martedì 7 marzo 2006

segnalata da Nereo Benussi:
la lettera di Marcelo Conti a Cancrini sull'Unità di ieri mattina

l'Unità 6.3.05
I Deseparecidos, la Chiesa e quello strano silenzio

Gentile prof. Cancrini,
Le scrivo a proposito del suo articolo sull’Unità sui deseparecidos. Sono colpito dal fatto che in un articolo così lungo Lei non abbia dedicato neanche una parola alle complicità e responsabilità della Chiesa argentina. Soprattutto in virtù del fatto che lei è perito nel processo sui desaparecidos.
Lei cita I «cattivi universalmente accettati» come l’assasino Massera, Gelli ed il cinismo di Andreotti. Le madri di Plaza de Mayo, che Lei ha nel suo cuore, hanno più volte denunciato il nunzio apostolico in Argentina di allora, Cardinale Pio Laghi, per sue precise responsabilità ed indifferenza di fronte ai fatti.
Le rammento che un importante funzionario del consolato argentino di allora, da me incontrato personalmente a Roma qualche anno fa, ha ammesso che incontrava quotidianamente il Cardinale, allo scopo di salvare alcuni ragazzi italiani sequestrati di “buone referenze” dai campi di tortura, e per fare “il possibile. Forse perché tutti gli altri, su loro decisione (!), potevano tornare nelle mani del Signore... perché contaminati dalle “Ideologie del male”. Ma non erano anche questi cittadini italiani?
Non sono certamente ancora vivo per l’intervento del (poco) Pio Laghi, ma per altre circostanze molto fortunate... Il Cardinale, oggi, frequenta il salotto dl «Porta a Porta», ha celebrato il matrimonio del figlio del Re d’Italia, ha battezzato qualche nipotino di Massera, le ha anche sposato un figlio, e giocava a tennis quotidianamente con il cardinale. Credo possa essere questo il vizio della memoria di cui parla il sig. Morsolin. E i giornali tacciono e non pubblicano o ne parlano a metà.
Marcelo Enrique Conti

La ringrazio molto per questa sua precisazione. Il comportamento reale della Chiesa Cattolica al tempo della dittatura argentina non era menzionato nella mia risposta ed è giusto, invece, che esso sia ben conosciuto nel momento in cui se ne ricordano le vittime. Per due ragioni essenziali. Perché la Chiesa non ha preso le distanze ancora oggi, prima di tutto, dalle scelte che vennero fatte allora. Perché l’episodio particolare ripropone, in secondo luogo, una riflessione più ampia sugli effetti di questa incapacità della Chiesa di prendere posizione nei confronti di chi detiene un potere dittatoriale e lo esercita su linee di evidente, brutale, inaccettabile immoralità. Esempi dolorosi di questo tipo di atteggiamento hanno lasciato tracce importanti anche nel nostro Paese. Sono intitolati ancora oggi al padre Agostino Gemelli gli istituti più importanti dell’Università Cattolica anche se il padre Agostino Gemelli è stato un sostenitore entusiasta e pubblico delle leggi antiebraiche volute dal fascismo. Quelle leggi, a suo avviso, erano positive perché sottolineavano e rinforzavano le radici cristiane della nostra comunità nazionale Aveva il padre Agostino Gemelli, forse, un tipo di consuetudine con il cristianesimo simile a quella del nostro presidente del Senato, l’onorevole Marcello Pera, basata sullo scontro con chi cristiano non è: ghetti (per gli ebrei) e crociate (contro i musulmani) invece che predicazione del Vangelo e delle parole di Gesù. Ciò non ha impedito alla Chiesa, tuttavia, di intitolargli delle istituzioni culturali assai prestigiose. Senza tener conto del fatto per cui una persona che plaude a delle leggi razziali nel 1938 non era e non poteva essere un uomo davvero”colto”. Perché questo tipo di cose sia accaduto e possa accadere ancora non è facile da ricostruire in modo attendibile.
Quote di narcisismo autocelebrativo tali da rendere incerta la percezione della realtà e degli effetti prodotti dalle parole che si dicono si sono sicuramente collegate, in molti casi, con la vigliaccheria di chi non sa sfidare quelli che hanno il potere in quel momento. Molto al di là delle fragilità delle follie individuali o di piccolo gruppo, tuttavia, quello che non si può non notare è l’atteggiamento di chi, dal cuore stesso della Chiesa,questa percezione e questi orrori non condanna, da questa posizione e da questi orrori non prende la giusta distanza. Dimenticando o facendo finta di aver dimenticato, come è accaduto in questo caso, cose che non dovrebbero mai essere dimenticate.Il problema, alla fine, è quello della credibilità reale della Chiesa e della validità davvero universale del suo messaggio. Osservando le cose da questo punto di vista quello che a me sembra davvero inquietante, oggi, è il modo in cui la Chiesa continua spesso a tacere. Sull’Iraq, per esempio, per che Papa Wojtyla aveva con chiarezza condannato teoria e pratica della guerra preventiva e perché il Papa di oggi sembra preoccupato più del terrorismo che della guerra sui problemi de1mondo, sopratutto, perché sempre più chiaro a tutti è il rapporto che c’è fra le strategie di penetrazione economica e politica del libero mercato e l’aggravarsi continuo delle condizioni di miseria e di morte in cui si trovano popolazioni intere del terzo mondo. Quello che non dovrebbe bastare ad un magistero morale come quello della Chiesa, quello che non sarebbe bastato certamente a Gesù è il commuoversi senza preoccuparsene dei bambini che muoiono di fame. Quella di cui ci sarebbe stato e c’è bisogno, credo, è la capacità di mettere questo problema al primo punto di un ordine del giorno spirituale dell’umanità. Preoccuparsi della cellula appena fecondata, dicendo che Dio la vede e se ne preoccupa, diventa di fatto paradossale se si pensa ai milioni di bambini che si trascinano (senza che Dio li veda?) verso una morte atroce per logiche che sono ancora oggi quelle dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Logiche su cui, purtroppo, la Chiesa continua a guardarsi dall’intervenire. Difficile dire queste cose in un Paese come il nostro ma quello di cui viene voglia a volte è un pensiero forte di riforma della Chiesa, delle sue istituzioni e delle sue terribili opacità. Quella di cui ci sarebbe bisogno, forse, è una rivolta spirituale, basata sulle parole del Vangelo, capace di mettere in discussione, come accadde ai tempi di Lutero e della Riforma, un apparato che sembra destinato altrimenti ad appiattirsi sulle posizioni di quelli che si agitano pensando d’essere i più forti ma che altro non sono, in realtà, che persone incapaci di aprire gli occhi sul mondo che inutilmente li circonda.
Luigi Cancrini
(si ringrazia Gorgio Valentini)

La Stampa 6.3.06
Valeria Sacchi:
(...)
Alla ribalta della cronaca sale per la prima volta anche Ivan Gardini, il primogenito di Raul e di Idina Ferruzzi che, oltre a condividere con Sama le fatiche dell'etanolo, insieme al cugino Luca Bonaccorsi è impegnato nel lancio del nuovo settimanale «Left» (già «Avvenimenti»). Dopo l'uscita dei primi due numeri, Ivan e Luca hanno licenziato il direttore Adalberto Minucci e il condirettore Giulietto Chiesa. Motivo della rottura la rubrica «fissa» dello psicoanalista Massimo Fagioli - già ispiratore di alcuni film di Marco Bellocchio - voluta dai due giovani editori ma osteggiata dalla direzione.
(...)

lunedì 6 marzo 2006

Left: l'intervista di Paolo Izzo a Luca Bonaccorsi

Nuova Agenzia Radicale, 4 marzo 2006 ore 13.47
http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=7154
chi lo desideri può lasciare un commento a quest'intervista collegandosi al sito originale (cliccando sul link qui sopra)
Interviste - Luca Bonaccorsi (direttore editoriale di Left): “La sinistra che abbiamo in mente”

“A Roma è scoppiato l’anti-Freud”, così il Corriere della Sera titolava il 12 marzo 1978 un articolo di Giuliano Zincone. L'anti-Freud era Massimo Fagioli che già da qualche anno aveva esposto con tre libri (pubblicati tra il 1970 e il 1974) la sua teoria della nascita, in cui erano innanzitutto manifeste la cesura con la psicanalisi freudiana definita una truffa storica e la volontà di affermare finalmente una vera ricerca sulla malattia mentale e sulla natura umana. Le reazioni dei “realisti” freudiani erano state e furono violentissime, ma Fagioli proseguì “tranquillamente” per la sua strada, portando avanti le sue idee e proseguendo quel fenomeno che ormai è riconosciuto ovunque: l’Analisi collettiva - che molti definiscono come l’unico luogo in cui si fa ricerca psichiatrica, in cui anzi si realizza un ormai famoso trinomio, coniato sempre da Fagioli, “cura, formazione e ricerca”.
Oggi si potrebbe scrivere che, a quaranta giorni dalle elezioni, è scoppiato un altro putiferio, stavolta culturale, politico, mediatico, editoriale e che ad averlo scatenato è sempre lui: l’autore di “Istinto di morte e conoscenza” (Nuove edizioni romane, 1971). Oggetto del contendere sembra essere la nuova rivista settimanale Left, in edicola da sole tre settimane, ma i retroscena sono molteplici e coinvolgono tutta la sinistra, a cominciare da Rifondazione comunista e Ds, con annessi protagonisti e connessi giornali.
Gli editori di Left, Ivan Gardini e Luca Bonaccorsi, avevano promesso una vera trasformazione (il nome della testata, oltre a voler dire Sinistra, è anche un acronimo: le prime tre lettere richiamano il motto della Rivoluzione francese “Liberté, Egalité, Fraternité”; la t sta appunto per Trasformazione) e i fatti di questi giorni sembrano mantenere quella promessa. Del vecchio Avvenimenti, cui la nuova rivista è subentrata, non rimane quasi più niente. Si era cominciato rivoluzionando la veste grafica, raddoppiando il numero di pagine, inserendo nuove inchieste e contributi incisivi come quello di Massimo Fagioli, appunto. Al quale è stata affidata una rubrica settimanale. Stiamo comunque parlando di due Left usciti, duecento pagine in tutto, di cui tre di numero affidate allo psichiatra. Ma apriti cielo! Martedì scorso i giornali sono pieni di notizie che riguardano la fuoruscita da Left dei due direttori dell’ex Avvenimenti: Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci, cui seguirà nei giorni successivi, la fuga dal settimanale di parte del loro entourage, da Vauro a Marco Travaglio, da Emergency a Diego Novelli. Ebbene, Chiesa e Minucci sono stati licenziati, ma fanno subito capire che avevano posto un veto agli editori di Left: “o Fagioli o noi”… Non solo, dal momento che la nuova testata si richiamava sin dall’inizio al sogno di trasformare i concetti della Rivoluzione francese da parole in idee, la cui urgenza era stata sottolineata proprio da Fagioli sulle colonne di Liberazione, ecco che Chiesa e Minucci hanno denunciato un possibile asse tra Left e il quotidiano diretto da Piero Sansonetti (che a tutt'oggi è rimasto silenzioso spettatore).
Questi i fatti, dal punto di vista di chi scrive. Ieri è uscito regolarmente il terzo numero del settimanale e la rubrica di Fagioli si intitola, non deve essere un caso, "trasformazione". Prevediamo che le polemiche si rinfocoleranno non poco, anche a seguito dell’intervista che ci ha rilasciato Luca Bonaccorsi, agguerrito direttore editoriale del nuovo Left, il quale racconta alcuni notevoli retroscena dell’intera vicenda.

Allora Bonaccorsi, comincerei da Giulietto Chiesa che, nel commentare l’infelice esito della sua direzione di Left, conclusasi con il licenziamento dopo sole due settimane, ha detto di essere all’oscuro del fatto che aveste affidato a Massimo Fagioli una rubrica settimanale. Non solo: Chiesa prima ha dichiarato che Fagioli per lui era uno “sconosciuto signore”, ma poi l’ha indicato come il deus ex machina di un intreccio tra Left, Liberazione, Rifondazione comunista… Cosa c’è di vero nelle invettive di Chiesa?

Quasi nulla. Chiesa è un famoso “complottista”. Noi ci siamo dovuti “difendere” dai suoi scoop! Pensi che per il primo numero voleva dedicare la copertina ad uno scoop incredibile: lui aveva scoperto che le Twin Towers le avevano tirate giù gli stessi americani! Il solito complotto Cheney-CIA-militari… Dopo tante riunioni siamo riusciti a riformulare la cosa come “analisi dei punti oscuri e delle domande non risposte sull’11 settembre”. Perché sia chiaro, le domande e i dubbi sono ancora molti: basta andare in rete per trovare centinaia di siti che raccolgono dubbi, sospetti e teorie sulla vera versione dei fatti. Ma lo scoop! Poi l’altra settimana dopo la conferenza stampa di presentazione (alla quale non ha partecipato quasi nessuno dei suoi amici che ora ci attaccano) mi ha preso da una parte e mi ha detto che aveva un altro scoop incredibile per il prossimo numero. Argomento voto elettronico: la stessa società contestata in America per presunti brogli alle ultime presidenziali è stata ingaggiata dal ministro Stanca (cioè da Berlusconi) per gestire le Elezioni italiane. Gettando così una pesante ombra sulla regolarità delle prossime politiche. Noi siamo corsi a verificare la storia e abbiamo scoperto che in Italia il voto è manuale e cartaceo, lo scrutinio pure, e solo dopo la trascrizione dei dati sul registro del seggio i dati vengono comunicati all’operatore informatico che li trasferisce al Viminale. Il cartaceo comunque c’è e rimane per qualsiasi verifica. Questa è stata la nostra breve esperienza con Chiesa. Un signore che oramai fa più il politico che il giornalista. Mentre a noi serve un giornalista. Tra l’altro da quando è arrivato lui ad Avvenimenti (luglio 2005) le vendite sono solo peggiorate.

