giovedì 2 giugno 2005

Sono molti i siti internet che rilanciano l'intervista di Paolo Izzo a Massimo Fagioli.
Ecco alcuni link:


Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:

http://www.lucacoscioni.it/node/4523

Vertici network di Psicologia e Scienze Affini:
http://www.vertici.com/rubriche/interviste/template.asp?cod=9298

Ateismo è libertà:
http://www.nogod.it/
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L'intervista che Massimo Fagioli ha rilasciato a Paolo Izzo
sui referendum (e molto altro)


l'originale cliccando su questo link/


Massimo Fagioli: «La legge 40 violenta il rapporto uomo donna e nega ogni idea di trasformazione»

Quaderni radicali News del 26-05-2005

In questo periodo di crescente oscurantismo religioso, filosofico e politico, le parole dello pichiatra Massimo Fagioli hanno il suono di un pensiero nuovo; Fagioli non riconosce né dei, né padri, né maestri e da più di quarant’anni basa la propria ricerca sulla teoria della nascita, dai lui formulata all’inizio degli anni ’70 nei suoi libri, a cominciare da Istinto di morte e conoscenza, e realizzata nell’Analisi collettiva, i gremiti seminari di psicoterapia di gruppo che conduce dal 1974, negli “Incontri di ricerca psichiatrica” all’Aula magna de La Sapienza di Roma e nelle lezioni che tiene da qualche anno all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti.
Cardine della teoria e della prassi fagioliane è il rapporto interumano, in special modo il rapporto uomo donna, come conferma questa intervista esclusiva, che parte dai 4 Sì dello psichiatra ai prossimi referendum e arriva molto lontano…

Professor Fagioli, il 12 e 13 giugno i cittadini sono chiamati ad esprimersi su quattro referendum che attengono a una materia delicatissima, che interessa scienza, etica, filosofia e religione. Forse è dai tempi della legge sul divorzio e di quella sull’aborto che non si vota un referendum di tale portata…

Se si imposta il discorso come una scala che va dal divorzio, all’aborto e oggi alla fecondazione assistita, la conclusione non può che essere una: lo Stato si deve togliere di mezzo nei rapporti privati, addirittura intimi. In particolare nel rapporto uomo donna.
Mi pare che questa mentalità, che speriamo bene venga confermata dal referendum, sia molto diffusa: anche leggendo le dichiarazioni di illustri scienziati, scopritori, filosofi, viene fuori che la legge 40 è una legge assurda, razzista, di una violenza mostruosa, non solo sulle donne, ma sul rapporto uomo donna.

Lei parla dell’intrusione dello Stato; in questo caso lo Stato è in combutta con la Chiesa.

Sì, è vero. A monte c’è che il nostro Stato non esiste, perché ancora siamo a prima della Rivoluzione francese e di fatto c’è uno Stato teocratico. In Italia, mi pare assolutamente chiaro, detta le direttive il Vaticano.
Ed è un caso specifico del nostro Paese; sembra che in Francia e in Inghilterra non sia così.

Per non parlare della ex cattolicissima Spagna.

Lì, per esempio, è stato il movimento popolare a cambiare una situazione che prima, con Aznar, era simile alla nostra.
Uno Stato non può operare in condizioni di sudditanza alla Chiesa, perché viene alterata persino la personalità giuridica.
Lo Stato si deve basare sul reato e soltanto in quel caso intervenire. Non può a priori dire come devi mangiare, come ti devi vestire, come devi far l’amore, come e quanti figli devi procreare.
Credo che nemmeno i nazisti siano arrivati a questo punto.
Al contrario, il codice penale stesso è basato sul fatto che i cittadini sono sani di mente e che quindi non gli devi dire a priori che cosa devono fare.
In particolare su questa cosa delicatissima, assolutamente soggettiva che è il rapporto uomo donna.
Nella religione, poi, da millenni c’è un attacco in special modo alle donne, all’identità femminile.
Tanto che i rapporti omosessuali gli interessano meno. Quelli sono sicuri, sono tranquilli, perché non è sessualità.

Anche l’omosessualità, comunque, rientra nei fatti privati…

Per questo sui diritti civili Zapatero ha perfettamente ragione. Ma ci sarebbe da aprire un altro capitolo sui bambini cresciuti dalle coppie omosessuali: lì c’è un’influenza che loro dicono non esserci, perché considerano l’omosessualità come un fatto genetico.
Ma non essendo così, sostenendo cioè che l’omosessualità è una questione di rapporto interumano malato, l’influenza c’è eccome!
Non è stato mai scoperto un cromosoma oltre X e Y; i cromosomi sono due, i sessi sono due non sono tre. Detto questo, dal punto di vista sociale, hanno diritto a tutto: se si vogliono sposare si sposino, se vogliono regolamentarsi, lo facciano pure.
Non ne capisco il motivo perché se sono trasgressivi, non vedo come mai vogliano normalizzarsi. Ma sono fatti privati, appunto. E nemmeno in quel caso sono affari della Chiesa o dello Stato.
Anzi, per me la Chiesa non deve intervenire proprio da nessuna parte. Se vogliamo considerare privato anche il fatto che una vecchietta voglia recitare il rosario, glielo facciano fare, ma non lo impongano agli altri.

In questo momento storico, a tempo di record, si avvia il processo di beatificazione del vecchio papa. C’è un referendum dello Stato italiano e noi dobbiamo seguire ogni giorno le vicende che accadono in Vaticano. Non le pare un po’ strano?

Questa è la politica italiana, cui partecipano anche le sinistre, partecipano anche quelli che dovrebbero avere una cultura laica.
Non dobbiamo dimenticare che siamo arrivati agli assurdi per cui dopo duemila anni è stato il comunista Violante a invitare il papa in Parlamento.
Finché è Casini che prega santa Rita perché è stato eletto… ma lo fa Violante ed è una cosa imbarazzante. Perciò anche nella sinistra, che dovrebbe essere laicissima, la cultura religiosa incombe.
E si fa una cosa mai vista in centocinquant’anni di unità d’Italia: il papa ha il suo staterello che è uno Stato straniero; per chiamare il capo di uno Stato straniero in Parlamento, si saltano tutte le norme giuridiche! Ciò è fuori dalla legalità.

Per tornare ai referendum mi sembra chiaro come voterà…

Civilmente, socialmente e politicamente voterò ad occhi chiusi quattro Sì.
Anche perché non si possono considerare i medici, gli ostetrici e i biologi come un branco di criminali selvaggi che buttano embrioni a destra e a sinistra. Sono terrorismi simili a quello di Fanfani che ai tempi del divorzio diceva che si sarebbero buttati i bambini per strada.
Quattro sì, compresa l’eterologa: non accettare l’eterologa significa essere razzisti. Perché è razzismo basare la paternità sullo spermatozoo.
La paternità è nel rapporto col bambino, dopo la nascita: la gravidanza riguarda esclusivamente la donna e il padre non ha nessuna influenza e nessun rapporto con il feto.
Dopo la nascita sì, c’è questo rapporto interumano che comincia, dove il padre può certamente intervenire e serve di più man mano che il bambino cresce. Ma che c’entra lo spermatozoo? Nel caso di malattie ereditarie, poi, sono più importanti i biologi e i medici, che devono scoprirle e curarle.

Anche nell’embrione, prima dell’impianto quindi?

Ma nel genoma! Ormai ci sono arrivati.
Per cui si elimina il cromosoma 21, etc. etc.. Questi cosiddetti difensori dell’embrione sostengono il contrario e secondo loro saremmo nazisti noi, perché vogliamo fare la selezione.
Non toccare l’embrione anche se è malato, è il vero crimine.
Per poi abortire dopo due mesi. Se questa non è violenza nei riguardi delle donne: è come prenderle a coltellate.

Ad ogni modo, al di là della religione, uno scienziato come Angelo Vescovi, pur dichiarandosi non credente, sostiene che il concepito è vita fin dall’inizio…

Un bel gioco di pensiero, di concetti e di parole. Noi siamo arrivati, con la nostra ricerca, ad un punto interessante: abbiamo scoperto che nella biologia c’è un discorso di tappe continue.
Se è ben accertato scientificamente, in maniera assoluta, che nelle prime due settimane, fino al quindicesimo giorno, le cellule sono indifferenziate e che poi cominciano a differenziarsi negli ormai ben noti tre foglietti embrionali, evidentemente esiste una trasformazione.

È il momento in cui si formerebbero le prime cellule nervose…


Anche che siano cellule nervose è tutto da discutere. Sono tre foglietti embrionali che si chiamano ectoderma, mesoderma, endoderma. Ancora non c’è questo discorso delle cellule nervose.
Tanto è vero che l’ectoderma darà origine alla sostanza cerebrale e alla pelle, il mesoderma alle ossa e ai muscoli… Cioè si differenziano ulteriormente!
Per parlare di cellule nervose bisogna arrivare ai quattro mesi e mezzo.
La trasformazione è continua ed è una trasformazione biologica, cui non si può dare il termine di persona, addirittura giuridica, in nessuno degli stadi che precedono la nascita.

Invece, tornando al parere di Vescovi e di fatto alla legge 40, si vogliono equiparare i diritti di “tutti i soggetti coinvolti” nella fecondazione medicalmente assistita…

Sono negazioni totali di una realtà elementare e assolutamente evidente. Questi signori, nella misura in cui dicono che uno è persona nello zigote, aboliscono qualsiasi pensiero di cambiamento, di trasformazione.
Come la grande storia della formazione della retina alla ventiquattresima settimana. È lì che scatta una possibilità di vita che prima non c’era. Prima, in qualsiasi condizione, con tutte le macchine respiratorie, non c’è possibilità di vita.
Cioè, la realtà del feto per sei mesi è meno differenziata del seme della pianta. Perché il seme della pianta, a determinate condizioni di terra e acqua, produce la pianta.
Il feto lo puoi mettere nella terra, nell’acqua, nella luce, nei raggi del sole, ma fino a ventiquattro settimane non può assolutamente vivere.
Allora, se dopo ventiquattro settimane può vivere, devo pensare che anche qui ci deve essere una trasformazione biologica.
Quindi il signor Vescovi, illustre biologo, non mi può dire che è la stessa cosa dello zigote: quello è un fatto biologico, come dice chiaramente la Levi Montalcini, e rimane fatto biologico fino al sesto mese.

Nel momento in cui avviene una trasformazione più significativa…

È sempre biologia, ma c’è da teorizzare una biologia umana. Perché scatta la possibilità di vita umana.
Che poi si sa benissimo che a sei mesi sarebbe una vita piena di difetti, perché il cervello non è ancora formato.
Una vita umana incompleta che avrebbe difficoltà a sopravvivere.
Dopo i sette mesi, gli otto mesi, allora sì: per cui si passa dalla possibilità alla realtà della vita. Ma pensare di conferire diritti al concepito è la negazione totale della differenza tra vita e non vita.
Lì non c’è la vita umana! Per i cattolici è uguale: morte e vita per loro sono la stessa cosa.
Infatti è loro la concettualizzazione per cui in fondo la nascita è una morte perché la vita è quando uno muore, nell’aldilà. La vita vera è quell’altra, lo dicono sempre. Un rovesciamento totale del pensiero e del rapporto con la realtà umana.

