venerdì 10 giugno 2005

scienzaonline
speciale referendum

una segnalazione di Guido Donati

Collegandosi al seguente link si potranno leggere gli articoli e i contributi i cui titoli sono indicati di seguito


  • La legge 40 sulla fecondazione assistita è una legge che ci riporta ai tempi di Galileo. È importante votare il 12 e il 13 giugno e conoscere il significato dei quattro referendum di Margherita Hack
  • Fecondazione Assistita: una legge che va contro se stessa di Umberto Veronesi
  • Votare sì al referendum vuol dire maggiori garanzie per la salute delle donne Dichiarazione del Prof. Umberto Veronesi
  • Massimo Fagioli: «La legge 40 violenta il rapporto uomo donna e nega ogni idea di trasformazione» di Paolo Izzo da www.quaderniradicali.it
  • Un calo di gravidanze di circa il 40% con la legge italiana sulla fecondazione assistita, considerata dagli scienziati più noti nel mondo addirittura pericolosa dal punto di vista medico e sociale di Carlo Flamigni
  • Le ragioni del Sì di Andrea Baglioni
  • L'ostruzionismo degli astensionisti di Augusto Barbera
  • Sul sito www.mawivideo.it è disponibile il dibattito "Tutti pazzi per l'embrione" organizzato da Simona Maggiorelli per Avvenimenti venerdì 27 maggio

Altri siti da consultare:
www.comitatoreferendum.it

il quorum

Corriere della Sera 10.6.05
I referendari sperano in una vittoria a sorpresa
di MASSIMO FRANCO

A dare voce ai timori del fronte referendario è Fausto Bertinotti.
«Raggiungere il quorum sulla procreazione assistita», ha ammesso ieri il segretario del Prc, «è un obiettivo molto ambizioso, per le condizioni nelle quali si vota». È uno dei pochi a non negare le difficoltà. Nelle ultime ore, l’obiettivo di promotori e astensionisti è di pensare soltanto alla vittoria. Basta ascoltare il segretario dei radicali, Daniele Capezzone, in possesso di «quattro sondaggi che fanno oscillare le percentuali dei votanti dal 38 al 54 per cento: la catastrofe o il trionfo. Un margine di 16 punti dice che la partita è apertissima. E io sono fiducioso». A conforto dell’ottimismo si cita il risultato delle elezioni a Catania, dove tutti davano perdente il sindaco di FI; e invece Umberto Scapagnini ha smentito i pronostici. E, sotto voce, si cita il «fattore Ciampi» come un elemento a favore del quorum: il presidente della Repubblica domenica andrà a votare. Ma nell’Unione prodiana c’è anche chi ipotizza l’eventualità che alla fine la percentuale risulti inferiore al quorum, seppure di poco. Gli astensionisti alzano la soglia al massimo; i referendari la abbassano.
La tesi berlusconiana è che «se il "sì" perde, perde», taglia corto il coordinatore di FI, Sandro Bondi. Ma qualcuno fa notare che un afflusso superiore al 45 per cento potrebbe sdrammatizzare l’eventuale insuccesso dei promotori. D’altronde, dal 1995 nessuna consultazione ha raggiunto la soglia del 50 per cento più uno dei voti; e nel 2003, al referendum sull’articolo 18 (quello sui licenziamenti nelle imprese con meno di 15 dipendenti) votò appena il 25,7 per cento.
Dietro la speranza di un quorum strappato in extremis al cardinale Camillo Ruini e agli astensionisti, si fissa una sorta di soglia minima, che per qualcuno parte dal 40 per cento; per altri, dal 35. Ma a farlo sono i settori più pessimisti dello schieramento referendario: i fautori della tesi secondo la quale «il problema non è se si perde, ma come si perde». Eppure, c’è chi confida in una vittoria sorprendente. D’altronde, Romano Prodi ha confermato che voterà: come andrà alle urne il leader di An, Gianfranco Fini, spiazzando i suoi.
La scelta, speculare a quella di Francesco Rutelli, presidente della Margherita, che si asterrà, legittima le posizioni trasversali; e potrebbe scoraggiare la tentazione di rese dei conti postreferendarie. I partiti cercano di negare i contraccolpi del 12 e 13 giugno, confermando che il pericolo di nuove tensioni esiste: e infatti il prodiano Arturo Parisi accusa Rutelli di usare il referendum come «strumento di divisione». Ma nel centrosinistra, i referendum sono stati considerati quasi provvidenziali: se non altro, hanno messo ai margini per un po’ le tensioni fra alleati.

MARCO BELLOCCHIO
Tolosa ama il cinema italiano

cineuropa.org
www.cineuropa.org/newsdetail.aspx?lang=fr&documentID=52229
Festival – France
Toulouse aime le cinéma italien

Alors qu'à Rome, les professionnels français et italiens tentent de dynamiser les coproductions entre les deux pays et d'améliorer la distribution des films produits des deux côtés des Alpes, des initiatives locales plus modestes comme la première édition des Rencontres du cinéma italien organisée la semaine dernière à Toulouse donnent l'opportunité aux spectateurs français de découvrir les dernières tendances du 7e art transalpin.
Avec seulement 14 longs métrages sortis dans les salles françaises en 2004, la nouvelle génération des cinéastes italiens doit s'appuyer sur le travail de nombreux festivals comme ceux d'Annecy ou de Villerupt pour atteindre le public hexagonal. En effet, la distribution en France des films transalpins ne bénéficie que d'un nombre réduit de copies qui limite quasi automatiquement leurs scores au box-office en raison d'un contexte global d'embouteillage de sorties et de très rapide rotation des films à l'affiche. Ainsi Buongiorno Notte de Marco Bellocchio qui a totalisé 127.000 entrées l'an dernier en France est sorti sur 41 copies
(...)

torna in DVD BETTY BLUE di Beineix, nella versione lunga mai vista
...ti ricordi?

Corriere della Sera 10.6.05
HOMEVIDEO

«Betty Blue» in dvd nella versione lunga: Una storia d’amore senza tempo
Alberto Pezzotta

Torna «Betty Blue» di Jean-Jacques Beineix, nella versione lunga (circa tre ore contro le due originarie) che da noi non si era mai vista. E regge meglio del previsto. Come storia d’amore, ambiva a essere l’«Atlante» degli anni Ottanta: esplicito nell’erotismo, rimane coinvolgente nel rappresentare la felicità; mentre appare più programmatico nell’innescare il dramma, con la follia della protagonista: travolgente, ma incapace di adattarsi alla realtà. All’epoca la critica più austera lo bollava come l’ambiguo manifesto per una generazione in fuga. Oggi, in epoca di «dogmi» e altre ciniche provocazioni, sembra quasi cinema classico. Memorabile l’alchimia tra i protagonisti, Jean-Hugues Anglade e Béatrice Dalle. Il dvd non ha problemi, ma è penalizzato dall’assenza di qualunque extra: a cominciare dalla segnalazione, nell’indice, delle sequenze aggiunte alla prima versione.

Jean-Jacques Beineix, BETTY BLUE, dvd, Sony, 22,90 euro

l'oltranzismo degli astensionisti

La Stampa 10 Giugno 2005
UNA CAMPAGNA REFERENDARIA NELLA QUALE SI SONO SPESSO FORZATI I TONI
Gli astensionisti vincono la battaglia degli eccessi
L’enfasi li ha addirittura portati a paragonare i fautori del sì a Goebbels
Il primato spetta alla Fallaci: «Macelleranno i nostri figli come i bovi»