Per tornare alla vicenda di Fagioli, che mi dice?

Secondo me il professor Fagioli è una delle voci più originali nel dibattito sui valori della nuova sinistra. Dibattito al quale Left vuole chiaramente partecipare. Fagioli mette in relazione le teorie sulla natura dell’uomo con le teorie politiche e la forma di stato. Fagioli, dopo 50 anni di ricerca psichiatrica, dice che gli uomini nascono tutti uguali e sani… più di sinistra di così! E’ anche uno che si è battuto perché la psicoterapia non fosse il privilegio di pochi ricchi borghesi, ma alla portata di tutti. Insomma io non vedo davvero perché dovrebbe essere censurato. Riguardo al fatto che Chiesa non sapesse che Fagioli era sul Timone del giornale questo prova solo una cosa nota a tutti: la scarsissima presenza di Chiesa in redazione. Lui al massimo passava un paio d’ore il venerdì. Perché lui ora fa il politico, appunto.

E riguardo al presunto asse Left-Rifondazione-Liberazione?

L’ennesimo complotto della fervida immaginazione di Chiesa. Il piano editoriale che i direttori stessi hanno proposto e che la redazione ha approvato, annovera come valore primo tra quelli a cui ci ispiriamo il principio della non-violenza. Ora, Chiesa non sa neanche che quella è l’idea su cui Fausto Bertinotti sta rifondando la linea politica del suo partito? Ma li legge i giornali Chiesa? Fare un giornale “non-violento” vuol dire essere plagiati da Bertinotti o contigui al suo partito? Mah… Mi sembra proprio una logica vecchia e di bottega quella di non poter condividere idee belle qualunque sia la paternità di queste. La laicità dello Stato segue nella lista del piano editoriale. Questo vuol dire che abbiamo fatto l’alleanza con i Radicali? Devo constatare che Chiesa non ha neanche letto il “suo” piano editoriale!

Perché insiste col dire che Chiesa fa il politico e non il giornalista?

Perché forse la verità di tutta questa vicenda è un’altra, e cioè quella che ci han detto subito tutti fin dall’inizio: che fosse Chiesa stesso a voler fare un partitino e che Left-Avvenimenti doveva esserne l’organo. E per questo non tollerava che il giornale condividesse valori con chicchessia a meno che non fossero quelli enunciati da lui. Effettivamente quando siamo arrivati, Adalberto Minucci ci parlò del progetto di Chiesa di far diventare Avvenimenti l’organo della lista Di Pietro-Occhetto. Solo che poi Chiesa e Di Pietro hanno litigato e ora sono in causa per cui la cosa non funzionò. Ma non sarà Chiesa quello litigioso?

Ho letto che ci sono stati anche altri motivi di conflitto interno: a cominciare dal battibecco con il Corriere della Sera che risale alla prima uscita di Left…

Anche la storia del Corriere è ridicola. Ivan Gardini aveva risposto un po’ piccato al pezzo del Corriere che “insinuava” un suo legame con Di Pietro attraverso la persona di Chiesa (eletto al Parlamento europeo proprio grazie al magistrato che ha così pesantemente influito sulla vita della famiglia Gardini). Ivan ha solo sottolineato che non c’era continuità editoriale tra Left-Avvenimenti e il vecchio Avvenimenti. Cosa evidente anche ai sassi! I direttori hanno usato questa cosa come pretesto per dire che Ivan metteva a rischio i finanziamenti pubblici alla cooperativa. Cosa falsissima, disinformazione terroristica alla redazione. Questo è stato uno dei motivi che ha fatto arrabbiare il CdA della cooperativa. Tra l’altro, per quanto riguardava invece il riconoscimento della tradizione di Avvenimenti, ci avevamo puntato noi stessi nella campagna pubblicitaria con lo slogan “dall’esperienza di Avvenimenti nasce Left”…

E’ sempre Chiesa ad aver detto: “si è già capito che razza di sinistra questi signori abbiano in mente”. Si riferiva a voi editori. Quindi le giro la domanda: quale sinistra avete in mente?

Quella annunciata nel piano editoriale: non-violenta, laica, pluralista, obiettiva, attenta alla libertà delle donne, attenta alle esigenze oltre che ai bisogni, all’ambiente, alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. Questa sinistra ha incontrato il niet di Chiesa. Ma lo saprà cosa è un modello di sviluppo o lui pensa ancora al piano quinquennale?

Paolo Izzo

l'articolo di "Liberazione" citato nella Lezione di Chieti del 4 marzo

Liberazione 03 marzo 2006 pag. 3
Da Marx a Freud, il disagio per un mondo feticcio

A centocinquanta anni dalla nascita non è solo la pratica del “sospetto” ad accomunare il fondatore
della psicoanalisi con il filosofo tedesco. Il legame tra i due è lo scavo negli aspetti inquietanti del quotidiano

“Perturbante”, nel linguaggio psicoanalitico, indica qualcosa di vicino che ci appartiene. Qualcosa che di solito non si mostra, o che noi non notiamo.
Ma nel momento in cui appare, scompone la nostra identità

L’autore del “Capitale” ha colto questa dimensione spettrale, fantasmatica, nel cuore della produzione capitalistica. Dove gli oggetti diventano merci e feticci. Alla politica il compito di abolire la “superficie”

Nel 1919 Sigmund Freud pubblica sulla rivista “Imago” un saggio intitolato Das Unheimliche, in cui analizza l’aggettivo heimlich, che in tedesco significa “domestico” e anche “casalingo”, a partire dalla radice Heim, che significa “casa”. Freud si accorge tuttavia che nell’uso linguistico l’aggettivo assume talvolta significati diversi, addirittura contrastanti, fino a rovesciarsi nel suo contrario e a indicare qualcosa di segreto, nascosto, perfino minaccioso. Tale ambivalenza si riverbera nel negativo un-heimlich. In italiano esso è tradotto con“perturbante”, in inglese con uncanny, in francese con inquiétante étrangeté.
Ma al di là delle difficoltà di traduzione, il termine tedesco ha compiuto un significativo tragitto nel Novecento, fino a diventare un concetto chiave della modernità. Allude a un senso di pericolo collegato al nostro esistere, alla casa e all’abitare, a una casa popolata da fantasmi e presenze estranee. Così è diventato uno dei concetti che segnalano la condizione incerta e fluttuante del soggetto moderno, quello stesso soggetto che la psicoanalisi ha posto al centro della sua attenzione. “Perturbante” allora non è qualcosa di estraneo, che arriva di lontano e ci sorprende per la sua diversità, ma è piuttosto qualcosa di vicino e che forse ci appartiene. Qualcosa che solitamente non si mostra, o che noi non notiamo, ma che nel momento in cui appare scompone le coordinate della nostra identità perché ci costringe a guardarci in un altro modo.
La riflessione di Freud avviene negli stessi anni in cui Albert Einstein elabora la teoria della relatività, e in cui Ferdinand de Saussure decostruisce le categorie linguistiche tradizionali. E’ strettamente connessa alla modernità, ai dubbi e ai fantasmi che il progresso della ragione non è riuscito a debellare e che molti artisti moderni, e alcuni pensatori, hanno posto al centro della loro opera. Non è un caso che la recente fortuna del concetto freudiano sia dovuta soprattutto agli studiosi di letteratura fantastica, quella letteratura che introducendo nella narrazione elementi trasgressivi, elementi che sospendono le certezze del lettore, tende a indicare un limite invalicabile dell’esperienza umana. Il sentimento di incertezza intellettuale, l’impossibilità di decidere e l’angoscia che spesso caratterizzano la letteratura fantastica, popolata di doppi e di fantasmi, di statue che si animano e morti che resuscitano – basti pensare all’opera di Edgar Allan Poe - trova infatti nel concetto di perturbante un’affascinante ipotesi esplicativa. Meno nota, forse, è la fortuna filosofica del termine. In un suo importante studio, intitolato Spettri di Marx, Jacques Derrida ritiene di poter distinguere due aspetti diversi, e addirittura divergenti, nella teoria marxiana. Da un lato, ci sarebbe il Marx critico dell’ideologia, il pensatore che ritiene di poter smontare l’ideologia mediante la critica dialettica, per ricostruire su nuove basi un pensiero e un progetto di trasformazione politica. Dall’altro, invece, il pensatore che meglio di chiunque ha colto il valore “spettrale” e fantasmatico della produzione capitalistica, che trasforma le merci da cose concrete e materiali in feticci, in simulacri che significano altro da quello che sono. E in effetti, se si legge con un minimo di attenzione il passo del Capitale intitolato “Il carattere di feticcio della merce e il suo arcano”, più che davanti a un trattato di economia sembra di essere di fronte a un racconto fantastico. «A prima vista – scrive Marx - una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi risulta invece che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezze metafisiche e di capricci teologici. Finché è valore d’uso, non c’è nulla di misterioso in essa […]. Ma appena si presenta come merce, si trasforma in una cosa sensibilmente soprasensibile. Se prendiamo come esempio un tavolo, una volta diventato merce non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testadi legno dei grilli molto più mirabili che se cominciassero spontaneamente a ballare». Sarebbe questa, a parere di Derrida, la più importante eredità di Marx. Proprio questa capacità di cogliere gli aspetti contrastanti della realtà farebbe di lui un eretico, un filosofo unheimlich, un pensatore delle frontiere che fatica ancor oggi ad essere accettato, e che molti si affannano a volere morto e seppellito. Ma non solo. Quel particolare modo di interpretare la società, in grado di individuare i punti critici dell’organizzazione capitalistica e della ideologia che la governa, ha consentito a Paul Ricoeur di avvicinare Freud a Marx, indicati, insieme a Nietzsche, come i moderni “maestri del sospetto”. Dove però l’atto del “sospettare” non implica una speciale malizia, una volontà furbesca di rovesciare a tutti i costi l’apparenza, quanto piuttosto la capacità di individuare i “sintomi” che segnalano uno stato di sofferenza - del malato come della società - per progettare la giusta terapia. La politica è l’ambito in cui si operano le più importanti trasformazioni, individuali e collettive. Poiché, a meno di non credere alla possibilità di un’illuminazione come dicono accadde a San Paolo, non c’è trasformazione che non avvenga nella relazione con gli altri, e dunque nella dimensione sociale e politica. Ma come purtroppo siamo costretti a sperimentare ogni giorno, l’ambito politico non è mai stato così degradato come oggi. Al punto che scompare all’orizzonte il senso di una pratica politica che renda conto della nostra e dell’altrui soggettività. D’altra parte, quando il potere democratico si riduce alla legittimazione del potere in quanto tale, la democrazia si fa coatta ed “esportabile”. Più che un’esperienza concreta, essa diviene il fantasma di un’esperienza che non c’è, il sintomo di un disagio per qualcosa che manca. L’ambito politico, che dovrebbe apparirci come quello più familiare in quanto proprio, e specifico, del genere umano, si trasforma in qualcosa di inquietante, in qualcosa che ci turba proprio in quanto sorge dal cuore della nostra identità. Qualcosa che certamente ci riguarda, ma in modo ambiguamente minaccioso. Sembra infatti che al giorno d’oggi venga a mancare il fondamento che consente di “pensare” la politica a partire da alcuni elementi condivisi. E tuttavia è proprio in questi momenti che si fa più urgente la necessità di interrogare l’abisso che si apre ai margini del discorso politico, là dove si ha la sensazione che non si tratti più di regole stabilite e condivise ma di qualcosa che ha che fare con una diversa presa di coscienza, e forse con una decisione. Il diritto, le leggi, la par condicio, insomma tutto l’armamentario, non ha necessariamente a che fare con la giustizia. Un pensatore non abbastanza caro alla sinistra, Walter Benjamin, considerava anzi la giustizia come qualcosa che libera e scioglie dal diritto, dal diritto inteso come sinonimo di colpa. Poiché - come suggerisce Adone Brandalise in un saggio intitolato Decisione e neutralizzazione. Il perturbante e l’ordine politico, di prossima pubblicazione – è in momenti come questi che il patto sociale si mostra per quello che è: non l’organizzazione di individui liberi che una volta per tutte si sono accordati su come procedere affinché non regni la legge del più forte, ma il presentarsi e ripresentarsi continuo di un momento, cioè di un presente, in cui radicalmente e rischiosamente tutto accade di nuovo, tutto si decide, aprendo così la dimensione etica - e non giuridica – che sta a fondamento della politica. Senza la capacità di decidere non c’è politica, ma solo amministrazione dell’esistente. Come ben sanno i rivoluzionari, politica non è pratica amministrativa, ma capacità di mettere in questione gli assetti esistenti. Dobbiamo vegliare affinché non si spacci il fondo oscuro e perturbante dell’ordine politico con la necessità di accettarne passivamente gli esiti, e mantenere viva la capacità di pensare qualcosa che non resti irretito nella trama di ciò che è stato pensato una volta per tutte.
(si ringrazia Giorgio Valentini)

domenica 5 marzo 2006

sulla prima pagina di "Libero" di oggi:
Massimo Fagioli e Fausto Bertinotti

Libero 5 marzo 2006 prima pagina e pag.12
La svolta di Bertinotti? Un caso psichiatrico...
di Nino Sunseri