Abbiamo parlato di cellule nervose, di cervello, abbiamo detto della ventiquattresima settimana e della formazione della retina. Ma tutto questo deve essere attivato, come fosse una lampadina ancora spenta…

Indubbiamente la vita umana comincia con la nascita. E anche questo va legato a un discorso di trasformazione.
Quella capacità di reazione di cui dicevo si esprime di fronte a uno stimolo che molti ritengono essere l’aria, ma che noi diciamo essere la luce, perché il primo stimolo, quello che fa partire tutto il processo, è lo stimolo della luce sulla sostanza cerebrale.
Evidentemente questa sostanza cerebrale deve aver attivato una recettività, una capacità di reagire allo stimolo.
Le sottigliezze scientifiche sono queste. La retina ci mette forse più di un mese a formarsi, però se la stimoli con la luce non reagisce prima delle ventiquattro settimane, quando invece reagisce! Eppure non si è avuta nessuna modificazione biologica, anatomica della sostanza.
Quindi evidentemente sta nel patrimonio genetico il fatto che in un preciso momento scatta questa possibilità di reazione di fronte allo stimolo. Lo stimolo non arriva fino ai nove mesi, cioè alla nascita, poi c’è, e allora c’è l’attivazione cerebrale che mette in moto la respirazione, trasformando la circolazione… Interessante è che il cuore batta da prima, quindi la vita umana non è solo un fatto di battito cardiaco.

Poco prima della nascita, insomma, funzionano tante cose. Tranne questo “particolare” dell’umanità, che è legato al cervello…


Lo ripeto a ventiquattro settimane scatta la biologia umana, non la vita umana.
Perché non c’è pensiero. La caratteristica esclusivamente umana è il pensiero; non è la respirazione che hanno tutti i mammiferi, tutti gli animali. Né il cuore. Saranno anche la stazione eretta, il foro occipitale che fa angolo perpendicolare, la mano che ha l’opponente del pollice.
Però soprattutto è il pensiero che distingue l’uomo dagli animali, per la ragione storica che da milioni di anni l’uomo fa tante cose che gli animali non faranno mai. Gli animali sono oggetti passivi delle leggi naturali; l’uomo no. L’uomo è soggetto della natura, per cui si oppone, non sempre con intelligenza, alle leggi di natura. Sono cose assolutamente evidenti. Per cui è alla nascita che comincia l’individuo, secondo il codice napoleonico peraltro, che è restato pressoché uguale a quando è stato scritto.
Perciò prima della nascita semmai c’è aborto procurato.
Non c’è delitto, perché non c’è vita umana. Non puoi uccidere un essere umano che non c’è.
Esiste la docimasia, cioè si prende un pezzetto di polmone dal feto per vedere se ha respirato oppure no. È omicidio solo se ha respirato.

Perché se ha respirato è un individuo.

È un individuo e quindi ha tutti i diritti dell’individuo. L’embrione, il feto non hanno diritti giuridici come l’individuo. Proteggere il feto e dargli i diritti del futuro… Ma come del futuro?!
Allora che dobbiamo fare, andare verso l’infinito? E proteggere i diritti dei miliardi di miliardi di persone che verranno al mondo nel corso dei secoli e dei millenni? Sono pensieri assurdi.
Non esistono diritti del nascituro, perché è un futuro, appunto. Non ci possono essere diritti per qualcosa che non c’è, per cui non c’è neanche la potenzialità. La potenzialità è quella del feto, come abbiamo detto.
Ma il feto ci deve essere. È la solita storia: ovuli fecondati ce ne sono miliardi, ma soltanto una parte si impianta; c’è tutto un viaggio che dura 48-72 ore, per cui miliardi se ne perdono. Torno a dire: dobbiamo ribellarci a questa assurdità per cui il prete viene dentro la camera da letto a metterti la camicia da notte col buco, come nel passato.
Ma allora, altro paradosso, altro discorso scisso, perché dicono no all’eterologa? Facciamo la fecondazione in provetta per tutti, così nessuno scopa più.
Se la sessualità non deve esserci, facciamo tutti i figli in vitro. Invece no: bisogna avere rapporti sessuali, ma bisogna farlo come gli animali: il rapporto sessuale per la procreazione e basta.
Come rapporto uomo donna non deve esistere.

Prima ha detto della reattività alla ventiquattresima settimana, ma da psichiatra, nella sua ormai nota teoria della nascita, lei usa anche un’altra parola: vitalità.

È vero. Questa capacità di reagire allo stimolo la chiamo vitalità. Poi il fatto biologico della vitalità va a congiungersi, a fondersi con la pulsione, che è propriamente psichica, per cui alla nascita sorge il pensiero come immagine. Indubbiamente.
Questo avviene alla nascita: la fusione tra la pulsione che è reazione allo stimolo luminoso con questo fatto biologico che è la vitalità, cioè la possibilità di reazione.
La possibilità di reazione è un fatto biologico, la reazione è pulsione, che poi diventa immagine che è pensiero.
Poi ci sarà la trasformazione ulteriore per cui si arriverà al pensiero verbale e al linguaggio articolato. È sempre tutta una sequela di trasformazioni.

E sempre nella fusione tra corpo e mente, che non si possono pensare come entità separate…

Si nasce un’unica cosa. Il corpo e la mente sono un’unica cosa.
È dopo, purtroppo, nella malattia, che avviene la scissione: quando c’è il rapporto violento, per cui il corpo viene negato e la fusione, l’unità di corpo e psiche non trova risposta.
Per cui magari un bambino viene nutrito, allattato, curato, riscaldato, vestito ma il rapporto psichico non c’è perché la madre, o chi per lei, è anaffettiva.

E quella lampadina che si era accesa rischia di spegnersi di nuovo.

Eh sì. Per cui la capacità di reazione non c’è più. Funziona soltanto l’apparato neuromuscolare come quello degli animali, ma nel rapporto interumano non c’è più reazione; viene annullato il rapporto stesso e il malato non si accorge più della realtà dell’altro, non la vede e non la sente.
Quello che conta per lui è soltanto positivismo ottuso, cioè l’oggetto percepibile nella veglia con i cinque sensi, ma una sensibilità nei rapporti interumani e in particolare nel rapporto uomo donna non c’è più. E invece dovrebbe esserci. Senza che nessuna legge la impedisca.

Paolo Izzo

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i commenti a questa intervista pubblicati sul sito di Agenzia Radicale:
http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=opinioni&nid=3535


finalmente!
27-05-2005 09:14:28
Finalmente qualcuno che non ha paura, che ha le idee chiare su cosa sta succedendo e soprattutto su ciò che non può e non deve accadere... Finalmente qualcuno che mi libera dal disagio che ho provato fino a questo momento di fronte a questi referendum. Perché al di là della certezza di votare quattro SI, rimane comunque in me una sensazione di profondo smarrimento nell'ascoltare le ragioni di politici, scienziati, giornalisti e di una sinistra che ancora oggi dimostrano di non avere le domande giuste a cui prima o poi seguirebbero, inevitabilmente, delle risposte sensate. Ora sento che sotto i quattro SI c'è anche un pensiero valido che li sostiene.
Inviato da: Paola

il rocchetto dal filo infinito
27-05-2005 10:38:12
Una immagine dell'infanzia è quella di mia madre che seduta alla macchina da cucire di tanto in tanto doveva ricaricare con del filo il "rocchetto", componente dello strumento. Il filo, come i suoi pensieri, si interrompeva e le cucituture non erano più possibili. Ciò che invece da tanti anni dice, scrive, mostra Massimo Fagioli non si interrompe mai. E' un filo infinito che non ha mai momenti in cui le cuciture non sono possibili. (...) Inviato da: remo

legge 40, laici e ... atei
29-05-2005 01:21:27
che il nostro stato appaia sempre meno laico è un fatto (al quale per altro non mi arrendo!), che nella sinistra ci siano cedimenti gravi, questo fa ancora più male.
... ma per fortuna c'è ancora qualcuno che, imperterrito, maniene una coerenza di pensiero addirittura "atea" !!!
Inviato da: Franco

al freudismo non crede più nessuno

Corriere della Sera 2.6.05
Filosofi e storici contestano un cardine della psicoanalisi
LA RIVOLTA CONTRO FREUD
CROLLA IL MITO DI EDIPO

L’incesto fra madre e figlio è l’architrave dell’inconscio Ma la crisi della famiglia oggi lo rimette in discussione
di Silvia Vegetti Finzi