AI tempi del divorzio, il privilegio dell'enfasi toccò agli antidivorzisti. Quali che fossero le loro ragioni, le esprimevano in modo esagerato: alcuni di loro gridavano che con il divorzio i mariti sarebbero fuggiti con la cameriera, e seminavano irrisione invece di consenso»: è quanto ha scritto Giuliano Ferrara sul «Foglio» dello scorso 23 maggio, per concludere che «a parti rovesciate, quel gioco retorico è ricominciato dalle parti del Sì» ai referendum di domenica. Ma è davvero così? Sembra piuttosto, tirando almeno provvisoriamente le somme di una campagna referendaria particolarmente vivace, che sia stato il fronte del No, e ancor più quello dell'astensione, a forzare un poco i toni, a esagerare un tantino nel dipingere un futuro governato dai «mecenati dei dottor Frankenstein» (così Oriana Fallaci) in cui «i nostri figli mai nati» verrebbero «massacrati», «ridotti a farmaci da iniettare o da trangugiare» oppure «macellati come si macella un bove o un agnello» per «ricavarne tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per un'automobile».
Proprio la lettura del «Foglio» di queste settimane - e, per la verità, anche di molte settimane precedenti - pare confermare la presenza di un «estremismo astensionistico». Sabato scorso, per dire, il giornale di Ferrara pubblicava una mitragliata di articoli così intitolati, pagina dopo pagina: «Progettare i discendenti: ci ha già provato Joseph Goebbels, non è il caso di riprovarci ancora», «Le tentazioni del dio uomo. La tirannide del pensiero eugenetico e il mito faustiano del'immortalità», «La scienza follia per follia: il sogno eugenetico dell'uomo migliore e del figlio sano». Un po' troppo, forse: anche perché la paroletta magica così ricorrente fra gli ultrà dell'astensione - «eugenetica» - con il referendum non c'entra affatto. Ma la tentazione di rilanciare la posta, a costo di imbrogliare un poco, è troppo forte: «Non c'è più l'eliminazione delle persone - ha sostenuto per esempio il professor Neri, direttore dell'Istituto di Genetica del Gemelli - ma la pratica asettica, pulita, “elegante” della selezione embrionale, che promette figli sani e belli. Ora sono chiamate in causa alcune gravi malattie, ma la deriva è evidente».
Sul versante «laico» l'accusa di eugenetica rivolta ai fautori del Sì è sfociata a volte in una condanna senz'appello della scienza e del progresso tecnologico in quanto tale. Significativi, di nuovo, due titoli del «Foglio»: «Le uova fatali della scienza: il romanzo con cui Bulgakov denunciò la presunzione del progresso» e «Oggi l'embrione, ieri l'atomo: quando la scienza si è accorta che il progresso non sempre va verso il bene». Quest'ultimo ha peraltro un sapore vagamente surreale, perché capita nel momento in cui si riparla di uso civile dell'energia nucleare, quasi a dimostrare che «verso il bene» il progresso tutto sommato riesce ad andare.
Sul versante cattolico, l'esponente più emblematico dell'oltranzismo antireferendario è probabilmente Antonio Socci, autore con il leader del «Movimento per la vita», Carlo Casini, di un pamphlet «In difesa della vita» appena uscito da Piemme. «Non andrò a votare - ha spiegato Socci - per scongiurare la riduzione di esseri umani a cavie o a serbatoio di organi». Con tanto di teorizzazione storico-culturale: «Tutti i regimi pagani dell'antichità sono basati sui sacrifici umani. Il cristianesimo irrompe poi nella storia come una novità radicale». Insomma, la fecondazione assistita sarebbe una ripresa dei sacrifici umani. Meglio forse, come ha fatto don Franco Rapullino, parroco della chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana, nel cuore di Napoli, invitare dal pulpito i fedeli ad andare al mare, «e la chiesa vi paga pure il biglietto d'ingresso per il lido flegreo Varca d'Oro!». Decisamente più pittoresca, invece, l'avventura capitata ad alcuni attivisti diessini di Pompei, che si sono trovati circondati da un gruppo di gesuiti che scandivano in coro un ritmato «Vade retro Satana»...
Qualche eccesso - inevitabile, del resto - è venuto anche dal mondo politico. Francesca Martini, deputata leghista, ha definito «figli di serie B» i nati da fecondazione eterologa, e addirittura «persone con diritti affievoliti». Carlo Giovanardi, ministro dell'Udc trascinato in tribunale perché un manifesto nel suo collegio accoppiava nella stessa immagine le SS in sfilata davanti a Hitler e i sostenitori del referendum, non soltanto non si è scusato del paragone, ma ha rincarato la dose: «Io sostengo - ha scandito - che la vivisezione dell'embrione e la non tutela del concepito riportano la legge al periodo nazista».
(...)
i fautori del non voto non soltanto avrebbero fatto meglio a non forzare i toni (...), ma, forse, avrebbero proprio dovuto tacere. Meno si parla di un referendum, infatti, e meno gente andrà a votare: almeno da questo punto di vista i fautori del Sì possono dirsi moderatamente ottimisti.

alle origini della medicina

Galileo 9.6.05
LIBRI
La medicina al tempo dei Faraoni
Valentina Gazzaniga
Bruno Halioua
La medicina al tempo dei Faraoni
Edizioni Dedalo, 2005
pp. 293, euro 20,00
La medicina dell'Egitto faraonico è stata oggetto dell'attenzione degli storici secondo due principali prospettive: da un lato quella dell'approccio filologico e superspecialistico, che ha ricostruito con un rigoroso approccio documentario, il panorama della pratica medica egizia; dall'altro, quella dell'approccio divulgativo, largamente basato sulla semplificazione e sulla 'commerciabilità' di alcuni aspetti, tra cui spicca, per ovvia facilità evocativa e 'sensazionalista', la pratica della conservazione dei cadaveri attraverso l'imbalsamazione, e la supposta conoscenza anatomica che ne sarebbe derivata alla medicina.
Il testo di Bruno Halioua ha il merito di riassumere accuratamente i risultati della ricerca specialistica più recenti e meno accessibili al grande pubblico, e di proporre, con un linguaggio piano, una accorta divisione in capitoli tematici, una chiave di lettura 'tecnica' (Halioua è medico dermatologo) e una visione di insieme allettante per chi desideri accostarsi alla conoscenza della medicina egiziana.
Essa è, in primo luogo, una pratica, basata su concettualizzazioni del corpo che non possono in alcun modo essere ridotte a uno schema interpretativo a noi contemporaneo; il tentativo di 'attualizzare' la descrizione patologica è, già da tempo, stato segnalato come un rischio alto, proprio in relazione alla non riducibilità del pensiero antico in tema di salute e malattia. Ciononostante, la precisione con cui i papiri medici venuti alla luce, acquistati o trafugati nella seconda metà del secolo XIX descrivono sintomi e prognosi di alcune affezioni (in particolare quelle traumatiche), consente ad Halioua di tracciare un quadro della nascita di una primordiale forma di 'medicina del lavoro', di una traumatologia d'urgenza, nonché di una farmacologia attenta ai rischi ambientali. Si pensi per esempio al papiro Brooklyn, dedicato alla descrizione di quaranta specie di serpenti, alla tipologia degli avvelenamenti che possono causare, alla potenziale letalità e alla proposizione di un antidotario generale e specifico. Vengono inoltre introdotte aree tematiche innovative, come quella dedicata alla pediatria e al trattamento delle infermità e invalidità dell'infanzia, epoca della vita che la medicina antica del bacino del Mediterraneo trascura, assimilandola alle fasi di incompiutezza (con l'equazione bambino-madre) o di perdita di funzionalità e vigore (bambino-vecchio).
La grande attenzione prestata alla revisione critica della letteratura di riferimento e alla sua articolazione in un quadro esaustivo, appassionato e piacevole, nonché uno specifico interesse alla revisione paleopatologica, i cui risultati hanno fornito e stanno fornendo i dati più attendibili e interessanti sulla situazione medica e sanitaria del mondo antico in diverse aree storiche e culturali, fa sì che si perdonino facilmente al testo alcune ingenuità: il confronto tra la medicina egiziana e le teorie sulla spermatogenesi attribuite a un generico Ippocrate (ma in realtà le opere di Ippocrate sono una raccolta complessa di teorie non riducibili a un unico modello); la sorpresa nel ritrovare descrizioni dell'epilessia in testi magici (l'epilessia è, per eccellenza, il morbo sacro, dunque legato a magia e religiosi); il riduzionismo con cui viene letta la storia biblica di Mosé e delle piaghe d'Egitto, che testimonia una difficoltà a cogliere aspetti simbolici e metaforici. Tali aspetti, decontestualizzati dal necessario discorso storico-religioso che attribuisce loro senso e significato, rischiano di apparire, talvolta, letture eccessivamente semplificative.

giovedì 9 giugno 2005

su VILLE & CASALI
la casa di Enrico Pieranunzi
e le immagini di Massimo Fagioli

una segnalazione di Andrea Ventura

Nell'allegato al numero in edicola di "Ville & Casali" di Giugno, dal titolo "Le case del jazz - i musicisti si raccontano attraverso le abitazioni"
c'è un ampio servizio con grandi foto a colori sulla casa di

Enrico Pieranunzi


uno stralcio dall'inizio dell'articolo:

L'IRONIA DEL POETA

La critica internazionale lo celebra come uno dei grandi maestri del jazz contemporaneo per il lirismo espresso dal suo tocco leggero sulla tastiera. Il pianista romano vive nella Capitale, in un luogo carico di luce e di simbolismo anche grazie ad un contributo speciale