Fausto nega di essere diventato un «fagiolino». Non nel senso dell'orto naturalmente. Ma come uno delle migliaia di fans di Massimo Fagioli, il «guru» della psichiatria eretica. Uno che, trent'anni fa, voleva «smascherare quell'imbecille di nome Freud» e per questo venne espulso dalla società italiana di psichiatria. Fausto nega. Dichiara… (segue a pag. 12)

PAG. 12
EMINENZE ROSSE – Dal rifiuto della violenza alla sfida della primarie. Dietro ad ogni strappo di Fausto c’è l’ombra del nuovo guru radical chic
Merito dello psichiatra se Fausto non è più global

… al “ Corriere della sera” che la svolta ultrapacifista ha origini ben più antiche. Quando il professor Massimo Fagioli, docente all’Università di Chieti, non era all’orizzonte. Eppure sono in tanti a ricordare la sera del 5 novembre 2004, il dibattito organizzato a Villa Piccolomini da Amore e Psiche, la libreria di cui il professore è insostituibile animatore. Le cronache raccontano di duemila persone, molte delle quali sedute per terra con le loro tecnoscarpette, le pance graziose, gli sguardi attenti. C’è perfino un maxi-schermo, per quelli che non trovano posto nella maxitenda. Sul palco, a richiamare tanta folla un vecchio capo comunista come Pietro Ingrao che esprime il disgusto per la “guerra preventiva”di Bush, sorvolando su tutte le “ guerre di liberazione” e su tutte le “violenze proletarie” che egli approvò fino all’altro ieri, Applausi. Applausi soprattutto per Massimo Fagioli che coglie l’occasione per un’altra di quelle “analisi collettive” che negli anni ’70 segnarono in maniera inequivocabile il suo successo. Al tavolo c’è Bertinotti. Il leader di Rifondazione se la cava piuttosto bene di fronte ad un pubblico febbrile, parlando del la non violenza, senza sconti per la sua tradizione politica. Anzi: sostiene, per la prima volta in maniera inequivocabile che nessuna aggressione è scusabile. Non quella dei no-global, tanto meno del movimentiamo dei centri sociali. E' stolto, sostiene, giustificare la prepotenza di sinistra mentre si condanna quella di destra. Otto mesi dopo, nel luglio 2005 è ancor ai palcoscenico di Amore e Psiche ad ospitare Fausto che annuncia la candidatura alle primarie dell’Ulivo. Il Segretario di Rifondazione parla di “felicità” di “premonizione”, “desiderio”, “promessa”, “liberazione”, “attesa”. Ad un certo momento, deposti i vecchi attrezzi lessicali del vetero marxismo, Fausto arriva ad invocare la “Provvidenza Rossa”; ad applaudirlo, in sala, l’ormai immancabile Fagioli.
Fausto e lo psichiatra adesso compaiono insieme su Left. La rivista pubblicata da Ivan Gardini e dal cognato Luca Bonaccorsi, sulle ceneri di Avvenimenti. Un’accoppiata che ha provocato un’altra delle mille scissioni a sinistra, piccola, piccola stavolta. Perché il Direttore Adalberto Minucci (vecchio dirigente del PCI) e Giulietto Chiesa (firma storica del giornalismo di sinistra) si sono dimessi per colpa di Fausto e di Massimo Fagioli. Il capo di Rifondazione accusato di essere il regista dell’apparentamento con Liberazione, il giornale del suo partito. “Questo legame non era nei patti con la nuova proprietà” tuona Giulietto Chiesa.
Fagioli, perché è stato la pietra dello scandalo? Perché la sua rubrica su Left è andata in pagina al buio della Direzione, perché al piano editoriale ha dato un contributo determinante. A cominciare dal nome di Left dove, all’acronimo della Rivoluzione Francese (“libertè, egalitè, fraternité”) è stata aggiunta la “t” che dovrebbe stare “trasformazione” dal titolo della rubrica del professore che proprio nel numero in edicola ricorda il primo appuntamento del cinque novembre del 2004, quando incontrò Fausto. Scrive Fagioli “fu l’inizio di una storia d’amore”.
Perché lo psichiatra si dichiara un ex radicale, ma sostiene che “Bertinotti sta conducendo una politica meno radicale di Boselli, Bonino e Capezzone” ma “più intelligente, realistica e saggia”. Fausto, sul settimanale, compare a pagina 38 come testimonial della campagna abbonamenti di Liberazione “che – dice lo strillo – è sempre critica (anche con me)”. Probabilmente avrà una rubrica fissa. Magari al posto di “Scampoli” curata da Diego Novelli, l’ex sindaco di Torino che dopo 18 anni (aveva fondato Avvenimenti con Claudio Fracassi) lascia il giornale. Si dimette anche dall’incarico di garante dei lettori “per la nomina del nuovo direttore che peraltro non conosco”. Si tratta di Pino Di Maula 44 anni, proveniente dalla galassia ambientalista (Nuova Ecologia, Il Restomancia, Clorophilla). Risponde Fagioli: “Penso che si possa risorgere dal comunismo per ricreare il socialismo, Ma non si può risorgere dal liberalismo". Ed è con queste parole che ha sedotto Fausto. Così come, negli anni ’70, aveva fatto con la disperazione di studenti e intellettuali delusi dal sogno rivoluzionario.

LO PSICHIATRA ERETICO
Chi è Massimo Fagioli
IL MEDICO.
Massimo Fagioli è uno dei “guru” della psichiatria italiana. Per le sue teorie eretiche nel 1976 venne cacciato dalla Società psicoanalitica italiana.
LO SCRITTORE
Gli avversari danno un giudizio negativo degli studi di Fagioli. Lo considerano invece estremamente presuntuoso. Ricordano che in uno dei libri ha scritto che le sue opere: “Si pongono come momento fondamentale della storia del pensiero rendendo passato quanto fino a ora era attuale”.
IL POLITICO
Il rapporto tra Fagioli e Bertinotti è nato il 5 novembre 2004 in un dibattito a Roma. Da allora la svolta ultra-pacifista del leader di Rifondazione.

ASSISTITO
Il leader di rifondazione Fausto Bertinotti (foto) . la prima volta che ha condannato la violenza in maniera inequivocabile si trovava ad una conferenza organizzata da Massimo Fagioli e dalla sua libreria, “ Amore e Psiche” . Stesso palcoscenico anche per annunciare la sua candidatura alle primarie dell’ulivo .

Fausto nega il legame con il medico, ma Fagioli parla liberamente della loro “storia d’amore”, che lo ha portato a sostenere il matrimonio tra la rivista Left, su cui scrive, e il quotidiano di Rifondazione Comunista.

CONSIGLIO ALL’ULIVO
UNA SCORPACCIATA DI FAGIOLI DOC
di Nantas Salvalaggio

Fagioli per tutti". E’ l'imperativo categorico che rimbalza sui cellulari della Unione, da Rifondazione Comunista al Campanile di Mastella.
Ma non si tratta, meglio dirlo subito, di una dieta mediterranea a base d'erbe e legumi. No, stiamo parlando della "terza via psicanalitica imboccata dalle élites progressiste sulle orme di un guru post-freudiano, Massimo Fagioli. "Fagioli, chi?" direbbe corrugando la fronte uno studioso della celebre Scuola di Vienna.
Difatti è inutile cercare il suo nome nelle enciclopedie, è ignoto sia alla Britannica che alla Treccani, e non trova neppure osto nella "Garzantina", fra un Marco Fagioli poeta novecentesco e un Fagiuoli Giambattista commediografo del Settecento. Si sussurra che il Nostro abbia ammansito l'ex rivoluzionario Marco Bellocchio, promettente regista de I pugni in tasca". Ma l'allievo prediletto oltre misura, secondo le chiacchiere di Montecitorio, sarebbe lo charmoso Bertinotti. Se dal suo programma Fausto ha cassato la violenza, il merito sarebbe del Massimo Fagioli l'Eretico, espulso dalla Società Italiana di Psicanalisi. Metà Gandhi e metà Rasputin, il Fagioli è riemerso conte un fiume carsico dopo una lunga assenza. Ed ora trionfa nelle vesti del salvatore, del "maitre à penser". Per abbeverarsi al suo verbo, la crema della società romana, accorre alle sue lezioni affollatissime. Le dame dei salotti alti, insieme ai politici mondani, si vantano di avere il suo telefono privato.
Dire che il Maitre Fagioli e un intellettuale dirompente non gli rende giustizia L'esperienza dimostra che il suo semplice apparire a una qualsiasi redazione di rivista, o a una cellula di partito, provoca risse e diaspore. L'ultimo caso, tutt'altro che sopito, riguarda la rivista "Left". "Left” che in inglese significa Sinistra, ma anche "lasciato' "abbandonato" - era il giocattolo culturale cui stava lavorando il figlio del povero Gardini, che ne affidò la direzione a due vecchie firme della stampa "engagée": Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci. Ma nel frattempo s'era infilato dietro le quinte il Grande Max, lo psico-seduttore. E con la pura forza dello sguardo convinse Gardini junior che la rivista non sarebbe mai stata di livello senza una sua rubrica, in bilico tra psicanalisi e varia umanità. Prima convinto, e poi soggiogato, Junior disse subito si; e ne informò i due anziani e consumati direttori . Ma costoro già stavano all'erta, e subodorando una sorta di complotto ideologico tra il Max e il Fausto Bertinotti, hanno alzato le barricate con un cartello: "O lui o noi ". Junior Gardini ha risposto: lui! E ha licenziato i due "resistenti". Molte sono le idee e le fazioni che si stanno combattendo intorno alla figura di Max. Ma pure senza uscire allo scoperto, Bertinotti lo ammira e lo approva. E non è il solo: nella sinistra più radicale, molti altri sono convinti che il pen-siero di Max è ciò che occorre per vincere di slancio. Gardini junior sostiene che lo slogan di una nuova Sinistra, già gloriosa macchina da guerra, potrebbe essere "Tutti da Max il sabato sera". A cominciare dal farfugliante Prodi, gli ingessati leader dell'Unione trarrebbero gran beneficio dal sofà terapeutico del Fagioli. D'Alema potrebbe uscirne tollerante e senza baffi. Fassino non più macilento e nervoso. Il no-global Caruso meno torvo e manesco. Manca poco più di un mese all'appuntamento delle urne. Che si aspetta a tappezzare l'Italia di manifesti 8 x 4, con il faccione verde-ulivo di Max e la scritta: FAGIOLI PER TUTTI?

(si ringrazia Tonino Scrimenti)

Comunicato delle Nuove Edizioni Romane

Le Nuove Edizioni Romane
comunicano che domenica 5 marzo
esce il quinto libro di Massimo Fagioli

LEZIONI 2002

Nella giornata di domenica dalle ore 9.00 alle ore 21.00
la sede della Casa Editrice, in piazza Santa Cecilia 18, e la libreria Amore e Psiche
saranno ininterrottamente aperte per sottolineare l'evento

A partire da lunedì 6 il nuovo libro sarà presente nelle altre librerie abituali
(a Firenze da STRATAGEMMA)

_______________________

venerdì 3 marzo 2006

a proposito di "Left":
due lettere a Giulietto Chiesa... più una

dal sito www.giuliettochiesa.it
chi voglia conoscere le risposte del giornalista le troverà a questo stesso indirizzo

Lettera Firmata - 2-3-06
Anch'io evidentemente - oltre ai maggiori azionisti di Left - sono riuscita a leggere ciò che Lei definisce l'autopanegirico di quel signore a me sconosciuto e mi è parso che si trattasse di linguaggio poetico, più che di frasi di difficilissima decifrazione come sempre Lei afferma. Linguaggio poetico con un grande contenuto di speranza per una sinistra nuova. Forse è perché conosco il dott. Massimo Fagioli dal 1980 come noto psichiatra - autore di Istinto di morte e conoscenza; professore universitario, regista cinematografico nonché autore di varie opere architettoniche. Lo conosco io, ma ho verificato nel tempo che lo conoscono proprio tutti e non solo in Italia. E mi pare strano che per Lei, direttore di un giornale, fosse un signore sconosciuto e rappresentasse uno scoglio insuperabile per la gestione del giornale stesso, perché gli era stata assegnata una rubrica settimanale; tanto da non chiedersi neppure se per caso l'immediato successo del nuovo Left-Avvenimenti fosse dovuto anche al fatto che Fagioli vi scrivesse! Presumo che invece Lei conoscerà certamente il sig. Galimberti, per esempio, che tiene una rubrica su Donna di Repubblica da una ventina d'anni, senza che nessun direttore e vicedirettore si scomponga. Ma certo, lui non propone una sinistra nuova. Una sinistra fatta finalmente di persone capaci di scrollarsi di dosso l'ideologia, per aprirsi alle idee.

