sabato 11 giugno 2005

Giovanni Sartori in prima pagina del Corriere di oggi

Corriere della Sera 11.6.05
LA VITA E LA RICERCA

L’embrione e la persona che non c’è
Giovanni Sartori

L’incipit dell’assalto a valanga di Oriana Fallaci dice così: «I mecenati del dottor Frankenstein voteranno senza ragionare...». Io non capisco bene, confesso, chi siano i ricconi (mecenati) che pagano Frankenstein. Ma tra questi ultimi sospetto di essere incluso, visto che il suo elenco include gli accademici dei Lincei. Se così, giuro di non avere ancora ricevuto nemmeno un copeco da nessuno. In attesa (il mecenatismo è sempre gradito) non posso consentire a Oriana Fallaci di ergersi a campione di coloro che ragionano, e quindi del «ragionare» e della ragione. Con il suo permesso, io (anche io) di logica e di razionalità mi intendo. Allora, ragioniamo.
La questione di fondo, la madre di tutte le battaglie, è se un embrione che sarà vita umana lo è già come embrione.
Che sia vita nessuno lo contesta; ma «umana»?
Il cardinale Scola la mette così: «Io sono Angelo Scola, 63 anni, Patriarca di Venezia perché sono stato quell’embrione». Ho già lamentato che la Chiesa non si ricordi più dell’anima (dell’anima infusa da Dio). Ma ora scopro che il nostro bravo Cardinale si dimentica del libero arbitrio. E senza libero arbitrio non c’è colpa né merito: tutto è già predeterminato ab ovo . Per vincere un referendum la Chiesa sta massacrando tutta la sua teologia? Comunque sia, io continuo a credere nel libero arbitrio, mi ritengo responsabile di quel che faccio, e quindi concedo pochissimi meriti, o anche demeriti, al mio embrione. Concedo che l’embrione abbia prestabilito la lunghezza del mio naso, il marroncino dei miei occhi, e altri attributi della mia semi-bellezza fisica. Ma non gli concedo nemmeno un nano-milligrammo in più. Non potrei neanche volendo.
Il titolo di una mia biografia accademica di anni fa era: «Fortuna, caso, ostinazione». Quel titolo era mio. E se forse l’ostinazione deriva dal mio embrione, tutto il resto proprio no. Come esseri umani siamo tutti diversi l’uno dall’altro, e non siamo come polli in batteria programmati dal loro uovo proprio perché risultiamo dall’interazione tra centinaia e centinaia di eventi che in larga parte «avvengono» e ci cascano addosso. Così, per esempio, io mi intendo di logica perché l’ho studiata. Ma non l’ho studiata per «vocazione embrionale» ma, come racconto in quel racconto, per forza di circostanze.
Allora, la logica. In logica, che è la quintessenza della razionalità, non si può sostenere, proprio non si può, che l’embrione è un essere umano perché sarà un essere umano. In logica il principio di identità (il primo principio della logica aristotelica) è atemporale e si declina al presente: A è uguale ad A. La logica non è un futuribile, non può accettare il salto tra è ora e sarà domani per la logica se io mangio un uovo di struzzo non uccido uno struzzo: mangio un uovo.
Ma per la logica di Oriana Fallaci non è così. Cito: «I Frankenstein... con burattinesco sussiego dichiarano che l’embrione non è un essere umano... Con pagliaccesca sicurezza proclamano che non ha una anima, che l’anima esiste se esiste il pensiero... O che un feto comincia a pensare solo all’ottavo o nono mese di gravidanza, che secondo San Tommaso d’Aquino fino al quarto mese siamo animali e quindi tanto vale proteggere gli embrioni degli scimpanzé». Dopodiché, non ancora sazia di tanta scorpacciata, la Nostra asserisce che «ripararsi dietro il sillogismo Cervello-Pensiero-Anima-eguale-Umano è una scemenza». Sì, è una scemenza perché questo non è un sillogismo. Per esempio: «Le donne sono tutte romanziere (premessa maggiore), Anaina è donna (premessa minore), pertanto (conclusione) Anaina è romanziera». Siccome la premessa maggiore è falsa, anche la conclusione è falsa. Ma la costruzione del sillogismo è quella. Ed è anche una scemenza dichiarare, come si legge subito dopo, che «anche gli animali hanno un cervello... anche gli animali hanno un pensiero». Come quello di Oriana? Il suo bellissimo, davvero bellissimo ultimo romanzo, «Inshallah» lo ha forse scritto il pensiero del suo cane?
Debbo anche sfidare Oriana Fallaci a citare un mio solo passo (la «pagliaccesca sicurezza» sopra citata è senza dubbio la mia, visto che sono io che ho tirato in ballo l’anima e San Tommaso) nel quale asserisco che l’anima viene con il pensiero (io mi limito a chiedere alla Chiesa di dirmi quando arriva), che il feto comincia a pensare all’ottavo mese, o che ci sia un qualsiasi nesso (non c’è) tra San Tommaso e gli scimpanzé.
Tornando al punto, secondo Oriana Fallaci «l’embrione che sboccia dall’ovulo di un elefante è un elefante». Io ribatto che sarà un elefante. È la stessa cosa? Oriana mangi un ovulo del predetto, e mi faccia sapere se ha mangiato un elefante. E il discorso logico, il discorso razionale, è questo: a chi dichiara che l’embrione è già vita umana ho il diritto di chiedere: per favore, mi definisca «umana». Definire - spiego - è dichiarare il significato che io attribuisco a una parola, a un concetto. E dunque quali sono le caratteristiche, attributi o proprietà (in logica si dice così) di «essere umano»? Di saper pensare, di saper parlare su se stesso (il discorso sul discorso) e, contentandosi di sempre meno, di possedere un sistema nervoso, e quindi la sventura di soffrire? Non so, dite voi. Ma nessuno, proprio nessuno, lo dice. Non lo dice perché è chiaro che nessuna caratteristica individuante dell’individuo-persona esiste nell’embrione.
Dal che inesorabilmente discende - per la ragione guidata dalla logica - che l’embrione non è una entità (in logica si dice così, lasciamo stare i «grumi» o le «muffe») sacrosanta. Se è in qualche modo utile toccarlo, è toccabile; altrimenti lasciamolo in pace. Così come lasciamo in pace miliardi e miliardi di miliardi di altre vite. Il fatto che l’embrione sia un progetto di vita individuale vuole soltanto dire che l’embrione nell’utero di Maria Fecondata (un nome fittizio di mia invenzione) non produrrà uno scimpanzé. Se lo scienziato cattolico vuole passare da «individuale» a «vita dell’individuo umano», allora bara al gioco. Come ho appena spiegato, dichiari prima qual è, per lui, la caratteristica di «umano» e di «individuo».
A molti questa può sembrare una questione astrusa o addirittura di lana caprina. Ma le sue implicazioni sono concretissime. Le cellule staminali che si ottengono distruggendo l’embrione possono essere usate per la ricerca medica, e cioè per la possibile cura di malattie oggi incurabili, oppure no? Se l’embrione non è sacrosanto, ovviamente sì. Altrimenti no. Forse questa ricerca fallirà. Ma la scienza che è tale la deve consentire. Altro caso: è lecito, è giusto, fermare, prima della nascita, la nascita di un bambino talassemico o affetto da consimili malattie ereditarie? Se l’embrione è sacrosanto ovviamente no. In tal caso a dei genitori disgraziati deve essere imposto di far nascere bambini disgraziati. Ma altrimenti questa è una terribile inutile crudeltà.
Ancora, se l’embrione è già intoccabile vita umana come si fa a sostenere che la conferma della legge 40 non rimbalzerà sulla legge 194 del 1978 che disciplina e consente l’aborto? Secondo me questa è una vergognosa ipocrisia. L’embrione (che è una entità infinitesimale) è sacro, e invece il feto di un bambino già formato non lo è? Storace se la cava dicendo che di questo non è il caso di parlare ora. Ma la Chiesa, che è maestra di moralità, non se la può cavare con una furbata alla Storace.
Infine, c’è la questione dei contraccettivi, che tocca milioni di giovani donne. La Chiesa proibisce i preservativi (persino al cospetto del flagello dell’Aids) e poi condanna come omicidio anche l’uso della cosiddetta pillola del giorno dopo. Omicidio? È solo alla fine della seconda settimana che nell’embrione si comincia a intravedere l’inizio di un sistema nervoso. Prima non c’è niente di distinto e di distinguibile. Omicidio di che cosa? Di quattro-otto cellule informi?
Passo alla scienza, che in questo caso sono la ricerca medica da un lato, e la genetica e la biologia dall’altro. Sulla prima dirò soltanto che non può essere fermata. Se bloccata in Italia proseguirà lo stesso intorno a noi: resteremo indietro (a danno nostro) e basta. S’intende che la ricerca medica va tenuta sotto controllo come si fa da sempre e, vista la delicatezza dei problemi, più di sempre. Quanto alla genetica e alla biologia il punto fermo è che i concetti di individuo-persona, persona umana, e simili sono estranei alla scienza. Il biologo di obbedienza cattolica è libero di usarli come qualsiasi altro privato cittadino; ma se lo fa in carta intestata, allora la sua è falsa testimonianza.
Per la biologia e la genetica esiste soltanto la continuità di un nascere-vivere-morire. Se a un certo momento un certo specifico vivere viene elevato al rango di persona umana, in questa attribuzione la scienza non c’entra. Non è la sua partita. Perché questa attribuzione e qualificazione compete da sempre alla filosofia (ivi inclusa la filosofia cristiana) e alla branca della filosofia che è l’etica.
Concludo. Io certamente non contesto che quando si interviene sulla natura stessa dell’uomo si apre un problema gravissimo. Decenni fa, citando il noto biologo Jean Rostand notavo che l’ingegneria genetica apriva prospettive terrificanti. Lo sono. Ma che non sono da combattere agitando spauracchi da quattro soldi come il romanzo di Mary Shelley, Frankenstein , che tutti ricordano perché impersonato al cinema da uno straordinario Boris Karloff. Gridare alla strage degli innocenti, allo sterminio, al cannibalismo, non è serio. Ed è ancor meno serio tirare in ballo Hitler e l’eugenetica nazista. Questi sono colpi bassi. Perché non credo che nessuna democrazia consentirà mai una eugenetica atta a produrre la razza pura o la razza superiore. Se lo consentisse, allora il problema non sarebbe l’eugenetica ma la democrazia.
A proposito stavo per dimenticare: io andrò a votare. Non voglio essere annoverato tra le «anime morte» (cito solo un bellissimo titolo di Gogol) di coloro che non votano mai nemmeno per sbaglio.