Con il pubblico ama scherzare sulla presunta malinconia della musica che compone, sul pathos che il suo tocco leggero, raffinato ed intenso riesce, ogni volta, a trasmettere alla platea entusiasta ed emozionata. Ma quando si entra nell'abtazione romana di Enrico Pieranunzi, un musicista che, grazie al suo talento di pianista e di compositore, occupa ua posizione di rilievo nel panorama jazzistico mondiale, ci si accorge che si tratta di un piccolo trucco della sua grande ironia. L'ampio soggiorno, pieno di luce e di colore, sembra pensato per la musica, anzi, per il pianoforte, la cui caratteristica silhuette appare riproposta anche nel soffitto.
Un equilibrio perfetto regna poi tra gli oggetti e i suggestivi affreschi alle pareti, il cui autore è Massimo Fagioli, psichiatra di importanza storica ma anche artista architetto, regista. Dopo aver realizzato insieme al musicista la colonna sonora del suo film Il cielo della luna, gli ha "regalato" le originalissime immagini che sono ora dipinte sui muri. Sembrano gli accenni di una storia, come il cerchio giallo dipinto accanto al pianoforte, che fa pensare al sole, al particolare calore che vive nella musica di Pieranunzi, quel melos mediterraneo che il maestro sa fondere magistralmente con l'improvvisazione jazzistica e con la tradizione "colta".
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su MAWIVIDEO

dalla Libreria Amore e Psiche
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www.mawivideo.it è disponibile il dibattito
"Tutti pazzi per l'embrione"
di venerdì 27 maggio
chi non ha la possibilità di vederlo su internet
può venire a vederlo qui da noi.



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(il link a questa pagina resterà permanentemente nella spalla grigia alla sinistra di questa pagina.
I nostri più calorosi ringraziamenti ed auguri)


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Ecco altri siti che hanno rilanciato l'intervista a Massimo Fagioli sui referendum:

l'irresistibile fascino di Marcello Pera
tutti hanno diritto di cambiare idea...

Corriere della Sera 9.6.05
LA RIVELAZIONE DI DEL PENNINO

ROMA - A Radio Radicale Antonio Del Pennino rivela che il presidente del Senato Marcello Pera si era battuto, nella passata legislatura, in favore della fecondazione assistita, tenne cioè una posizione diametralmente opposta a quella che sostiene oggi. Il senatore Del Pennino - appartiene al gruppo Misto-Pri - aggiunge che «nel marzo 2000 Pera presentò una serie di emendamenti che io ho ripresentato senza mutare una virgola durante il dibattito dello scorso anno». Del Pennino, assieme al diessino Lanfranco Turci anch’egli del comitato per il Sì, pubblica oggi sul Riformista un intervento nel quale indica i ritocchi «ispirati» da Pera. E non sono certo modifiche di poco conto dato che riguardano parti essenziali della legge: l’abolizione del divieto di crioconservazione degli embrioni; l’eliminazione dal testo della legge del richiamo ai diritti del concepito e della limitazione del ricorso alla fecondazione assistita alle sole coppie sterili; rendere possibile la procreazione eterologa nel caso uno dei due coniugi o conviventi sia sterile.
In pratica, ricorda Del Pennino, Pera difese i suoi emendamenti con parole dure accusando quella legge di essere ipocrita e illiberale. «Per questo - conclude - fatico oggi a comprendere le ragioni del suo comportamento».

Carlo Alberto Redi

La Stampa 9 Giugno 2005
«HO ADERITO ALL’APPELLO DI DULBECCO E MONTALCINI: L’UOMO NON DEVE CHIUDERSI DI FRONTE AL FUTURO»
intervista
«L’Italia è fuori dalla ricerca»
Il biologo Redi: rimediare agli errori della legge 40

Piero Bianucci

BIOLOGO dello sviluppo all’Università di Pavia, ricercatore da anni impegnato sul fronte delle cellule staminali, accademico dei Lincei, Carlo Alberto Redi è tra i cento scienziati europei che hanno firmato l’appello affinché, votando sì al referendum di domenica, gli italiani riaprano nel nostro Paese la possibilità di fare ricerca a scopo terapeutico sulle cellule stamninali embrionali, possibilità oggi bloccata dalla legge 40 sulla riproduzione assistita.
Professor Redi, perché ha aderito a questo appello lanciato dai due premi Nobel italiani per la medicina, Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco?
«Certo anche per rimediare agli errori della legge 40. Ma soprattutto per un motivo di carattere molto più generale. L’appello intende richiamare l’attenzione della società civile su un problema fondamentale: la libertà di far avanzare la conoscenza. Va benissimo sviluppare le ricerche sulle cellule staminali adulte. Non pongono problemi etici e sono quelle con applicazioni terapeutiche più vicine. Ma tutte le indicazioni che vengono dalla comunità scientifica internazionale ci dicono che per avanzare nel sapere occorre studiare a fondo le cellule staminali degli embrioni. Occorre capire come si differenzino nei vari tessuti e nei vari organi. Inoltre grazie a queste cellule possiamo studiare in provetta molte patologie umane».
Sul fronte dell’astensione e dei difensori della legge 40 c’è chi accusa gli scienziati di voler praticare l’eugenetica selezionando gli embrioni «migliori». C’è persino chi vi paragona al nazista Mengele, chi dice che clonerete uomini fotocopia, che produrrete dei mostri.
«Sono bugie volgari. Se qualcuno pensa che vogliamo far nascere bambini biondi con gli occhi azzurri, si sbaglia: non ne siamo capaci! Semplicemente noi diciamo che l’uomo non deve chiudersi di fronte al futuro. In Corea sono già state ottenute 11 linee di cellule staminali embrionali ben stabilizzate. Queste linee cellulari permettono fin da oggi di studiare in provetta malattie che interessano milioni pazienti. Su nove linee cellulari si studia come guarire il diabete. Un’altra linea riguarda malattie del sistema immunitario e un’altra ancora la cura dei danni spinali».
I ricercatori italiani potrebbero acquistare quelle linee cellulari dalla Corea per i loro studi?
«No, la legge lo vieta perché sono state ottenute dopo l’entrata in vigore della legge stessa».
Dulbecco propone come limite per la ricerca sugli embrioni il quindicesimo giorno del loro sviluppo. Come giudica questo confine?
«Molti scienziati ritengono valida questa demarcazione: a 15 giorni nell’embrione incomincia a delinearsi il sistema nervoso. Possiamo pensare che da quel momento in poi si svilupperà una persona. Prima invece l’83 per cento degli embrioni o non si impianta nell’utero o perisce per cause naturali, e comunque si tratta di cellule indifferenziate. E’ la prospettiva «gradualista»: la nascita della persona vista come un processo. Se però si cerca un dato accettabile universalmente, questo non è né la fecondazione né la comparsa del sistema nervoso. E’ invece il momento nel quale si ha la prima copia genomica, ciò che succede due giorni dopo la fecondazione. Prima il genoma è silente».
La legge 40 porta l’Italia fuori dal contesto internazionale della ricerca?
«Le maggiori associazioni scientifiche internazionali, cominciando da quelle americane, sono per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il parlamento Usa ha votato a maggioranza (219 voti) contro la posizione di Bush, il cui veto può resistere solo fino alla maggioranza di 290 voti. La nostra Accademia dei Lincei ha espresso 58 sì, 8 no e 14 astenuti. Le strade sono solo due: o si producono staminali con nuovi embrioni (cosa che causerebbe lacerazioni) o si usano le cellule dei 31 mila embrioni congelati che abbiamo già in Italia e che sono destinati a una lenta distruzione».
Quali studi fa nel suo laboratorio?
«Noi lavoriamo sulle cellule staminali dei topi. E’ un progetto europeo che si chiama “citoplasto artificiale”. Il citoplasto è una sostanza contenuta nel citoplasma dell’uovo in grado di far partire la programmazione delle cellule e quindi di indurne la trasformazione nei diversi tessuti del nuovo individuo».

neurofisiologi americani
una "ipotesi" molto poco sentimentale...