Lettera Firmata - 1-3-06
Gentile Giulietto Chiesa, da anni La stimo e La seguo con attenzione; mi spello le mani per applaudirla alle riunioni del Cantiere di Roma, dove non manco quasi mai. Ho sempre apprezzato la Sua chiarezza di idee e il Suo rigore politico, specialmente in questi ultimi anni che hanno visto un'Italia alla deriva con l'assenza di un'opposizione che rasenta la connivenza. Ma su questa vicenda di Left e del professor Fagioli non la seguo più. Leggo la sua lettera pubblicata sul sito "Megachip" e le parole: " (...) Siamo dunque partiti (riferendosi alla prima uscita di Left). E, appena partiti, ci siamo accorti che qualcosa di grave stava succedendo. Intanto l'apparizione sul primo numero della firma, corredata con foto, di un signore a me sconosciuto, tale Massimo Fagioli. Articolo che non avevo visto in precedenza, che non mi era stato annunciato e che, alla prima lettura, risultava incomprensibile: un coarcevo di parole pressoché senza senso comune. (...) Ora, io non posso e non voglio entrare nel merito dei problemi con la redazione, con i proprietari della rivista e quant'altro, nè voglio approfondire il discorso sul professor Fagioli, che non è questo il luogo, ma le Sue parole mi hanno colpito: "qualcosa di grave sava succedendo"... Pubblicare un articolo di Massimo Fagioli davvero Lei pensa sia qualcosa di grave? E perché? Siamo sommersi tutti i giorni da cose che non ci piacciono, in TV e sui giornali; io personalmente ho imparato a girare pagina se un articolo non è di mio gradimento. Mi scusi se insisto, ma la parola "grave" non Le sembra un pò eccessiva? Lei inoltre afferma di non conoscere Massimo Fagioli; mi scusi l'ardire, ma non Le credo: un giornalista attento come è Lei non può non conoscere questo psichiatra che, come si muove, scatena le reazioni isteriche della stampa, per cui, nel corso degli anni (tanti!) centinaia di volte i giornali si sono occupati di lui. E ancora, Lei definisce l'articolo su Left (il primo) di Fagioli, "un coarcevo di parole incomprensibili"...mi perdoni se La contraddico, ma io invece l'ho capito benissimo, e aggiungo: se davanti a tutte le cose che a una prima lettura non capiamo reagissimo con una chiusura definitiva, chissà quante cose inetressanti e belle ci perderemmo! Se una donna La guarda negli occhi, Lei quello sguardo lo sa sempre comprendere a una prima lettura? Un caro saluto.

un'altra lettera sul tema, apparsa sul sito de "il barbiere della sera" (qui), è stata segnalata da Gianpaolo Conti:

lettera aperta
Fleurs - 02.03.2006
Segue lettera aperta a Giulietto Chiesa e alle compagni e compagne della sinistra.
Grazie per l'attenzione,
Gianluca

Cortese Giulietto Chiesa,
chi le scrive è 'semplicemente' un giovane uomo poco più che ventenne, di quelli che vengono detti 'di sinistra', di mestiere faccio il cameriere in un ristorante (contratto precarissimo!) e il compositore di musica (niente contratti!), e cerco di vivere il mio tempo con occhi aperti e sensibilità possibilmente affinata. Vivo in Sicilia.

Le scrivo a proposito dell'affaire sorto, così pare leggendo tutti i giornali, sui rapporti tra Massimo Fagioli, la sua teoria e prassi, e la bella iniziativa editoriale di LEFT.

Ho comprato LEFT fin dal primo numero e continuerò a comprarla: l'ho trovata una eccellente rivista, cui auguro florida e lunga vita.
La lettura dell'editoriale programmatico sul primo numero mi dice di un movimento originale a sinistra, nuovo e diverso, di una ricerca certo difficile ma importante e appassionante.

Già nel primo numero ho trovato, tra altre stimolanti opinioni e chiari articoli e note sui fatti del mondo, un intervento di Massimo Fagioli. Ne sono stato contento: è un bell'intervento, appassionato e non freddo e, a mio modesto avviso, affatto comprensibile.
Ora, io non ho mai incontrato il professor Fagioli, ma so per essermi documentato che da 4 decenni buoni la sua ricerca e quella della Analisi Collettiva a lui legata, ricerca scientifica quindi politica, è una presenza viva e originale nella cultura italiana e non solo; so anche che detta ricerca è un movimento originale nella sinistra, nella sua elaborazione teorica e di prassi. Queste cose le so non perché io sia un dotto Umberto libresco-pretesco su cui tutto riecheggia, ma perché negli ultimi tempi questo movimento di ricerca nella sinistra mi ha appassionato e poi incuriosito (a partire da Genova e dal rifiuto della violenza), quindi è stato naturale documentarmi e fare un po' di storia.
Dunque, mi è sembrato bello trovare un intervento di Fagioli in un giornale come LEFT.
Del pari sono stato contento di leggere sul quotidiano Liberazione nel corso degli ultimi mesi gli interventi del professore e varii altri articoli e lettere di compagne e compagni, nei quali si profila per la sinistra una ricerca che ritengo (credo di non essere il solo, visto che nascono riviste come LEFT!) fondamentale.

Ho trovato anche sul secondo numero di LEFT un nuovo più esteso intervento del professor Fagioli, con annuncio di futuri articoli, e ho pensato: 'ma che bella cosa! Allora è proprio vero che a sinistra, finalmente, c'è un rinnovato movimento, che si dibattono le idee e le parole senza chiudersi nella politichetta da due soldi borghesina stitichina! Ben venga tutto ciò!'

Poi, subito dopo, leggo sui giornali che pare sia successo il finimondo proprio a causa del movimento bello e della nascita di LEFT.

Leggo di una incomprensibilità degli interventi di Fagioli, proprio quelli che a me era parso d'aver se non inteso almeno intuito, soprattutto sentito.
Leggo poi di 'sogni' di collaborazioni tra LEFT e Liberazione profilate nel secondo intervento di Fagioli, penso che ho letto male l'articolo incriminato perché non ricordo indicazioni nè tampoco diktat in proposito; vado a rileggere l'articolo in questione e non trovo traccia alcuna di quello che si dice sui giornali, piuttosto mi pare che Fagioli dica di una ricerca generale, comune alla sinistra (di cui fino a prova contraria tanto Liberazione quanto LEFT sono parte), e che solo a sinistra possa e dovrebbe darsi.
Leggo ancora sui giornali di rivendicazioni sull'ispirazione di linee editoriali da parte di Fagioli, e di nuovo vado a rileggere gli articoli del Nostro e non trovo nulla più che la semplice costatazione di una ricerca a sinistra che certo non è, o non pare, estranea a quella scientifica quindi politica del professore e della Analisi Collettiva. A me era parso evidente sin dall'editoriale sul primo numero di LEFT, dov'è lo scandalo?

Già, dov'è lo scandalo? Dov'è la pietra che fa inciampare? Perché da qualche parte deve esserci una pietra su cui si cade, visto che quanto leggo sui giornali di sinistra (per adesso Liberazione tace...), ove non si tratti solo di gossip scemo, quanto è scritto finora a me pare pretestuoso, nel senso che non ha proprio riscontro nei testi.

Cerco questa pietra e mi chiedo: 'che sia proprio nelle proposte di ricerca la pietra?'
Massimo Fagioli dice, non da oggi, cose effettivamente pesanti come pietre, e come pietre solide però.
Dice di un vuoto teorico, del resto 'confessato' ormai apertamente a sinistra e in molti casi anche dolorosamente evidente.
Dice di rapporto uomo donna quando ancora la formulazione, standardizzata e astratta, più in voga a sinistra è la frase, orrenda davvero, 'conflitto fra i sessi'.
Dice di irrazionalità senza che sembri parlare del demonio e delle bestie feroci.
E, a me sembra giustamente e naturalmente, propone la sua ricerca visto che peraltro gli è stato chiesto negli ultimi anni a più riprese da più parti (penso, esempio tra i vari possibili, all'incontro con Pietro Ingrao e Fausto Bertinotti nel 2004)
Dov'è dunque lo scandalo? Per favore, mi dia una risposta, magari solleciti altri compagni a darmela, se lei non ha tempo e voglia. Non mi intendo di giornalismo e di regole e, ripeto, non mi sembra che il succo della vexata faccenda risieda nelle regole, a me pare che la sostanza stia altrove, che la questione sia su una ricerca possibile e sui contenuti di essa ricerca.
Potrebbe, compagno Chiesa, rispondermi, a questo proposito?

Cordialmente,
Gianluca

infine c'è un riferimento a tutta la faccenda anche sul sito di peacereporter, guarda qui
tre "lanci" AGI, i più recenti che ci sono pervenuti:

AGI (CRO) - 02/03/2006 - 14.57.00

LEFT: MINUCCI E CHITI, INDIGNATI ALLIBITI TURBATI PER FAGIOLI

ZCZC AGI2320 3 CRO 0 R01 / LEFT: MINUCCI E CHITI, INDIGNATI ALLIBITI TURBATI PER FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Indignati, allibiti, turbati ma rispettosi per la persona Massimo Fagioli e la sua storia, per quello strano fenomeno chiamato Analisi Collettiva, i seminari di psicoterapia di gruppo che da trent'anni per quattro giorni la settimana, dal lunedi' al giovedi', sono frequentati da migliaia di persone di ogni eta' e status sociale. Cosi' Adalberto Minucci e Vannino Chiti, coordinatore dei Ds parlano del caso 'Left' il settimanale ex-Avvenimenti salito alle cronache per il cambio al vertice della direzione tra Minucci, il suo condirettore Giulietto Chiesa e l'attuale direttore in carica Pino Di Maula deciso dal CdA del settimanale "in quanto - spiega il direttore editoriale, Luca Bonaccorsi - era venuto meno il rapporto fiduciario che deve sussistere immancabilmente nella relazione tra editore e direttore". Non solo Minucci e Chiti sono indignati, allibiti e turbati ma anche Giovanni Berlinguer e Diego Novelli che forse lo e' un po' piu' degli altri: "e' un caso clinico" dice l'ex-sindaco di Torino, ex-garante dei lettori del settimanale. "Siamo indignati, preoccupati per il saccheggio consumato di un settimanale di sinistra - afferma Chiti - due giornalisti e di che valore sono stati esautorati per aver chiesto chiarezza sulla sulla presenza dello psichiatra Fagioli o meglio per aver voluto discutere tale presenza sono stati messi alla porta dall'editore: una prassi autoritaria e contro le norme contrattuali visto che spetta alla direzione ogni decisione sulla pubblicazione degli articoli, contributi, commenti". Chiti ricorda, "il settimanale era punto di riflessione e pluralismo", poi precisa, "non c'e' nulla contro lo psichiatra Fagioli, la persona': c'e' che si sono violate le norme contrattuali". E Berlinguer chiosa, "si sono cacciati due direttori senza giusta causa". Il diretto interessato Minucci e' provato, stanco e sembra non darsi pace. "Non capisco come tanta gente, giovani e non, vada dietro a Fagioli che poi tra l'altro e' stato espulso trent'anni fa dalla societa' di psicanalisi..". Nel 1976 per aver scritto nel '71 'Istinto di Morte e Conoscenza', i seminari erano iniziati spontaneamente alla fine del '75 a Villa Massimo. Minucci ci sta pero' a raccontare la storia. "La cosa seria e' che questi sono entrati come nuovi soci e hanno portato fondi che sono serviti per investimenti e crediti", dice riferendosi a Ivan Gardini e Luca Bonaccorsi, i due nuovi soci. "Gradualmente pero' hanno preteso di gestire il settimanale loro e - aggiunge - con un atteggiamento padronale si sono impossessati della testata mettendo di fatto ai margini me e Giulietto Chiesa contrariamente a quanto prevede il contratto di lavoro dei giornalisti per cui spetta al direttore decidere su articoli, rubriche, commenti". Ne e' nata cosi', "una contrapposizione ed il conflitto conseguente si e' esteso al corpo redazionale e - nota - alcuni collaboratori di prestigio (Vauro, Emergency, Della Chiesa) se ne sono andati". Dunque, tutto e' dovuto alla rubrica di Fagioli che ha gia' scritto due articoli sui primi due numeri di 'Left'? "A decidere chi e se affidare una rubrica dev'essere la direzione - risponde Minucci - Sbaglio o e' il contratto che lo prevede?". Insomma e' lo psichiatra che non va bene? "Non ho da ridire sulla persona", risponde Minucci. Poi di getto "il secondo articolo di Fagioli - osserva - e' pieno di autoesaltazione, tanto da far credere che e' lui che decide impaginazione, forma e contenuti degli articoli e poi francamente non si capisce granche' di quel che scrive in un italiano...". Quindi torna indietro nel tempo a fine maggio, all'incontro inaspettato con Fagioli. "Avvenimenti organizzo' un dibattito sul referendum: c'erano Berlinguer, la Turco, Flamigni e a mia insaputa Fagioli tra il folto pubblico in sala - ricorda Minucci - Quel che mi colpi' fu la lettura di una intervista a Fagioli fatta alternativamente da quattro cinque ragazze, una leggeva la domanda l'altra leggeva la risposta: un alternarsi da una all'altra e il pubblico applaudiva". Ci sono possibilita' di riconciliazione? "No, non credo - risponde - Mi dispiace per come e' finita". E Chiesa? "Mi pare che gli sia stata offerta una rubrica da Micromega", afferma. Pensa di ricorrere al giudice del lavoro? "Non lo so, voglio pensarci", conclude. E domani nonostante tutto, sotto la guida del neo-direttore Di Maula, 'Left' sara' in edicola. "Il CdA ha ritirato il mandato al direttore - osserva Bonaccorsi, direttore editoriale - Minucci in quanto era venuto meno il rapporto fiduciario che deve esserci tra editore e direttore: tale fiducia e' venuta meno nel momento in cui - precisa - si sono attribuiti falsamente comportamenti di rilevante gravita' ad alcuni membri del CdA stesso". (AGI) Pat (Segue) 021455 MAR 06 NNNN

