 26.9.05
Ingrao
«Non serve lo scontro con Ruini
anche Prodi e Fassino sbagliano»
di Jacopo Iacoboni
sinistra
Corriere della Sera 26.9.05
I vescovi sfumano i toni: a Siena solo un intermezzo La Cei dopo i fischi a Ruini: non è una protesta politica
Bertinotti: diritto di parola, non di fare le leggi
di Ga. Ja.
sinistra
Il Tempo 25.9.05
Bertinotti «Il programma non è un elenco telefonico»
sinistra
Il Messaggero 25.9.05
LA SFIDA DI FAUSTO IL ROSSO
Bertinotti: voglio un’Unione di sinistra
«Finito il monopolio dei riformisti. Rutelli sui Pacs intimorito dalla Chiesa»
di Nino Bertoloni Meli
BergamoScienza
Corriere della Sera 26.9.05
Che cosa spinge quasi mille persone, in una mattina di ...
BergamoScienza
Corriere della Sera 26.9.05
BergamoScienza, oggi incontro con la Montalcini «Le donne nella ricerca devono saper fare lobby» Maria Grazia Roncarolo: ho lavorato dieci anni negli Usa, là non esiste una guerra dei sessi
di Giovanni Caprara
Cartesio
Corriere della Sera 26.9.05
ARCHIVI Raccolte in un solo volume le epistole del filosofo
L’ultima lettera di Cartesio? Alla nutrice
di Armando Torno
ateismo
l'Unità 26.9.05
Ateologia, è utile?
di Beppe Sebaste
liberalismo
l'Unità 26.9.05
Liberalismo,
ecco il suo libro nero
di Bruno Gravagnuolo
in barba alla mappatura del DNA
Razzismo cattolico al confine orientale
l'Unità 26.9.05
POLITICA E SCIENZA
Un’ipotesi che suona di razzismo inserita nei programmi scolastici della Croazia. Ed è subito polemica
«I croati sono geneticamente diversi dai serbi»
Una pericolosa teoria approda a scuola
di Silvia Bencivelli
psichiatria
La Provincia di Como 26.5.05
L'allarme in Italia Dei 600 mila casi psichiatrici almeno 50mila ad «alto rischio»
psichiatria
La Provincia di Como 26.9.05
Quei matti lasciati soli di farsi e far male
di Fulvio Panzeri
La Stampa 27 Settembre 2005
CASSAZIONE NEI PROSSIMI MESI LA CONSULTA DOVRÀ SCIOGLIERE IL PARADOSSO
False generalità al neonato
punite come l’infanticidio
di Pierluigi Franz
Le Scienze 27.09.2005
Trattamento obbligatorio per i malati di mente
La nuova legge inglese riguarderebbe migliaia di pazienti
Tempo Medico 27.9.05
L'amore ai tempi delle neuroscienze
Scoperte le aree cerebrali che si attivano in presenza della persona amata
di Emanuela Zerbinatti - Tempo Medico n. 798
l'Unità 26.9.05
SONDAGGIO DI PUBLIC AFFAIRS
Il Professore al 52 per cento
Segue Bertinotti col 21
sinistra
La Stampa 26.9.05
Bertinotti
«Vescovi troppo interventisti
Inevitabile il muro contro muro»
sinistra
La Stampa 26.9.05
Ingrao
«Non serve lo scontro con Ruini
anche Prodi e Fassino sbagliano»
di Jacopo Iacoboni
sinistra
Corriere della Sera 26.9.05
I vescovi sfumano i toni: a Siena solo un intermezzo La Cei dopo i fischi a Ruini: non è una protesta politica
Bertinotti: diritto di parola, non di fare le leggi
di Ga. Ja.
sinistra
Il Tempo 25.9.05
Bertinotti «Il programma non è un elenco telefonico»
sinistra
Il Messaggero 25.9.05
LA SFIDA DI FAUSTO IL ROSSO
Bertinotti: voglio un’Unione di sinistra
«Finito il monopolio dei riformisti. Rutelli sui Pacs intimorito dalla Chiesa»
di Nino Bertoloni Meli
BergamoScienza
Corriere della Sera 26.9.05
Che cosa spinge quasi mille persone, in una mattina di ...
BergamoScienza
Corriere della Sera 26.9.05
BergamoScienza, oggi incontro con la Montalcini «Le donne nella ricerca devono saper fare lobby» Maria Grazia Roncarolo: ho lavorato dieci anni negli Usa, là non esiste una guerra dei sessi
di Giovanni Caprara
Cartesio
Corriere della Sera 26.9.05
ARCHIVI Raccolte in un solo volume le epistole del filosofo
L’ultima lettera di Cartesio? Alla nutrice
di Armando Torno
ateismo
l'Unità 26.9.05
Ateologia, è utile?
di Beppe Sebaste
liberalismo
l'Unità 26.9.05
Liberalismo,
ecco il suo libro nero
di Bruno Gravagnuolo
in barba alla mappatura del DNA
Razzismo cattolico al confine orientale
l'Unità 26.9.05
POLITICA E SCIENZA
Un’ipotesi che suona di razzismo inserita nei programmi scolastici della Croazia. Ed è subito polemica
«I croati sono geneticamente diversi dai serbi»
Una pericolosa teoria approda a scuola
di Silvia Bencivelli
psichiatria
La Provincia di Como 26.5.05
L'allarme in Italia Dei 600 mila casi psichiatrici almeno 50mila ad «alto rischio»
psichiatria
La Provincia di Como 26.9.05
Quei matti lasciati soli di farsi e far male
di Fulvio Panzeri
La Stampa 27 Settembre 2005
CASSAZIONE NEI PROSSIMI MESI LA CONSULTA DOVRÀ SCIOGLIERE IL PARADOSSO
False generalità al neonato
punite come l’infanticidio
di Pierluigi Franz
Le Scienze 27.09.2005
Trattamento obbligatorio per i malati di mente
La nuova legge inglese riguarderebbe migliaia di pazienti
Tempo Medico 27.9.05
L'amore ai tempi delle neuroscienze
Scoperte le aree cerebrali che si attivano in presenza della persona amata
di Emanuela Zerbinatti - Tempo Medico n. 798
domenica 25 settembre 2005
per chi abbia una vista adeguatamente acuta...
sulla fotografia che documenta la convention di Rifondazione Comunista al Palalottomatica di Roma, a pagina 5 dell'edizione di Repubblica di domenica 25 settembre, sulla sinistra, sarà possibile riconoscere i volti di Francesca Fagioli, Andrea Masini e, con appena un po' più di fatica, quello di Massimo Fagioli.
sulla fotografia che documenta la convention di Rifondazione Comunista al Palalottomatica di Roma, a pagina 5 dell'edizione di Repubblica di domenica 25 settembre, sulla sinistra, sarà possibile riconoscere i volti di Francesca Fagioli, Andrea Masini e, con appena un po' più di fatica, quello di Massimo Fagioli.
Liberazione contro il papa cattolico, i suoi reggicoda e tutti i fondamentalismi
e le Farfalle Rosse
Liberazione 24.9.05
Coppie di fatto
Il papa come l'ayatollah Khomeini
Non ci piace la società che si regola sul fondamentalismo religioso
Immaginiamo i punti sui quali la Chiesa potrà intervenire
di Ritanna Armeni
Che differenza c'è fra Benedetto XVI e Khomeini l'ayatollah che nel 1979 fece dell'Iran una repubblica islamica? Che differenza c'è fra papa Ratzinger e il capo degli sciiti irakeni Al Sistani? E ancora, quale è la diversità - nel rapporto fra la religione e lo stato - fra tre costituzioni, irakena, afghana e iraniana, alla base di paesi dominati da un integralismo religioso che subordina a sé gli organismi dello stato e la vita civile, e quello che propongono oggi le gerarchie cattoliche?
La domanda, sia ben chiaro, non è né polemica né irrispettosa. Ma ci è venuta spontanea quando abbiamo letto ieri alcune dichiarazioni di papa Ratzinger nell'incontro con il nuovo ambasciatore del Messico presso la Santa sede.
"Davanti al crescente laicismo - ha detto Benedetto XVI - che pretende di ridurre la vita religiosa dei cittadini alla sfera privata, senza nessuna manifestazione sociale e pubblica, la Chiesa sa molto bene che il messaggio cristiano rafforza e illumina i principi di base di tutta la convivenza, come il dono sacro della vita, la dignità della persona, insieme all'eguaglianza e a l'inviolabilità dei suoi diritti, il valore irrinunciabile del matrimonio e della famiglia che non si può equiparare né confondere con altre forme di unioni umane".
In poche parole il nuovo pontefice ha affermato che la religione non è un fatto privato, ma, contrariamente a quello che i laici pretendono, sociale, pubblico e politico.
E ha così dato il suo appoggio pieno alla politica seguita dal Cardinale Ruini e dalla Cei. Quella politica che ha portato il presidente della conferenza episcopale a dare indicazione di voto sui referendum per la legge 40, e a pronunciarsi i Pacs.
I cattolici - come del resto aveva detto qualche settimana fa monsignor Betori - devono uscire dalle sacrestie intervenendo uniti nella vita pubblica e modificandola secondo le indicazioni della Chiesa. La Chiesa è contraria all'aborto? Si modifichi la legge. Le gerarchie cattoliche sono contro Pacs?
I cattolici in parlamento si alleino e boccino una legge sulle convivenze civili. Un ospedale di Torino vuole sperimentare la pillola del giorno dopo? Si può intervenire, magari con un pretesto, e bloccare la sperimentazione. E così via. Immaginiamo che saranno molti in futuro i punti sui quali la Chiesa potrà intervenire per uniformare a sé, per plasmare secondo i propri principi società civile e politica. Per riappropriarsi sia pure in modo diverso dal passato di un potere temporale. Per dettare fuori, da ogni mediazione (quella mediazione, per intenderci che per decenni è stata fornita dalla Democrazia cristiana), le regole della convivenza civile. E allora la domanda iniziale ritorna. Che differenza c'è fra questa concezione dei rapporti fra stato e chiesa e quella che si esprime nel fondamentalismo islamico? Che Stato è quello che si uniforma alle regole religiose? In Iran la Guida suprema, la massima autorità è al di sopra del parlamento del presidente della repubblica e del potere giudiziario e vigila su di essi. E' così che si vuole la repubblica italiana? E' questo il ruolo a cui aspira Ruini? Al Sistani, capo spirituale degli sciiti irakeni, ha cercato di imporre nella costituzione irakena, la sharia affermando che i principi dell'Islam devono essere la sola fonte di ispirazione della carta costituzionale. C'è riuscito, anche se con un compromesso. L'Islam è una delle fonti della legislazione, ma non la sola. Le parole di Ratzinger non salvano neppure l'ipocrisia del richiamo ad altre fonti di diritto perché il papa cattolico dice che «il messaggio cristiano rafforza e illumina i principi di base di tutta l convivenza». Nella Costituzione afghana non c'è nessun riferimento alla sharia, ma l'affermazione che nessuna legge afghana può essere contraria al credo islamico. A questo si vuole arrivare anche in Italia? Che non vi sia nessuna legge contraria al credo cattolico?