Corriere della Sera, 1.6.05
I risultati di una ricerca Usa condotta con scanner cerebrali
Ecco perché si può impazzire per amore
Quando ci si innamora si «accendono» due zone cerebrali collegate all'energia e all'euforia. Che vanno in tilt se si è lasciati
Alessandra Muglia

NEW YORK - Dalla Didone di Virgilio che impazzisce per Enea all'Orlando che perde il senno per Angelica e diventa furioso da innamorato che era. Un salto nel tempo (e nello spazio, di celluloide) e si arriva a King Kong che si arrampica fino in cima all'Empire State Building per conquistare l'amata, o all'amante rifiutata di «Attrazione fatale» che non dà tregua al suo lui e alla fine tenta di ucciderlo. Letteratura e cinema non hanno lesinato esempi di come l'amore possa trasformarsi in qualcosa di simile alla follia. Una vicinanza, quella tra il sentimento e la malattia, evocata tra l'altro da espressioni d'uso comune: «sono pazzo di te», si dice. Forse non a caso. Ora, per la prima volta, gli studiosi hanno «fotografato» cosa succede nel cervello quando si scatena quella tempesta emotiva che un tempo portava a stare ore e ore sotto la finestra dell'amata, e oggi spinge in modo quasi compulsivo a fare telefonate e a mandare messaggini.
AMORE E FOLLIA - Lo studio, condotto da ricercatori d'Oltreoceano e pubblicato sul prestigioso Journal of Neurophysiology, ha scansito l'attività del cervello allo sbocciare di un nuovo amore, cercando di spiegare perché l'innamoramento produce emozioni così disparate e intense, dall'euforia alla rabbia all'ansia, simili a quelli di un folle. Emozioni che sembrano rafforzarsi quando l'amato si ritira.
SCANNER CEREBRALE - Helen Fisher, antropologa della Rutgers University del New Yersey, Lucy Brown, neurologa all'Albert Einstein Medical College di New York e Arthur Aron psicologo allo State University of New York hanno usato le immagini del cervello ottenute con la risonanza magnetica, le Mri (magnetic resonance imaging): «istantanee» che fotografano aumenti e diminuzioni nel flusso del sangue al cervello, variazioni che indicano cambiamenti nell'attività neuronale.
«TEMPESTA» IN DUE ZONE DEL CERVELLO - I ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica 17 ragazzi, tutti agli albori di un nuovo amore, mentre mostravano loro le immagini della persona amata, alternandole a quelle di conoscenti o amici. Esaminando 2500 «fotografie» hanno scoperto che il sentimento suscitato dalla dolce metà è collegato all'attivazione del nucleo caudato destro, e dell'area ventrale tegmentale destra, accompagnata dalla produzione di alti livelli di dopamina, la sostanza chimica cerebrale che produce sensazioni di soddisfazione e piacere. Insomma quando arriva, l'amore «accende» non solo gli occhi e il cuore, ma anche due zone cerebrali collegate all'energia e all'euforia. Sono le zone legate al desiderio e alla passione, localizzate dalla parte opposta rispetto all'area del cervello connessa all'attrazione fisica.
L'EQUILIBRIO NEL TEMPO - Com'è noto, la «perturbazione» provocata da un nuovo amore si mitiga con il tempo, e lo scanner cerebrale offre evidenze anche di questo cambiamento. Lo si vede confrontando i risultati di questo studio con quello gemello, pubblicato nel 2000, in cui i ricercatori dell'university College di Londra avevano usato lo stesso metodo degli americani ma un campione differente: si trattava di giovani uomini e donne in coppia da due anni. Anche in questo caso davanti alle foto degli amati, si attivarono le stesse aree. Ma in misura minore. Come mai? Secondo gli studiosi, uno dei motivi per cui un nuovo amore è così sconvolgente è legato alla paura che non sia corrisposto o che il sogno possa svanire, timori che poi diminuiscono man mano che il rapporto si consolida.
SCARICATI INNAMORATI COME MATTI - Se invece la relazione si interrompe succede che chi viene lasciato recupera o a volte perfino supera i livelli registrati nell'innamoramento, manifestando comportamenti «da pazzi». Lo dimostra un successivo esperimento condottosempre dall'équipe americana su 17 giovani donne e uomini che erano stati recentemente scaricati dai loro partner. Anche qui, davanti alle immagini degli ex, veniva attivato la parte del cervello legata all'innamoramento. «Essere lasciati aumenta l'innamoramento: è quello che chiamo frustrazione-attrazione» spiega Fisher. Perdere l'amato all'improvviso quando si è ancora innamorati provoca un terremoto in quell'area del cervello conosciuta come «sistema di ricompensa». Ma no disperate: la «frenesia cerebrale» in quest'area con il tempo di solito rallenta, assicurano con una vena di ottimismo i ricercatori. E i circuiti del cervello coinvolti nell'innamoramento ritornano capaci di infiammarsi ancora.

ma come mai nessuno ci aveva ancora pensato?!
depressione: l'arguta "soluzione" cinese...

Reuters.it 7.6.05
Hong Kong, una gara di risate contro la depressione
Tue June 7, 2005 10:03 AM GMT

HONG KONG (Reuters) - Hong Kong, una città meglio nota come luogo di rigorosa ricerca del profitto, ospiterà una gara di risate in luglio, mentre esperti di salute denunciano l'aumento dei casi di depressione e invitano la gente a rilassarsi.
Organizzata dalla Fondazione per una Gioiosa Salute Mentale (Jmhf), la gara sarà il momento principale di un evento volto a educare il pubblico sulla depressione e su come il riso sia la migliore medicina, in programma per il 15-17 luglio.
"Molte persone a Hong Kong soffrono di depressione e poche cercano aiuto. È solo negli ultimi anni che le la gente ha iniziato a conoscere questo tipo di malattia", ha detto Perry Poon, uno degli organizzatori dell'evento.
Si stima che circa 70.000 dei sette milioni di abitanti di Hong Kong soffrano di depressione.
I concorrenti saranno giudicati sulla base della durata e della qualità delle loro risate. Sono ammesse squadre fino a sei persone.
"I giudici valuteranno anche la qualità delle risate, se saranno contagiose e genuine", ha detto Poon.

il Tribunale Russel sulla psichiatria

antipsichiatria.it
Verdetto del Tribunale Russell sulla Psichiatria
Berlino estate 2001


Una sessione del tribunale Russell si è tenuto a Berlino a fine giugno/inizio luglio 2001 per investigare sulla "VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI
I documenti originali sono in http://www.freedom-of-thought.de/
IL TRIBUNALE RUSSELL apre una sessione a Berlino sulla VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN PSICHIATRIA e Documento d'Accusa alla Psichiatria del TRIBUNALE RUSSELL


All'ultimo momento la Free University di Berlino che avevo dato disponibilità dei locali, non li ha più concessi. Nemmeno rappresentanti ufficiali della psichiatria tedesca o mondiale si sono presentati, nonostante ripetuti inviti, a costituirsi difesa. Tuttavia questa prima sessione (seguiranno altre sessione gli anni prossimi in Israele e a New York) si è tenuta ugualmente. Il verdetto finale emesso quasi all'unanimità della giuria, è sottoriportato, (il verdetto della restante minoranza, riportato anch'esso, firmato dal famoso romanziere Paulo Coelho, è sostanzialmente uguale, non si capisce quale più cattivo rispetto la psichiatria!):

Verdetto del Tribunale Russell sulla Psichiatria
Quale risultato evidenziato da quanto ascoltato nella sua prima sessione di Berlino nel fine settimana 30 giugno/1 luglio 2001, il Tribunale è convinto che c'è molto esteso ma largamente non riconosciuto, un serio abuso sui diritti umani in nome della psichiatria.
In accordo con la Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, la maggioranza della giuria deplora profondamente l'incarcerazione di persone contro la loro volontà in nome della psichiatria. La perpetrazione di tali pratiche è una minaccia per la libertà individuale e collettiva ovunque.
Noi consideriamo il concetto di "malattia mentale" e il "modello medico" della psichiatria per spiegare il comportamento umano come fallaci e dannosi perché il loro determinismo (particolarmente il caso della bio-psichiatria) toglie alle persone il diritto di scelta e la responsabilità. Si giustifica mediante essi persino concetti come la categoria legale di "paziente mentale" che permette la totale deprivazione di diritti civili ed umani ma è attualmente anche usata per assolvere azioni criminali e anti sociali.
Deploriamo l'atto della Free University di Berlino, che sotto la pressione del suo Dipartimento di Psichiatria, si è rimangiata la promessa di ospitare questo Tribunale. Ciononostante siamo determinati a continuare le nostre investigazioni ed audizioni, ad usare i media e tutti i mezzi di comunicazione possibili per esplorare questi abusi e per allertare l'opinione pubblica sui pericoli per la umana libertà rappresentati dall'accettazione acritica delle affermazioni e delle pratiche della psichiatria. Noi riteniamo che si debba condurre una ulteriore investigazione per esplorare specifici abusi psichiatrici: i farmaci per forza, l'elettrochoc, la restrizione tra quattro mura, la ospedalizzazione involontaria.
Uno stretto controllo legale e di supervisione politica sugli ospedali mentali e sulle pratiche della psichiatria, è il prerequesito per una effettiva protezione dei diritti umani. Meccanismi legali debbono includere un rappresentante legale, accesso ai documenti importanti, responsabilità civile e penale, proibizione della discriminazione riguardo i "pazienti mentali". Ulteriori passi pubblici e politici debbono essere compiuti, comprendenti un esame critico pubblico del ruolo della psichiatria, delle sue basi scientifiche, la giustificabilità o meno delle sue attuali pratiche.
La psichiatria non solo rifiuta di rinunciare alla forza che ha ottenuto per motivi storici dallo stato, essa persino gioca il ruolo di ben retribuito e rispettato agente di controllo sociale e di forza di polizia internazionale di repressione contro i comportamenti politici e sociali dissidenti.
Noi troviamo che la psichiatria è colpevole di una combinazione di irresponsabilità e violenza, classica definizione dei sistemi totalitari. Chiediamo l'abolizione delle leggi di "salute mentale" come primo passo per rendere la psichiatria responsabile verso la società. A questo fine, si debbono fare compensazioni ai danni da essa arrecati. Fondi pubblici debbono essere resi disponibili per alternative significative ed umane alla psichiatria coercitiva.