AGI (CRO) - 02/03/2006 - 16.12.00
LEFT: MINUCCI E CHITI, INDIGNATI ALLIBITI TURBATI PER FAGIOLI

ZCZC AGI2444 3 CRO 0 R01 / (Segue 2320) LEFT: MINUCCI E CHITI, INDIGNATI ALLIBITI TURBATI PER FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Il contenzioso tra Minucci e Chiesa da una parte e dall'altra Bonaccorsi e Gardini riguarda Fagioli ma pure altro. "C'e' stato un tentativo da parte dei due di comprimere la libera determinazione del CdA - aggiunge Bonaccorsi - nella sua formazione collegiale. in altri termini ordinavano di rispondere immediatamente alle loro accuse e di ripristinare immediatamente le normali condizioni di lavoro". Minucci e Chiesa, infatti, non hanno digerito che il direttore editoriale sia intervenuto per la pubblicazione degli articoli di Fagioli. "Ma i due stavano poche ore in redazione la settimana, anzi erano assenti per cui dovevo provvedere - replica Bonaccorsi - se volevo che 'Left' uscisse in un certo modo, nuovo e originale: poi Chiesa a luglio scorso e' stato nominato condirettore senza che il CdA ne venisse investito e ratificasse la nomina". Insomma, la via giudiziale e' segnata? "Il CdA si riserva - conclude Bonaccorsi - di agire nelle sedi legali competenti". E Gardini? "Sono stupito per le reazioni di questi giorni: ridurre lo scontro alla presenza della rubrica di Fagioli e' fuorviante - risponde - cosi' come creare, da questo, un 'caso'". Poi, "sono convinto che tutti abbiano il diritto di esprimere il loro pensiero - osserva - e difendero' sempre questo diritto: la cosa piu' sgradevole? aver scoperto che la passata dirigenza aveva l'idea di trovare semplicemente finanziatori che ripianassero i debiti senza che ci fosse riconosciuto - conclude Gardini - il diritto di pensiero e di parola". Nonostante tutto, compreso lo stato di agitazione della redazione che ha chiesto "al CdA e al nuovo direttore di ribadire alla redazione e ai suoi lettori - si legge in una nota nel numero di domani - il rispetto delle regole e la scelta di fare di Left un settimanale autonomo che ha scelto come valore fondamentale l'informazione libera e onesta", domani il settimanale sara' in edicola. Soddisfattissimo il neo-direttore, Di Maula. "A fare una informazione libera ed onesta, e aggiungo e pulita, ci sto, sta nel mio dna", afferma Di Maula atteso da una bella sfida. "Sono pronto", conclude Di Maula e il suo primo numero e' dedicato alla donna per l'8 marzo e poi al nuovo soggetto politico, la Rosa nel Pugno. (AGI) Pat (Segue) 021611 MAR 06 NNNN

AGI (CRO) - 02/03/2006 - 16.40.00
LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI

ZCZC AGI2487 3 CRO 0 R01 / (Rif. 2444) LEFT: CAPEZZONE, POLITICA COMPRENDA LINGUAGGIO FAGIOLI = (AGI) - Roma, 2 feb. - Se Massimo Fagioli ha suscitato polemiche e commenti di vario genere rispetto al passato quando erano solo insulti gratuiti un passo avanti c'e' stato: "bisogna pero' che la politica e la cultura comprendano il suo linguaggio e il senso delle sue riflessioni". Lo afferma il segretario dei Radicali, esponente della 'Rosa nel Pugno', Daniele Capezzone che guarda con non celata simpatia allo psichiatra romano. "Le cose migliori che Fausto Bertinotti ha fatto in questi anni sono state alcune scelte lessicali di linguaggio che collego direttamente alle riflessioni di Fagioli: parole come speranza, attesa, vissuto - spiega Capezzone - come anche trasformazione fanno parte del patrimonio fagioliano". Per non citare poi la 'non violenza'. "Mentre pero' per Bertinotti l'uso di tali parole e' stato un fatto d'immagine, per noi quelle stesse parole sono parte della nostra storia, della nostra identita': per noi sono piu' contenuto che forma". Insomma, le cose sono cambiate, non si e' piu' a venti, trent'anni fa. (AGI) Pat 021638 MAR 06 NNNN

citato al giovedì

Liberazione 2 Marzo 06 prima pagina
Rassegna dei partiti dell’Unione
I radicali: diritti civili e moderatismo
La rosa e il pugno
di Rina Gagliardi

Strana, questa campagna elettorale - anche quella dell’Unione, dove ogni forza procede per conto proprio, a caccia di voti (e di candidati), possibilmente nell’orto del vicino. Dove, soprattutto, ognuno tende o ad ignorare o a svalutare o a minimizzare il programma comune, solennemente varato appena pochi giorni fa, e procede a reinventarsi una sua politica - estera, per esempio, filoatlantica e antiaraba, come ha fatto Francesco Rutelli. Dove, insomma, la soggettività politica dello schieramento antiberlusconiano, la fisionomia strategica di chi si candida a sostituire la destra al governo del Paese, rischia di essere - per ora lo è - il Grande Assente.

Gli “esperti” dicono che la colpa è del nuovo sistema elettorale: poichè esso sarebbe “proporzionale”, non può che alimentare la concorrenza interna alle coalizioni e il bisogno spasmodico di visibilità delle forze più piccole. Sarà davvero questa la ragione che spinge a questa specie di bellum omnium contra omnes, a discapito della solidarietà comune e della centralità del programma? Non è detto, ma a questo stiamo.

Un esempio interessante, in proposito, ce lo offre la Rosa nel pugno, la nuova formazione radical-liberal-socialista che sta andando a mille, anche e soprattutto nella fortuna mediatica (un po’ meno nei sondaggi). Frutto di una convergenza “naturale” tra Sdi e Radicali, essa è riuscita a rinfrescare l’immagine un po’ logora dei primi e a rilanciare l’inventiva dei secondi, dopo la lunga stagione trascorsa nei paraggi del centrodestra. Un successo d’opinione - vedi la campagna-acquisti a spese dei Ds - costruito cavalcando la meritoria, sacrosanta battaglia per la laicità, privilegiando diritti civili come i Pacs, riproponendo la frontiera antiproibizionista: istanze condivise da una parte certo non piccola dell’elettorato di centrosinistra - e non solo.

Fino a qui, per dirla in due parole, un’operazione intelligente - e coerente. Ma poichè intelligenza e coerenza non bastano, da sole, a prendere i voti, la Rosa vi ha aggiunto un espediente tattico di grande furbizia: lo show di Emma Bonino, al tavolo dell’Unione, che ha sbattuto la porta e abbandonato i lavori accusando tutti di “cedimento” compromissorio, appunto sui Pacs e la laicità. Si badi bene.

La Rosa non ha rotto con l’Unione, non è stata neppure sfiorata dalla tentazione di andarsene davvero: ha fatto un classico coup de theatre teso a santificare di se stessa un’immagine autonoma, una fisionomia, in senso proprio “radicale”. Allo scopo di catturare i voti dei molti che vorrebbero dall’Unione, appunto, una “radicalità” più forte.

Tutto questo tende a far passare in secondo piano, o a far dimenticare - nei media e nell’immaginario - il profilo effettivo d’insieme della lista Pannella-Bonino-Boselli. Esso, politicamente parlando, è un profilo moderato, moderatissimo. Non lo diciamo certo per polemica, ma per completezza di informazione. Sulla politica internazionale, i radicalsocialisti hanno appoggiato la guerra, hanno avversato i grandi movimenti pacifisti, si sono configurati come il partito più filamericano e filoisraeliano che ci sia: su questo terreno, la sintonia con la Margherita di Rutelli, e con i centristi dell’Unione, è totale. E perchè, se no, Daniele Capezzone, il segretario radicale, sputerebbe sul programma internazionale dell’Unione? Sulla politica economica, per citare un’altra “quisquilia” politica, essi sono, in coerenza, iperliberisti, ipermonetaristi, iperdifensori del primato del mercato e della logica d’impresa: sognano insomma, come si è visto al tempo del referendum sull’articolo 18, una società modellata sugli Usa della rivoluzione conservatrice, con piena libertà di licenziamento (e “movimento”) e sindacati ridotti a tappetini.

Vogliamo dirla in sintesi? La Rosa nel pugno è la componente più avvertita della destra dell’Unione. Una destra laica e moderna, certo. Una destra “pulita”, con la quale sarà un piacere combattere insieme alcune battaglie di modernità - i Pacs, l’antiproibizinismo, la difesa della scuola pubblica - in una fase di incombente offensiva oscurantista. Ma una destra che cercherà per lo più di spostare la politica del governo Prodi nella direzione opposta a quella di una svolta vera sulle scelte generali: cioè la redistribuzione del reddito, il rilancio di salari, stipendi e pensioni, la riqualificazione dello Stato sociale, un fisco più equo, l’avvio di una nuova stagione d’intervento pubblico. Insomma, Pannella e Boselli hanno a che fare assai più col democristiano (e un o’ bigotto) Mastella che non con i movimenti di questi anni - con le speranze di sinistra.

Vogliamo dire, con tutto ciò, che la laicità è un optional? No di certo. In un’epoca così densa di pericoli regressivi - si pensi al “Manifesto” neoreazionario di Marcello Pera, una sorta di summa dell’integralismo cattolico e di un vero e proprio neoconfessionalismo - la laicità è un valore prioritario (purchè non si trasformi in una tenzone tra Laicisti e Cattolici, tra credenti e non credenti, la divisione in politica più sbagliata che ci sia). Ma di essa la Rosa non è nè il titolare unico, e nemmeno il supremo Guardiano. Se, nel prossimo parlamento e nella prossima fase politica, vogliamo davvero tentare di avanzare sul terreno dei diritti civili, non possiamo che cercare di costruire una maggioranza “trasversale” ai Poli e agli schieramenti. Non è avvenuto così in tutte le scelte di modernizzazione del Paese, in tutti i passaggi-chiave, come per esempio quelli che hanno portato, tanti anni fa, ad approvare la legge sul divorzio e otto anni dopo quella sull’aborto? Non è stato trasversale il pur minoritario schieramento che ha tentato di abbattere per via referendaria la sciagurata legge 40così come quello sconfitto sull’amnistia? Naturalmente, non mettiamo in discussione il diritto di ciascuno di far perno su un’identità, la più marcata possibile, per ottenere il massimo consenso. Sarebbe bene, però, che questa legittima pratica uscisse dalla sfera della manovra furba - dell’immagine - e fosse ricondotta alla sua sostanza politica. Magari, alla politica tout court , un’arte più difficile, da sempre, della buona propaganda.
Nereo Benussi segnala:
oltre al'uscita del terzo numero di Left, due lettere su Liberazione di questa mattina, di Loredana e di Lamberto