Non c'è da stare allegri. E non perché pensiamo che nel lungo periodo il processo di secolarizzazione della società italiana possa essere bloccato. Ma perché, nel medio periodo, gli opportunismi della vita politica possono aiutare le gerarchie cattoliche in un'opera di delegittimazione dello Stato laico. E rendere più difficile la vita di molti, soprattutto delle donne. Per questo è giusto dare una risposta molto più ampia e radicale di un laicismo di principio. Perché è la società, gli uomini e le donne che vorrebbe Ratzinger, i rapporti fra di loro e fra loro e legge che non ci piacciono, così come non ci piace nessuna società che si regoli sul fondamentalismo religioso. Fino a qualche mese fa pensavamo che nessun avrebbe provato a proporcela.
Liberazione 25.9.05
Gli studenti: «Aggressione a Ruini? Abbiamo solo manifestato il dissenso»
Parla Alessandro Francesconi, 20 anni, del collettivo studentesco Farfalle Rosse di Siena
Parla Alessandro Francesconi, 20 anni, del collettivo studentesco Farfalle Rosse
di Giuliano Rosciarelli
Mezzi punk, estremisti gay, intolleranti, manigoldi e intimidatori. Dopo le contestazioni al cardinale Ruini, li hanno definiti in tutti i modi ma, loro, i ragazzi di "Farfalle rosse", non amano le etichette, preferiscono «parlare solo dei contenuti». Sono circa trecento studenti in rappresentanza dei dieci istituti delle scuole medie e superiori di Siena, più altre scuole della Provincia, e dentro c'è di tutto: dai collettivi autonomi, come il Sarocchi, all'Unione degli studenti, dai Giovani comunisti ai cosiddetti "cani sciolti". Venerdì scorso quando di fronte alla "nobile" platea della "Fondazione Liberal", hanno contestato il presidente della Cei, per le posizioni espresse in materia di diritti agli omosessuali, battendo le ali della farfalla preludio di un uragano politico poi abbattutosi sugli studenti. Alessandro Francesconi, 20 anni, universitario al secondo anno di Scienze politiche, è uno dei protagonisti di «questo nuovo movimento» uscito «allo scoperto» il 16 settembre scorso con una iniziativa contro la Riforma Moratti e ritrovatosi venerdì per "fare un Pacs avanti, nei diritti".
Le contestazioni al cardinale Ruini hanno scatenato un putiferio. Ve lo aspettavate?
Abbiamo pensato solo che era giusto farlo. La destra ha subito levato gli scudi della propaganda cattolica e questo era prevedibile, ma anche da sinistra non abbiamo sentito cose piacevoli. Segno evidente che su certi passaggi la politica deve ancora fare passi da gigante. La maggior parte degli intervenuti non sa nemmeno come sono andate le cose. Hanno parlato di aggressione, non e vero. Abbiamo solo manifestato il nostro dissenso. Ruini ha potuto parlare liberamente e fare il suo discorso. Noi siamo andati lì per dare voce a quanti oggi non hanno voce come gli omosessuali contro cui la Chiesa è scesa in campo in maniera aggressiva ed invadente.
Vi identificate in una sigla, Farfalle rosse, ma al di là delle definizioni, cosa significa per voi?
Il nostro tentativo era quello di cercare di trovare una sintesi rispetto a tutte le esperienze di lotta attive nelle scuole senesi, partendo da un presupposto fondamentale: parlare a tutti e dare voce a tutti anche a quelli che non partecipano in nessuna struttura organizzata. Farfalle rosse nasce come una esperienza di movimento che nella pratica ha mostrato qualcosa di nuovo.
Hai parlato di un movimento che sta mostrando qualcosa di nuovo. Cosa intendi?
Il nostro è un percorso fatto di partecipazione. I momenti decisionali si racchiudono in una assemblea aperta a tutti, dove non si vedono sigle, non esistono accordi preparati o linee già impostate. Azzeriamo i simboli mettendoci in discussione per superare quegli steccati che a volte bloccano sul nascere qualsiasi stimolo propositivo. Ognuno di noi è portatore di specificità diverse cui tiene ed alle quali è saldamente ancorato, ma l'agire comune solidifica queste identità senza cancellarle: il collante è l'obiettivo.
E quale vi prefiggete?
Vogliamo una società più giusta. Sembrerà retorico, ma non dobbiamo mai stancarci di dirlo. C'è la guerra, l'ingiustizia sociale, lo sfruttamento economico, l'intolleranza, il razzismo. Ci sono paesi a sovranità limitata e persone con cittadinanza negata. Ci rivolgiamo ai migranti in fuga dalla fame e dalla guerra che vengono rinchiusi nei Cpt e cacciati via. Ci sono uomini e donne precari, studenti senza futuro, ci sono gay discriminati. Ecco noi siamo tutto questo.
Prossimo appuntamento?
Il 30 settembre, a Siena, per "una passeggiata del desiderio" che si snoderà per il centro storico. Vogliamo entrare nel dibattito aperto dalle primarie, rivolgendoci direttamente ai protagonisti di questa tornata elettorale, facendo sentire la nostra voce, urlare i nostri desideri, scrivere il nostro "Voglio".
Coppie di fatto
Il papa come l'ayatollah Khomeini
Non ci piace la società che si regola sul fondamentalismo religioso
Immaginiamo i punti sui quali la Chiesa potrà intervenire
di Ritanna Armeni
Che differenza c'è fra Benedetto XVI e Khomeini l'ayatollah che nel 1979 fece dell'Iran una repubblica islamica? Che differenza c'è fra papa Ratzinger e il capo degli sciiti irakeni Al Sistani? E ancora, quale è la diversità - nel rapporto fra la religione e lo stato - fra tre costituzioni, irakena, afghana e iraniana, alla base di paesi dominati da un integralismo religioso che subordina a sé gli organismi dello stato e la vita civile, e quello che propongono oggi le gerarchie cattoliche?
La domanda, sia ben chiaro, non è né polemica né irrispettosa. Ma ci è venuta spontanea quando abbiamo letto ieri alcune dichiarazioni di papa Ratzinger nell'incontro con il nuovo ambasciatore del Messico presso la Santa sede.
"Davanti al crescente laicismo - ha detto Benedetto XVI - che pretende di ridurre la vita religiosa dei cittadini alla sfera privata, senza nessuna manifestazione sociale e pubblica, la Chiesa sa molto bene che il messaggio cristiano rafforza e illumina i principi di base di tutta la convivenza, come il dono sacro della vita, la dignità della persona, insieme all'eguaglianza e a l'inviolabilità dei suoi diritti, il valore irrinunciabile del matrimonio e della famiglia che non si può equiparare né confondere con altre forme di unioni umane".
In poche parole il nuovo pontefice ha affermato che la religione non è un fatto privato, ma, contrariamente a quello che i laici pretendono, sociale, pubblico e politico.
E ha così dato il suo appoggio pieno alla politica seguita dal Cardinale Ruini e dalla Cei. Quella politica che ha portato il presidente della conferenza episcopale a dare indicazione di voto sui referendum per la legge 40, e a pronunciarsi i Pacs.
I cattolici - come del resto aveva detto qualche settimana fa monsignor Betori - devono uscire dalle sacrestie intervenendo uniti nella vita pubblica e modificandola secondo le indicazioni della Chiesa. La Chiesa è contraria all'aborto? Si modifichi la legge. Le gerarchie cattoliche sono contro Pacs?
I cattolici in parlamento si alleino e boccino una legge sulle convivenze civili. Un ospedale di Torino vuole sperimentare la pillola del giorno dopo? Si può intervenire, magari con un pretesto, e bloccare la sperimentazione. E così via. Immaginiamo che saranno molti in futuro i punti sui quali la Chiesa potrà intervenire per uniformare a sé, per plasmare secondo i propri principi società civile e politica. Per riappropriarsi sia pure in modo diverso dal passato di un potere temporale. Per dettare fuori, da ogni mediazione (quella mediazione, per intenderci che per decenni è stata fornita dalla Democrazia cristiana), le regole della convivenza civile. E allora la domanda iniziale ritorna. Che differenza c'è fra questa concezione dei rapporti fra stato e chiesa e quella che si esprime nel fondamentalismo islamico? Che Stato è quello che si uniforma alle regole religiose? In Iran la Guida suprema, la massima autorità è al di sopra del parlamento del presidente della repubblica e del potere giudiziario e vigila su di essi. E' così che si vuole la repubblica italiana? E' questo il ruolo a cui aspira Ruini? Al Sistani, capo spirituale degli sciiti irakeni, ha cercato di imporre nella costituzione irakena, la sharia affermando che i principi dell'Islam devono essere la sola fonte di ispirazione della carta costituzionale. C'è riuscito, anche se con un compromesso. L'Islam è una delle fonti della legislazione, ma non la sola. Le parole di Ratzinger non salvano neppure l'ipocrisia del richiamo ad altre fonti di diritto perché il papa cattolico dice che «il messaggio cristiano rafforza e illumina i principi di base di tutta l convivenza». Nella Costituzione afghana non c'è nessun riferimento alla sharia, ma l'affermazione che nessuna legge afghana può essere contraria al credo islamico. A questo si vuole arrivare anche in Italia? Che non vi sia nessuna legge contraria al credo cattolico?
Non c'è da stare allegri. E non perché pensiamo che nel lungo periodo il processo di secolarizzazione della società italiana possa essere bloccato. Ma perché, nel medio periodo, gli opportunismi della vita politica possono aiutare le gerarchie cattoliche in un'opera di delegittimazione dello Stato laico. E rendere più difficile la vita di molti, soprattutto delle donne. Per questo è giusto dare una risposta molto più ampia e radicale di un laicismo di principio. Perché è la società, gli uomini e le donne che vorrebbe Ratzinger, i rapporti fra di loro e fra loro e legge che non ci piacciono, così come non ci piace nessuna società che si regoli sul fondamentalismo religioso. Fino a qualche mese fa pensavamo che nessun avrebbe provato a proporcela.
Liberazione 25.9.05
Gli studenti: «Aggressione a Ruini? Abbiamo solo manifestato il dissenso»
Parla Alessandro Francesconi, 20 anni, del collettivo studentesco Farfalle Rosse di Siena
Parla Alessandro Francesconi, 20 anni, del collettivo studentesco Farfalle Rosse
di Giuliano Rosciarelli
Mezzi punk, estremisti gay, intolleranti, manigoldi e intimidatori. Dopo le contestazioni al cardinale Ruini, li hanno definiti in tutti i modi ma, loro, i ragazzi di "Farfalle rosse", non amano le etichette, preferiscono «parlare solo dei contenuti». Sono circa trecento studenti in rappresentanza dei dieci istituti delle scuole medie e superiori di Siena, più altre scuole della Provincia, e dentro c'è di tutto: dai collettivi autonomi, come il Sarocchi, all'Unione degli studenti, dai Giovani comunisti ai cosiddetti "cani sciolti". Venerdì scorso quando di fronte alla "nobile" platea della "Fondazione Liberal", hanno contestato il presidente della Cei, per le posizioni espresse in materia di diritti agli omosessuali, battendo le ali della farfalla preludio di un uragano politico poi abbattutosi sugli studenti. Alessandro Francesconi, 20 anni, universitario al secondo anno di Scienze politiche, è uno dei protagonisti di «questo nuovo movimento» uscito «allo scoperto» il 16 settembre scorso con una iniziativa contro la Riforma Moratti e ritrovatosi venerdì per "fare un Pacs avanti, nei diritti".