Firmato (i membri della giuria):

Kate Millett
Ken Fleet
Esther Hertzog
Ron Leifer
Jacob Emanuel Mabe
Wolf-Dieter Narr
Richard E. Vatz

Due membri della giuria sono stati in disaccordo ed hanno presentato il sottostante giudizio di minoranza

Giudizio di minoranza
Quale risultato evidenziato da quanto ascoltato nella prima sessione di Berlino nel fine settimana 30 giugno/1 luglio 2001, noi membri di minoranza della giuria (due membri), siamo convinti che c'è molto esteso ma largamente non riconosciuto, un serio abuso sui diritti umani in nome della psichiatria.
Noi della minoranza deploriamo ugualmente nettamente la incarcerazione ingiustificata di persone contro la loro volontà, quale una grossa violazione dei diritti umani. Riteniamo che ulteriori investigazioni ed udizioni debbano essere tenute per esplorare gli abusi ed allertare l'opinione pubblica sui pericoli per la umana libertà costituiti da una accettazione acritica delle affermazioni e delle pratiche della psichiatria.
Uno stretto controllo legale e di supervisione politica sugli ospedali mentali e sulle pratiche della psichiatria, è il prerequesito per una effettiva protezione dei diritti umani. Meccanismi legali debbono includere un rappresentante legale, accesso ai documenti importanti, responsabilità civile e penale, proibizione della ingiusta discriminazione riguardo i "pazienti mentali".
Ulteriori passi pubblici e politici debbono essere compiuti, comprendenti un esame critico pubblico del ruolo della psichiatria, delle sue basi scientifiche, la giustificabilità o meno delle sue attuali pratiche.

Firmato : Paulo Coelho, Alon Harel

Fonte: http://www.nopazzia.it/sentenzarussell.html

mercoledì 8 giugno 2005

CIASCUNO SI DIA DA FARE!
Nicola Piepoli: il trend delle intenzioni di voto e le astensioni

La Stampa 8 Giugno 2005
CI SARÀ IL QUORUM SE CHI È CONTRARIO ANDRÀ A VOTARE
Il «no» determinante per la vittoria del «sì»
Nicola Piepoli

Ormai ben il 95% degli Italiani è al corrente del fatto che domenica e lunedì prossimi 12 e 13 giugno si terrà il referendum sulla procreazione assistita. Siamo sostanzialmente ai massimi della notorietà di un evento.
Anche la conoscenza dei contenuti, magari solo a grandi linee, della legge sulla fecondazione artificiale vede questa settimana un picco dell'83%. In ogni caso il dibattito che si è avuto in Italia in queste ultime due settimane è stato dunque di grande portata democratica.
Veniamo ora alla conoscenza specifica dei 4 punti che i promotori del referendum vorrebbero abrogare con altrettanti «sì». Anche qui il crescendo è stato impressionante, fino a raggiungere questa settimana una punta massima del 69%.
Il quesito che ormai è sulla bocca di tutti è però un altro: si raggiungerà il quorum? Analizzando il trend delle intenzioni di voto, possiamo vedere come i propensi a votare «sì», o prevalentemente «sì», tendono ormai da varie settimane a oscillare tra un minimo del 33 e un massimo del 40%. E gli altri? Abbiamo, nelle ultime 5 settimane, una percentuale oscillante tra il 10 e il 12% di intenzionati a votare «no», che paradossalmente fanno un po' da ago della bilancia. Se infatti andassero davvero a votare si potrebbe anche raggiungere il quorum. Ma l’invito diretto della Chiesa al non voto potrebbe spingere molti «no» a non recarsi alle urne.
Non a caso, d'altronde, tra gli eventi che hanno maggiormente colpito l'attenzione nel corso dell'ultima settimana, compare al secondo posto con un buon 21% di citazioni proprio l'invito del Papa e dei Vescovi all'astensione nel prossimo referendum.


La Stampa 8 Giugno 2005
POLITICI, ATTORI, CANTANTI, SCIENZIATI «CONVOCATI» DA SERENA DANDINI AL TEATRO AMBRA JOVINELLI
In diretta Sky «la serata dei quattro sì»
Raffiche di ironia contro i sostenitori dell’astensione
Antonella Rampino

ROMA. Quelli che «ma se sulla legge 40 ha votato uno come Calderoli, perché non posso farlo io?» (Serena Dandini, performer satirica). Quelli che «scusate, ma quale Frankestein, qui si tratta solo di rispettare la libertà: quella degli altri» (Sabrina Ferilli, attrice). Quelli che «noi è per la vita che ci battiamo, per far nascere più bambini e in maggior sicurezza, e per indagare sugli embrioni e curare chi ne ha bisogno» (Piero Fassino, segretario dei diesse). Quelli che «abbiamo perso nostra figlia, io e mio marito siamo portatori di una grave malattia al midollo spinale, ma siamo fertili, e per questo secondo la legge 40 la fecondazione assistita ci è proibita» (Mary Maltese, cittadina italiana). Quelli che «speriamo in una gran bella botta di quorum» (Paolo Hendel, attore e scrittore satirico). Quelli che «questa legge, altro che eterologa, è esterologa, perché spinge ad andare all’estero, e poi garantisce così anche che il bambino nasca in una famiglia ricca» (Cinzia Dato, senatrice della Margherita). Quelli che «dalla ricerca sugli embrioni verranno guarigioni straordinarie, e quando ci saranno in Italia avremo ancora sempre e solo un comunicato di Giovanardi» (Daniele Capezzone, segretario del partito radicale). Quelli che «la Chiesa sta facendo l’ennesimo errore, il dissenso è molto più diffuso di quanto si riesca a immaginare» (Nichi Vendola, omosessuale e papista, presidente della Regione Puglia). Quelli che «questa è una crociata, qui la Chiesa cattolica criminalizza gli altri, è una bugia e sanno di dirla, la solita bugia del potere sacrale temporalizzato che si crede unico vicario del divino sulla terra» (Moni Ovadia, scrittore, poeta e chansonnier ebraico). Quelli che «scusi, ma lei cosa vota, noi stavamo all’estero e da lì si prendeva solo RaiUno, che sono questi referendum?» (Greg e Lillo, comici improvvisatisi giornalisti al mercato di Testaccio). Quelli che il 12 maggio al referendum sulla procreazione assistita voteranno quattro sì, convocati ieri sera in una «serata pazzesca» da Serena Dandini. Nel suo teatro Ambra Jovinelli, suo nel senso che lo dirige, «ma praticamente in diretta in tutt’Italia». No, non è la Rai: è Sky, la rete di Murdoch, il tycoon grande elettore di George Bush. E se Sky dà la diretta (oltre a cento emittenti locali in tutt’Italia) qualcosa vorrà dire: forse, un mercato, un’audience e uno share per il «sì» al referendum c’è. E forse, con lo share, c’è anche un bel pezzo d’Italia, contro «questa legge che è da Stato etico, altro che Giovanardi che dà a noi degli hitleriani», parola di Antonio Del Pennino, repubblicano tendenza Berlusconi, schierato con i quattro sì.
Serata-fiume, platea di un migliaio di cittadini, raffica di personaggi da copertina e scienziati anonimi per i più, ma non serata-spettacolo. Ironia sì, tanta, senza scomodare Bergson basta Palazzeschi per sapere che è il riso «il profumo nella vita di un popolo civile». Basta anche l’arrivo di Bobo Craxi. «Invitare all’astensione non porta bene», dice sorridendo il giovane segretario del Nuovo Psi, figlio di quel Bettino che colse una dirimente sconfitta politica quando nel 1991 invitò gli italiani ad «andare tutti al mare», e invece per il referendum sulla preferenza unica votarono trenta milioni di italiani. E si sa che l’ironia colpisce a destra, ma pure a manca. A un certo punto, per esempio, Dandini si collega via satellite («poco eh, onorevole, perché noi siamo poveri...») con Fausto Bertinotti che sta a Strasburgo: «Che dice, torniamo ai sesterzi?». Bertinotti, euroscettico di sinistra tendenza estrema, regge botta: «No, ma sarebbe meglio un’altra Europa. Comunque in Europa, Italia a parte, c’è tutela per le donne che vogliono avere un figlio». Dandini: «Ma allora l’Europa serve!». Bertinotti coglie la palla all’angolo: «Diciamo che serve di più non avere in Italia il governo Berlusconi. Io sono veramente preoccupato dell’uso che della scienza possono fare le multinazionali globalizzate, ma la legge 40 è terribile...». Poi è il turno di Fassino. Ma hai visto Sabrina, faceva Dandini a Ferilli, che brave le mogli? Veronica Lario vota sì, Barbara Palombelli vota sì, Daniela Fini dice che è lei che ha convinto il marito...A quel punto, mentre in palcoscenico andava la scenetta dei mariti, delle mogli e dei referendum, in platea entrano Fassino e la moglie, Anna Serafini. Lei ride, e batte le mani. Lui timido sorride, si guarda intorno. Finché Dandini non gli spiega, «sa, stavamo appunto dicendo che la prossima volta noi votiamo per le mogli...».