referendum: le ultime ore prima dell'apertura dei seggi

Repubblica.it 11.6.05
I Comitati inviano migliaia di messaggini autoprodotti per spingere al passaparola. La replica degli astensionisti
Referendum, il fronte del Sì adesso prova l'arma sms
Appello a votare presto: "L'affluenza sia subito alta"

di GIOVANNA CASADIO

ROMA - Un sms invita: "Per quest'anno non cambiare, 4 Sì e poi al mare". Un altro: "4 croci e una testa, la tua: il 12 e il 13 giugno vota e fai votare 4 Sì". Ma si può optare anche per: "Il 12 e il 13 giugno si vota sulla vita: chi si astiene e chi ci tiene". La battaglia del quorum si gioca anche con gli sms. Visto che il governo, nonostante polemiche e denunce, non ritiene necessario questa volta inviare gli sms per informare sul voto, allora i referendari puntano sul fai-da-te: "Se le istituzioni latitano, via al passaparola".
Alla vigilia del referendum (urne aperte dalle 8 alle 22 di domani e dalle 7 alle 15 di lunedì) è scattata la mobilitazione dei due fronti. Il comitato per il Sì lancia la parola d'ordine: "Anche per il successo del referendum il mattino ha l'oro in bocca". Significa che prima si va a votare e meglio è. Avrà un effetto di trascinamento ed emulazione se alle 12 di domani - quando il Viminale fornirà il primo dato sull'affluenza - ci sarà stata una buona presenza di votanti. Un fatto squisitamente psicologico? Giovanna Melandri, ds, dal palco della manifestazione conclusiva a Roma della campagna per il Sì, dice che "il quorum è a portata di mano e qualche piccolo sacrificio mattutino e un po' di fantasia non guastano per battere l'astensionismo e votare Sì per uno Stato laico e tollerante e per tutte le donne che non accettano di essere trattate con crudeltà dalla legge sulla fecondazione assistita". A un ultimo appello via web della ds Elena Montecchi arrivano in due giorni oltre mille adesioni.
L'associazione "Amica Cicogna" diffonde il manifesto sottoscritto da centinaia di mamme (senza o con la provetta). Invito al voto di cento intellettuali cattolici tra cui Treu, Morcellini, Ardigò, Mattioli.
Dagli astensionisti attacco ad alzo zero e appello a non lasciarsi influenzare. "Sabrina Ferilli, Monica Bellucci, Fiorella Mannoia testimonial del Sì? Noi abbiamo come unico vero autentico testimonial l'embrione", rivendicano Olimpia Tarzia e Carlo Casini del Movimento per la vita. Rincara don Benzi, il prete bolognese che ha lanciato l'iniziativa "Adotta un embrione": "Non fidarti di chi ti dirà che il quorum è vicino per convincerti a votare. Sulla vita non si vota".
(...)
Nel sito del comitato del Sì un promemoria invita a mandare via mail l'appello: "Ci sono catene di Sant'Antonio che se interrotte portano sfortuna. Ci sono catene che fanno sorridere e altre che ci strappano una lacrima. Questa catena serve solo a farci continuare a sperare". Di seguito, le ragioni per l'abrogazione parziale della legge sulla procreazione assistita. Quindi iniziative come "adotta un condominio" (lettera ai condomini) o "adotta un ombrellone" (propaganda in spiaggia). L'Osservatorio di Milano prevede che cinque milioni di italiani si prenderanno un week end di vacanza e consiglia di partire "domenica dopo il diritto-dovere di voto", le strade saranno più sgombre. Per il "non voto" la mobilitazione passa attraverso le parrocchie.

abusi

Ansa 10.6.07
Abusi in famiglia: rompere segreto tra bambino e 'abusante'
Psicologo del Cismai parla a Firenze del terribile legame