Le contestazioni al cardinale Ruini hanno scatenato un putiferio. Ve lo aspettavate?
Abbiamo pensato solo che era giusto farlo. La destra ha subito levato gli scudi della propaganda cattolica e questo era prevedibile, ma anche da sinistra non abbiamo sentito cose piacevoli. Segno evidente che su certi passaggi la politica deve ancora fare passi da gigante. La maggior parte degli intervenuti non sa nemmeno come sono andate le cose. Hanno parlato di aggressione, non e vero. Abbiamo solo manifestato il nostro dissenso. Ruini ha potuto parlare liberamente e fare il suo discorso. Noi siamo andati lì per dare voce a quanti oggi non hanno voce come gli omosessuali contro cui la Chiesa è scesa in campo in maniera aggressiva ed invadente.
Vi identificate in una sigla, Farfalle rosse, ma al di là delle definizioni, cosa significa per voi?
Il nostro tentativo era quello di cercare di trovare una sintesi rispetto a tutte le esperienze di lotta attive nelle scuole senesi, partendo da un presupposto fondamentale: parlare a tutti e dare voce a tutti anche a quelli che non partecipano in nessuna struttura organizzata. Farfalle rosse nasce come una esperienza di movimento che nella pratica ha mostrato qualcosa di nuovo.
Hai parlato di un movimento che sta mostrando qualcosa di nuovo. Cosa intendi?
Il nostro è un percorso fatto di partecipazione. I momenti decisionali si racchiudono in una assemblea aperta a tutti, dove non si vedono sigle, non esistono accordi preparati o linee già impostate. Azzeriamo i simboli mettendoci in discussione per superare quegli steccati che a volte bloccano sul nascere qualsiasi stimolo propositivo. Ognuno di noi è portatore di specificità diverse cui tiene ed alle quali è saldamente ancorato, ma l'agire comune solidifica queste identità senza cancellarle: il collante è l'obiettivo.
E quale vi prefiggete?
Vogliamo una società più giusta. Sembrerà retorico, ma non dobbiamo mai stancarci di dirlo. C'è la guerra, l'ingiustizia sociale, lo sfruttamento economico, l'intolleranza, il razzismo. Ci sono paesi a sovranità limitata e persone con cittadinanza negata. Ci rivolgiamo ai migranti in fuga dalla fame e dalla guerra che vengono rinchiusi nei Cpt e cacciati via. Ci sono uomini e donne precari, studenti senza futuro, ci sono gay discriminati. Ecco noi siamo tutto questo.
Prossimo appuntamento?
Il 30 settembre, a Siena, per "una passeggiata del desiderio" che si snoderà per il centro storico. Vogliamo entrare nel dibattito aperto dalle primarie, rivolgendoci direttamente ai protagonisti di questa tornata elettorale, facendo sentire la nostra voce, urlare i nostri desideri, scrivere il nostro "Voglio".
Corriere della Sera
«meglio Peppone che Don Camillo!»
Corriere della Sera 25.9.05
Prodi condanna, Bertinotti «capisce». Bindi: non perdiamo la Chiesa
Fischi a Ruini: Rifondazione dice sì
Le «Farfalle Rosse»
«Libero amore in libero Stato». Un boato per i contestatori Ovazione per Pietro Ingrao: «Ma non mi piace quello che è successo»
Rifondazione
di Andrea Garibaldi
ROMA - Fulvio Lombardi preferisce parlare di zucchine. «Cioè, io sono contrario al fatto che il cardinale Ruini s’impicci di leggi italiane, però va contestato in modo più corretto, così gli si dà appiglio per fare la vittima». Pausa. «Insomma! Se devi fare una manifestazione dura falla su cose più concrete. Coppie di fatto è un argomento marginale. Io ho lavorato nell’edilizia, poi all’Italcable. Prendevo 2 milioni e centomila lire di pensione, mi pareva di stare benino. Adesso prendo mille e cento euro e non mi bastano proprio». Siamo alle zucchine. «Oggi con mia moglie le volevamo cucinare. Due euro e cinquanta al chilo. Per me è tanto, abbiamo rinunciato». Palalottomatica, quartiere mussoliniano dell’Eur. Primo pomeriggio di una giornata limpida. Con i pullman e con i treni sono arrivati i militanti di Rifondazione comunista, è la manifestazione per Bertinotti alle primarie di ottobre. Idealisti mai domi e nuovissimi allevatori di speranze. Falci, martelli, «Regole 0» e Berlusconi padrone, sulle magliette. Post-it gialli ingranditi con scritte così: «Voglio... pagare il mutuo e sopravvivere». Arrivano cinque «Farfalle rosse», i ragazzi che a Siena si sono opposti al cardinale. Strillano: «Meglio Peppone che don Camillo!». Ritorno agli anni ’50, Guareschi, Cervi e Fernandel. Qui, davvero, non si sente odore di sacrestia, neanche lontano.
Arriva Bertinotti con pantaloni verdi e camicia rosa: «Se anche i cardinali si mettono a fare politica, si espongono ai rischi della politica, ai fischi, alle contestazioni. Certo, sarei stato inquieto se tutto fosse avvenuto in una chiesa...». Parla di «ingerenze neointegraliste», scivola dentro l’impianto.
Giorgio De Blasio, 40 anni, di Capua, commenta: «Disse un signore con la barba e i capelli lunghi: date a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare». «Fossimo stati lì, a Siena, venerdì, avremmo fischiato anche noi», assicurano Antonio Rossi, che ha 20 anni e fa il piastrellista e Barbara Arensi, che ne ha 19 e studia ragioneria. Vengono da Lodi. Ecco Enzo Giampieri, 60 anni, impiegato, che viene dal quartiere Montesacro di Roma: «Chi ha reagito meglio è stato proprio lui, il cardinale Ruini. La protesta era civile, è durata dieci minuti e lui ha sorriso. Invece...». Invece? «Non si sentiva il bisogno della lettera di scuse di Prodi!». Massimo è un altro romano, distribuisce a chi entra volantini dell'Unione inquilini. Dice: «Per la Chiesa solo il Papa è infallibile. Ruini si è intromesso in faccende dello Stato, può farlo ma deve sottoporsi alla critica».
Dentro, ognuno legge sul palco il suo post-it . Sale Alessandro Francesconi, farfalla rossa, coordinatore provinciale dei giovani di Rifondazione a Siena: «Sono uno di quelli che ha contestato il cardinale Ruini. Voglio... libero amore in libero Stato». Applausone, quasi boato. Alessandro ha 20 anni, sulla maglietta nera la scritta: Non mi avrete mai come volete voi. Spiega: «E’ stata una manifestazione pacifica, non gli abbiamo mica impedito di parlare». Va al microfono il direttore di Liberazione , Piero Sansonetti. Cita il «rispetto» di Fassino e la «devozione» di Rutelli verso Ruini. Salva di fischi. Non sono per il massiccio Sansonetti.
Piano sotterraneo, nella grande tavola calda l’analisi continua: «Per noi è una fregatura: con duemila anni di esperienza alle spalle, Ruini ha girato l'episodio a suo favore». Parola di Mariano Grilli, 64 anni, falegname in pensione, da Porto Sant’Elpidio, Ascoli Piceno. E Lia, bolognese che assiste adolescenti difficili: «Non mi è piaciuto il metodo. Non è stata un’azione di massa, ben spiegata e preparata». Il novantenne Pietro Ingrao ha appena parlato sul palco, acclamato tutti-in-piedi. Cosa dice questo antico comunista elegante del caso Ruini? «Non ho simpatia per il cardinale, ma quel che è accaduto non mi è piaciuto. Nella relazione con gli uomini di chiesa occorre mantenere la misura. L’esperienza religiosa tocca corde profonde, non si deve dimenticarlo mai, nemmeno quando uomini come Ruini danno giudizi troppo perentori. Credo che anche la Chiesa dovrebbe misurare sempre le parole quando si pronuncia sui rapporti personali».
soli contro tutti? in tanti!
SPACCATURA Fischi a Ruini, condanna di Prodi. Il Polo: è tardi Centrosinistra diviso sulla contestazione al cardinale. L’Osservatore: protesta ignobile
di Lorenzo Salvia
ROMA - Dopo un giorno di silenzio anche Romano Prodi e Piero Fassino prendono la parola a difesa del cardinale Ruini, fischiato venerdì dagli studenti di Siena per la sua chiusura sulle coppie di fatto. Frasi tardive e troppo morbide secondo la Casa delle Libertà, che con il vice premier Gianfranco Fini parla di «no global, teppisti e aspiranti terroristi non a caso già arruolati dal centrosinistra in questa campagna elettorale». Ma il centrosinistra è diviso.
PRODI E FASSINO - «Biasimo profondamente queste contestazioni» dice Prodi spiegando di aver «mandato una lettera personale» al presidente della Cei. «In una società democratica e libera i fischi non sono un argomento» aggiunge Fassino, secondo cui è «sciocco pensare che su temi delicati come le coppie di fatto la Chiesa non abbia un punto di vista e non lo esprima». Per la Margherita è Pierluigi Castagnetti ad «esprimere assoluta solidarietà al cardinale Ruini per la gazzarra da cui è stato investito».
CDL, PAROLE TARDIVE - «Non è casuale - sottolinea il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi - che Prodi abbia atteso un giorno prima di esprimersi e che eviti la parola condanna preferendo parlare semplicemente di biasimo». Per l’ex ministro di An Maurizio Gasparri, il Professore «dimostra ancora una volta di avere riflessi lenti e mente appannata». Mentre il leader dell’Udc Marco Follini definisce quello di Siena un «tardo, triste rito sessantottino» e si sarebbe «aspettato qualche parola più generosa nei confronti di chi è stato contestato». Per il suo collega di partito Luca Volontè è «necessario che dal "cattolico e sofferente" Prodi venga un atto di coerenza e autorevolezza: lasci Bertinotti e Grillini fuori dalla sua alleanza politica, ne soffrirebbe meno lui e gli italiani sarebbero più garantiti nei loro diritti di libertà». Dura le replica dello stesso Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e, per i Ds, ideatore della legge sulle coppie di fatto: «Volonté si dovrebbe vergognare di stare in una coalizione dove hanno cittadinanza anche i nazisti, portatori di una politica di discriminazione verso gli omosessuali».