La Stampa 8 Giugno 2005
PRIMA DEL VOTO DI DOMENICA E LUNEDÌ INIZIATIVA POLEMICA NELL’ATRIO DI SANTA CHIARA
I radicali «arruolano» Dolcino
Rose rosse sulla lapide del frate arso sul rogo

VERCELLI. Alla vigilia del referendum sulla fecondazione assistita del 12 e 13 giugno, ci si ricorda anche di frà Dolcino: ieri Roswitha Flaibani e Andrea Deangelis, in rappresentanza dei Radicali vercellesi, hanno deposto un mazzo di rose rosse e un messaggio ai piedi della lapide dedicata all'Apostolico e murata nell'atrio di Santa Chiara. Dice il messaggio dei Radicali: «In occasione del 698° anniversario della morte di frà Dolcino, arso vivo ad opera delle milizie del vescovo di Novara Rainero Avogadro, i Radicali vercellesi hanno inteso ricordare il frate riformatore. A pochi giorni dal voto referendario del 12 giugno 2005, e a 698 anni dal sacrificio di frà Dolcino, ricordano la moderna intuizione del grande frate apostolico: separazione tra fede che libera e religione di potere».
La lapide era stata preparata dai Socialisti vercellesi nel giugno 1907 per ricordare il sesto centenario della morte dell'eresiarca. Questo il testo: «A frà Dolcino, qui in Vercelli dalla tirannide sacerdotale attanagliato ed arso il 1° giugno 1307 per aver predicato la pace e l'amore tra gli uomini». Sopraggiunto il fascismo, la lapide venne salvata in qualche modo e nascosta in un solaio del Palazzo Pasta, da dove fu riesumata solo negli Anni Novanta del secolo scorso: inizialmente doveva essere collocata nell'atrio del Palazzo municipale, ma a scanso di critiche neppure tanto velate l'allora sindaco Gabriele Bagnasco aveva ripiegato per l'ingresso dell'antico monastero di San Graziano.
Dolcino, originario di Trontano in provincia di Novara, dopo aver frequentato lo Studium generale di Vercelli, aderì al movimento degli Apostolici fondato dall'eresiarca Segalello da Parma; dopo aver assistito al rogo del suo maestro divenne il capo della setta, le cui idee andò predicando in tutta l'Italia del Nord insieme con la sua compagna, la «bella Margherita da Trent». Tornato in Piemonte, si attestò in Valsesia con un migliaio di seguaci: ma la sua presenza non poteva più essere tollerata a lungo, tanto che il vescovo Avogadro gli scagliò contro una crociata. Arroccatosi con i suoi seguaci sul monte Rubello, tenne testa per un anno intero alle truppe vescovili fino al Venerdì santo del 1307, quando queste superarono le barricate e passarono a fil di spada i ribelli. Il suo luogotenente Cattaneo Longino venne arso al Bottalino di Biella; Dolcino e Margherita a Vercelli, alla confluenza del Cervo nella Sesia, pressapoco davanti alla Bertagnetta.
Famosa la terzina dantesca: «Or dì a frà Dolcin dunque che s'armi, o tu che rivedrai lo sole in breve, s'egli non vuol qui tosto seguitarmi: sì di vivanda, chè stretta di neve non rechi la vittoria al Noarese, ch'altrimenti a seguir non sarìa lieve».
Corriere.it 7.6.05
Il testo appoggiato da tutti i principali centri di ricerca del mondo
Referendum: appello dei Nobel su staminali
Anche Dulbecco e Montalcini tra i firmatari del documento: «La ricerca sulle cellule staminali embrionali è indispensabile»

ROMA - Ci sono anche le firme dei Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini sul documento con cui i maggiori esperti europei di ricerca sulle cellule staminali esprimono solidarietà ai colleghi italiani impegnati in questo stesso settore, auspicando l'esito positivo del referendum del 12 e 13 giugno, e affermano l'importanza della ricerca in questo campo.

L'APPELLO
Alla luce della legge sulla fecondazione artificiale, rilevano i ricercatori nel documento, gli scienziati italiani rischiano di essere tagliati fuori dal circuito scientifico internazionale. Nello stesso documento affermano che «compito degli scienziati è studiare le cellule staminali embrionali e adulte in parallelo, con rigore metodologico e senza pregiudizi». Di conseguenza, rilevano, «da un punto di vista scientifico non vi è alcuna giustificazione all'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l'una con l'altra. Rifiutiamo quindi completamente l'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia indispensabile».

L'APPOGGIO DEI MAGGIORI CENTRI DI RICERCA

I due Nobel italiani si sono così associati ai colleghi europei nel firmare un documento che in questi giorni sta raccogliendo sempre maggiori adesioni da parte della comunità scientifica europea e internazionale (compresa l'università americana di Yale) e che è firmato da ricercatori delle maggiori istituzioni scientifiche europee (come le università di Cambridge, Edimburgo, Lund, Bonn, Madrid e Zurigo, Istituto Pasteur, Consiglio Nazionale delle Ricerche francese CNRS e Istituto europeo per le ricerche sul cervello (EBRI). Tra le firme,quella di Ann McLaren, dell'istituto di Biologia dello sviluppo dell'università di Cambridge e membro del comitato europeo di Bioetica, quelle di autorevoli esperti della ricerca sulle cellule staminali e il sostegno dell'ex commissario europeo alla Ricerca Philippe Busquin.

IL TESTO
«L'Italia - si legge nel documento - deve essere in prima linea nella ricerca biomedica, in modo da ricevere pienamente i benefici derivati dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti». Per questi motivi, concludono i firmatari del documento, «auspichiamo vivamente che il referendum del 12-13 giugno porti un sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Sosteniamo, quindi, la loro azione decisiva in favore di questo risultato che interessa l'intera comunità scientifica».

brevi dal web

reuters.it 8 giugno 2005
LONDRA (Reuters) - Le donne che hanno difficoltà a raggiungere l'orgasmo possono dare la colpa ai loro geni.