Lettere Liberazione 3 marzo 2006

"Liberazione"
Un grazie a Angela Azzaro
Caro direttore, titolo in prima pagina di "Liberazione" 28.02.2006: “L’origine dell’odio xenofobo è la donna”….bellissimo.
Questa Angela Azzaro questa volta batte tutti. Scriverò per ringraziarla, sperando di non essere cestinata questa volta, perché mi ha regalato un momento di gioia e di speranza in questo mondo così grigio. Finalmente un accenno alla verità:«La volontà di subordinare alla vita astratta, fondata sull’amore di dio, le vite reali, quelle delle donne (che rappresentano il massimo della diversità)»... e poi: «Quando il Papa dice: "L’embrione è persona" subordina la vita delle donne in carne e ossa alla difesa degli embrioni...»
[Vi avevo scritto due volte prima d’ora, con la prima riprendevo tutto il magnifico discorso scientifico fatto più volte da Giulia Ingrao, (mi ero sempre chiesta perchè fosse conoscenza ormai pubblica che per stabilire la diagnosi di morte di una persona fosse fondamentale la valutazione della presenza di funzionamento cerebrale, e lo stesso principio non fosse così chiaro per la diagnosi di inizio vita umana…tant’è che ne diventava un fatto politico..), - ed ora chiederei: quanto un politico, un giornalista ha il dovere di sapere la verità anche se per averla fosse necessario inerpicarsi in un approfondimento scientifico come ad esempio la geologia del sottosuolo per la TAV?
Nella seconda parlando di Gesù Cristo riflettevo sul messaggio all’umanità della figura di un uomo che solo con la sua morte poteva dare veramente qualcosa agli altri. Mi sono sempre ribellata perché so bene un fatto: per un bamino non è sopportabile sapere di essere, di esserci perché qualcun altro sta male..una vita mea- mors tua che proposta soprattutto quando l’essere umano è un bambino…può fare impazzire, impazzire dal dolore perché un bambino non è un perverso polimorfo.
Ratzinger che dice che una donna che abortisce secondo la legge 194 è un’assassina… “sei perché qualcun altro non c’è più”…e non è vero !!]
Queste parole: «Le donne che rappresentano il massimo della diversità subordinate alla vita astratta, fondata sull’amore di dio», le ripeto ancora perché sono bellissime e coraggiose, è la verità da secoli e secoli. Un meccanismo che non si arresta. All’“origine dell’odio xenofobo”, da secoli e secoli. Grazie Angela.
Loredana via e-mail

quanto qui sopra appare in corsivo e tra parentesi
non ha però trovato spazio sulla pagina delle Lettere di "Liberazione" di oggi

Modelli
“Striscia” un sorriso velenoso
Cara “Liberazione”, l’altro giorno discutendo in classe di Pirandello, siamo arrivati a parlare dei falsi modelli che molte trasmissioni propongono, e l’elenco potrebbe essere lungo: essere famosi, apparire, l’estetica, ecc.
Le trasmissioni incriminate erano “Uomini e donne”, “Saranno Famosi”, i vari reality, ma non nominavano quella che a mio parere è più violenta… Sì, penso che “Striscia la notizia” sia la più violenta. Perché? Mi aiuto con un testo di psichiatria dove, in un capitolo sull’esibizionismo, si parla di ebefrenia. E’ il sorriso del matto che ci guarda ci dice: «Sì, io sono matto, ma lo sei anche tu. Siamo tutti matti». “Striscia” fa uguale: «In quell’ospedale manca questo e quello»?, risate. «Questa opera pubblica non è stata finita e non si sa dove sono finiti i soldi»?, risate. Il messaggio è: sono tutti disonesti, ridiamo, sono tutti pazzi, ridiamo… Ora, per far capire cosa si intende per sorriso ebefrenico, dovrei fare qualche esempio di persona che ha un sorriso del genere e, sebbene abbia in mente una bocca con stampato sopra un sorriso, non mi viene in mente un volto preciso, solo come una grossa immagine che di sfuggita mi sfiora gli occhi mentre guido. Se qualcuno di voi ora ha sorriso, faccia la prova e verifichi se è lo stesso che a volte capita anche a me di avere mentre seguo “Striscia”, provi a togliere l’audio e si accorgerà del sibilo del serpente che ti inietta un veleno terribile perché indolore, non te ne accorgi. Ma se riesci a seguire ciò che dicono senza farti invadere dal sorriso ebefrenico, ti accorgi di una pantomima che invita a fregarsene del mondo e di tutto, tanto «siamo tutti matti, tutti disonesti, è così!» La vera forza è fregarsene, quella superiorità che diventa indifferenza verso tutto, compreso e forse soprattutto verso la politica. Infatti, per le nuove generazioni la politica è una cosa da tenere
lontana, sporca. Chissà chi avrà dato loro questo pensiero? Pirandello? Qualche disonesto? Il serpente strisciante per vendere i suoi valori made in Usa per cui è importante apparire, essere famosi? …
Lamberto Vaghetti via e-mail

Gabriella Cetroni segnala:

l'Unità 3.3.06 prima pagina e pagina 23
Ingrao: 1956, i miei errori nel nome di Lenin

«Altro che imperturbabilità! Appena rientrato in Italia Togliatti tacque e basta sul Rapporto segreto di Krusciov. E al Comitato centrale di li a poco, evocò i progressi dell’Urss e l’importanza del XX Congresso.Con qualche cenno al “culto della personalità”, e all’errore staliniano di aver ingigantito l’insidia dei nemico. Non senza elogi a Stalin, e senza riferirsi alla denuncia di Krusciov». Cìnquant’anni dal XX Congresso del Pcus e cinquanta dall’esplosione dell’«indimenticabile 56», celebre definizione coniata da Ingrao sulla scorta di un vecchio film sovietico (L'indimenticabile 1919).

Parla Pietro Ingrao. Il XX Congresso le tragedie di Polonia e Ungheria. Il dirigente comunista allora direttore de «l’Unità» racconta il dipanarsi degli eventi dopo il ritorno di Togliatti da Mosca e l’esplosione delle rivelazioni su Stalin.
Perciò, intervista «obbligata» Con Ingrao, testimone diretto degli eventi nel Pci e direttore de l'Unità nel 1956. Quello citato sopra è un frammento di una conversazione avvenuta in casa sua a Roma. impervia e un po’ tormentata. Perché Ingrao all’inizio non è affatto persuaso che l’intervista sia poi tanto obbligata: «Non sono così presuntuoso e sono cose di cui ho già parlato tante volte!». E poi Pietro - ipocrita darsi del lei davanti ai lettori - alla vigilia delle sue 91 primavere (31 marzo) ha un sacco da fare. Un’intervista sul cinema di Visconti. Una sulla musica classica («se dovessi bruciare tutto, salverei solo le cassette»). E l’infinita autobiografia che sta ultimando e che abbiamo sbirciato, quasi pronta per la stampa. Non molliamo la presa. E così, salite due volte le scale della sua casa dietro Piazza Bologna e dopo invio di traccia scritta, lo convinciamo. Ne nasce un colloquio fluviale, con dentro moltissime cose. Le emozioni e il clima delle rivelazioni su Stalin. L’iniziale muro di gomma di Togliatti e l’apertura delle cataratte. L’aspro confronto interno, inframmezzato dalle due «mazzate»: rivolta polacca e Ungberia. E poi ancora l’VIII Congresso del Pci, quello del caso Giolitti: «Aveva ragione sull’Ungheria - dice Ingrao - e per coerenza con la proclamazione del pluralismo avremmo dovuto riconoscere il suo diritto al dissenso». lngrao inoltre è convinto che quegli anni furono decisivi per aprire un ciclo di rinnovamento: «Portavamo sulle spalle i peccati dello stalinismo ma riuscimmo a non farci isolare, perché incarnammo grandi battaglie di progresso e libertà per milioni di persone».
Al suo rientro il segretario tacque sul Rapporto Segreto di Krusciov ma intanto Boffa da Mosca ci informava. Il che malgrado le occasioni mancate nel superare «l’appartenenenza di campo» - predispose il Pci agli «appuntamenti» del decennio successivo: centrosinistra, ripresa operaia, lotte del 1968. E pure di questo a lungo s’è parlato. Alla fine però decidiamo insieme di salvare solo il nocciolo iniziale del colloquio: il 1956. Che era poi il progetto originario dell’intervista. Ed ecco quel che Ingrao ci ha detto su quell’ anno fatale nel Pci.

Togliatti arriva a Roma alla stazione Termini,pochi giorni dopo la lettura del rapporto segreto di krusciov e la fine del XX Congresso del PCUS. E tu eri fra quelli che andarono a riceverlo. Quali erano i tuoi pensieri e quali le tue prime mosse al momento di incontrarlo?
«Al ritorno di Togliatti a Roma, in quel drammatico inverno dcl 1956- io ero ancora direttore dell’Unità - insistetti più volte, a lungo, per -avere da lui un’intervista sulle rivelazioni di Krusciov. Anche pcrch6 Boffa, il nostro corrispondente che da anni lavorava a Mosca, ci informava sul fermento che scuoteva quel paese: pensare che dopo anni uscivano dalle carceri, oltre che dai campi di concentramento, uomini e scrittori pieni di speranze, di timori e anche desideri di vendetta»

Insistenze disattese e frustrate?
«Alle mie richieste rispondeva sempre di no senza dare spiegazioni. Nel rapporto al Comitato Centrale parlò a lungo della nuova era che si apriva in Urss ma non disse parola sul rapporto segreto. A marzo la vicenda esplose in America - sul New York Times mi sembra- venne pubblicato il testo del rapporto segreto Gli americani lo avevano avuto dai, comunisti polacchi, felici forse di poter dare qualche fastidio a quegli uomini di Mosca che tante angherie avevano fatto a quel loro partito. Tornai ancora da Togliatti ad insistere per un’intervista, che ormai mi sembrava persino obbligata, necessaria. Rispose ancora di no. E noi dell’Unità ci limitammo a riprendere le notizie sconvolgenti che oramai viaggiavano su tutti i giornali borghesi. Mi sembrava impossibile che un giornale come l'Unità tacesse».

Eri persuaso che una discussione prima o poi si sarebbe aperta in quel partito scosso da tante rivelazioni sconvolgenti che colpivano al cuore il mito di Stalin?
«Avvenne di peggio. Per la primavera erano indette in ltalia le elezioni amministrative. Si può comprendere l’ansia con cui attendevamo - dopo le sconvolgenti vicende di Mosca i risultati di quel voto. In aprile, difatti, si tenne a Livorno un Comitato Centrale straordinario. Togliatti tenne in quell’incontro livornese una lunga. relazione di apertura, tutta dedicata alla vicenda. Senza nemmeno una parola sulle rivelazioni contenute nel rapporto di Krusciov. L’assemblea fu sconvolta e ferita da quel silenzio.
Alla fine del discorso, mentre scattavano gli applausi di rito, Amendola e Pajetta tennero ostentatamente le mani schiacciate sul loro• banco, a manifestare pubblicamente il loro dissenso. Poi nei corridoi che portavano alla scala si scatenarono nella massa dei compagni, commenti amari, proteste, interrogazioni smarrite. Nel pomeriggio parlarono all’assemblea Amendola e Pajetta e chiesero conto duramente di quel silenzio del capo. Nella sua replica finale Togliatti tacque ancora sugli eventi di Mosca. Disse solo alcune parole amarissime su ciò che aveva vissuto e patito nel suo soggiorno moscovita, al Komintem».

Finchè la situazione si sblocca, con la famosa intervista di Togliatti a Nuovi Argomenti. In cui parla di insufficienza della critica al “culto della personalità”.
Dopo Ie rivelazioni del New York Times l’Unità dette Infine la notizia della denuncia kruscioviana sulla questione di Stalin. E tira fuori il “Policentrismo” delle vie nazionali, con la logica dello stato-guida. Fu una svolta?
«Quel silenzio su Stalin non poteva durare più a lungo, di fronte alla tempesta politica che si era scatenata anche in Italia. E a giugno Togliatti concesse quell’intervista a Nuovi Argomenti. Contemporaneamente ne diede il testo anche a me. Ricordo le parole con cui accompagnò quei fogli. Mi disse: “Ecco il testo, non sono disposto a nessun cambiamento”; e la cosa era già evidente a tutti noi. L’intervista ebbe un’eco grande: in Italia e oltre frontiera. A luglio si tenne un Comitato Centrale già più sereno, in cui la riflessione sullo stalinismo si allargò, e si discusse anche delle iniziative possibili e della ricerca da impostare, compresa una rilettura della storia tormentata del Partito comunista italiano. E naturalmente subito tornò il nome di Gramsci. Presto però venne un grande mutamento di rotta».

La mazzata della rivolta di Poznan in Polonia, con decine e decine di morti….
«Scattò di nuovo la sanguinosa repressione sovietica sui moti sorti nella città di Poznan. E improvvisamente - credo senza consultazione con alcuno Togliatti scrisse un articolo che legittimava la repressione. E già il titolo posto a quello scritto era grave e significativo. Si intitolava: La presenza del nemico. Era il vecchio, finito argomento tante volte usato da regimi tirannici per legittimare la repressione. Era un brutto segnale, e io non seppi capirlo. Anzi, presto vennero errori miei gravi, che sono nmasti nella mia mente come un errore amarissimo».

