mercoledì 30 luglio 2003

un convegno del Ministero della salute

Repubblica Salute 24.7.03
Riconoscere i disagi prima dei dodici anni
Convegno del ministero della Salute sul tema della prevenzione nell’età evolutiva.
Cosa osservare
DI ANNAMARIA MESSA

Crisi, problemi, ‘complessi’ più o meno esagerati, reazioni a volte eccessive, umore altalenante, difficoltà a scuola o nella routine quotidiana? A 15/16 anni sono problemi dell’età si dice in famiglia e si pazienta in attesa che l’adolescente "cresca e capisca"… Invece non sempre è così e possono consolidarsi disturbi difficili poi da risolvere ma che più facilmente potevano essere curati prima che esplodessero. «In genere si fa caso all’adolescenza (tutti sono un po’ matti, qualcuno lo è di più) o alla primissima infanzia (tutti a rischio, mamme terribili, mostri dietro la porta…) ma si dimentica che nei 12 anni di vita tra il secondo e il 14esimo succedono molti fatti e proprio in questa fascia d’età cominciano problemi psichiatrici che emergeranno dopo ma si possono prevenire e qualcuno già curare».
Si può soprattutto individuare chi sta maturando un problema, ribadisce Gabriel Levi, docente di Psichiatria dell’età evolutiva all’università La Sapienza di Roma. «Sopra i 14 è come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati: la maggior parte dei problemi che scoppiano nell’adolescenza si possono riconoscere già prima dei 12 anni», commenta durante il convegno sulla Prevenzione in psichiatria dell’età evolutiva, organizzato insieme al ministero della Salute.
«Per prevenire non si va più solo a guardare chi ha i problemi (e lo si prende in carico senza far finta che non ne ha) ma si studiano le problematiche come noia, pigrizia, ansia, tristezza, deconcentrazione, che tutti hanno e qualcuno di più. Si affronta la situazione di salute mentale evolutiva in generale, con le caratteristiche d’identità di ognuno, per capire come un bambino che oggi si comporta in un certo modo potrà essere a rischio di avere problemi da adulto». I disturbi di personalità riguardano l’12% degli adulti in genere. «Occorre saper riconoscere quei segnali di disagio e quei comportamenti parafisiologici che in realtà possono rappresentare la prima espressione di un disturbo di personalità ancora fluttuante e non strutturato. La ricerca dimostra che diverse condizioni individuali (ritardi e disturbi cognitivi e di sviluppo, disturbi di regolazione del temperamento, disturbi dell’umore) e ambientali (abuso, trascuratezza, problemi di caregiving) possono favorire l’insorgenza di disturbi di personalità nel bambino e nell’adolescente, che tendono a mantenersi stabili nel tempo», sottolinea al convegno romano Ernesto Caffo, Neuropsichiatra Infantile, Univ. Modena e Reggio Emilia, «La mancanza di attenzione ai primi segnali di disagio, più o meno accompagnati da fattori ambientali sfavorenti, può portare a situazioni di disturbo emergente, ancora fluttuante e non strutturato, fino a un disturbo riconoscibile e trattabile le cui conseguenze possono protrarsi lungo tutto l’arco della vita».
Prevenzione primaria dunque come intervento tra il rischio e il disturbo.
Già la noia è un indicatore importante: al di là di un livello accettabile suona l’allarme. Così la pigrizia, l’ansia troppo pesante, paure diffuse… per qualunque problema c’è una percentuale di bambini che sta un po’ peggio anche per altri motivi e minaccia di scompensarsi. Bisogna individuare chi sta slittando dal problema alla patologia e aiutarlo in tempo utile nelle sedi giuste, senza paura, sapendo che un intervento fatto 3 anni prima fa soffrire di meno, dura di meno e ha risultati maggiori. «I bambini a rischio non si mettono direttamente in cura: devono ricevere un’attenzione maggiore insieme agli altri bambini», precisa Levi. La prevenzione guarda insomma i problemi in modo nuovo, mentre crescono, con un’alleanza tra famiglia, scuola, sanità, servizi sociali, conferma il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi ribadendo la volontà del ministero di camminare sulla stessa strada.