domenica 1 maggio 2005

storie:
una donna, angeli e madonne

Il Gazzettino Domenica, 1 Maggio 2005
CURIOSITÀ D'EPOCA
L'ebrea Alvisa fingeva di vedere angeli e Madonne. Per un piatto di polenta
Espedita Grandesso

Alvisa era e zagheto (chierichetto) risplendente le assicurò la liberazione dal demonio e le nozze. Forse in seguito a questa visione, forse cercando miglior fortuna, la donna si fece accogliere dai catecumeni, si convertì alla religione cristiana e fu battezzata col nome di Alvisa.
Chi accenna alla storia di questa donna è un signore vissuto tra l'Otto e il Novecento, permeato di solido positivismo. L'Ottocento rifiutava i miracoli, ma credeva nell'industria nascente e incasellava le categorie subalterne "a rischio" in case di lavoro, case di ricovero, case di correzione, case di pena e, per le subalterne più bellocce e di scarsa virtù, in case di tolleranza. Forse anche per questo motivo il colto signore di fine Ottocento non racconta nulla sulla vita di Alvisa prima e dopo la sua fuga dal Ghetto, ma solo la sua fraudolenta intenzione di farsi passare per santa.
Allora, irritando il celebre Sherlock Holmes, proviamo a procedere per deduzioni. Se la donna fosse stata una ricca ebrea, non si sarebbe spostata dal Ghetto Novissimo dove, in palazzi decorosi, abitavano i ricchi. Dunque, era povera. Inoltre, se avesse avuto una famiglia che le avesse assicurato un tetto e "polenta e piatto", è possibile che, malgrado tutto, non avrebbe abbandonato la fede dei suoi padri. Forse la donna era sola al mondo e, nel 1734, per una donna sola era molto più difficile di adesso campare. Così, la futura Alvisa avrà sperato che, convertendosi al Cristianesimo, qualcuno avrebbe pensato a darle una sistemazione ma, evidentemente, non ci pensò nessuno.
Alvisa non poteva più ritornare in Ghetto: come cristiana nessuno l'avrebbe accolta ma una "riconversione" alla religione di origine le avrebbe attirato le ire della santa Inquisizione. Era un bel problema. Anche perché, dopo un paio di giorni, o mangi qualcosa o la fame comincia a mangiare te. Alvisa avrà anche pensato male e agito peggio, ma il suo stomaco dovette lanciarle un messaggio illuminante. Cominciò ad avere visioni, che andò a confessare a don Giovan Maria Fattori, il quale dovette trovarle interessanti, tanto da offrire alla poveretta qualche aiuto o in denaro o in ospitalità, se non presso di sè, presso persone devote. Alvisa vide Gesù bambino nell'Ostia consacrata e angeli che cantavano nel calice, poi le riapparve lozagheto risplendente che, indicandole una bellissima donna con un bambino in braccio, le rivelò che si trattava della Madonna.
A volte, è vero, le appariva anche il demonio, che le proibiva di recarsi dal prete Fattori per la confessione, ma Alvisa resisteva imperterrita e arrivava puntualmente al confessionale dove raccontava la fiaba del giorno, magari finendo col crederci, perché quelle visioni o sogni a occhi aperti la rendevano interessante e chi non è mai stato al centro di niente si farebbe anche impiccare, pur di apparire, per un'unica volta, interessante alla folla che assiste alla sua fine sulla piazza.
Ad Alvisa apparve ancora Maria santissima che, nel nome di suo Figlio, le cacciò il demonio dal corpo, sottoforma di serpente nero e urlante. Dopo averle raccomandato di obbedire al suo confessore, Maria la comunicò di persona. Né presso i Cristiani né presso gli Ebrei le donne possono aspirare al sacerdozio, quindi neppure la Madre di Dio potrebbe, in teoria, consacrare l'Ostia e comunicare i fedeli, ma Alvisa non se ne dà per intesa, e poi: la Madonna è la Madonna, perbacco! Quella, per Alvisa, fu una serata trionfale perché, dopo i favori ricevuti da Maria, lozagheto, ossia il suo angelo custode, recitò il rosario con lei e, quando intonò le litanie mariane, gli angeli risposero: «Ora pro nobis». Alvisa ebbe altre visioni, che coinvolsero anche Nostro Signore e ormai nessuno dei devoti di don Fattori dubitò che fosse una serata degna degli altari.
La storia di Alvisa si ferma qui, ma c'è da credere che a questa santa donna si sia interessata anche la santa Inquisizione, mettendo fine a un periodo di relativo benessere che Alvisa si era procurata con l'ingegno della sua mente fantasiosa allietando, con i suoi racconti, il buon prete Fattori e tanti altri devoti.