CONTESTAZIONE LEGITTIMA - Ma c’è anche chi giudica legittima la contestazione di Siena. Non solo Fausto Bertinotti e Rifondazione. «Se il cardinale Ruini parla soltanto di questioni religiose - spiega Gianni De Michelis (Nuovo Psi) - è blasfemo fischiarlo, ma se legittimamente parla di altre materie, c’è un corrispettivo diritto a dissentire». Francesco Cossiga concorda: «Siamo in un regime democratico e se un cardinale va in luoghi dove può essere contestato, va in quei luoghi rischiando di esserlo».
OSSERVATORE ROMANO - «La viltà dell’intolleranza. Il coraggio della verità»: questo il titolo dell’Osservatore Romano, schierato naturalmente a difesa del cardinale Ruini: «La Chiesa che parla in difesa della vita, della dignità dell’uomo, della famiglia dà fastidio ma è suo dovere farlo. Fa parte della sua missione. E non saranno certo ignobili contestazioni di piazza strumentalizzate, non meno strumentali campagne di stampa e prese di posizioni politiche a farla tacere. A farci tacere».
Prodi condanna, Bertinotti «capisce». Bindi: non perdiamo la Chiesa
Fischi a Ruini: Rifondazione dice sì
Le «Farfalle Rosse»
«Libero amore in libero Stato». Un boato per i contestatori Ovazione per Pietro Ingrao: «Ma non mi piace quello che è successo»
Rifondazione
di Andrea Garibaldi
ROMA - Fulvio Lombardi preferisce parlare di zucchine. «Cioè, io sono contrario al fatto che il cardinale Ruini s’impicci di leggi italiane, però va contestato in modo più corretto, così gli si dà appiglio per fare la vittima». Pausa. «Insomma! Se devi fare una manifestazione dura falla su cose più concrete. Coppie di fatto è un argomento marginale. Io ho lavorato nell’edilizia, poi all’Italcable. Prendevo 2 milioni e centomila lire di pensione, mi pareva di stare benino. Adesso prendo mille e cento euro e non mi bastano proprio». Siamo alle zucchine. «Oggi con mia moglie le volevamo cucinare. Due euro e cinquanta al chilo. Per me è tanto, abbiamo rinunciato». Palalottomatica, quartiere mussoliniano dell’Eur. Primo pomeriggio di una giornata limpida. Con i pullman e con i treni sono arrivati i militanti di Rifondazione comunista, è la manifestazione per Bertinotti alle primarie di ottobre. Idealisti mai domi e nuovissimi allevatori di speranze. Falci, martelli, «Regole 0» e Berlusconi padrone, sulle magliette. Post-it gialli ingranditi con scritte così: «Voglio... pagare il mutuo e sopravvivere». Arrivano cinque «Farfalle rosse», i ragazzi che a Siena si sono opposti al cardinale. Strillano: «Meglio Peppone che don Camillo!». Ritorno agli anni ’50, Guareschi, Cervi e Fernandel. Qui, davvero, non si sente odore di sacrestia, neanche lontano.
Arriva Bertinotti con pantaloni verdi e camicia rosa: «Se anche i cardinali si mettono a fare politica, si espongono ai rischi della politica, ai fischi, alle contestazioni. Certo, sarei stato inquieto se tutto fosse avvenuto in una chiesa...». Parla di «ingerenze neointegraliste», scivola dentro l’impianto.
Giorgio De Blasio, 40 anni, di Capua, commenta: «Disse un signore con la barba e i capelli lunghi: date a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare». «Fossimo stati lì, a Siena, venerdì, avremmo fischiato anche noi», assicurano Antonio Rossi, che ha 20 anni e fa il piastrellista e Barbara Arensi, che ne ha 19 e studia ragioneria. Vengono da Lodi. Ecco Enzo Giampieri, 60 anni, impiegato, che viene dal quartiere Montesacro di Roma: «Chi ha reagito meglio è stato proprio lui, il cardinale Ruini. La protesta era civile, è durata dieci minuti e lui ha sorriso. Invece...». Invece? «Non si sentiva il bisogno della lettera di scuse di Prodi!». Massimo è un altro romano, distribuisce a chi entra volantini dell'Unione inquilini. Dice: «Per la Chiesa solo il Papa è infallibile. Ruini si è intromesso in faccende dello Stato, può farlo ma deve sottoporsi alla critica».
Dentro, ognuno legge sul palco il suo post-it . Sale Alessandro Francesconi, farfalla rossa, coordinatore provinciale dei giovani di Rifondazione a Siena: «Sono uno di quelli che ha contestato il cardinale Ruini. Voglio... libero amore in libero Stato». Applausone, quasi boato. Alessandro ha 20 anni, sulla maglietta nera la scritta: Non mi avrete mai come volete voi. Spiega: «E’ stata una manifestazione pacifica, non gli abbiamo mica impedito di parlare». Va al microfono il direttore di Liberazione , Piero Sansonetti. Cita il «rispetto» di Fassino e la «devozione» di Rutelli verso Ruini. Salva di fischi. Non sono per il massiccio Sansonetti.
Piano sotterraneo, nella grande tavola calda l’analisi continua: «Per noi è una fregatura: con duemila anni di esperienza alle spalle, Ruini ha girato l'episodio a suo favore». Parola di Mariano Grilli, 64 anni, falegname in pensione, da Porto Sant’Elpidio, Ascoli Piceno. E Lia, bolognese che assiste adolescenti difficili: «Non mi è piaciuto il metodo. Non è stata un’azione di massa, ben spiegata e preparata». Il novantenne Pietro Ingrao ha appena parlato sul palco, acclamato tutti-in-piedi. Cosa dice questo antico comunista elegante del caso Ruini? «Non ho simpatia per il cardinale, ma quel che è accaduto non mi è piaciuto. Nella relazione con gli uomini di chiesa occorre mantenere la misura. L’esperienza religiosa tocca corde profonde, non si deve dimenticarlo mai, nemmeno quando uomini come Ruini danno giudizi troppo perentori. Credo che anche la Chiesa dovrebbe misurare sempre le parole quando si pronuncia sui rapporti personali».
soli contro tutti? in tanti!
SPACCATURA Fischi a Ruini, condanna di Prodi. Il Polo: è tardi Centrosinistra diviso sulla contestazione al cardinale. L’Osservatore: protesta ignobile
di Lorenzo Salvia
ROMA - Dopo un giorno di silenzio anche Romano Prodi e Piero Fassino prendono la parola a difesa del cardinale Ruini, fischiato venerdì dagli studenti di Siena per la sua chiusura sulle coppie di fatto. Frasi tardive e troppo morbide secondo la Casa delle Libertà, che con il vice premier Gianfranco Fini parla di «no global, teppisti e aspiranti terroristi non a caso già arruolati dal centrosinistra in questa campagna elettorale». Ma il centrosinistra è diviso.
PRODI E FASSINO - «Biasimo profondamente queste contestazioni» dice Prodi spiegando di aver «mandato una lettera personale» al presidente della Cei. «In una società democratica e libera i fischi non sono un argomento» aggiunge Fassino, secondo cui è «sciocco pensare che su temi delicati come le coppie di fatto la Chiesa non abbia un punto di vista e non lo esprima». Per la Margherita è Pierluigi Castagnetti ad «esprimere assoluta solidarietà al cardinale Ruini per la gazzarra da cui è stato investito».
CDL, PAROLE TARDIVE - «Non è casuale - sottolinea il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi - che Prodi abbia atteso un giorno prima di esprimersi e che eviti la parola condanna preferendo parlare semplicemente di biasimo». Per l’ex ministro di An Maurizio Gasparri, il Professore «dimostra ancora una volta di avere riflessi lenti e mente appannata». Mentre il leader dell’Udc Marco Follini definisce quello di Siena un «tardo, triste rito sessantottino» e si sarebbe «aspettato qualche parola più generosa nei confronti di chi è stato contestato». Per il suo collega di partito Luca Volontè è «necessario che dal "cattolico e sofferente" Prodi venga un atto di coerenza e autorevolezza: lasci Bertinotti e Grillini fuori dalla sua alleanza politica, ne soffrirebbe meno lui e gli italiani sarebbero più garantiti nei loro diritti di libertà». Dura le replica dello stesso Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e, per i Ds, ideatore della legge sulle coppie di fatto: «Volonté si dovrebbe vergognare di stare in una coalizione dove hanno cittadinanza anche i nazisti, portatori di una politica di discriminazione verso gli omosessuali».
CONTESTAZIONE LEGITTIMA - Ma c’è anche chi giudica legittima la contestazione di Siena. Non solo Fausto Bertinotti e Rifondazione. «Se il cardinale Ruini parla soltanto di questioni religiose - spiega Gianni De Michelis (Nuovo Psi) - è blasfemo fischiarlo, ma se legittimamente parla di altre materie, c’è un corrispettivo diritto a dissentire». Francesco Cossiga concorda: «Siamo in un regime democratico e se un cardinale va in luoghi dove può essere contestato, va in quei luoghi rischiando di esserlo».
OSSERVATORE ROMANO - «La viltà dell’intolleranza. Il coraggio della verità»: questo il titolo dell’Osservatore Romano, schierato naturalmente a difesa del cardinale Ruini: «La Chiesa che parla in difesa della vita, della dignità dell’uomo, della famiglia dà fastidio ma è suo dovere farlo. Fa parte della sua missione. E non saranno certo ignobili contestazioni di piazza strumentalizzate, non meno strumentali campagne di stampa e prese di posizioni politiche a farla tacere. A farci tacere».
articoli del 24/25.9.05
sinistra
Liberazione 25.9.05
Al palasport Rifondazione comunista apre la campagna per le primarie in un clima di entusiasmo. Gli auguri di Haidi Giuliani e Lothar Bisky
Ingrao e Bertinotti: «Ciampi, mandali tutti a casa
L'Italia ha l'occasione per aprire un ciclo di sinistra»
di Castalda Musacchi
sinistra
Liberazione 25.9.05
Kermesse conclusiva di Liberafesta. A ruba le magliette gialle delle primarie e quelle di "Piazza Carlo Giuliani - ragazzo"
Palalottomatica, dove trionfano i "voglio".
Ingrao: «Liberiamo l'Italia»
di Laura Eduati
sinistra
l'Unità 25.9.05
Bertinotti: l’Unione dia una spallata
Il leader del Prc: e una volta al governo, niente lacrime e sangue
Anche Ingrao chiede all’opposizione una mobilitazione per far cadere il governo
di Simone Collini
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /1
Liberazione 24.9.05
Papa Ratzinger: «Il laicismo pretende di ridurre la vita religiosa dei cittadini alla sfera privata»
Il pontefice rivendica il diritto del Vaticano a scrivere l'agenda politica del governo italiano. In difesa dei valori cattolici
di Laura Eduati
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /2
Liberazione 24.9.05
Ritirava un premio i ragazzi hanno protestato per l'ingerenza sui Pacs
Siena, Ruini contestato. "Insorge" il mondo politico
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /3
La Stampa 25.9.05
REAZIONI DOPO IL CASO DI SIENA L’OPPOSIZIONE TENTA DI NON TAGLIARE I PONTI CON LA CHIESA, MA IL FRONTE NON È UNITO
Prodi condanna i fischi, Bertinotti no
Rifondazione: se un prelato fa politica deve aspettarsi gli attacchi, i Ds smorzano i toni
di Giacomo Galeazzi
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /4
l'Unità 25.9.05
QUELLI CHE... FISCHIANO
di Vladimiro Frulletti
Ruini, il Boss
La Stampa 25.9.06
Religione e politica
Quanto conta il potere del presidente dei vescovi
Dietro il dito di Ruini
Radiografia di una Chiesa sul palcoscenico della vita pubblica
un giudice
Corriere della Sera 25.9.05
«Mostrerei i simboli di tutte le religioni, ma mi rendo conto che si rischierebbe l’effetto-bazar. I miei colleghi sono solo una casta ideologizzata» Il giudice che non vuole il crocifisso
«La legge degli uomini? La detesto»
Luigi Tosti sotto processo per il rifiuto di fare udienza: difendo la laicità dello Stato
di Marco Imarisio
Pera...