«Se il re Edipo riesce a scuotere l'uomo moderno non meno dei greci suoi contemporanei, scrive Freud nell' Interpretazio ne dei sogni (1900), riferendosi alla omonima tragedia di Sofocle, la spiegazione può trovarsi soltanto nel fatto che... il suo destino sarebbe potuto diventare anche il nostro». Anche noi durante la prima infanzia amiamo il genitore di sesso opposto e consideriamo un rivale quello del medesimo sesso ma, più fortunati di Edipo, punito con la cecità e l'esilio, non realizziamo questo desiderio, limitandoci a fantasticarlo finché, colpito dal divieto dell'incesto, precipita nell'inconscio a opera di una rimozione che ci rende nevrotici perché umani. Per Freud il mito di Edipo, che costituisce la trama della tragedia sofoclea, si impone come vero per gli effetti emotivi che suscita, né potrebbe essere altrimenti dato che svela un «materiale onirico primordiale», in cui è possibile riconoscere l'architrave dell'inconscio e la mappa della terapia psicoanalitica.
Nella sua antropologia (Totem e Tabù, 1912-13), il complesso di Edipo si rivela strutturare tanto la mente individuale quanto i rapporti familiari, entrambi basati su desideri incestuosi e sulla loro interdizione. Un'interdizione che non solo limita l'onnipotenza dell'inconscio, ma obbliga le famiglie, per contrarre alleanze matrimoniali, a stabilire patti simbolici tra di loro. Come tale l'Edipo fonda la società e separa, secondo Lévi-Strauss, la legge morale dalla promiscuità animale, la cultura dalla natura. Ma ora, nel momento di crisi della famiglia nucleare, si pongono nuovi quesiti: è ancora necessario che i bambini, per definire la propria identità sessuale, affrontino il complesso di Edipo e la sua interdizione? L'unica struttura della famiglia è il triangolo padre-madre-figli? La società è tuttora, come riteneva Aristotele, fondata sulla famiglia? Domande che ci confrontano con la convinzione di Freud che il mito di Edipo esprima una verità valida per tutti e per sempre.
Proprio sullo statuto attuale dei miti è sorta un’interessante discussione nell'ambito del ciclo di conferenze, organizzato da Gennaro Carillo presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli («I Contemporanei del futuro», dedicato a Giuseppe Pontiggia, al suo appassionato amore per i classici).
Gli interventi, espressi da alcuni dei maggiori studiosi della cultura antica quali Guido Avezzù, Franco Montanari, Mario Vegetti e lo stesso Gennaro Carillo, seppur differenti tra loro, mostrano quanta distanza ci separi da Freud, dalla sua convinzione che il mito esprima una verità a priori, universale e perenne. Avezzù rileva infatti un'interruzione epocale tra il mito, inteso come racconto condiviso, «racconto già raccontato», e la sua rielaborazione letteraria. In questo senso l'Edipo di Sofocle è una delle tante narrazioni disponibili, anche se, nella tradizione culturale, quella versione si è imposta su tutte le altre. Carillo, Montanari e Vegetti sono d'accordo con lui ma sottolineano la continuità delle produzioni mitopoietiche che, con differenti espressioni, troviamo in tutte le culture ed epoche. Per Avezzù, attento al lessico dei mass-media, sulla narrazione verbale prevale ora l'immagine iconografica e, per Carillo, con finalità differenti rispetto al passato per cui alla «verità» del mito si è sostituita ora l'efficacia persuasiva, il potere di edificazione morale, sino a suggerire la inquietante ipotesi di una «psicosi consapevolmente indotta», finalizzata alla difesa dell'assetto sociale esistente, come nel film The Village di Shyamalan, dove l'evocazione di paurose «creature innominabili» serve a mantenere quella piccola comunità rurale entro i tradizionali recinti del villaggio.
Quanto alla contrapposizione tra Mythos e Logos, tra immaginazione e ragione, il più deciso è Mario Vegetti il quale nota che, benché anche la filosofia si avvalga del mito, come mostrano Platone nella Repubblica e Hegel nella Fenomenologia dello spirito, tuttavia le due forme di pensiero si contrappongono perché l'una si fonda sull'interpretazione, l'altra sull'argomentazione. Ciò nonostante convivono, nota Avezzù, per cui anche il manager aziendale, al di fuori dall'ambito professionale fondato su razionalità e calcolo, può interrogare il «sapere» della cartomante.
I miti hanno un accesso privilegiato alla verità? Sì, risponde Carillo, perché la esprimono con l'immediatezza della metafora e ci permettono, sottolinea ancora Avezzù, di «visualizzare» situazioni altrimenti indefinibili. Per Montanari i miti sono un linguaggio che esprime in modo efficace valori e conflitti di ogni civiltà. Il mito di Edipo, ad esempio, rappresenta, nell'Atene del V secolo, il conflitto tra uomo e divinità. Ma, anche se fossero le espressioni più originarie del pensiero, dice Vegetti, non per questo i miti sarebbero più veri: la fisica di Empedocle non è più "vera" di quella di Einstein perché si colloca all'inizio del pensiero occidentale. Analogamente il mito di Edipo non è più vero della leggenda di Amleto o di 2001 Odissea nello spa z io . Infine tutti gli studiosi convergono sul fatto che i miti hanno ancora qualche cosa da dirci. Per Montanari sono «una importantissima porta d'ingresso per l'interpretazione di una civiltà»; per Vegetti, esprimono ciò che siamo in grado di leggervi come interpreti-interroganti attivi. Ma ogni epoca, precisa ancora Avezzù, li interpreta a modo proprio: «per noi, oggi, spezzate le tradizionali gabbie interpretative, Edipo non deve necessariamente essere re, può essere un uomo qualunque, perché no? Un marinaio venuto d'oltremare; e invece che nella reggia di Tebe il suo dramma può ripetersi in una casupola dell'Alfama, il vecchio e popolare quartiere arabo di Lisbona».
Penso che, se Freud potesse intervenire nella discussione, sarebbe d'accordo con gli antichisti per quanto riguarda la storia della cultura, ma ribatterebbe che l'inconscio non conosce il tempo e che pertanto l'Edipo rimane una stella fissa nell'universo in movimento. Con la conseguenza di produrre un divario sempre più lacerante tra ciò che dentro di noi sentiamo e quanto di fatto viviamo.

Gli interventi citati sono stati espressi da: Guido Avezzù, ordinario di Letteratura greca, Università di Verona; Gennaro Carillo, ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Franco Montanari, ordinario di Letteratura greca, Università di Genova; Mario Vegetti, professore fuori ruolo di Storia della Filosofia antica, Università di Pavia.

brevi dal web

ilmessaggero.it 2 giugno 2005
LO PSICHIATRA
«Non ci sono farmaci specifici, va iniziata una psicoterapia»

ROMA - La ragazza ha “scalato” il Vittoriano e si è gettata. Un volo di 30 metri. I familiari parlano di anoressia e depressione. «Attenzione, anoressia, depressione e ansia sono tre disturbi diversi - commenta il professor Massimo Biondi, docente di Psichiatria all’università La Sapienza di Roma -. Per ognuno esistono criteri diagnostici distinti. In alcuni casi il paziente può assommare più patologie. Ma non è corretto pensare che un’anoressica sia per forza anche depressa».
Ma il rifiuto del cibo è un sintomo di tutte e due le malattie?
«Certo, ma con motivazioni completamente diverse. Il depresso perde appetito perché perde anche il desiderio. Non ha più piacere nel fare le cose. Chi è anoressico, al contrario, è spesso molto attivo»
Energie senza mangiare?
«Le forze, in questo caso, vengono proprio dal controllo che si esercita sulla fame. Su di sè. Questa capacità rende sicuri, inflessibili»
E perfezionisti?
«Molto. Sia nello studio, nel lavoro come nella cura del corpo. Si punta a prestazioni alte»
C’è solo fame di dimagrire?
«Il ”gioco“ sta nel controllare l’appetito e, a furia di esercitarsi, mutano anche i meccanismi biologici. Il ciclo sparisce, l’organismo consuma tutto quello che ha a disposizione»
Ma non si sentono mai magre queste ragazze? Non si vedono allo specchio?
«Si vedono ma non hanno percezione del corpo, neppure quando pesano 35 chili. Si tratta di un’alterazione di gravità delirante».
La cura?
«Non esistono farmaci specifici, si possono somministrare sostanze per dormire o placare l’ansia quando è presente. Occorre una stretta collaborazione con l’internista e la paziente va avviata alla psicoterapia. Singola, di gruppo o familiare»

kataweb.it 2 giugno 2005
Napoli - Depressione: una cura chiamata 'impatto ambientale'

Si può nascere predisposti alla depressione, ma non ammalarsi e può accadere esattamente l'opposto. L'ambiente in cui si vive è sempre più condizionante lo stato funzionale del nostro cervello e quindi il ruolo dei farmaci avrà un compito paritetico con l'impatto ambientale sull'origine delle malattie neuropsichiatriche (oltre il 10% della popolazione ne soffre).
Il dato è emerso dal congresso della Società Italiana di Farmacologia in corso a Napoli come derivato da studi condotti da Università italiane e americane. Secondo il Professor Giovanni Biggio Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Cagliari, lo stress prolungato e la depressione atrofizzano le cellule cerebrali ovvero fanno perdere il buon funzionamento anche a scapito delle dimensioni, rendendo alcune aree cerebrali più piccole.
Uno studio condotto su gemelli, alcuni sottoposti a stress prolungati come abusi infantili o partecipazione ad una guerra, altri geneticamente identici, che hanno vissuto una vita tranqulilla, ha evidenziato lo sviluppo di una depressione rispettivamente nel 88% e nel 8% dei casi. L'indagine è stata condotta con ricerche di immagine computerizzata (RNM e PET). Un ritardo iniziale della terapia o una precoce interruzione porta ad avere più frequenti recidive, mettendo le premesse per una atrofia cerebrale.
Il messaggio di Biggio è che occorre una diagnosi precoce, anche in epoca adolescenziale, per evitare che in un futuro non lontano la depressione diventi la prima delle malattie neuropsichiatriche.

ilmattino.it 2 giugno 2005
UNA RICERCA AL CONGRESSO DI FARMACOLOGIA
«La depressione uccide i neuroni»

La depressione? È un killer, uccide le cellule del cervello. Le atrofizza come succede ai muscoli quando non vengono allenati. Al contrario, un ambiente sereno e stimolante può «riaccendere» i neuroni addormentati e restituire loro il tono perduto. Così alcuni topi separati dalla madre e dal loro gruppo subito dopo la svezzamento possono diventare alcolisti, mentre topi che dopo la separazione tornano a far parte del loro gruppo escono da comportamenti legati alla depressione. Questi i risultati che stanno emergendo da uno studio condotto in Italia, fra le università di Cagliari, Pisa e Milano e in linea con studi americani, presentati ieri all’hotel Royal-Continental, in apertura del congresso della Società Italiana di Farmacologia. «Riuscire a capire il ruolo giocato da geni e ambiente nella comparsa della depressione è una delle scommesse del futuro», ha detto il neuropsicofarmacologo Giuseppe Biggio, dell'università di Cagliari. «Ed è una sfida tanto più importante - ha aggiunto - considerando che nei prossimi anni la depressione diventerà la prima patologia neuropsichiatrica». Non c'è un gene della depressione ma all'origine di questo disturbo ci sono una serie di modificazioni (polimorfismi) che rendono vulnerabili. L'impatto con l'ambiente è altrettanto importante nello scatenare il disturbo così come nell'impedire che si manifesti. Nella ricerca del gruppo di Neuropsicofarmacologia di Cagliari, condotta in collaborazione con psichiatri e farmacologi di Pisa e Milano, alcuni ratti sono stati separati dalla madre a 8-10 giorni dalla nascita, ossia appena svezzati. Sono stati posti ognuno in una gabbia, quindi in condizione di isolamento difficile da sopportare. Dopo quattro settimane di isolamento il cervello dei ratti costretti all'isolamento aveva subito modifiche che riguardavano i fattori che favoriscono la crescita delle cellule nervose.

lagazzettadelmezzogiorno.it 2 giugno 2005
«Da prevenire le psicosi dei giovani»

MILANO Dacci oggi il nostro equilibrio psico-fisico quotidiano. Come «modulare» il nostro comportamento? Al Congresso Nazionale dell'associazione italiana di analisi e modificazione del comportamento e terapia comportamentale e cognitiva, è stato sottolineato il rischio psicotico che corrono i giovani, specie di 16-30 anni. Essi sono vulnerabili e si confrontano, spesso, con psicopatologia grave ed emarginazione sociale. Vanno ricercati programmi di individuazione e intervento precoce sui soggetti a rischio individuando e recependo i segnali che, nei due terzi dei casi, si manifestano due-tre anni prima dall'esordio della patologia psichica. Una volta individuati questi segnali (umore depresso, insicurezza, ansia, perdita di energia, rallentamento, difficoltà di pensare e di concentrarsi, ritiro sociale, ecc) è opportuno intervenire subito in modo specifico e mirato (psicoterapia; interventi psicosociali; eventuale farmacoterapia, fattori di protezione) che permettano di «invertire la rotta». Altrimenti, la situazione precipita, con gravi conseguenze per l'equilibrio psico-fisico, tra cui il rischio di suicidio, e per lo sviluppo personale e sociale. La Dr Anna Meneghelli (dipartimento salute mentale del Niguarda Cà Granda di Milano) ha proposto e presentato interventi con modalità flessibile e personalizzata, stile di lavoro degli operatori molto informale ed amichevole per ridurre od annullare il rischio di psichiatrizzazione e di stigmatizzazione. Spesso si presentano episodi di elevazione dell'umore alternati con episodi di tipo depressivo (bipolari). L'efficacia dei programmi di terapia cognitivo - comportamentale è stata dimostrata da studi che hanno registrato significativo cambiamento in meglio, a dimostrazione dell'efficacia dell'intervento. Una ricerca su 350 studenti ha messo in luce che maschi e femmine si differenziano per il livello generale di felicità e, in particolare, i ragazzi mostrano maggiore ottimismo e speranza delle ragazze. Quando insieme al genere maschio-femmina si considera il profitto scolastico, si vede che il benessere delle ragazze aumenta con il miglioramento del profitto mentre, per i ragazzi, l'andamento è inverso. Proposti interventi di psicologia positiva che si occupa di quegli aspetti che caratterizzano il benessere psicologico. Sono tutte iniziative che aiutano a vivere in una società - la nostra - a rischio grave.