(ANSA) - FIRENZE, 10 GIU - Per spezzare il legame tra l'adulto che abusa del bambino in famiglia è necessario 'rompere il terribile segreto che lega i due'. Lo ha detto stamani il dottor Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta del Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'Infanzia, a margine del seminario internazionale sullo sfruttamento sessuale di minori in corso a Firenze. 'Ci vuole qualcuno, all'interno della famiglia, che si accorga che qualcosa non funziona'.

copyright @ 2005 ANSA

moriremo democristiani?
Tabacci svela la trasparente tresca con Rutelli

Il Messaggero Venerdì 10 Giugno 2005
NUOVE COPPIE
Tabacci e quella visita a Rutelli
«Vedo un Centro con Francesco: Professore e Cavaliere a rischio»

di MARIO AJELLO

ROMA - Due centristi a consulto. O almeno, Bruno Tabacci come centrista è assolutamente doc. Mentre Francesco Rutelli, come nuovo arrivato, già sembra un veterano. A sentirli, quasi non distingui il moderato dell’Udc e il moderato della Margherita. Il Grande Centro sono loro, più tanti altri? La strana coppia, non strana affatto, si è incontrata al Nazareno, nella sede della Margherita, insomma a casa del ”bello guaglione”. E non si è trattato di un doppio adulterio rispetto ai poli di appartenenza, ma di un primo abboccamento alla luce del sole.
Narra Tabacci: «Un’oretta di conversazione». E speriamo che Prodi, per spiare l’incontro, non si sia appostato sotto il quartier generale rutelliano. O non si sia mascherato da donna delle pulizie, la quale guarda dal buco della serratura e origlia da dietro alla porta della stanza di Rutelli che cosa lui e Tabacci si stanno dicendo. «L’avrebbe potuto fare benissimo», dice Tabacci, «perchè ci siamo scambiati discorsi molto semplici e per nulla pericolosi. E ci siamo trovati d’accordo su molti temi. Sull’arretratezza del sistema bancario italiano, sulla liberalizzazione dei mercati, sull’Europa e sull’euro, sul rifiuto dell’indistinto ulivista proposto da Prodi, Rutelli ha dimostrato di muoversi in una dimensione che è la nostra. E che definirei naturalmente di Centro. La sua astensione al referendum è poi un chiaro esempio di come egli abbia superato gli steccati tradizionali».
Il Rutelli visto da Tabacci è così: «Scorgo nelle sue mosse la consapevolezza che lo strambo bipolarismo italiano sia arrivato al capolinea. E’ un sistema malato un sistema nel quale la propaganda anti-euro di Calderoli si salda con la retorica sull’Europa Matrigna di Bertinotti. Credo che Rutelli abbia ben chiaro, come ce l’ho io, che questo bipolarismo va smantellato e ridisegnato. Anche tramite una legge elettorale proporzionale». Dal vecchio schema al nuovo bipolarismo: «Il Centro, senza Berlusconi, da una parte. E la Sinistra, senza Rutelli, dall’altra». Di fatto, «Rutelli segue con cura l’evoluzione del centro-destra, nella prospettiva di un passo indietro del Cavaliere. Anche se, a mio avviso, questo passo indietro sarà quasi logico. Mentre Rutelli è più scettico sulla possibilità che Berlusconi si faccia da parte».
E così, il bipolarismo degli estremi dovrà finire in soffitta. Rutelli potrà traslocare in un altro recinto il suo moderatismo. E al maggioritario toccherà riconoscere il proprio fallimento. Si tratta di vedere quando il sistema esploderà. Dopo il referendum? Nella prossima legislatura? Tabacci: «Fra l’estate e l’autunno, la politica italiana avrà bisogno di uno scossone. Il problema del superamento del bi-liderismo Prodi-Berlusconi è ormai sul piatto». E Rutelli, seduto al centro della tavolata, è pronto a gustarsi le portate.

quello che cercava di comprare il voto dei suoi operai

La Stampa 11 Giugno 2005
REFERENDUM. I RADICALI DENUNCIANO L’IMPRENDITORE DI BARBANIA
«E’ illegale pagare i dipendenti perché si astengano»
Grazia Longo

La libertà di voto è sacra, non può essere comprata. Lo dice lo legge. Lo sanno bene i radicali Silvio Viale e Bruno Mellano che hanno denunciato alla magistratura l’imprenditore di Barbania che aveva offerto ai propri dipendenti un’ora di paga extra in cambio dell’astensione al referendum di domani e lunedì contro la legge 40 sulla fecondazione assistita.
«È stato violato l’articolo 96 del Testo Unico delle leggi per l’elezione della Camera dei Deputati - spiegano il presidente e il segretario dell’associazione radicale Adelaide Aglietta - e l’articolo 51 della Legge 25 maggio 1970 sulle norme sui referendum». Entrambi ribadiscono che la proposta dell’imprenditore Scrimenti trasforma la battaglia politica in un’iniziativa «che ricalca tristemente ricatti economici utilizzati in passato, sotto elezioni, nelle zone più povere del Paese, per contrastare i quali fu emanata la legge che prevede pene severe sia per chi propone l’astensione di scambio, sia per chi accetta la proposta».
La notizia della denuncia è stata comunicata ieri mattina durante la conferenza stampa organizzata per la chiusura della campagna elettorale dal Comitato per il sì al referendum.
(...)

Carlo Flamigni su Salute di Repubblica

Repubblica Salute 9.6.05
Il ginecologo
Congelare gli embrioni punisce le più giovani
di Carlo Flamigni