Liberazione 24.9.05
Il presidente Pera ha detto che chi rifiuta la nostra cultura (la sua) è come i cannibali e va contrastato con la forza...
Sciolto il dubbio: è idiota
citato ai seminari
Corriere della Sera 25.9.05
Con Astolfo in volo sull’Ippogrifo L’amore al tempo di Orlando
scuole cattoliche
La Stampa 25.9.05
DECRETO LEGGE IL GOVERNO HA ESTESO L’ESENZIONE ALLE ATTIVITÀ DI «ASSISTENZA, BENEFICENZA, ISTRUZIONE E CULTURA»
Blitz di Ferragosto: le scuole cattoliche non pagano l’Ici
Liberazione 25.9.05
Al palasport Rifondazione comunista apre la campagna per le primarie in un clima di entusiasmo. Gli auguri di Haidi Giuliani e Lothar Bisky
Ingrao e Bertinotti: «Ciampi, mandali tutti a casa
L'Italia ha l'occasione per aprire un ciclo di sinistra»
di Castalda Musacchi
sinistra
Liberazione 25.9.05
Kermesse conclusiva di Liberafesta. A ruba le magliette gialle delle primarie e quelle di "Piazza Carlo Giuliani - ragazzo"
Palalottomatica, dove trionfano i "voglio".
Ingrao: «Liberiamo l'Italia»
di Laura Eduati
sinistra
l'Unità 25.9.05
Bertinotti: l’Unione dia una spallata
Il leader del Prc: e una volta al governo, niente lacrime e sangue
Anche Ingrao chiede all’opposizione una mobilitazione per far cadere il governo
di Simone Collini
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /1
Liberazione 24.9.05
Papa Ratzinger: «Il laicismo pretende di ridurre la vita religiosa dei cittadini alla sfera privata»
Il pontefice rivendica il diritto del Vaticano a scrivere l'agenda politica del governo italiano. In difesa dei valori cattolici
di Laura Eduati
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /2
Liberazione 24.9.05
Ritirava un premio i ragazzi hanno protestato per l'ingerenza sui Pacs
Siena, Ruini contestato. "Insorge" il mondo politico
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /3
La Stampa 25.9.05
REAZIONI DOPO IL CASO DI SIENA L’OPPOSIZIONE TENTA DI NON TAGLIARE I PONTI CON LA CHIESA, MA IL FRONTE NON È UNITO
Prodi condanna i fischi, Bertinotti no
Rifondazione: se un prelato fa politica deve aspettarsi gli attacchi, i Ds smorzano i toni
di Giacomo Galeazzi
sinistra in lotta contro il fondamentalismo /4
l'Unità 25.9.05
QUELLI CHE... FISCHIANO
di Vladimiro Frulletti
Ruini, il Boss
La Stampa 25.9.06
Religione e politica
Quanto conta il potere del presidente dei vescovi
Dietro il dito di Ruini
Radiografia di una Chiesa sul palcoscenico della vita pubblica
un giudice
Corriere della Sera 25.9.05
«Mostrerei i simboli di tutte le religioni, ma mi rendo conto che si rischierebbe l’effetto-bazar. I miei colleghi sono solo una casta ideologizzata» Il giudice che non vuole il crocifisso
«La legge degli uomini? La detesto»
Luigi Tosti sotto processo per il rifiuto di fare udienza: difendo la laicità dello Stato
di Marco Imarisio
Pera...
Liberazione 24.9.05
Il presidente Pera ha detto che chi rifiuta la nostra cultura (la sua) è come i cannibali e va contrastato con la forza...
Sciolto il dubbio: è idiota
citato ai seminari
Corriere della Sera 25.9.05
Con Astolfo in volo sull’Ippogrifo L’amore al tempo di Orlando
scuole cattoliche
La Stampa 25.9.05
DECRETO LEGGE IL GOVERNO HA ESTESO L’ESENZIONE ALLE ATTIVITÀ DI «ASSISTENZA, BENEFICENZA, ISTRUZIONE E CULTURA»
Blitz di Ferragosto: le scuole cattoliche non pagano l’Ici
Giordano Bruno
adnkronos 23.9.05
CULTURA: ROMA, UNA SERIE DI EVENTI CELEBRANO GIORDANO BRUNO
CULTURA: ROMA, UNA SERIE DI EVENTI CELEBRANO GIORDANO BRUNO
I GIOVANI DEL CONSERVATORIO IN CONCERTO A VILLA PICCOLOMINI
Roma, 23 set. (Adnkronos Cultura) - “Vita rilucente. Giordano Bruno e il Cinquecento” è il titolo della rassegna di eventi che si tiene, in una splendida cornice rinascimentale, a Villa Piccolomini di Roma fino al 30 ottobre. Evento centrale della manifestazione è la personale della pittrice Roberta Pugno, che espone le proprie opere ispirate a Giordano Bruno negli spazi della Villa e nel porticato prospiciente la Basilica di S.Pietro. Roberta Pugno è autrice di opere di grande suggestione e profondità e, come in questo caso, fonte di ispirazione o di rapporto con altre forme espressive. La sua mostra a Villa Piccolomini è, infatti, concepita attraverso un dialogo articolato tra immagini, suoni e parole (non a caso, alla mostra si affiancheranno concerti, rappresentazioni teatrali, letture), mentre nel porticato, le sue tele si confrontano con l’opera di due artisti, ispirate anch’esse a Giordano Bruno: “Le Sedie dell’Inquisizione” di Orazio Cordischi e le “Xilografie in ferro” di Alessandro Burul.sabato 24 settembre 2005
al Palalottomatica
questo pomeriggio
questo pomeriggio
aprileonline.info 24.9.05
Il sabato rosso del candidato Bertinotti
Sinistra. Oggi, a Roma, chiude la Festa nazionale di Liberazione con una manifestazione politica e di spettacolo al Palaottomatica. Al via le primarie del leader di Rifondazione
C. C.
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle primarie dell'Unione del 16 ottobre. Ma non solo. La manifestazione prevista per oggi al Palalottomatica di Roma era già in cantiere prima ancora che venissero strutturate le modalità di svolgimento delle primarie: sarà infatti la manifestazione di chiusura di Liberafesta, la Festa Nazionale di Liberazione ospitata agli ex Mercati generali dell'Ostiense, che dal primo settembre ha accolto migliaia di partecipanti in più di cento incontri con movimenti, comitati, sindacati, altri partiti dell'Unione, per discutere di beni comuni, guerra, diritti, salute, scuola, laicità. E' stata una festa in cui la partecipazione, lo scambio e il confronto hanno contribuito alla riflessione sul programma per l'alternativa. L'appuntamento al Palaottomatica è dunque un momento utile per conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti.
Tra gli ospiti, saranno presenti Pietro Ingrao e Haidi Giuliani, primi firmatari dell'appello per la candidatura di Bertinotti alle primarie, il direttore di "Liberazione" Piero Sansonetti e il presidente della Linke (il partito della nuova sinistra tedesca di Lafontaine e Gysi), Lothar Bisky, che aderisce alla Sinistra europea. Quest'ultima partecipazione darà spunto, dopo il successo elettorale ottenuto da questo partito in Germania, a una riflessione sulla necessità che le socialdemocrazie abbiano la capacità e il coraggio di guardare a sinistra.
L'appuntamento del Palaottomatica si profila denso di contenuti, partecipazione, domande e alcune risposte, ma anche di divertimento. E' infatti prevista, dopo l'intervento del segretario di Rifondazione comunista, una grande festa musicale che vedrà l'esibizione di Max Gazzè, Bandabardò e la dance hall con il direttore artistico di Mtv, Luca De Gennaro. Sarà dunque una kermesse in sostegno della candidatura di Bertinotti per soddisfare qualche curiosità politica ma anche per manifestare contro questo governo allo sbando e per indicare una politica alternativa.
La kermesse sarà aperta dalla Municipale Balcanica, cui faranno seguito alcuni "voglio" letti da alcune tra le decine di migliaia di persone che hanno inviato messaggi al sito www.faustobertinotti.it, quindi verrà proiettato il video "Altra velocità" di Alessandro Piva. L'intervento di Bertinotti è previsto per le 17,30.
Il sabato rosso del candidato Bertinotti
Sinistra. Oggi, a Roma, chiude la Festa nazionale di Liberazione con una manifestazione politica e di spettacolo al Palaottomatica. Al via le primarie del leader di Rifondazione
C. C.
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle primarie dell'Unione del 16 ottobre. Ma non solo. La manifestazione prevista per oggi al Palalottomatica di Roma era già in cantiere prima ancora che venissero strutturate le modalità di svolgimento delle primarie: sarà infatti la manifestazione di chiusura di Liberafesta, la Festa Nazionale di Liberazione ospitata agli ex Mercati generali dell'Ostiense, che dal primo settembre ha accolto migliaia di partecipanti in più di cento incontri con movimenti, comitati, sindacati, altri partiti dell'Unione, per discutere di beni comuni, guerra, diritti, salute, scuola, laicità. E' stata una festa in cui la partecipazione, lo scambio e il confronto hanno contribuito alla riflessione sul programma per l'alternativa. L'appuntamento al Palaottomatica è dunque un momento utile per conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti.
Tra gli ospiti, saranno presenti Pietro Ingrao e Haidi Giuliani, primi firmatari dell'appello per la candidatura di Bertinotti alle primarie, il direttore di "Liberazione" Piero Sansonetti e il presidente della Linke (il partito della nuova sinistra tedesca di Lafontaine e Gysi), Lothar Bisky, che aderisce alla Sinistra europea. Quest'ultima partecipazione darà spunto, dopo il successo elettorale ottenuto da questo partito in Germania, a una riflessione sulla necessità che le socialdemocrazie abbiano la capacità e il coraggio di guardare a sinistra.
L'appuntamento del Palaottomatica si profila denso di contenuti, partecipazione, domande e alcune risposte, ma anche di divertimento. E' infatti prevista, dopo l'intervento del segretario di Rifondazione comunista, una grande festa musicale che vedrà l'esibizione di Max Gazzè, Bandabardò e la dance hall con il direttore artistico di Mtv, Luca De Gennaro. Sarà dunque una kermesse in sostegno della candidatura di Bertinotti per soddisfare qualche curiosità politica ma anche per manifestare contro questo governo allo sbando e per indicare una politica alternativa.