clicmedicina.it 2 giugno 2005
La campagna psichiatrica cavalca il dramma famigliare

Ed è allarme depressione post partum con il caso della madre di Lecco, ma è sconcertante osservare come le più svariate chiavi di lettura tentino di spiegare razionalmente il gesto omicida di una madre verso il proprio figlio.
Eppure se si osserva attentamente in numerosi casi recenti di suicidi ed efferati omicidi, emerge che le persone che hanno commesso tali atti erano sottoposte a trattamenti per disturbi mentali; nella maggior parte dei casi con sostanze psico-farmacologiche con effetti collaterali molto pericolosi: alterazioni del comportamento, dell’umore, aggressività e tendenze suicide od omicide.
Esaminando accuratamente l’intera scena della salute mentale, ciò che si può notare è che le statistiche altisonanti di persone che sarebbero affette da disturbi mentali sarebbero in aumento, così come sarebbero in aumento i disturbi mentali che sono stati catalogati nel DSM IV, il manuale dei disturbi mentali usato per le diagnosi psichiatriche, tant’è che dalla prima edizione nella quale i disturbi erano 112 si è passati a 374 nell’ultima edizione.
Prima si crea il “disturbo” poi gli psicofarmaci per “curarlo”.
I disturbi mentali diagnosticati nell’ultimo decennio e le percentuali di persone che si promuove sarebbero soggette a tali disturbi, per esempio in Italia sarebbero 800.000 gli adolescenti che soffrono di depressione; il 9% di bambini soffrirebbero di disturbi psichici, una mamma su cinque soffrirebbe di depressione, per non parlare di schizofrenia che colpirebbe circa 600 mila abitanti della penisola, la Sad, che sta per Stress, rabbia (Anger) e Distrazione, una sindrome che colpirebbe chi utilizza troppo il cellulare in ufficio; il DOC, ovvero un disturbo d’ansia che coinvolgerebbe almeno un milione e duecentomila italiani; la sindrome premestruale; la sindrome di Linus, ovvero la timidezza patologica che porta alla fobia sociale: un disturbo in aumento tra gli adolescenti, che colpirebbe un ragazzo su tre; l’infomania ovvero l’eccessivo uso della tecnologia.
Quelli sopra elencati sono solo alcuni di una serie di comportamenti umani che vengono catalogati sotto il nome di “disturbo” e diagnosticati dalla psichiatria come squilibri biochimici del cervello; se affianchiamo le statistiche delle vendite di psicofarmaci per “curare” i “disturbi mentali”, come quelle indicate dall’Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali del Ministero della salute che ha parlato di una spesa 168 milioni di euro nel 2003 per i nuovi psicofarmaci, è evidente la quantità di interessi che ruotano attorno al campo della salute mentale.
La cosa più preoccupante è che quando si tratta di fare diagnosi ci sono le certezze sul “disturbo” in questione, mentre di fronte alle tragedie seguenti nessuno sembra rilevare la pericolosità della somministrazione di alcuni farmaci, in particolare antidepressivi, nonostante recentemente anche le agenzie di controllo sui farmaci, FDA ed EMEA, a seguito di controlli più approfonditi, hanno lanciato allarmi sul rischio di omicidio / suicidio relativo proprio ai farmaci citati.
Alla luce di questi fatti si può osservare che il punto di partenza sono le diagnosi psichiatriche, quindi se le basi non sono attendibili anche i trattamenti che seguono sono molto discutibili.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani - Onlus, ha come scopo quello di indagare ed esporre violazioni dei Diritti Umani da parte della psichiatria, focalizzando la sua attenzione sull’uso “soggettivo” e ingannevole di “diagnosi” che mancano di un qualsiasi merito scientifico o medico e sulla prescrizione di trattamenti che causano danni permanenti impedendo la possibilità di un reale recupero.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani – Onlus
e- mail : ccdu_italia@hotmail.com

Severino Antinori

La Stampa 2 Giugno 2005
PARLA IL PIONIERE IN ITALIA DELLA FECONDAZIONE ASSISTITA
Antinori, promotore di un comitato per il «Sì»: noi siamo dalla parte della vita
«Migliaia di bimbi non nati, colpa della legge 40»
«Anche gli scienziati astensionisti non sono tutti convinti di quello che sostengono.
Spesso sono condizionati dall’orientamento confessionale delle loro cliniche e università»

Gianluca Nicoletti


PROFESSOR Antinori, quale è il punto della legge 40 su cui è maggiormente sensibile il suo comitato «Libertà e ricerca per il sì»?
«E’ il divieto di poter impiegare le cellule staminali embrionali per la cura di gravi malattie. In Cina, in Corea del sud e in vari Paesi dell’ex Unione Sovietica la possibilità di realizzare queste cellule con tecnica di trasferimento nucleare (clonazione) è reale, già oggi, non negli anni a venire. Sto seguendo in questi paesi un programma di applicazione su casi gravi di Parkinson, Alzheimer, diabete, eccetera, e i risultati iniziali sono soddisfacenti».
Però altri suoi colleghi in Italia non la pensano come lei.
«Guardi, anche gli scienziati che stanno dalla parte degli astensionisti non sono tutti convinti di quello che sostengono, ma spesso sono condizionati dall’orientamento confessionale delle cliniche e università per cui svolgono la loro professione».
Non sono solo cattolici...
«Le faccio allora l’esempio del professor Vescovi del S. Raffaele di Milano. Viene spesso sentito, in quanto laico, per le sue dichiarazioni sulle staminali a sostegno delle tesi dei cattolici. Mi ricordo che nel 2001 abbiamo seguito assieme un convegno a Rimini, al Centro Ricerche Pio Manzù, allora ci parlammo e riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali aveva una posizione vicina alla mia. Sono sorpreso da questo cambiamento».
Cambiano le opinioni in vista del referendum? Non le sembra esagerato?
«Le posso dire che parlamentari, autorevoli esponenti della maggioranza di Governo, sono venuti per farsi aiutare da me, poi sono andati a votare a favore di questa legge».
Perché questa contraddizione?
«Perché in questo campo vale molto la demagogia. Noi stiamo veramente dalla parte della vita, migliaia e migliaia di bambini che potevano nascere non sono nati per colpa della legge 40 e per di più abbiamo avuto molti casi d’aborto da parte di persone che non avendo potuto fare l’analisi sui tre embrioni al momento dell’impianto, sono stati costretti a farla tardivamente e per gravi problemi hanno abortito. Chiaramente questo non significa che le cellule fecondate vadano buttate, sono un progetto di vita, ma questa entità non può essere considerata un individuo».
Si sta ridiscutendo tutto quello che è stato l'elemento di coesione della società dalle origini dell'uomo sino ad oggi. Almeno di questo è consapevole?
«Certo, è chiaro che la fecondazione assistita ha cambiato certi tipi di stereotipi, questo non lo si può negare, però vuol dire anche che è la prima volta che un essere vivente “animale” riesce a riprodursi anche in presenza di sterilità; lei non vedrà mai nessun altra specie che può farlo».
Non le sembra lecito che si possa sospettare che questa sua “crociata” sia indebolita dal fatto che stiamo parlando di quello che per lei è comunque «un lavoro»?
«Mi sento al di sopra di questo sospetto. Mi occupo da 32 anni di queste cose, sono riconosciuto a livello internazionale per il mio lavoro. Sono presidente dell’associazione mondiale di medicina della riproduzione. Mi hanno scelto scienziati di 33 Paesi. Non ho interessi da difendere, per provare le mie tesi ho anche mandato una cassetta al Tg3 dove si vede chiaramente che dopo 18 ore si può estrarre nuovamente lo spermatozoo intatto dall’ovulo, sono ancora separati. Questo prova che non è vero che la vita nasca al momento del concepimento. Spero che la manderanno in onda».
Sì, poi si lamenta se pensano che il suo studio sia una sorta di gabinetto del dottor Faust.
«Hanno cominciato a dipingermi come una specie di Frankenstein proprio quando nell’87 feci per la prima volta vedere in televisione che era possibile inserire uno spermatozoo nell’ovulo. Fu da allora che iniziò contro di me una denigrazione continua. Ho vinto quattro cause in Cassazione contro chi mi ha diffamato. Oggi quell’intervento lo fanno ovunque, ma allora in certi ambienti si diceva di me che avevo violato la membrana di Dio, che ero uno stupratore della natura».
E invece cosa è lei?
«Io sono un credente, ma la mia è una battaglia da scienziato. Lei sa che di 100 cellule fecondate solo il 15% diventa embrione. La natura a modo suo fa già una diagnosi pre impianto. Perché non ho diritto di farlo io medico in sospetto di una grave malattia?».
Dalla diagnosi non è facile passare alla selezione genetica?
«Non per me, ho firmato contro l’eugenetica per il Foglio di Giuliano Ferrara. Non dico di determinare il sesso, il colore degli occhi o dei capelli, parlo solamente della possibilità di intervenire su soggetti a rischio di gravi malattie. Penso alle coppie in cui si sono verificate sindromi come la talassemia o la trisomia 21. Se volessero conoscere la situazione del loro figlio? Hanno il diritto di poter accedere alle tecniche che la legge 40 ora vieta».
Se il referendum fallisse?
«Continuerei a fare ricerca all’estero, ma mi sentirei un esule scientifico».

sabato 4: provocazione di "Forza Nuova" a Roma

Corriere della Sera, Cronaca di Roma 2.6.05
ROMA. Sabato si ricorda la cacciata dei nazisti
Ma si prevedono problemi per l’ordine pubblico ed è già polemica politica Liberazione di Roma, ore tese Forza Nuova vuole manifestare a Centocelle. I centri sociali: «Impediamolo»


Quattro giugno, si festeggia l’ingresso degli Alleati e la fine dell’occupazione nazifascista della città. Quel giorno però a Centocelle Forza Nuova ha promosso un proprio raduno su temi economici. Protestano in molti, da ultimo il consiglio del VII Municipio con un ordine del giorno votato anche da Forza Italia e Udc: «Il prefetto neghi la piazza». Intanto comitato di quartiere e centri sociali, con Rifondazione Comunista, convocano una «festa» nello stesso posto scelto da Forza Nuova. Un consigliere comunale di An esorta però il prefetto a non prendere ordini da chi spacca le vetrine. Ieri il comitato per l’ordine pubblico si orienta verso il divieto. Ma si attende una decisione.