Questa campagna referendaria è difficile per molti motivi, uno dei quali è certamente la confusione sui fatti e sui numeri. Stiamo assistendo a una sorta di clonazione di Margite: troppe persone del tutto incompetenti pensano di essere diventate degli esperti e non si trattengono dall'esprimere opinioni a raffica. Penso ad esempio che in molti si chiedano se con la legge 40 i risultati della PMA sono cambiati. Non mi sembra scontato che lo si possa capire davvero. Provo a dire la mia opinione.
La fecondazione in vitro degli oociti risponde a precise leggi biologiche: più giovani sono le donne che li producono, maggiore è la percentuale di fertilizzazioni. Così, se si è costretti a non fertilizzare più di tre oociti (questo è il "caso semplice" imposto dalla legge) molte ragazze che hanno più di trentasei anni finiscono col ritrovarsi con 2, uno o - talora - nessun embrione, e a dover ricominciare tutto daccapo.
Si dirà: ma non si possono selezionare gli oociti migliori? Rispondono, all'unanimità, i biologi, che la selezione, semmai, va fatta tra gli embrioni. Si dirà: ma non si può fare selezione tra gli embrioni, gli embrioni sono persone. Risposta: il fatto che, solo all'interno del mondo cattolico, esistano 7 differenti teorie sull'inizio della vita personale, dà autorità anche alla nostra richiesta di autorizzare una tutela differenziata e di preoccuparci, entro termini logici, più di sua madre che di lui. Si dirà: ma le donne giovani non soffrono per una diminuzione di successi, lo ammettete anche voi. No, è la nostra risposta, perché la proibizione di congelare embrioni punisce proprio loro, togliendo una percentuale variabile tra il 20 e il 25% di gravidanze per ciclo.
Sento già, a questo punto, le grida di protesta dei più improvvidi, che invocano il congelamento degli oociti, a sostituire quello degli embrioni. Figuratevi! Il congelamento degli oociti è stato sperimentato, al S. Orsola di Bologna, su mia disposizione. Ricordo ancora di aver annunciato la nascita della prima bambina, Elena, e ricordo la glaciale battuta dell'arcivescovo: evento bestiale.
Per richiesta del ministro Veronesi, diressi una commissione che concluse i suoi lavori scrivendo, unanime, che si trattava di materia interessante, ma sperimentale. La sperimentazione è ancora in corso e i risultati sono peggiori di quello che si sperava. C'è un solo centro che afferma di aver risultati accettabili. Ho cercato conferma alle mie convinzioni: ho inviato una lettera a 25 grandi ricercatori, i migliori, e ho chiesto a tutti un parere. Mi hanno risposto in 21 (tra di essi Edwards, Trounson, Fishel, Barri, Sunde, Rosenwaks) e il loro giudizio è una pesante, definitiva condanna del "caso semplice". Sull'applicazione della legge ho dati recenti che sono stati ignorati. Uno studio condotto sui primi 10 mesi di applicazione della legge da 6 centri di ottima reputazione: ebbene, le gravidanze sono diminuite dal 35,6 al 21,5%; ogni mese invece di 71 gravidanze ne sono iniziate 37. Non sono sicuro che questi dati verranno confermati in avvenire, esistono troppe variabili indipendenti di cui tener conto. Quello di cui sono sicuro è che "il caso semplice" è un disastro. Quello di cui sono sicuro è che qualcuno cerca di prendere in giro i cittadini.
Mi permetto di chiudere con un accenno al cosiddetto "turismo dei diritti". Il Cecos ha pubblicato i risultati di una indagine che dimostra come le coppie italiane che vanno a cercare soluzione ai propri problemi in centri stranieri sono cresciute di circa tre volte. Purtroppo, mancano i dati relativi a molti centri dell'Europa dell'Est, che evidentemente non amano rilasciare dichiarazioni. Ma questo è il problema vero: i cittadini ricchi, infatti, si recano nell'Europa ricca, egoista (ha cresciuto i prezzi) ma brava e affidabile. I cittadini poveri si recano nell'Europa povera, che ha prezzi stracciati, ma non dà garanzie. I medici sanno bene di quali rischi sto parlando e di quali conseguenze ho paura. Non è possibile che una sola legge riesca a fare tanti danni.

ancora sul pamphlet di Enrico Bellone

L'Unità 10 Giugno 2005
Povera scienza, povera Italia
di Mauro Barberis

UN PAMPHLET di Enrico Bellone contro gli antiscientisti nostrani: una denuncia del sottosviluppo scientifico nel nostro paese e delle sue appendici morattiane

Si corre a comprare La scienza negata. Il caso italiano (Codice, pp. 124, euro 15) - il pamphlet di Enrico Bellone contro i critici nostrani della scienza - spinti da interrogativi e da desideri inconfessabili. Ad esempio, ci si chiede: che cosa avrà mai scritto Bellone su Emanuele Severino, il pontefice massimo dei filosofi «continentali» di casa nostra, tanto da suscitarne una replica piccata? E su Marcello Pera, che in una precedente incarnazione faceva il filosofo della scienza, che cosa mai avrà detto Bellone? E infine - Dio non voglia - non se la sarà mica presa con il cardinale Ratzinger, beninteso prima che diventasse Papa? A discolpa del lettore, e delle sue morbose aspettative, si può solo aggiungere che La scienza negata, prima ancora della pubblicazione, è stato preceduto da strane voci e da polemiche preventive. Il libro era stato annunciato da Einaudi fra le novità di maggio con un altro titolo (La scomparsa dell’Italia scientifica); questo aveva fatto immaginare chissà quali intrighi editoriali e censure notturne, mentre la spiegazione è molto più semplice: basta molto meno, nell’Italia di oggi, per non farsi pubblicare da Einaudi. Infine, come nei film western, erano arrivati i nostri, con le recensioni entusiastiche di Odifreddi e Massarenti ad alimentare ulteriori attese.
Ora, non si dirà che Bellone deluda tutte queste aspettative; ma certo, dato il bersaglio prescelto - i negatori nostrani della scienza - il libro avrebbe potuto diventare un capolavoro della letteratura umoristica, se a scriverlo fossero stati Karl Kraus o anche solo Alberto Arbasino. Invece, si tratta di un libro sin troppo serio: o almeno, di un libro che contiene il suo nucleo sarcastico entro una cornice seria. Cornice rappresentata dall’ennesima denuncia del sottosviluppo scientifico italiano e delle sue appendici morattiane.
«Solo in questa cultura - scrive Bellone - poteva crearsi la sequenza di eventi politici, giudiziari e medici connessi alla terapia Di Bella… Solo al di sotto delle Alpi esistevano le condizioni atte a eliminare l’insegnamento dell’evoluzione dalle scuole repubblicane... Solo nelle nostre valli si ritiene ragionevole che una persona segua un dottorato in astrofisica o biologia molecolare con un compenso inferiore a 800 euro. Solo da noi la disinformazione sistematica ha convinto milioni di cittadini che gli scienziati siano al soldo delle multinazionali o attentino alla sacralità della vita».
Sulla cornice «seria», evidentemente, chiunque operi nella scuola o nell’Università italiana non può che concordare. Ma su tutto il resto? Bellone allinea sì una bella collezione di fesserie sulla scienza, accumulate da autori italiani e stranieri, questi ultimi immediatamente tradotti dopo averle pronunciate: ma tutto ciò fa solo sorridere, quando ci si aspettava di scompisciarsi dalle risate. Il massimo della cattiveria si raggiunge quando si presenta il più famoso libro dell’epistemologo «anarchico» Paul Feyerabend, Contro il metodo, come il «suo romanzo più famoso in Italia»; o quando si parla di Max Horkheimer - la «spalla» del celebre duo Adorno-Horkheimer - come di un «pensatore» che «non era in grado di distinguere un teorema da un ananas»
Verrebbe da dire: tutto qui? Chiunque sia stato, almeno una volta, a un convegno italiano di filosofia potrebbe raccontare ben altro. Chiunque abbia assistito, fra lo stranito e il prostrato, a quella spettacolarizzazione della filosofia di cui ha parlato su queste pagine Beppe Sebaste, potrebbe dire molto di peggio. Chiunque abbia visto le esibizioni tipo Costanzo show di colleghi con un rispettabilissimo curriculum professionale avrebbe potuto, per così dire, ululare alla luna. E poi, un argomento definitivo: possibile che su Gianni Vattimo, il nostro più autorevole maitre à penser antiscientista, in tutto il libro non si trovi un solo aneddoto piccante, una sola citazione devastante, un solo sberleffo pirotecnico?
Il lettore insoddisfatto, a questo punto, si ricorda di aver comprato, nella sua sventata giovinezza, buona parte dei libri citati da Bellone, e li cerca affannosamente per tutta la casa, sicuro di aver sottolineato con la penna blu, in ognuno di essi, affermazioni ben peggiori di quelle menzionate ne La scienza negata. Non trovando questi libri, li cerca nelle soffitte, nelle cantine, nei sottoscala; finalmente li ritrova, soffia via la polvere del tempo e li scorre avidamente. Niente: solo le prime pagine sono segnate; talvolta, lo sono anche le ultime, come quando si cerca di sapere subito chi è l’assassino. Quei libri, in realtà, sono stati consegnati alla dimenticanza molti anni orsono: esercitando in questo modo una critica ben più radicale - così si consola il lettore - della critica del Prof. Bellone.