La kermesse sarà aperta dalla Municipale Balcanica, cui faranno seguito alcuni "voglio" letti da alcune tra le decine di migliaia di persone che hanno inviato messaggi al sito www.faustobertinotti.it, quindi verrà proiettato il video "Altra velocità" di Alessandro Piva. L'intervento di Bertinotti è previsto per le 17,30.
Liberazione: sulla prima pagina di oggi
Liberazione 24.9.05
I sondaggi sono con Bertinotti:
il suo programma piace
di Cristada Musacchio
Un programma che convince, un leader che "piace". Soprattutto a chi «si sente di sinistra». Gli ultimi sondaggi elaborati dall'Ispo di Renato Mannheimer su 400 persone - che per sesso, età, titolo di studio, professione e area geografica rappresentano un campione rappresentativo - confermano e confortano. Confermano una popolarità ormai acquisita da Bertinotti soprattutto - come detto - tra chi si sente «davvero» di sinistra, e confortano perché a pochi giorni dalle primarie quel confronto e quel percorso di partecipazione attiva e diffusa, sostenuto e voluto con forza da Rifondazione, si fa a questo punto serrato. Una vera competizione democratica non per diventare l'"assopigliatutto" della coalizione ma per contribuire alla costruzione di quel programma fatto con tutte le forze, «comprese - come sottolinea il leader del Prc - quelle sociali, politiche, culturali che non sono rappresentate dai partiti».
Ed ecco perché quel programma convince. A ben sondare l'elettorato si scopre per esempio che il segretario di Rifondazione piace soprattutto agli elettori di sinistra ( dove ha un indice di popolarità del 63%) ma anche a chi «si sente di centrosinistra» (49%) e soprattutto tra i laureati (48%), e tra gli impiegati e gli insegnanti (48%). Un pubblico che si dice essere molto interessato a Rifondazione comunista in un "mercato elettorale" in cui la porzione che spetta a Rifondazione oscilla tra il 7% il 20%. Il 7 per cento sono gli elettori molto probabili ma gli elettori possibili sono uno su cinque rispetto all'intero elettorato.
Piace il leader, ma soprattutto convince il programma. Per esempio "favorevoli a controlli severi e alla lotta all'evasione fiscale" si sono detti il 75% degli intervistati, l'11% contrari, il 14% degli indifferenti. Ancora: dice sì alla "riduzione del lavoro flessibile" il 64% del campione, il 23% dice no il 13% si dice indifferente. E si scopre che chi è assolutamente d'accordo con la riduzione del lavoro flessibile sono soprattutto i residenti al nord-est (il 70%) e naturalmente l'elettorato di sinistra (l'80%). Ma a chiedere di porre fine alla precarietà del lavoro sono ancora i lavoratori dipendenti con qualifiche meno elevate (72%) e soprattutto i giovani (18-24enni). Un potenziale elettorato diffuso che ancora sostiene l'utilità anzi la indispensabile necessità di tassare le ricchezze finanziarie e patrimoniali più consistenti (il 55%) e gli investimenti in Bot e Cct superiori ai 100/150mila euro (il 49%). E ancora chiede: l'eliminazione dell'Ici (il 61% a fronte del 28% dei contrari e del 17% di chi si dice indifferente).
Opinioni che pesano e che inducono ad altre riflessioni. Sul fenomeno dei migranti per esempio. Un fenomeno - sostiene il 59% degli intervistati contro il 31% che non è d'accordo - «inevitabile al quale prima o poi tutti si dovranno adeguare». ma adeguare come? Il 70% degli intervistati si dice d'accordo sul fatto che dovrebbero poter entrare in Italia «solo coloro che hanno già in tasca un contratto di lavoro» e questo dato porta Mannheimer a sostenere che c'è una società che verso i migranti si mostra ancora "sfavorevole" per il 47% delle persone intervistate.
La campagna per le primarie è ormai entrata nel vivo. E Rifondazione si presenta sempre più come un partito protagonista attivo dell'Unione che ancora ieri è tornata a chiedere le elezioni anticipate.
Una situazione - sostiene Bertinotti - che sta diventando «paradossale». Con un «governo che esce formalmente da una crisi accentuandola», un motivo in più per far sì che l'opposizione si dia l'obiettivo di farlo cadere.
La corsa comunque è lanciata e la campagna per le primarie - «una libera scelta» sostiene ancora il segretario del Prc - è entrata ormai nel vivo. Anche con qualche episodio spiacevole e da sottolineare. Come quello che ieri ha visto protagonisti i giovani comunisti denunciati - si pensi - per "vilipendio alle tombe" perché in giro per la Capitale a sostegno della campagna "io voglio" intendevano con una piccola azione dimostrativa attaccare appunto un "post-it" gigante con su scritto "Voglio ritirare le truppe dall'Iraq" sull'altare della patria. «Incredibile», dice Michele De Palma. «Se non fosse vero ci verrebbe da ridere».
Comunque si moltiplicano le azioni dimostrative a sostegno delle primarie. Ieri, a Siena, un altro "posti-it" ha turbato una conferenza del capo dei vescovi italiani camillo Ruini. Sul post-it c'era scritto: «Voglio fare un "pacs" avanti».
Oggi al Palalottomatica romano, a conclusione di "Liberafesta" - cioè la festa nazionale di "Liberazione" -, è atteso l'"evento" d'eccezione: quel meeting in cui ancora si avrà la possibilità di discutere di programma, sinistra e politica insieme a Fausto Bertinotti, Pietro Ingrao, Haidi Giuliani, Lothar Bisky (DieLinke. Pds-Germania) e con il direttore di "Liberazione". Un meeting che vuole essere soprattutto occasione di festa e in cui si alterneranno video, voci e musica con concerto finale di Max Gazzè e Bandabardò. Per "liberare" la politica.
I sondaggi sono con Bertinotti:
il suo programma piace
di Cristada Musacchio
Un programma che convince, un leader che "piace". Soprattutto a chi «si sente di sinistra». Gli ultimi sondaggi elaborati dall'Ispo di Renato Mannheimer su 400 persone - che per sesso, età, titolo di studio, professione e area geografica rappresentano un campione rappresentativo - confermano e confortano. Confermano una popolarità ormai acquisita da Bertinotti soprattutto - come detto - tra chi si sente «davvero» di sinistra, e confortano perché a pochi giorni dalle primarie quel confronto e quel percorso di partecipazione attiva e diffusa, sostenuto e voluto con forza da Rifondazione, si fa a questo punto serrato. Una vera competizione democratica non per diventare l'"assopigliatutto" della coalizione ma per contribuire alla costruzione di quel programma fatto con tutte le forze, «comprese - come sottolinea il leader del Prc - quelle sociali, politiche, culturali che non sono rappresentate dai partiti».
Ed ecco perché quel programma convince. A ben sondare l'elettorato si scopre per esempio che il segretario di Rifondazione piace soprattutto agli elettori di sinistra ( dove ha un indice di popolarità del 63%) ma anche a chi «si sente di centrosinistra» (49%) e soprattutto tra i laureati (48%), e tra gli impiegati e gli insegnanti (48%). Un pubblico che si dice essere molto interessato a Rifondazione comunista in un "mercato elettorale" in cui la porzione che spetta a Rifondazione oscilla tra il 7% il 20%. Il 7 per cento sono gli elettori molto probabili ma gli elettori possibili sono uno su cinque rispetto all'intero elettorato.
Piace il leader, ma soprattutto convince il programma. Per esempio "favorevoli a controlli severi e alla lotta all'evasione fiscale" si sono detti il 75% degli intervistati, l'11% contrari, il 14% degli indifferenti. Ancora: dice sì alla "riduzione del lavoro flessibile" il 64% del campione, il 23% dice no il 13% si dice indifferente. E si scopre che chi è assolutamente d'accordo con la riduzione del lavoro flessibile sono soprattutto i residenti al nord-est (il 70%) e naturalmente l'elettorato di sinistra (l'80%). Ma a chiedere di porre fine alla precarietà del lavoro sono ancora i lavoratori dipendenti con qualifiche meno elevate (72%) e soprattutto i giovani (18-24enni). Un potenziale elettorato diffuso che ancora sostiene l'utilità anzi la indispensabile necessità di tassare le ricchezze finanziarie e patrimoniali più consistenti (il 55%) e gli investimenti in Bot e Cct superiori ai 100/150mila euro (il 49%). E ancora chiede: l'eliminazione dell'Ici (il 61% a fronte del 28% dei contrari e del 17% di chi si dice indifferente).
Opinioni che pesano e che inducono ad altre riflessioni. Sul fenomeno dei migranti per esempio. Un fenomeno - sostiene il 59% degli intervistati contro il 31% che non è d'accordo - «inevitabile al quale prima o poi tutti si dovranno adeguare». ma adeguare come? Il 70% degli intervistati si dice d'accordo sul fatto che dovrebbero poter entrare in Italia «solo coloro che hanno già in tasca un contratto di lavoro» e questo dato porta Mannheimer a sostenere che c'è una società che verso i migranti si mostra ancora "sfavorevole" per il 47% delle persone intervistate.
La campagna per le primarie è ormai entrata nel vivo. E Rifondazione si presenta sempre più come un partito protagonista attivo dell'Unione che ancora ieri è tornata a chiedere le elezioni anticipate.
Una situazione - sostiene Bertinotti - che sta diventando «paradossale». Con un «governo che esce formalmente da una crisi accentuandola», un motivo in più per far sì che l'opposizione si dia l'obiettivo di farlo cadere.
La corsa comunque è lanciata e la campagna per le primarie - «una libera scelta» sostiene ancora il segretario del Prc - è entrata ormai nel vivo. Anche con qualche episodio spiacevole e da sottolineare. Come quello che ieri ha visto protagonisti i giovani comunisti denunciati - si pensi - per "vilipendio alle tombe" perché in giro per la Capitale a sostegno della campagna "io voglio" intendevano con una piccola azione dimostrativa attaccare appunto un "post-it" gigante con su scritto "Voglio ritirare le truppe dall'Iraq" sull'altare della patria. «Incredibile», dice Michele De Palma. «Se non fosse vero ci verrebbe da ridere».
Comunque si moltiplicano le azioni dimostrative a sostegno delle primarie. Ieri, a Siena, un altro "posti-it" ha turbato una conferenza del capo dei vescovi italiani camillo Ruini. Sul post-it c'era scritto: «Voglio fare un "pacs" avanti».
Oggi al Palalottomatica romano, a conclusione di "Liberafesta" - cioè la festa nazionale di "Liberazione" -, è atteso l'"evento" d'eccezione: quel meeting in cui ancora si avrà la possibilità di discutere di programma, sinistra e politica insieme a Fausto Bertinotti, Pietro Ingrao, Haidi Giuliani, Lothar Bisky (DieLinke. Pds-Germania) e con il direttore di "Liberazione". Un meeting che vuole essere soprattutto occasione di festa e in cui si alterneranno video, voci e musica con concerto finale di Max Gazzè e Bandabardò. Per "liberare" la politica.