Esattamente come per le malattie cardiache, l'ansia e la depressione, alcuni scienziati hanno scoperto in uno studio su 1.397 coppie di gemelle che l'orgasmo femminile ha una base genetica.
"Abbiamo scoperto che tra il 34 e il 45% della variazione individuale nell'abilità di raggiungere l'orgasmo nella donna si deve alla variabilità genetica", ha detto Tim Spector, della Twin Research Unit del St Thomas' Hospital di Londra.
"C'è un'influenza biologica che non può essere attribuita solo a retaggi sociali, religiosi e di razza", ha aggiunto.
Il 12-15% delle donne non riesce mai a raggiungere l'acme del piacere, contro solo il 2% degli uomini. Gli uomini sono anche più rapidi, raggiungendo l'orgasmo in media in 2,5 minuti contro i 12 del gentil sesso, afferma Spector.
"Perché questa differenza biologica tra i sessi? Tutto ciò suggerisce che l'evoluzione ha un ruolo", ha spiegato durante una conferenza stampa.
Una donna su tre, o il 32%, dice di non aver mai o quasi mai raggiunto l'orgasmo. Ma il 14% dice di averlo sempre durante ogni rapporto.
"Molte donne dicono di essere in grado di raggiungere l'orgasmo con la masturbazione, con il 34% di queste che lo ottiene sempre", dice lo studio.
Se gli scienziati riusciranno a stabilire quale gene sia responsabile dell'orgasmo e in che modo funziona, questo potrebbe potenzialmente aprire la strada a future terapie per le donne anorgasmiche.
Spector ha detto comunque che l'orgasmo è un evento molto complesso e poco studiato, spesso ancora oggetto di tabù.
Fattori anatomici, biologici e psicologici giocano comunque un ruolo.

ansa.it Mercoledì 8 Giugno 2005, 15:35
PROCREAZIONE: ESPERTI, CON LEGGE DIMEZZATE LE GRAVIDANZE

(ANSA) - ROMA, 8 GIU - L'obbligo di utilizzare solo 3 ovociti imposto dalla legge sulla fecondazione artificiale ha ridotto il successo al 15-18% e risultano quindi ''sospetti'' i risultati pubblicati recentemente sulla rivista Human Reproduction da alcuni ricercatori italiani, dai quali emerge un successo del 24-30%, paragonabile a quello del periodo precedente la legge (circa il 27%). Lo hanno rilevato oggi a Roma il presidente del Forum delle associazioni di diagnostica, genetica e riproduzione, Claudio Giorlandino, e il genetista Antonino Forabosco, dell'università di Modena.
''O i ricercatori mentono, oppure nei loro laboratori inseminano più di tre ovociti'', ha aggiunto Giorlandino domandandosi ''che fine facciano gli eventuali embrioni in eccesso ottenuti''. Secondo l'esperto ''c'è la possibilità concreta che la legge possa produrre all'embrione piu' danni che la sua modifica''.
Presente all'incontro anche l'avvocato Giulia Bongiorno, secondo la quale ''è un grande problema per i credenti andare a votare sì'' al referendum sulla fecondazione del 12 e 13 giugno, ''ma che chi vota sì non è un Frankenstein ne' un mangia-embrioni''. Quella sulla fecondazione artificiale, ha aggiunto, ''è una legge che gronda divieti e obblighi incomprensibili'' e che costringe donne e medici sempre più a rivolgersi all'avvocato per comprenderla.
Commentando i dati sui successi pubblicati su Human Reproduction, Giorlandino ha osservato che non sono coerenti con quelli riportati nel resto della letteratura internazionale: secondo questi ultimi utilizzare 3 ovociti significa ottenere 3 embrioni nel 10-20% dei casi, 2 nel 40-60%, 1 nel 10-30% e zero nel 10-20%. Numeri confermati, per Forabosco, anche alla luce delle conoscenze sulla fecondazione biologica nella specie umana, nella quale ogni 100 concepiti nascono 20 bambini. Un successo quindi del 20% in condizioni naturali, mentre il 65% dei concepiti non riesce a impiantarsi a causa di anomalie cromosomiche e un 15% non riesce a giungere a termine della gravidanza, per un totale dell'80% di insuccessi. Alla luce di questi dati, secondo Forabosco, ''l'utilizzo di 3 ovociti imposto dalla legge comporta che la resa teorica massima non puo' superare il 15%''.(ANSA).

lastampa.it 8.9.05
Autismo, un passo verso la cura
UN BIOLOGO HA SCOPERTO CHE UNA CARENZA DI NEUROLIGINA PUO’ LIMITARE LE CONNESSIONI CEREBRALI, CAUSANDO POI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO

IL cervello è costituito da 100 miliardi di neuroni che comunicano tra loro attraverso complesse strutture che si chiamano sinapsi. La trasmissione sinaptica è fondamentale nello sviluppo e nella funzionalità del cervello. Tra le proteine che giocano un ruolo fondamentale nella formazione delle sinapsi, ci sono le neuroligine, scoperte qualche anno fa dal neurobiologo Peter Scheiffele. Ora, lo stesso Scheiffele, che lavora alla Columbia University, New York, ha pubblicato sulla rivista «Science» un’altra scoperta: la perdita di neuroligina perturberebbe la formazione delle connessioni neuronali portando a uno squilibrio della funzione nervosa. Lo studio di Scheiffele ha dimostrato che nei neuroni di ratto coltivati in vitro e deprivati artificialmente di neuroligine si verifica un'alterazione delle connessioni tra i neuroni. Per spegnere le neuroligine, Scheiffele ha utilizzato una tecnica di laboratorio chiamata interferenza a RNA (RNA interference), un processo che permette ai ricercatori di sopprimere l'espressione di singoli geni. È una metodologia giovane, in cui brevi tratti di RNA bloccano l'RNA cellulare legandolo in modo complementare e inibendone così l'espressione genica. Si tratta di piccoli filamenti di RNA che vanno ad appaiarsi all'RNA che ha copiato il messaggio del gene per tradurlo in proteine: in questo modo la molecola viene distrutta da particolari enzimi e la proteina non viene mai sintetizzata.
Le cellule nervose ricevono normalmente molti input di diverso tipo, alcuni eccitatori che "comandano" al neurone di passare il segnale in arrivo, altri inibitori, che "comandano" al neurone di fermare il segnale. Quando l'espressione di neuroligina viene meno, si verifica una sorprendente perdita delle cosiddette spine dendritiche, le strutture che contengono le sostanze chimiche che fungono da messaggeri degli impulsi elettrici che viaggiano da cellula a cellula. L'equilibrio tra stimoli eccitatori e inibitori viene perturbato, quindi, e le cellule nervose non funzionano regolarmente alterando il circuito nervoso. La scarsità di neuroligina porta a una perdita selettiva della funzione inibitoria danneggiando il sofisticato processo di ottimizzazione della connessione neuronale, in maniera molto simile a ciò che avviene nel cervello dei bimbi autistici. L'autismo è una malattia dello sviluppo che colpisce i bambini prima dei tre anni di vita, causando problemi di linguaggio, comportamento e disturbi nella dimensione sociale. Le cause dietro questa malattia, che resta per tutta la vita, non sono chiare. E' sotto accusa la combinazione di ambiente e fattori genetici, ma finora non esiste un trattamento di successo. Si è detto che nelle cellule di ratto dove si provoca la diminuzione del livello di neuroligina il numero delle sinapsi cala sensibilmente: il punto interessante è che nel cervello dei pazienti autistici il livello di neuroligina, è pure molto basso, come aveva dimostrato lo stesso team di ricercatori della Columbia in uno studio precedente. Il difetto di neuroligina potrebbe contribuire al fallimento della comunicazione tra le cellule del cervello autistico. Lo studi deve ancora essere replicato negli esseri umani. «Noi abbiamo guardato alle cellule e non abbiamo alcuna correlazione comportamentale - dice Scheiffele - ma è una scoperta che offre un meccanismo per capire meglio la malattia, suggerendo alla lunga una possibile terapia».

azione e reazione

Il Messaggero Mercoledì 8 Giugno 2005
VIOLENZE IN FAMIGLIA
Donne che picchiano, un “caso” in Francia
di FRANCESCA PIERANTOZZI

PARIGI A volte le prende anche “lui”. E fa male lo stesso. A portare in prima pagina gli uomini vittime di violenze coniugali c'è voluto in Francia il processo a Marie, 68 anni. Nella grande aula del tribunale di Evreux, alle porte di Parigi, c'era lei sul banco degli imputati, a spiegare il perché dei lividi che ricoprivano le braccia, le gambe e il viso di Pascal, suo marito, 72 anni. A spiegare perché gli vietava di guardare la tv, di leggere, di parlare, a volte anche di mangiare. Il giudice ha ascoltato e ha deciso: Marie è stata condannata a otto mesi di carcere con la condizionale per «violenze». Gli uomini maltrattati restano certo una minoranza nel triste panorama delle violenze coniugali, che in Francia vede sei donne morire ogni mese in seguito alle percosse e alle sevizie dei loro sposi. Sono una minoranza, il 10, forse il 15 per cento, ma esistono, soffrono. E si nascondono. Per questo le cifre sono approssimative e non ci sono studi statistici. Non a caso il primo libro pubblicato in Francia sull'argomento, uscito nel 2001, si intitolava «L'uomo maltrattato, un tabù nel cuore del tabù»: quando è il maschio a subire, è ancora più difficile da spiegare. L'autrice, Sophie Torrent, ricercatrice in scienze sociali, aveva deciso di raccogliere testimonianze di uomini “abusati”, il giorno in cui aveva visto un suo collega trascinato per i capelli dalla consorte giù per le scale. Lui si era rivolto ad un'assistente sociale, che non gli aveva creduto. Oggi un secondo libro arriva a far luce sull'argomento. Si intitola «Femmes sous emprises», (donne fuori controllo) ed è firmato da Marie-France Hirigoyen, psichiatra. «Le dinamiche sono simili, indipendente dal sesso - dice la Hirigoyen -. Anche se spesso le donne che picchiano hanno personalità piuttosto instabili, immature, e ricorrono più volentieri alla violenza psicologica che a quella psichica».