Corriere della Sera, cronaca di Roma 2.6.05
Municipio contrario. Centri sociali decisi a impedire l’iniziativa del gruppo neofascista. Sabbatani (An): «Serra non si lasci influenzare da chi spacca vetrine»

Liberazione di Roma, è scontro politico
Sabato si celebra la cacciata dei nazisti. Una manifestazione di Forza Nuova a Centocelle accende la polemica

Se ne è parlato anche al Comitato per l’ordine pubblico di ieri mattina, ufficialmente convocato su altro. E all’unanimità il comitato si è orientato verso il divieto nei confronti della manifestazione su temi economici convocata da Forza Nuova a Centocelle alle 17 di sabato 4 giugno, giorno che a Roma ricorda l’ingresso degli Alleati e la fine del nazifascismo. Ma il prefetto Achille Serra prende tempo: «Devo ancora sentire commercianti ed esercenti...». Anche la Questura ufficialmente tace. Ma intanto la febbre sale. Nella stessa giornata di sabato e nello stesso posto, in pratica lungo la centrale via dei Castani, è convocata ora anche una «festa» per la Liberazione promossa stavolta dal Comitato di quartiere di Centocelle, dai centri sociali della zona, dai circoli di Rifondazione Comunista. La «festa» con mimi e bande musicali fa parte delle celebrazioni del 4 giugno. Quel giorno al Parco Nemorense verrà ricordato con una lapide Ugo Forno, il bambino di 12 anni colpito a morte mentre si opponeva ai tedeschi in fuga.
Negare la piazza alla «provocazione» di Forza Nuova: un ordine del giorno per negare la piazza a Forza Nuova è stato adottato lunedì dal consiglio del VII Municipio, dove oltre alle forze di maggioranza hanno votato a favore anche i consiglieri di Forza Italia e dell’Udc. Contrari solo alcuni consiglieri di An, altri sono usciti dalla sala al momento del voto. «Non devono autorizzarla - taglia corto il presidente del VII Municipio, Stefano Tozzi -. Lì, in piazza delle Camelie, c’è la lapide con i nomi dei caduti sotto il nazifascismo».
Appelli contro il raduno sono venuti anche dai consiglieri comunali Adriana Spera (PRC) e Giuseppe Battaglia (Ds). Quest’ultimo ha ricordato: «La tensione è molto alta e può sfociare in contromanifestazioni con un rischio di scontri in piazza». Di opinione opposta è invece il vicepresidente del consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma (An): «Mi auguro - ha detto - che il prefetto decida senza farsi influenzare dai Centri Sociali. Visti i precedenti, non credo che chi spacca vetrine, ruba nei centri commerciali e nelle librerie e provoca scontri di piazza possa erigersi a censore dei diritti altrui».
Il vicepresidente del consiglio provinciale Nando Simeone (PRC), favorevole invece al divieto, accoglie «con viva preoccupazione il sostegno che Alleanza nazionale sta dando alla manifestazione di Forza nuova». Intanto per il 4 la rete costituita intorno al Comitato di quartiere di Centocelle prepara la «festa», con mimi, sdaltimbanchi, bande musicali e complessi sinfonici.

Letizia Moratti

Corriere della Sera 2.6.05
L’ipotesi Antitrust: conflitto d’interessi per Letizia Moratti
s. riz.

L’Antitrust ha acceso un faro su un presunto conflitto d’interessi che riguarderebbe Letizia Moratti. L’autorità presieduta da Antonio Catricalà le ha chiesto formalmente di rassegnare le dimissioni dall’advisory board di Syntek capital A.G., di cui il ministro dell’Istruzione è presidente onorario. Syntek, come si legge nelle note biografiche ufficiali del ministro, è una «società d’investimento attiva nei settori delle tecnologie innovative e dei media, con sede a Monaco di Baviera». E secondo l’Antitrust la presenza «onoraria» di Letizia Moratti nell’advisory board sarebbe comunque incompatibile con l’incarico di governo ai sensi della legge sul conflitto d’interessi. Il ministro risulta infatti essere un «investitore strategico» a cui è direttamente riferibile il 47% di Syntek.

Fausto Bertinotti sulla vittoria del No nel referendum olandese

AGI Roma, 1 giugno 2005 - 22:16
COSTITUZIONE UE: BERTINOTTI, UN'ALTRA VITTORIA DEI POPOLI

"Il no del popolo francese al trattato costituzionale europeo fa scuola. è l'Olanda a dire il suo no". È il commento di Fausto Bertinotti, segretario del Partito di Rifondazione Comunista. "Da realtà diverse dell'Europa, da popoli diversi, viene una condanna all'Europa delle élite, all'Europa senza popolo e dalla cultura neoliberista. Si fa sempre più possibile e necessaria l'apertura di un altro processo. Un processo che faccia dei popoli i protagonisti della costruzione di un'altra Europa. Un'altra costituzione è possibile, il parlamento europeo colga l'occasione che popoli di diversi paesi gli offrono di diventarne protagonista. E le sinistre ritrovino la capacità di interpretare le domande e i bisogni del popolo. Le forze del no e quelle del sì critico rompano gli indugi e aprano la strada a un nuovo processo costituente dell'Europa dei popoli". (AGI)

mercoledì 1 giugno 2005

brevi dal web

Yahoo!Salute 1 giugno 2005
La violenza come un virus: va isolata
Il Pensiero Scientifico Editore

Pensare alla violenza come ad un virus: isolare il virus protegge dalle infezioni; allo stesso modo fare in modo che gli adolescenti non siano esposti alla violenza ne potrebbe ridurre la diffusione: questa l’analogia proposta da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School la cui ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Science. Jeffrey Bingenheimer e il suo gruppo hanno valutato quanto adolescenti che vivono in contesti violenti o che hanno assistito ad azioni violente in cui sono state usate delle armi, riescano ad avere uno sviluppo equilibrato.
Il senso comune da già una risposta a questo tipo di interrogativo, perciò si può affrontare questo tipo di notizie semplicemente scrollando le spalle e sostenendo l’ovvietà di quanto si legge. Questa è una lettura possibile, la prima e non certo la più superficiale. Ce ne sono delle altre: si provi a riflettere sul perché una delle scuole di medicina più importanti del mondo impieghi risorse in ricerche di questo tipo. Perché una società sviluppata ha bisogno della legittimazione di un lavoro scientifico per stabilire che i comportamenti violenti (tipicamente diffusi in ambienti degradati, ma non solo) generano violenza, un’ovvietà appunto.
Forse il discorso è più profondo e ha le sue origini nel modo di concepire i possibili interventi della medicina nella gestione di disagi di natura sociale. Questo tipo di studi osservazionali hanno la loro importanza per poter registrare un numero di casi che siano statisticamente significativi e possano permettere di oggettivare una serie di comportamenti e decidere gli interventi. Ma possono diventare sterili se vengo usati per spiegare dei rapporti di natura causa-effetto. Questo tipo di approccio può essere riduzionistico e non inquadrare all’interno del disagio alcuni fattori è colpevole per la medicina: non si può dimenticare, per esempio, che dietro ad ogni esperienza di violenza vi è una storia particolare che come tale va trattata.

Fonte: Harvard Medical School. Science

ilmessaggero.it 1 giugno 2005
Malati psichici, è doppia emergenza
Stop agli assegni terapeutici e da lunedì riabilitazione sospesa a Velletri
di DANIELA FOGNANI

Si fa sempre più difficile nei Castelli Romani la situazione dei cittadini in cura presso i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) della Asl Rm H. Oltre al ritardo di mesi nell'erogazione degli assegni terapeutici agli utenti psichiatrici, che li utilizzano per sopravvivere, da lunedì scorso a Velletri sono state sospese le attività riabilitative del Centro diurno di piazza Falcone, un appartamento di 100 metri quadrati, dove da più di un mese era ospitato anche il Centro di salute mentale (Csm) di via Ariana, con 22 operatori e 500 pazienti in carico.
«Il trasferimento da parte della Asl del Csm dopo l'allagamento dei locali per la rottura di una tubazione - afferma Giulia Bartozzi, responsabile di Cittadinanza attiva per i Castelli Romani e presidente della Consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl Rm H - nel Centro diurno, ha creato un forte disagio, mancano spazi vitali, gli operatori lavorano senza le cartelle cliniche dei pazienti, ed ora dopo un mese, invece di trovare locali idonei per il Csm, il responsabile del Dsm, Mario Pinto, ha disposto la chiusura delle attività di riabilitazione: corsi di informatica e ceramica che, per i pazienti in cura, sono parte integrante della terapia».
Della situazione è stato informato anche il sindaco di Rocca Priora, Adriano Coletta, rappresentante della Conferenza dei sindaci presso il Dsm della Asl Rm H, mentre le famiglie dei frequentatori del Centro hanno scritto al sindaco di Velletri perché solleciti la Asl a riprendere l'attività medico sanitaria.
«L'incremento di utenti che si rivolgono ai Csm, centri diurni e case famiglie - spiega Giulia Bertozzi - è di circa il 30% annuo. Già nel marzo 2003 avevamo richiesto senza ottenere risposta un incontro della Consulta dipartimentale, denunciando la necessità di adeguare il personale e di conoscere l'assegnazione e ripartizione delle risorse economiche».
Casi di depressione, malattie psicosomatiche e altre patologie legate ai disagi sono sempre più frequenti - prosegue Giulia Bartozzi - e chi non può permettersi cure private ha il diritto di ricevere dalla Asl un trattamento adeguato. Anche gli assegni terapeutici fanno parte del percorso di guarigione del paziente ed i fondi destinati a questo scopo dalla Regione, denuncia Cittadinanza attiva, vanno a finire in un budget generale della Asl che li utilizza anche per altri scopi.
«Sono in cura - spiega Giuseppe - presso il Dsm di Frascati per una forte depressione. Ora lavoro da tirocinante in biblioteca e il rimborso spese che ricevo è fondamentale per aiutarmi a vivere e riacquistare equilibrio. Ogni ritardo mi crea ansia e rischio di ricadute».

ilgiornaledibrescia.it 1 giugno 2005
Lecco, ora ammette l’annegamento
La mamma confessa: «Ho ucciso io Mirko»