CITATO AI SEMINARI
il sondaggio Demos-Eurisko sulla "Repubblica" di martedì 20 settembre
che accredita il partito di Fausto Bertinotti di un risultato elettorale, alle prossime elezioni politiche, pari al
9.5% dei voti e a 64 seggi
_____________
il sondaggio Demos-Eurisko sulla "Repubblica" di martedì 20 settembre
che accredita il partito di Fausto Bertinotti di un risultato elettorale, alle prossime elezioni politiche, pari al
9.5% dei voti e a 64 seggi
_____________
è in libreria
"L'Europa delle passioni forti"
di Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni
Edizioni Ponte alle Grazie
pagg. 221, € 14.50
"L'Europa delle passioni forti"
di Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni
Edizioni Ponte alle Grazie
pagg. 221, € 14.50
l'intelligenza sociale
e
bravi i senesi!
segnalazioni di Gianluca Cangemi
Ansa.it 23.6.05
SCOPERTA L'INTELLIGENZA SOCIALE
Tipica delle donne, vale più di quella numerica
(ANSA) - ROMA, 23 SET - Non esiste solo l'intelligenza numerica o fisica, quella calcolata con i classici test, ma anche una intelligenza sociale. E' la capacità del cervello di mettersi nei panni degli altri e di prevederne il comportamento. Lo hanno dimostrato studi condotti al King's College di Londra, all'Università di Los Angeles, a quella tedesca di Bochum e a quella romana di Tor Vergata. L'intelligenza sociale, dicono, e' superiore a quella numerica e ne sono dotate soprattutto le donne.
Corriere della Sera 23.9.05
Il cardinale stava ricevendo un premio dalla Fondazione Liberal
Ruini fischiato dai contestatori a Siena
Nella sala del palazzo Saracini esposti cartelli con la scritte «Siamo tutti omosessuali» e «Vogliamo fare un Pacs avanti nei diritti»
SIENA - Fischi e il grido «vergogna» hanno accompagnato la premiazione del cardinal Camillo Ruini da parte della Fondazione Liberal a Siena, in Palazzo Chigi Saracini. La contestazione ha impedito al cardinale di intervenire e l'iniziativa della Fondazione Liberal è stata momentaneamente sospesa. La contestazione è arrivata proprio nel momento in cui Ferdinando Adornato stava consegnando il premio «Liberal Siena 2005».
La sala del palazzo Chigi Saracini era gremita di invitati, ma un gruppo di giovani aveva preso posto sullo scalone e nella sala adiacente. Al termine della relazione del presidente della Fondazione Liberal Fernando Adornato, mentre lo stesso presidente stava consegnando il premio al card. Ruini, si è sentito ripetere più volte la parola «vergogna» e si sono levate salve di fischi. Adornato a questo punto ha provato ad ironizzare ricordando che «in America i fischi equivalgono agli applausi», ma alcuni striscioni comparsi all'improvviso tra i giovani hanno smentito questa interpretazione. «Vogliamo fare un pacs avanti nei diritti», «siamo tutti omosessuali», «Libero amore in libero stato». La manifestazione è stata quindi interrotta per qualche minuto.
I contestatori, una cinquantina in tutto, hanno poi lasciato volontariamente Palazzo Chigi Saracini. Adornato è tornato al microfono per chiedere scusa al cardinal Ruini sottolineando che c'è libertà di dissentire dalle posizioni di chiunque, ma che occorre farlo con educazione. Il presidente della Cei, imperturbabile, ha iniziato a leggere la sua relazione non senza una battuta di spirito fatta sorridendo per sdrammatizzare la situazione: «Riprendo - ha detto - dopo questa inattesa e anche piacevole interruzione».
Ansa.it 23.6.05
SCOPERTA L'INTELLIGENZA SOCIALE
Tipica delle donne, vale più di quella numerica
(ANSA) - ROMA, 23 SET - Non esiste solo l'intelligenza numerica o fisica, quella calcolata con i classici test, ma anche una intelligenza sociale. E' la capacità del cervello di mettersi nei panni degli altri e di prevederne il comportamento. Lo hanno dimostrato studi condotti al King's College di Londra, all'Università di Los Angeles, a quella tedesca di Bochum e a quella romana di Tor Vergata. L'intelligenza sociale, dicono, e' superiore a quella numerica e ne sono dotate soprattutto le donne.
Corriere della Sera 23.9.05
Il cardinale stava ricevendo un premio dalla Fondazione Liberal
Ruini fischiato dai contestatori a Siena
Nella sala del palazzo Saracini esposti cartelli con la scritte «Siamo tutti omosessuali» e «Vogliamo fare un Pacs avanti nei diritti»
SIENA - Fischi e il grido «vergogna» hanno accompagnato la premiazione del cardinal Camillo Ruini da parte della Fondazione Liberal a Siena, in Palazzo Chigi Saracini. La contestazione ha impedito al cardinale di intervenire e l'iniziativa della Fondazione Liberal è stata momentaneamente sospesa. La contestazione è arrivata proprio nel momento in cui Ferdinando Adornato stava consegnando il premio «Liberal Siena 2005».
La sala del palazzo Chigi Saracini era gremita di invitati, ma un gruppo di giovani aveva preso posto sullo scalone e nella sala adiacente. Al termine della relazione del presidente della Fondazione Liberal Fernando Adornato, mentre lo stesso presidente stava consegnando il premio al card. Ruini, si è sentito ripetere più volte la parola «vergogna» e si sono levate salve di fischi. Adornato a questo punto ha provato ad ironizzare ricordando che «in America i fischi equivalgono agli applausi», ma alcuni striscioni comparsi all'improvviso tra i giovani hanno smentito questa interpretazione. «Vogliamo fare un pacs avanti nei diritti», «siamo tutti omosessuali», «Libero amore in libero stato». La manifestazione è stata quindi interrotta per qualche minuto.
I contestatori, una cinquantina in tutto, hanno poi lasciato volontariamente Palazzo Chigi Saracini. Adornato è tornato al microfono per chiedere scusa al cardinal Ruini sottolineando che c'è libertà di dissentire dalle posizioni di chiunque, ma che occorre farlo con educazione. Il presidente della Cei, imperturbabile, ha iniziato a leggere la sua relazione non senza una battuta di spirito fatta sorridendo per sdrammatizzare la situazione: «Riprendo - ha detto - dopo questa inattesa e anche piacevole interruzione».
articoli del 24.9.05s
sinistra
Corriere della Sera 24.9.05
Bertinotti: presidente della Camera, perché no? «Gli attacchi da sinistra non mi spaventano, ora lotto per l’egemonia»
di Aldo Cazzullo
la Carta di Venezia/1
Corriere della Sera 24.9.05
Studiosi, politici, economisti: 250 firme per una Authority indipendente Alleanza per la scienza, nasce la Carta di Venezia
di Mario Pappagallo
la Carta di Venezia/2
il manifesto 21.9.05
CONFERENZE
La carta della santa alleanza
A Venezia prove di incontro tra religione e scienza
LU. TO.
antifecondativo maschile
Corriere della Sera 24.9.05
Bologna
L’annuncio: 50 italiani provano il «pillolo»
pirati marxisti?
Corriere della Sera 24.9.05
Ma i Pirati non sono Marxisti
di Giorgio De Rienzo
anticlericalismo (e buona educazione?)
Corriere della Sera 24.9.05
Preti Bacarozzi e Geologi dell’Odio
di Pierluigi Battista
Scienza Einstein e fantasia
Il Tempo 21.9.05
«Festival della Scienza» La star è la fantasia
di Massimo Tosti
quello che aveva scambiato sua moglie per un cappello...
Corriere della Sera 24.9.05
Oliver Sacks: la genetica curerà le malattie della mente
Il neurologo a BergamoScienza: sì ai farmaci, ma conta la storia del paziente
una segnalazione di Gianluca Cangemi
Ansa.it 23.9.05
Depressione post-parto maschile
Colpisce un padre su 25, secondo uno studio inglese
Corriere della Sera 24.9.05
Bertinotti: presidente della Camera, perché no? «Gli attacchi da sinistra non mi spaventano, ora lotto per l’egemonia»
di Aldo Cazzullo
la Carta di Venezia/1
Corriere della Sera 24.9.05
Studiosi, politici, economisti: 250 firme per una Authority indipendente Alleanza per la scienza, nasce la Carta di Venezia
di Mario Pappagallo
la Carta di Venezia/2
il manifesto 21.9.05
CONFERENZE
La carta della santa alleanza
A Venezia prove di incontro tra religione e scienza
LU. TO.
antifecondativo maschile
Corriere della Sera 24.9.05
Bologna
L’annuncio: 50 italiani provano il «pillolo»
pirati marxisti?
Corriere della Sera 24.9.05
Ma i Pirati non sono Marxisti
di Giorgio De Rienzo
anticlericalismo (e buona educazione?)
Corriere della Sera 24.9.05
Preti Bacarozzi e Geologi dell’Odio
di Pierluigi Battista
Scienza Einstein e fantasia
Il Tempo 21.9.05
«Festival della Scienza» La star è la fantasia
di Massimo Tosti
quello che aveva scambiato sua moglie per un cappello...
Corriere della Sera 24.9.05
Oliver Sacks: la genetica curerà le malattie della mente
Il neurologo a BergamoScienza: sì ai farmaci, ma conta la storia del paziente
una segnalazione di Gianluca Cangemi
Ansa.it 23.9.05
Depressione post-parto maschile
Colpisce un padre su 25, secondo uno studio inglese
venerdì 23 settembre 2005
AL PALALOTTOMATICA: il 24 SETTEMBRE
Comunicato Stampa
ricevuto da Simona Maggiorelli
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle Primarie dell’Unione del 16 ottobre. Un appuntamento per far conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti. Si svolgerà sabato 24 settembre al Palalottomatica di Roma, con inizio alle 15,30, e vedrà tra gli ospiti, tra gli altri, il presidente della Linkespartei Lothar Bisky, Haidi Giuliani, Piero Sansonetti. La kermesse sarà aperta dalla Municipale Balcanica, cui faranno seguito alcuni “voglio” letti da alcune tra le decine di migliaia di persone che hanno inviato messaggi al sito www.faustobertinotti.it, quindi il video “Altra velocità” di Alessandro Piva. L’intervento di Fausto Bertinotti è previsto per le 17,30. Successivamente, la serata andrà avanti con una grande festa musicale che vedrà l’esibizione di Max Gazzè, Bandabardò e la dance hall con il direttore artistico Mtv Luca De Gennaro.
Dopo il suo intervento, Fausto Bertinotti è a disposizione di stampa e fotografi per eventuali interviste.
Giornalisti e fotografi sono pregati di ritirare l’accredito nella sala stampa appositamente allestita.