sulla libertà di voto

Ansa.it Mercoledì 8 Giugno 2005, 19:26
PROCREAZIONE: ASTENSIONISMO; ESPOSTO DI GIUSTIZIA E LIBERTÀ

(ANSA) - ROMA, 8 GIU - "Questa storia del non voto ha preso una brutta piega ed è ora di rendercene conto, prima che sia troppo tardi. È ormai in gioco la segretezza del voto, con tutte le relative conseguenze sulla libertà". È quanto afferma la testata "Giustizia e libertà" in un esposto presentato alla procura di Roma - si legge in una nota - in materia di invito all'astensionismo.
"Speculando sull' equivoco - prosegue la nota - viene evocato il diritto del cittadino ad astenersi, che in effetti è sacrosanto, per nascondere invece una vera e propria coercizione sulla scelta del voto da parte degli elettori. Quello che viene ignorata, o peggio viene coscientemente violata, è la libertà di voto, che sta nella garanzia della sua segretezza. È possibile che il cardinale Ruini non capisca che se l'astensione è il modo di votare 'no', il volerla ottenere corrisponde all'annullamento della segretezza e perciò della libertà di voto? Una cosa è un cittadino che nella sua libertà decide di non andare a votare. Un'altra cosa - conclude la nota - è una qualsiasi coercizione, psicologica o d'altro genere, esercitata sul cittadino per indurlo a non presentarsi al seggio elettorale, estorcendogli con ciò un pronunciamento di scelta di voto fuori della sua volontà".(ANSA).

si inizia fin da bambini

Repubblica.it 8.0.05
Le anticipazioni della relazione annuale del Parlamento
sulle tossicodipendenze: ragazzini "insospettabili"
Droga, il primo spinello a 11 anni
a 15 il consumo non è occasionale
Disposti a debiti, spaccio e prostituzione per sballare
Tra i giovani aumenta anche l'uso di cocaina e anfetamine

ROMA - Figli unici, possibilmente appartenenti a famiglia borghese, ma soprattutto con genitori in carriera. In una parola, bambini e ragazzi soli, con madre e padre spesso fuori casa (magari separati) che non si accorgono degli interessi impropri dei loro figli.
Si tratta, comunque, di ragazzini al di sopra di ogni sospetto, che vanno bene a scuola e giocano al calcio. Mentre le ragazzine sono tutte acqua e sapone. Questa la cornice familiare dei consumatore baby di sostanze stupefacenti, una categoria purtroppo in forte crescita.
Il primo contatto con la droga - anticipa la relazione annuale al parlamento sulle tossicodipendenze del 2005 della Presidenza del Consiglio - avviene ormai già ad 11 anni. L'età media degli assuntori di droghe si è notevolmente abbassata in cinque anni: dai 25-34 anni del 1999 ai 15-19 del 2004. E per comprarsi la dose, maschi e femmine non evitano comportamenti illeciti come lo spaccio, la prostituzione, l'accumulo di forti debiti con gli spacciatori.
Ecco alcuni dati sul consumo di droghe secondo la relazione della Presidenza del Consiglio (che sarà presentata a fine mese) e dal rapporto sul fenomeno della Federserd (Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze) resi noti oggi.
Addio al classico spinello - Lo spinello,quello che conteneva una piccolissima dose di sostanze, è sparito. Adesso, nei prodotti che vengono sequestrati, la percentuale ha raggiunto anche il 15-16%. Per gli operatori dei Sert lo spinello è accettato socialmente e questo è un errore perchè oltre ad essere nocivo sulla salute può creare dipendenza.
Calano i prezzi - Mercato più "conveniente" e quindi più accessibile ai più piccoli. Una dose di eroina costa 5 euro, una di cocaina 50, una pillola di ecstasy 5-10.
Sballo breve, i genitori non se ne accorgono - Le sostanze sono sempre più indefinite, gli spacciatori modificano in laboratorio in continuazione il mix. E con l'alcol gli effetti sono potenziati, anche nel tempo. Lo sballo dura in media due ore e, almeno nel primo periodo, non lascia segni visibili.
Scompare la siringa - La siringa non ha più attrattiva, ora l'eroina e la cocaina si fumano.
Adulti, aumentano gli insospettabili - Sale il numero di persone, 35-40 anni, che conducono una vita equilibrata ma che assumono uno o due volte la settimana la droga.
Non ci si droga più in gruppo - Un soggetto su tre che si droga lo fa in solitudine. Seguono i locali pubblici, la discoteca, per strada o in giardino, lo stadio. Drogarsi è sempre più un evento solitario, ha perso il fascino di effeto socializzante dei decenni passati.
Hashish e marijuana le più usate - Un'indagine del Cnr (Espad Italia 2003) ha rilevato che fra i giovani le sostanze più usate sono l'hashish e la marijuana, sia tra i maschi (32,7%) che tra le femmine (22,9%). Segue la cocaina.
Attive linee di credito - Debiti fino a duemila euro per comprarsi la droga. Sonno l'anticamera della prostituzione soprattutto per le ragazze che, di fronte alla minaccia di avvertire i genitori, acconsente a proposte indecenti magari offerte direttamente dagli spacciatori.
Le altre tendenze - Si sta diffondendo il trucco dell'urina falsa che prevede il ricorso di una provetta di urine di un amico che non si droga, nascosta o in vagina o nell'inguine, che scalda il contenuto. Al momento della richiesta di analisi, il tossicodipendente mette l'urina falsa nel contenitore e così trucca i risultati. C'è poi il trucco dello shampoo alla cocaina (lo spacciatore per usufruire dei benefici di legge si lava i capelli con la sostanza così da risultare anche un assuntore) e la 'catata' (in napoletano, capocciata) che sarebbe l'assunzione di una miscela di cocaina e bicarbonato da una bottiglia.

Panorama.it 8.6.05
Spinelli ai più giovani: "Sono come il ciuccio"

Dati allarmanti nella relazione del governo sulle dipendenze da droghe in età sempre più precoce (fino a 11 anni). Ma per gli esperti nessuna sorpresa: sono "una sorta di cuccio o di seno materno surrogato, che offre una gratificazione immediata". E tra gli adolescenti c'è chi si prostituisce per la dose, che costa sempre meno...

"Lo spinello? Una sorta di cuccio o di seno materno surrogato, che offre una gratificazione immediata".
Non è sorpresa la psicologa dell'età evolutiva Anna Oliverio Ferraris, riguardo l'allarmante fenomeno sociale delle dipendenze dalle droghe in età sempre più precoce (fino a 11 anni), che emerge in modo netto dalla relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze del 2005, messa a punto dalla Presidenza del Consiglio.
Secondo l'esperta "c'era da aspettarselo", perchè sono molti i fattori che concorrono alla generalizzata anticipazione della pubertà a cui la nostra società sta assistendo. "Ciò che fino a qualche anno - spiega Oliverio Ferraris - fa riguardava gli adolescenti di 12-13 anni, oggi tocca gli 8-9 anni e le ragioni sono diverse.
In primis i giovanissimi sono sottoposti a modelli di comportamento per adulti, a cominciare dai reality show, per arrivare alle telenovelas, che diventano veri e propri copioni, ma anche l'abbigliamento ricalca i modelli per gli adulti".
E poichè nell'età evolutiva si tende ad apprendere per imitazione, ecco che occorre provare di tutto per spirito d'avventura, per moda, per seguire il gruppo.
Ma come nascono le dipendenze dalle droghe?
"Sono il risultato di una società consumistica - risponde la psicologa - e non riguardano solo le droghe, ma anche lo shopping o i videogames", dove il principio è lo stesso: la ricerca di gratificazioni immediate.
I bambini piccoli sono del tutto dipendenti dai genitori (per nutrirsi o vestirsi), ed è giusto che lo siano, ma si tratta di dipendenze che fanno crescere.
"Le dipendenze che invece non fanno crescere, come quella per la televisione - sottolinea l'esperta - abituano i bambini a vivere emozioni indotte dall'esterno secondo tempi artificiali, mentre la vita ha bisogno di tempi più lenti per questo arriva la noia che deve essere bandita con sollecitazioni e stimolazioni continue e rapidissime, in un contesto di modelli che non appartengono all'infanzia".