la biennale di Venezia

Corriere della Sera 11.6.05
L’esposizione

La 51ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è aperta al pubblico da domani al 6 novembre
Settanta sono i Paesi partecipanti, mentre gli eventi previsti trenta
La rassegna ospita due mostre: L'esperienza dell'arte al Padiglione Italia e Sempre un po’ più lontano all'Arsenale


Per informazioni www.labiennale.org

la crudeltà cattolica
"Radetzky": «è bene che in Africa continuino a morire di Aids a milioni»

Corriere della Sera 11.6.05
Benedetto XVI invita a rispettare gli «insegnamenti tradizionali della Chiesa, unica via sicura anti contagio»
Il richiamo del Papa: castità contro l’Aids
Incontro con i vescovi africani, il Pontefice evita di nominare il preservativo
Luigi Accattoli

CITTÀ DEL VATICANO - Sotto papa Benedetto XVI non ci saranno probabilmente «aperture» sull’uso del preservativo in funzione anti-Aids: ieri il nuovo Papa ha parlato per la prima volta dell’epidemia di Aids che «devasta» l’Africa, richiamando all’osservanza degli insegnamenti «tradizionali della Chiesa», che ha presentato come «unica via sicura» per la prevenzione del contagio. Benedetto XVI non ha nominato il preservativo.
(...)
Il ragionamento che ha svolto in inglese - parlando ai vescovi di Sud Africa, Botswana, Swaziland, Namibia e Lesotho - è perfettamente rispondente all’impostazione che alla questione veniva data dalle varie autorità vaticane sotto Wojtyla. Ed era un’impostazione che portava all’esclusione tassativa dell’uso del preservativo.
«La Chiesa cattolica - ha detto il Papa, dopo aver descritto la "devastazione" causata dall’Aids africano - è sempre stata in prima linea sia nella prevenzione sia nella cura di questa malattia. Gli insegnamenti tradizionali della Chiesa hanno dimostrato di essere l’unica via sicura per prevenire la diffusione dell’Hiv-Aids».
Papa Ratzinger ha poi invitato la Chiesa cattolica africana a indirizzare la popolazione «e in particolare i giovani» verso «matrimoni fedeli basati sulla comunione, la pace, la felicità e la gioia» e verso la «protezione che viene dalla castità».
In altre parole, come hanno sempre sostenuto i vari portavoce vaticani sotto Wojtyla, la vera prevenzione dell’Aids consiste nel binomio «castità e fedeltà». Castità dei non sposati, fedeltà degli sposati. Il preservativo non è ammesso perché favorirebbe la promiscuità e non garantirebbe totalmente dal rischio dell’infezione.
L’Africa, ha detto ancora il Papa, è «minacciata da divorzio, aborto, prostituzione, traffico degli esseri umani e uso di contraccettivi». Fenomeni che «contribuiscono al collasso della morale sessuale». Donde l’invito a sottolineare il valore fondamentale della «famiglia come Chiesa domestica, da costruire sui pilastri culturali fondamentali della tradizione africana».
(...)

venerdì 10 giugno 2005

scienzaonline
speciale referendum

una segnalazione di Guido Donati

Collegandosi al seguente link si potranno leggere gli articoli e i contributi i cui titoli sono indicati di seguito


  • La legge 40 sulla fecondazione assistita è una legge che ci riporta ai tempi di Galileo. È importante votare il 12 e il 13 giugno e conoscere il significato dei quattro referendum di Margherita Hack
  • Fecondazione Assistita: una legge che va contro se stessa di Umberto Veronesi
  • Votare sì al referendum vuol dire maggiori garanzie per la salute delle donne Dichiarazione del Prof. Umberto Veronesi
  • Massimo Fagioli: «La legge 40 violenta il rapporto uomo donna e nega ogni idea di trasformazione» di Paolo Izzo da www.quaderniradicali.it
  • Un calo di gravidanze di circa il 40% con la legge italiana sulla fecondazione assistita, considerata dagli scienziati più noti nel mondo addirittura pericolosa dal punto di vista medico e sociale di Carlo Flamigni
  • Le ragioni del Sì di Andrea Baglioni
  • L'ostruzionismo degli astensionisti di Augusto Barbera
  • Sul sito www.mawivideo.it è disponibile il dibattito "Tutti pazzi per l'embrione" organizzato da Simona Maggiorelli per Avvenimenti venerdì 27 maggio

Altri siti da consultare:
www.comitatoreferendum.it

il quorum

Corriere della Sera 10.6.05
I referendari sperano in una vittoria a sorpresa
di MASSIMO FRANCO

A dare voce ai timori del fronte referendario è Fausto Bertinotti.
«Raggiungere il quorum sulla procreazione assistita», ha ammesso ieri il segretario del Prc, «è un obiettivo molto ambizioso, per le condizioni nelle quali si vota». È uno dei pochi a non negare le difficoltà. Nelle ultime ore, l’obiettivo di promotori e astensionisti è di pensare soltanto alla vittoria. Basta ascoltare il segretario dei radicali, Daniele Capezzone, in possesso di «quattro sondaggi che fanno oscillare le percentuali dei votanti dal 38 al 54 per cento: la catastrofe o il trionfo. Un margine di 16 punti dice che la partita è apertissima. E io sono fiducioso». A conforto dell’ottimismo si cita il risultato delle elezioni a Catania, dove tutti davano perdente il sindaco di FI; e invece Umberto Scapagnini ha smentito i pronostici. E, sotto voce, si cita il «fattore Ciampi» come un elemento a favore del quorum: il presidente della Repubblica domenica andrà a votare. Ma nell’Unione prodiana c’è anche chi ipotizza l’eventualità che alla fine la percentuale risulti inferiore al quorum, seppure di poco. Gli astensionisti alzano la soglia al massimo; i referendari la abbassano.
La tesi berlusconiana è che «se il "sì" perde, perde», taglia corto il coordinatore di FI, Sandro Bondi. Ma qualcuno fa notare che un afflusso superiore al 45 per cento potrebbe sdrammatizzare l’eventuale insuccesso dei promotori. D’altronde, dal 1995 nessuna consultazione ha raggiunto la soglia del 50 per cento più uno dei voti; e nel 2003, al referendum sull’articolo 18 (quello sui licenziamenti nelle imprese con meno di 15 dipendenti) votò appena il 25,7 per cento.
Dietro la speranza di un quorum strappato in extremis al cardinale Camillo Ruini e agli astensionisti, si fissa una sorta di soglia minima, che per qualcuno parte dal 40 per cento; per altri, dal 35. Ma a farlo sono i settori più pessimisti dello schieramento referendario: i fautori della tesi secondo la quale «il problema non è se si perde, ma come si perde». Eppure, c’è chi confida in una vittoria sorprendente. D’altronde, Romano Prodi ha confermato che voterà: come andrà alle urne il leader di An, Gianfranco Fini, spiazzando i suoi.
La scelta, speculare a quella di Francesco Rutelli, presidente della Margherita, che si asterrà, legittima le posizioni trasversali; e potrebbe scoraggiare la tentazione di rese dei conti postreferendarie. I partiti cercano di negare i contraccolpi del 12 e 13 giugno, confermando che il pericolo di nuove tensioni esiste: e infatti il prodiano Arturo Parisi accusa Rutelli di usare il referendum come «strumento di divisione». Ma nel centrosinistra, i referendum sono stati considerati quasi provvidenziali: se non altro, hanno messo ai margini per un po’ le tensioni fra alleati.