Stremata dal dolore e dall’angoscia, dopo sette giorni di carcere, Maria Patrizio ha ammesso ieri sera di aver provocato lei la morte di suo figlio, Mirko Magni, di 5 mesi. Ieri sera, nel terzo drammatico interrogatorio davanti ai magistrati, su richiesta dei legali della donna, Maria ha raccontato un’altra parte di verità. Sarebbe stata lei quindi la mattina del 18 maggio a provocare la morte del suo bambino, mentre gli stava facendo il bagnetto, nell’abitazione di Valaperta, frazione di Casatenovo, ricca Brianza lecchese. Subito dopo il ritrovamento del suo bambino morto Maria aveva raccontato di essere stata aggredita da uno sconosciuto. Una settimana fa aveva fatto la prima ammissione: «Non è vero nulla, nessuno è entrato in casa mia - aveva detto -. Improvvisamente ho visto Mirko morto, ho perso la testa, mi sono legata e ho fatto credere a tutti di essere stata aggredita». Dopo una settimana di «non ricordo» ieri nella sua mente annebbiata è riemersa finalmente la verità: Mirko è morto a causa sua, forse l’ha lasciato scivolare nell’acqua, forse lo ha tenuto a testa in giù, con la testa nell’acqua, comunque sia Mirko sarebbe morto per mano della sua mamma. A quasi due settimane si chiude così nel modo più agghiacciante la tragica vicenda di Casatenovo. A provocare la morte di Mirko Magni, 5 mesi, è stata quindi Maria Patrizio, 29 anni, commessa in una panetteria, qualche aspirazione nel mondo dello spettacolo. Un dramma che può essere spiegato solo con la depressione post partum che ha distrutto quello che dovrebbe essere il periodo più felice nella vita di una donna. Sposata da cinque anni con Kristian Magni, 31 anni, operaio, Maria aveva tanto desiderato quel bambino, arrivato dopo cinque anni di matrimonio. Ma la gravidanza non era stata quel momento felice che lei si aspettava e il parto si era rivelato un esperienza traumatizzante.

datasport.it 29/05/2005 13:51.27
Holmes: "Nel 2003 volevo suicidarmi"
La campionessa olimpica degli 800 e dei 1500 si confessa

(DS) - Londra (ING), 29 maggio - Kelly Holmes, campionessa britannica medaglia d`oro ad Atene negli 800 e 1.500 metri, ha spiegato di essersi procurata dei tagli con delle forbici all`avambraccio sinistro e alla stomaco nel giugno del 2003 dopo due mesi di depressione e di aver tentato così il suicidio. In quel periodo l`atleta ha dovuto affrontare una lunga serie di infortuni alla gamba.
La Holmes ha inoltre spiegato di aver vissuto in solitudine il suo dramma, senza coinvolgere ne la famiglia ne il tecnico e senza l`utilizzo di antidepressivi, considerate sostanze illecite dei codici antidoping: "Le persone vanno in depressione per varie ragioni ma è difficile poi esprimere i proprio stati d`animo" spiega. "Questo è quello che mi è successo nella vita ma sono stata capace di cambiare ed andare avanti".

Yahoo!Salute 1 giugno 2005
Dislessia, distratti dai “rumori” di fondo?
Il Pensiero Scientifico Editore

La dislessia è l’effetto di alterazioni generali della percezione sensoriale di base. È quanto sostenuto da ricercatori della University of Wisconsin-Madison e della University of Southern California (USC) dopo uno studio su 28 bimbi dislessici e 27 sani, apparso sulla rivista Nature Neuroscience. Secondo l’autrice dello studio, la psicologa Anne Sperling, la difficoltà dei dislessici risiederebbe nell’impossibilità di distinguere i rumori di fondo dagli stimoli veri e propri.
Il suo studio non solo smentisce la tesi da tempo avvalorata secondo cui dietro la dislessia si nascondono défaillance dell’elaborazione visiva, ma suggerisce anche nuove linee terapeutiche per aiutare i bimbi a superare l’effetto di disturbo dei rumori di fondo. La dislessia è un disturbo di apprendimento che può interessare fino al 10 per cento dei bambini. Poiché i piccoli dislessici hanno difficoltà nella lettura, queste problematiche si riflettono su tutta la sfera dell’apprendimento. In passato, ha ricordato la Sperling, la dislessia era stata imputata a difetti di percezione del circuito nervoso deputato all’elaborazione di stimoli visivi in rapido movimento, il circuito magnocellulare (M).
I ricercatori Usa hanno voluto verificare questa ipotesi quindi hanno sottoposto i bambini a un test. Il test consisteva nel guardare e riconoscere sullo schermo di un computer la direzione di provenienza di linee vacillanti (per attivare il circuito magnocellulare). È emerso che i bimbi sani e quelli dislessici riconoscono altrettanto bene la direzione delle linee dimostrando assenza di alterazioni funzionali del il circuito magnocellulare.
Quando però lo stesso esperimento è ripetuto aggiungendo del rumore di fondo, ovvero puntini bianchi e neri statici sullo schermo, i dislessici non sono più capaci di eseguire il compito loro richiesto.
Secondo la Sperling il circuito magnocellulare funziona normalmente mentre sono alterati i meccanismi che permettono di fare una ripulisti dei rumori di fondo e di percepire solo i veri stimoli. Questo significa, ha proposto la Sperling, che aiutando in classe i piccoli a “mettere meglio a fuoco” gli oggetti del loro apprendimento, caricando per esempio le differenze tra i suoni, potrebbe render loro più facile crearsi delle categorie e apprezzare gli stimoli rispetto ai rumori di fondo.

Fonte: Sperling AJ. Deficits in perceptual noise exclusion in developmental dyslexia. Nature Neuroscience doi:10.1038/nn1474

2 giugno, Giornata Nazionale dell'Autismo
ANGSA onlus (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) anche quest’anno ha proclamato la Giornata Nazionale dell’Autismo per il 2 giugno.

Nel Parco Divertimenti di Mirabilandia di Ravenna, ANGSA offrirà ai ragazzi un libricino con la storia "Calimero e l’amico speciale", di G.Ippolito, S.M. Ippolito e M. Gambatesa. In questa storia Calimero insegna ai ragazzi come comportarsi di fronte a un amico speciale come un compagno autistico. Apposite schede didattiche allegate alla storia aiutano gli insegnanti a fare comprendere meglio la problematica trattata.
Le diverse associazioni regionali aderenti all’ANGSA onlus promuoveranno manifestazioni tendenti a fare conoscere i problemi degli autistici e delle loro famiglie, circa 150.000 in tutta Italia. L’elenco delle piazze e delle manifestazioni sarà consultabile visitando il sito ANGSA oppure alla segreteria telefonica dell’ANGSA (tel. 06 43587666).
L’auspicio per il 2005 è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della ricerca delle cause specifiche dell’autismo e delle sue terapie. Obiettivo dell’iniziativa è costituire una fondazione per la raccolta di fondi per la ricerca, da devolvere agli scienziati per consentire la prevenzione e la cura di questa sindrome, tanto grave quanto poco curata.

resistenza

una segnalazione di Franco Pantalei

Repubblica 1.6.05
Mohamed Arir non è Abdallah
(e gli inglesi chiedono scusa)

E' stata dura, ma alla fine il sudanese Mohamed Arir ce l'ha fatta ed è riuscito a dimostrare di non essere Abdallah. Non è stato facile, anche perché gli inglesi non ne volevano sapere. Ma adesso la partita è chiusa e, chissà, è anche possibile che Mohamed Arir in Inghilterra riesca ad avere lo status di rifugiato.
E' una storia surreale ma, per l'Italia, anche consolante. Dimostra, infatti, che non abbiamo il monopolio dell'ottusità burocratica.
Alla base di tutto c'è "l'accordo di Dublino". E' questo il nome del sistema che i paesi dell'Unione europea hanno ideato per rispondere alla domanda che si propone quando si ha a che fare con uno dei cosiddetti "rifugiati in orbita", cioè con una di quelle persone che i vari Stati europei, in assenza di un regolamento, si rimpallerebbero eternamente tra loro. La domanda è: "A chi tocca occuparsene?" Nel 1990, a Dublino, si è stabilito che la competenza spetta al primo paese dell'Unione che consentì l'ingresso del rifugiato nel suo territorio. In parole povere, se una persona presenta la domanda d'asilo in Inghilterra ma si scopre che era passata per l'Italia, la si invia qui da noi. Naturalmente il principio vale anche in senso contrario, anche se si tratta di casi meno frequenti.
In ogni paese dell'Unione, esistono delle strutture che si chiamano "Unità Dublino" e che hanno il compito dare applicazione all'accordo creando una sorta d'anagrafe europea dei rifugiati. Ma siccome l'accordo di Dublino, come tutte le normative, è soggetto ad interpretazioni: il suo funzionamento è molto meno semplice di come potrebbe apparire sulla carta.
Inoltre, alcune "unità Dublino" mostrano un'esagerata predilezione per l'Italia. Nel senso che, quando si ha a che fare con un "rifugiato in orbita" e non si riesce a ricostruirne la provenienza, si tende a presumere che sia in ogni caso transitato per il nostro paese. Un retaggio di quella nomea di "colabrodo d'Europa" che ci portiamo appresso dall'inizio degli anni Novanta.
In questa casistica rientra, almeno in parte, la bizzarra vicenda di Mohamed Arir. "Orbitava" in Inghilterra nell'attesa della risposta alla sua richiesta d'asilo quando gli dissero che sarebbe stata l'Italia ad occuparsi del suo caso. L'annuncio lo sorprese: lui in Italia non c'era mai stato e non aveva alcuna intenzione di andarci. Chiese spiegazioni. Si sentì rispondere: "No, si ricorda male o mente. Lei, infatti, in Italia è passato, eccome. Risulta a noi e soprattutto risulta alla questura di una città del sud Italia, Lecce, dove lei è stato schedato. Dunque, deve tornare in Italia, signor Abdallah":
"Ma io mi chiamo Mohamed. Mohamed Arir", protestò. Niente da fare. Per gli inglesi era Abdallah, e come tale fu trattato.
Giunto in Italia, Mohamed-Abdallah cercò qualcuno che potesse aiutarlo ed entrò in contatto con un operatore del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati, che lo accompagnò alla questura di Lecce, cioè dove, secondo gli inglesi, era stato fotografato e dove gli erano state prese le impronte digitali.
Fu subito evidente che Mohamed Arir non era quell'Abdallah che era transitato in Puglia: non corrispondevano né la foto, né le impronte. Gli inglesi si erano sbagliati. E' quanto immediatamente comunicò a Londra "l'unità Dublino" italiana. Caso risolto? Nient'affatto. Mentre Mohamed Arir, ridotto ad un fantasma privo d'identità, di documenti validi, di mezzi di sostentamento, attendeva la risposta e trascorreva i giorni come un barbone, mangiando nelle mense dei poveri e dormendo dove gli capitava, "l'unità Dublino" britannica - con molta calma - esaminava suo caso. La risposta arrivò dopo sei mesi. Strabiliante. Fatte le verifiche, gli inglesi avevano accertato che nei loro file non esisteva alcun altro individuo con quelle caratteristiche e che dunque Abdallah non poteva che essere lui. Un'identità definita per esclusione, un 'dover essere' anagrafico, un incubo.
La storia sarebbe probabilmente finita là se l'orbitante Mohamed Arir non avesse avuto le energie fisiche, la volontà, la tenacia di resistere: sarebbe diventato un nuovo fantasma, un nuovo clandestino, la preda ideale per uno dei tanti sfruttatori del lavoro nero. Per un errore burocratico, per un file impazzito. Ma aveva allacciato i contatti giusti. Il Cir trovò in Inghilterra un avvocato disposto ad occuparsi del suo caso e a ricorrere alla magistratura. Una causa vinta facilmente, a mani basse: c'era la dichiarazione della questura di Lecce, c'era la mancata corrispondenza delle impronte digitali.
Il governo di Londra è stato condannato a pagare a Mohamed Arir l'equivalente di 5000 euro di risarcimento e a riammetterlo nel territorio inglese. Ancora non è chiaro perché "l'unità Dublino" britannica abbia tentato fino all'ultimo di negare l'evidenza del suo errore. C'è però un'ipotesi poco onorevole per il governo di Sua Maestà britannica: che, semplicemente, contasse sul fatto che Mohamed, sbattuto in un paese dove non aveva né contatti, né mezzi di sostentamento, non avrebbe trovato il modo di reagire al sopruso. Evidentemente, in altre occasioni, la tecnica aveva funzionato. Non questa volta. Dal 23 marzo Mohamed Arir è tornato a Londra e nessuno osa più chiamarlo Abdallah.

martedì 31 maggio 2005

Marco Bellocchio al NapoliFilmFestival

LA SETTIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA DEDICATA ALLA FILMOGRAFIA DEL BACINO DEL MEDITERRANEO
Tante star e pellicole al NapoliFilmFestival
di Benedetta de Falco

(...)
Il Napolifilmfestival, in programma a Napoli dal 5 al 16 giugno, creatura di Davide Azzolini e Mario Violini, che ne sono i direttori, è organizzata dall’Associazione Napolicinema in collaborazione con il Warner Village Metropolitan e con la Fondazione Laboratorio Mediterraneo.