I carri Sovietici a Budapest e quel tuo articolo che tanto ti è stato rimproverato: “Da una parte della barricata” Oggi lo rinneghi e sostieni l’esatto contrario. Con quali argomenti ?
«In autunno scoppiò la rivolta ungherese. E presto si scatenò la repressione da parte di Mosca. Io allora scrissi sull’Unità quell’articolo pessimo. Giustificava l’intervento sovietico ed era un articolo fatuamente enfatico, che ricorreva a quell’immagine romantica, “da una parte della barricata”, simbolo di tutte le insorgenze... E dimenticava cbe a Budapest c’era un popolo oppresso che insorgeva e l’esercito straniero di una grande potenza che reprimeva sanguinosamente. Certo: a Budapest c’era Minszenty, quel cardinale reazionario, e anche gruppi oonservaton che tentavano una rivincita. Ma questo non poteva assolutamente giustificare la repressione armata condotta in quel paese da un esercito straniero. Pesava anche - dentro di me - la lettura sbagliata della rivoluzione proletaria non solo com’era stata interpretata sanguinosamente da Stalin, ma anche nella vicenda -del leninismo, che mentre invocava la liberazione del proletariato serrava il potere nelle mani di un gruppo d’avanguardia. Più tardi, e ancora incompiutamente, compresi che libera rione del proletariato non poteva esserci se il potere restava stretto in poche mani, e avallato con le armi. Veniva crudamente cancellata la verifica quotidiana delle masse popolari (per che non usare queste parole antichissime) misurandosi con tutti i rischi necessari che reca con sé il dibattito libero e l’apprendere fecondo che nasce dal confronto riconosciuto e cercato».

La tua critica nel tempo si è spostata da Stalin a Lenin, fino a scorgere nel leninismo il germe di tante tragedie posteriori. Come ci sei arrivato?
«Faticosamente, in seguito appresi a valutare anche tutti i limiti del leninismo: e come l’insorgenza eroica di una minoranza non valesse a cancellare la costruzione libera di un sentire comune. Compresi solo dopo che anche il disprezzo di Togliatti verso gli intellettuali di Irodalmi Ujsag era ingiusto e infecondo, perché si esprimeva in uno sbrigativo annullamento invece di misurarsi con la complessità:anche dell’avversario, del diverso da noi “rossi”, comunisti d’avanguardia. Tanto più che noi, in Italia ed altrove, non volevamo la liberazione di pochi, ma di molti, e dei più reietti, dei più bisognosi di interrogazione e di ascolto. Ma tutto questo cominciai a capirlo solo anni dopo».
(ringraziamo Giorgio Valentini per la scansione del testo)

Anselmo Teolis segnala:

Liberazione 3.3.06 Cultura pagina 3
Da Marx a Freud, il disagio
per un mondo feticcio
A centocinquanta anni dalla nascita non è solo la pratica del "sospetto" ad accomunare il fondatore della psicoanalisi con il filosofo tedesco. Il legame tra i due è lo scavo negli aspetti inquietanti del quotidiano

Left, e dintorni...

Annalina Ferrante invia il testo dell'articolo di Giulietto Chiesa per Micromega settimanale, per il quale si ringrazia Giorgio Valentini. I contenuti di questo testo erano comunque già circolati nei giorni scorsi sulla rete...

Micromega N.2 9 Marzo 2006
Left
Licenziato per “Leso Fagiolismo”
di Giulietto Chiesa

Sono appena stato licenziato dalla nuova proprietà di Left-Avvenimenti. Non mi era mai capitato nella vita di essere licenziato, sebbene alcune volte ci fossi andato vicino. Esperienza nuova. Che però, nel suo piccolo, è indice dei tempi di confusione in cui viviamo.
Avvenimenti, il progenitore, vendeva poco. Adalberto Minucci mi chiese se ero disposto a dare una mano, anzi a mettere il mio nome al servizio di un rilancio. Lo feci. Perché ero e sono convinto che ci fosse uno spazio per un settimanale dell’Italia democratica e di sinistra, laica e cattolica, che non è contenta di come le si presenta la sinistra, il centro-sinistra e in generale il modo con cui le forze progressiste, attraverso gli attuali partiti, la rappresentano nelle istituzioni e la difendono. Sono anche convinto — e lo sano bene quelli che conoscono e leggono il sito www.megachip.info — che in Italia c’è bisogno di un modo nuovo di fare informazione, che è poi quello vecchio del rispetto delle regole elementari del giornalismo, ormai dimenticate quasi da tutti. Cercavamo dunque gente disposta a dare una mano. Si sono presentati gli attuali miei licenziatori. Abbiamo discusso per tre mesi e passa di linea editoriale. Con — mi è parso — reciproca soddisfazione. Eravamo d’accordo su tutto, o quasi. Sul tipo di settimanale che volevamo fare, nuovo, giovanile, moderno nell’aspetto esteriore. Ma anche puntuto, d’inchiesta, spregiudicato, che non avrebbe fatto sconti a nessuno. Che avrebbe tatto parlare tutti e che a tutti avrebbe fatto, sempre, anche la «seconda domanda».
Siamo dunque partiti. E, appena partiti, ci siamo subito accorti che qualcosa di grave stava succedendo. Intanto l’apparizione sul primo numero della firma, corredata con foto, di un signore a me sconosciuto, tale Massimo Fagioli. Articolo che non avevo visto in precedenza, che non mi era stato annunciato e che, alla prima lettura, risultava incomprensibile: un coacervo di parole pressoché senza senso comune.
Chi aveva deciso? Sua maestà la Proprietà. Alle nostre rimostranze, mie e di Adalberto Minucci, direttore responsabile, si rispose mettendo in pagina, nel secondo numero, non una ma due pagine del signore a me sconosciuto, questa volta corredate con grande fotografia, nelle quali il signor Fagioli questa volta taceva di meglio: in mezzo a una valanga di frasi di difficilissima decifrazione, faceva capire non solo che la linea editoriale di Left-Avvenimenti l’aveva prefigurata lui alcuni mesi prima, ma proponeva ai lettori il suo «sogno», cioè di mettere in collegamento Left (senza Avvenimenti) con Liberazione.
In tal modo trasformando l’operazione del rilancio di Left-Avvenimenti in una affiliazione a un quotidiano di partito, più o meno mascherata.
Con tutto il rispetto per il mio amico Sansonetti, questo non era nei patti, cioè nella linea editoriale concordata.
Si dirà: ma, e il resto del giornale? Il resto — come si vedrà tra poco — non conta nulla, perché è stato cancellato dalla enorme ombra del signor Fagioli.
Infatti in calce all’autopanegirico di Fagioli, con fotografia, la Proprietà, senza consultare né il direttore responsabile, né il condirettore, annunciava che al suddetto veniva assegnata una rubrica settimanale, perché potesse raccontare ai lettori non le sue idee sulla psichiatria e la psicologia, ma niente meno che le sue idee sul 1789. Cioè la Proprietà, avendo letto, essa sola, l’autopanegirico del Fagioli, lo elevava a commentatore politico principale del giornale.
Tutti i successivi colloqui, riunioni, scambi epistolari tra la direzione del giornale e la Proprietà, per ripristinare le regole minime di correttezza, si sono scontrate con l’ostacolo, a quanto pare insormontabile per la Proprietà istessa, della rubrica, che non poteva non essere assegnata al detto Fagioli. A un certo punto uno dei proprietari mi ha chiesto: «Ma perché vi accanite a censurare il professor Fagioli?». Confesso che sono quasi caduto dalla sedia. Apprendevo così che il signor Fagioli è anche il professor Fagioli. Ho risposto che non volevo censurare nessuno, a parte il fatto che mi risultava difficile capire il contenuto dei suoi pezzi, e che avrei voluto poterli leggere prima che venissero stampati. E che ero pronto a far parlare decine di psicologi e psichiatri d’italia, insieme al professor Fagioli, ma che il professor Fagioli avrebbe dovuto aspettare il suo turno avendo già accumulato due pezzi.
Il lettore si chiederà come mai il professor Fagioli viene così ripetutamente nominato in questa rievocazione. Rispondo che è questa, purtroppo, la pura verità delle cose. E su questo scoglio insuperabile che io e Minucci siamo stati licenziati al secondo numero dal consiglio di amministrazione di un’azienda cooperativa di giornalisti che non ha al suo interno un solo giornalista. Noi pensavamo che avremmo fatto un settimanale di politica e di cultura: di «fatti», come gridavano tutti i manifesti nelle metropolitane. Invece abbiamo scoperto che, molto più dei fatti, contava «l’opinione» di un tale che neppure conoscevamo e che mandava i suoi articoli (?) direttamente alla Proprietà.

due "lanci" ANSA che non erano ancora apparsi sul blog:

Documento: 20060301 02199
ZCZC0582/SXA
R POL S0A QBXB

EDITORIA: LEFT; GARDINI,NON SIAMO FINANZIATORI SENZA DIRITTI
HO VISTO FAGIOLI IN POCHE OCCASIONI, SBAGLIATO FARNE UN 'CASO'
(ANSA) - ROMA, 1 mar - ''La mia idea di sinistra e' moderata e riformatrice, impossibile da assimilare anche concettualmente a posizioni di sinistra antagoniste e radicali. Forte di questa idea, ritengo naturale e doveroso ascoltare e dialogare con tutte le forze democratiche. Questa e' stata ed e' la sfida che ci siamo proposti, gia' dal primo incontro, il mio socio Luca Bonaccorsi ed io'', precisa Ivan Gardini per ''concludere le polemiche e per poter ritornare a lavorare serenamente''. '''Left - aggiunge - ha radici in 'Avvenimenti' ma vorrebbe essere la sua trasformazione in strumento di informazione moderno, laico e riformatore. Sono stupito dalle reazioni di questi giorni: ridurre lo scontro alla presenza della rubrica del professor Massimo Fagioli e' fuorviante cosi' come creare, da questo, un 'caso'. Ho incontrato il professor Fagioli in poche occasioni, non ho mai partecipato ai suoi seminari di analisi collettiva pur apprezzando la sua ricerca scientifica. Sono fermamente convinto - prosegue - che tutti abbiano il diritto di esprimere il loro pensiero e difendero' sempre questo diritto. La cosa piu' sgradevole di questi giorni e' stato scoprire che la passata dirigenza aveva l'idea di trovare semplicemente dei 'finanziatori' che ripianassero i pesanti debiti accumulati durante la loro gestione, senza che ci fosse riconosciuto alcun diritto di pensiero e parola. Questo diritto lo stiamo pagando in termini umani ed economici: alcuni collaboratori ci hanno lasciato con nostro grande dispiacere. Nell'informazione non esiste il delitto di lesa maesta', si puo' lavorare insieme pur avendo idee diverse''. ''A tutti i miei compagni di viaggio - conclude Gardini - voglio dire che il mio impegno in 'Left' esce rafforzato da questa vicenda''.(ANSA).

SN 01-MAR-06 17:42 NNNN

Documento: 20060301 02204
ZCZC0625/SXA
R POL S0A QBXB

EDITORIA: LEFT; LA REDAZIONE CHIEDE RISPETTO REGOLE PROSEGUE LO STATO DI AGITAZIONE
(ANSA) - ROMA, 1 mar - ''Chiediamo al Cda e al nuovo direttore di ribadire alla redazione e ai suoi lettori il rispetto delle regole e la scelta di fare di Left, come diceva il primo editoriale della nuova serie, un settimanale autonomo, che ha scelto come valore fondamentale 'l'informazione libera e onesta''': e' quanto si legge nel comunicato diffuso dalla redazione di left-Avvenimenti. ''La redazione di Left Avvenimenti - prosegue la nota - e' in stato di agitazione e esprime la sua forte preoccupazione per la revoca dei direttori Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa da parte del Cda della Editrice dell'Altritalia. I nostri direttori sono stati finora, oltreche' la colonna portante della qualita' giornalistica, i garanti dell'autonomia della testata, del rispetto delle regole contrattuali e dell'applicazione del piano editoriale approvato a dicembre. La redazione giudica la revoca di Minucci e Chiesa una grave perdita, tanto piu' che essa avviene a causa del non riconoscimento dei poteri del direttore stabiliti dal contratto nazionale. Essa - conclude la redazione - ha gia' causato il ritiro di molti 'storici' e prestigiosi collaboratori, mettendo la testata a rischio di indebolirsi proprio nella sua fase di rilancio. A questo si aggiungono le polemiche a proposito dell'autonomia editoriale di Left Avvenimenti''. (ANSA).
SN 01-MAR-06 18:04 NNNN

una segnalazione di Paola Festari:
un'intervista di Articolo 21 a Giulietto Chiesa, volendo, può essere ascoltata collegandosi al seguente indirizzo:

http://www.articolo21.info/21minuti/capitacapita/giuliettochiesa010306.mp3

dalla Libreria Amore e Psiche

comunichiamo le date delle lezioni che il prof. Massimo Fagioli terrà a Chieti quest'anno:

Sabato 4 Marzo h.11,00

Sabato 18 Marzo h.11,00

Sabato 25 Marzo h.11,00

Sabato 8 Aprile h.11,00

Sabato 29 Aprile h.11,00

Sabato 13 Maggio h.11,00

Sabato 20 Maggio h.11,00

per info :
http://www.unich.it/

giovedì 2 marzo 2006

Left...

una segnalazione di Serena Goracci:

per collegarsi alla pagina di Megachip dove si può leggere l'articolo scritto da Chiesa sul caso Left che sarà pubblicato sul prossimo numero di Micromega: clicca qui

(per la medesima segnalazione si ringraziano anche Annalina Ferrante e Paolo Tombolesi)

una segnalazione di Marco Pizzarelli:


Su Repubblica di oggi a pag.41 c'è la pubblicità di MicroMega (che fino alle elezioni uscirà in versione settimanale) in cui appare un articolo di Giulietto Chiesa dal titolo : «Licenziato per "leso Fagiolismo"».

l'Unità 2 marzo 06
Il caso Left - Avvenimenti
Si parla di Armeni o Gatti alla direzione

Spuntano i nomi di Ritanna Armeni e Fabrizio Gatti per la direzione di Left Avvenimenti, dopo il licenziamento dei direttori, Adalberto Minucci e Giulietto Chiesa, che avevano protestato contro la decisione dei soci di maggioranza della cooperativa (letta solo sul giornale) di affidare una rubrica a Massimo Fagioli. Un’eventuale direzione della Armeni, peraltro, sarebbe in linea con la volontà espressa dallo psicanalista, vicino a Bertinotti, di perseguire un’alleanza tra Left e Liberazione. Intanto, mentre il giornale al momento è retto da Pino Di Maula, dopo Emergency, Vauro, Dalla Chiesa e Travaglio, anche Diego Novelli - che del primo Avvenimenti fu fondatore 18 anni fa e che era sino a ieri Ga­rante dei Lettori - ha deciso di lasciare la sua funzione e la sua rubrica, Scampoli. Prosegue anche lo stato di agitazione della redazione del settimanale, che in un comunicato esprimendo la «forte preoccupazione» per la revoca dei direttori, chiede il rispetto delle regole. Si difende uno dei soci di maggioranza, lvan Gardini, dicendosi stupito dalle reazioni di questi giorni: «Ridurre lo scontro alla presenza della rubrica del professor Massimo Fagioli è fuorviante così come creare, da questo, un caso». E dice: «La cosa più sgradevole è stata scoprire che la passata dirigenza aveva l’idea di trovare semplicemente dei finanziatori che ripianassero i pesanti debiti accumulati durante la loro gestione, senza che ci fosse riconosciuto alcun diritto di pensiero e parola».
(testo ricevuto da Giorgio Valentini)

Corriere della Sera 2 marzo 06

IL CASO «LEFT»
Fausto e la non violenza: scelta mia Fagioli non c’entra, conosciuto dopo

Bertinotti ha precisato: «La mia scelta della non violenza non va attribuita a Massimo Fagioli (foto). Lo conobbi dopo». E Giulietto Chiesa fa sapere che il suo allontanamento da Left nasce dalla volontà di Fagioli di «mettere in collegamento Left (senza Avvenimenti) con Liberazione: non era nei patti».

Italia Oggi 2 marzo 06
Il direttore cacciato racconta la sua verità. Gardini: la mia sinistra è moderata
Left, Fagioli dietro le quinte
Chiesa: vuole collegare la testata a Liberazione
di Marco Livi

«Mettere in collegamento Left con Liberazione, trasformando l'operazione di rilancio di Left-Avvenimenti in una affiliazione a un quotidiano di partito, più o meno mascherata»: così Giulietto Chiesa, ex condirettore, spiega il progetto di Massimo Fagioli, lo psicanalista protagonista di un vero e proprio caso editoriale che ha visto, nei giorni scorsi, il licenziamento in tronco di Chiesa e Adalberto Minucci da parte degli editori di Atritalia, Luca Bonaccorsi e Ivan Gardini, dopo soli due numeri del settimanale nato dalla squadra di Avvenimenti. Ad abbandonare Left, volontariamente, sono stati nelle ultime ore anche Vauro, l'associazione Emergency, Marco Travaglio e infine Diego Novelli, che lascia le funzioni di garante dei lettori.
Ma chi è Fagioli? Come ricorda ieri il Corriere della Sera, è «l'ex guru degli anni 70, l'ex giovane e talentuosa promessa della psicanalisi freudiana. Pioniere dell'analisi collettiva, mattatore di assemblee trasformate in psicoterapia di gruppo» e ispiratore della svolta antimovimentista e antiviolenta del segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti. Che pochi mesi fa aveva scelto la libreria romana Amore & Psiche, teatro dei seminari di analisi collettiva tenuti dal maestro a beneficio dei "fagiolini" (così sono soprannominati gli adepti del guru post freudiano), per la presentazione della propria candidatura alle primarie dell'Unione. Appuntamento al quale Fagioli non era mancato. Che la pista "fagiolina" sia quella giusta è confermato da Chiesa: sul sito web AprileOnLine, il defenestrato condirettore offre la propria versione dei fatti. «Al primo numero», denuncia Chiesa, «ci siamo imbattuti nel fatto singolare denominato Massimo Fagioli. Un suo articolo compare senza che né Minucci né io ne fossimo stati informati». «Nel secondo numero», continua Chiesa, «la sorpresa è più grande. Ci viene annunciato che il professore si è arrabbiato perché qualcuno gli ha tagliato il pezzo. Chi? Non certo la direzione del giornale, né il caporedattore che nemmeno lo ha visto. Comunque Fagioli esige una riparazione. Come? Con due pagine, accompagnata da una seconda fotografia più grande della prima. Io non ne so nulla perché sono fuori Roma. Nessuno mi informa. Minucci si dichiara contrario. Il pezzo va in pagina: si tratta di un'autoesaltazione dell'autore, che fa sapere al lettore di essere lui il vero ideatore del piano editoriale. In secondo luogo comunica ai lettori il suo sogno, che è quello di vedere Left accoppiato a Liberazione». «Il pezzone si conclude con un bel riquadretto dove appare che Left-Avvenimenti gli assegna una rubrica fissa. Minucci e io chiediamo spiegazioni. Ma la discussione si arena sulla rubrica di Fagioli che sembra essere divenuta, inspiegabilmente, il centro di tutti i problemi. La proprietà si dichiara perfino disposta, bontà sua, a ripristinare le regole elementari del giornalismo, ma esige che la rubrica sia mantenuta. Al nostro rifiuto veniamo licenziati. Saranno pure di sinistra, ma resta appunto da capire di quale sinistra topografica stanno parlando». Gardini risponde: «La mia idea di sinistra è moderata e riformatrice, impossibile da assimilare anche concettualmente a posizioni antagoniste e radicali. Forte di questa idea, ritengo naturale e doveroso ascoltare e dialogare con tutte le forze democratiche. Questa è stata ed è la sfida che ci siamo proposti, già dal primo incontro, il mio socio Luca Bonaccorsi e io», precisa Gardini, «per concludere le polemiche e per poter ritornare a lavorare serenamente. Left ha radici in Avvenimenti ma vorrebbe essere la sua trasformazione in strumento di informazione moderno, laico e riformatore. Sono stupito dalle reazioni di questi giorni: ridurre lo scontro alla presenza di questa rubrica è fuorviante così come creare, da questo, un caso. Ho incontrato Fagioli in poche occasioni, non ho mai partecipato ai suoi seminari di analisi collettiva pur apprezzando la sua ricerca scientifica. Sono fermamente convinto», prosegue, «che tutti abbiano il diritto di esprimere il loro pensiero e difenderò sempre questo diritto. La cosa più sgradevole di questi giorni è stato scoprire che la passata dirigenza aveva l'idea di trovare semplicemente dei finanziatori che ripianassero i pesanti debiti accumulati durante la loro gestione, senza che ci fosse riconosciuto alcun diritto di pensiero e parola. Questo diritto lo stiamo pagando in termini umani ed economici: alcuni collaboratori ci hanno lasciato con nostro grande dispiacere. Nell'informazione non esiste il delitto di lesa maestà, si può lavorare insieme pur avendo idee diverse. A tutti i miei compagni di viaggio», conclude Gardini, «voglio dire che il mio impegno in Left esce rafforzato da questa vicenda».
(testo ricevuto da Tonino Scrimenti e Giuseppe Gherardelli)

.com (puntocomonline.it) 2 marzo 06
Chiesa: troppi Fagioli nella dieta di Left

«Mettere in collegamento Left (senza Avvenimenti) con Liberazione. In tal modo trasformando l' operazione di rilancio di Left-Avvenimenti in una affiliazione a un quotidiano di partito, più o meno mascherata»: ecco spiegato da Giulietto Chiesa (foto al centro), ex condirettore di Left, il progetto di Massimo Fagioli, lo psicanalista protagonista di un vero e proprio caso editoriale. Chiesa parla dal sito di Megachip con un diario sulla sua esperienza inedita di "licenziato eccellente" (testimonianza che sarà pubblicata anche da Micromega nel numero di domani). Giulietto Chiesa racconta il suo licenziamento in tronco da un settimanale che avrebbe dovuto recuperare e ampliare l'esperienza di Avvenimenti grazie a un progetto editoriale discusso per circa tre mesi. Poi la doccia fredda: via Chiesa e l'appoggio di Megachip, Adalberto Minucci e insieme a loro le firme più note, Vauro con Emergency, Nando Dalla Chiesa, Marco Travaglio, l'ultima in ordine di tempo quella storica di Diego Novelli. Al timone un direttore pro tempore, Pino Di Maula già alla guida del giornale on line Clorofilla. Sono attese dai giornalisti le decisioni degli editori sulla nomina di un nuovo direttore (Ritanna Armeni o Fabrizio Gatti), mentre nella redazione è sempre alta la tensione. Si attende una virata capace di ridare sicurezza ma c'é anche scetticismo su una nomina che segue un licenziamento non indolore. Ore frenetiche anche per cercare di chiudere il numero che dedica la sua copertina alle donne, vista la ricorrenza dell'otto marzo. Ci sarà la rubrica fissa di Fagioli, definito dall'editore un collaboratore occasionale. Un'operazione difficile che dovrebbe rendere conto anche della posizione dell'assemblea dei redattori che si pone ormai molti interrogativi sul futuro stesso del giornale. Chiesa rievoca le fasi della trattativa, dall'elaborazione delle linee editoriali: «Siamo partiti. E, appena partiti, ci siamo subito accorti che qualcosa di grave stava succedendo. Intanto l'apparizione sul primo numero della firma, corredata con foto, di un signore a me sconosciuto, tale Massimo Fagioli. Articolo che non avevo visto in precedenza, che non mi era stato annunciato. Chi aveva deciso? Sua maestà la proprietà. Alle nostre rimostranze, si rispose mettendo in pagina, nel secondo numero, non una ma due pagine del signore a me sconosciuto, nelle quali Fagioli faceva di meglio: faceva capire che la linea editoriale di Left Avvenimenti l'aveva prefigurata lui alcuni mesi prima, ma proponeva ai lettori il suo 'sogno', cioé di mettere in collegamento Left con Liberazione. Con tutto il rispetto per il mio amico Sansonetti, questo non era nei patti, cioé nella linea editoriale concordata. E il resto del giornale? Il resto è stato cancellato dalla enorme ombra del signor Fagioli». Replica l'editore Ivan Gardini: «La mia idea di sinistra è moderata e riformatrice, impossibile da assimilare anche concettualmente a posizioni di sinistra antagoniste e radicali. Forte di questa idea, ritengo naturale e doveroso ascoltare e dialogare con tutte le forze democratiche. Questa è stata ed è la sfida che ci siamo proposti, già dal primo incontro, il mio socio Luca Bonaccorsi ed io. Left ha radici in Avvenimenti ma vorrebbe essere la sua trasformazione in strumento di informazione moderno, laico e riformatore. Sono stupito dalle reazioni di questi giorni: ridurre lo scontro alla presenza della rubrica del professor Massimo Fagioli è fuorviante così come creare, da questo, un "caso". Ho incontrato il professor Fagioli in poche occasioni, non ho mai partecipato ai suoi seminari di analisi collettiva pur apprezzando la sua ricerca scientifica. Sono fermamente convinto - prosegue - che tutti abbiano il diritto di esprimere il loro pensiero e difenderò sempre questo diritto. La cosa più sgradevole di questi giorni è stato scoprire che la passata dirigenza aveva l'idea di trovare semplicemente dei finanziatori che ripianassero i pesanti debiti accumulati durante la loro gestione, senza che ci fosse riconosciuto alcun diritto di pensiero e parola. Questo diritto lo stiamo pagando in termini umani ed economici: alcuni collaboratori ci hanno lasciato con nostro grande dispiacere. Nell'informazione non esiste il delitto di lesa maestà, si può lavorare insieme pur avendo idee diverse. A tutti i miei compagni di viaggio - conclude Gardini - voglio dire che il mio impegno in Left esce rafforzato da questa vicenda».

isolapossibile.it 2 marzo 2006
FAGIOLI: IO E LEFT (ex "Avvenimenti")
di Red online

Lo psichiatra Massimo Fagioli rivendica il suo contributo al settimanale Left dopo le polemiche che hanno portato al licenziamento dei due direttori Minucci e Chiesa. «Certo, il progetto editoriale è loro ma si lega alla mia ricerca psicanalitica, è chiaro», dichiara Fagioli.
Costringendo la nuova proprietà del settimanale a precisare: «Non esistono legami organici e/o organizzativi con il professore del quale riceviamo con piacere alcuni contributi». Intanto Emergency ha annunciato che ritirerà la sua collaborazione e così Vauro, Travaglio, Dalla Chiesa.

delle vicende di Left si parla anche su «Il barbiere della sera», in questa pagina.