MARCO BELLOCCHIO
Tolosa ama il cinema italiano

cineuropa.org
www.cineuropa.org/newsdetail.aspx?lang=fr&documentID=52229
Festival – France
Toulouse aime le cinéma italien

Alors qu'à Rome, les professionnels français et italiens tentent de dynamiser les coproductions entre les deux pays et d'améliorer la distribution des films produits des deux côtés des Alpes, des initiatives locales plus modestes comme la première édition des Rencontres du cinéma italien organisée la semaine dernière à Toulouse donnent l'opportunité aux spectateurs français de découvrir les dernières tendances du 7e art transalpin.
Avec seulement 14 longs métrages sortis dans les salles françaises en 2004, la nouvelle génération des cinéastes italiens doit s'appuyer sur le travail de nombreux festivals comme ceux d'Annecy ou de Villerupt pour atteindre le public hexagonal. En effet, la distribution en France des films transalpins ne bénéficie que d'un nombre réduit de copies qui limite quasi automatiquement leurs scores au box-office en raison d'un contexte global d'embouteillage de sorties et de très rapide rotation des films à l'affiche. Ainsi Buongiorno Notte de Marco Bellocchio qui a totalisé 127.000 entrées l'an dernier en France est sorti sur 41 copies
(...)

torna in DVD BETTY BLUE di Beineix, nella versione lunga mai vista
...ti ricordi?

Corriere della Sera 10.6.05
HOMEVIDEO

«Betty Blue» in dvd nella versione lunga: Una storia d’amore senza tempo
Alberto Pezzotta

Torna «Betty Blue» di Jean-Jacques Beineix, nella versione lunga (circa tre ore contro le due originarie) che da noi non si era mai vista. E regge meglio del previsto. Come storia d’amore, ambiva a essere l’«Atlante» degli anni Ottanta: esplicito nell’erotismo, rimane coinvolgente nel rappresentare la felicità; mentre appare più programmatico nell’innescare il dramma, con la follia della protagonista: travolgente, ma incapace di adattarsi alla realtà. All’epoca la critica più austera lo bollava come l’ambiguo manifesto per una generazione in fuga. Oggi, in epoca di «dogmi» e altre ciniche provocazioni, sembra quasi cinema classico. Memorabile l’alchimia tra i protagonisti, Jean-Hugues Anglade e Béatrice Dalle. Il dvd non ha problemi, ma è penalizzato dall’assenza di qualunque extra: a cominciare dalla segnalazione, nell’indice, delle sequenze aggiunte alla prima versione.

Jean-Jacques Beineix, BETTY BLUE, dvd, Sony, 22,90 euro

l'oltranzismo degli astensionisti

La Stampa 10 Giugno 2005
UNA CAMPAGNA REFERENDARIA NELLA QUALE SI SONO SPESSO FORZATI I TONI
Gli astensionisti vincono la battaglia degli eccessi
L’enfasi li ha addirittura portati a paragonare i fautori del sì a Goebbels
Il primato spetta alla Fallaci: «Macelleranno i nostri figli come i bovi»

AI tempi del divorzio, il privilegio dell'enfasi toccò agli antidivorzisti. Quali che fossero le loro ragioni, le esprimevano in modo esagerato: alcuni di loro gridavano che con il divorzio i mariti sarebbero fuggiti con la cameriera, e seminavano irrisione invece di consenso»: è quanto ha scritto Giuliano Ferrara sul «Foglio» dello scorso 23 maggio, per concludere che «a parti rovesciate, quel gioco retorico è ricominciato dalle parti del Sì» ai referendum di domenica. Ma è davvero così? Sembra piuttosto, tirando almeno provvisoriamente le somme di una campagna referendaria particolarmente vivace, che sia stato il fronte del No, e ancor più quello dell'astensione, a forzare un poco i toni, a esagerare un tantino nel dipingere un futuro governato dai «mecenati dei dottor Frankenstein» (così Oriana Fallaci) in cui «i nostri figli mai nati» verrebbero «massacrati», «ridotti a farmaci da iniettare o da trangugiare» oppure «macellati come si macella un bove o un agnello» per «ricavarne tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per un'automobile».
Proprio la lettura del «Foglio» di queste settimane - e, per la verità, anche di molte settimane precedenti - pare confermare la presenza di un «estremismo astensionistico». Sabato scorso, per dire, il giornale di Ferrara pubblicava una mitragliata di articoli così intitolati, pagina dopo pagina: «Progettare i discendenti: ci ha già provato Joseph Goebbels, non è il caso di riprovarci ancora», «Le tentazioni del dio uomo. La tirannide del pensiero eugenetico e il mito faustiano del'immortalità», «La scienza follia per follia: il sogno eugenetico dell'uomo migliore e del figlio sano». Un po' troppo, forse: anche perché la paroletta magica così ricorrente fra gli ultrà dell'astensione - «eugenetica» - con il referendum non c'entra affatto. Ma la tentazione di rilanciare la posta, a costo di imbrogliare un poco, è troppo forte: «Non c'è più l'eliminazione delle persone - ha sostenuto per esempio il professor Neri, direttore dell'Istituto di Genetica del Gemelli - ma la pratica asettica, pulita, “elegante” della selezione embrionale, che promette figli sani e belli. Ora sono chiamate in causa alcune gravi malattie, ma la deriva è evidente».
Sul versante «laico» l'accusa di eugenetica rivolta ai fautori del Sì è sfociata a volte in una condanna senz'appello della scienza e del progresso tecnologico in quanto tale. Significativi, di nuovo, due titoli del «Foglio»: «Le uova fatali della scienza: il romanzo con cui Bulgakov denunciò la presunzione del progresso» e «Oggi l'embrione, ieri l'atomo: quando la scienza si è accorta che il progresso non sempre va verso il bene». Quest'ultimo ha peraltro un sapore vagamente surreale, perché capita nel momento in cui si riparla di uso civile dell'energia nucleare, quasi a dimostrare che «verso il bene» il progresso tutto sommato riesce ad andare.
Sul versante cattolico, l'esponente più emblematico dell'oltranzismo antireferendario è probabilmente Antonio Socci, autore con il leader del «Movimento per la vita», Carlo Casini, di un pamphlet «In difesa della vita» appena uscito da Piemme. «Non andrò a votare - ha spiegato Socci - per scongiurare la riduzione di esseri umani a cavie o a serbatoio di organi». Con tanto di teorizzazione storico-culturale: «Tutti i regimi pagani dell'antichità sono basati sui sacrifici umani. Il cristianesimo irrompe poi nella storia come una novità radicale». Insomma, la fecondazione assistita sarebbe una ripresa dei sacrifici umani. Meglio forse, come ha fatto don Franco Rapullino, parroco della chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana, nel cuore di Napoli, invitare dal pulpito i fedeli ad andare al mare, «e la chiesa vi paga pure il biglietto d'ingresso per il lido flegreo Varca d'Oro!». Decisamente più pittoresca, invece, l'avventura capitata ad alcuni attivisti diessini di Pompei, che si sono trovati circondati da un gruppo di gesuiti che scandivano in coro un ritmato «Vade retro Satana»...
Qualche eccesso - inevitabile, del resto - è venuto anche dal mondo politico. Francesca Martini, deputata leghista, ha definito «figli di serie B» i nati da fecondazione eterologa, e addirittura «persone con diritti affievoliti». Carlo Giovanardi, ministro dell'Udc trascinato in tribunale perché un manifesto nel suo collegio accoppiava nella stessa immagine le SS in sfilata davanti a Hitler e i sostenitori del referendum, non soltanto non si è scusato del paragone, ma ha rincarato la dose: «Io sostengo - ha scandito - che la vivisezione dell'embrione e la non tutela del concepito riportano la legge al periodo nazista».
(...)
i fautori del non voto non soltanto avrebbero fatto meglio a non forzare i toni (...), ma, forse, avrebbero proprio dovuto tacere. Meno si parla di un referendum, infatti, e meno gente andrà a votare: almeno da questo punto di vista i fautori del Sì possono dirsi moderatamente ottimisti.