A un panel sul tema del grande cinema italiano visto dagli americani, moderato da Antonio Monda(...) interverranno Marco Bellocchio, Tullio Kezich, Roberto Cicutto, Luciano Sovena, Mario Sesti, Gaetano Blandini
(...)

Luciano Canfora, a proposito di antichità greca e di comunismo

Corriere della Sera 31.5.05
di LUCIANO CANFORA

La grande idea-forza del comunismo nacque, a quanto pare, in Grecia. Tutto prese origine dalla scoperta della nozione di «natura», cioè della struttura profonda e non convenzionale dell’agire umano. Quella scoperta poteva far barcollare l’edificio sociale, faceva ad esempio cadere la distinzione tra Greci e barbari (pur così cara all’autostima dei Greci) o tra schiavo e libero. Un frammento del sofista Antifonte queste barriere le infrange; si tratta di un lembo di papiro, ma il concetto è chiaramente distinguibile. Per parte sua Antistene, un discepolo «estremista» di Socrate, portò questa scoperta dell’unità del genere umano alle sue estreme conseguenze. Affermò un acceso cosmopolitismo; si sentiva cittadino del mondo, non di una singola patria. Reclutava i suoi seguaci tra i più poveri. Platone invece - il quale concepì anche lui una utopia comunistica ma fortemente castale - reclutava i suoi tra i ceti più elevati. E aristocratico era egli stesso. Il richiamo alla «natura», cioè all’unità del genere umano ha un sapore rousseauiano. Ed è comprensibile che di lì sia scaturita una spinta di tipo «rivoluzionario» o per lo meno una spinta all’inquietudine sociale, che purtroppo le fonti superstiti non amano mettere in adeguata luce. Ma resta emblematico il fatto che un filosofo di ispirazione storica come Blossio di Cuma, assertore anche lui dell’unità del genere umano, dopo aver sostenuto i Gracchi a Roma sia finito all’altro capo del Mediterraneo, a combattere e a finire i suoi giorni, accanto agli schiavi ribelli di Aristonico, adoratori del Sole, a Pergamo.
Gli schiavi erano di certo gli «ultimi» della società ellenistico-romana. Ma erano masse sterminate, senza voce. In un papiro demotico di epoca tolemaica si legge questa preghiera di uno schiavo fuggitivo: «Signore grande tu conosci questo piccolo servo fino in fondo al suo cuore. Tu vedrai la perversità grande come il mare che pesa su di me. Dall’oppressione continua deriva anche la mia fuga» (traduzione di Aristide Calderini). Difficile che un uomo politico si occupasse di loro. Più facilmente accadeva che di questa assurda condizione umana si occupasse un filosofo. Una spinta «comunistica», come alternativa all’ordine esistente, aveva sempre serpeggiato nella società greca. Altrimenti non capiremmo come mai un Aristofane sentisse il bisogno di destinare la sua pessima derisione (Le donne all’Assemblea) a questo genere di «utopie».
Anche Aristotele, uno dei filosofi che hanno prevalso nel corso della tradizione giunta fino a noi, dedicò non poche energie alla critica delle utopie sociali. Ed è perciò grazie a lui che veniamo a conoscere qualcosa che altrimenti sarebbe stato cancellato del tutto. «Falea di Calcedone - scrive Aristotele nella Politica - è il primo che abbia trattato questo tema: lui vuole che tutti abbiano uguali ricchezze» (II,4). Aristotele è ben consapevole del fatto che la disuguaglianza delle fortune è all’origine di ogni sorta di rivoluzioni, ma è anche convinto che questi utopisti non vedano giusto perché non hanno mai avuto vera e diretta esperienza della gestione di una città. Che il tema della disuguaglianza da sanare fosse incombente nella vita delle città greche è chiaro da vari sintomi, compreso il fatto, che ugualmente ci è noto da Aristotele, che nelle assemblee decisionali i due argomenti principali all’«odg» fossero la guerra (primo in assoluto) e le risorse economiche (secondo ma collegato strettamente al primo, visto che la guerra si faceva per avere più risorse e accontentare, o tenere a bada, i ceti meno ricchi).
Insomma la eterna questione sociale era al centro di tutta la vita. E l’impero era un modo per ammortizzarla, grazie allo sfruttamento (o rapina) inflitti agli altri. Ecco perché i «comunisti» ante litteram, inneggianti all’unità del genere umano, non avevano buona stampa nemmeno presso i ceti «proletari» di condizione libera (per usare un termine caratteristico del linguaggio romano).
A Roma un pensiero originale orientato in modo così radicale non sembra essersi sviluppato. Un grande poeta romano però (il più grande, secondo Theodor Mommsen), cioè Lucrezio, inserì nel quinto libro del suo poema Sulla natura una trattazione che si potrebbe modernamente intitolare «Origine della famiglia, della proprietà e dello Stato». In quel libro osserva, tra l’altro, che i dolori e i conflitti ebbero inizio, nella storia dell’umanità, quando «fu inventata la proprietà» ( res inventa est aurumque repertum ). C’è un che di rousseauiano, ancora una volta, in questa intuizione. Era una veduta sua o la ricavava da Epicuro, sua fonte principale? Quantunque Lucrezio sia stato in alcuni casi (ad es. nel radicale rifiuto della religione) pensatore originale, su di un tema come quello del costituirsi stesso della società dipendeva con ogni probabilità dal suo adorato Epicuro. E non a caso, un uomo come Cicerone riteneva pericoloso - lo dice nelle Tusculanae - il diffondersi «in tutta Italia», al tempo suo, di divulgazioni in lingua latina del pensiero di Epicuro. I pensatori greci dunque, soprattutto le molte correnti di pensiero che si dipartono dal socratismo e che siamo soliti chiamare filosofie «ellenistiche», furono inquietanti: lo furono già per i Romani. Facevano vacillare i capisaldi di una società divisa in classi. Durante il fascismo, nei media come a scuola, la Grecia veniva caparbiamente posposta a Roma. Il professore di liceo che nell’insegnamento dava troppo spazio ai Greci rispetto ai Romani era considerato sospetto, quasi «antifascista». Capitò così a Tommaso Fiore, il quale racconta che fu mandato un ispettore ministeriale nel suo liceo (ad Altamura) a chiedergli conto del fatto che egli leggesse con gli studenti nientemeno che la Repubblica di Platone.

come non fosse passato più di un secolo, "scienziati" inglesi
rispolverano Lombroso...

Le Scienze 30.05.2005
Comportamento antisociale ereditario
I bambini ereditano dai padri alcune tendenze psicopatiche

Uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Child Psychology & Psychiatry” ipotizza che il comportamento antisociale di alcuni bambini possa essere il risultato del loro corredo genetico.
Una ricerca britannica sui gemelli suggerisce che i bambini con tendenze psicopatiche premature, come l’assenza di rimorso, le abbiano ereditate dai propri padri. Questi bambini hanno forti probabilità di esibire un comportamento antisociale, ma i fattori ambientali sono altrettanto importanti e, se favorevoli, possono agire da tampone. Inoltre, il comportamento antisociale dei bambini privi di tendenze psicopatiche sarebbe dovuto con ogni probabilità principalmente ai fattori ambientali.
In passato, gli stessi ricercatori avevano scoperto che i ragazzi dotati di una particolare versione di un gene avevano molte più probabilità di manifestare un comportamento antisociale se da piccoli avevano subito maltrattamenti. Nel nuovo studio, Terrie Moffitt e colleghi del King’s College di Londra hanno seguito 3687 coppie di gemelli di sette anni. I gemelli vengono spesso usati per studiare le caratteristiche ereditarie, in quanto i gemelli identici condividono gli stessi geni e pertanto le stesse influenze ereditate.

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Usa
depressione: fino a un adolescente su cinque

La Gazzetta del Sud 31.5.05
La depressione può colpire un adolescente su cinque

ROMA – La depressione può colpire oltre un adolescente su cinque e di questi il 40% sarà depresso anche più in là con gli anni, con probabilità elevata di malattia ricorrente per tutta la vita. È uno dei dati riferiti da Constance Hammen, psicologa dell'Università di Los Angeles, che da oltre 30 anni si occupa di questa malattia. Secondo un suo studio tuttora in corso, presentato alla conferenza annuale della American Psychological Society tenutasi a Los Angeles, a rischiare di più una depressione ricorrente sono quei giovani che, quando a 15 anni mostrano i primi segni della malattia, hanno difficoltà relazionali. Lo studio, condotto insieme a Patricia Brennan della Emory University di Atlanta, è finora durato 10 anni e ha visto la partecipazione di 800 famiglie con bambini, ormai ventenni, colpiti da depressione. «Abbiamo trovato che il rischio di depressione ricorrente» è alto in quei ragazzini che a 15 anni hanno insieme alla malattia anche difficoltà nelle relazioni sociali» ha ribadito Hammen, precisando che a questi ragazzi di solito si riscontrano altri problemi come fobie, attacchi di panico, ansia con un esordio anche alla tenera età di cinque anni.