Roma 21 settembre 2005
Ufficio Stampa Prc
ricevuto da Simona Maggiorelli
Primarie
Bertinotti sabato al Palalottomatica di Roma
Bertinotti sabato al Palalottomatica di Roma
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle Primarie dell’Unione del 16 ottobre. Un appuntamento per far conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti. Si svolgerà sabato 24 settembre al Palalottomatica di Roma, con inizio alle 15,30, e vedrà tra gli ospiti, tra gli altri, il presidente della Linkespartei Lothar Bisky, Haidi Giuliani, Piero Sansonetti. La kermesse sarà aperta dalla Municipale Balcanica, cui faranno seguito alcuni “voglio” letti da alcune tra le decine di migliaia di persone che hanno inviato messaggi al sito www.faustobertinotti.it, quindi il video “Altra velocità” di Alessandro Piva. L’intervento di Fausto Bertinotti è previsto per le 17,30. Successivamente, la serata andrà avanti con una grande festa musicale che vedrà l’esibizione di Max Gazzè, Bandabardò e la dance hall con il direttore artistico Mtv Luca De Gennaro.
Dopo il suo intervento, Fausto Bertinotti è a disposizione di stampa e fotografi per eventuali interviste.
Giornalisti e fotografi sono pregati di ritirare l’accredito nella sala stampa appositamente allestita.
Roma 21 settembre 2005
Ufficio Stampa Prc
DOMANI
Palalottomatica. Ingrao per la candidatura di Bertinotti
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle Primarie dell'Unione del 16 ottobre. Un appuntamento per far conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti. Si svolgerà sabato 24 settembre al Palalottomatica di Roma, con inizio alle 15,30, e vedrà ospiti, tra gli altri, Pietro Ingrao.
Liberazione, 23 settembre 2005
Palalottomatica. Ingrao per la candidatura di Bertinotti
Un meeting per rafforzare la candidatura di Fausto Bertinotti alle Primarie dell'Unione del 16 ottobre. Un appuntamento per far conoscere ancora meglio il profilo programmatico del candidato Bertinotti. Si svolgerà sabato 24 settembre al Palalottomatica di Roma, con inizio alle 15,30, e vedrà ospiti, tra gli altri, Pietro Ingrao.
Liberazione, 23 settembre 2005
preti pedofili:
il papa imputato negli Usa per aver ostacolato il corso della giustizia, è poi sfuggito ai giudici
aprileonline.info
Benedetto XVI, tutto quello che l'Italia non dice
Vaticano. La procedura giudiziaria contro Ratzinger è stata stralciata. Il Pontefice, accusato di aver coperto abusi sessuali di membri del clero, gode di immunità come Capo di Stato
di Paolo Giorgi
Ci sono due notizie molto gravi che la stampa italiana, persa dietro alle mille polemiche sui Pacs, le coppie gay e quant’altro, ha quasi totalmente ignorato. La prima, che papa Benedetto XVI è stato imputato da un tribunale del Texas per aver coperto, da prefetto per la Dottrina della fede, membri del clero responsabili di abusi sessuali su minori. La seconda, che la sua posizione processuale è stata stralciata su richiesta del governo americano, in quanto Capo di Stato. La storia dietro queste due notizie è drammatica, e ha inizio a metà degli anni ’90: a Houston, Texas, tre ragazzini denunciano di essere stati violentati da un seminarista colombiano assegnato alla chiesa San Francesco di Sales. Il suo nome è Juan Carlos Patino Arango, e insegnava loro, con tragica ironia, orientamento psicopedagogico. All’inizio di quest’anno il relativo processo è entrato nel vivo, con un clamoroso colpo di scena. L’avvocato delle giovani vittime, Daniel Shea (ex seminarista a sua volta) presenta alla Corte distrettuale di Harris County un documento esplosivo, scoperto e pubblicato già nel 2003 dal quotidiano americano Worcester Telegram&Gazette. Si tratta di una lettera “strettamente confidenziale” inviata nel maggio 2001 da Ratzinger a tutti i vescovi cattolici, nella quale si affermava che la Chiesa non intendeva rendere pubbliche le proprie indagini sui preti pedofili per oltre 10 anni dal momento in cui le vittime avessero raggiunto l’età adulta. Essa prevedeva inoltre che i resoconti delle ‘indagini preliminari’ su ogni singolo caso di abuso dovevano essere inviati all’ufficio di cui Ratzinger era a capo. Il quale si riservava l’opzione di riferirne a speciali tribunali privati, al cui interno le cariche di giudice, pubblico ministero, notaio e rappresentante legale venivano ricoperte esclusivamente da ecclesiastici. “Situazioni di questo tipo sono coperte dal segreto pontificio”, concludeva la lettera del futuro papa. L’infrazione del segreto in qualsiasi momento del periodo dei dieci anni di giurisdizione della Chiesa veniva intesa come una grave azione, perseguibile anche attraverso la scomunica. In pratica, il classico principio dei panni sporchi che vanno lavati in famiglia. Con buona pace delle vittime degli abusi, che sono migliaia in tutto il mondo, e che hanno diritto a un regolare processo dello Stato. È evidente che questo documento, come ha dichiarato Shea in tribunale, “è un’ostruzione al normale corso della giustizia”. Una tesi confermata involontariamente anche dal cardinal Bertone, cofirmatario della lettera ratzingeriana, che ammise: “Secondo il mio punto di vista, la richiesta secondo cui un vescovo debba essere obbligato a denunciare agli organi di polizia gli atti di pedofilia commessi da un prete è completamente infondata”. Più chiaro di così… L’ordine è di impedire ai legittimi organi investigativi di far luce: “Se si impone di mantenere il riserbo prima per diciotto anni poi per altri dieci – sottolinea Shea - i responsabili la faranno franca”. Per questo gli avvocati hanno chiesto l’imputazione di Ratzinger per ostacolo al normale corso della giustizia. Si imputa all’ex prefetto, inoltre, di aver deliberatamente allungato i tempi di “secretazione” delle indagini, per guadagnare vantaggio sui termini di prescrizione in vigore negli States. Non a caso lo stesso processo di Houston è civile e non penale, proprio perché in svolgimento oltre dieci anni dopo i fatti. Ora, la cosa più grave è che il Vaticano non intende contestare queste accuse. Un portavoce della Santa Sede si è limitato a dire “non commentiamo documenti non pubblici”, mentre l’unica strategia di difesa è stata la richiesta ufficiale di immunità diplomatica per Benedetto XVI, appunto in quanto capo non della Chiesa ma del minuscolo stato Vaticano. Nessun accenno anche all’ipotesi di un minimo risarcimento morale, che potrebbe essere il ritiro di queste scandalose disposizioni che di fatto hanno salvato oltre 4.000 sacerdoti solo in America da una condanna penale. Ma il punto è che tutta la politica di Ratzinger al Sant’Uffizio è stata improntata alla copertura del fenomeno. Basti ricordare lo scandaloso insabbiamento del caso di padre Maciel, fondatore degli ultrareazionari ‘Legionari di Cristo’, accusato da ben otto ex discepoli di abusi sessuali. Nel 1998 il dossier sulla scrivania di Ratzinger fu praticamente sepolto, e al vescovo messicano Talavera Ramirez, che chiedeva conto di questo comportamento, il prefetto rispose (lo ha detto lo stesso Ramirez) che “si tratta di materia molto delicata, dato che padre Maciel ha fatto molto per la Chiesa e in più è molto amico del papa”. Meno clemenza il Sant’Uffizio ha dimostrato nel caso di don Franco Barbero, sacerdote piemontese animatore di una comunità di base, favorevole al matrimonio dei preti e persino alle unioni gay. Per lui, naturalmente, la cacciata da Santa Madre Chiesa è stata immediata e inappellabile, senza neanche un’audizione dell’”imputato”. (...)
Benedetto XVI, tutto quello che l'Italia non dice
Vaticano. La procedura giudiziaria contro Ratzinger è stata stralciata. Il Pontefice, accusato di aver coperto abusi sessuali di membri del clero, gode di immunità come Capo di Stato
di Paolo Giorgi
(ma... chi ha visto com'è il suo segretario particolare bavarese?)
articoli del 23.9.05
sinistra
il manifesto 23.9.05
BERTINOTTI
«Dobbiamo agire subito»
L'opposizione deve allargare il conflitto nel paese
di Carla Casalini
evoluzione e cervello
il manifesto 23.9.05
Cosa ci dice il cervello sui segreti della natura umana?
La scoperta del genetista di Chicago è una prova del fatto che l'essere umano civilizzato non ha perso la sua animalità. La tesi contraria, che trova ancora largo consenso, si fonda su un dualismo che va superato: perché siamo, piuttosto, sistemi «ibridi» il cui portato culturale è incarnato nella virtualità biologica
Alcune note a partire dalla scoperta di Lahn, pubblicata su Science, che dimostra come il cervello si sia evoluto anche dopo la comparsa di Homo sapiens. A conferma del fatto che la crescita culturale non sostituisce quella naturale, poiché non è indipendente dalla biologia degli umani. Detto altrimenti: non siamo angeli disincarnati
di Francesco Ferretti
creazionismo
il manifesto 23.9.05
C'è chi parla ancora di creazionismo
crimini cattolici
Gazzetta del Sud 23.9.05
I tribunali dell'Inquisizione
Un museo storico della pena e della tortura nel castello di Brolo
Ingegnosi strumenti di dolore e morte
di Salvatore Di Fazio
il futuro della scienza
il manifesto 22.9.05
Quando gli scienziati promettono miracoli
«La necessità di convincere i finanziatori ha un peso enorme».
Parla il genetista Kenneth Weiss che interviene oggi alla «Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza».
di Luca Tomassini
il manifesto 23.9.05
BERTINOTTI
«Dobbiamo agire subito»
L'opposizione deve allargare il conflitto nel paese
di Carla Casalini
evoluzione e cervello
il manifesto 23.9.05
Cosa ci dice il cervello sui segreti della natura umana?
La scoperta del genetista di Chicago è una prova del fatto che l'essere umano civilizzato non ha perso la sua animalità. La tesi contraria, che trova ancora largo consenso, si fonda su un dualismo che va superato: perché siamo, piuttosto, sistemi «ibridi» il cui portato culturale è incarnato nella virtualità biologica
Alcune note a partire dalla scoperta di Lahn, pubblicata su Science, che dimostra come il cervello si sia evoluto anche dopo la comparsa di Homo sapiens. A conferma del fatto che la crescita culturale non sostituisce quella naturale, poiché non è indipendente dalla biologia degli umani. Detto altrimenti: non siamo angeli disincarnati
di Francesco Ferretti
creazionismo
il manifesto 23.9.05
C'è chi parla ancora di creazionismo
crimini cattolici
Gazzetta del Sud 23.9.05
I tribunali dell'Inquisizione
Un museo storico della pena e della tortura nel castello di Brolo
Ingegnosi strumenti di dolore e morte
di Salvatore Di Fazio
il futuro della scienza
il manifesto 22.9.05
Quando gli scienziati promettono miracoli
«La necessità di convincere i finanziatori ha un peso enorme».
Parla il genetista Kenneth Weiss che interviene oggi alla «Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza».
di Luca Tomassini
Iscriviti a:
Post (Atom)