alle origini della medicina

Galileo 9.6.05
LIBRI
La medicina al tempo dei Faraoni
Valentina Gazzaniga
Bruno Halioua
La medicina al tempo dei Faraoni
Edizioni Dedalo, 2005
pp. 293, euro 20,00
La medicina dell'Egitto faraonico è stata oggetto dell'attenzione degli storici secondo due principali prospettive: da un lato quella dell'approccio filologico e superspecialistico, che ha ricostruito con un rigoroso approccio documentario, il panorama della pratica medica egizia; dall'altro, quella dell'approccio divulgativo, largamente basato sulla semplificazione e sulla 'commerciabilità' di alcuni aspetti, tra cui spicca, per ovvia facilità evocativa e 'sensazionalista', la pratica della conservazione dei cadaveri attraverso l'imbalsamazione, e la supposta conoscenza anatomica che ne sarebbe derivata alla medicina.
Il testo di Bruno Halioua ha il merito di riassumere accuratamente i risultati della ricerca specialistica più recenti e meno accessibili al grande pubblico, e di proporre, con un linguaggio piano, una accorta divisione in capitoli tematici, una chiave di lettura 'tecnica' (Halioua è medico dermatologo) e una visione di insieme allettante per chi desideri accostarsi alla conoscenza della medicina egiziana.
Essa è, in primo luogo, una pratica, basata su concettualizzazioni del corpo che non possono in alcun modo essere ridotte a uno schema interpretativo a noi contemporaneo; il tentativo di 'attualizzare' la descrizione patologica è, già da tempo, stato segnalato come un rischio alto, proprio in relazione alla non riducibilità del pensiero antico in tema di salute e malattia. Ciononostante, la precisione con cui i papiri medici venuti alla luce, acquistati o trafugati nella seconda metà del secolo XIX descrivono sintomi e prognosi di alcune affezioni (in particolare quelle traumatiche), consente ad Halioua di tracciare un quadro della nascita di una primordiale forma di 'medicina del lavoro', di una traumatologia d'urgenza, nonché di una farmacologia attenta ai rischi ambientali. Si pensi per esempio al papiro Brooklyn, dedicato alla descrizione di quaranta specie di serpenti, alla tipologia degli avvelenamenti che possono causare, alla potenziale letalità e alla proposizione di un antidotario generale e specifico. Vengono inoltre introdotte aree tematiche innovative, come quella dedicata alla pediatria e al trattamento delle infermità e invalidità dell'infanzia, epoca della vita che la medicina antica del bacino del Mediterraneo trascura, assimilandola alle fasi di incompiutezza (con l'equazione bambino-madre) o di perdita di funzionalità e vigore (bambino-vecchio).
La grande attenzione prestata alla revisione critica della letteratura di riferimento e alla sua articolazione in un quadro esaustivo, appassionato e piacevole, nonché uno specifico interesse alla revisione paleopatologica, i cui risultati hanno fornito e stanno fornendo i dati più attendibili e interessanti sulla situazione medica e sanitaria del mondo antico in diverse aree storiche e culturali, fa sì che si perdonino facilmente al testo alcune ingenuità: il confronto tra la medicina egiziana e le teorie sulla spermatogenesi attribuite a un generico Ippocrate (ma in realtà le opere di Ippocrate sono una raccolta complessa di teorie non riducibili a un unico modello); la sorpresa nel ritrovare descrizioni dell'epilessia in testi magici (l'epilessia è, per eccellenza, il morbo sacro, dunque legato a magia e religiosi); il riduzionismo con cui viene letta la storia biblica di Mosé e delle piaghe d'Egitto, che testimonia una difficoltà a cogliere aspetti simbolici e metaforici. Tali aspetti, decontestualizzati dal necessario discorso storico-religioso che attribuisce loro senso e significato, rischiano di apparire, talvolta, letture eccessivamente semplificative.

giovedì 9 giugno 2005

su VILLE & CASALI
la casa di Enrico Pieranunzi
e le immagini di Massimo Fagioli

una segnalazione di Andrea Ventura

Nell'allegato al numero in edicola di "Ville & Casali" di Giugno, dal titolo "Le case del jazz - i musicisti si raccontano attraverso le abitazioni"
c'è un ampio servizio con grandi foto a colori sulla casa di

Enrico Pieranunzi


uno stralcio dall'inizio dell'articolo:

L'IRONIA DEL POETA

La critica internazionale lo celebra come uno dei grandi maestri del jazz contemporaneo per il lirismo espresso dal suo tocco leggero sulla tastiera. Il pianista romano vive nella Capitale, in un luogo carico di luce e di simbolismo anche grazie ad un contributo speciale

Con il pubblico ama scherzare sulla presunta malinconia della musica che compone, sul pathos che il suo tocco leggero, raffinato ed intenso riesce, ogni volta, a trasmettere alla platea entusiasta ed emozionata. Ma quando si entra nell'abtazione romana di Enrico Pieranunzi, un musicista che, grazie al suo talento di pianista e di compositore, occupa ua posizione di rilievo nel panorama jazzistico mondiale, ci si accorge che si tratta di un piccolo trucco della sua grande ironia. L'ampio soggiorno, pieno di luce e di colore, sembra pensato per la musica, anzi, per il pianoforte, la cui caratteristica silhuette appare riproposta anche nel soffitto.
Un equilibrio perfetto regna poi tra gli oggetti e i suggestivi affreschi alle pareti, il cui autore è Massimo Fagioli, psichiatra di importanza storica ma anche artista architetto, regista. Dopo aver realizzato insieme al musicista la colonna sonora del suo film Il cielo della luna, gli ha "regalato" le originalissime immagini che sono ora dipinte sui muri. Sembrano gli accenni di una storia, come il cerchio giallo dipinto accanto al pianoforte, che fa pensare al sole, al particolare calore che vive nella musica di Pieranunzi, quel melos mediterraneo che il maestro sa fondere magistralmente con l'improvvisazione jazzistica e con la tradizione "colta".
...
__________________

su MAWIVIDEO

dalla Libreria Amore e Psiche
http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/

su
www.mawivideo.it è disponibile il dibattito
"Tutti pazzi per l'embrione"
di venerdì 27 maggio
chi non ha la possibilità di vederlo su internet
può venire a vederlo qui da noi.