Umberto Veronesi

Giornale di Brescia 31.5.05
Veronesi: c’è ancora molta confusione
L’EX MINISTRO DELLA SANITÀ INTERVISTATO DA BONOLIS


ROMA - Paolo Bonolis e Umberto Veronesi faccia a faccia su un tema scottante: quello della legge sulla procreazione assistita. Il primo nei panni dell’intervistatore, il secondo in quelli dell’esperto. E proprio contro la mancanza di chiarezza informativa si è infatti scagliato l’ex ministro della sanità, già schieratosi a favore del sì ai quattro quesiti referendari. Occasione per l’intervista, un incontro organizzato da Il Riformista , alla presenza di vari politici tra i quali Maura Cossutta (Pdci) e Daniele Capezzone (Radicali). Tanti i temi passati in rassegna da Veronesi sotto il fuoco delle domande di Bonolis. E su un punto intervistato e intervistatore concordano pienamente: la mancanza di chiarezza che circonda i prossimi referendum e la «confusione» che, ha avvertito Veronesi, «può alla fine spingere la gente a non pronunciarsi». D’accordo Bonolis: «Non so se rispetto ai referendum si possa parlare di disinformazione - ha detto - ad ogni modo, se uno vuole capirne un po’ di più, può farlo». «Andare a votare è un dovere, sia che si voti per il sì sia che si voti per il no», è stato il monito dello scienziato. È importante andare alle urne, ha sottolineato Veronesi, «per esprimere il proprio pensiero, perchè questo Paese deve crescere: non possiamo pensare di costruire un futuro intelligente e razionale per il nostro Paese se non sappiamo cosa pensa la gente». Secondo Veronesi «questa legge fa di tutto per evitare la procreazione assistita, ponendo tantissimi ostacoli e creando confusione» . Ma se la Chiesa spinge all’astensione, ha commentato, «fa in un certo senso il suo mestiere; non capisco invece gli uomini politici che fanno proprio questo messaggio invitando la gente a non andare a votare. Questo è davvero scorretto e sorprendente». «La legge 40 sulla procreazione assistita è una legge contro le donne, perchè il desiderio di maternità - ha affermato l’ex ministro della S anità - è naturale e questa legge fa di tutto per ostacolarlo» . Veronesi ha fatto riferimento al dibattito circa l’inizio della vita e se il pre-embrione possa o meno essere considerato essere vivente. L’uovo fecondato, ha detto, «può essere considerato un primo passo verso il futuro nascituro, ma una forte corrente scientifica pone l’inizio della vita reale con la nascita dell’abbozzo cerebrale, ovvero verso la terza terza-quarta settimana di gestazione».

Bertinotti e il papa

La Stampa 31.5.05
IL SEGRETARIO DI RIFONDAZIONE: «INTERVENTO INOPPORTUNO»
Bertinotti: ha scelto di restare sul limite

ROMA. ONOREVOLE Bertinotti, l’intervento del Pontefice cambia qualcosa nel dibattito politico in vista del referendum. O no?
«A me pare che gli interventi vadano letti insieme, quello del Papa e del cardinale Ruini. Dico insieme, perché solo così si legge il senso dell’intervento della Chiesa nella vicenda referendaria attraverso una presa di posizione del Pontefice, diciamo tenuta sul limite... seppure con la forza e l’autorevolezza di un Pontefice... e che sebbene prevedibile, non poteva essere considerata scontata. Il carattere fortemente ecumenico della Chiesa poteva consentire la speranza di un non-intervento da parte del Pontefice».
Bertinotti, lei soppesa le parole. Ma c’è già chi grida allo scandalo.
«Naturalmente qui non si discute la legittimità di questo intervento, ma l’opportunità. E’ chiaro che il Capo della Chiesa può intervenire su tutte le questioni che abbiano a che fare con il vivere della Chiesa nel mondo contemporaneo. Ma la dimensione mondiale della Chiesa poteva lasciare sperare in una scelta di non-ingerenza. Non della Chiesa, bensì del suo massimo rappresentante. Mi spiego: la mia obiezione di opportunità è determinata dal carattere tutto particolare della figura del Pontefice».
Lei, però, non crede che abbia valicato la linea dell’ingerenza.
«Io dico: ha scelto di stare sul limite. Con un messaggio implicito, ma per nulla critpico per chiunque abbia conoscenza delle precedenti posizioni prese dal Pontefice. E il messaggio, una volta scelto di farlo, poteva tranquillamente fermarsi qua. Perché è chiaramente leggibile. Ripeto: sta sul limite. Non credo che gli si possa muovere un’obiezione di tipo istituzionale. Muoverei un’obiezione di opportunità per il contesto: il messaggio del Papa interviene indirettamente, ma inequivocabilmente nella scelta referendaria».
Ci sono appunto le parole di Ruini...
«Quello del cardinale Ruini è un intervento contestuale che, per il ruolo che interpreta e per la scelta dei tempi, è come se fosse (o si incaricasse) di tradurre in linguaggio esplicito ciò che era trattenuto e implicito nel Pontefice. Con questo uno-due, la posizione della Chiesa sul referendum diventa quella di una scelta diretta e attiva per l’astensione. Un intervento diretto e attivo con l’obiettivo di sconfiggere il referendum attraverso l’astensione. Del resto, mi pare che il cardinale dica: “astenetevi per non peggiorare la legge”. La cosa è abbastanza importante. Ricordo un articolo del cardinale Tettamanzi, apparso sull’Osservatore Romano di qualche giorno fa: citando san Tommaso d’Aquino, il cardinale ricordava che i cattolici non chiedono al diritto di identificarsi con la morale perché ciò produrrebbe mali maggiori. Ma, nella sua autonomia, il diritto non può contraddire la morale; i cattolici devono lavorare non perché la legge esprima il loro credo, ma perché rappresenti il male minore. E’ questa la posizione che risulta francamente molto preoccupante: la Chiesa si attribuisce la prerogativa di essere lei a misurare la compatibilità della legge con la morale. Non la sto accusando di Stato etico, ma di fissare lei la linea di confine e di chiamare i cattolici a difendere quel confine. E un’idea neoconfessionale dello Stato. Un’idea più raffinata di rapporto con la modernità dell’antica idea confessionale».
Significa che il diritto è costantemente in mora?
«No, perché c’è uno spazio di autonomia del diritto dalla morale. Anche loro sono avvertiti del pericolo dello Stato etico. Ma la via d’uscita non risolve la questione. Non riconosce l’autonomia della fondazione laica della legge da parte dello Stato e dunque del popolo. La richiesta di astensione da parte di Ruini è come l’erezione di un muro. Fissa il limite di incompatibilità con la morale. Ma siccome è definito dalla Chiesa è perciò anche indiscutibile».

Margherita Hack

31 Maggio 2005
Intervista a Margherita Hack
di Cristiana Pulcinelli

CON LA PASSIONE di sempre, Margherita Hack affronta la questione referendum. E si indigna:
«È una vergogna che la Chiesa interferisca così nelle questioni dello Stato. Mi sembra che sia anche una violazione del Concordato. Paradossalmente, c'erano meno interferenze quando in Italia dominava la Dc».
Ma l'indignazione della scienziata non finisce qui:
«Ancora più vergognoso del discorso del Papa è il fatto che il presidente del Senato inviti all'astensione: è gravissimo che la seconda carica dello Stato chieda ai cittadini di non servirsi dei diritti di cui dispongono».
Cosa voterà il 12 giugno?
Voterò 4 sì perché penso che questa sia una legge retrograda, medievale, antiscientifica e liberticida. E una legge antiscientifica perché impedisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che sono le più duttili e quindi quelle su cui puntare per cercare una possibile cura per malattie gravi come il Parkinson e l'Alzheimer. È liberticida perché impone molti divieti alla libertà di coppie sterili o portatrici di malattie genetiche che potrebbero usufruire di ciò che la scienza offre loro. Sento discorsi da Inquisizione. Si parla di diavolo, di pericoli insiti nella scienza. Invece è una cosa esaltante vedere come si comincia a capire il mistero della vita. E poi ci sono aspetti della legge davvero retrogradi e assurdi. Il fatto che se la donna non vuole più impiantare gli ovuli fecondati, lo deve fare lo stesso. Come si fa? La si lega? La si imbavaglia? Oppure il divieto della fecondazione eterologa. Sembra quasi che si paragoni la fecondazione eterologa all'adulterio. Quarant'anni fa la donna adultera finiva in galera, come successe alla Dama bianca di Coppi.
L'uomo invece commetteva reato solo in caso di concubinaggio evidente, se lo faceva di nascosto andava tutto bene. Ecco, sento lo stesso clima. Senza contare che, condannando l'eterologa, si arriva all'assurda conseguenza che i genitori dei figli adottivi sono da considerare meno genitori di quelli naturali.
Questa legge è figlia di un clima antiscientifico?
C'è una tendenza a demonizzare quello che fa la scienza. E anche una diminuzione di interesse per i suoi risultati. Un atteggiamento che è frutto anche di una grande ignoranza. Un'ignoranza che viene coltivata, per la verità. Con la riforma della scuola, ad esempio, si riducono le ore dedicate alle materie scientifiche e si va addirittura verso l'abolizione dell'insegnamento della chimica. Un paradosso, perché la chimica ha un posto centrale nella tanto vantata innovazione.
Da cos'altro è nata questa legge?
Da un atteggiamento violento della Chiesa che vuole imporre la morale cattolica a tutti, anche ai non credenti. E da una pratica di arroganza di questo governo che si è rifiutato di discutere gli emendamenti alla legge e non ha ascoltato gli scienziati.
C'è chi dice che siccome il tema del referendum è complicato e non si capisce niente è meglio astenersi.
Le cose che dice la legge sono talmente assurde che sono comprensibili a tutti. Impiantare un embrione malato anche senza la volontà della madre, equiparare i diritti di un embrione a quelli di una persona adulta sono assurdità tali che anche un bambino lo capisce.
Se questa legge passerà così com'è ci saranno conseguenze anche per la legge sull'aborto?
Certamente si crea una contraddizione perché mentre con questa legge si protegge l'embrione, impedendo anche di vedere se è malato per evitare che non venga impiantato, con la legge 194 si permette l'aborto di un feto di 12 settimane. Con l'assurda conseguenza che un feto avrebbe meno anima di un embrione. Io credo che in realtà questo preluda a mettere in discussione la 194 che ha avuto il merito di ridurre il numero di aborti e di morti per aborto.
Si è tornati a parlare di limiti alla scienza. Cosa ne pensa?
Il limite della scienza è che deve agire per il bene degli esseri umani e non per la loro distruzione. Vale anche per gli scienziati il principio generale «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
Ma porre dei divieti alla ricerca non è possibile. Ma la scienza va avanti malgrado tutto. Giordano Bruno è morto sul rogo e Galilei è stato costretto ad abiurare, ma oggi tutti sono convinti che il sole stia fermo e sia la Terra a girare. Così anche questi assurdi divieti alla scienza medica dovranno essere rimossi. Ma, del resto, negli altri paesi la ricerca sulle staminali embrionali già si fa. Vorrà dire che resta indietro l'Italia».
È eticamente accettabile la creazione di possibili organi di ricambio ottenuti clonando cellule di malati?
Se si può guarire qualcuno, perché non farlo? Altrimenti, dovremmo accettare passivamente tutto ciò che ci viene dalla vita e dovremmo lasciare che il malato soffra la sua pena. Se avessimo ragionato così saremmo ancora all'età della pietra.
Perché bisogna andare a votare?
Perché non possiamo fare come Ponzio Pilato.