Libreria Amore e Psiche
via s. caterina da siena, 61 roma
info:06/6783908 amorepsiche2003@libero.it
i nostri orari: lunedi 15-20
dal martedi alla domenica 10-20
http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/

__________

È nato il blog della


LIBRERIA AMORE E PSICHE


Novità editoriali, eventi e informazioni
dalla Libreria Amore e Psiche


LO SI PUÒ RAGGIUNGERE ALL'INDIRIZZO:

http://www.amorepsichelibreria.splinder.com/

(il link a questa pagina resterà permanentemente nella spalla grigia alla sinistra di questa pagina.
I nostri più calorosi ringraziamenti ed auguri)


____________________
Ecco altri siti che hanno rilanciato l'intervista a Massimo Fagioli sui referendum:

l'irresistibile fascino di Marcello Pera
tutti hanno diritto di cambiare idea...

Corriere della Sera 9.6.05
LA RIVELAZIONE DI DEL PENNINO

ROMA - A Radio Radicale Antonio Del Pennino rivela che il presidente del Senato Marcello Pera si era battuto, nella passata legislatura, in favore della fecondazione assistita, tenne cioè una posizione diametralmente opposta a quella che sostiene oggi. Il senatore Del Pennino - appartiene al gruppo Misto-Pri - aggiunge che «nel marzo 2000 Pera presentò una serie di emendamenti che io ho ripresentato senza mutare una virgola durante il dibattito dello scorso anno». Del Pennino, assieme al diessino Lanfranco Turci anch’egli del comitato per il Sì, pubblica oggi sul Riformista un intervento nel quale indica i ritocchi «ispirati» da Pera. E non sono certo modifiche di poco conto dato che riguardano parti essenziali della legge: l’abolizione del divieto di crioconservazione degli embrioni; l’eliminazione dal testo della legge del richiamo ai diritti del concepito e della limitazione del ricorso alla fecondazione assistita alle sole coppie sterili; rendere possibile la procreazione eterologa nel caso uno dei due coniugi o conviventi sia sterile.
In pratica, ricorda Del Pennino, Pera difese i suoi emendamenti con parole dure accusando quella legge di essere ipocrita e illiberale. «Per questo - conclude - fatico oggi a comprendere le ragioni del suo comportamento».

Carlo Alberto Redi

La Stampa 9 Giugno 2005
«HO ADERITO ALL’APPELLO DI DULBECCO E MONTALCINI: L’UOMO NON DEVE CHIUDERSI DI FRONTE AL FUTURO»
intervista
«L’Italia è fuori dalla ricerca»
Il biologo Redi: rimediare agli errori della legge 40

Piero Bianucci

BIOLOGO dello sviluppo all’Università di Pavia, ricercatore da anni impegnato sul fronte delle cellule staminali, accademico dei Lincei, Carlo Alberto Redi è tra i cento scienziati europei che hanno firmato l’appello affinché, votando sì al referendum di domenica, gli italiani riaprano nel nostro Paese la possibilità di fare ricerca a scopo terapeutico sulle cellule stamninali embrionali, possibilità oggi bloccata dalla legge 40 sulla riproduzione assistita.
Professor Redi, perché ha aderito a questo appello lanciato dai due premi Nobel italiani per la medicina, Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco?
«Certo anche per rimediare agli errori della legge 40. Ma soprattutto per un motivo di carattere molto più generale. L’appello intende richiamare l’attenzione della società civile su un problema fondamentale: la libertà di far avanzare la conoscenza. Va benissimo sviluppare le ricerche sulle cellule staminali adulte. Non pongono problemi etici e sono quelle con applicazioni terapeutiche più vicine. Ma tutte le indicazioni che vengono dalla comunità scientifica internazionale ci dicono che per avanzare nel sapere occorre studiare a fondo le cellule staminali degli embrioni. Occorre capire come si differenzino nei vari tessuti e nei vari organi. Inoltre grazie a queste cellule possiamo studiare in provetta molte patologie umane».
Sul fronte dell’astensione e dei difensori della legge 40 c’è chi accusa gli scienziati di voler praticare l’eugenetica selezionando gli embrioni «migliori». C’è persino chi vi paragona al nazista Mengele, chi dice che clonerete uomini fotocopia, che produrrete dei mostri.
«Sono bugie volgari. Se qualcuno pensa che vogliamo far nascere bambini biondi con gli occhi azzurri, si sbaglia: non ne siamo capaci! Semplicemente noi diciamo che l’uomo non deve chiudersi di fronte al futuro. In Corea sono già state ottenute 11 linee di cellule staminali embrionali ben stabilizzate. Queste linee cellulari permettono fin da oggi di studiare in provetta malattie che interessano milioni pazienti. Su nove linee cellulari si studia come guarire il diabete. Un’altra linea riguarda malattie del sistema immunitario e un’altra ancora la cura dei danni spinali».
I ricercatori italiani potrebbero acquistare quelle linee cellulari dalla Corea per i loro studi?
«No, la legge lo vieta perché sono state ottenute dopo l’entrata in vigore della legge stessa».
Dulbecco propone come limite per la ricerca sugli embrioni il quindicesimo giorno del loro sviluppo. Come giudica questo confine?
«Molti scienziati ritengono valida questa demarcazione: a 15 giorni nell’embrione incomincia a delinearsi il sistema nervoso. Possiamo pensare che da quel momento in poi si svilupperà una persona. Prima invece l’83 per cento degli embrioni o non si impianta nell’utero o perisce per cause naturali, e comunque si tratta di cellule indifferenziate. E’ la prospettiva «gradualista»: la nascita della persona vista come un processo. Se però si cerca un dato accettabile universalmente, questo non è né la fecondazione né la comparsa del sistema nervoso. E’ invece il momento nel quale si ha la prima copia genomica, ciò che succede due giorni dopo la fecondazione. Prima il genoma è silente».
La legge 40 porta l’Italia fuori dal contesto internazionale della ricerca?
«Le maggiori associazioni scientifiche internazionali, cominciando da quelle americane, sono per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il parlamento Usa ha votato a maggioranza (219 voti) contro la posizione di Bush, il cui veto può resistere solo fino alla maggioranza di 290 voti. La nostra Accademia dei Lincei ha espresso 58 sì, 8 no e 14 astenuti. Le strade sono solo due: o si producono staminali con nuovi embrioni (cosa che causerebbe lacerazioni) o si usano le cellule dei 31 mila embrioni congelati che abbiamo già in Italia e che sono destinati a una lenta distruzione».
Quali studi fa nel suo laboratorio?
«Noi lavoriamo sulle cellule staminali dei topi. E’ un progetto europeo che si chiama “citoplasto artificiale”. Il citoplasto è una sostanza contenuta nel citoplasma dell’uovo in grado di far partire la programmazione delle cellule e quindi di indurne la trasformazione nei diversi tessuti del nuovo individuo».